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dai GIORNALI di

oggi

CRISI della BORSA

2009 dal 5 al 12 Aprile

8a SETTIMANA MONDIALE della Diffusione in Rete Internet nel MONDO de

" i Quattro VANGELI " della CHIESA CATTOLICA , Matteo, Marco, Luca, Giovanni, testi a lettura affiancata scarica i file cliccando sopra

Italiano-Latino Italiano-Inglese Italiano-Spagnolo

ITALY

EU 1,5% PIL per Investimenti

960Mln di Persone soffrono la fame

CRISI ECONOMICA

BOLLETTA PETROLIFERA

Il Petrolio 1950-2008

CRISI DELL'AUTO

SONDAGGIO ELETTORALE

GIUSTIZIA

CLIMA ITALIA ED EUROPA

MAIALI E DIOSSINA

RICORSO CONTRO AGENZIA RATING S&P

ALLARME BOT, FALSO!

16 Mld per la RIPRESA

ECOO COME FARE

ABC DECRETO ANTICRISI

PROPOSTE DEL GOVERNO PER USCIRE DALLA CRISI

PROPOSTE CGIL PER USCIRE DALLA CRISI

12 MLD dal TESORO ALLE BANCHE

ITALY

COSA CAMBIA PER I MUTUI CASA

Il raddoppio dell'IVA alle PAY TV, SKY

RISPARMIO ENERGETICO

Italia 15 Milioni di Poveri

Le Proposte di Veltroni per l'Economia Reale

RAPPORTO OCSE SULLA CRISI ECONOMICA

80 MLD per la RIPRESA

Crisi delle Borse

AIUTI ALLE IMPRESE ITALIANE

AIUTI ALLE FAMIGLIE ITALIANE

BERLUSCONI ED OBAMA

GASPARRI ED OBANA

Alitalia

EUROPE

LINEE GUIDA RICAPITALIZZAZIONE

FRANCIA PIANO da 26 Mld

contro la CRISI

GERMANIA: 23 MLD PER RIPARTIRE

ITALY

TAGLI PREVISTI DALLA FINANZIARIA

100.000 Mld Euro di Evasione Fiscale

Banche, in Italia mancano 20 miliardi 2008-10-24

BANCA D'ITALIA: Per mantenere il PIL bisogna lavorsare più a lungo

IL PONTE SULLO STRETTO ENERGIA EOLICA

I COSTI IMPOSSIBILI, IRRAGIONEVOLI, ED L'ASSURDO DEL NUCLEARE

USA

La dichiarazione del Presidente Eletto BARACK OBAMA

2008-12-06

http://change.gov/

Corrispondenza-Agenda

Il piano economico di Barack Obama

1. Rivitalizzare l'economia

2. Porre fine alla guerra in Iraq

3. Fornire assistenza sanitaria per tutti

4. Proteggere l'America

5. Rinnovare la leadership globale americana

CRISI EDITORIA

OBAMA PRESIDENTE

AL QAEDA ED OBAMA

USA

HOPE CHANGE WE CAN WE ARE ONE NATION OBAMA 349 McCAIN 162 OBAMA E' IL NUOVO PRESIDENTE degli U.S.A. STATI UNITI DI AMERICA

ASCOLTA IL DISCORSO DI BARACK OBAMA AI SUOI ELETTORI ED AL POPOLO AMERICANO …1… …2…

OPPURE LEGGI .1S..

A B C DEL PROGRAMMA DI OBAMA

IL NOBILE DISCORSO DI McCAIN CHE RICONOSCE LA VITTORIA DI OBAMA .3..

 

Il costo del denaro nel mondo

(dal sito del SOLE 24 Ore 4 dicembre 2008 http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e% 20Mercati/costo-denaro-nel-mondo.shtml?uuid=4a64cfe8-a3fd-11dc-b351-00000e251029&DocRulesView=Libero )

 

Stati Uniti Fed Funds

Eurozona pronti contro termine29/10/2008

Gran Bretagna tasso di intervento

Svizzera

banda di oscillazione

del Libor

a tre mesi

Giappone

tasso di sconto

Tassi ufficiali (in %)

1,00

2,50

2,00

0,50-1,50

0,20

Ultima modifica

29/10/2008

4/12/2008

4/12/2008

20/11/2008

31/10/2008

tasso di sconto

1,25

       

 

PROPOSTE DEL GOVERNO PER USCIRE DALLA CRISI

 

 

PROPOSTE CGIL PER USCIRE DALLA CRISI

Il ns. PENSIERO

Dopo oltre 5 mesi che si parla diffusamente di crisi mondiale, dal mese di Luglio ( vedi raccolta informativa su sito internet http://cristo-re.it ), dopo il decisionismo a favore delle banche, è importante che i lavoratori, artigiani, commercianti, industriali, pensionati, studenti, facciano sentire la propria Voce, con la mobilitazione popolare, per contrapporre alla politica dell'attendismo iniziative decisionali a favore dell'economia reale, per poter operare immediatamente per la salvezza delle Aziende, Lavoratori, Pensionati, Cittadini Onesti.

16 Mld di Euro, a costo zero , ecco le iniziative da intraprendere per movimentare a costo zero 40 Mld di Euro in consumi delle Famiglie e 180 Mld. di Crediti alle Aziende ed Investimenti, sono sinteticamente riportate nella seguente tabella. Clicca qui sopra per saperne di più Per il detaglio clicca qui sopra

80 Mld per la ripresa ITALIANA. Sarà vero o forse è solo fumo negli occhi?

Ocse, superindice di settembre sprofonda (vedi Relazione e grafici). Risultato peggiore da 10 anni

GERMANIA: 23 MLD PER RIPARTIRE AIUTI ALLE IMPRESE ITALIANE AIUTI ALLE FAMIGLIE ITALIANE

Banche, in Italia mancano 20 miliardi 2008-10-24

BANCA D'ITALIA: Lavorare più a lungo 2008-10-26 Da via Nazionale appello per una ulteriore modifica delle pensioni

2250 Mld di Euro Impegnati

da Paesi Eu

Stanziati 1647:

Germania 480

Francia 320

Olanda 200

Spagna 100

Austria 100

Italia 20+40

Portogallo 20 Inghilterra 367(500)

Altri 560

Crisi finanziaria: il peggio deve ancora venire!

Il decreto con le misure urgenti per la stabilità delle banche

(Dl 157/2008 Gu 13.10.2008)

DISEGNO di LEGGE DL 155 del 9 Ottobre 2008 SALVA BANCHE

Dai Governi UE per il sistema finanziario: Tedesco 480mld, Francese 360mld,

Spagnolo 100 mld

Le grandi banche inglesi tornano nella sfera pubblica

Il Governo Usa compra azioni delle prime 9 banche del Paese

Il summit straordinario EU

Intervento Ue, il documento integrale dell'Eurogruppo

Dichiarazione del Presidente BUSH affiancato dai Ministri delle Finanze del G7 del 11 Ottobre 2008

Paradisi fiscali: non vi ricorrono solo gli evasori fiscali. Le origini, quali sono e come funzionano..

CRISI MUTUI: PIANO DEBOLE, IN PARADISI FISCALI 3.600 MLD

FINANZIARIA 2009

COLLEGATO ALLA FINANZIARIA 2009

 

Un paradiso fiscale è uno Stato la cui normativa riguardante la fiscalità,

VIAGGIO TRA I PARADISI FISCALI

I PARADISI IN CIFRE

Banche e paradisi fiscali: vicina la grande tangentopoli

Società Offshore

Cosa sono e la loro utilità

ANDAMENTO PIL 2003-2007

TITOLI SIGNIFICATIVI di ARTIICOLI del SOLE 24 ORE che TROVATE più SOTTO SCORRENDO la PG.

l sistema bancario europeo deve ancora smaltire molta spazzatura

Dalla redistribuzione della ricchezza alla redistribuzione dei debiti

PattiChiari: cancellata la lista dei bond a basso rischio

Dalle banche avvisi ai clienti sino al prossimo 30 giugno

Detassazione degli utili nel piano per il rilancio

"La recessione? Un eufemismo"

 

Draghi: "Buste paga come 15 anni fa"

Garanzie alle banche, certezza alle imprese

"Salvano le banche e trascurano noi piccoli"

Un maxi-Confidi targato Coop

Un terzo delle Pmi presenta debiti superiori al patrimonio

Le strategie anticrisi delle Regioni: tutte le misure a favore delle imprese

Confcommercio: "Detassare le tredicesime per rilanciare le vendite"

Paradosso per le aziende: punite per i ritardi della Pa

Le banche a Berlusconi: "Non servono aumenti di capitale"

Le imprese chiedono il taglio dei tassi e pagamenti più rapidi dalla Pubblica amministrazione

di Paolo Bricco

 

Ma contro i "sovrani" è pronto lo scudo

di Isabella Bufacchi

E la Regione raddoppia lo "scudo"

Stato garante sui Confidi

Biomedicale a corto di liquidità

Paradosso per le aziende: punite per i ritardi della Pa

 

Scajola: allo studio garanzie pubbliche sui debiti delle aziende

Marcegaglia: sconti fiscali ma per tutti

Trento vara fondi speciali

Dalle Regioni garanzie per quasi tre miliardi

Fidi a breve, rischio tagli

 

"Per ristrutturare serve più credito"

"In filiale è scattato l'allarme sui ratio"

Operazioni in calo per Confidi

Dal "board" una spinta alla trasparenza

La debolezza del Sud ora rischia di peggiorare

Il NOSTRO PENSIERO

Oggi 16-10-2008 dallA BANCA d'ITALIA sono stati regalati a Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mps 1,9 miliardi di titoli in cambio di Swap ( + 1,3 °/00 del PIL 2007). A ciclo programmato di 40 Mld di Euro alle Banche la percentuale sarà del + 2,6% del PIL 2007.

No ad indebitarci con titoli spazzatura! Le banche compromesse con la speculazione devono fallire.

Bisogna salvare invece i Conto Correnti delle Aziende, dei risparmiatori onesti che lavorano con esse, trasferendoli a Banche accertate sane od alla Banca d'Italia.

La banca centrale del Paese di Gheddafi, la Lybian foreign bank e la Lybian investment authority hanno acquisito il 4,23% del capitale di Unicredit. Nello stesso modo ci sono movimenti finanziari di altri paesi e speculatori verso altre Banche ed Aziende Italiane.

Va assolutamente stabilito un punto di partenza per gli interventi di aiuto dello Stato (31 DICEMBRE 2007), per evitare di finanziare anche capitali sporchi, di dubbia provenienza quale riciclaggio e Paradisi Fiscali. Già 1/20 di quanto stanziato dalla Banca d'Italia ha preso il volo! Con 1,9 Mld si salvava l'ALITALIA. Perché non farlo ancora, visto il salvataggio delle imprese concesso a livello Europeo, adeguando il tutto ai nuovi accordi sindacali ?

No al rientro dei Capitali sporchi da i Paradisi Fiscali, né al salvataggio dei loro Conto Correnti trasferiti in Italia.

Attenzione al Terrorismo che opera con la Finanza Internazionale!

Intervengano i Servizi Segreti, la Guardia di Finanza, la Magistratura.

Se continua così ci indebiteremo con inflazione galoppante, regaleremo alla speculazione oltre 300 Mld di Euro senza ottenere nulla!

Con 300 Mld di Euro potremmo salvare, ammodernare e rivoluzionare invece l'Economia Reale del Lavoro, rilanciado le aziende, il lavoro, i salari, le pensioni, la Scuola, la ricerca, salviamo il valore dei Beni e delle Proprietà degli Italiani!

In precedenza avevamo già detto quonto segue.

Oggi pensiamo che oltre la speculazione sia anche un'azione terroristica su scala mondiale che stia cercando di scardinare il sistema economico mondiale.

E' bene che a questo punto intervengano i servizi segreti, l'antiterrorismo, la finanza, la magistratura a controllare inotevoli flussi economici in dinamico spostamento che stanno provocando danni notevolissimi all'economia reale.

Condividiamo perfettamente l'analisi del documento di Soldi On line "Crisi Finanziaria, il peggio deve ancora avvenire", di M. Lettieri (ex Sott. Finanze Governo Prodi) e Praimondi (Economista) sopra riportato, prima serve:

  • Nuove Regole Sistema Finanza, per procedimenti di Amministrazione Controllata e Fallimentare (Banche)
  • Prepararsi al Peggio per contrastare ed annientare la "Bolla dei Derivati Finanziari OTC " valorizzata dalla speculazione 700.000 Mld di Euro a fronte di un PIL Mondiale di 55.000 Mld di Euro, altrimenti l'economia sana sarà fagocitata con la distruzione del mondo delle aziende e del lavoro
  • Impedire che oltre 2250 Mld dell'Europa, 1400 Mld degli USA, e molti altri siano sperperati a favore degli speculatori, che lasceranno l'Economia in disastro, e tutto ciò sarà pagata direttamente dal Popolo. Se ciò dovesse avvenire, la società che produce si rivolterà contro chi specula e chi governa a loro favore

Per questo diciamo:

- No al salvataggio delle Banche Compromesse con la Speculazione, siano lasciate al loro destino

(a meno che non siano nazionalizzate), così le banche sane si salveranno da sole ed accresceranno il loro prestigio.

- Si invece alla Garanzia di Salvataggio dei Conti Correnti (presenti presso le Banche che falliscono) delle Aziende, dei Risparmiatori onesti, dei Lavoratori, dei Pensionati, in Italia al 31 Marzo di quest'anno, e loro trasferimento presso le Banche sane o la Banca d'Italia.

- Si al salvataggio di coloro che hanno Mutui presso le Banche che Falliscono, e trasferimento presso Banche Sane o Banca d'Italia.

- No al salvataggio dei fondi che rientrano dai Paradisi Fiscali.

Se il salvataggio sarà mirato non arricchiremo gli speculatori, proteggeremo l'economia Reale di chi produce, salveremo le aziende sane, i lavoratori, i risparmi della gente onesta, le pensioni, il valore delle case, delle proprietà, non avremo inflazione, potremo far ripartire l'economia.

"POVERETTI, E ADESSO CHI SALVERA' I CAPITALI DI COLORO CHE HANNO PORTATO I CAPITALI ITALIANI NEI PARADISI FISCALI ? "

COME FARANNO QUELLI DELLA CORDATA AL CAPITALE DELLA CAI, NUOVA ALITALIA, SE SI TROVANO IN QUESTE CONDIZIONI A PARTECIPARE SE I LORO CAPITALI SI LIQUEFANO, VISTO CHE ALLA DATA DELL'ACCORDO IL CAPITALE ERA INFERIORE AL MILIONE DI EURO RISPETTO AI MILLE DA VERSARE ?

INCISO: PARADISI FISCALI ed ALITALIA

Quelli che hanno portato i capitali all'estero, nei cosiddetti Paradisi Fiscali, ora vedranno fallire i loro risparmi.

A noi non importa affatto di costoro, né vogliamo che si inseriscano per vie trasversali nel salvataggio delle Banche Italiane rientrando dall'estero per vie traverse. Il salvataggio non deve valere per coloro che non avevano il Conto Corrente in Italia al 31 Marzo di questanno.

Bisogna vigilare che non ci siano imbrogli !

In questa aria di crisi per cui si vogliono salvare le Banche dal fallimento, allora è giusto salvare anche l'Alitalia, facendola ripartire dai nuovi accordi sindacali !

Con un nuovo capitale da 1 Miliardo di Euro si evita di pagare i debiti della BAD COMPANY, si salvano 20.000 posti di lavoro, si mantiene l'Italianità dell'Alitalia in maniera molto produttiva, si può salvare Fiumicino facendo però anche un programma per lo sviluppo delle infrastrutture turistiche, si può salvare Linate facendo parimenti un programma d sviluppo coordinato con la Esposizione Mondiale del 2015 , e per fare una verifica, con i 20 Miliardi che il governo vuole stanziare per salvare le Banche si riuscirebbe a fare parimenti dell'Alalitalia, ovvero salvare 20 volte tanto, 400.000 posti di lavoro ?

CRISI ECONOMICA, CRISI DELLE BORSE E BANCHE

Mi sembra doveroso innanzi tutto dire che, se si vogliono salvare le Banche che avrebbero diritto di fallire, va dato uno stop ai Correntisti che rientrano nell'eventuale salvataggio, ovvero che dovrebbero rientrare solo coloro i cui Conto Correnti sono precedenti al alla data del 31 marzo di quest'anno.

Tale situazione andrebbe immediatamente fotografata con censimento attuato utilizzando la Guardia di Finanza ed i Carabinieri, per l'acquisizione dei dati di bilancio di detti C.C. alla data sopra detta, per evitare commistioni e frodi postume. Ancora meglio è chiedere immediatamente alla Banche il Trasferimento online dei dati relativi ai Correntisti alla data del 31 marzo, per evitare imbrogli, e se qualcuno avanza problemi di "privacy", costoro saranno esclusi dall'eventuale salvataggio.

Inoltre poi ciascun Correntista rientrante nel salvataggio dovrà dimostrare lo stato del conto alla data sopra detta, con gli estratti conti risalenti alla data.

E poi visto che lo stato spende nel salvataggio, perché non avere voce in capitolo nella gestione delle banche, visto la ricapitalizzazione ?

Mi sembra strano inoltre che in Italia esistano normalmente Conto Correnti con più di 50.000 Euro, quando è risaputo che, visto i tassi, si preferisce tenere sul conto il minimo indispensabile ed investire il rimanente capitale in titoli remunerativi e sicuri.

Tali importi sono mantenuti e superati solo da chi ha bisogno di lavorare con molto contante, e ciò deve essere dimostrato singolarmente, mentre la miriade di piccoli risparmiatori investe in titoli, lasciando il minimo fisiologico sul Conto Corrente.

NO AL SALVATAGGIO DELLE BANCHE COMPROMESSE CON LA SPECULAZIONE

Detto ciò a coloro che sono per il salvataggio delle Banche, io dico che invece non lo sono, specialmente di quelle che sono compromesse nei movimenti speculativi ( del Caso Parmalat, Argentina, Mutui Facili americani, ecc.).

Per me invece va detto ai Correntisti che in caso di dissesto delle loro Banche i loro Conti Correnti saranno garantiti nei limiti detti, trasferendo i loro Conti in Banche Sane od alla Banca d'ITALIA, perché solo in questo modo si può riuscire a salvare le aziende che lavorano con il "fido", i correntisti onesti, coloro che hanno mutui sulle abitazioni, ed i risparmiatori onesti, non gli speculatori.

Consentendo alle aziende di lavorare nonostante il fallimento delle Banche, a coloro che hanno i mutui di continuare nei pagamenti, ai risparmiatori di avere salvi i loro risparmi, solo così si può salvare l'economia dal tracollo e dall'inflazione senza sperperare ingenti risorse che andrebbero vanificate nelle bolle della speculazione !

Se ci si illude di poter salvare tutte le Banche in questa situazione si alimenta solo la speculazione all'infinito.

Ne è testimonianza che la crisi si aggrava sempre più, con il profondo rosso delle borse.

Per salvare tutte le Banche Italiane ci vorrebbe almeno 20 volte i 20 Miliardi di Euro dichiarati. E chi paga ?

E poi il MILLANTATO SALVATAGGIO da parte delle altre Banche verso quelle che falliscono è certamente reale se ne fallisce 1,2,10, ma se fallisse il 50% non è assolutamente possibile intervenire !

Allora si vuole scaricare tutto sulle spalle delle aziende, dei cittadini onesti lavoratori e pensionati ?

E, nel frattempo, mancando i soldi fagocitati dalla speculazione, si affossano le aziende, i lavoratori, si incentiva l'inflazione al livello degli anni '70 ( 25-30% ) con il disastro dei salari, pensioni, capitali, beni mobili ed immobili di tutti gli Italiani, si affossa anche l'Euro che è la nostra salvezza e quella dell'intero pianeta visto la precarietà del Dollaro.

Invece con il salvataggio delle aziende, dei risparmiatori, si salva l'economia reale produttiva, non quella speculativa, dal disastro e dalla recessione.

Giacomo Dalessandro

" NO ALL'AIUTO INDISCRIMINATO ALLE BANCHE,

SI all'AIUTO FINALIZZATO alla DIFESA dei FINANZIAMENTI ed INVESTIMENTI delle AZIENDE,

SI alla DIFESA dei RISPARMI dei LAVORATORI, delle PENSIONI ! "

La crisi della BORSA e delle BANCHE è PEGGIORE di quella del 1929, perché oggi investe l'ECONOMIA GLOBALIZZATA delle BORSA, delle BANCHE, delle Finanziarie.

La Crisi e cominciata con l'aumento speculativo del costo del petrolio, il successivo aumento dei cereali, l'incremento dei costi di tutti i prodotti agro-alimentari, la successiva stagnazione economica e recessione;

è poi continuata con la perdita dei posti di lavoro, l'aumento dei tassi di interesse, la successiva crisi dei mutui non rimborsati, infine aumentata a dismisura dalla Speculazione in tutti i passaggi sopra detti, con l'aggravante che oggi la speculazione avviene in tempo reale nell'Economia Globalizzata, mentre al contrario le difese sono attuate stato per stato in tempi con lentezza burocratica non accettabile, è addirittura passato più di 1 mese dalle iniziative del Governo Americano.

Di fronte a questa sfida planetaria "l'EUROPA FEDERALE" non è capace di adottare linee di difesa comuni in tempo reale, ma da solo delle indicazioni generiche di cooperazione intergovaernativa.

In questo modo si rischia moltissimo nonostante una Banca Europea ed un Euro, moneta Forte a livello Globale.

Noi non condividiamo la scelta della difesa a spada tratta ed indiscriminata della Banche, che sono in prima persona responsabili della crisi, non avendo mai discriminato i giusti investimenti rispetto a quelli speculativi.

Ne è testimonianza la crisi della PARMALAT, per la quale sono stati fatti finanziamenti anche in assenza di coperture valide, investimenti speculativi, sono stati forviati i piccoli investitori con false prospettive di guadagni facili, e nel momento della crisi tutto è stato scaricato sulle spalle degli ignari investitori.

Noi non siamo fra quelli che scaricano la colpa sulle spalle del solo povero Callisto Tanzi, pur avendo riserve su suoi investimenti, ma non dimentichiamo affatto il Colosso Mondiale che Tanzi ha fatto della PARMALAT, nonostante fosse da oltre 20 anni in crisi, visto che la PARMALAT lo era già nel 1987, e visto che la PARMALAT contina ad essere ancora oggi una Società Formidabile, grazie alla professionalità di Dirigenti, Tecnici e Lavoratori.

In questa Crisi Mondiale dobbiamo garantire che i debiti delle BANCHE non facciano tracollare le Aziende che con esse lavorano con il Capitale, Finanziamenti, C.C., Debiti, Utili.

Vanno difese le aziende, eventualmente lasciando al giusto destino le Banche speculatrici, facendo confluire i conti economici delle Aziende in Banche Sane o nella Banca d'Italia.

A titolo di esempio:- Esiste una Società di Ingegneria con 50 tecnici Leader nel suo settore, che vanta credidi da per 1,5 Milioni di Euro, ma è indebitata verso la propria banca. Se questa Banca falliscesce, trascina la Società di Ingegneria, pur esendo questa leader di un mercato in espansione.

Allora è bene che la banca fallisca, mentre la Società di Ingegneria va salvata ed il suo C.C. deve essere trasferito ad altra banca non in crisi, o meglio alla banca di Italia, con garanzia dello stato.

Parimenti va fatto per i risparmi dei lavoratori, pensionati, aziende, famiglie, coloro che hanno investito comprando la loro prima casa, impedendo al sitema di fagocitare i salari, le pensioni, i mutui con l'inflazione La lira in un secolo è passata dall'equivalenza al Dollaro nel 1900 a 1 dollaro=1927 Lire nel momento dell'adozione dell'Euro. Per un secolo l'inflazione ha falcidiato l'economia e la ricchezza che gli italiani producevano.

Oggi 1 Euro vale 1,36 Dollari.

Dobbiamo difendere l'Euro per salvare il ns. lavoro, le aziende, i salari, le pensioni.

E' da masochisti lamentarsi dell'Euro forte. Io non ho mai sentito in 60 anni un Presidente Americano lamentarsi del Dollaro Forte!

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

DAL SITO DI REPUBBLICA

http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/economia/crisi-mutui-8/papa-soldi/papa-soldi.html

CITTA' DEL VATICANO - Anche il Papa è intervenuto sulla crisi mutui, ricordando che "i soldi scompaiono" e che "solo la parola di Dio è una realtà solida". "Vediamo adesso nel crollo delle grandi banche che i soldi scompaiono, sono niente, - ha detto Benedetto XVI, parlando a braccio, in apertura dei lavori del sinodo dei vescovi sulla Bibbia - e tutte queste cose che sembrano vere in realtà sono di secondo ordine". Una considerazione, ha aggiunto il Papa, rivolta soprattutto a chi "costruisce solo sulle cose sono visibili, come il successo, la carriera, i soldi".

La riflessione Benedetto XVI è partita dal brano evangelico sulla casa costruita "sulla sabbia o sulla roccia". "Costruisce sulla sabbia la casa della propria vita - ha osservato il Papa - chi costruisce solo sulle cose visibili e toccabili, come il successo, la carriera, i soldi".

"Apparentemente - ha commentato - queste sono le vere realtà, ma questa realtà prima o poi passa: vediamo adesso nel crollo delle grandi banche, che scompaiono questi soldi, che non sono niente". "Solo la parola di Dio è fondamento della realtà e cambia il nostro concetto di realismo: realista è chi riconosce la realtà nella parola di Dio".

(6 ottobre 2008)

Per il Commento di PAPA RATZINGER e di altra stampa clicca qui sopra

SONDAGGIO CORRIERE DELLA SERA 2008-10-13 H 9,25

Il nuovo piano del G7 contro la crisi servirà?

    • No 53.1%
    • 46.9%

Numero votanti: 2047

I sondaggi online di Corriere.it non hanno un valore statistico, si tratta di rilevazioni non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità. Le percentuali non tengono conto dei valori decimali. In alcuni casi, quindi, la somma può risultare superiore a 100

 

SONDAGGIO "IL SOLE 24 ORE" 2008-10-12 h 16,31

Risultati di: BANCHE E RISPARMIO

Il Governo ha varato un decreto legge per aumentare le garanzie sui depositi bancari, facendo proprie le decisioni del consiglio Ecofin, e ha deciso di creare un fondo che in caso di necessità potrà intervenire per sostenere il capitale delle banche. "Misure prudenziali" le ha definite il governatore Draghi, perché il sistema bancario italiano è solido. Cosa ne pensi?

- Le misure adottate dal Governo sono adeguate per far fronte alla crisi 38%

- Sono misure insufficienti, la situazione peggiorerà anche in Italia 51%

- Non so 11%

dal CORRIERE della SERA http://www.corriere.it DEL 2008-10-11

 

     

 

Dalla AGENZIA ANSA

CRISI MUTUI: PIANO DEBOLE, IN PARADISI FISCALI 3.600 MLD

17:30 mer 01 ottobre 2008

(ANSA) - NEW YORK, 1 ott - Il piano salva-finanza da 700 miliardi di dollari è "debole se paragonato al volume di dollari sfuggiti all'occhio dei regolatori americani e non solo", e depositati nei paradisi fiscali dalle sole società che operano a New York. La denuncia arriva dal procuratore di Manhattan, Robert M. Morgenthau che, dalle pagine del Wall Street Journal, valuta in 3.600 (1.900 alle Cayman e altri 1.500 in altre giurisdizioni segrete) i miliardi che dall'area metropolitana di New York sono migrati in giurisdizioni offshore, non coperte né dalle autorità statunitense né da altre. "Uno dei maggiori fattori alla base dell'attuale crisi finanziaria è la mancanza di trasparenza nelle attività dei principali players sui mercati finanziari", scrive Morgenthau, ricordando che i due fondi di Bear Stearns falliti senza alcun avviso, segnando di fatto l'avvio della crisi, nel 2007 avevano base alla Cayman, quindi le "loro disperate condizioni finanziarie sono venute fuori solo quando ormai era troppo tardi". Lo stesso è accaduto, ricorda, con Ltcm. "Abbiamo imparato dai nostri errori. Ogni significativa immissione di capitali nel sistema finanziario deve essere accompagnata da assicurazioni che tali risorse non escano dal controllo delle autorità di supervisione americane. I miliardi di dollari che attualmente si trovano offshore investiti in fondi che potrebbero avere qualche impatto sull'economia statunitense devono essere riportati sotto un'appropriata supervisione", sottolinea Morgenthau, precisando che se il Congresso e il Tesoro non porteranno sotto la supervisione le istituzioni finanziarie e le transazioni nei paradisi fiscali, non ci sarà trasparenza e questo avrà delle conseguenze. Visto il carattere monolitico dei mercati finanziari mondiali - spiega - una default crisi in una determinata area diverrà una default crisi ovunque". (ANSA).

CORRIERE della SERA

per l'articolo completo vai al sito

http://www.corriere.it

2008-11-22

2008-11-18

 

2008-11-07

Prima conferenza stampa dopo l'elezione del presidente Usa

Obama: "Crisi globale

richiede risposta globale"

"La crisi economica degli Stati Uniti è la più grave della nostra vita", sottolineando con "non sarà facile né rapido per il Paese uscire dal fosso"

Barack Obama (Afp)

CHICAGO - Per il presidente eletto Barack Obama la crisi economica è globale e richiede una risposta globale. "Serve un piano per soccorrere la classe media", ha detto Obama, dedicando la prima conferenza stampa, dopo la vittoria, all'emergenza della crisi economica. "La crisi economica degli Stati Uniti è la più grave della nostra vita", sottolinea Obama con "non sarà facile né rapido per il Paese uscire dal fosso". È una sfida "che affronterò di petto" sottolineando che "in America c'è un presidente alla volta" e che lui entrerà formalmente in carica il 20 gennaio, non escludendo comunque l'approvazione di un pacchetto di stimolo per l'economia già durante la fase di transizione. Una conferenza stampa all'insegna della prudenza e della riflessione, la prima tenuta da Barack Obama dopo la vittoria nelle presidenziali Usa del 4 novembre: conferenza stampa iniziata con una ventina di minuti di ritardo rispetto a quanto previsto, e durata una mezz'ora scarsa. Rispondendo a tutte le domande rivoltegli dai giornalisti Obama, circondato dai consiglieri del suo nutrito staff economico-finanziario, ha insistito sul fatto di voler procedere con cautela, senza precipitazione.

L'INCONTRO CON BUSH - Molti si aspettavano qualche annuncio a sorpresa, specie per quanto riguarda la casella cruciale di ministro del Tesoro, ma il successore di George W. Bush è stato lapidario: le nomine, ha spiegato, la farà in "fretta"; ma sarà una fretta "ponderata", e dunque le renderà note "nelle prossime settimane. Non c'è dubbio che la gente voglia sapere chi farà parte della nostra compagine", ha ammesso. "Io però voglio muovermi con tutta la fretta ponderata del caso. Tuttavia", ha ancora puntualizzato, "voglio mettere l'accento sul termine "ponderata" così come su quello di "fretta". Poi ha rassicurato i giornalisti sul suo incontro di lunedì a Washington col presidente George W. Bush: "andrò alla Casa Bianca con spirito bipartisan. Non prevedo problemi"". "Mi sono consultato con tutti gli ex-presidenti viventi per prepararmi alla Casa Bianca". ha aggiunto il presidente eletto rispondendo ad una domanda specifica. Obama ha fatto, con effetto comico, una pausa dopo avere pronunciato la parola "viventi"."Non voglio dare l'impressione di un momento alla Nancy Reagan, con sedute spiritiche", ha aggiunto sorridendo. La ex-first lady Nancy Reagan aveva l'abitudine di consultare medium per "parlare" con gli spiriti degli ex-abitanti della Casa Bianca. Obama ha spiegato di essersi consultato con Bill Clinton, Jimmy Carter, con George Bush senior e con l'attuale presidente. Obama ha proseguito dicendo di essersi preparato, anche, rileggendo libri di "famosi discorsi di Lincoln, che sono sempre grande fonte di ispirazione".

CLASSE MEDIA PRIORITA' - Tornando poi ai temi economici ha detto: "Una piano di salvataggio per la classe media", invece è la priorità delle priorità. Commentando i dati sulla disoccupazione, ai massimi storici, Obama ha definito urgente rilanciare il mercato del lavoro e ha promesso l'estensione dei benefici per i disoccupati. Ha promesso poi aiuti anche all'industria dell'auto. Sono necessari per rilanciare l'economia americana. Ne è convinto Obama: valuteremo "le varie opzioni sulle politiche di sostegno al settore dell'auto", ha detto.

INACCETTABILE ARMA NUCLEARE IRAN - Su temi di politica estera Barack Obama ha definito "inaccettabile" il fatto che l'Iran si doti di un'arma nucleare, e ha aggiunto che il sostegno di Teheran al terrorismo deve cessare. Quanto alla lettera di congratulazioni inviatagli dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, "cercherò di rileggerla", ha osservato Obama, sottolineando di "voler rispondere adeguatamente, e non in maniera semplicistica e troppo rapida". Il presidente americano eletto ha precisato che intende "essere cauto", ricordando di non essere ancora il titolare della Casa Bianca: "Lo sarò dal 20 gennaio", ha tagliato corto.

INTELLIGENCE USA? PUÒ MIGLIORARE - Piuttosto evasiv quando, nel corso della conferenza stampa gli è stato chiesto un giudizio sui servizi d'intelligence americani: "Penso possano migliorare", ha risposto, aggiungendo però che "stanno già migliorando". Poi non ha voluto aggiungere altro.

PREFERIAMO PRENDERE UN CANE DA UN CANILE - Alla fine si è parlato anche del cane che il presidente aveva promesso alle figlie in caso di vittoria. L'orientamento degli Obama è di prendere un cane da un canile per animali randagi. Ma ci sono dei problemi: una delle bambine è allergica, ha detto il presidente eletto in conferenza stampa. "Dopo tutto - ha aggiunto Obama - tanti cani dei canili sono bastardini come me". Per quanto riguarda invece le scuole delle due figlie, Malia Ann e Natasha detta Sasha, sarà la moglie Michelle "a occuparsi della ricerca", ha concluso.

07 novembre 2008

 

 

ma la merkel non vuole un governo comune dell'economia dei 27

Vertice Ue: le 5 proposte francesi contro la crisi economica. Ma la Germania frena

Sarkozy presenta un piano per dar vita a una posizione comune dell'Unione europea al G20 di Washington

BRUXELLES (BELGIO) - I Paesi dell'Unione europea ora devono decidere una linea comune sulle misure da mettere in campo per contrastare la crisi finanziaria che ogni giorno che passa sta diventando sempre più una crisi economica.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy (Reuters)

Il presidente francese Nicolas Sarkozy (Reuters)

Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi giunge a Bruxelles da Mosca per partecipare al vertice Ue straordinario voluto dal presidente francese che è anche presidente di turno dell'Unione, Nicolas Sarkozy: obbiettivo quello di trovare una linea comune europea sulle riforme al sistema finanziario da proporre al G20 di Washington del 15 novembre convocato proprio per trovare le misure per arginare la crisi mondiale.

LA LINEA SARKOZY - "L'Europa deve contare", è la linea Sarkozy. Diversa la posizione della Germania che certo, vuole coordinamento, ma non una sorta di governo economico europeo permanente. Prima dell'inizio del vertice, Sarkozy ha infatti incontrato il cancelliere tedesco Angela Merkel, insieme con il presidente dell'eurogruppo Jean Claude Juncker e il primo ministro britannico Gordon Brown. Il primo ministro britannico, Gordon Brown, che come Sarkozy ha proposto di rinnovare gli organismi della finanza internazionale creati dopo la seconda guerra mondiale, ha chiesto ai governi di sostenere il taglio dei tassi con misure che rilancino l'economia. Giovedì la Bce ha tagliato il tasso di riferimento di mezzo punto (portandolo al 3,25%) mentre la Banca d'Inghilterra di un punto e mezzo (portandolo al 3%). "Una azione coordinata sui tassi di interesse dovrebbe essere completata con azioni di politica fiscale", ha detto Brown ai cronisti. Il cancelliere tedesco Angela Merkel si è detto ottimista che i leader europei trovino una linea comune ma, a marcare le differenze nazionali, è intervenuto il ministor francese per gli Affari europei Jean-Pierre Jouyet criticando la Germania per aver posto il proprio veto all'inizo della settimana all'invito della Francia a una risposta coordinata a livello internazionale alle sfide dell'economia. La Germania non vuole che vi sia alcun riferimento che possa essere interpretato come un governo economico europeo permanente, considerandolo una minaccia per l'indipendenza della Bce.

FRANCIA PROPONE 5 PUNTI A G20 - Secondo il documento preparato dalla presidenza francese, il summit di Washington dovrebbe formulare un programma preciso per consentire la presentazione in 100 giorni di proposte concrete e operative sui temi indicati come priorità. Sempre dopo 100 giorni si propone di tenere un nuovo summit. Cinque le proposte chiave:

1) Dare al Fondo monetario internazionale (Fmi) "primaria responsabilità", assieme al Financial stability forum, nel raccomandare cosa è necessario per ristabilire fiducia e stabilità.

2) Registrare le agenzie di rating e vigilare l'implementazione dei loro codici di condotta.

3) Portare avanti la convergenza degli standard contabili e rivedere la regola del "fair value", che in un mercato fortemente ribassista come l'attuale costringe le aziende a svalutare le attività finanziarie in portafoglio.

4) Prendere misure per assicurare che nessun segmento di mercato, territorio, o istituzione finanziaria, inclusi gli hedge funds, sia fuori dal controllo dei sistemi di vigilanza.

5) Implementare i codici di condotta per evitare che l'industria finanziaria assuma rischi eccessivi.

Questi codici dovrebbero essere presi in considerazione dalle Autorità di vigilanza nel valutare il profilo di rischio delle istituzioni. Parigi ha trovato un ampio consenso fra i 27 sulle sue proposte incluso il rafforzamento del ruolo del Fondo monetario internazionale ma la Germania fa resistenza alla richiesta di maggiore coordinamento in politica economica. "L'Europa deve contare. E affinché questo avvenga deve essere unita nelle sue ambizioni e visioni", ha detto Sarkozy in partura del summit. "A fronte della crisi economica il coordinamento delle nostre politiche economiche è vitale", ha aggiunto il presidente francese.

DECISIONI - "Il prossimo G20 non deve essere solo l'occasione per un'analisi della situazione finanziaria, ma tutti i Paesi dell'Ue sono d'accordo sulla necessità che vengano prese subito decisioni forti e operative" ha detto Sarkozy, al termine del vertice informale dei 27 leader europei a Bruxelles.

RAPPORTO CON GLI USA - Sarkozy, ha poi detto di aver chiamato il nuovo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e il presidente uscente George W. Bush, per spiegare la posizione che i Paesi europei porteranno al G20 di Washington dove si discuterà la riforma del sistema finanziario internazionale. "Ho spiegato al presidente Bush - ha detto Sarkozy - che al G20 vengano prese decisioni ambiziose e operative. Gli ho spiegato che da parte nostra non c'è nè aggressività nè rigidità, ma una proposta comune che vuole dare un contributo a questa riforma. Ma d'ora in poi - ha aggiunto il presidente francese - ci si dovrà abituare ad una innovazione politica: che l'Europa ormai parla con una sola voce. E tutti si dovranno abituare a questo". Sarkozy ha quindi riferito anche di una telefona ad Obama "per spiegare anche a lui lo spirito con cui gli europei andranno al vertice del G20 del 15 novembre. Anche perchè - ha concluso - al G20 successivo sarà lui a rappresentare gli Stati Uniti".

07 novembre 2008

 

oltre il 40% degli imprenditori segnala un peggioramento delle condizioni del credito

Bankitalia: nel 2008 salgono al 17% le imprese in perdita, fermi gli investimenti

Nel 2007 erano l'11% le aziende italiane in rosso. L'occupazione però dovrebbe rimanere stazionaria

ROMA - La crisi economica sta già colpendo duro in Italia. Tanto che nel 2008 salirà dall'11% dello scorso anno al 17% la quota di imprese in perdita.

Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi (Imagoeconomica)

Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi (Imagoeconomica)

È quanto risulta da un'indagine della Banca d'Italia tra 4.107 imprese dei settori industria e servizi. Dalla stessa indagine emerge anche che "risultano in aumento sia le imprese che hanno rivisto al ribasso i programmi di espansione della capacità produttiva per l'anno corrente sia quelle che prevedono di diminuire gli investimenti per l'anno prossimo". Oltre il 40% delle imprese - evidenzia ancora Bankitalia - "segnala un deterioramento delle condizioni del credito, e questo peggioramento tende ad avere un impatto negativo sulla realizzazione dei piani di investimenti".

OCCUPAZIONE - L'occupazione quest'anno dovrebbe rimanere invece "sostanzialmente stazionaria". La maggior parte delle imprese (60%), infatti, "ritiene che i livelli occupazionali rimarranno invariati nella media del 2008, rispetto all’anno scorso, mentre si equivale il numero di quante prefigurano un incremento (19,2%) con quante ne anticipano una diminuzione (20,8%)".

INVESTIMENTI - Anche per il 2009 la situazione appare abbastanza statica: il 53,6% delle imprese infatti dice che farà gli stessi investimenti rispetto a quest'anno, mentre il 27,5% annuncia una spesa inferiore e solo il 18,9% investirà di più.

07 novembre 2008

 

 

 

Si tratta del livello più alto dal marzo del 1994

Usa, persi 240 mila posti di lavoro

A ottobre il tasso di disoccupazione è salito al 6,5%. Il dato è peggiore di quanto si attendevano gli analisti

NEW YORK - Peggiorano le condizioni del mercato del lavoro negli Stati Uniti a ottobre. Il numero di occupati è calato di 240 mila unità, oltre le attese degli analisti che avevano messo in conto una flessione di 200 mila unità. Lo rende noto il Dipartimento del Lavoro. Balza ai massimi da marzo 1994 il tasso di disoccupazione che sale al 6,5% dal 6,1% del mese precedente. Gli economisti si aspettavano un rialzo al 6,3%.

GLI SCORSI MESI - Rivisti al rialzo, a 284 mila unità, i posti di lavoro persi a settembre: si tratta del livello più alto registrato dal novembre 2001, in seguito agli attacchi terroristici alle Torri Gemelle. Il Dipartimento ha anche rivisto al rialzo le stime di agosto: i posti persi sono saliti a 127 mila, il che significa che in tutto sono 179 mila in più di quelli precedentemente stimati i posti persi tra agosto e settembre. In totale fino a ottobre gli occupati sono diminuiti di 651 mila unità. Solo nel settore manifatturiero sono stati tagliati 90 mila posti a ottobre, che seguono i 56 mila eliminati già a settembre

07 novembre 2008

 

2008-11-06

La Bce taglia di 0,50. Tassi al 3,25%

Ma le Borse vanno giù, tracollo in Europa

Trichet: "Crescita a rischio, inflazione in calo". Tokyo a picco dopo il tonfo di Wall Street: -6,53%

Wall Street non festeggia Obama: -5,16% (5 novembre 2008)

Perplessità alla Borsa di Tokyo all'indomani dell'Obama day (Afp)

Perplessità alla Borsa di Tokyo all'indomani dell'Obama day (Afp)

MILANO - La Bce ha ridotto di 50 punti base, al 3,25% dal 3,75%, il tasso di riferimento dell'eurozona. Di riflesso scendono il tasso marginale sui rifinaziamenti al 4% dal 4,25% e quello sui depositi al 3% dal 3,25%. La Bce aveva tagliato, in un'azione concertata con le altre banche centrali, l'8 ottobre di 0,50 punti base il riferimento. Alla notizia del taglio deciso dalla Bce le piazze del Vecchio Continente hanno ampliato le perdite, raggiungendo quota -6,22 a Francoforte.

INCERTEZZE - "Non escludo che potremo tagliare di nuovo i tassi" ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet. durante la conferenza stampa informando i giornalisti che la decisione odierna di tagliare i tassi europei di mezzo punto è stata presa dalla Bce all'"unanimità". Ma poi aggiunge che il direttivo ha discusso "varie opzioni", tra cui anche quella di tagliare i tassi dello 0,75%. Le incertezze legate alla crisi creditizia - ha detto il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Triche - rimangono "straordinariamente alte" e "sfide eccezionali aspettano" l'Europa. In più, ha detto il presidente della Bce, si è registrata, nelle ultime settimane, una "marcata frenata della crescita" in eurozona. Il timore della recessione, quindi, ha costretto l'istituto di Francoforte a intervenire nuovamente sui tassi d'interesse.

INFLAZIONE IN CALO - L'inflazione, ha fatto osservare Trichet durante la conferenza stampa, dovrebbe continuare ad allentarsi nei prossimi mesi fino a raggiungere livelli compatibili con la stabilità dei prezzi nel 2009. Lo ha detto il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet. La Bce considerà il 2% come soglia desiderabile per la stabilità dei prezzi.

BORSE EUROPEE - Al tracollo gli indici europei. Francoforte è arrivato a cedere il 6,22%, ma vanno molto male tutti i listini. Londra a -5,2%, Stoccolma in calo del 5,67%, Parigi giù del 5% e Madrid in flessione del 5,59%. In calo del 3,95% Zurigo. A Milano il Mibtel perde il 3,85% (a 16.861 punti) e lo S&P/Mib il 4,05% (a 21.836). I listini del Vecchio Continente avevano progressivamente ridotto i cali prima dell'annuncio sui tassi e sono peggiorate di circa un punto percentuale.

SVIZZERA e INGHILTERRA TAGLIANO TASSI - Poco prima del taglio della Bce era arrivata la decisione della Banca d'Inghilterra che ha ridotto i tassi britannici di ben 150 punti base portandoli al 3%. E anche la Banca nazionale svizzera ha annunciato a Zurigo una riduzione di 50 punti del margine di fluttuazione del Libor a tre mesi, il tasso di riferimento, che passa a 1,5%-2,5%.

BORSE ASIATICHE - Nell'Obama Day, il giorno della consacrazione dell'esponente afroamericano uscito vincitore dalle presidenziali americane, la piazza di Tokyo era stata quella che aveva fatto registrare i risultati migliori, un po' in controtendenza rispetto a quanto successo in Europa e negli Usa dove i mercati finanziari non sembrano avere accolto con entusiasmo il successo del candidato democratico. Ma a distanza di 24 ore la Borsa della capitale nipponica fa registrare un forte arretramento, con l'’indice Nikkei dei 225 titoli guida che alla chiusura ha perso 622,10 punti, pari al 6,53%, scendendo di nuovo sotto quota 9.000 a 8.899,14 punti.

EFFETTO WALL STREET - A riportare al pessimismo gli investitori giapponesi è il ritorno in forza dello yen rispetto al dollaro e al tonfo di ieri di Wall Street. L’indice Nikkei aveva recuperato l’11% nel corso delle due sedute precedentii. L’indice Topix, che si riferisce a tutti i titoli principali della Borsa giapponese, ha perso oggi 57,61 punti, pari al 5,96 per cento, scendendo a 909,30 punti. Ieri sera, l’indice Dow Jones della Borsa di New York aveva perso il 5,05%e il Nasdaq il 5,53%, mentre nuovi indicatori hanno ricordato che il presidente Obama dovrà affrontare una situazione molto degradata negli Stati Uniti. Nel mercato dei cambi, lo yen continua a salire rispetto al dollaro e all’euro, una situazione che nuoce alle esportazioni giapponesi. Il dollaro è sceso oggi di nuovo sotto i 98 yen.

06 novembre 2008

 

 

Fmi: per l'Italia Pil in calo nel 2008-09

Il Fondo monetario prevede una contrazione dell'economia dello 0,2% quest'anno e dello 0,6% l'anno prossimo

WASHINGTON (USA) - Ormai tutte le previsioni sono concordi. Si aggrava l'impatto della crisi economica globale e il Fondo Monetario Internazionale taglia le stime di crescita italiane sia per il 2008 sia per il 2009. In un aggiornamento straordinario del World Economic Outlook, il Fmi prevede per l'Italia una contrazione dell'economia dello 0,2% quest'anno e dello 0,6% del 2009, che erano rispettivamente -0,1% e -0,2%.

CRISI MONDIALE - Il Fondo Monetario Internazionale rivede al ribasso la crescita mondiale: nel 2008 la crescita sarà pari al 3,7% mentre nel 2009 si attesterà al 2,2%, in ribasso quindi rispettivamente dello 0,2% e dello 0,8% rispetto alle previsioni di ottobre. "Le prospettive per la crescita mondiale sono deteriorate nell'ultimo mese. Serve un'azione globale per supportare i mercati finanziari e servono stimoli fiscali e monetari per aiutare a contenere il calo della crescita mondiale" spiega ancora l'Fmi per il quale, "la crisi finanziaria resta virulenta".

L'Fmi prevede ora una crescita del 2,2% per l'economia globale nel 2009, in calo dello 0,8% dalla precedente stima di ottobre. "Le condizioni di mercato iniziano a rispondere alle azioni politiche di sostegno, ma, anche con la loro rapida messa in atto, lo stress finanziario potrebbe essere più profondo e protratto rispetto alle attese espresse in ottobre", dice il Fondo. "C'è una chiara necessità di stimoli addizionali di politica economica rispetto a quanto annunciato fino ad ora. Lo spazio per allentare la politica monetaria deve essere sfruttato", prosegue il Fondo.

SITUAZIONE ITALIANA - L'Italia ha subito "un rallentamento inferiore" rispetto ad altri paesi dell'area euro ha sottolineato Jorg Decressin responsabile della Divisione Studi Economici Mondiali del Fondo Monetario Internazionale. "Se si confronta il 2009 con il 2008 e il 2007 si registra un minor rallentamento in Italia rispetto ad altri paesi dell'area euro. Questo suggerisce - ha spiegato Decressin - che l'economia italiana è meno colpita di altri paesi dell'area euro, come Germania e Francia, o del Regno Unito". Per Decressin anche "il sistema bancario italiano finora è stato meno contagiato e il settore immobiliare non ha sperimentato gli stessi eccessi come quelli che si sono visti per esempio nel Regno Unito o in Spagna". Tuttavia, l'economista ha sottolineato che il potenziale di crescita dell'Italia "è relativamente basso", anche se le stime per il 2009 "non sono poi così differenti da quelle di altri paesi" dell'area euro.

PETROLIO E MATERIE PRIME - Resteranno ridimensionati inoltre per tutto il prossimo anno i prezzi di petrolio e materie prime, con le importazioni dei paesi avanzati che si bloccheranno a causa della recessione economica. Per il prezzo del petrolio ora il Fondo monetario internazionale prevede un calo del 31,8% sulla media 2008 rispetto alla media di quest’anno. I dati sono stati nettamente rivisto al ribasso: per i 12 mesi del prossimo anno secondo l’Fmi in media il barile costerà 68 dollari, contro i 100 precedentemente previsti. In forte calo anche i prezzi delle materie prime non energetiche: meno 18,7% tra 2008 e 2009, secondo le ultime stime dell’istituzione di Washington. Nel prossimo anno l’ammontare complessivo delle importazioni dei paesi avanzati - quelli maggiormente colpiti dalla crisi finanziaria e dalle sue ricadute sull’economia reale - calerà dello 0,1%.

06 novembre 2008

 

 

 

2008-11-03

ulteriore perdita di competitivita'. una leggera ripresa ci sara' solo a partire dal 2010

La Commissione Ue: "L'Italia è in recessione, ci resterà anche nel 2009"

"Esistono rischi di un impatto significativo della crisi finanziaria sull'economia reale"

BRUXELLES (BELGIO) - Per l'economia italiana il 2008 si chiuderà male e il 2009 potrebbe andare anche peggio.

Il presidente della Commissione europea Manuel Barroso (Infophoto)

Il presidente della Commissione europea Manuel Barroso (Infophoto)

Questo in sintesi il giudizio della Commissione europea, che nelle sue "Previsioni d'autunno" (in parte già anticipate domenica) diffuse oggi prevede per il nostro Paese "un'ulteriore perdita di competitività".

RECESSIONE - Nella seconda metà del 2008 l'Italia "è entrata in una recessione tecnica" che le farà chiudere l'anno con una crescita zero. La stagnazione durerà anche nel 2009, mentre una leggera ripresa è prevista nel 2010 con un Pil allo 0,6%" spiega la Commissione Ue. "Nonostante il livello di indebitamento relativamente basso del settore privato in Italia, esistono rischi di un impatto significativo della crisi finanziaria sull'economia reale": sostiene ancora la Commissione Ue, per la quale "il maggior rischio è legato alla fiducia dei consumatori" che dovrebbe rimanere "a livelli molto bassi o ancora peggiori", con i consumi privati "più contenuti del previsto".

DIFFICOLTA' PER L'ITALIA - "L'accentuato rallentamento dell'economia italiana - spiega la Commissione Ue - risale già alla metà del 2007, ben prima dell'impatto della crisi dei mercati sull'economia europea". La crescita è tornata col segno meno nel secondo trimestre del 2008, e "per la seconda metà dell'anno più indicatori, in particolare quelli sulla produzione industriale e sulla fiducia delle imprese, mostrano come il Paese sia entrato in una recessione tecnica". I servizi del commissario Joaquin Almunia spiegano dunque che "è solo grazie al rimbalzo del primo trimestre 2008, dovuto in gran parte a un effetto statistico dopo il risultato fortemente negativo dell'ultimo trimestre 2007, che l'attività economica nel 2008 è attesa essere piatta. Questo implica anche un impulso negativo di crescita per il 2009". Per Bruxelles sul banco degli imputati ci sono soprattutto "gli sviluppi negativi sul fronte della domanda interna". "Sotto l'impatto dell'aumento dei prezzi, le famiglie hanno tagliato i loro consumì. Comunque - spiega la Commisione Ue - dal 2009 "un'inflazione più bassa e alcuni ulteriori incrementi salariali sosterranno i redditi a disposizione", e questo porterà ad una "leggera e graduale ripresa dei consumi privati nel 2009 e 2010".

DATI - Secondo le stime diffuse dall'Ue: l'inflazione italiana crescerà quest'anno del 3,6%. Nel 2009 è previsto un rallentamento al 2%, mentre nel 2010 Bruxelles stima un +2,1%.

Nel 2008 nell'Eurozona la sola Irlanda è in recessione (nella Ue Estonia -1,3%, Lettonia -0,8%) ed è dell'Italia la palma della peggiore prestazione: crescita piatta. La Germania cresce dell'1,7%, la Francia dello 0,9%, la Spagna dell'1,3%. Il Regno Unito cresce dello 0,9%. La Commissione Ue taglia di conseguenza drasticamente le stime sul Pil di Eurolandia che - secondo le nuove previsioni - nel 2009 si attesterà allo 0,1%, "vicino alla stagnazione", contro la precedente previsione dell'1,5%. Nel 2010 è prevista una leggera ripresa allo 0,9%. L'Ue-27 crescerà dello 0,2% nel 2009 e dell'1,1% nel 2011.

DISOCCUPAZIONE - Il tasso di disoccupazione nell'Eurozona è destinato a salire di oltre l'1% nel 2010 prevede ancora la Commissione Europa. A causa della recessione - sostiene l'organismo - il tasso di disoccupazione salirà dal 7,6% di quest'anno all'8,4% nel 2009, per poi arrivare all'8,7% nel 2010.

ALMUNIA - "Abbiamo bisogno di un'azione coordinata a livello europeo per sostenere l'economia in modo simile a ciò che abbiamo fatto per il settore finanziario". è questo il commento del Commissario Ue agli Affari economici Joaquin Almunia alle previsioni d'autunno della commissione europea. Per il Commissario europeo per gli Affari economici il differenziale tra gli spread dei titoli degli Stati membri della zona euro "è motivo di grande preoccupazione" e "necessita di un’azione adeguata". Il Commissario ha però aggiunto: "Non penso mai all’Emu (Unione monetaria Europea, ndr) in termini di divisione".

03 novembre 2008

 

 

 

 

2008-10-30

 

2008-10-26

2008-10-25

Veltroni scalda la piazza del Pd

"L'Italia è migliore di chi la governa"

Affondi su tasse, scuola e banche. Stoccata a Berlusconi: "È inadeguato per gestire la crisi e inganna gli italiani"

(Ansa)

ROMA - Veltroni è salito sul palco alle cinque in punto ed è sceso poco meno di un'ora dopo: "Grazie a tutti. E' uno spettacolo meraviglioso per la democrazia". Il giorno della manifestazione del Pd è arrivato. "Me l'aspettavo così" aveva detto prima Walter Veltroni, al suo arrivo in piazzale dei Partigiani da dove è partito uno dei due cortei della manifestazione del Pd. "Siamo una grande speranza per il paese. L'Italia è un paese migliore della destra che lo sta governando: è una grande democrazia, che non dimentica chi ha dato la vita per l'Italia". Qui il ricordo a Vittoria Foa, salutato da un grande applauso della folla. E poi una stoccata a Berlusconi: "Lei ha risposto con fastidio quando le è stato chiesto se si ritiene antifascista. Altri capi di stato non avrebbero fatto così".

GUERRA DI CIFRE SUI PARTECIPANTI - Come sempre, dopo la manifestazione, è iniziata la solita sfida a distanza sul numero dei partecipanti. Achille Passoni, responsabile organizzativo della manifestazione "Salva L'Italia" ha detto che le persone al Circo Massimo erano oltre 2 milioni e mezzo. La questura di Roma ha invece indicato in circa 200mila i partecipanti. Di questi, viene precisato, circa 45.000 sono giunti a Roma con i pullman e 17mila con il treno.

 

 

LA NOSTRA MISSIONE- "La democrazia italiana senza di noi diventerebbe più debole. Ma per il presidente del Consiglio è un fattore di disturbo, così come lo sono i giudici, i sindacati, la corte costituzionale e tutti coloro che ne discutono le scelte. Noi oggi interpretiamo la nostra missione, così come l'avevamo indicata del Lingotto, quella di un grande partito riformista che fa opposizione di popolo. Siamo per una democrazia che decida, decida velocemente ma non con pericolose concentrazioni di potere. Avremo solo una stella polare: gli interessi del paese, che vogliamo unire. La democrazia signor presidente del Consiglio, non è il Cda di un'azienda".

GOVERNO INADEGUATO - Veltroni ha quindi attaccato il modello di "dire e smentire" di Berlusconi: "Una comunicazione basata sulla menzogna. E' una governo inadeguato a fronteggiare la crisi che stiamo vivendo ma il Pd a differenza di chi ci ha preceduto nel ruolo di opposizione, non grida al regime". E non lo è perché non ha nel cuore l'Italia che lavora e che soffre. Bada ai potenti e ai loro interessi. In Italia crescono gli squilibri tra chi ha tanto e chi ha poco. Lo dice Bankitalia e lo sanno le famiglie italiane. C'è un'emergenza povertà nel nostro paese". Il governo non sta facendo nulla per difendere le piccole e medie imprese e i redditi bassi da questa crisi. Questa è la vera emergenza del nostro paese. Le banche devono uscire da questa crisi ma devono restare indipendenti". E poi il capitolo tasse, già battuto altre volte: "Stanno aumentando. Con questo governo che aveva promesso di abbassarle. Noi chiediamo di ridurre, a partire dalla prossima tredicesima, il peso delle tasse sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. Proponiamo di destinare a questa misura sei miliardi di euro, in un insieme di interventi che valgono lo 0,5% del Pil. Poi Veltroni ha riservato un omaggio a Romano Prodi: "Un uomo che pensava al paese e non a se stesso".

SCUOLA, IL GOVERNO RITIRI IL DECRETO - "Il governo ritiri o sospenda il decreto attualmente in discussione in Parlamento, modifichi con la Legge Finanziaria le scelte di bilancio fatte col decreto e avvii subito un confronto con tutti i soggetti interessati, giovani studenti, famiglie, docenti. Fissando un tempo al termine del quale è legittimo che le decisioni siano prese" - ha detto il segretario del Partito democratico Walter Veltroni durante il suo intervento nel corso di "Salva l'Italia", la manifestazione organizzata dal Pd al Circo Massimo. "È il tempo di dirsi chiaramente una cosa, anche auto criticamente - ha aggiunto - nella scuola e nell'Università italiana forse si spende male, ma certo si spende poco. È il cuore del futuro del Paese, e per questo voglio prendere un impegno: quando governeremo l'Italia, noi dovremo fare quello che in questi giorni ha detto il Presidente francese. E cioè un grande sforzo per l'istruzione, per la formazione dei giovani. Sarkozy ha annunciato che all'Università sarà progressivamente destinato il 50 per cento in più di risorse. È una assoluta priorità, che non si può non vedere e che non ha colore politico. Quando noi governeremo, faremo altrettanto. Se le cose cambiano, va cambiato anche il modo di guardarle. Alla parola "costi" si deve sostituire la parola "investire"". E infine, sempre sulla scuola: "fa rabbrividire la mozione della Lega sulle classi differenziate per i bambini stranieri".

INNO DI MAMELI - L'Inno di Mameli, partito subito dopo la fine del discorso di Veltroni, ha chiuso la manifestazione del Pd al Circo Massimo. L'inno italiano è stato intonato dalle centinaia di migliaia di cittadini presenti.

I BIG DEL PD - Quasi tutti i big del Pd (di oggi l'affondo di Cacciari: "Della manifestazione non mi frega niente") si sono raccolti a Roma accanto al leader del Pd. "La manifestazione dimostra che la luna di miele, l'idillio di Berlusconi con il Paese è finito" ha detto Massimo D'Alema conversando con i giornalisti. Piero Fassino ha parlato di una "grandissima e straordinaria partecipazione di popolo, una manifestazione forte, serena e responsabile".

25 ottobre 2008

 

Il segretario del Pd Walter Veltroni parla davanti alla folla del Circo Massimo

"Siamo una forza riformista e antifascista. Le tasse non sono scese"

"La destra non sa governare

Un'altra Italia è possibile"

Attacca il Premier: "Il Paese è migliore di chi lo governa"

E chiede di investire 6 miliardi per tagliare le tasse sulle tredicesime

di MATTEO TONELLI

"La destra non sa governare Un'altra Italia è possibile"

Walter Veltroni

ROMA - Lo aspetta una piazza stracolma. Più di 2 milioni e mezzo dicono gli organizzatori. Di sicuro sono moltissimi. A loro Walter Veltroni si rivolge con un discorso di settanta minuti. Bacchettando il centrodestra, attaccando Silvio Berlusconi, dipingendo il profilo di quella che Veltroni definisce "la più grande forza riformista del Paese". Il Pd, appunto. Che oggi, dopo la sconfitta elettorale, le polemiche interne, le difficoltà con Di Pietro, prova a ripartire. Veltroni legge un discorso di 23 cartelle, che si apre con la fiera rivendicazione delle radici antifasciste: "L'Italia, signor presidente del Consiglio, è un Paese antifascista ed è migliore della destra che lo governa oggi''.

L'affondo contro il Cavaliere è frontale. Tocca le tasse che "nonostante le promesse elettorali non sono scese", la riforma della scuola "che non si può fare contro studenti e professori", l'immigrazione "perché l'italia non sarà mai un paese razzista", l'economia con l'idea del patto tra i produttori. Ed ancora la pubblica amministrazione che "va riformata senza criminalizzarne i dipendenti" e la valanga di solidarietà per Roberto Saviano, lo scrittore minacciato di morte dalla camorra.

Ma Veltroni va oltre. Dipinge una diversità quasi antropologica con la destra, "che ha fatto un deserto di valori e l'ha chiamato sicurezza, che vuole un pensiero unico e lo chiama gradimento, che calpestano i diritti e lo chiamano decisione. La destra ha creato la cultura del vuoto. Non le interessa la scuola perché per loro la scuola è la televisione. Quel vuoto ci spaventa. Per voi è indifferente perché vi è congeniale. Lo avete alimentato con la vostra cultura dell'individualismo e dell'egoismo per il fastidio per ogni regola morale, con l'idea che vale solo il successo facile".

Snocciola, il segretario del Pd, "le tossine" della destra. Un tempo liberista e adesso pronta a invocare l'intervento statale. Una destra "inadeguata" a fronteggiare la crisi, "perché si occupa solo di rassicurare i potenti". Ed ancora una nuova stoccata al premier: "La democrazia non è un consiglio d'amministrazione".

Poi tocca alla scuola. Veltroni attacca la riforma Gelmini contro la quale è in atto una mobilitazione di studenti e professori. E lancia una proposta: "Il governo ritiri o sospenda il decreto attualmente in discussione in Parlamento, modifichi con la Legge Finanziaria le scelte di bilancio fatte col decreto e avvii subito un confronto con tutti i soggetti interessati, giovani studenti, famiglie, docenti" . Tanti gli applausi a testimonianza di quanta linfa abbia portato la protesta alla manifestazione. E infine, sempre per rimanere in tema: "Fa rabbrividire la mozione della Lega sulle classi differenziate per i bambini stranieri".

Arriva il momento delle proposte. Iniziandoo con la riduzione, a partire dalla prossima tredicesima, del peso delle tasse sui lavoratori dipendenti e sui pensionati, "destinando a questa misura 6 miliardi di euro, in un insieme di interventi che valgono lo 0,5% del Pil". Un intervento "rilevante ma sostenibile", tanto più dopo le decisioni sui parametri europei, per una finanza pubblica "risanata dall'azione di un uomo che quando governava pensava al Paese, e non a se stesso: Romano Prodi". Secondo il Pd, la spesa pubblica va ridotta. Ma "spendendo meglio, non spendendo meno e basta, senza preoccuparsi di cosa ne sarà delle scuole, degli ospedali, della sicurezza dei cittadini". Il punto è che nell'azione del centrodestra "non c'è traccia della lotta all'evasione fiscale. Il governo sta riproponendo la vecchia ricetta: aliquote alte, pochi controlli, evada chi può. Complimenti, è la strada maestra per andare tutti a fondo".

Ma c'è spazio anche per parlare dell'anima del Pd. Della "più grande forza riformista della storia d'Italia ed è da qui che dobbiamo ripartire per consolidare la nostra forza". Davanti alle critiche di chi parla di un'opposizione troppo morbida, Veltroni oppone l'identità dei democratici, "un partito libero che non teme di apparire moderato ad alcuni ed estremista per altri perché siamo niente più che il riformismo italiano. Noi da questa piazza non insultiamo Nessuno e non gridiamo al regime. La nostra sfida è chiara, ed è la stessa che lanciammo al Lingotto".

Nubi nere coprono il cielo. Veltroni si avvia a chiudere il discorso. E lo fa lanciando, tra gli applausi del Circo Massimo, un messaggio di speranza che è allo stesso tempo un traguardo: "Un'altra Italia è possibile, noi vogliamo far arrivare agli italiani un messaggio di fiducia. Le cose possono cambiare. Le cose cambieranno. Non c'è rassegnazione, non c'è paura, non c'è buio dopo il quale non venga la luce". Finisce così. Con la piazza che canta l'inno di Mameli.

(25 ottobre 2008)

 

 

Pd in piazza, Berlusconi all'attacco

È guerra dei numeri sul corteo

Il premier da Pechino: "Da sinistra solo menzogne". Il Pdl: "Circo Massimo è stato un flop, altro che 2 milioni"

Silvio Berlusconi (Emblema)

Silvio Berlusconi (Emblema)

PECHINO - "Un'opposizione che vuole fare qualcosa per il Paese avrebbe dovuto unirsi a noi, votare provvedimenti per l'utilità comune. Ma questo non è possibile". Silvio Berlusconi duro sulla manifestazione del Pd. Poco prima di lasciare Pechino e a circa mezz'ora dall'inizio dei cortei dell'opposizione nella Capitale, il premier ha attaccato la manifestazione organizzata da Walter Veltroni, sostenendo che la sinistra che va in piazza non è democratica ("dovrà passare una generazione prima di avere una sinistra democratica da noi") e che cerca con la manifestazione di "celare le divisioni" che la agitano al suo interno.

"SONO CONTENTO CHE NON PIOVA" - "Si illustrano da soli, scendono in piazza ora che dovremmo essere uniti - ha detto il premier -. Io invidio i socialdemocratici di altri paesi, mentre i nostri questi sono e con questi dobbiamo fare i conti". Berlusconi ha spiegato di non essere essere preoccupato dalla piazza Pd. "Sono contento che non piova, così non possono dire "piove, governo ladro" - ha scherzato il premier -. I leader della sinistra hanno garantito che sarà una manifestazione serena, diamogli credito. Ma non ci sarà nessun cambiamento nell'azione di governo e della maggioranza perché questa è una manifestazione per uso interno alla sinistra. Interna corporis, per le loro divisioni e per marciare contro il governo".

SCUOLA - Dalla Cina il premier ha ribadito a più riprese che la manifestazione del Pd è stata organizzata per nascondere le divisioni interne alla sinistra, e che "all’ultimo minuto si sono aggrappati" alle proteste sulla scuola. Al contrario, la manifestazione del centrodestra del 2006 fu decisa perché, dice il presidente del Consiglio, "eravamo disperati" visto che nessuno ci ascoltava. Prima di ripartire per l’Italia, il premier è tornato anche sui titoli della stampa degli ultimi giorni. "Quando i giornali più importanti titolano "Berlusconi torna indietro" questo è indegno dell’informazione" ha spiegato il premier, che ha poi aggiunto: "Io ho detto che lo Stato deve garantire i diritti dei cittadini, passare da qui e restringere il mio ragionamento nel titolo "Polizia nelle scuole" è indegno". "Hanno raccontato a Annozero delle falsità storiche" sulla scuola, ha aggiunto il premier. Per Berlusconi "lo stanno dimostrando anche i ragazzi dell’università: noi sull’università non abbiamo ancora detto niente, la Gelmini ha denunciato solo il fatto che ci sono 5.500 corsi di laurea, qualcuno con un solo studente, e vi lascio immaginare i rapporti di parentela o di affinità che esistono coi professori incaricati. Non abbiamo detto niente e sono già qui a dimostrare, il che dimostra l’assoluta strumentalità".

CICCHITTO, CIRCO MASSIMO PUÒ CONTENERE 300 MILA - Intanto è già guerra delle cifre sul Pd Day al Circo Massimo. Per la Questura i manifestanti sono molti di meno di quelli annunciati dagli organizzatori. Non due milioni e mezzo ma appena 200mila. Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, afferma: "Non il sottoscritto, ma il "Sole 24 ore" di sabato afferma, cifre alla mano, che il Circo Massimo può contenere circa 300mila persone: per il principio dell'impenetrabilità dei corpi, 2 milioni e mezzo di persone sono un sogno". Comunque, conclude Cicchitto, "quello che è in discussione non è la capacità della sinistra di organizzare manifestazioni, ma la sua capacità di governare, che è vicina allo zero. La conferma di questa valutazione è data dal discorso di Veltroni: un'ora di retorica e demagogia, senza alcuna novità, originalità e proposte praticabili; dall'altro lato l'eterogeneità della piazza, nella quale c'era tutto ed il contrario di tutto, da Marini a Di Pietro. Capiamo che D'Alema deve fare vedere che si è ristabilita una luna di miele tra lui e Veltroni, ma per farlo ha commesso un eccesso di zelo". Rincara la dose Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl. "Le immagini riprese dall'alto certificano il fallimento della manifestazione della sinistra. In effetti non erano nemmeno trecentomila. Spiace e preoccupa per il bipolarismo il fatto che l'altro polo, il Pd, sia ridotto in queste condizioni". "Dopo mesi di preparazione e spese ingenti - dice Gasparri - un vero flop. Veltroni si dimetterà?".

25 ottobre 2008

 

 

 

2008-10-22

l 15 novembre a Washington il vertice finanziario G20

Borse, Wall Street trascina giù l'Europa

Bruciati circa 270 miliardi di euro

Il Dow Jones ha perso oltre 5 punti. Male anche Milano, Parigi e Londra. Madrid sotto di 8 punti. Tonfo di Tokyo

Borse ancora in flessione (Eidon)

Borse ancora in flessione (Eidon)

TOKYO - Crollano di nuovo le Borse in tutto il mondo mentre viene annunciato per il 15 novembre a Washington un vertice finanziario dei venti Paesi più industrializzati. In una nuova seduta di forti vendite sui mercati globali, le Borse europee hanno perso circa 270 miliardi di euro. È il dato che emerge calcolando la minor capitalizzazione dell'indice Dj Stoxx dei 600 maggiori titoli del Vecchio Continente, sceso del 5,13%. Wall Street ha contribuito con un'apertura in forte ribasso. Alla chiusura degli scambi di Borsa a New York l'indice Dow Jones faceva registrare un calo del 5,49%. Leggermente meglio in Nasdaq -4,68.

EUROPA - L'indice paneuropeo FtsEurofirst 300 chiude in perdita del 5,5%. A Francoforte il Dax finisce a -4,58%, a Londra il Ftse-100 perde il 4,46%, a Parigi il Cac 40 lascia sul terreno il 4,7%, lo Swiss Market cede il 4,08%. Madrid la peggiore, con un -8,16%.

PIAZZA AFFARI - La Borsa di Milano ha chiuso sui minimi di giornata una seduta negativa sin dalle prime fasi, con gli indici che hanno ampliato le perdite dopo l'apertura di Wall Street, quest'ultima penalizzata dai crescenti timori di recessione e dalla relativa incertezza sulle prospettive per gli utili societari. Il Mibtel finale, in linea con l'andamento dei principali mercati europei, ha accusato una flessione del 3,47%, mentre l'S&P/Mib e l'All Stars sono arretrati rispettivamente del 3,57 e dell'1,65%. Negativi i principali energetici e i telefonici, flop di Finmeccanica e Italcementi, si sono salvati Parmalat e Mediaset. In luce il titolo Juventus FC all'indomani dell'importante vittoria in Champions contro il Real. In calo i finanziari e i bancari, nonostante il no compatto dei banchieri, dall'Esecutivo odierno dell'Abi, alla necessità di ricapitalizzazione per alcuni istituti ventilata dal premier Silvio Berlusconi.

EURO IN CALO - In forte ribasso l'euro in attesa di nuovi tagli dei tassi della Bce. La moneta unica a metà seduta ha quotato 1,2852 dollari (1,3180 martedì) dopo essere scesa fino a 1,2735, il livello più basso dal 7 novembre 2006. Nei confronti dello yen l'euro ha toccato i minimi da quattro anni, a quota 126,66. In forte calo anche la sterlina, scivolata ai minimi da cinque anni dopo i commenti del governatore della Banca d'Inghilterra, Mervyn King, secondo cui la Gran Bretagna si avvia verso la recessione.

PETROLIO - Continua la discesa del greggio che torna sotto i 70 dollari sul timore degli operatori che i dati sulle scorte energetiche del governo degli Stati Uniti mostrino un ulteriore incremento negli stock. A New York i futures con scadenza a dicembre vengono scambiati a 67,14 dollari al barile, in ribasso di 5,04 dollari rispetto alla chiusura di martedì. Si tratta del minimo dal giugno 2007. Rispetto a un anno fa il calo è del 21%.

EURIBOR - Scendono anche i tassi interbancari denominati in euro: l'Euribor sulla scadenza tre mesi è sceso dal 4,97% al 4,94%, secondo i dati della European Banking Federation. L'Euribor a un mese è sceso dal 4,65% al 4,61%, mentre quello a una settimana è rimasto fermo al 3,93%.

VERTICE G20 - Si terrà il 15 novembre a Washington il vertice straordinario sulla crisi finanziaria a livello di capi di Stato e di governo dei venti Paesi più industrializzati. Lo ha annunciato la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino. Per il segretario al Tesoro americano Henry Paulson la crisi finanziaria negli Stati Uniti durerà ancora per un certo numero di mesi, ma poi l'economia si riprenderà. La ripresa avverrà perché l'amministrazione, in collaborazione con la Banca centrale Usa, prenderà le misure necessarie per rafforzare il sistema finanziario.

22 ottobre 2008

 

 

sopra la media europea anche la spesa pubblica

Eurostat: debito record per l'Italia

Nel 2007 ha fatto segnare il 104,1% il più alto dell'Ue. Rapporto deficit/pil all'1,6%

ROMA - L'Italia alla fine del 2007 ha registrato un rapporto deficit-pil dell'1,6%, mentre il debito pubblico è stato pari al 104,1%. Lo rileva Eurostat, nella sua seconda notifica. Nella zona dell'euro il rapporto medio deficit-pil è stato dello 0,6%, mentre nell'Unione europea dello 0,9%. Il debito pubblico medio invece sempre alla fine del 2007 è stato del 66,3% nella zona euro e nell'Unione europea del 58,7%.

I DATI - Con un debito pari al 104,1% l'Italia è ancora al primo posto nell'Ue e resta il solo Paese con un valore che supera il 100%, anche se in calo rispetto al 106,9% del 2006 e al 105,9% del 2005. Ai livelli più bassi, l'Estonia che non supera il 3,5%. Italia sopra la media anche per il deficit, sebbene il dato sia in calo dal 4,3% del 2005 al 3,4% del 2006 all'1,6% del 2007. Per l'Italia, Eurostat precisa che il leggero aumento del deficit dal 2004 al 2006 e la riduzione del 2007 sono dovuti alla riclassificazione del Gruppo Equitalia nel settore delle amministrazioni pubbliche e ad aggiustamenti per gli interessi ed il consolidamento dei flussi tra sottosettori. Lo stesso vale per l'aumento del debito nel 2006.

Quanto alla spesa pubblica, l'Istituto rileva per i 15 paesi dell'eurozona un livello del 46,1% del pil (dopo il 46,7% del 2006), per l'Italia 48,2% (dopo il 48,8% del 2006). Per l'Ue a 27 stati membri il dato è del 45,8% (dopo il 44,9%)

 

22 ottobre 2008

 

 

 

 

2008-10-18

A PROPOSITO DI AIUTI DI STATO

Il passo indietro

di Francesco Giavazzi

Il presidente del Consiglio ha detto che il tempo dei divieti europei agli aiuti di Stato è finito: non solo disponibilità a ricapitalizzare le banche con denaro pubblico, ma oggi anche aiuti all'industria automobilistica e domani chissà. Mi pare una scelta suicida. Se in Europa si aprisse la gara a chi aiuta di più le proprie imprese noi potremmo solo perdere: infatti il livello del nostro debito pubblico ci lega le mani e non ci consentirebbe di aiutare le nostre aziende tanto quanto potrebbero fare ad esempio Germania e Spagna.

Non c'entrano le regole di Maastricht: sarebbero i mercati a non consentirci di farlo. Già oggi il differenziale tra il rendimento dei titoli pubblici italiani e tedeschi ha raggiunto 3/4 di uno per cento.

Diversamente da ciò che dice Berlusconi il nostro interesse oggi è chiedere un rafforzamento, non la sospensione (per quanto giustificata dalle circostanze eccezionali della crisi) delle regole europee contro gli aiuti di Stato. Solo così potremo difendere le aziende italiane dalla concorrenza europea in una gara alla quale parteciperemmo con un fortissimo handicap.

Altrettanto miope è la proposta di far qualcosa per limitare gli afflussi di capitale "straniero", se non esplicitamente invitato, verso banche e aziende italiane. Tanto più capitale arriva dall'estero, tanto meno c'è bisogno di capitale pubblico italiano, tanto meno probabile è che ci troviamo con le mani legate nella perversa gara europea a chi aiuta di più le proprie aziende.

A questo proposito è stata particolarmente intempestiva la proposta del presidente della Consob (fatta propria da Berlusconi) di modificare la legge sull'Opa per rendere più difficile scalare le nostre aziende. Oltre agli argomenti illustrati da Sandro Brusco e Fausto Panunzi su lavoce.info,

c'è il fatto che aziende non scalabili diventano scarsamente attraenti e tengono lontani gli investitori esteri (oltre a deprimere ancor più la Borsa).

A chi teme l'acquisto di aziende italiane da parte di stranieri consiglio di studiare la storia del Nuovo Pignone. Quando apparteneva all'Eni era una buona azienda locale; l'acquisizione da parte della General Electric l'ha trasformata in un polo di eccellenza globale e ha aumentato non ridotto le attività dell'azienda in Toscana.

Una delle rare modernizzazioni avvenute in Italia dal dopoguerra ad oggi è aver reso l'economia autonoma dalla politica. Per 40 anni, fino all'inizio degli anni Novanta, tre quarti della grande industria e tutte le maggiori banche erano di proprietà dello Stato o comunque controllate dalla politica. Memorabili le lunghe notti delle nomine pubbliche: più duravano peggiore era la qualità dei capi-azienda nominati. Penso che nessuno le rimpianga.

Oggi abbiamo la fortuna che la ricapitalizzazione delle nostre banche, diversamente da quelle di altri Paesi, non ha bisogno di denaro pubblico. Non usiamo la scusa della crisi per fare un passo indietro rispetto ad una svolta che abbiamo impiegato 40 anni per realizzare.

18 ottobre 2008

2008-10-17

Il petrolio torna sopra i 70 dollari. Tokyo a +2,78%

Le Borse europee acquistano fiducia

Milano al +4,16%, Wall Street in calo

Gran finale anche a Parigi, Londra e Francoforte. Zurigo oltre il 6%. A New York parte in calo una seduta altalenante

(Reuters)

(Reuters)

MILANO - Gran finale per le Borse europee, dopo una giornata prudente sulla scia dell'apertura in negativo di Wall Street che recupera per poi riperdere terreno e tornare a salire nel corso di una seduta particolarmente altalenante. Milano chiude con il Mibtel a +4,16%, l'S&P/Mib a +4,49% e l'All Stars a +1,77%. Finale di seduta all'insegna dell'ottimismo generalizzato in Europa, con Londra che chiude al 5,22%, seguita da Zurigo al 6,66%, Parigi (+4,68%), Madrid (+3,47%), Francoforte (+3,43%) e Amsterdam (+1,70%). Fa eccezione Praga, dove l’indice Px è crollato perdendo il 10,20% e chiudendo a 842,8 punti, il peggior risultato degli ultimi quattro anni, a causa della caduta dei titoli bancari e minerari. Komercni banka è stata sospesa per eccesso di ribasso dopo aver ceduto il 20%. Va male anche la Borsa di Atene, che segna in chiusura un -6,11%, terzo forte calo consecutivo.

VOLANO GLI ENERGETICI - Piazza Affari segna dunque un forte rialzo in chiusura di settimana, in linea con le altre Borse europee e nonostante l’andamento incerto di Wall Street. A spingere i rialzi i forti acquisti sui alcuni titoli finanziari, sulle costruzioni e sugli energetici, che hanno rimbalzato dopo le forti perdite registrate dei giorni scorsi. Brillano le performance di tutti gli energetici, a partire da Eni (+14,5%), Terna (+9,9%) e Tenaris (+7,3%). Contrastati i finanziari: benissimo Unicredit (+7,64%) che ha beneficiato dell’aumento della quota dei fondi libici nel capitale della banca, Intesa (+5,2%) e Unipol (+3,7%). In forte calo Mps (-3,2%), Ubi Banca (-2,5%), Mediolanum (-2,2%) e Fonsai (-1,4%). Molto bene le costruzioni con Italcementi (+7,8%) e Impregilo (+2%), mentre chiude in lieve ribasso Buzzi (-0,3%). Molto ben acquistata Telecom (+5,8%), che non è riuscita però a riagguantare quota 90 centesimi, fermandosi a 0,88. In buon rialzo Bulgari (+4,7%), Stm (+4,5%) e Mediaset (+3,8%). Nel settore petrolifero Erg vola a +9,3% e Saras a +6,8%. Forti rialzi anche per Tod’s (+7,6%) e Acea (+6,9%). Chiudono in rosso Banca Carige (-7,3%) e Ifi privilegiate (-6,5%).

WALL STREET - La Borsa di New York, dopo la buona chiusura di giovedì (+4,68%), ha aperto in negativo, con l'indice Dow Jones al -0,58% e il Nasdaq al -2,2% ma la seduta è stata molto volatile e incerta. Per diverse ore entrambi gli indici sono stati in territorio positivo, sopra l'1%, ma a mezz'ora dalla chiusura il Dow Jones è tornato a scendere sotto lo zero e ha concluso la giornata di contrattazioni in ribasso. Alla fine della seduta, Wall Street ha chiuso in ribasso con l'indice Dow Jones in perdita dell'1,41% a 8.852,22 punti. Perde anche il Nasdaq, -0,37% a 1711,29 punti, e lo Standard and Poor 500, -0,62% a 940,56 punti.

TOKYO - Rimbalzi contenuti nelle Borse asiatiche. A Tokyo l'indice Nikkei è cresciuto del 2,78% dopo che il giorno prima era crollato di oltre 11 punti, il peggior singolo ribasso da 21 anni. Il Giappone valuta l'ipotesi di iniezioni di capitali pubblici nelle banche per proteggere gli istituti dalle turbolenze finanziarie in atto su scala globale.

PETROLIO - Chiusura in netto rialzo (+3,3%) per il petrolio a New York, che viaggia a 72,15 dollari guadagnando oltre due dollari. A spingere i contratti futures sono le attese crescenti per un possibile taglio della produzione di greggio da parte dell'Opec: il cartello dei Paesi produttori, che commercia circa il 40% del petrolio consumato globalmente, è preoccupato per il calo dei prezzi, dimezzati rispetto al record di 147,27 raggiunto a luglio.

EURIBOR - Continuano a scendere i tassi interbancari e ne risentono positivamente le rate dei mutui a tasso variabile. Le ultime mosse della Banca centrale europea che, dopo aver tagliato il costo del denaro al 3,75%, ha annunciato nuove misure per garantire maggiore liquidità ai mercati, hanno colto nel segno: è la prima volta da gennaio che si registra un calo così consistente dei tassi. L'Euribor a tre mesi, uno dei parametri su cui le banche indicizzano i mutui, è sceso al 5,045% dal 5,09%. L'equivalente a una settimana è passato dal 4,052 al 4,015%, mentre quello a sei mesi che la scorsa settimana aveva toccato i massimi da 14 anni è calato dal 5,163 al 5,117%.

17 ottobre 2008

 

Il governatore della Banca d'Italia alla Bocconi

Draghi: "Crisi drammatica.

Per fortuna c'è l'euro"

"E' il momento peggiore degli ultimi decenni. Rispetto al '29 ci sono i vantaggi che derivano dalla moneta unica"

Mario Draghi (Ansa)

Mario Draghi (Ansa)

MILANO - Secondo Mario Draghi "stiamo affrontando la più drammatica crisi degli ultimi decenni". Ma, rispetto a quella degli anni '30, ci sono "alcuni vantaggi tangibili" che derivano dalla moneta unica. Il governatore della Banca d'Italia la ha detto nel suo intervento "Financial stability and growth: the role of the euro" alla Bocconi, in occasione del decennale dell'euro. La moneta unica, ha spiegato Draghi, "è stata una essenziale elemento di stabilitá. I vantaggi tuttavia non si limitano al suo ruolo: l'euro è stato anche un catalizzatore di cambiamenti fondamentali e positivi nell'economia reale alcuni dei quali sono giá molto visibili".

I BENEFICI DELLA MONETA UNICA - "Rimane molto da fare -sottolinea Draghi- per cogliere i benefici della moneta unica e dal mio punto di vista ciò che rimane da fare va nella direzione di una maggiore, piuttosto che minore, integrazione delle nostre economie". Vi sono misure che, spiega il governatore, "possono essere prese per raggiungere questo obiettivo in molte aree e, per prima cosa, nel settore della regolamentazione".

RISCHIO DI SPIRALE VIZIOSA - In questo momento il "rischio maggiore" per l'economia globale è rappresentato dalla possibilità che "l'irrigidimento delle condizioni del credito e la fase congiunturale negativa si rafforzino a vicenda in una spirale viziosa". E' l'allarme del Governatore della Banca d'Italia, in occasione del decennale dell'euro. "A questo proposito - aggiunge Draghi - ripristinare il normale funzionamento dei mercati interbancari a livello globale e nell'area dell'euro è la precondizione per assicurare un flusso di credito stabile a famiglie e imprese, minimizzando l'impatto reale della crisi finanziaria".

NON ESCLUSE NUOVE MISURE - Da governi e banche centrali potrebbero arrivare presto nuove misure più decise per contrastare la crisi dei mercati finanziari ha anche aggiunto Draghi. "Non possiamo escludere - ha spiegato - che nel futuro prossimo siano necessari passi ulteriori, e perfino più audaci, per restaurare rapidamente la fiducia, comprese azioni per rafforzare i mercati interbancari".

NUOVE REGOLE - Secondo Drgahi "una parte essenziale della cura per uscire dall'emergenza" finanziaria che stiamo attraversando è rappresentata da progressi "decisivi e tangibili" nella "riscrittura delle regole che governano il sistema finanziario globale, in una prospettiva più strutturale e di medio termine". In particolare, secondo il governatore, bisogna "concentrare i nostri sforzi per superare velocemente le differenze attualmente esistenti nelle procedure di vigilanza a livello nazionale, lavorare per un set di regole più armonizzato, fare ulteriori progressi nella cooperazione e nello scambio di informazioni tra le Autorità".

17 ottobre 2008

 

 

2008-10-16

TOKYO crolla: -11,41%, la flessione piu' accentuata dal 1987

Borse europee ancora a picco

Piazza Affari chiude a -5,75%

Parigi perde il 5,92% , Francoforte il 4,91%, Londra il 5,35%. Bruciati 250 miliardi di euro. Wall Street in ripresa

(Lapresse)

MILANO - Azzerati i guadagni, le Borse europee ritornano sui livelli di venerdì. Piazza Affari chiude in netto calo (Mibtel -5,75%, S&P Mib -6,78%), sul livello dei minimi toccati dopo un avvio drammatico (-4,44% in apertura e oltre -5% dopo poco), in linea con le altre piazze europee dopo il crollo di Tokio e il forte calo di mercoledì a Wall Street.

LE ALTRE PIAZZE - In flessione anche le altre principali Borse europee. Parigi chiude a -5,92%, Londra a -5,35%, Francoforte -4,91%. Nella nuova seduta di crolli per le Borse europee vanno in fumo circa 250 miliardi di euro di capitalizzazione. È quanto emerge dalle perdite dell'indice Dj Stoxx dei 600 maggiori titoli del Vecchio Continente, sceso oggi del 4,96%. Era dall'ottobre del 1987 che le Borse europee non perdevano così tanto in soli due giorni.

I TITOLI - A spingere le vendite sono i rinnovati timori di recessione, che gli esperti prevedono di non breve durata, mentre il prezzo del greggio è sceso a 70 dollari al barile, la metà rispetto ai picchi di luglio, a causa delle aspettative di una forte contrazione dei consumi in Europa e Stati Uniti. Le vendite colpiscono pesantemente il settore bancario, con Intesa Sanpaolo e Unicredit sospese più volte per eccesso di ribasso; sospesa anche Finmeccanica. Nel comparto energetico si registrano le nette flessioni dei petroliferi.

UNICREDIT - Il titolo Unicredit si è poi ripreso nell'after market alla notizia che la banca centrale libica ha sottoscitto un aumento di capitale che porta le azioni in suo possesso al 4,23% del capitale. Unicredit ha espresso "soddisfazione per il significativo investimento che testimonia la fiducia nella redditività di Unicredit nel lungo termine e nelle strategie del gruppo e del suo managment". È quanto riferisce il gruppo di Piazza Cordusio in merito alla salita nel capitale degli investitori istituzionali libici. I fondi libici, già presenti in banca di Roma dal 1997, avevano in Unicredit una partecipazione dello 0,43% dopo la fusione con Capitalia. L'operazione sarebbe quindi stata realizzata in un'ottica amichevole.

WALL STREET - Il cattivo andamento delle Borse europee non si riflette su Wall Street. Eppure la Borsa di New York aveva aperto in rialzo con il Dow Jones che faceva segnare +0,20% e il Nasdaq +0,85%. Poi aveva cominciato a frenare dopo il crollo dell'indice Fed di Philadelphia, che segna va l'andamento dell'attività manifatturiera nella regione medio-atlantica (passato ad ottobre a -37,5 da +3,8 di settembre) arrivando a cedere il 4%. Un forte rimbalzo però ha contraddistinto le fasi finali delle contrattazioni. Il Dow Jones ha guadagnato il 4,68 per cento chiudendo a quota 8.979,26. Meglio ha fatto il Nasdaq cresciuto del 5,49% a 1.717,71 punti.

USA - Nel mese di settembre, la produzione industriale degli Stati Uniti è diminuita del 2,8%. Il calo, reso noto dalla Federal Reserve, è stato superiore a quanto atteso dal consensus, con gli analisti che avevano stimato un ribasso dello 0,8%. Il dato ha registrato il calo più sostenuto dal 1974.

SARKOZY - L'Ue "vuole" il summit mondiale per riscrivere le regole del sistema finanziario internazionale entro l'anno, "lo chiede e lo otterrà". Parola di Nicolas Sarkozy, presidente di turno dell'Ue, che nella conferenza stampa di chiusura del vertice ha sottolineato che "nessuno capirebbe" la scelta di aspettare che il nuovo presidente degli Usa si insedi e formi il suo governo. Sarebbe "troppo tardi e ciò sarebbe inaccettabile", ha scandito Sarkozy. "Se aspettiamo il nuovo presidente nel migliore dei casi arriviamo alla primavera prossima", ha indicato Sarkozy, spiegando che anche se le elezioni Usa si svolgono in novembre l'attuale presidente George W. Bush sarà ancora in carica e potrà partecipare il summit, che il presidente francese vuole si tenga entro novembre. In quella occasione "l'Ue si batterà per decisioni concrete e non solo principi", ha aggiunto Sarkozy, indicando di avere avuto mandato dai Ventisette a discutere di tutto questo, quando si recherà a Camp David questo sabato per incontrare Bush insieme al presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Durao Barroso.

GERMANIA TAGLIA STIMA DI CRESCITA - Intanto il governo federale tedesco ha tagliato le stime di crescita dellaGermania del 2009 dall’1,2% allo 0,2%. Lo ha annunciato il ministro dell’Economia Michael Glos nel corso di una conferenza stampa a Berlino. Per quest’anno l’esecutivo tedesco ha invece confermato la stima di crescita dell’1,7%. Nel 2007 il Pil tedesco era cresciuto del 2,5%.

CROLLO IN GIAPPONE - La Borsa di Tokyo è invece affondata e ha chiuso con l'indice Nikkei a -11,41%, investita dal pesante vento di vendite proveniente da Wall Street, dove gli investitori hanno avvertito l’odore della recessione prossima ventura. E' il peggior calo dal 1987. Tutte le piazze finanziarie orientali hanno messo a segno un nuovo scivolone, che ha riportato il clima teso della scorsa settimana. Il tutto aggravato dall'annuncio di Standard & Poor's, che potrebbe rivedere al ribasso la propria valutazione sulle banche coreane, che ha riacceso la spia rossa della crisi finanziaria. Risultato, Tokyo ha lasciato sul campo l'11,41%, Seul il 9,44% e Hong Kong il 4,8%.

IL PRIMO MINISTRO GIAPPONESE: "PIANO USA INSUFFICIENTE" - Il primo ministro giapponese Taro Aso ha commentato il crollo delle Borse mettendolo in relazione al piano Usa di salvataggio delle banche che è stato definito insufficiente. "Il crollo delle Borse continua - ha detto Aso perché il piano Usa è insufficiente".

16 ottobre 2008

 

E TREMONTI: rischi per impatto sulL'ECONOMIA REALE

Berlusconi: pronti ad aiuti di Stato

"Non c'è da scandalizzarsi: sosterremo le industrie automobilistiche in crisi"

Il premier Berlusconi al vertice Ue a Bruxelles (Ansa)

BRUXELLES (BELGIO) - Adesso in Europa "gli aiuti di Stato che fino a ieri erano peccato sono un imperativo categorico". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, in conferenza stampa al termine del Consiglio europeo a Bruxelles, commentando la strategia dei Paesi membri contro la crisi finanziaria. Da parte sua il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha aggiunto come ora gli aiuti "siano invocati", sottolineando inoltre che il Trattato di Roma dà ampio spazio alle politiche industriali, ma non è stato utilizzato a causa di una "svolta culturale" in favore del mercatismo. Con la crisi dei mutui, ha aggiunto Tremonti, "il mondo è cambiato" anzi "tutto è cambiato nel giro di poche ore". E anche giovedì è stata una giornata nera per le Borse europee che hanno azzerato i rimbalzi della settimana e sono tornati ai livelli del venerdì nero: Milano ha chiuso con un pesante -5,75%.

AIUTI ALLE AUTO - Per Berlusconi non c'è alcuna ragione poi per disprezzare gli aiuti di stato al settore auto. "Se gli Usa hanno investito così massicciamente nel settore dell'auto non c'è da scandalizzarsi anche da parte nostra, ove sia necessario, che gli Stati possano pensare di dare in qualche modo supporto alla loro industria automobilistica".

TREMONTI - "La crisi finanziaria è stata contenuta da misure Usa e Ue" ha spiegato il titolare dell'Economia. Per Tremonti, l’andamento negativo delle Borse "riflette le preoccupazioni per l’economia reale" e non quella per le istituzioni finanziarie. A margine del Consiglio Ue, il ministro ha quindi aggiunto: "Quel tipo di crisi devastante si può ragionevolmente dire sia stata contenuta. Resta sull’impatto sull’economia reale e sulla produzione industriale. E’ in atto in tutto il mondo ed è atteso in molti effetti. Noi crediamo che la crisi finanziaria sia stata gestita e contenuta in modo efficace in Europa".

"Introdurremo a dicembre la social card ed abbiamo già previsto che essa sia retroattiva per i due mesi precedenti e cioè ottobre e novembre. Poi sarà a regime. Abbiamo già iniziato a discutere anche per la tariffa sociale dell'Enel, una cosa già prevista dalla legge" ha detto ancora Tremonti spiegando uno dei provvedimenti varati dal governo che entreranno in vigore a dicembre. Il titolare di Via XX Settembre ci tiene a sottolineare che "la legislatura dura cinque anni e noi siamo al governo da cinque mesi avendo già fatto una serie di provvedimenti importanti come l'abolizione dell'Ici sulla prima casa, la modifica delle politiche bancarie, una finanziaria di stabilità ed inoltre abbiamo anche tolto il ticket".

16 ottobre 2008

 

 

leader DEL VECCCHIO CONTINENTE a BRUXELLES

Crisi, l'Ue rilancia la vigilanza europea

Nella bozza conclusiva del vertice aggiunto un passaggio sulla necessità di rafforzare la "supervisione" sui mercati

BRUXELLES - La presidenza francese dell'Ue - di fronte all'acuirsi della crisi finanziaria - prova a rilanciare la proposta di un sistema di vigilanza a livello europeo per banche e assicurazioni. Nell'ultima versione delle conclusioni del vertice dei leader dell'Ue - in corso a Bruxelles - è stato infatti aggiunto un passaggio in cui si sottolinea la necessità di un rafforzamento della supervisione sui mercati "in vista dello sviluppo di un sistema coordinato di vigilanza a livello europeo".

"REGOLE PER LA STABILITÀ"- Mentre le Borse europee hanno ripreso a perdere colpi, nella bozza approdata giovedì mattina sul tavolo dei 27 leader dell'Ue si ribadisce con forza come "la necessità di rafforzare la supervisione del settore finanziario europeo, particolarmente per i gruppi 'cross-border', in vista - si aggiunge rispetto all'ultima versione del testo finale - di sviluppare un sistema coordinato di supervisione a livello europeo". E "per iniziare il Consiglio europeo, prosegue il testo, invita le autorità nazionali di vigilanza a incontrarsi almeno una volta al mese, per scambiarsi informazioni". Inoltre, si chiede di accelerare "il lavoro per rafforzare le regole in grado di ripristinare la stabilità dei mercati". Nell'ultima versione delle conclusioni si auspica anche "la creazione di un sistema di allerta rapida (early warning) per generare fiducia nei risparmiatori e negli investitori in tutti i Paesi". Il confronto con i partner internazionali dovrebbe inoltre portare "a decisioni rapide sulla trasparenza, sulla definizione di standard globali di regolamentazione, sulla supervisione 'cross-border' e sulla gestione delle crisi".

16 ottobre 2008

 

Le previsioni fallite

di Giovanni Sartori

Sulla pericolosissima crisi economica in corso finora non ho fiatato. Aspettavo lumi dagli economisti. Speravo, tra l'altro, in un loro mea culpa.
Perché il fatto è che il grosso della loro disciplina non ha previsto la catastrofe in arrivo. Era impossibile prevederla? Balle. Non solo era prevedibilissima, ma il punto di principio è che una scienza economica che non sa prevedere è una scienza da poco, quasi da punto.
Science for what? Un sapere "pratico" che consiglia male e che prevede altrettanto male, produce guai o comunque ci lascia nei guai.
Molti economisti se la cavano scaricando la colpa sul liberismo "selvaggio " che ha predicato la
deregulation, l'abbattimento delle regole. A suo tempo — e cioè in tempo — scrivevo che se le regole sono malfatte, allora sono regole da eliminare; ma "sregolare" è solo un rimedio a breve, e un vuoto di regole non toglie che dobbiamo avere regole. Anzi, oggi, le regole ridiventano più necessarie che mai. Le banche non sorvegliate sono libere di fallire a danno dei loro depositanti. Il mercato finanziario è sempre più infestato da imbroglioni che vanno imbrigliati. L'alternativa non è tra intervenire o no, ma tra capacità di "buon intervento" o no.
Leggo che le crisi finanziarie sono intrinseche al capitalismo, che pensare di eliminare il rischio è una sciocchezza e che per ogni regola esiste un modo di aggirarla. Ma spero proprio che non sia così. Il mercato è un meccanismo che, per esistere e funzionare, deve essere protetto da leggi che vietano i monopoli e che puniscono i falsi garantendo la autenticità delle merci. Addio mercato se io posso impunemente spacciare per oro un qualsiasi metallo giallo. Così come vanno controllate le medicine e, oramai, persino la produzione industriale del cibo. Pertanto l'argomento "fatta la legge trovato l'inganno" è suicida. Né ritengo che i collassi "alla 29" siano fisiologici. Siccome il sistema di mercato è un automatismo che procede per auto-correzione, è normale che il suo andamento sia ciclico e che includa recessioni. Ma se un sistema di mercato che si auto-distrugge facendo collassare tutto il sistema economico fosse "normale", allora siamo al cospetto di un sistema mal congegnato.
Torno al quesito che è la madre di tutti gli altri: perché gli economisti non hanno adeguatamente previsto e denunciato la follia dei subprime, dei mutui senza sufficiente copertura? Sono quei prestiti che hanno scavato la voragine nella quale stiamo ora affondando. Eppure tutti zitti e pronti a bere la favola (all'oppio) dei "derivati", e cioè che il rischio veniva minimizzato distribuendolo a tutti in tutto il mondo. Ovviamente (al solito, elementare buon senso) può essere così solo se il "debito cattivo " non diventa gigantesco. Invece nessuno lo ha controllato, è diventato gigantesco, e così siamo tutti a rischio.
Dunque — lo ripeto — quel che è successo era facilmente prevedibile. Io mi sono spaventato quando ho vissuto (negli Stati Uniti) il bombardamento delle offerte di credito facile, troppo facile. Ma ora sono gli economisti che non si sono spaventati a tempo e che devono fare l'esame di coscienza e rivedere le proprie bucce. Perché chi non sa prevedere, nemmeno sa prevenire.

16 ottobre 2008

 

carburanti tornano ai prezzi di ottobre 2007

La benzina torna ai livelli di un anno fa

La verde a 1,334 euro, il gasolio a 1,294. A Londra il petrolio è sceso fino a 67,50 dollari

ROMA - Nuovi ribassi per i prezzi dei carburanti con la verde che torna ai livelli di ottobre 2007. Giovedì la Erg ha portato la benzina verde a 1,334 euro al litro, mentre l'Agip ha tagliato di 2 centesimi, a quota 1,339 euro al litro. Sotto quota 1,35 euro al litro si sono portate invece Api-Ip e Shell che sono scese rispettivamente a 1,349 e 1,346 euro al litro. In calo anche il gasolio della Tamoil (-1,1 centesimi a 1,299 euro al litro) e dell'Agip (-0,005 a 1,294 euro).

PETROLIO SCENDE ANCORA - Petrolio in lieve ribasso nell'avvio delle contrattazioni a New York. Il Wti consegna a novembre è calato dello 0,31% a 74,29 dollari, ma in pre-apertura era sceso sino a 71,22 dollari, ai minimi degli ultimi 14 mesi. A Londra il Brent è sceso addirittura a 67,50 dollari, minimo degli ultimi 17 mesi, poi risalendo a 69,40. A metà del luglio il greggio aveva superato i 147 dollari a barile. Tenendo conto del valore dell'euro, il prezzo del barile è sceso dai massimi di luglio (95 euro/barile) a 52 euro a barile. Le previsioni sui prezzi petroliferi per il 2009 sono state corrette al ribasso a 70 dollari al barile dai 90 delle precedenti stime.

16 ottobre 2008

 

 

2008-10-15

l presidente della fed bernanke: "La ripresa non sara' immediata"

Borse europee ancora a picco

Crolla Wall Street, -7,97%

Il Nasdaq cede l'8,47%. Milano chiude a -4,95%, Londra a -7,16%, Parigi a -6,82%, Francoforte a -6,49%

(Ap)

(Ap)

MILANO - È stata intensa ma di breve durata l'ultima esplosione di euforia delle Borse, divampata dopo i precedenti drammatici crolli e dopo le nuove gigantesche misure di aiuto approntate da Eurozona e Stati Uniti. È stato infatti di 353 miliardi il conto che la paura della recessione globale ha presentato oggi alle Borse europee. A tanto infatti ammonta la capitalizzazione bruciata sui listini del Vecchio Continente, dove l'indice paneuropeo Dj Stoxx 600 ha perso il 6,48%. Milano finisce in forte ribasso con il Mibtel che chiude a -4,95% e lo S&PMb a -5,33%. A causa dei forti timori di recessione economica, tutti gli altri indici europei segnano forti cali, ampliati dal cattivo andamento anche di Wall Street. Parigi chiude a -6,82%, Francoforte a -6,49%, Londra a -7,16%.

WALL STREET - Il crollo delle Borse europee si rifletteva anche su Wall Street che, letteralmente crollava. A New York, alla fine l'indice Dow Jones è crollato di 733,08 punti, -7,97%. In caduta anche il Nasdaq dell'8,47% a 1628,33 punti, mentre l'indice Standard and Poor 500 ha perso il 9,04% a 907,83 punti. Ribassi legati anche alla notizia che le vendite al dettaglio negli Usa hanno segnato a settembre un crollo dell'1,2%, peggio delle previsioni (-0,7%). Anche nel settore delle auto le vendite sono diminuite dello 0,6%, più del previsto -0,2%.

TIMORI RECESSIONE - Ad alimentare i timori di un'imminente frenata dell'andamento dell'economia è stata la presidente della Federal Bank di San Francisco, Janet Yellen, che ha dichiarato che "l'economia americana sembra essere in recessione". Secondo Yellen, una delle economiste più apprezzate e stimate degli Stati Uniti, nel terzo trimestre 2008 non vi è stata "alcuna crescita" dell'economia americana, e per il quarto trimestre i dati lasciano prevedere addirittura "una contrazione". "I recenti dati economici suggeriscono che nel terzo trimestre l'andamento dell'economia è stato più debole di quanto ci si attendesse, rivelando probabilmente che non vi è stata alcuna crescita - ha spiegato -. La crescita per il quarto trimestre sembra essere ancora più debole, con una contrazione molto probabile".

FILLON: "2009 PUÒ ESSERE DIFFICILE" - Un allarme arriva anche dal premier francese Francois Fillon, secondo cui la crisi finanziaria "non è alle nostre spalle". Il governo francese teme una battuta d'arresto della crescita francese nel 2009 con gravi conseguenze. "Per il momento si fanno previsioni che sono dell'ordine di una crescita dello 0,2%, cioè estremamente debole. È un blocco della crescita, con conseguenze per l'occupazione, l'attività economica e il potere d'acquisto - ha detto Fillon alla radio francese Rtl -. Se l'America entra in recessione, è una pessima notizia per noi in quanto ciò significa che i paesi sviluppati avranno un 2009 molto, molto difficile". Secondo il premier francese la situazione potrà stabilizzarsi "solo quando l’insieme della grandi economie si saranno messe attorno a un tavolo per discutere della rifondazione del sistema finanziario".

BERNANKE - La ripresa negli Stati Uniti non sarà "immediata", ma l'economia uscirà "rafforzata" dalla crisi. Ci vorrà infatti "un po' di tempo" per "scongelare" i mercati ha detto successivamente il presidente della Fed Ben Bernanke parlando all'Economic Club di New York.

"La stabilizzazione dei mercati finanziari è una prima tappa cruciale e anche se questo avverrà come speriamo, la ripresa dell'attività economica generale non sarà immediata", ha spiegato Bernanke, aggiungendo che "l'attività economica aveva già rallentato prima dell'ultima intensificazione della crisi". "L'evoluzione dell'attività economica nei prossimi trimestri dipenderà fondamentalmente dal ritorno dei mercati finanziari e dal mercato del credito ad un funzionamento più normale", ha detto Bernanke, secondo il quale "ci vorrà un po' di scongelamento del mercato del credito". "Molto resta da fare e nuove difficoltà sorgeranno sicuramente davanti a noi, ma io sono sicuro che l'economia americana, con la sua grande vitalità intrinseca e grazie alle misure d'aiuto che sono state prese, uscirà più forte da questo periodo", ha concluso Bernanke secondo il quale il calo del prezzo del petrolio farà tornare l'inflazione a livelli "più compatibili con la stabilità dei prezzi". Per Bernanke il settore immobiliare resta la causa prima della debolezza dell'economia americana.

VIA LIBERA DEI 27 AL PIANO - Alla fine della giornata veniva anche approvato all'unanimità dai 27 Paesi dell'Ue il piano per il salvataggio della stabilità del sistema finanziario varato domenica scorsa dall’Eurogruppo. Lo annunciava il presidente francese Nicolas Sarkozy nel corso di una conferenza stampa al termine della prima giornata del vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea. "Bisogna andare oltre le misure di emergenza e chiedere di rifondare il sistema finanziario mondiale, di rifondare il capitalismo": questo il messaggio che l'Europa vuole portare al vertice internazionale proposto dal presidente di turno dell'Unione europea. Il presidente francese auspicava che tale summit si svolgesse nel mese di novembre sottolineando come "l'Europa non accetterà più che un domani le stesse cause provochino gli stessi effetti. Non accetteremo più - ha aggiunto - situazioni del genere".

MUTUI E PETROLIO - Intanto ancora in ribasso anche i tassi interbancari in euro. L'Euribor a tre mesi è sceso di 7 punti base al 5,17%, a una settimana è sceso al 4,10% dal 4,20% precedente. Giù il petrolio, che si attesta sotto la soglia dei 78 dollari al barile, e in Europa perdono quota i titoli del comparto.

TOKYO - Il giorno dopo il grande rimbalzo superiore al 14 per cento, anche a Tokyo si è riaffacciata l’incertezza sull’efficacia delle misure contro la crisi di credito. Ma il Nikkei ha saputo resistere alla volatilità di Wall Street, guadagnando in chiusura l'1,06% e girando bruscamente in positivo dopo una seduta altalenante (l'indice ha recuperato recupera rispetto al -1,44% registrato a metà seduta).

LE ALTRE PIAZZEASIATICHE - A differenza di Tokyo, le altre Borse asiatiche dimenticano il rialzo record messo a segno alla vigilia e tornano ad essere incerte a un giorno dall'ingresso del Governo Usa nel capitale di nove colossi bancari di Wall Street. A Hong Kong l’indice Hang Seng cede quasi il 5%, dopo che martedì aveva messo a segno un rialzo superiore ai 13 punti percentuali. Shanghai, prima piazza della Cina continentale, ha siglato gli scambi ripiegando dell’1,12%, Taiwan dello 0,86%, la sudcoreana Seoul è calata del 2%. Negativa anche l’indiana Bombay, che negli scambi pomeridiani cede il 5,61%. Unica eccezione Tokyo, dove il Nikkei 225 ha siglato la seduta in rialzo dell’1,06%.

15 ottobre 2008

 

 

 

 

 

 

Berlusconi: "Riflessi sull'economia reale"

"La Borsa è anche teatro della speculazione. Ci sono ottime occasioni per opa ostili"

Berlusconi con la Merkel aBruxelles (Ansa)

Berlusconi con la Merkel a

Bruxelles (Ansa)

BRUXELLES - Silvio Berlusconi, oltre ad aver auspicato l'ingresso della Russia nell'Unione Europea, al termine della riunione del Ppe a Bruxelles ha detto che la crisi finanziaria comporterà riflessi negativi sull'economia reale. "Io mi auguro che non ci sia una recessione, ma certo ci sarà qualche riflesso negativo sull'economia reale. Al momento opportuno cercheremo di intervenire con le decisioni più appropriate. Oggi come oggi non ne abbiamo parlato e stiamo a vedere cosa succede". Risponde così il premier Silvio Berlusconi, a margine della riunione del Ppe, ai cronisti che gli chiedono se tema il pericolo di una recessione a seguito della crisi finanziaria.

SPECULAZIONE - "La Borsa è anche teatro della speculazione" ha affermato il premier ai cronisti che gli chiedono un commento sull'andamento negativo delle Borse. "Voi sapete - prosegue - che si possono realizzare utili sia quando le Borse sono al massimo, sia quando sono al minimo livello. Io credo che ci sia in atto un'attività di questo tipo".

OPA OSTILI - "Ho notizia - ha poi aggiunto Berlusconi - che i paesi produttori di petrolio che hanno molti fondi stanno acquistando massicciamente sui nostri mercati". Secondo Berlusconi, "ora ci sono ottime occasioni per chi, disponendo di capitali, penso a certi fondi sovrani, volesse proporre opa ostili".

15 ottobre 2008

 

Borse europee ancora a picco

Usa: crollano le vendite al dettaglio

Milano chiude a -4,95%, Londra a -7,16%, Parigi a -6,82%, Francoforte a -6,49%. Male anche Wall Street

 

MILANO - È stata intensa ma di breve durata l'ultima esplosione di euforia delle Borse, divampata dopo i precedenti drammatici crolli e dopo le nuove gigantesche misure di aiuto approntate da Eurozona e Stati Uniti. Milanofinisce in forte ribasso con il Mibtel che chiude a -4,95% e lo S&PMb a -5,33%. A causa dei forti timori di recessione economica, tutti gli altri indici europei segnano forti cali, ampliati dal cattivo andamento anche di Wall Street. Parigi chiude a -6,82%, Francoforte a -6,49%, Londra a -7,16%. A New York, invece, il Dow Jones è in ribasso del 3,76% e il Nasdaq composite è in calo del 3,27%. Ribassi legati anche alla notizia che le vendite al dettaglio negli Usa hanno segnato a settembre un crollo dell'1,2%, peggio delle previsioni (-0,7%). Anche nel settore delle auto le vendite sono diminuite dello 0,6%, più del previsto -0,2%.

TIMORI RECESSIONE - Ad alimentare i timori di un'imminente frenata dell'andamento dell'economia è stata la presidente della Federal Bank di San Francisco, Janet Yellen, che ha dichiarato che "l'economia americana sembra essere in recessione". Secondo Yellen, una delle economiste più apprezzate e stimate degli Stati Uniti, nel terzo trimestre 2008 non vi è stata "alcuna crescita" dell'economia americana, e per il quarto trimestre i dati lasciano prevedere addirittura "una contrazione". "I recenti dati economici suggeriscono che nel terzo trimestre l'andamento dell'economia è stato più debole di quanto ci si attendesse, rivelando probabilmente che non vi è stata alcuna crescita - ha spiegato -. La crescita per il quarto trimestre sembra essere ancora più debole, con una contrazione molto probabile".

FILLON: "2009 PUÒ ESSERE DIFFICILE" - Un allarme arriva anche dal premier francese Francois Fillon, secondo cui la crisi finanziaria "non è alle nostre spalle". Il governo francese teme una battuta d'arresto della crescita francese nel 2009 con gravi conseguenze. "Per il momento si fanno previsioni che sono dell'ordine di una crescita dello 0,2%, cioè estremamente debole. È un blocco della crescita, con conseguenze per l'occupazione, l'attività economica e il potere d'acquisto - ha detto Fillon alla radio francese Rtl -. Se l'America entra in recessione, è una pessima notizia per noi in quanto ciò significa che i paesi sviluppati avranno un 2009 molto, molto difficile". Secondo il premier francese la situazione potrà stabilizzarsi "solo quando l’insieme della grandi economie si saranno messe attorno a un tavolo per discutere della rifondazione del sistema finanziario".

TITOLI - A Piazza Affari, è ancora pesante Unicredit. Il titolo di piazza Cordusio cede il 4,09%. In difficoltà gli energetici, con Eni -6,2%, Enel -6,8%, Saipem -8,9%, Tenaris -10,8%. Tra le altre blue chip St -9,4%, Buzzi -8,4%, Bulgari -7,2%. Gira in rosso anche Telecom, ora sul -3,2%.

MUTUI E PETROLIO - Ancora in ribasso anche i tassi interbancari in euro. L'Euribor a tre mesi è sceso di 7 punti base al 5,17%, a una settimana è sceso al 4,10% dal 4,20% precedente. Giù il petrolio, che si attesta sotto la soglia dei 78 dollari al barile, e in Europa perdono quota i titoli del comparto.

TOKYO - Il giorno dopo il grande rimbalzo superiore al 14 per cento, anche a Tokyo si è riaffacciata l’incertezza sull’efficacia delle misure contro la crisi di credito. Ma il Nikkei ha saputo resistere alla volatilità di Wall Street, guadagnando in chiusura l'1,06% e girando bruscamente in positivo dopo una seduta altalenante (l'indice ha recuperato recupera rispetto al -1,44% registrato a metà seduta).

LE ALTRE PIAZZEASIATICHE - A differenza di Tokyo, le altre Borse asiatiche dimenticano il rialzo record messo a segno alla vigilia e tornano ad essere incerte a un giorno dall'ingresso del Governo Usa nel capitale di nove colossi bancari di Wall Street. A Hong Kong l’indice Hang Seng cede quasi il 5%, dopo che martedì aveva messo a segno un rialzo superiore ai 13 punti percentuali. Shanghai, prima piazza della Cina continentale, ha siglato gli scambi ripiegando dell’1,12%, Taiwan dello 0,86%, la sudcoreana Seoul è calata del 2%. Negativa anche l’indiana Bombay, che negli scambi pomeridiani cede il 5,61%. Unica eccezione Tokyo, dove il Nikkei 225 ha siglato la seduta in rialzo dell’1,06%.

15 ottobre 2008

 

 

 

La produzione industriale perde un punto percentuale a settembre

Bankitalia: l'economia italiana ristagna

Consumi in calo, cresce l'indebitamento

La spesa delle famiglie si è contratta dello 0,3%, pesa di più l'onere del debito. Il Pil scende nel secondo trimestre

(Fotogramma)

(Fotogramma)

ROMA - Ristagno, ma non recessione. È l'analisi che fa la Banca d'Italia dell'economia italiana nel Bollettino di ottobre. L'istituto sottolinea in particolare che la crescita del Pil è calata nel secondo trimestre (aprile-giugno) e che "i segnali per i prossimi trimestri rimangono negativi", con un probabile ristagno per il resto del 2008. Bankitalia mette poi in guardia dal rischio deficit nel caso l'economia dovesse ulteriormente peggiorare: "La Rpp (Relazione previsionale e programmatica, ndr) prevede che nel 2009 l'indebitamento netto scenda al 2,1% del Pil. Il raggiungimento potrà essere ostacolato dal deterioramento del quadro macroeconomico".

SEGNALI DI DEBOLEZZA - "In Italia, dopo il rimbalzo dell’attività produttiva nel primo trimestre, si sono susseguiti segnali di debolezza - indica via Nazionale -: nel secondo trimestre il prodotto si è contratto rispetto al primo (-0,3%) annullando quasi per intero il recupero registrato nei primi tre mesi dell’anno. Il quadro congiunturale dà segnali di un ristagno per il resto dell’anno". Bankitalia sottolinea il rischio che "nel 2009 l'indebitamento netto scenda al 2,1% del Pil", indicando che "saranno cruciali le modalità di attuazione degli interventi disposti negli scorsi mesi".

DOMANDA INTERNA - La produzione industriale ha recuperato in agosto ma sarebbe scesa di un punto percentuale circa a settembre e registrerebbe pertanto una flessione anche nel complesso del terzo trimestre. Va male anche la domanda interna: "Segnali negativi hanno continuato a provenire dalle vendite al dettaglio e dal mercato delle auto, dove le immatricolazioni nell’anno si collocheranno verosimilmente ben al di sotto della media del decennio; i margini di capacità inutilizzata si sono ulteriormente ampliati" si legge nel Bollettino.

CONSUMI IN CALO - Un capitolo è dedicato ai consumi, che risultano in contrazione e all'aumento del costo dell’indebitamento delle famiglie. "La spesa delle famiglie italiane si è contratta dello 0,3% nel primo semestre rispetto a un anno prima - si legge -, mentre il reddito disponibile è cresciuto nello stesso periodo di un modesto 0,5% (metà che nel 2007), nonostante il progresso del reddito nominale dovuto ad alcuni rinnovi contrattuali, a causa dei rincari dei prezzi al consumo, influenzati dalle quotazioni internazionali delle materie di base". L'inflazione dovrebbe invece continuare a calare nei prossimi mesi, anche grazie al ribasso dei prezzi del petrolio e alla debolezza della domanda.

DEBITI 8,2% DEL REDDITO - Le famiglie italiane, secondo il Bollettino, "restano fra le meno indebitate del mondo avanzato, ma si è appesantito l’onere per il servizio del debito, dato l’aumento dell’esposizione degli anni passati e i rialzi dei tassi d’interesse". Anche nel secondo trimestre 2008 il debito delle famiglie in rapporto al reddito disponibile si è contratto, dello 0,5%, al 48,9%, livello uguale a quello di un anno prima. Tuttavia, "gli oneri sostenuti dalle famiglie per il servizio del debito (pagamento degli interessi e restituzione del capitale) sono ancora aumentati; nei dodici mesi terminanti a giugno hanno raggiunto l’8,2% del reddito disponibile (1% in più rispetto a un anno prima)". L’aumento è dovuto per oltre la metà ai maggiori rimborsi di capitale, per il resto ai tassi più alti. "Il deterioramento del ciclo - conclude Bankitalia - influisce sulle aspettative rendendo prudenti le decisioni di spesa e stimolando il risparmio".

MANOVRA ECONOMICA - Altro tema, le entrate tributarie, cresciute nei primi nove mesi dell'anno del 3,2% a quota 282,2 miliardi con un aumento degli incassi del 2%. Infine la Banca d'Italia rileva che la manovra estiva varata dal governo comporterà un aumento netto delle entrate di 1,8 miliardi nel 2008 e una riduzione netta delle spese di 1,5 miliardi con una riduzione dell'indebitamento netto di 337 milioni. Le misure di sostegno del sistema finanziario "hanno carattere cautelativo E non determineranno necessariamente un aggravio della spesa pubblica". Per gli anni successivi Bankitalia spiega che "mentre per il 2009 la manovra di bilancio risulta basata prevalentemente su incrementi delle entrate (5,8 miliardi), nel biennio successivo assumono un ruolo preponderante le riduzioni di spesa. Nel triennio i risparmi di spesa netti attesi sono crescenti, da poco meno di 4,1 miliardi nel 2009 a circa 25,2 miliardi nel 2011, mentre le maggiori entrate nette rimangono sostanzialmente costanti (in media circa 5,8 miliardi).

15 ottobre 2008

 

 

 

L'economista Martin Wolf parla della crisi

"Prevedibili nuovi collassi finanziari"

"Se vogliamo scongiurare la catastrofe di una depressione, dobbiamo essere pronti a convivere con questa realtà"

NEW YORK – Principio della fine o fine del principio? Sulla crisi finanziaria globale che divampa Martin Wolf, economista illustre, autore del libro appena uscito negli Stati Uniti "Fixing Global Finance" e opinionista emerito del Financial Times, non accetta la dicotomia convenzionale sulla quale si concentra oggi il dibattito e la ricerca delle terapie d’urto economiche. Secondo Wolf, invitato a parlare sul tema "Come arginare le crisi finanziarie del XXI secolo" davanti al Council on Foreign Relations di New York, il più autorevole forum americano di politica internazionale, la prognosi da fare è diversa. "L’economia – dice Wolf, che da Londra è appena arrivato a New York per la presentazione del suo ultimo libro intitolato Fixing Global Finance ovvero "riparare la finanza globale" – ha evitato forse l’infarto, grazie a un intervento inaspettatamente coordinato e sollecito dei governi più ricchi e industrializzati che hanno lanciato al mondo una cintura di salvataggio. Ma il paziente è sempre in terapia intensiva e la prognosi è riservata".

NUOVI COLLASSI - Ma le lesioni provocate negli Stati Uniti dalla crisi dei mutui immobiliari ‘subprime’ detti anche con maggiore efficacia mutui-spazzatura e che poi sono culminate nel collasso di Wall Street con pesanti ripercussioni mondiali, tanto per restare nella metafora clinica, dopo gli interventi di salvataggio pubblico decisi con un’azione congiunta, si possono cicatrizzare? "Bisogna essere realisti", risponde l’economista britannico. "In futuro dobbiamo aspettarci dei nuovi collassi periodici. Di conseguenza, se vogliamo scongiurare la catastrofe di una depressione, dobbiamo essere preparati a convivere con questa dura realta". Sulle conseguenze pratiche, in politica economica, di questa malattia ricorrente del mondo globalizzato, Martin Wolf ha idee sotto qualche aspetto abbastanza vicine a quelle sostenute in Italia da Giulio Tremonti. "A questo punto – commenta – con il sistema bancario degli Stati Uniti in parte nazionalizzato, viviamo già in una sorta di mondo neo-keynesiano. Ma naturalmente questo comporterà enormi disavanzi fiscali".

CASE - Per quanto riguarda il settore immobiliare, sull’opportunità di alleggerire con iniezioni di denaro pubblico il peso dei mutui che in America sta trascinando alla bancarotta migliaia di famiglie sommerse dai debiti, Wolf è scettico. "Negli Stati Uniti - avverte – si sta ora costituendo una forma di un oligopolio di Stato della finanza, fondamentalmente non controllabile".

DOLLARO - Quanto al dollaro, la previsione di Martin Wolf è che la valuta americana, per quanto soggetta a instabilità e oppressa dal peso di un deficit dall’attuale 50% salirà forse ai livelli italiani di oltre il 100% del Pil, conserverà il ruolo di moneta internazionale , almeno nel medio periodo. "Ma solo per la mancanza di alternative e perché il Fondo Monetario, come dimostrato da questa crisi, non ha mezzi nè strutture adeguate per intervenire".

Renzo Cianfanelli

15 ottobre 2008

 

 

 

 

Usa, le nove banche aiutate dallo Stato devono ridurre stipendi e liquidazioni

L’anno scorso, i presidenti degli istituti percepirono in media 32 milioni di dollari ciascuno nonostante i pesanti passivi

WASHINGTON - Tra le misure che nove grandi banche devono prendere in cambio dei 250 miliardi di dollari investiti in esse dal Tesoro c’è la riduzione degli stipendi e delle liquidazioni d’oro dei loro massimi dirigenti, fonte di scandalo e di proteste popolari nella attuale crisi finanziaria. A differenza che in Europa, il Tesoro non parteciperà alla gestione delle banche, ne ha acquistato soltanto azioni privilegiate, ma ha stabilito che i compensi dei "big" vengano limitati. L’anno scorso, i presidenti delle banche percepirono in media 32 milioni di dollari l’uno, sebbene qualcuna delle nove, come il Citigroup, accusasse un pesante passivo. Dai calcoli preliminari di Wall Street, i loro compensi potrebbero diminuire di un terzo, forse di più.

TETTI FISSATI PER LEGGE - L’attacco agli stipendi e alle liquidazioni d’oro dei banchieri – nel 2007, il record fu di 84 milioni di dollari per i primi, di 161 milioni per le seconde – venne sferrato inizialmente dai democratici al Congresso. Il Tesoro si è mobilitato dopo le furiose critiche dei media: la tv Cnn ha mandato in onda il programma "The ten most wanted" (I dieci più ricercati), sui colpevoli della crisi - tutti strapagati, come ha sottolineato. I tagli di queste cifre stratosferiche sono al momento oggetto di negoziato, ma se i democratici vincessero le elezioni i tetti potrebbero essere fissati per legge con una sessione straordinaria.

PREMI E DATI GONFIATI - La nuova normativa capovolge la prassi sinora vigente, che è stata alla base del malcostume di Wall Street. Proibisce alle banche di detrarre dalle tasse gli stipendi di oltre 500 mila dollari annui dei cinque massimi dirigenti (come termine di paragone, lo stipendio del presidente Bush è di 400 mila dollari) e le relative liquidazioni; e proibisce anche di dare loro "premi perversi" per gli investimenti più rischiosi. Prevede infine che i premi vengano restituiti se calcolati in base a dati gonfiati, come è spesso avvenuto. È intenzione del Tesoro applicare la normativa, oltre che alle banche, alle imprese salvate dal denaro pubblico, come AIG (American international group), il gigante delle assicurazioni che ha ricevuto dallo stato 123 miliardi di dollari.

BANCHIERI DIVISI - Sulla riduzione dei megastipendi e delle megaliquidazioni è polemica. Charles Elson della università del Delaware ritiene che essa sarà sostanziosa "anche perché la imporranno gli azionisti e la caduta dei mercati". Ma teme che avrà vita breve perché "le banche, una volta ripresesi i titoli acquistati dallo stato, e una volta stabilizzatisi i mercati, torneranno a coprire d’oro i loro dirigenti a meno che non esista una legge al contrario". Quanto ai banchieri, sono divisi: James Dimon della Morgan Chase, alla quale il Tesoro ha versato 25 miliardi di dollari, è parso rassegnato, mentre Richard Koavacevich della Wells Fargo, che ha preso 10 miliardi, si è opposto recisamente alla riforma. Occorre notare che nella finanza e nell’industria americane i banchieri non sono i più pagati. L’anno scorso Steve Schwarman del Blackstone group, una private equity, intascò 350 milioni di dollari e il suo partner Pete Peterson ne intascò 174 milioni. Scott Ford della Altel, una telecom, e Frank Fertitta della Station casinò si classificarono terzi con 146 milioni a testa.

Ennio Caretto

15 ottobre 2008

 

 

Ue, Danimarca e Svezia aprono all'euro

Sarkozy: "Summit per riformare finanza"

Gordon Brown: "Resteremo con la sterlina". Bozza sulla crisi finanziaria: "Andare avanti con le innovazioni strutturali"

Barroso e Gordon Brown (Reuters)

Barroso e Gordon Brown (Reuters)

BRUXELLES - Al vertice della Ue in corso a Bruxelles di profila l'ipotesi di un summit internazionale che affronti la riforma del sistema finanziario. Ne ha parlato il presidente francese e presidente di turno dell'Ue, Nicolas Sarkozy, indicando come sede New York, "dove tutto è cominciato". "Spero che su questo punto noi europei siano completamente uniti" ha sottolineato.

BROWN: "PASSARE A FASE DUE" - Argomento affrontato in precedenza anche dal premier inglese Gordon Brown, secondo cui "i piani a sostegno delle banche approvati dai governi europei sono stati un primo passo che ha portato alla stabilizzazione dei mercati finanziari, ma ora occorre passare a una 'fase due' perché i problemi, originati negli Usa, che si sono sviluppati nel sistema finanziario, non si ripetano più". L'inquilino di Downing Street ha sottolineato la necessità di riformare le istituzioni finanziarie, come il Fmi, perché consentano di affrontare "problemi globali" a fronte dei quali si dispone di "null'altro che strumenti di controllo nazionali o regionali" e ha annunciato che "entro fine anno si terrà un summit mondiale sulle riforme".

CRISI FINANZIARIA - Secondo il presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, è fondamentale che gli Usa e l'Unione Europea agiscano di concerto per affrontare la crisi finanziaria internazionale e portino proposte concrete per la regolamentazione globale. Nella bozza conclusiva del vertice il Consiglio europeo ha sottolineato come "andare avanti con le riforme strutturali è più che mai importante per contribuire al ritorno della crescita e al miglioramento dell'occupazioni in Europa". Intanto la Commissione europea ha proposto di aumentare la soglia minima di garanzia dei depositi bancari dagli attuali 20 mila euro ad almeno 50 mila euro subito e, dopo un anno, a 100 mila euro. La proposta dell'esecutivo europeo recepisce così l'indicazione di aumentare la garanzia sui depositi bancari data la settimana scorsa dall'Econfin.

APERTURA ALL'EURO - Ma la crisi dei mercati finanziari potrebbe anche accelerare eventi politico-economici impensabili fino a oggi. Il premier svedese Fredrik Reinfeldt ha dichiarato che ora "potrebbe cambiare l'opinione svedese" che nel 2003 respinse l'adozione dell'euro. Il premier danese Anders Rasmussen ha invece rilevato come "durante un periodo di turbolenza il costo di non far parte dell'Eurozona diventa molto evidente". Posizione diversa invece del primo ministro britannico Gordon Brown che ha ribadito: resteremo con la sterlina.

I TEMI DEL VERTICE - Il Consiglio europeo è cominciato mercoledì a Bruxelles con la discussione sul pacchetto clima. I leader dei 27, accompagnati dai rispettivi ministri delle Finanze, fanno il punto della situazione cercando di portare avanti interventi, come quelli decisi a Parigi dall'Eurogruppo domenica scorsa, in grado di ricostituire un clima di fiducia. Un'operazione non facile viste anche le crescenti prospettive di recessione e le posizioni critiche assunte da alcuni dei Paesi fuori dall'Eurozona. Tra le varie questioni sul tappeto anche quella, molto controversa, dell'istituzione di un supervisore unico sulle attività finanziarie, argomento evocato da Sarkozy e ripreso sia da Barroso che da Gordon Brown.

IL G8: PRESTO RIUNIONE STRAORDINARIA - Intanto i leader del G8 (Usa, Giappone, Gb, Francia, Germania,Italia, Canada, Russia) in un comunicato diffuso dalla Casa Bianca hanno reso noto che si sono impegnati ad una azione congiunta per combattere la crisi finanziaria ed hanno concordato di incontrarsi "in un futuro vicino". Il comunicato riafferma che i paesi membri "sono uniti nell'impegno di far fronte alla nostra condivisa responsabilità per risolvere la crisi, rafforzare le nostre istituzioni finanziarie, restituire fiducia nel sistema finanziario".

15 ottobre 2008

 

 

 

Torna il ribasso, Mondadori controcorrente

Di circa il 5% la discesa degli indici di Piazza Affari, che è comunque la migliore in Europa. Ancora su Seat PG, tonfo di Tenaris e Buzzi-Unicem

Il rimbalzo è già finito? Dopo due sedute al galoppo, oggi Piazza Affari ha ricominciato a perdere terreno. E non si è trattato di un ribasso "fisiologico", che si poteva mettere tranquillamente in conto. No, l’inversione di tendenza è stata brusca. A fine giornata l’S&P/Mib ha segnato infatti un calo del 5,33%, mentre il Mibtel è sceso del 4,95%. Un andamento non dissimile da quello delle altre Borse europee che, anzi, hanno fatto anche peggio (-6,49% Francoforte, -6,82% Parigi e addirittura -7,2% Londra). In realtà la crisi finanziaria è ben lungi dall’essere superata. Oscillazioni così violente indicano chiaramente che sui mercati c’è molta incertezza e che gli operatori navigano a vista. Anche Wall Street ha aperto in calo in attesa delle dichiarazioni del presidente Fed Ben Bernanke, attese in serata.

Tornando alla Borsa italiana, se si escludono gli exploit davvero eccezionali di Mondadori e Seat Pagine Gialle, due titoli del comparto editoriale, tutti i valori appartenenti all’S&P/Mib hanno registrato oggi perdite più o meno pesanti. Il balzo di Mondadori (+7,27%) è stato messo in relazione con la cessione delle tipografie al gruppo Pozzoni, destinato a portare nelle casse della società 145 milioni di euro. Quello di Seat Pagine Gialle (+5,22%) è legato invece alle ipotesi di mercato, peraltro già smentite, di un possibile riassetto dell’azionariato che potrebbe portare a un’Opa e al successivo delisting del titolo. Positivi, sia pure in misura minore, anche Snam Rete Gas (+1,82%), Parmalat (+1,36%) e Mediolanum (+0,73%).

Il resto del paniere dei titoli più capitalizzati registra invece, come si è detto, soltanto segni negativi. Tenaris e Buzzi-Unicem guidano la lista con cali a due cifre percentuali (rispettivamente -11,39% e -11,35%), mentre StMicroelectronics cede il 9,53%, seguita da Enel (-8,94%) e Unicredit (-8,07%, peggiore flessione tra i bancari). Giù del 7,39% anche Bulgari, mentre il Banco Popolare lascia sul campo il 7,8%. In sostanza, a parte StM, si tratta di titoli che ieri avevano proseguito il recupero e che oggi sono nuovamente ritornati nel mirino della speculazione.

Le variazioni maggiori a livello di intero listino sono state, infine, quelle di Safilo (+11,25%) nell’ambito dei risultati migliori e di Aedes e Risanamento (rispettivamente -15,62% e -14%) sul fronte dei segni negativi.

Giacomo Ferrari

15 ottobre 2008

 

 

2008-10-14

paesi dell'eurogruppo stanziano complessivamente circa 1700 miliardi di euro

Piani anticrisi finanziaria: dl del governo,

titoli di Stato in cambio di bond banche

Tremonti: "Pronti a stanziare quanto servirà. La garanzia dello Stato su operazioni di prestito titoli a privati"

MILANO - Il piano contro la crisi finanziaria varato dall'Eurogruppo di domenica scorsa ha provocato le prime decisioni operative dei governi europei. I grandi paesi dell’Unione europea hanno messo sul piatto un totale di circa 1.700 miliardi di euro per ricapitalizzare o garantire il loro sistema bancario nazionale.

ITALIA - Il nostro Consiglio dei ministri ha approvato dopo quello dell'8 ottobre 2008, un altro decreto legge che recepisce le misure stabilite in sede di Eurogruppo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (LaPresse)

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (LaPresse)

Viene proposta tra l'altro la garanzia statale sulle passività delle banche e la possibilità di scambiare titoli di Stato con i bond delle banche. Il provvedimento varato dal consiglio dei ministri che recepisce le decisioni di domenica dell'Eurogruppo, prevede una serie di interventi che arrivano fino "al commissariamento delle banche". Alla domanda su quanto il governo italiano stanzierà per garantire i prestiti interbancari e le altre misure d'intervento, Tremonti ha risposto: "Quanto sarà necessario". Per fornire titoli di stato come "garanzia per il finanziamento delle banche presso la Bce, il ministero dell'Economia è autorizzato ad effettuare operazioni di scambio temporanee tra titoli di Stato e strumenti di debito delle banche italiane" ha detto Tremonti precisando che "gli oneri a carico delle banche per tali operazioni sono stabiliti sulla base delle prevalenti condizioni di mercato". Allo stesso scopo - ha aggiunto Tremonti - il Tesoro "può anche rilasciare, sempre a condizioni di mercato, la garanzia dello Stato su operazioni di prestito titoli stipulate da banche italiane con soggetti privati anche non bancari".

IL DL - Il decreto legge odierno contiene ulteriori misure volte a facilitare il finanziamento delle banche italiane. Al fine di consentire il reperimento di fondi sul mercato - afferma il ministro dell'Economia - viene prevista garanzia statale sulle nuove passività delle banche italiane con durata fino a 5 anni emesse entro il 31 dicembre 2009. La garanzia è concessa a condizioni di mercato e richiede la valutazione della Banca d'Italia sulla base di criteri analoghi a quelli previsti in caso di aumento di capitale. Al fine di fornire titoli di Stato in qualità di garanzia per il finanziamento delle banche presso la BCE, il Mef è autorizzato ad effettuare operazioni di scambio temporanee tra titoli di Stato e strumenti di debito delle banche italiane. Gli oneri a carico delle banche per tali operazioni sono stabiliti sulla base delle prevalenti condizioni di mercato. Allo stesso scopo - prosegue Tremonti - il Mef può anche rilasciare, sempre a condizioni di mercato, la garanzia dello Stato su operazioni di prestito titoli stipulate da banche italiane con soggetti privati anche non bancari.

DRAGHI - "Ci aspettiamo che le banche abbassino i loro tassi. Oggi l'Euribor è sopra il 5%, auspichiamo che scenda sotto il 5%". Lo ha detto il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nel corso della conferenza stampa successiva al Cdm aggiungendo che "tale comportamento dovrebbe verificarsi a seguito della decisione della Bce di dare liquidità illimitata al tasso del 3,75%". Sarà più facile per le banche avere garanzie e liquidità: il pacchetto minimo per gli swap nel mercato interbancario passerà da 1 milione a 500 mila euro ha spiegato ancora Draghi che poi ha aggiunto: "le banche che vogliono rifinanziarsi possono scambiare i loro titoli con valutazione più bassa con quelli della Banca d'Italia, che sono titoli di alta qualità, e poi portarli alla banca centrale per rifinaziarsi, fino a un importo massimo complessivo di 40 miliardi di euro".

BERLUSCONI - Intanto da Washington dove è a colloquio con il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, il premier Silvio Berlusconi ha dichiarato: "Ieri a Parigi", al vertice dei Paesi dell'Eurogruppo, "abbiamo approntato rimedi e assunto decisioni che sono convinto potranno essere positivi e far sì che la crisi dei mercati finanziari non coinvolga l'economia reale".

GERMANIA - Il governo tedesco ha approvato un piano da 480 miliardi di euro per il salvataggio del sistema bancario.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel (Ap)

Il piano prevede 80 miliardi di euro per la ricapitalizzazione delle banche in crisi e 400 miliardi di euro per le garanzie sui prestiti interbancari. le misure, che il governo ha definito consultandosi con la banca centrale, le autorità di controllo e l'associazione dei banchieri, mirano a "stabilizzare il mercato finanziario, assicurando un rifornimento di capitali all'economia e garantendo la sicurezza dei risparmiatori e degli investitori". "Un mercato così inusuale - scrive il ministero delle Finanze terdesco in un comunicato - richiede l'adozione di misure inusuali. Non vogliamo proteggere solo le banche ma anche le altre istituzioni finanziarie e i cittadini". "Il governo - si legge nella nota - è convinto che affrontare questi pericoli sia una priorità affinchè sia ristabilita la fiducia nel nostro sistema finanziario". Le misure includono anche l'abbandono di certe procedure contabili che hanno contribuito a rendere più difficile la crisi e che le imprese potranno applicare nel terzo trimestre che termina il 30 settembre.

FRANCIA - Garanzie sui prestiti interbancari fino a un massimo di 320 miliardi di euro. È questa una delle misure annunciate dal governo francese al termine della riunione del consiglio dei ministri convocata per recepire le linee guida indicate domenica scorsa dall'Eurogruppo. Il pacchetto includere due veicoli ad hoc, uno per rifinanziare le banche che ammonterà a 40 miliardi di euro, l'altro per rilevare partecipazioni nei fondi propri o in fondi quasi propri.

GRAN BRETAGNA - Il governo britannico metterà a disposizione risorse fino a 37 miliardi di sterline (46,6 miliardi di euro) per sostenere il salvataggio di tre delle maggiori banche britanniche (Rbs, Lloyds e Hbos), ma in cambio del supporto pubblico i vertici degli istituti dovranno essere rimossi. Il governo ha poi stanziato anche 320 miliardi di euro per garantire i prestiti interbancari.

OLANDA - Il governo olandese ha stanziato 200 miliardi di euro per garantire i prestiti interbancari delle proprie banche.

SPAGNA, AUSTRIA E PORTOGALLO - Il governo spagnolo ha stanziato 100 miliardi di euro per garantire i prestiti interbancari delle proprie banche. Anche il governo austriaco ha deciso di stanziare 100 miliardi di euro, di cui 15 per entrare eventualmente nel capitale bancario e 85 per garantire i prestiti interbancari.

Il governo portoghese ha deciso di stanziare 20 miliardi di euro.

FRATTINI - Intanto il titolare della Farnesina Franco Frattini si è detto convinto "che il vertice europeo di mercoledì e giovedì a Bruxelles, adotterà le proposte uscite domenica dall'Eurogruppo per far fronte alal crisi". "L'Europa ha tracciato una strada giusta - sono ancora le sue parole - e tutti nel mondo potranno e secondo me dovranno in essa riconoscersi".

13 ottobre 2008

 

Il leader del pd: "C'è chi va al bagaglino.... "

"Da Berlusconi parole incredibili"

Veltroni attacca il premier: "Ha detto che la crisi non si riverbera sull'economia reale. Parole incredibili"

Veltroni al teatro Carcano (Salmoirago)

MILANO - La crisi finanziaria, anche al termine di una giornata che sembra ridare grandi speranze ai mercati, resta al centro del dibattito politico. Ed è la molla principale dell'attacco che Walter Veltroni rivolge in serata a Silvio Berlusconi. "Il premier ha detto ha detto che la crisi non si riverbera sull'economia reale. Sono parole incredibili" ha sottolineato il numero uno del Pd parlando a Milano ad un'assemblea del partito. "Mi piacerebbe sapere - ha aggiunto il segretario dei democratici - come si fa a dire una cosa del genere. Gli imprenditori sono preoccupati e tutte le famiglie sentono compromesso il loro bilancio". Veltroni ha spiegato che "l'Italia era in crisi anche prima che scoppiasse questa bolla finanziaria. Noi da tempo dicevamo che la priorità era la crescita perché il paese è fermo". Il leader del Pd a questo proposito ha accusato l'esecutivo: "Hanno preso 2,5 miliardi di euro e li hanno buttati per fare l'esenzione dell'Ici che ha interessato coloro che per la loro condizione sociale neppure se ne accorgono. Poi hanno preso un altro miliardo e mezzo per Alitalia caricando su tutti i debiti della compagnia che invece Air France avrebbe pagato".

"IMPALATO" - Un affondo a tutto campo quello di Veltroni sul Cavaliere. "Se avessi detto le cose che ha detto Berlusconi a Napoli, il giorno dopo sui giornali sarei stati impalato" ha detto il leader del Pd, commentando la frase pronunciata dal presidente del Consiglio venerdì scorso sulla possibilità di sospendere i mercati borsistici in attesa della riscrittura delle regole della finanza mondiale. "Oggi le Borse sono andate bene, speriamo vadano bene anche domani e dopodomani - ha detto Veltroni parlando a Milano - Certo che il Presidente del Consiglio che ha detto di chiudere la Borsa, ha una grande capacità di previsione...".

"C'È CHI VA AL BAGAGLINO.. " - Sempre in polemica con il premier, il segretario dei democratici ha aggiunto: "C'è chi va al Bagaglino e chi sente la politica in altri modi". Veltroni ha così fatto implicito riferimento all'apparizione di mercoledì scorso del presidente del Consiglio nella platea del teatro di Roma in cui si esibisce la nota compagnia di varietà. "Io - ha detto Veltroni - sono andato a vedere un film sugli operai della Thyssen. Il film descrive una situazione drammatica con il racconto di molti lavoratori che spiegano come facevano le ore straordinarie per arrivare alla fine del mese". "Oggi in Italia - ha spiegato Veltroni - molta gente vive spezzandosi la schiena per evitare di limitare il livello di vita della famiglia".

13 ottobre 2008

2008-10-13

Euforia Borse, Milano +11%

Banche: via al piano italiano

Rialzi su tutti i mercati dopo i piani anti-crisi: Piazza Affari chiude a + 10,93%, vola Wall Street. Mutui, tassi giù. Ma Confindustria: "Nulle le probabilità di ripresa nel 2009" Listini

Tremonti: "Garanzia Stato anche su prestiti delle banche ai privati". Ma sulla copertura glissa: "Metteremo quanto necessario"

l governo tedesco stanzia 480 miliardi di euro dalla Francia ne arriveranno 360

Piani anticrisi finanziaria: dl del governo,

titoli di Stato in cambio di bond banche

Tremonti: "Pronti a stanziare quanto servirà. La garanzia dello Stato su operazioni di prestito titoli a privati"

MILANO - Il piano contro la crisi finanziaria varato dall'Eurogruppo di domenica scorsa sta provocando le prime decisioni operative dei governi europei.

ITALIA - Il nostro Consiglio dei ministri ha approvato dopo quello dell'8 ottobre 2008, un altro decreto legge che recepisce le misure stabilite in sede di Eurogruppo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (LaPresse)

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (LaPresse)

Viene proposta tra l'altro la garanzia statale sulle passività delle banche e la possibilità di scambiare titoli di Stato con i bond delle banche. Il provvedimento varato dal consiglio dei ministri che recepisce le decisioni di domenica dell'Eurogruppo, prevede una serie di interventi che arrivano fino "al commissariamento delle banche". Alla domanda su quanto il governo italiano stanzierà per garantire i prestiti interbancari e le altre misure d'intervento, Tremonti ha risposto: "Quanto sarà necessario". Per fornire titoli di stato come "garanzia per il finanziamento delle banche presso la Bce, il ministero dell'Economia è autorizzato ad effettuare operazioni di scambio temporanee tra titoli di Stato e strumenti di debito delle banche italiane" ha detto Tremonti precisando che "gli oneri a carico delle banche per tali operazioni sono stabiliti sulla base delle prevalenti condizioni di mercato". Allo stesso scopo - ha aggiunto Tremonti - il Tesoro "può anche rilasciare, sempre a condizioni di mercato, la garanzia dello Stato su operazioni di prestito titoli stipulate da banche italiane con soggetti privati anche non bancari".

IL DL - Il decreto legge odierno contiene ulteriori misure volte a facilitare il finanziamento delle banche italiane. Al fine di consentire il reperimento di fondi sul mercato - afferma il ministro dell'Economia - viene prevista garanzia statale sulle nuove passività delle banche italiane con durata fino a 5 anni emesse entro il 31 dicembre 2009. La garanzia è concessa a condizioni di mercato e richiede la valutazione della Banca d'Italia sulla base di criteri analoghi a quelli previsti in caso di aumento di capitale. Al fine di fornire titoli di Stato in qualità di garanzia per il finanziamento delle banche presso la BCE, il Mef è autorizzato ad effettuare operazioni di scambio temporanee tra titoli di Stato e strumenti di debito delle banche italiane. Gli oneri a carico delle banche per tali operazioni sono stabiliti sulla base delle prevalenti condizioni di mercato. Allo stesso scopo - prosegue Tremonti - il Mef può anche rilasciare, sempre a condizioni di mercato, la garanzia dello Stato su operazioni di prestito titoli stipulate da banche italiane con soggetti privati anche non bancari.

DRAGHI - "Ci aspettiamo che le banche abbassino i loro tassi. Oggi l'Euribor è sopra il 5%, auspichiamo che scenda sotto il 5%". Lo ha detto il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nel corso della conferenza stampa successiva al Cdm aggiungendo che "tale comportamento dovrebbe verificarsi a seguito della decisione della Bce di dare liquidità illimitata al tasso del 3,75%". Sarà più facile per le banche avere garanzie e liquidità: il pacchetto minimo per gli swap nel mercato interbancario passerà da 1 milione a 500 mila euro ha spiegato ancora Draghi che poi ha aggiunto: "le banche che vogliono rifinanziarsi possono scambiare i loro titoli con valutazione più bassa con quelli della Banca d'Italia, che sono titoli di alta qualità, e poi portarli alla banca centrale per rifinaziarsi, fino a un importo massimo complessivo di 40 miliardi di euro".

BERLUSCONI - Intanto da Washington dove è a colloquio con il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, il premier Silvio Berlusconi ha dichiarato: "Ieri a Parigi", al vertice dei Paesi dell'Eurogruppo, "abbiamo approntato rimedi e assunto decisioni che sono convinto potranno essere positivi e far sì che la crisi dei mercati finanziari non coinvolga l'economia reale".

GERMANIA - Il governo tedesco ha approvato un piano da 480 miliardi di euro per il salvataggio del sistema bancario.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel (Ap)

Il cancelliere tedesco Angela Merkel (Ap)

Il piano prevede 80 miliardi di euro per la ricapitalizzazione delle banche in crisi e 400 miliardi di euro per le garanzie sui prestiti interbancari. le misure, che il governo ha definito consultandosi con la banca centrale, le autorità di controllo e l'associazione dei banchieri, mirano a "stabilizzare il mercato finanziario, assicurando un rifornimento di capitali all'economia e garantendo la sicurezza dei risparmiatori e degli investitori". "Un mercato così inusuale - scrive il ministero delle Finanze terdesco in un comunicato - richiede l'adozione di misure inusuali. Non vogliamo proteggere solo le banche ma anche le altre istituzioni finanziarie e i cittadini". "Il governo - si legge nella nota - è convinto che affrontare questi pericoli sia una priorità affinchè sia ristabilita la fiducia nel nostro sistema finanziario". Le misure includono anche l'abbandono di certe procedure contabili che hanno contribuito a rendere più difficile la crisi e che le imprese potranno applicare nel terzo trimestre che termina il 30 settembre.

FRANCIA - Garanzie sui prestiti interbancari fino a un massimo di 320 miliardi di euro. È questa una delle misure annunciate dal governo francese al termine della riunione del consiglio dei ministri convocata per recepire le linee guida indicate domenica scorsa dall'Eurogruppo. Il pacchetto includere due veicoli ad hoc, uno per rifinanziare le banche che ammonterà a 40 miliardi di euro, l'altro per rilevare partecipazioni nei fondi propri o in fondi quasi propri.

GRAN BRETAGNA - Il governo britannico metterà a disposizione risorse fino a 37 miliardi di sterline (46,6 miliardi di euro) per sostenere il salvataggio di tre delle maggiori banche britanniche (Rbs, Lloyds e Hbos), ma in cambio del supporto pubblico i vertici degli istituti dovranno essere rimossi. Il governo ha poi stanziato anche 320 miliardi di euro per garantire i prestiti interbancari.

OLANDA - Il governo olandese ha stanziato 200 miliardi di euro per garantire i prestiti interbancari delle proprie banche.

SPAGNA, AUSTRIA E PORTOGALLO - Il governo spagnolo ha stanziato 100 miliardi di euro per garantire i prestiti interbancari delle proprie banche. Anche il governo austriaco ha deciso di stanziare 100 miliardi di euro, di cui 15 per entrare eventualmente nel capitale bancario e 85 per garantire i prestiti interbancari.

Il governo portoghese ha deciso di stanziare 20 miliardi di euro.

FRATTINI - Intanto il titolare della Farnesina Franco Frattini si è detto convinto "che il vertice europeo di mercoledì e giovedì a Bruxelles, adotterà le proposte uscite domenica dall'Eurogruppo per far fronte alal crisi". "L'Europa ha tracciato una strada giusta - sono ancora le sue parole - e tutti nel mondo potranno e secondo me dovranno in essa riconoscersi".

13 ottobre 2008

La visita del presidente del Consiglio alla Casa Bianca

Il saluto di Berlusconi a Bush: "Storia dirà

che sei stato un grandissimo presidente"

Regali e cordialità tra amici, ma anche i provvedimenti per fronteggiare la crisi finanziaria globale

 

WASHINGTON - Un vaso di Ginori con raffigurate le Tre Grazie e decine di cravatte e foulard Marinella. Sono i doni che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha regalato al presidente degli Stati UnitiGeorge W. Bush e alla moglie Laura nella sua visita alla Casa Bianca in coincidenza con la festa nazionale del Columbus Day. Tra tre mesi Bush lascerà la presidenza e uno dei suoi alleati più fedeli ha voluto dargli "un affettuoso arrivederci", come ha scritto lunedì il Washington Post.

 

COMPLIMENTI - "Con Berlusconi ho un rapporto eccellente, e un genuino rispetto. Ne ho apprezzato l'amicizia e la saggezza. È un uomo sincero, capace di parole chiare e leali, capace di mantenere la parola data e mi piace il suo ottimismo senza limiti. Sono orgoglioso dell'alleanza dell'Italia", ha affermato il capo della Casa Bianca. "La storia dirà che George W. Bush è stato un grandissimo presidente degli Stati Uniti", ha risposto Berlusconi. "Bush è un uomo di grandi principi, grandi ideali, grande visione, ma soprattutto uno che ha il coraggio di perseguire questa visione. In lui non ho mai visto il calcolo del politico, ma la spontaneità e la sincerità di colui che crede in quello che fa. Mi è stato facile condividere le decisioni di Bush fondate sull'amore della libertà, la democrazia e il rispetto per gli altri". Berlusconi ha concluso ribadendo che l'Italia continuerà a "servire la causa della pace e della stabilità in Libano, Kosovo e Bosnia, la crescita delle democrazie e la difesa degli innocenti in Afghanistan e in Iraq. Continueremo a restare al vostro fianco finché i nemici della libertà, che non hanno alla base delle loro decisioni l'amore, non saranno completamente sconfitti".

 

CRISI - In agenda però tiene banco soprattutto la crisi economica globale e i provvedimenti assunti da Unione europea e Stati Uniti per contrastarla. Gli Usa e le altre potenze economiche stanno prendendo "azioni decise e responsabili" per ripristinare la fiducia sui mercati, ha detto Bush, che ha salutato in italiano "il mio caro amico Berlusconi". Il presidente del Consiglio ha risposto "siamo in una fase di crisi globale, quale non si era mai verificata, ma la cosa importante è che ci sia coordinamento tra Europa e Stati Uniti". Berlusconi si è detto d'accordo con Bush il quale vorrebbe riunire nelle prossime settimane i leader del G8 per un vertice straordinario.

 

AGENDA - Dopo il colloquio con il presidente Usa, Berlusconi si sposterà alla National Gallery, dove visiterà assieme alla First lady Laura Bush un'esposizione su Pompei. A pranzo è prevista una colazione di lavoro con il vice presidente Dick Cheney, mentre nel pomeriggio il Cavaliere avrà contatti telefonici con i due candidati alla presidenza, John McCain e Barack Obama. In serata è stato invece organizzato un galà alla Casa Bianca al quale parteciperanno anche numerosi ospiti della comunità italo-americana.

13 ottobre 2008

 

CONTRO I CATASTROFISMI

Occidente, non è ancora mezzanotte

di Gianni Riotta

L'apologo sta facendo il giro del mondo. Il vice primo ministro cinese Wang Qishan apre una riunione con dignitari americani e non resiste al sarcasmo "Mi pare che voi maestri abbiate parecchi problemi eh?". Come non dargli ragione? Le borse a rotoli, due guerre impopolari, il sogno americano nella polvere. L'idea di mercato e democrazia come guida verso sviluppo e tolleranza irrisa da Chávez e Chomsky, da Le Monde Diplomatique e dal regista Michael Moore. La crisi delle Borse porta pensatori apocalittici come Toni Negri a gongolare per la vittoria della "moltitudine" sull' "Imperium", e analisti raziocinanti come Barbara Spinelli e Sergio Romano all'amara constatazione: un'era è finita, la débâcle è morale, economica, geopolitica e culturale. Aveva ragione Paul Kennedy, "fine dell'impero americano", ha ragione Fareed Zakaria, "viviamo nel mondo postamericano ". Non hanno forse stabilito i saggi dell'Accademia del Nobel che non si possono premiare gli scrittori americani perché spacciatori di "chiacchiericcio e mass media"? Meglio laureare il Carneade Le Clézio e in bocca al lupo a chi di voi deciderà di dargli un'occhiata.

Se il declino americano è assodato, quello dell'Occidente seguirà da presso, l'Europa non ha fatto in tempo a scendere dal Titanic Usa, affondato da avidità e consumismo, hedge fund, McDonald's, Bush e Internet. Perché Putin scivola verso l'autoritarismo? Per colpa degli americani che accerchiano Mosca, assicura lo spaesato Gorbaciov. Gli investimenti a pioggia seguiti alla caduta del Muro, il seggio nel G8, gli sforzi di cervelli come Jeffrey Sachs, perfino la stolta omertà sullo sterminio in Cecenia? Tutto dimenticato.

Non c'è dubbio che queste sconsolate conclusioni abbiano elementi di giudizio. Se però, in tempi di buio pesto, accendiamo la fiammella del dubbio (Brecht ne predicava l'elogio) dobbiamo ricordare che spesso la Storia è capace di ribaltare i giudizi del presente, dai più ameni ai più dispeptici. E' vero: il presidente George Walker Bush gode oggi solo del 22% dei favori nei sondaggi, e quando ho detto al mio amico Charles Kupchan, ex consigliere di Clinton, di ritenerlo il peggiore del XX secolo, Charles mi ha obiettato "Perché non di sempre?". Ma, attenti, anche Harry Truman chiuse nel 1952 con 80 americani contro ogni 100 e oggi è ricordato come uno dei grandi presidenti.

Certo la storia dovrà essere assai contorta per vendicare gli errori di Bush junior, ma già la copertina della rivista Foreign Policy, non certo covo di conservatori, annuncia "Il cow boy vi mancherà", ipotizzando che l'ottimo rapporto con Cina e India, la pressione sull'Iran e il nuovo Iraq saranno punti a favore di George W.

Sarà così? Dubito, ma son certo che le previsioni di declino occidentale, il jingle geopolitico del 2008, sono infondate. Oswald Spengler coniò lo slogan nel 1918 con il best seller omonimo Il tramonto dell'Occidente e cinque anni prima Luigi Pirandello aveva deprecato nel suo capolavoro politico I vecchi e i giovani la fine della democrazia. Il mondo a venire, certo, non avrà più gli occidentali nel ruolo di unico leader, ma è un processo cominciato già dopo la Seconda guerra mondiale, quando Cina, India e Africa si sottraggono al dominio coloniale. Simone Weil trovò, trionfo del paradosso, che per gli asiatici la caduta di Parigi sotto Hitler fosse un buon giorno, finalmente potevano liberarsi dal giogo francese. Attenti ai paradossi, anche se vergati da raffinate autrici: la caduta di Parigi fu tragedia assoluta e se Hitler non fosse stato battuto non ci sarebbe stata "libertà" in Asia, ma schiavitù sotto la sferza giapponese. La Conferenza di Bandung già nel 1955 preconizzò, per l'entusiasmo del Che Guevara, una leadership "senza uomini bianchi". Non ne venne il Paradiso, ma dolori e massacri per i Paesi poveri. A liberare le masse indiane e cinesi dalla fame è il deprecato mercato: guardate alle cartine commerciali, nei distretti dove c'è accesso ai commerci la miseria è stata battuta, resiste in quelli che ne sono esclusi. Deng Xiao Ping è un eroe del XX secolo.

È bene dunque che gli americani, come promettono di fare i senatori Obama e McCain, si liberino dall'arroganza che tanti danni ha fatto. È bene che l'Occidente rinunci agli egoismi che seminano sconfitte, vedi i sussidi all'agricoltura che affamano l'Africa. È l'ora di aprire il G8 a Cina, India, Brasile. È ridicolo che tra Fondo Monetario e Banca Mondiale il Lussemburgo conti quanto la Cina. Ma è ridicolo anche che l'Unione Europea non sappia darsi un seggio unico al Consiglio di Sicurezza Onu, né una Costituzione, né un piano comune davanti al crac.

Sono i vizi dell'Occidente, Usa in primis Europa seconda, a trascinarci nel gorgo economico ed etico. Non saranno tuttavia la claustrofobia protezionista, o le dittature soft alla Putin, Pechino e Chávez, a riavviare la prosperità. Tolleranza, iniziativa, libertà individuale, democrazia, libero scambio sono le virtù che ci tireranno fuori dal caos. Chi riluttasse ad abbracciarle perché troppo "americane", "occidentali", troppo "fardello dell'uomo bianco" alla Kipling, rilegga il premio Nobel Amartya Sen: sono virtù antiche, diffuse e praticate anche nel "Terzo Mondo " da secoli. Non sono valori "americani ", né "occidentali", sono patrimonio dell'umanità e se le spegniamo ci sono le tenebre.

13 ottobre 2008

 

 

 

A piazza affari raffica di sospensioni al rialzo

Fiducia ai piani anti-crisi di Usa e Ue

Volano in apertura le Borse europee

Le piazze del Vecchio Continente segnano forti guadagni. Positivi anche i mercati orientali

MILANO - Forte rimbalzo per tutti gli indici europei dopo una settimana di drammatici ribassi. A ridare fiato ai mercati anche il piano anti-crisi messo a punto dai governi del Vecchio Continente. Le piazze europee aprono con una fiammata di rialzi e dopo circa due ore di contrattazioni ampliano addirittura i guadagni: Zurigo +6,70%, Parigi +6%, Francoforte +5,78%, Londra +4,41%, Madrid +6,26%, Amsterdam +5,08%.A Piazza Affari il Mibtel segna +7,21%, l'SPMib +7,24%, il Midex +7,79%, l'All Stars +6,71%.

Segui i listini: Milano | Parigi | Londra

BANCARI - Dopo le misure messe a punto dai 15 governi dell'Unione Europea, che sosterranno le banche colpite dalla crisi con la garanzia dei debiti a medio termine fino al 31 dicembre 2009, il comparto bancario guadagna il 7,5% a livello europeo. A Milano, dopo alcune sospensioni per eccesso di ribasso, il Banco Popolare sale del 16,95% a 8,995 euro dopo aver perso solo la scorsa settimana oltre il 21,3%, mentre la Popolare di Milano guadagna il 15,48% a 4,375 euro. Intesa Sanpaolo balza invece dell'11,47% a 3,232 euro (-28,7 la scorsa settimana) dopo essere scesa durante la seduta di venerdì a 2,74 euro, prezzo che considerando il grafico storico rappresenta i minimi da aprile 2004 (quando l'istituto era ancora Banca Intesa). Meno efficace il rimbalzo di Unicredit (+5,17% a 1,305 euro) che venerdì trattava ai livelli più bassi almeno dal 1998 (pre-fusione con Capitalia) e che ha perso il 26% circa la scorsa settimana (in cui ha però realizzato una performance positiva il 9 ottobre). Tra gli altri bancari bene Ubi Banca (+7%) e Mps (+5,98%). Nel Vecchio Continente viaggiano in controtendenza Hbos (-18,7%) e Rbs (-11,46%) nel Regno Unito, dove è partito il piano che darà 37 miliardi di denaro pubblico alle due banche e a Lloyds (+6,12%).

IN ASIA - L'avvio delle piazze europee conferma l'andamento positivo delle Borse asiatiche. La Borsa di Hong Kong ha fatto registrare una spettacolare crescita del 10,2 per cento, recuperando le perdite del "venerdì nero" della scorsa settimana. Si tratta della giornata più positiva per la seconda Borsa dell'Asia (dopo Tokyo, che è rimasta chiusa per festività). Bene anche Sydney che ha registrato un progresso del 5,55%, Seul che ha terminato le contrattazioni a +3,79% e Shanghai a +3,65%).

13 ottobre 2008

 

 

 

2008-10-12

BARROSO: "SERVE UN COORDINAMENTO SENZA PRECEDENTI DELLA ZONA EURO"

Ricetta Ue: per i prestiti interbancari
garanzie statali fino alla fine del 2009

Il vertice di Parigi: prevista la possibilità per i governi di impegnarsi in ricapitalizzazioni di banche in difficoltà. Berlusconi: "In Italia situazione più tranquilla"

PARIGI - Dopo il nuovo allarme dell'Fmi è stata trovata un'intesa tra i leader dei 15 Paesi dell'euro su interventi cruciali in grado di ridare fiducia ai mercati e disinnescare il rischio di collasso del sistema finanziario internazionale. Lo ha annunciato il presidente francesi Sarkozy al termine del vertice di Parigi. Al termine del vertice anche Berlusconi ha dato alcune indicazioni in particolare sull'Italia. "La situazione complessiva è tranquilla - ha detto - . In Italia non ci sono istituti in difficoltà, allo stato attuale siamo sereni. Anche per le ricapitalizzazioni. Dopo quella effettuata da Unicredit non ci sono al momento altre necessità del genere per le banche italiane".

PIANO IN 6 PUNTI - Il piano messo a punto prevede un'azione coordinata in sei punti che prevede un'adeguata liquidità alle istituzioni finanziarie, garanzie sui prestiti, la ricapitalizzazione efficiente delle banche in difficoltà da parte dei governi, la revisione delle regole, il coordinamento dele procedura tra i governi europei. Il documento sollecita anche "un ulteriore azione di coordinamento" e afferma "l'impegno ad agire insieme con misure coordinate".

PRESTITI INTERBANCARI - La garanzia dei governi sui prestiti interbancari fino al 31 dicembre 2009 è una delle misure contenute nella bozza di conclusioni del vertice straordinario dell'Eurogruppo. Il documento prevede anche la possibilità per i governi di fornire alle istituzioni finanziarie i capitali necessari per assicurare il buon funzionamento dell'economia e di impegnarsi per le ricapitalizzazioni degli istituti di credito in difficoltà. In questa ottica i governi renderanno disponibili per un periodo di tempo limitato garanzie, assicurazioni, acquisti diretti e altri simili accordi sui nuovi debiti a medio termine nelle principali banche. In tutti i casi, si legge ancora nel documento, queste azioni dovranno essere strutturate in modo tale da evitare ogni distorsione di mercato e ogni possibile abuso a danno di chi non ne beneficerà. Per assicurare che questa indicazione venga rispettata, recita il documento, il prezzo di questi strumenti dovrà riflettere le normali condizioni di mercato e ne dovranno beneficiare tutte le istituzioni finanziarie presenti sui territori nazionali. Inoltre i governi potranno imporre ulteriori condizioni ai beneficiari di queste misure, condizioni che potrebbe comprendere anche un adeguato supporto all'economia reale. Infine questo schema sarà limitato nel tempo e nell'ammontare e sarà applicato sotto stretta sorveglianza delle autorità finanziarie fino al 31 dicembre 2009.

SCAMBIO DI INFORMAZIONI - I leader dell’Eurogruppo intendono inoltre "creare e rafforzare le procedure che permettono lo scambio di informazioni" tra i governi, la presidenza di turno, il presidente della Commissione europea, il presidente della Bce e il presidente dell’Eurogruppo. Nel documento si dà mandato al Consiglio europeo di presentare una proposta mercoledì "per migliorare la gestione della crisi tra i Paesi europei". Al prossimo Consiglio Ecofin, con il sostegno della Commissione e in cooperazione con la Bce, spetterà di riferire sull’applicazione di queste nuove misure.

INCONTRO BROWN-SARKOZY - Il premier britannico Gordon Brown, che ha incontrato Sarkozy prima della riunione dell'Eurogruppo (la Gran Bretagna non fa parte) era stato esplicito: l'appuntamento di Parigi rappresenta il "momento della verità". La posta in gioco, ha aggiunto, "non potrebbe essere più alta". Brown nei giorni scorsi ha sottolineato più volte la necessità di un "approccio globale" che è invece venuto a mancare una settimana fa, quando la riunione del G4 svoltasi sempre a Parigi si concluse rimarcando ancora una volta divisioni interne, soprattutto a causa della contrarietà della Germania alla nascita di un fondo comune per il salvataggio del settore bancario. Ma oggi lo scenario è mutato. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, dopo lo tsunami che ha investito i mercati finanziari nel corso della settimana, è approdata alla riunione dell'Eurogruppo con un atteggiamento più conciliante. Lei e Brown, secondo le informazioni filtrate sulla stampa, si appresterebbero a varare, lunedì, a livello nazionale, importanti misure destinate a salvare le banche in crisi e ridare fiato al sistema creditizio. Innanzitutto per sbloccare la crisi di liquidità che ha colpito il sistema fornendo garanzie pubbliche comuni sui prestiti interbancari. E ufficializzando le modalità di intervento pubblico nel settore bancario sull'esempio di quanto già deciso e annunciato da Londra nei giorni scorsi. Ma anche ammettendo la necessità di intervenire rapidamente per creare un unico sistema di sorveglianza europeo su un settore creditizio e finanziario ormai integrato e prendendo atto che il costo della crisi peserà negativamente sul rispetto dei vincoli in materia di finanza pubblica fissati dal Patto di stabilità.

IL PIANO BROWN - Intanto l'agenzia France Press ha rivelato alcune indiscrezioni sul piano predisposto da Brown. Lunedì le contrattazioni della Borsa di Londra potrebbero essere sospese per tutta la giornata. Successivamente le 4 principali banche del Regno Unito, vale a dire Royal Bank of Scotland, Hbos, Lloyds Tsb e Barclays, annuncerebbero ufficialmente la loro intenzione di aderire al piano del governo che le seminazionalizerebbe, inserendo nel contempo nel loro capitale circa 64 miliardi di euro. Successivamente Brown annuncerebbe al sistema bancario britannico l'esistenza di un fondo statale di altri 320 miliardi di euro a garanzia dei prestiti interbancari.

12 ottobre 2008

Berlusconi: "Il mark to market viene sospeso"

Sarkozy: "Daremo aiuti e garanzie,
ma non faremo regali alle banche"

"I manager che falliscono saranno messi da parte". Lunedì i dettagli in contemporanea in tutti i Paesi

PARIGI - I 15 Paesi dell’Eurozona hanno raggiunto l’accordo sul piano per fronteggiare la crisi finanziaria internazionale, che prevede garanzie sui prestiti interbancari e garanzie pubbliche in caso di eventuali ricapitalizzazioni delle banche in difficoltà. "Il piano affronta tutti gli aspetti della crisi dei mercati", ha spiegato il presidente francese Nicolas Sarkozy. La via scelta, vicina alle ipotesi avanzate dalla Gran Bretagna, prevede tra l'altro che i Paesi europei garantiscano i prestiti interbancari sino alla fine del 2009. Si tratta della decisione più importante, presa per riavviare il normale flusso di denaro fra gli istituti che, in questo momento, è bloccato dalla sfiducia reciproca degli operatori.

STOP A "MARK TO MARKET" - "Con le decisioni prese oggi si sospende la regola del mark to market, secondo cui le aziende dovevano abbattere il valore patrimoniale in bilancio e possono rimanere sui valori precedentemente dichiarati", ha spiegato Silvio Berlusconi, sottolineando che a suo giudizio si tratta di una delle decisioni più importanti. "Dopo l'aumento di capitale di Unicredit, non ci sono necessità di ulteriori ricapitalizzazioni" di banche italiane. "La posizione dell'Italia è ottimale, molto meglio degli altri Paesi", ha concluso il premier.

NESSUN REGALO - Ma al termine del lungo vertice dell'Eurogruppo tenutosi a Parigi, Sarkozy, nel dare le prime indicazioni dei provvedimenti presi, invia anche un messaggio severo e chiaro: "Non faremo regali alle banche. Gli Stati faranno pagare gli interventi al loro giusto prezzo" rilevando che "i management che falliscono saranno messi da parte, non dovranno avvantaggiarsi da questo piano". Inoltre aggiunge che l'Unione europea chiederà agli Stati Uniti di organizzare un vertice internazionale per definire una riforma complessiva del sistema finanziario globale.

I DETTAGLI LUNEDÌ - Sarkozy fa riferimento anche agli altri interventi decisi nel summit. In particolare al rifinanziamento delle banche in difficoltà da parte degli Stati. Sarà "limitato" alla fine del 2009 e "alle condizione di mercato", ha aggiunto Sarkozy specificando che "ogni Paese membro" potrà rafforzare il capitale delle proprie banche. Le spiegazioni del presidente francese sono generali. I dettagli delle decisioni prese sono attesi lunedì quando, spiega Sarkozy, Germania, Francia, Italia e altri Paesi presenteranno nel pomeriggio, "in modo simultaneo" i dettagli dei loro piani di salvataggio. Nella giornata di lunedì, precisa, "si terranno consigli dei ministri sulle misure anticrisi" in Francia, Germania, Italia, Austria, tutti alle 16. Evidente l'obiettivo di evitare comunicazioni anticipate da parte dei singoli governi. Le riunioni dei consigli dei ministri sono necessarie per varare i singoli provvedimenti Paese per Paese.

12 ottobre 2008

 

Oggi l'eurogruppo. Bush ai paesi emergenti: "Errori usa"

Fmi: "Il sistema finanziario globale
è sull'orlo di un collasso sistemico"

Allarme del Fondo monetario internazionale: "Servono strumenti eccezionali utilizzati a seconda delle esigenze"

Borse, dal G7 un piano d'azione in 5 punti Bush: "Daremo risposte globali" (11 ottobre 2008)

WASHINGTON - Il Fondo monetario internazionale lancia l'allarme: "Il sistema finanziario globale è sull'orlo di un collasso sistemico". E proprio per affrontare la crisi, dopo il G7 di Washington, i leader europei si riuniscono a Parigi per il vertice dell'Eurogruppo: "il momento della verità" dice il premier britannico, Gordon Brown. George W. Bush, intanto, si presenta a sorpresa alla riunione del G20. Davanti ai rappresentanti dei Paesi delle economie in via di sviluppo, il presidente americano ammette gli "errori" commessi dagli Stati Uniti, ma lancia un appello alla "cooperazione". Le istituzioni economiche e i leader mondiali continuano febbrilmente a tenersi in contatto e a studiare contromisure per superare quella che è stata definita la più grave crisi finanziaria dal 1930.

FMI - Crisi che ha portato il G7 a lanciare un piano in cinque punti: i Sette Grandi ricevuti alla Casa Bianca hanno disegnato le linee guida da seguire, fra le quali garantire alle banche l'accesso alla liquidità sia dal pubblico sia dai privati e compiere tutti i passi necessari per prevenire il fallimento delle maggiori istituzioni finanziarie, così da tutelare i risparmiatori. Un piano apprezzato dall'Fmi. "L'intensificarsi delle preoccupazioni sull'insolvenza delle maggiori istituzioni finanziarie Usa ed europee sta spingendo il sistema finanziario globale sull'orlo di un collasso sistemico - spiega il direttore Dominique Strauss-Kahn - il piano del G7 concorda sull'uso di strumenti eccezionali che verranno utilizzati differentemente, a seconda delle diverse circostanze e necessità dagli Usa, dai Paesi dell'Eurozona, dal Regno Unito".

EUROGRUPPO - E proprio in Europa c'è attesa per la riunione dell’Eurogruppo in programma oggi a Parigi. Per il premier britannico, Gordon Brown, il vertice costituisce "un momento di verità" difronte alla devastante crisi economica e finanziaria che attanaglia i mercati. "Per l'Europa la posta in gioco non potrebbe essere più elevata, e si tratta di un momento di verità", ha detto Brown in un articolo apparso oggi sul Sunday Mirror. Il premier britannico sarà ricevuto all'Eliseo dal presidente francese Nicolas Sarkozy prima della riunione dell'Eurogruppo. "In Gran Bretagna noi abbiamo adottato misure per rafforzare le nostre banche (un piano di salvataggio bancario da 35 miliardi di sterline che permetterà allo Stato di rilevare le quote di maggioranza di almeno due istituti, la Halifax Bank of Scotland (Hbos) e la Royal Bank of Scotland (Rbs), ndr), ma questo da solo non è sufficiente..Quello che gli eventi di questa settimana hanno dimostrato è che un problema mondiale richiede una soluzione mondiale", ha aggiunto Gordon Brown. "Io vado a Parigi per convincere gli altri Paesi europei ad adottare l'approccio globale che noi abbiamo scelto in Gran Bretagna", ha ancora detto il premier britannico, secondo il quale "nessun paese, nemmeno il più grande, se la può cavare da solo in un momento come questo.
Secondo indiscrezioni, il piano che Gordon Brown proporrà prima della riunione dell'Eurogruppo è quello di garanzia nazionale non solo sui depositi, ma anche a tutta l'attività di prestito tra le banche, secondo modalità da decidere. Si pensa anche alla costituzione di un'Authority di vigilanza sul sistema bancario europeo che potrebbe essere affidata anche alla stessa Bce.
Siamo tutti sulla stessa barca, e dobbiamo lavorare per uscirne insieme". Per il il ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde, "senza dubbio" nella riunione parigina ci sarà "un dibattito" sulla possibilità di mettere in campo una garanzia sulle transazioni interbancarie in tutta l'area euro.

BUSH - Ma la crisi è globale e investe anche i Paesi emergenti. E così il presidente americano, George W. Bush, ha deciso di riconoscere in parte gli errori degli Stati Uniti. L'ammissione Bush l'ha fatta proprio davanti ai rappresentanti dei paesi delle economie in via di sviluppo riuniti nel G20, al termine degli incontri del Fondo Monetario internazionale e del G7. Secondo diverse fonti, l'inquilino della Casa Bianca avrebbe sottolineato come, vista la situazione attuale, occorra fare fronte comune per regolare la crisi, rimandando a una fase successiva la discussione sulle misure da prendere per evitare che questa si ripeta. Alla riunione del G20, affiancato dal ministro del Tesoro Henry Paulson e dal presidente della Fed Ben Bernanke, Bush ha ricordato come "gli strumenti ora ci sono e devono essere utilizzati rapidamente ma con efficacia". La ricetta del G20, così come quella del G7 e dello stesso Fondo, va nella direzione di una sempre maggiore cooperazione a livello globale e trasversale fra i paesi delle economie più avanzate e quelli delle economie in via di sviluppo. In particolare, tutti sottolineano come sia necessario evitare fughe in avanti da parte di alcuni paesi che possano danneggiare paesi terzi o la stabilità del sistema nel suo complesso.

BORSE DEL MEDIO ORIENTEIN FORTE CALO - La crisi, intanto, investe anche le Borse del Golfo. Un altro campanello d'allarme in vista della riapertura, lunedì, dei principali mercati internazionali. Quasi tutti listini della regione hanno chiuso in pesante ribasso. Tel Aviv, tornata alle contrattazioni dopo alcuni giorni di stop legati alle festività ebraiche, ha dovuto ritardare di tre quarti d'ora l'avvio degli scambi a causa dei ribassi superiori anche al 9% registrati dai suoi indici e vede il TA-25 e il TA-100 cedere il 5,6% e il 6,2%. La Borsa del Cairo ha chiuso in calo dell'1,6% . Crolla Dubai (-5,4%) che in corso di seduta è arrivata a perdere il 10% nonostante il governo degli Emirati Arabi Uniti, di cui il Dubai fa parte, abbia garantito i depositi e i prestiti interbancari nel Paese. Tonfi per le Borse del Qatar (-7,2%) e dell'Oman (-5,7%), Pesanti anche Abu Dhabi (-2,3%) e Amman (-2,6%), flessioni più contenute per Kuwait (-0,4%) e Bahrein (-0,8%). Si salva Riad (+0,3%) dopo il taglio dei tassi da parte della Banca Centrale di mezzo punto percentuale.
Il governo degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato poi la decisione di garantire i depositi bancari, riferisce l’agenzia ufficiale Wam. Quella degli Emirati è la prima monarchia petrolifera del Golfo che prende una simile decisione, dall’inizio della crisi dei mercati internazionali. L’annuncio è stato fatto dopo che i principali mercati finanziari del paese, quelli di Abu Dhabi e Dubai, hanno accusato nuovi ribassi dopo l’apertura di oggi. Il governo degli Emirati ha deciso anche di adottare le misure necessarie perché le banche locali non accusino un’eccessiva perdita di liquidità e possano garantire le operazioni di prestito tra tutte le banche che operano nel paese.
12 ottobre 2008

 

BARROSO: "SERVE UN COORDINAMENTO SENZA PRECEDENTI DELLA ZONA EURO"

Crisi finanziaria: a Parigi si decide su come garantire i prestiti interbancari

Prime indiscrezioni sul piano europeo: si pensa anche ad un unico sistema di sorveglianza bancario per l'area euro

PARIGI (FRANCIA) - E' il momento della verità. Dopo il nuovo allarme dell'Fmi bisogna fare qualcosa. Trovare un'intesa su interventi cruciali in grado di ridare fiducia ai mercati e disinnescare il rischio di collasso del sistema finanziario internazionale: questo il delicatissimo compito a cui sono chiamati i leader dei 15 Paesi dell'Eurogruppo a poche ore dalla riapertura de mercati.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy (Ap)

Il presidente francese Nicolas Sarkozy (Ap)

Dopo i risultati del G7 di Washington e gli avvertimenti lanciati dal Fondo monetario internazionale tocca ora ai 15 Paesi che condividono la moneta unica europea, riuniti sotto la regia del presidente di turno dell'Ue, il francese Nicolas Sarkozy, dimostrare di essere compatti nel passare all'azione.

INCONTRO BROWN-SARKOZY - Il premier inglese, Gordon Brown, che nel primo pomeriggio incontra Sarkozy prima della riunione dell'Eurogruppo (di cui egli non fa parte) è stato esplicito: l'appuntamento di Parigi rappresenta il "momento della verità". La posta in gioco, ha aggiunto, "non potrebbe essere più alta". Brown nei giorni scorsi ha sottolineato più volte la necessità di un "approccio globale" che è invece venuto a mancare una settimana fa, quando la riunione del G4 svoltasi sempre a Parigi si concluse rimarcando ancora una volta divisioni interne, soprattutto a causa della contrarietà della Germania alla nascita di un fondo comune per il salvataggio del settore bancario. Ma oggi lo scenario è mutato. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, dopo lo tsunami che ha investito i mercati finanziari nel corso della settimana, approda alla riunione dell'Eurogruppo con un atteggiamento più conciliante. Lei e Brown, secondo le informazioni filtrate sulla stampa, si appresterebbero a varare, lunedì, a livello nazionale, importanti misure destinate a salvare le banche in crisi e ridare fiato al sistema creditizio. In questo scenario ha quindi preso quota la possibilità che da Parigi scaturiscano precise indicazioni operative. Innanzitutto per sbloccare la crisi di liquidità che ha colpito il sistema fornendo garanzie pubbliche comuni sui prestiti interbancari. E ufficializzando le modalità di intervento pubblico nel settore bancario sull'esempio di quanto già deciso e annunciato da Londra nei giorni scorsi. Ma anche ammettendo la necessità di intervenire rapidamente per creare un unico sistema di sorveglianza europeo su un settore creditizio e finanziario ormai integrato e prendendo atto che il costo della crisi peserà negativamente sul rispetto dei vincoli in materia di finanza pubblica fissati dal Patto di stabilità.

BARROSO - "Da molto tempo la Commissione chiede un più grande coordinamento economico nella zona euro. Noi abbiamo bisogno di un coordinamento senza precedenti per rispendere a questa crisi che è senza precedenti". È quanto ha dichiarato il presidente dell'esecutivo europeo Josè Manuel Barroso in occasione del vertice dell'Eurogruppo a Parigi. "La Commissione - ha sottolineato Barroso in una nota - ha lavorato duro per garantire che le misure prese nella zona dell'euro e negli altri Stati membri siano efficaci e si rafforzino reciprocamente. Dobbiamo costruire su quello che i ministri delle Finanze del G7 hanno deciso con un programma più dettagliato a livello europeo".

IL PIANO BROWN - Intanto l'agenzia francese Afp ha rivelato alcune indiscrezioni sul piano predisposto da Gordon Brown. Lunedì le contrattazioni della Borsa di Londra potrebbero essere sospese per tutta la giornata. Successivamente le 4 principali banche del Regno Unito, vale a dire Royal Bank of Scotland, HBOS, Lloyds TSB e Barclays, annuncerebbero ufficialmente la loro intenzione di aderire al piano del governo che le seminazionalizerebbe, inserendo nel contempo nel loro capitale circa 64 miliardi di euro. Successivamente Brown annuncerebbe al sistema bancario britannico l'esistenza di un fondo statale di altri 320 miliardi di euro a garanzia dei prestiti interbancari

12 ottobre 2008

 

 

l'osservatorio

Italiani e fiducia nelle banche

In una settimana giù del 28%

Il governo e altre autorità istituzionali cercano in questi giorni di rassicurare gli italiani sugli effetti della drammatica crisi finanziaria ed economica che sta coinvolgendo gran parte del mondo. Il possibile insorgere di una crisi di fiducia tra i cittadini costituisce in effetti un timore fondato e suffragato dagli esiti degli ultimi sondaggi di opinione. La preoccupazione riscontrabile nel nostro Paese riguardo alla sicurezza dei depositi e alla solidità delle banche si è andata infatti accrescendo enormemente proprio negli ultimi giorni. Un mese fa (il 12 settembre) circa un quarto degli italiani adulti pronosticava un deterioramento dell'economia. Oggi (la rilevazione è stata eseguita il 9 ottobre), sono quasi raddoppiati giungendo al 46%: gli incrementi maggiori nel pessimismo si sono verificati significativamente tra le persone in età lavorativa centrale (35-55enni) e tra i residenti in una delle aree di maggiore vitalità economica, il Nord-Est.

La previsione sulla situazione finanziaria personale peggiora anch'essa considerevolmente: in sette giorni i pessimisti raddoppiano, passando dal 16 al 34%. Nell'insieme, più del 60% degli italiani si pronuncia oggi negativamente per l'economia mondiale e il 40% ha questa stessa sensazione per ciò che concerne la propria famiglia. Sono specialmente le banche a trovarsi nell'occhio del mirino. La fiducia in queste ultime, già tradizionalmente bassa, è calata ulteriormente, raggiungendo il minimo storico. E si fanno sempre più estesi i dubbi sulla loro affidabilità. Ancora la scorsa settimana, la maggioranza (67%) dei cittadini riteneva "molto o abbastanza solida" la banca di cui è cliente: oggi questa quota è drasticamente scesa al 39%: la maggioranza degli italiani comincia dunque a non fidarsi più del proprio istituto di credito. È un orientamento più diffuso tra chi è più lontano dalla politica e segue con maggiore difficoltà le notizie sui quotidiani.

Certo, si tratta di meri atteggiamenti, di stati d'animo non sempre suffragati da dati di fatto. Ma, come ci insegna la stessa crisi che stiamo attraversando, spesso i fenomeni e i comportamenti economici sono dettati più dalla componente emotiva che da quella razionale. Di conseguenza, gli aspetti psicologici sono, specie in questi giorni, estremamente rilevanti. Nel loro insieme, questi dati possono dunque essere interpretati almeno da due diversi punti di vista. Da una parte, emerge come gli italiani mostrino ancora un atteggiamento responsabile: siamo ben lontani da quella che può essere definita una situazione di panico. Dall'altro canto, non si può non rilevare come il clima di opinione e la fiducia del Paese nelle istituzioni finanziarie vadano progressivamente deteriorandosi. Con conseguenze difficili da prevedere.

Renato Mannheimer

12 ottobre 2008

Diario del risparmio

Mutui, il taglio dei tassi

non "taglia" la rata

Scenderanno finalmente i mutui dopo il taglio dei tassi della Bce? Potrò finalmente pagare meno?

È la speranza di Giuseppe. Purtroppo il lettore che ci ha scritto a corriere.it andrà incontro a una delusione: anche la prossima rata sarà sullo stesso livello delle precedenti. L'Euribor, il parametro di riferimento per i mutui variabili, infatti, si è mostrato del tutto impermeabile alla politica del denaro meno caro decisa dalla Bce. Il taglio di mezzo punto dei tassi—dal 4,25% al 3,75%—si è ripercosso solo in minima parte sugli indici di mercato, dai quali dipendono le rate dei mutui, mentre il parametro della Bce non ha, praticamente, alcuna importanza. L'Euribor a un mese è sceso di 9 centesimi, quello per durate superiori è addirittura salito nonostante il taglio.

Ma perché questa anomalia? E' l'interrogativo di Alessandro. Per rispondere a questa domanda bisogna ricordare che i due tassi hanno natura differente. Quello della Bce è in un tasso di sistema — serve a determinare la politica monetaria —, l'Euribor, invece, rappresenta il costo al quale le banche decidono di scambiarsi i prestiti. Da quando è scoppiata la mina dei mutui subprime la liquidità sui mercati si è ridotta, facendo salire il costo dei finanziamenti. Ma, soprattutto, le banche non si fidano più e fanno fatica a concedere prestiti ad altri istituti per il timore che in bilancio possano avere perdite legate al possesso dei titoli tossici che stanno avvelenando i mercati. Questa insicurezza ha fatto si che l'Euribor oggi viaggi addirittura un punto e mezzo più in alto del tasso della Bce. In situazioni normali lo scarto è di 15/20 centesimi. Finché la crisi non sarà rientrata, difficilmente l'Euribor tornerà sulla terra.

Massimo Fracaro

12 ottobre 2008

 

ggi l'eurogruppo. Bush ai paesi emergenti: "Errori usa"

Fmi: "Il sistema finanziario globale

è sull'orlo di un collasso sistemico"

Allarme del Fondo monetario internazionale: "Servono strumenti eccezionali utilizzati a seconda delle esigenze"

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NOTIZIE CORRELATE

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Borse, dal G7 un piano d'azione in 5 punti Bush: "Daremo risposte globali" (11 ottobre 2008)

Dominique Strauss-Kahn (Emmevi)

Dominique Strauss-Kahn (Emmevi)

WASHINGTON - Il Fondo monetario internazionale lancia l'allarme: "Il sistema finanziario globale è sull'orlo di un collasso sistemico". E proprio per affrontare la crisi, dopo il G7 di Washington, i leader europei si riuniscono a Parigi per il vertice dell'Eurogruppo: "il momento della verità" dice il premier britannico, Gordon Brown. George W. Bush, intanto, si presenta a sorpresa alla riunione del G20. Davanti ai rappresentanti dei Paesi delle economie in via di sviluppo, il presidente americano ammette gli "errori" commessi dagli Stati Uniti, ma lancia un appello alla "cooperazione". Le istituzioni economiche e i leader mondiali continuano febbrilmente a tenersi in contatto e a studiare contromisure per superare quella che è stata definita la più grave crisi finanziaria dal 1930.

FMI - Crisi che ha portato il G7 a lanciare un piano in cinque punti: i Sette Grandi ricevuti alla Casa Bianca hanno disegnato le linee guida da seguire, fra le quali garantire alle banche l'accesso alla liquidità sia dal pubblico sia dai privati e compiere tutti i passi necessari per prevenire il fallimento delle maggiori istituzioni finanziarie, così da tutelare i risparmiatori. Un piano apprezzato dall'Fmi. "L'intensificarsi delle preoccupazioni sull'insolvenza delle maggiori istituzioni finanziarie Usa ed europee sta spingendo il sistema finanziario globale sull'orlo di un collasso sistemico - spiega il direttore Dominique Strauss-Kahn - il piano del G7 concorda sull'uso di strumenti eccezionali che verranno utilizzati differentemente, a seconda delle diverse circostanze e necessità dagli Usa, dai Paesi dell'Eurozona, dal Regno Unito".

EUROGRUPPO - E proprio in Europa c'è attesa per la riunione dell’Eurogruppo in programma oggi a Parigi. Per il premier britannico, Gordon Brown, il vertice costituisce "un momento di verità" difronte alla devastante crisi economica e finanziaria che attanaglia i mercati. "Per l'Europa la posta in gioco non potrebbe essere più elevata, e si tratta di un momento di verità", ha detto Brown in un articolo apparso oggi sul Sunday Mirror. Il premier britannico sarà ricevuto all'Eliseo dal presidente francese Nicolas Sarkozy prima della riunione dell'Eurogruppo. "In Gran Bretagna noi abbiamo adottato misure per rafforzare le nostre banche (un piano di salvataggio bancario da 35 miliardi di sterline che permetterà allo Stato di rilevare le quote di maggioranza di almeno due istituti, la Halifax Bank of Scotland (Hbos) e la Royal Bank of Scotland (Rbs), ndr), ma questo da solo non è sufficiente..Quello che gli eventi di questa settimana hanno dimostrato è che un problema mondiale richiede una soluzione mondiale", ha aggiunto Gordon Brown. "Io vado a Parigi per convincere gli altri Paesi europei ad adottare l'approccio globale che noi abbiamo scelto in Gran Bretagna", ha ancora detto il premier britannico, secondo il quale "nessun paese, nemmeno il più grande, se la può cavare da solo in un momento come questo.

Secondo indiscrezioni, il piano che Gordon Brown proporrà prima della riunione dell'Eurogruppo è quello di garanzia nazionale non solo sui depositi, ma anche a tutta l'attività di prestito tra le banche, secondo modalità da decidere. Si pensa anche alla costituzione di un'Authority di vigilanza sul sistema bancario europeo che potrebbe essere affidata anche alla stessa Bce.

Siamo tutti sulla stessa barca, e dobbiamo lavorare per uscirne insieme". Per il il ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde, "senza dubbio" nella riunione parigina ci sarà "un dibattito" sulla possibilità di mettere in campo una garanzia sulle transazioni interbancarie in tutta l'area euro.

George W. Bush al G20 (Ap)

George W. Bush al G20 (Ap)

BUSH - Ma la crisi è globale e investe anche i Paesi emergenti. E così il presidente americano, George W. Bush, ha deciso di riconoscere in parte gli errori degli Stati Uniti. L'ammissione Bush l'ha fatta proprio davanti ai rappresentanti dei paesi delle economie in via di sviluppo riuniti nel G20, al termine degli incontri del Fondo Monetario internazionale e del G7. Secondo diverse fonti, l'inquilino della Casa Bianca avrebbe sottolineato come, vista la situazione attuale, occorra fare fronte comune per regolare la crisi, rimandando a una fase successiva la discussione sulle misure da prendere per evitare che questa si ripeta. Alla riunione del G20, affiancato dal ministro del Tesoro Henry Paulson e dal presidente della Fed Ben Bernanke, Bush ha ricordato come "gli strumenti ora ci sono e devono essere utilizzati rapidamente ma con efficacia". La ricetta del G20, così come quella del G7 e dello stesso Fondo, va nella direzione di una sempre maggiore cooperazione a livello globale e trasversale fra i paesi delle economie più avanzate e quelli delle economie in via di sviluppo. In particolare, tutti sottolineano come sia necessario evitare fughe in avanti da parte di alcuni paesi che possano danneggiare paesi terzi o la stabilità del sistema nel suo complesso.

BORSE APERTE IN MEDIO ORIENTE - La crisi, intanto, investe anche le Borse del Golfo. Un altro campanello d'allarme in vista della riapertura, lunedì, dei principali mercati internazionali. A Dubai, l’indice Financial Market perde il 6%, seguendo la scia della sfiducia "araba" tracciata sabato dalla borsa saudita, scesa ai minimi degli ultimi quattro anni. Analoga sorte sta accadendo alla Borsa d'Israele. All'apertura delle contrattazioni, rinviata di 45 minuti rispetto all'orario previsto, l'indice delle 25 blue chip delle borsa di Tel Aviv ha segnato un ribasso del 7,68%.

In apertura, anche il principale indice della borsa egiziana, il Case-30, ha registrato un forte calo, superiore all'8%.

Il governo degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato poi la decisione di garantire i depositi bancari, riferisce l’agenzia ufficiale Wam. Quella degli Emirati è la prima monarchia petrolifera del Golfo che prende una simile decisione, dall’inizio della crisi dei mercati internazionali. L’annuncio è stato fatto dopo che i principali mercati finanziari del paese, quelli di Abu Dhabi e Dubai, hanno accusato nuovi ribassi dopo l’apertura di oggi. Il governo degli Emirati ha deciso anche di adottare le misure necessarie perché le banche locali non accusino un’eccessiva perdita di liquidità e possano garantire le operazioni di prestito tra tutte le banche che operano nel paese.

12 ottobre 2008

 

 

 

 

 

 

 

2008-10-11

verra' garantito l'accesso alla liquidita' sia dal pubblico, sia dai privati

Crisi finanziaria: il G7 lancia un piano d'azione in cinque punti

Lo scopo è "stabilizzare i mercati finanziari" mantenendo la solidità delle banche e "prevenire il loro fallimento"

WASHINGTON (USA) - Il G7 si impegna a intraprendere "tutte le azioni" necessarie per arginare la crisi sui mercati che venerdì ha toccato un nuovo picco negativo, e sostenere, di conseguenza, l'economia.

Alcuni dei partecipanti alla riunione del G7 di Washington (Reuters)

Alcuni dei partecipanti alla riunione del G7 di Washington (Reuters)

Con un piano in cinque punti, i Sette Grandi disegnano le linee guida da seguire, fra le quali il garantire alle banche l'accesso alla liquidità sia dal pubblico sia dai privati e compiere tutti i passi necessari per prevenire il fallimento delle maggiori istituzioni finanziarie, così da tutelare i risparmiatori. Obiettivo - spiega il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi - è "ristabilire fiducia nelle istituzioni finanziarie" dopo che la sua perdita sta causando i crolli dei mercati azionari mondiali. Intanto il governo Usa stringe e il segretario al Tesoro Hanry Paulson annuncia che il governo entrerà nel capitale di alcune istituzioni finanziarie per scongiurarne la crisi.

TREMONTI - "Sono state accolte le nostre richieste", commenta soddisfatto il ministro dell'economia Giulio Tremonti che, in precedenza, aveva espresso forti perplessità sull'accordo valutandolo debole e redatto in uno stile arcaico non rispondente all'attuale situazione di emergenza. Lo schema elaborato dal G7, che non ha discusso di un possibile blocco dei mercati azionari, farà da sfondo alle decisioni che ogni singolo paese prenderà per fronteggiare la crisi in casa propria. Ma i mercati - ammette il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet - ci metteranno un po' a reagire all'annuncio del piano, che è "adeguato" per la crisi in atto. Dopo la disastrosa settimana in cui i listini hanno accusato perdite a due cifre, si attende così la reazione di lunedì.

IL PIANO - Il G7 lancia quindi un piano d'azione "eccezionale e urgente" in cinque punti per "stabilizzare i mercati finanziari" mantenendo la solidità delle banche e "prevenire il loro fallimento", con tutti i mezzi disponibili.

Le istituzioni finanziarie potranno accedere "a fonti di capitale pubblico e privato". Al termine della riunione i Sette Grandi insistono sul fatto che i piani varati dai governi nazionali per garantire i depositi "sono robusti e adeguati" in modo da rassicurare i risparmiatori sulla "sicurezza dei loro depositi". Una mossa necessaria per evitare panico fra i risparmiatori. Il G7 - afferma inoltre - che verranno utilizzati saranno prese "tutti i necessari passi per scongelare il mercato e il credito e monetario e garantire alle banche e alle istituzioni finanziarie un ampio accesso alla liquidità e alla raccolta di finanziamenti". Occorre inoltre far ripartire - secondo il G7 - i tartassati "mercati secondari dei mutui e delle altre attività collaterali", il cui crollo è all'origine della crisi. "Useremo le politiche macroeconomiche necessarie e appropriate. Sosteniamo fermamente il ruolo cruciale del Fmi nell'assistere i paesi colpiti dalle turbolenze e accelereremo la piena applicazione delle raccomandazioni del Fsf".

APPOGGIO DELL'UE - Mentre le banche centrali restano comunque pronte a intervenire in caso di necessità, come assicura il governatore della banca di Francia Christian Noyer, il piano incassa il via libera e l'appoggio dell'Unione Europea. "Appoggiamo pienamente quanto stabilito dal G7", afferma il commissario europeo agli affari Economici, Joaquin Almunia, secondo il quale l'azione del G7 "è in linea con le conclusioni dell'Ecofin". "Nessuna banca sarà lasciata fallire" assicura il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, plaudendo anche al vertice che si terrà a Parigi domanica prossima. Analoga la rassicurazione arrivata da Tremonti: l'obiettivo del governo italiano è quello di "salvare tutte le banche" e non solo quelle "sistemiche" come scritto nel comunicato finale. La parola "sistemiche" è stata introdotta peraltro su richiesta degli Stati Uniti dopo l'esperienza di Lehman Brothers e mentre alcuni istituti di minore dimensione continuano a fallire. L'accordo è una "cornice organica" entro la quale fare scattare gli interventi dei vari paesi per fornire liquidità ai mercati e per proteggere i consumatori, spiega Paulson, sottolineando che gli Stati Uniti andranno avanti con il piano di acquisto di quote nelle istituzioni finanziarie e che lo faranno in tempi stretti, ma effettuando scelte oculate.

11 ottobre 2008

 

La metà dei risparmiatori non sapeva neanche di aver acquistato titoli a rischio

E nell'84% dei casi i consulenti non danno informazioni sull'entità delle perdite

Il 55% degli italiani non sa bene

cosa accade ai propri risparmi

Deteriorato il rapporto con le banche: il 46% degli intervistati dichiara

che al momento, rispetto alle scelte finanziarie, non si fida di nessuno

di ROSARIA AMATO

Il 55% degli italiani non sa bene cosa accade ai propri risparmi

ROMA - Ha paura di perdere i propri risparmi, persino il proprio conto corrente, ma la maggioranza degli italiani non ha le idee chiare sui propri investimenti, tantomeno sull'entità delle perdite subìte per via della crisi finanziaria. Secondo un sondaggio di Ipr Marketing commissionato da Repubblica.it il 55% degli intervistati ammette di essere informato in modo insufficiente su ciò che sta accadendo ai propri investimenti. Il 45% non è al corrente con precisione del capitale che ha perso in questi giorni. E l'84% non ha ricevuto alcuna informazione di questo tipo dal proprio consulente.

La crisi finanziaria rimane un argomento di cui leggere nei giornali: infatti il 76% degli intervistati dichiara di utilizzare i media come canale prevalente di informazione, per capire quello che sta succedendo. Scandali e crisi hanno messo gli italiani a nudo: non sanno come investire, non hanno le idee chiare sul collegamento tra quello che succede nel mondo e i loro risparmi, delegano tutto alle banche o i consulenti finanziari, dei quali peraltro non si fidano.

Solo il 21% degli intervistati, infatti, ritiene che da banche e consulenti finanziari arrivino le "informazioni giuste". La bufera trova insomma gli italiani completamente impreparati: non sanno che succede, non sanno a cosa vanno incontro. E alla crisi riescono a opporre soltanto una improduttiva diffidenza: il 46 per cento degli intervistati dichiara di non fidarsi di nessuno in materia finanziaria. Le donne manifestano molto più scetticismo degli uomini: dichiara di non fidarsi di nessuno il 54% delle intervistate, contro il 36% degli uomini.

Del resto, a giudicare dalle risposte date ai sondaggisti, gli italiani fanno bene a non fidarsi, soprattutto proprio di banche e consulenti finanziari: l'84% per cento dei risparmiatori, infatti, non è stato avvertito delle perdite che sta subendo dalla crisi. Inoltre, il 67% afferma di non aver avuto alcun consiglio in questi giorni dal proprio consulente: solo a un terzo degli intervistati è stato consigliato di "attendere". Appena al 2% è stato consigliato di "vendere".

Ma la cattiva o insufficiente informazione è a monte: la metà dei risparmiatori (50%) afferma di non essere stato avvertito prima della stipula del contratto che l'investimento avrebbe potuto anche avere perdite significative. Solo il 35% ha ricevuto questo tipo di informazioni. Pochissimi, poco più di un quarto degli intervistati, hanno pertanto le idee chiare su cosa sta succedendo in questi giorni ai loro investimenti: solo il 28% conosce "esattamente" il valore della perdita, mentre un ulteriore 27% pensa di saperlo, ma in maniera indicativa.

Intanto, molto più preoccupati - tanto più che non sono in grado di capire davvero cosa sta accadendo intorno a loro - gli italiani progettano un'ulteriore riduzione dei consumi, già fortemente ridotti negli ultimi tempi anche per via di un'inflazione in costante rialzo. Naturalmente le spese che si pensa di tagliare di più sono quelle voluttuarie: il 72% ridurrà o eliminerà viaggi e vacanze, il 69% abbigliamento e calzature, il 64% le spese per il tempo libero, il 63% i prodotti per la cura del corpo, il 56% manutenzione e accessori per la casa. Difficile tagliare i consumi necessari: solo il 43% pensa di ridurre le spese per i trasporti e ancora meno, il 36%, ritiene che spenderà meno per gli alimentari.

(11 ottobre 2008)

 

 

 

 

 

 

2008-10-10

Al Quirinale cerimonia con il sottosegretario Bonaiuti e i vertici di Fnsi ed editoria

Appello del capo dello Stato ad evitare di spaventare l'opinione pubblica

Napolitano, informazione e crisi economica

"Salvare pluralismo ed evitare allarmismi"

L'avvertimento : "C'è il rischio che xenofobia e intolleranza possano sconfinare nel razzismo"

Napolitano, informazione e crisi economica "Salvare pluralismo ed evitare allarmismi"

Giorgio Napolitano

ROMA - La crisi finanziaria, i rischi di creare allarmismo e problemi dei tagli all'editoria. sono i temi affrontati dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si è rivolto sia alle forze politiche che al mondo della stampa, in occasione della celebrazione al Quirinale della 'Giornata dell'Informazione'. Il capo dello Stato ha approfittato dell'occasione anche per parlare di xenofobia e intolleranza.

"Non creare allarmismo". Il capo dello Stato, davanti al sottosegretario con delega all'editoria, Paolo Bonaiuti e alla presenza dei vertici della Federazione nazionale della stampa e dell'editoria, non nasconde gli effetti della "crisi finanziaria, con pesanti ricadute nell'economia che ha assunto dimensioni mondiali e che presenta danni e rischi gravi per tutti, anche per l'Europa e per l'Italia".

In questa situazione, però, Napolitano esorta a "non alimentare un allarmismo, che in questo campo può diventare immediatamente fattore di aggravamento della crisi; è un dovere - aggiunge rivolto ai giornalisti presenti nel Salone dei corazzieri - che certamente anche chi fa giornalismo oggi avverte e sa di essere chiamato ad assolvere. Naturalmente - precisa il presidente della Repubblica - questa è una considerazione che ha un valore generale: senso della misura e del limite e lucida coscienza di tutte le ricadute di quel che si scrive e del come si informa e si commenta non possono in alcun campo, anche di fronte a serie vicende e questioni di interesse generale, significare conformismo, censura o autocensura, rinuncia spontanea o subita, all'esercizio della libertà di giudizio, anche e in modo particolare in senso politico".

Economia. Parlando ancora delle difficoltà economiche, Napolitano ha sottolineato che "nessun settore può sfuggire all'impegno di contribuire alla riduzione della spesa pubblica, neppure l'editoria. Ma bisogna agire stando attenti a non comprimere il pluralismo", ha detto Napolitano. Il capo dello Stato ha ricordato che il contenimento della spesa "va affidato a una razionalizzazione di molte voci che non brillano - ha detto - per valutazione di motivazioni e per trasparenza".

"Non comprimere pluralismo". Ma, insieme a questo, ha aggiunto il presidente della Repubblica, ci deve essere "la preoccupazione a non comprimere il pluralismo anche per quelle voci che ora non sono rappresentate in parlamento". Napolitano ha quindi suggerito di prestare "attenzione ai suggerimenti venuti dal mondo dell'editoria" anche nella redazione del nuovo regolamento per i contributi che Paolo Bonaiuti sta predisponendo. Il presidente della Repubblica ha quindi invitato a "proseguire il dialogo in corso fra le parti fino al rinnovo del contratto di lavoro".

Razzismo. "C'è il rischio che la xenofobia e l'intolleranza possano addirittura sconfinare nel pregiudizio razzista", avverte Napolitano. Il capo dello Stato ribadisce che "non bisogna generalizzare né indulgere in giudizi sommari" ma al tempo stesso occorre "vigilare, prevenire, intervenire, per impedire qualsiasi deriva verso il razzismo".

Napolitano giudica "importante" la 'Carta di Roma' consegnatagli dall'Ordine dei giornalisti e dalla Federazione della stampa per l'occasione, complimentandosi "per la concretezza e la chiarezza didascalica, come è necessario, per le indicazioni relative al modo di trattare i problemi e presentare l'immagine dei richiedenti asilo, dei rifugiati, delle vittime del traffico di esseri umani e dei migranti".

"Premio ai titoli più misurati". Nel corso del suo intervento, Napolitano si è anche concesso una battuta: "Mi piacerebbe vedere istituito solo un altro premio, quello per i titoli che caratterizzano vistosamente nelle edicole i nostri giornali", ha detto. Un premio che, spiega il capo dello Stato, vada "ai titoli più misurati, meno sensazionali, non certo anodini e poco stimolanti alla lettura, ma che rispecchino più correttamente il fatto che viene presentato o il pensiero che viene ospitato, specie in campo politico".

Nel corso della cerimonia Napolitano ha consegnato le medaglie d'oro al merito civile alla memoria di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, la giornalista e il telecineoperatore del Tg3 caduti sul lavoro in Somalia nel 1994, vittime di un agguato terroristico. Nel suo intervento, Napolitano ha citato "i giornalisti italiani caduti anche quest'anno all'estero, nelle aree di crisi e di scontro, e in Italia, combattendo su fronti come la lotta alla mafia e alla camorra".

(10 ottobre 2008)

 

 

Sembra un bollettino di guerra. In molte piazze ribassi anche del 7-8%

Wall Strett chiude in leggero ribasso: Dj -1,48%. E i timori lanciano la corsa ai Bot

Borse, panico e confusione

L'Europa brucia 456 miliardi

Milano il listino con meno danni, con un calo del 6,54

In testa ai peggiori le banche, con Unicredit e Banco Popolare giù del 13%

di LUCA PAGNI

Borse, panico e confusione L'Europa brucia 456 miliardi

MILANO - Gli aggettivi sono finiti. Purtroppo, rimangono solo i numeri per descrivere l'ennesima giornata sui mercati. E sono tremendi: nonostante gli interventi dei governi nazionali e delle banche centrali per fermare il terremoto finanziario, in una sola seduta i listini del Vecchio Continente hanno bruciato 456 miliardi di euro. Il calcolo, si badi bene, è ancora riduttivo, visto che si basa sull'andamento del Dj Stoxx 600, che raccoglie i titoli più capitalizzati nell'Eurozona: l'indice soltanto ieri ha perso il 7,6%.

La cronaca del venerdì nero ha registrato momenti di puro panico nel pomeriggio, all'apertura di Wall Street. Pochi secondi dopo il suono della campanella che tradizionalmente dà il via alle contrattazioni al New York Stock Exchange, l'indice Dow Jones è arrivato a perdere fino all'8%. Meglio in seguito quando, dopo rovinose cadute e clamorosi recuperi, a mezz'ora dal termine delle contrattazioni, il Dj guadagna il 3,47% ma chiude poi in leggero ribasso: -1,48%.

Tutto ciò ha impedito alle Borse europee di mettere a segno il rimbalzo che tutti invocano. Invece, ogni giorno si pensa di aver toccato il fondo e ogni giorno si scava ancora un po'. Le speranza sono ora appese agli incontri che verranno organizzati nel fine settimana tra capi di Stato.

L'elenco delle perdite delle piazze mondiali è un nuovo bollettino di guerra in cui si contano morti e feriti: si parte con l'oriente dove Tokyo ha accusato un crollo del 9,60% bruciando l'equivalente di quasi 200 miliardi di euro, Hong Kong oltre 100 miliardi, per arrivare in Brasile dove a San Paolo le contrattazione sono state sospese, così come a Mosca. In Indonesia le autorità hanno tenuto chiusa la Borsa di Jakarta per il secondo giorno consecutivo. In Europa, Madrid e Amsterdam hanno accusato crolli superiori all'8%, Parigi ha ceduto il 7,73%, Francoforte il 7% e Londra il 7,95%. Milano è stata, si fa per dire, la migliore, con un calo del 6,54%.

Il bilancio settimanale per le Borse europee è pesantissimo, visto che hanno vissuto cinque sedute negative consecutive. A Piazza Affari, il Mibtel è sceso del 21,2% mentre lo S&P's/Mib ha ceduto il 21,6%. La peggiore è stata Parigi (-22,1%), seguita da Francoforte (-21,6%) e Londra (-21%). I mercati, secondo gli analisti, hanno interpretato gli ultimi provvedimenti delle istituzioni più come segnali di panico che rassicurazione. Sui mercati dell'Eurozona sono stati bruciati da lunedì qualcosa come 1.330 miliardi di euro di capitalizzazione, l'equivalente del pil che un paese come l'Italia genera in un anno.

Tornando alla seduta di oggi a Piazza Affari, ancora i bancari nella bufera: - 13% Unicredit, -12,9% Banco Popolare. Male anche Ubi Banca che lascia sul terreno il 12,07%, Mps il 7,96%. Limitano parzialmente i danni la Popolare Milano (-5,64%) e Intesa Sanpaolo (-4,92%). Tra gli assicurativi è ancora Fonsai (-11,5%) la più penalizzata.

Non si salvano neppure i titoli più difensivi: Enel segna -8,51%, Eni -7,21%. Telecom Italia aggiorna i minimi storici a 0,739 (-9,37%) dopo aver toccato anche 0,715 euro nel corso della seduta. Rientrato nel finale il rally di Mediaset (-2,04%) che aveva guadagnato anche il 6%.

Solo quattro i titoli positivi tra i quaranta dell'S&P's/Mib: Italcementi ( 2,18%), Bulgari ( 1,63%), Geox ( 1,02%) e Atlantia ( 1,41%), quest'ultima dopo l'annuncio della distribuzione di un acconto sul dividendo 2008 per 0,34 euro.

E la crisi accelera la corsa ai Bot, tanto che il Tesoro aumenta l'offerta. Il ministero dell'Economia ha infatti comunicato che, "date le attuali circostanze di mercato e al fine di accogliere la domanda aggiuntiva dei risparmiatori italiani per i titoli di Stato emersa nelle ultime giornate", il quantitativo offerto oggi in asta del Bot 3 mesi (scadenza 15/01/2009) viene innalzato da 4.000 a 6.000 milioni di euro.

( 10 ottobre 2008)

 

2008-10-09

A Tokyo il Nikkei chiude a -0,50%. anche Taiwan, corea del sud e hong kong tagliano i tassi

Crisi finanziaria, Borse ancora in calo

A Wall Street cade nel finale: -7,2%

Le piazze europee partono bene, ma poi flettono sul calo di New York. Milano, il Mibtel chiude a -1,63%

Un operatore alla Borsa di Seul (Afp)

Un operatore alla Borsa di Seul (Afp)

MILANO - La botta a Wall Street è giunta nel finale. Negli ultimi 90 minuti di contrattazione l'indice Dow Jones è caduto senza rete fino a chiudedere con un pesante -7,2%. Dopo giorni di passione per le Borse mondiali, giovedì c'era la speranza che gli interventi decisi dai governi (mercoledì il varo del fondo da parte del Consiglio dei ministri e il taglio dei tassi da parte di sei banche centrali) potessero condizionare positivamente l'andamento dei mercati finanziari. Ma così non è stato. In effetti le Borse europee partivano con il segno positivo, con il Dj Stoxx 600, che sintetizza l'andamento dei principali listini del Vecchio Continente, in salita del 2,2%. Quest'ultimo indice però alla fine cedeva il 2,01% e le Borse europee bruciavano altri 100 miliardi di capitalizzazione. A Milano Mibtel a +1,92% in avvio di seduta, poi ancora rialzo, seguito però da un calo. Sulla scia della flessione di Wall Street infatti le Borse europee giravano tutte in negativo. Alla fine il Mibtel lasciava sul terreno l'1,63% lo S&P/Mib l'1,81%. Alla fine Parigi perdeva l'1,55%, Francoforte il 2,53% e Londra l'1,15%.

WALL STREET - In serata a New York ha subito un ulteriore scossone, in particolare nell'ultima ora e mezza di contrattazioni per finire con -6,48% dell'indice Dow Jones e -5,47% del Nasdaq. Il DJ è sceso sotto la soglia psicologica dei 9 mila punti, perdendo circa 660 punti a 8.586. Eppure Wall Street aveva aperto in rialzo, con il Dow Jones a +0,91% e il Nasdaq a +1,48%. Tuttavia dopo poco l'indice cedeva di nuovo e finiva per ritrovarsi in rosso. Sul Dow Jones, per la prima volta sotto la soglia dei 9 mila punti dal 6 agosto 2003, si mette in evidenza il crollo di Gm (quasi -30%), il cui titolo che per la prima volta in 58 anni è sceso sotto la soglia dei 5,50 dollari, causa il calo dell’1,9% segnato dalle vendite del colosso dell’auto in Europa dagli inizi dell’anno. In deciso ribasso anche gli altri indici: lo S&P 500 arretra del 7,6%.

TITOLI - A Milano gran parte della seduta era comunque caratterizzata dagli acquisti, con forti flessioni nel finale. Fra i titoli del listino milanese, in evidenza Italcementi che recuperava oltre sette punti percentuali. Bene anche Unicredit (+5,5%), Mediolanum, Ubi Banca e Impregilo. Fra i maggiori ribassi del listino, invece, Enel dopo essere stata sospesa per eccesso di ribasso, che cedeva oltre sei punti, seguita da Terna, Bulgari, Intesa Sanpaolo e Prysmian.

TOKYO CHIUDE MALE - Ancora una chiusura di segno negativo anche per la Borsa di Tokyo, che ha perso tono nell'ultima fase a causa dei realizzi legati al rimbalzo impostato nella prima parte dopo il tonfo storico (-9,4%) della vigilia. Il Nikkei, dopo un'apertura con il segno meno e una ripresa a metà seduta, ha chiuso a -0,50%. La mattinata è stata segnata da una prudente altalena dell’indice, che alle 11 locali (le 4 in Italia) aveva guadagnato l’1,25%. Intanto la Banca del Giappone (BoJ) ha annunciato l’immissione di 4mila miliardi di yen (30 miliardi di euro) sul mercato bancario. Si tratta del più forte intervento di urgenza deciso dall’istituzione finanziaria nipponica dall’inizio della crisi.

TAGLIO DEI TASSI - Si muoveva anche la banca centrale di Taiwan, con l'annuncio di aver ridotto il tasso di riferimento per la seconda volta in due settimane, per tener conto del rallentamento dell’economia. Il tasso per prestiti a breve termine (dieci giorni) è ora al 3,25%, rispetto al precedente 3,5%. Anche la banca centrale sudcoreana, Bank of Korea, ha deciso la riduzione dello 0,25% del tasso d’interesse, portandolo dal 5,25% al 5%. Infine Hong Kong ha annunciato la riduzione di 50 punti base del suo principale tasso d’interesse, che scende così al 2%.

CHIUSA GIACARTA - Un intervento che ha permesso alla Borsa di Hong Kong di chiudere in positivo, al +3,3%. Mercoledì aveva chiuso a -8,2%.. Porte chiuse invece alla Borsa di Giacarta dopo il tonfo di mercoledì, quando l’indice Jsx ha registrato perdite del 10,4%, costringendo le autorità a sospendere le contrattazioni. Lo ha riferito il ministro delle Imprese statali, Sofyan Jalil, dopo una riunione del governo durata fino a tarda notte. Oro in calo sui mercati asiatici: è scambiato a 892,92 dollari l'oncia (-1,6%).

GIÙ IL PETROLIO - Ancora in calo il prezzo del greggio. Dopo una flessione sui mercati asiatici in apertura al Nymex di New York il Wti con consegna a novembre ha chiuso ai minimi dell'anno, a 86,59 dollari al barile, in calo di 2,36 dollari rispetto a mercoledì. Si tratta del sesto segno negativo nelle ultime sette sedute e della quotazione più bassa dall’inizio dell’anno. L’oro nero torna così ad avvicinarsi verso quota 85 dollari al barile, considerata dal mercato una soglia sotto la quale si potrebbe assistere a un ulteriore crollo dei prezzi. Per far fronte ai ribassi l’Opec, l’organizzazione dei paesi produttori che controlla circa il 40% della produzione mondiale, ha annunciato una riunione straordinaria per il prossimo 18 novembre a Vienna. In meno di tre mesi il greggio ha perso circa il 40% del proprio valore rispetto alle contrattazioni record del luglio scorso, quando aveva toccato quota 147,27 dollari al barile. Secondo gli analisti la minaccia dell’Opec di tagliare ulteriormente la produzione potrebbe non essere sufficiente a fermare il calo dei prezzi che hanno continuato a scendere anche dopo il taglio nella produzione di 520.000 barili al giorno deciso a settembre.

ISLANDA - Intanto l'Islanda, pesantemente toccata dalla crisi, ha preso il controllo della banca Kaupthing, la principale del Paese. Era l'unica grande banca dell'Islanda rimasta indipendente dopo che il governo, nello sforzo di salvare gli altri due maggiori istituti bancari, aveva nazionalizzato Landsbanki e messo in amministrazione controllata Glitnir. La borsa dell'Islanda, parte del gruppo Nasdaq, ha annunciato che ha sospeso le contrattazioni del suo listino. In un comunicato, precisa che gli scambi riprenderanno lunedì prossimo. Il presidente islandese Lafur Ragnar Grimsson è stato ricoverato in ospedale a inizio settimana per problemi cardiaci. Dimesso dopo breve tempo, Grimsson ha poi ripreso la gran parte delle sue attività.

09 ottobre 2008

 

 

la Bce: "Incertezza straordinaria". E immette 100 miliardi di dollari

Strauss-Khan (Fmi): "Il mondo è

sull'orlo della recessione globale"

Il direttore del Fondo monetario internazionale: "Nessun Paese è immune da crisi, la risposta va trovata oltre il G7"

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Borse, Asia incerta.

L'Europa apre col segno più

Jean-Claude Trichet (AP)

Jean-Claude Trichet (AP)

ROMA - La crisi finanziaria continua a preoccupare la Bce, che nel suo bollettino mensile parla di un'incertezza giunta a un livello "straordinariamente elevato", che "rende difficile una valutazione delle prospettive economiche di breve-medio termine".

OFFERTA RECORD - Nello stesso tempo la Banca Centrale Europea, ha assegnato 100 miliardi di dollari, al tasso marginale del 5%, nell'odierna asta a un giorno. È l'offerta in dollari più alta da parte della Bce, dopo quella da 70 miliardi di dollari di mercoledì. All'asta, che rientra nell'ambito delle operazioni congiunte con la Fed, hanno partecipato 66 banche per un totale richiesto di 116,2 miliardi.

2009 - Nel bollettino mensile, la Banca centrale evidenzia che il calo dei prezzi del petrolio e la crescita delle economie emergenti "potrebbero sostenere una graduale ripresa nel corso del 2009". Un mese fa la Bce, pur rilevando rischi al ribasso per la crescita, diceva di attendersi che alla fase attuale di debolezza "faccia seguito una graduale ripresa".

"RISCHI AL RIBASSO" - "Le prospettive economiche - si legge nell'ultimo bollettino - sono soggette a maggiori rischi al ribasso, connessi principalmente a uno scenario di perduranti tensioni sui mercati finanziari, con ricadute sull'economia reale maggiori di quanto previsto attualmente". "Ulteriori rischi al ribasso - prosegue l'Eurotower - sono relativi alla possibilità di nuovi rincari nei prezzi dei beni energetici ed alimentari, agli sviluppi disordinati degli squilibri globali e alle crescenti pressioni protezionistiche". Le ultime previsioni degli economisti della Bce (le 'staff projections', che non sono richiamate nel bollettino di ottobre), pubblicate il mese scorso e quasi sicuramente destinate ad essere riviste in peggio, davano la crescita di Eurolandia ad un tasso compreso fra l'1,1 e l'1,7% quest'anno, e fra lo 0,6% e l'1,8% il prossimo. Nel bollettino di ottobre la Bce scrive che "gli indicatori oggi disponibili segnalano il perdurare della debolezza nella dinamica di fondo della crescita dell'area dell'euro nel terzo trimestre". "È probabile che le recenti pressioni sul sistema bancario statunitense e le turbolenze finanziarie ad esse connesse si ripercuotano sull'economia mondiale" scrive inoltre la Bce, rilevando che "negli ultimi dati trova chiaro riscontro l'indebolimento dell'attività economica dell'area dell'euro".

"RISPETTARE IL PATTO DI STABILITÀ" - Data la persistente incertezza economica, nelle politiche di bilancio dei Paesi Ue "è essenziale - secondo la banca centrale europea - che i governi rispettino i dettami del Patto di stabilità e crescita e assicurino la sostenibilità delle finanze pubbliche". "Quattro paesi dell'area euro - Grecia, Francia, Italia e Portogallo - si distinguono per non essere generalmente riusciti a rispettare le disposizioni del meccanismo preventivo nell'ultimo decennio" evidenzia inoltre la Bce che sottolinea: "Preservando la solidità di queste ultime i governi potranno consentire agli stabilizzatori automatici di operare liberamente, contribuendo a un andamento più regolare del ciclo economico e sostenendo la fiducia del settore privato".

FMI - Ma rispetto all'analisi della Bce, quella dell'Fmi è decisamente più pessimista. Il mondo è "sull'orlo di una recessione globale e nessun Paese è immune da crisi" dichiara il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, che invita tutti i Paesi a cooperare per aiutare l'economia a uscire dalla "crisi senza precedenti" che l'ha colpita. "È il momento di decidere insieme", ha sottolineato il numero uno dell'Istituto di Washington nel corso di una conferenza stampa.

L'appello vale soprattutto per il vecchio Continente. "Bisogna", ha detto Strauss-Kahn, "agire rapidamente e in modo coordinato specialmente in Europa. So bene", ha aggiunto, "quanto sia difficile farlo e raggiungere decisioni comuni, ma tutte le azioni individuali vanno evitate se non condannate". Secondo Strauss-Kahn, "la crisi è totale e la situazione è seria ma possiamo risolverla se agiamo velocemente in modo coordinato". E qualsiasi intervento dovrà essere costruito attorno a quattro punti chiave: obiettivi trasparenti, risoluzione del problema delle attività a rischio, organicità dei piani e ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie. Per Strauss-Khan inoltre la risposta alla crisi va trovata oltre il G-7.

09 ottobre 2008

 

 

 

 

 

 

 

2008-10-08

Palazzo Chigi vara il decreto legge. Tremonti: pronti ad aiutare istituti in difficoltà

Crisi, dal governo fondo da 20 miliardi

Il premier: nessuna banca italiana fallirà

Al ministero i vertici di Bankitalia, Mediobanca, Abi e Confindustria. Veltroni: "Pronti a un confronto""

Il premier, Silvio Berlusconi (Ansa)

Il premier, Silvio Berlusconi (Ansa)

ROMA - Il governo stringe sulle misure per fronteggiare la crisi dei mercati. Il Consiglio dei ministri, riunitosi mercoledì sera a Palazzo Chigi per l'esame del decreto legge su "misure urgenti per garantire la stabilità delle banche e del risparmio", ha deciso di mettere a disposizione del sistema bancario un fondo di 20 miliardi di euro per fronteggiare la crisi finanziaria. Subito dopo Berlusconi e Tremonti hanno incontrato brevemente la stampa, spiegando che le banche italiane hanno sufficiente liquidità. Tanto che Berlusconi si è sentito di promettere: "Nessuna bancha italiana fallirà". Giovedì mattina alle 8.30 il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, riferirà alla Camera sulla situazione.

L'APPELLO AGLI ITALIANI - "Voglio dire agli italiani che devono stare sereni" ha detto ancora il capo del governo. Per Berlusconi il sistema italiano ha "delle garanzie, e a queste garanzie si aggiunge la garanzia del Tesoro, dello Stato". E ha concluso dicendo agli italiani: "Non ritirate i vostri depositi e non mettete sotto il materasso i soldi". "Noi non siamo nella situazione degli altri paesi - ha detto ancora Berlusconi -. La crisi si è sviluppata negli Stati Uniti e soprattutto nei paesi nord europei. L'intervento di nazionalizzazione seguito dalla Gran Bretagna, ma anche dalla Francia e dal Belgio, è molto diverso dal nostro". "Eventuali ricapitalizzazioni di banche italiane - ha spiegato ancora il premier - avverranno, se necessario, con l'intervento del Tesoro. Ma con azioni privilegiate, senza diritto di voto".

Giulio Tremonti (Lapresse)

Giulio Tremonti (Lapresse)

TREMONTI: "NESSUNO FALLISCE" - "Noi impediremo che una banca, una sola, fallisca - ha poi puntualizzato il ministro Tremonti -. Se dietro una banca c'è lo Stato la banca non fallisce. Le banche si salvano da sole, ma consentiremo che siano forti". Tremonti ha però precisato che il governo "non ha interesse a entrare nel capitale delle banche, ma se la Banca d'Italia o le banche stesse registreranno una capitalizzazione insufficiente, quel capitale lo metterà lo Stato". Questa partecipazione pubblica sarà però "sterile ai fini del potere", senza diritto di voto. L'apporto di capitale - ha detto ancora Tremonti - sarà "tempestivo e neutrale". Il ministro ha poi risposto con una battuta alla domanda di un cronista rassicurando anche sul futuro delle Poste: "Non crolleranno mai, i governi passano ma le Poste restano sempre".

LA POSIZIONE DI BANKITALIA - Agli interventi per fronteggiare la crisi previsti dal decreto varato oggi dal Cdm, si affiancherà - ha annunciato nella stessa occasione il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi - "una misura di Bankitalia che renderà più facile per le imprese e per le banche dare dei collaterali, delle garanzie a fronte di finanziamenti che Bankitalia farà alle stesse banche".

GIORNATA DI CONFRONTI - Ma già in giornata, dopo un colloquio telefonico tra il premier Berlusconi e l'omologo inglese Brown, Tremonti si era detto d'accordo con le misure prese da Londra. "Il ministro dell'Economia e delle finanze italiano condivide le misure preannunciate dal governo inglese per assicurare la stabilità delle istituzioni finanziarie - si legge in una nota -. Queste misure sono in linea con quanto stabilito dai capi di Stato e di governo dell'Unione europea nella riunione del 6 ottobre e con quanto successivamente precisato dai ministri economici e finanziari nel consiglio Ecofin del 7 ottobre". Per suo conto, "il governo italiano si impegna ad adottare tutte le misure necessarie per stabilizzare il sistema finanziario e per tutelare il risparmio". La dichiarazione è arrivata al termine del vertice fra Tremonti, Bankitalia, Abi, Mediobanca e Confindustria. "È stato analizzato il sistema di finanziamento dalle banche all'economia" si legge in una nota del ministero. Nel corso del vertice è stato anche illustrato a grandi linee il provvedimento di cui discuterà il CdM straordinario.

I PROVVEDIMENTI - "A seguito della riunione Ecofin di lunedì e martedì e in coordinamento con altri governi europei, il Consiglio dei ministri adotterà i provvedimenti necessari per garantire la stabilità delle banche e del risparmio" si legge in una nota della presidenza del Consiglio dei ministri, emanato poche ore prima della decisione di Bce e Fed di tagliare i tassi di mezzo punto.

GARANZIA DEPOSITI - Tra le misure che il governo sta mettendo a punto c'è la garanzia dello Stato sui depositi bancari fino a 100mila euro. Si tratta, in pratica, della ratifica di quanto deciso dall'Ecofin, con l'aumento delle garanzie pubbliche sui depositi ad almeno 50 mila euro. Attualmente in Italia i depositi sono garantiti fino a 103mila euro dal fondo interbancario, che è privato e alimentato dagli istituti di credito. L'istituzione del fondo ha anche l'obiettivo di dare segnali di tranquillità al mercato ed è in linea con la maggiore flessibilità decisa in Europa nell'applicazione delle regole sugli aiuti di Stato.

BERLUSCONI-TREMONTI - La decisione di convocare il CdM è stata presa dal premier Silvio Berlusconi in un incontro avuto stamane a palazzo Grazioli con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il faccia a faccia tra i due è terminato poco prima di mezzogiorno. Tremonti ha lasciato via del Plebiscito senza fare dichiarazioni. All'incontro era presente anche il ministro degli Esteri Franco Frattini, che uscendo ha detto: "Confermo che l’Italia è in una situazione di solidità". "Si deve andare verso un raccordo continuo e verso misure condivise" ha sottolineato il responsabile della Farnesina, dicendo che il taglio dei tassi di interesse è "un gran buon segno ed è davvero quello che ci voleva" e spiegando che il CdM prenderà provvedimenti "di ordine generale". L'Italia - ha aggiunto - non è contraria all’ipotesi di un G8 per affrontare la crisi dei mercati, ma ha indicato in un mese il tempo necessario per organizzare un evento del genere. Frattini ha poi riferito che il premier Berlusconi ha avuto un colloquio telefonico con l'omologo britannico Gordon Brown, che ha illustrato le misure prese da Londra per affrontare la crisi dei mutui.

VELTRONI - La difficile situazione economica richiede anche un'unità di intenti. Per questo, Walter Veltroni ribadisce "la piena disponibilità del Pd di contribuire in un momento così drammatico per uscire positivamente dalla crisi. Siamo una grande forza nazionale che ha a cuore l'interesse del Paese anche sopra i propri interessi". "Ssarebbe giusto - prosegue il segretario Pd - che in Parlamento si crei un rapporto tra governo e opposizione, che non può non esserci in un momento così difficile". Inoltre, prosegue Veltroni, "in questa crisi bisogna salvaguardare in primo luogo le piccole e medie imprese e i risparmiatori. Ritengo che vada subito convocato a Palazzo Chigi n tavolo con le parti sociali, le forze del lavoro e imprenditoriali, e se si ritiene opportuno le forze parlamentari".

D'ALEMA: TASK FORCE - "Di fronte a una crisi senza precedenti, non si vedono per ora misure efficaci e incisive da parte del governo e c'è un'evidente debolezza dei governi europei e italiani che richiederebbe un'iniziativa simile a quella che Bush, in mezzo a una campagna elettorale, ha preso con i due candidati per il piano Paulson". Così Massimo D'Alema rilancia come "giusta e dettata dal buon senso" la proposta di Pierluigi Bersani di formare un gabinetto di crisi tra governo e opposizioni per affrontare la crisi finanziaria. Per D'Alema "è evidente che un momento drammatico come questo dove la crisi comincia a mordere l'economia reale richiederebbe consultazioni mentre sembra che il presidente del Consiglio se ne freghi, secondo lo stile del nostro governo".

ITALIA DEI VALORI - E dopo il Pd, anche l’Italia dei Valori apre alla possibilità di una collaborazione con il governo per fare fronte alla crisi dei mercati. "Siamo intenzionati e disponibili a lavorare per arginare la crisi che riguarda tutto il Paese, non una sua parte - spiega il capogruppo alla Camera Massimo Donadi -. Ovviamente dovremo valutare il contenuto dei provvedimenti, ma siamo assolutamente disponibili a lavorare con la maggioranza. Di fronte alla grave crisi il Paese deve essere tutto unito". "Aiutiamo il governo Berlusconi a limitare i danni della crisi economica internazionale - ha detto il leader del partito, Antonio Di Pietro -. Bisogna dire basta alla finanza creativa e all'economia dei furbetti del quartierino. Il rapporto tra banche e produzione in Italia è ancora basato sull'economia reale, a differenza di quanto avviene negli Usa". Alle 16.30 è convocata una riunione straordinaria del governo ombra del Pd sulla crisi finanziaria.

08 ottobre 2008

 

 

Nonostante il taglio del costo del denaro, i mercati vanno tutti giù: Milano a -5,72%, Unicredit affonda: -12,58% Paulson: Usa, attesi altri crac. In Europa bruciati 340 miliardi. Wall Street chiude in ribasso: DJ -2,22% Il Tg economia Il Tg economia

L'Fmi: "In Italia due anni di recessione" La Bce a 3,75%

Il punto G.Ferrari Indici Vignette FacceDizionario

Riduzione globale di 50 punti base: la Bce lo porta al 3,75% e la Fed all'1,50%

Tutte le banche centrali tagliano i tassi

Paulson: "Negli Usa attesi altri crac"

Brown: "Verso un vertice dei leader mondiali". Il segretario al Tesoro: "Le turbolenze non finiranno presto"

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Ue: no al fondo anticrisi. Si muove la Bce. Taglio tassi, la Fed apre. Bush pensa al G8 (7 ottobre 2008)

(Afp)

(Afp)

MILANO - Il segnale è arrivato: tutte le banche centrali "con un'azione congiunta senza precedenti" hanno tagliato i tassi dello 0,50% e, probabilmente martedì, ci sarà un vertice dei leader mondiali sui problemi finanziari. La Banca centrale europea (Bce) ha portato i tassi al 3,75%, quella statunitense (Federal Reserve) all'1,50%, la Banca d'Inghilterra al 4,5%. La stessa mossa è stata adottata anche dalle banche centrali di Svezia, Canada, Svizzera e Cina (0,27% per Pechino). In una nota congiunta gli istituti centrali sottolineano che la mossa congiunta è "senza precedenti". Ha fatto eccezione il Giappone: l'istituto bancario di Tokyo ha emesso un comunicato di sostegno all'iniziativa, ma ha ricordato che il proprio tasso di sconto è già dello 0,50%. La Banca del Kuwait ha tagliato addirittura 125 punti e ha portato il tasso al 4,50%. Immediato il rimbalzo delle Borse mondiali, che poi però si sono di nuovo appesantite finendo per chiudere ancora in rosso.

BANCHE INGLESI - "Il sistema finanziario mondiale ha smesso di funzionare e l'Inghilterra non deve limitarsi a immettere liquidità e rilevare gli asset bancari", ha spiegato il premier Gordon Brown, il quale ha poi annunciato che probabilmente martedì prossimo ci sarà un vertice dei leader mondiali sull'attuale tempesta finanziaria globale. "Serviva un grande piano e questo servirà ad assicurare la buona salute delle banche nel lungo termine", ha aggiunto Brown. In mattinata il governo britannico era entrato nel capitale delle otto banche più importanti del Regno Unito con un piano di ricapitalizzazione di 50 miliardi di sterline (65 miliardi di euro), in pratica seminazionalizzando il sistema bancario. È una delle misure contenute nel piano anticrisi annunciato dal ministro delle Finanze britannico Alistair Darling. I gruppi che rispondono ai requisiti individuati dal Tesoro sono Abbey, Barclays, Hbos, Hsbc, Lloyds Tsb, Royal Bank of Scotland, Standard Chartered e Nationwide Building Society, che si sono impegnati a loro volta ad aumentare il capitale di 25 miliardi di sterline. Con tale iniziativa, ha assicurato Darling, gli interessi dei contribuenti sono protetti. Inoltre la Banca d'Inghilterra ha reso disponibile per il sistema bancario liquidità per almeno 200 miliardi di sterline, pari a circa 257 miliardi di euro.

PAULSON - La crisi, però, non è affatto passata. Anzi. A confermarlo sono arrivate le dichiarazioni di Henry Paulson. "Le turbolenze sui mercati finanziari non finiranno presto - ha spiegato il segretario al Tesoro americano - malgrado il piano di salvataggio sono attesi altri fallimenti di istituzioni finanziarie negli Stati Uniti". Paulson, approvando il taglio dei tassi deciso dalle banche centrali, chiede un meeting del G20 e ritiene che i governi debbano continuare a garantire la liquidità anche per "proteggere i risparmi dei cittadini".

08 ottobre 2008

 

 

 

2008-10-07

Fmi: la crisi costerà 1.400 miliardi di dollari. il presidente americano chiama i grandi

Ue: no al fondo anticrisi. Si muove la Bce

Taglio tassi, la Fed apre. Bush pensa al G8

L'Ecofin: depositi garantiti fino a 50 mila euro. Londra annuncia mercoledì alle 8 piano salvataggio banche

LUSSEMBURGO - Il Fondo monetario internazionale ha tracciato un quadro a tinte fosche della crisi parlando di un "terremoto senza precedenti" che costerà 1.400 miliardi di dollari. Negli Stati Uniti la Fed, attraverso il presidente Ben Bernanke, si è detta "pronta a valutare se l'attuale orientamento di politica monetaria può essere considerato ancora appropriato", aprendo di fatto la strada a un nuovo taglio dei tassi ma al quale Wall Street non crede cedendo oltre il 5%. Si è mosso anche il presidente americano George W. Bush, che ha chiamato Berlusconi, Sarkozy e Brown e si è detto disponibile a un vertice dei Paesi industrializzati sulla crisi. È stato poi lo stesso Berlusconi, in serata, a ipotizzarlo: "Ne ho parlato con Bush e non ci sono motivi per escluderlo". "Oggi ho parlato con anche Putin e altri leader della crisi finanziaria internazionale - ha aggiunto -. Stiamo tutti guardando e tutti devono essere presenti per evitare il panico".

ECOFIN - L'Ecofin ha bocciato l'idea di istituire un fondo Ue per salvare le banche, sostenuta da Francia, Italia e Olanda. Ma i 27 ministri delle Finanze europei riuniti in Lussemburgo hanno raggiunto un accordo per innalzare da 20 mila ad almeno 50 mila euro la soglia minima di garanzia dei depositi bancari in caso di fallimento di istituti di credito europei. In molti Paesi, però, la soglia prevista sarà di 100 mila euro. "Conoscendo un po' l'Europa, questo è il massimo possibile che poteva fare", ha commentato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, al termine dell'Ecofin.

BROWN - Il ministro delle Finanze britannico Alistair Darling si prepara ad annunciare mercoledì mattina prima dell'apertura delle Borse (alle 8 ora italiana) un piano "globale" per il salvataggio delle banche del Regno Unito. Il primo ministro Gordon Brown ha convocato a Downing Street nel tardo pomeriggio Darling e il capo della Banca d'Inghilterra proprio per il varo del piano di stabilizzazione. Lo Stato dovrebbe iniettare sostanziose dosi di liquidità nelle banche tramite l'acquisizioni di partecipazioni azionarie. Darling non ha fornito ulteriori dettagli sul piano, dicendo solo che è stato elaborato per avere effetti "a lungo termine. La Banca d'Inghilterra ha iniettato consistenti somme di denaro sui mercati ed è pronta a fare di più quando richiesto". Secondo alcune fonti non è escluso che lo Stato acquisisca importanti partecipazioni azionarie nelle banche in difficoltà, semi-nazionalizzandole di fatto.

TRICHET - Il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha ribadito la necessità di azioni coordinate a livello internazionale e il bisogno di maggiore trasparenza sui mercati e ha sottolineato che "i rischi della crisi sono stati sottovalutati a livello di economia internazionale". Il numero uno della Bce ha anche ripetuto che il ruolo della Banca centrale europea, la cui cooperazione con la Fed è molto intensa, è di garantire liquidità al sistema e non può intervenire in caso di problemi di solvibilità.

FED - E la crisi economica e finanziaria potrebbe spingere la Federal Reserve - la Banca centrale americana - a operare un ulteriore taglio dei tassi d’interesse nella prossima riunione del 28 e 29 ottobre. Il presidente Ben Bernanke ha infatti detto che la Fed "deve considerare" se la sua attuale posizione di mantenere i tassi d’interesse invariati "resti appropriata" alla luce della peggior crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione. Tra l'altro la crisi finanziaria sta mettendo a rischio le pensioni americane. Secondo le ultime analisi, i contributi accantonati dai lavoratori per la pensione hanno subito negli ultimi quindici mesi una riduzione di valore di oltre 2 mila miliardi di dollari. È quanto emerge dal rapporto alla Camera da un analista di alto profilo del Congresso Usa

FMI - Intanto il Fondo monetario internazionale scrive che alla fine di settembre le svalutazioni hanno raggiunto quota 760 miliardi di dollari, di cui 580 miliardi a carico di banche. Secondo l'Fmi finora sono emerse soltanto il 55% delle perdite potenziali conosciute: se il "terremoto dovesse peggiorare le svalutazioni potrebbero aumentare di altri 80 miliardi".

ISRAELE ABBASSA TASSI - La Banca centrale di Israele ha abbassato i tassi portandoli al 3,75% dal 4,25%.

07 ottobre 2008

 

Wall Street, nuovo tonfo (-5,11%)

In Europa: Milano -0,91%, Francoforte -,12%. In rialzo Parigi +0,55% e Londra +0,16%

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Le malattie di Wall Street di A. Ronchey

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Il costo di un'Europa che si muove senza unità di B.Emmot

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Le tutele per i risparmiatori di A. Puato

(Ap)

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NEW YORK - Wall Street non crede più alle promesse del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, tra le quali il taglio dei tassi. La Borsa newyorkese era anzi partita in positivo, ma dopo l'intervento della capo della Fed ha iniziato a perdere fino a chiudere con -5,11% per il Dow Jones a 9.447,11 punti (lasciandone sul campo 508,39) e -5,80% per il Nasdaq.

EUROPA - Dopo il lunedì nero sulle Borse di tutto il mondo, i mercati europei avevano invece vissuto una giornata in altalena. Le Borse del Vecchio continente avevano infatti aperto in deciso rialzo, ma dopo un'ora gli indici avevano iniziato a girare in negativo. Verso metà seduta, le piazze europee erano però tornate in positivo, per poi però sparpagliarsi, con alcune che chiudevano in rialzo e altre al ribasso. A condizionare favorevolmente gli investitori europei era stata invece anche la mossa della Fed che ha deciso di aiutare le imprese nelle loro attività di finanziamento sui mercati monetari. La banca centrale americana punta in particolare sulla creazione di una società ad hoc preposta all’acquisto dei commercial paper, strumenti finanziari di breve termine attivi sui mercati monetari. Alla fine però Piazza Affari ha chiuso cedendo lo 0,91%. Male anche Francoforte che ha ceduto l'1,12%. Bene invece Parigi che ha guadagnato lo 0,55%, mentre Londra è avanzata dello 0,35%.

LA BORSA DI MILANO - A Piazza Affari è stata una giornata molto volatile, con il listino che dopo il rialzo iniziale (+2,1% il massimo) ha perso rapidamente terreno finendo per cedere fino all'1,9%. Poi Il Mibtel ritornava in positivo, per girare successivamente ancora in negativo. Scambi stabili, a 4,3 miliardi di euro. Il nervosismo è stato ancora elevatissimo, gli operatori erano preda dell'incertezza e quasi tutti i titoli hanno registrato pronunciate oscillazioni. Solo il comparto energia ha tenuto bene per tutta la giornata, con Eni ed Enel in evidenza; deboli i bancari alla luce delle difficoltà dei titoli del settore sulle borse estere, ancora fiacca Telecom, netto arretramento di Fiat.Per quanto riguarda gli altri titoli occhi puntati ancora su Unicredit, che, dopo una momentanea risalita, è tornata ancora a cedere in maniera significativa, penalizzata dal taglio del rating ( Aa3 da Aa2, con outlook stabile, e quello sulla soliditá finanziaria della banca da B- a C+), da parte di Moody's.

Le borse in diretta: Milano | Londra | Parigi |

GRAN BRETAGNA: IN CRISI I BANCARI - Affondano invece quasi tutti i titoli bancari sulla Borsa londinese. In particolare Royal Bank of Scotland, Hbos, Lloyds Tsb e Barclays. E proprio Barclays smentisce di aver chiesto aiuto al Governo inglese, chiedendo una iniezione di capitali freschi. La banca britannica - riferisce l'agenzia Bloomberg - ha ufficialmente dichiarato di "non avere motivo" di richiedere capitali al governo di Londra. In Germania, intanto, l'amministratore delegato di Hypo RE, Georg Funke, si è dimesso con effetto immediato: il comitato di gestione della banca sceglierà al più presto il suo successore.

ASIA - A Tokyo la Borsa ha chiuso in ribasso del 3,03%, dopo essere sceso per la prima volta in quasi cinque anni sotto i 10 mila punti. Nel frattempo, la Banca del Giappone ha deciso di lasciare invariato allo 0,5 per cento il tasso d’interesse di riferimento. Andamento contrastato per le altre principali piazze asiatiche in chiusura: Seul segna +0,54%, Jakarta -0,07%, Kuala Lumpur -0,01%, Taiwan +0,34%. Qualche segnale di ripresa sulla Borsa di Sydney, che aveva aperto in forte ribasso, ma che ha virato in positivo dopo la decisione della Banca Centrale australiana di ridurre di un punto il tasso d'interesse di riferimento, portato al 6 per cento. L'indice S&P/Asx-200 ha chiuso in rialzo dell'1,7% , dopo aver aperto con una perdita del 3,7 per cento.

EURIBOR - E intanto i tassi interbancari in euro toccano un nuovo record. L'Euribor sulla scadenza tre mesi è salito di tre punti base, al 5,38%, segnando l'ottavo record consecutivo. In deciso rialzo anche l'Euribor a una settimana - secondo i dati della European Banking Federation - salito dal 4,89% al 4,99%.

07 ottobre 2008

 

 

Crisi, scontro Veltroni-Berlusconi

Il leader Pd apre: "Pronti a collaborare sulle emergenze". Gelo del premier: "Me ne frego". Poi si corregge

Il leader Pd Veltroni

Il leader Pd Veltroni

ROMA - Il Pd "è pronto a collaborare" sulle "grandi emergenze nazionali", come ha anche fatto Barack Obama sostenendo il piano di George W. Bush. Lo spiega Walter Veltroni a Ballarò. E la risposta di Silvio Berlusconi non può essere più tranchant. "Non me ne frega niente" sbotta il Cavaliere interpellato dai cronisti a proposito delle aperture del leader dell'opposizione. Ne nasce subito un caso che il premier si attiva poi a sgonfiare. "Non mi rivolgevo a Veltroni" è la rettifica dettata a tarda sera.

VELTRONI - Tutto nasce dall'intervento di Veltroni in tv. Il segretario del Pd rivendica alla minoranza "il diritto di fare un'opposizione dura", cosa che invece oggi "il pensiero unico" vuole escludere. "Obama fa un'opposizione dura - aggiunge - però se c'è una emergenza nazionale è pronto a sedersi e a collaborare con Bush per risolverla. Anche noi se Berlusconi ci chiama per affrontare la crisi dei mercati, siamo pronti; nella chiarezza, senza confusione di ruoli"

IL PREMIER - "Non me ne frega niente". Silvio Berlusconi non lascia terminare la domanda ai cronisti che lo aspettano fuori da Montecitorio dove ha incontrato i deputati del Pdl. "Presidente, Veltroni ha...", prova a chiedere un cronista, ma il premier lo interrompe: "Non me ne frega niente".

SCONTRO -Una frase che, spiega poi Berlusconi, non era rivolta al leader del Pd, ma il cui senso era: non me ne frega niente delle domande a quest'ora. "Sapete bene che io non rispondo a nessuna domanda per strada, tanto più a quest'ora", precisa il Cavaliere contattato telefonicamente nella sua residenza-ufficio di palazzo Grazioli. Il caso però è già deflagrato. La dichiarazione berlusconiana arriva presto nello studio di Ballarò, dove Giovanni Floris la gira a Walter Veltroni, ospite in studio: "Mi dica in quale Paese al mondo il presidente del Consiglio dice parole del genere sul capo dell'opposizione", è la secca replica del segretario del Pd. "È la degna conclusione di quanto dicevamo - aggiunge Veltroni - Voglio vedere se domani qualcuno che dice che siamo eccessivamente all'opposizione troverà le parole giuste per commentare questa dichiarazione di Berlusconi".

07 ottobre 2008(ultima modifica: 08 ottobre 2008)

 

REPUBBLICA

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2008-11-22

Mercoledì il piano della Commissione contro la crisi economica

Una spinta ad investire in infrastrutture e politiche ambientali

Eurobond e fondi per 130 miliardi

ecco la Finanziaria di Bruxelles

di ALBERTO D'ARGENIO

Eurobond e fondi per 130 miliardi ecco la Finanziaria di Bruxelles

BRUXELLES - Superare la crisi con misure immediate ma in grado di cambiare la pelle al sistema economico ed industriale del Vecchio Continente. E' questo lo spirito del piano che sarà presentato mercoledì prossimo dalla Commissione europea. Una ventina di pagine ancora in elaborazione che politicamente rappresentano qualcosa di nuovo, se non di storico: per la prima volta Bruxelles sfornerà una sorta di finanziaria, o meglio di Dpef, valida per tutti i governi nazionali.

Si parla di misure coordinate da 130 miliardi di euro per rilanciare l'industria in linea con le nuove politiche comunitarie, tutte orientate su ambiente e tecnologia pulita. Ma non si escludono sorprese, come la creazione di una sorta di Eurobond.

In sostanza Bruxelles chiederà agli Stati di spendere l'1% del Pil nazionale - cifra ancora in discussione - allo stesso modo, puntando su settori strategici per il futuro, segnato dalla green economy, e sulle infrastrutture. 130 miliardi di euro, appunto, ai quali si aggiungeranno i soldi del bilancio della Commissione. E proprio per aspettare la strategia europea ieri il governo italiano ha spostato da mercoledì a venerdì prossimo il Consiglio dei ministri e la riunione del Cipe dedicati al piano di rilancio da 80 miliardi.

In sostanza i governi Ue potranno agire abbassando in modo mirato le tasse o aumentando la spesa nei settori strategici, sui quali confluiranno rapidamente anche parte dei fondi Ue spostati da altri voci del bilancio comunitario. Ci sarà un sostegno all'occupazione, con le capitali che nel 2009 "riceveranno soldi freschi" sfilati dalle casse europee per aiutare chi perderà il lavoro (fondo anti-crisi). Per sostenere le fasce deboli della popolazione la Commissione consiglierà di "ridurre" la tassazione sul lavoro per i salari più bassi.

La concessione di fondi Ue, poi, sarà più veloce e le risorse saranno ridirezionate su investimenti in tecnologie pulite, mentre la Banca europea per gli investimenti (Bei) aumenterà di 5-10 miliardi l'anno i finanziamenti alle industrie che scommetteranno su riduzione del Co2, sicurezza energetica e infrastrutture. E oltre a ricerca e sviluppo, l'efficienza energetica è uno dei punti centrali, con la Commissione che potrebbe varare l'Iva ridotta per prodotti e servizi a basso consumo, comprese case e palazzi pubblici verdi.

Saranno poi premiate le marche automobilistiche che - in linea con il pacchetto ambientale che sarà varato a dicembre - investiranno in tecnologia pulita: potranno ricevere aiuti pubblici con tanto di incentivi alla rottamazione.

Ma un pezzo forte del piano sarà composto dalle grandi opere: la Commissione incoraggerà i governi "ad investire in infrastrutture per rilanciare a breve termine l'economia". Insomma, misure che gli stati potranno prendere con buona pace del risanamento dei conti, anche se con la massima cautela perché chi sforerà clamorosamente i parametri Ue sul deficit verrà comunque sanzionato. Una sorpresa potrebbe infine arrivare dalla creazione di una sorta di Eurobond, idea cara al ministro Tremonti: si pensa ad un'aggregazione delle Casse depositi e prestiti dei paesi di Eurolandia o all'ampliamento della Bei per finanziare grandi opere ed infrastrutture energetiche. Tutte misure che saranno poi discusse dai ministri dell'economia Ue e approvate dai leader dei 27 al summit europeo di dicembre.

(22 novembre 2008)

 

 

 

 

2008-11-18

 

2008-11-07

Esordio in conferenza stampa da presidente eletto: "Ci troviamo

ad affrontare la sfida economica più grande della nostra vita"

"Piano di salvataggio per la classe media"

Il primo impegno di Obama con l'America

"Iran, inaccettabile lo sviluppo di un programma nucleare"

Si fa viva Al Qaeda con un messaggio: "Americani, ritiratevi"

"Piano di salvataggio per la classe media" Il primo impegno di Obama con l'America

CHICAGO - "Moltissimi americani sono senza lavoro. Stiamo affrontando la sfida economica più importante della nostra vita". E' la crisi la preoccupazione principale di Barack Obama, che ha dedicato al tema la prima conferenza stampa da neopresidente eletto, a Chicago.

"Entrerò in carica il 20 gennaio. Ho parlato con Bush e lo ringrazio per l'impegno a risollevare l'economia. Il mio primo obiettivo, quando mi insedierò, sarà affrontare la crisi economica e dare alle famiglie americane un futuro".

"In primis, occorre un piano di salvataggio per la classe media", dice Obama. "La priorità è dare sollievo alle famiglie che non hanno un lavoro". Il presidente eletto dice che il suo piano include un pacchetto di stimolo, non escludendo che questo pacchetto possa essere approvato presto, prima dell'insediamento a gennaio. Dare una risposta alla crisi economica "non sarà facile" dice ancora, "né rapido", ma la "nostra sfida è far ripartire l'economia". In particolare, sottolinea, saranno necessari sostegni al settore auto, che rappresenta "l'ossatura" del settore manifatturiero.

Per una "crisi globale serve una risposta globale": "Abbiamo una crisi finanziaria che si sta estendendo agli settori dell'economia - dice Obama - e serviranno più azioni anticrisi". Tra le misure annunciate dal presidente eletto c'è anche un taglio delle tasse per la classe media.

Iran. Obama affronta l'argomento Iran, definendo "inaccettabile" il fatto che Teheran si doti di un'arma nucleare, e aggiunge che il sostegno di Teheran al terrorismo deve cessare. Quanto alla lettera di congratulazioni inviatagli dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, "cercherò di rileggerla", ha osservato Obama, sottolineando di "voler rispondere adeguatamente, e non in maniera semplicistica e troppo rapida". Il presidente americano eletto ha precisato che intende "essere cauto", ricordando di non essere ancora il titolare della Casa Bianca: "Lo sarò dal 20 gennaio", ha tagliato corto.

Squadra di governo, no comment. Nessuna risposta invece sulle nomine chiave della sua amministrazione relative al Tesoro e al Dipartimento di Stato: "Quando avremo deciso ve lo faremo sapere", ha detto il presidente eletto. ''Mi muovero' con tutta l'urgenza del caso, ma in modo ponderato. Per adesso, sono orgoglioso della scelta del vice presidente e del capo dello staff'', dice Obama, facendo riferimento a Joe Biden e Rahm Emanuel.

Il cagnolino. Puntuale, arriva anche la domanda sul "first dog", il cagnolino che il presidente in pectore ha promesso alle figlie Sasha e Malia come premio per la loro pazienza durante tutta la campagna elettorale: l'orientamento degli Obama, risponde, è di prendere un cane da un canile per animali randagi. "Tanti cani nei canili sono frutto di incroci, come me", ha scherzato nell'unico momento "leggero" della conferenza. Ci sono però dei problemi, ha detto, perché "una delle bambine è allergica".

Al Qaeda: "Americani, ritiratevi". Oggi, a tre giorni dalle elezioni americane, Al Qaeda è tornata a farsi sentire con un messaggio diretto al neo-presidente, "nuovo leader della Casa Bianca". "Ritiratevi, ritirate le vostre truppe dai nostri paesi e non entrate più nei nostri affari": questo l'avvertimento a Obama da parte dell'emiro dello 'Stato islamico iracheno', sigla dietro la quale si nasconde la cellula locale di al-Qaeda, Abu Omar al-Baghdadi, diffuso via web. Il messaggio è anche a nome dei "fratelli in Iraq, Afghanistan, Somalia, Cecenia", e intima anche agli americani di convertirsi all'Islam e di ritirarsi nelle loro terre.

(7 novembre 2008)

 

 

 

Il presidente francese, che è anche presidente di turno del Consiglio europeo

annuncia: "In vista del G20 di Washington ci sarà una piattaforma unitaria"

Vertice dei leader Ue a Bruxelles

Sarkozy: "Posizioni forti e comuni"

Tra le richieste dei 27 un altro summit tra cento giorni per verificare i risultati

Berlusconi: "I capi di governo dovrebbero diffondere tutti un po' di ottimismo"

Vertice dei leader Ue a Bruxelles Sarkozy: "Posizioni forti e comuni"

BRUXELLES - "Il prossimo G20 (che si terrà a Washington il 15 novembre, ndr) non deve essere solo l'occasione per un'analisi della situazione finanziaria, ma tutti i Paesi dell'Ue sono d'accordo sulla necessità che vengano prese subito decisioni forti e operative": lo ha detto il presidente di turno del Consiglio europeo, Nicolas Sarkozy, al termine del vertice informale dei leader dei paesi europei a Bruxelles. Dedicato, ancora una volta, alla crisi internazionale. E in cui i ventisette hanno trovato, secondo l'inquilino dell'Eliseo, una "posizione comune": in particolare, sulla necessità di "iniziative per l'economia reale". Oltre che per "ristrutturare il sistema finanziario europeo".

"Ho spiegato al presidente Bush - ha proseguito Sarkozy, riferendosi a una conversazione telefonica col presidente americano uscente - che al G20 vengano prese decisioni ambiziose e operative. Gli ho spiegato che da parte nostra non c'è nè aggressività nè rigidità, ma una proposta comune che vuole dare un contributo a questa riforma. Ma d'ora in poi ci si dovrà abituare ad una innovazione politica: che l'Europa ormai parla con una sola voce. E tutti si dovranno abituare a questo". E il concetto di una rinnovata unità europea sul tema della lotta alla crisi è stato ribadito anche dal presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso: "A Washington - ha spiegato - l'Ue vuole portare un messaggio forte".

Sarkozy ha quindi riferito anche di una telefonata a Barack Obama "Ieri sera alle 22 ho parlato con lui - ha riferito - per spiegargli lo spirito con cui gli europei andranno al vertice del G20 del 15 novembre. Anche perchè - ha concluso - al G20 successivo sarà lui a rappresentare gli Stati Uniti".

Quanto alle conclusioni del vertice di oggi, nella nota finale si legge che i leader Ue chiedono che si svolga un altro summit, a "cento giorni" dal quello del G20, per verificare l'attuazione di quanto deciso sabato 15 a Washington. Questo nuovo vertice dovrà avere tre punti all'ordine del giorno, per esaminare quanto realizzato, e per definire "un insieme di proposte sull'architettura economica internazionale in modo da poter affrontare le sfide mecro-economiche attuali e future".

Commentando la giornata a Bruxelles, Silvio Berluscono ha detto che i leader europei "dovrebbero tutti quanti diffondere serenità e anche un po' di ottimismo". Berlusconi ha riferito che c'è "preoccupazione che si respira da parte di tutti", e ha ricordato che dopo l'intervento a favore dell'Ungheria "l'Ue ha deciso di aumentare i fondi per i paesi in difficoltà da 12 a 25 miliardi di euro".

(7 novembre 2008)

 

 

 

2008-11-06

Tornano a prevalere i timori per l'economia. New York apre in negativo

I mercati del Vecchio continente peggiorano a fine mattina. A poco meno di un'ora dalla fine seduta perdite oltre i 4 punti

Borse, riprende il crollo

Tokyo -6,53%, l'Europa giù forte

Ripresa con il taglio dei tassi di alcune banche, nuova discesa dopo la scelta della Bce

Borse, riprende il crollo Tokyo -6,53%, l'Europa giù forte

MILANO - Inizia in profondo rosso la giornata delle Borse. Tutti pesantemente negativi i principali listini asiatici, sulla scia del tonfo di Wall Street, che ha chiuso con un ribasso di oltre il 5%, sui dati relativi all'economia reale arrivati dagli Usa e sul rafforzamento dello yen sul dollaro. Dopo i rialzi dei giorni scorsi, Tokyo chiude in calo del 6,53%: l'indice Nikkei scende sotto quota 9.000 a 8.899,14 punti, 622,10 in meno rispetto alla chiusura di ieri.

Non va meglio sulle altre piazze dell'area Asia-Pacifico, dove le contrattazioni sono ancora in corso. Hong Kong cede il 7,5%, Seul il 7,56% e Shanghai il 2,6%, Singapore il 4,4 e Taiwan il 5,71.

In forte ribasso in apertura anche le Borse europee. Milano inizia con un -2,8, Parigi è quasi a -4, Londra -2,3. Dopo mezz'ora di contrattazioni le perdite di quasi tutti gli indici si attestano poco sopra o poco sotto i 3 punti percentuali. A Piazza Affari subito bersagliati dalle vendite Unicredit e Intesa Sanpaolo.

A fine mattina peggiora la situazione degli indici, con le perdite che si aggirano ormai intorno al 4,5%. Un po' meno peggio Milano, che scende del 3-3,5. Tuttavia le Borse risalgono dai minimi di seduta dopo la diffusione della notizia del taglio dell'1,50% dei tassi d'interesse operato dalla Banca d'Inghilterra. Contemporaneamente, tagli dei tassi d'interesse vengono operati dalla Banca Centrale svizzera (0,50%) e da quella della Repubblica Ceca (0,75%).

Una leggere ripresa vanificata dal nuovo ribasso che segue la decisione della Bce di ridurre il costo del denaro di mezzo punto. A Milano l'S&P/Mib cede l'1,96% (a 22.312 punti), mentre il Mibtel lascia il 2,02% (a 17.182). Parigi cede il 2,90% e Amsterdam è in flessione del 2,66%. Zurigo perde l'1,78%. Nel primo pomeriggio, poi, anche l'apertura di Wall Street è all'insegna del segno meno (Dj -0,43% nasdaq -1,17%).

Banche. Gran brutta giornata per le banche in tutta Europa: l'indice Stoxx Bank mostra un decremento del 4,55%. Non si salvano gli istituti italiani, che accusano il colpo, fra l'altro, di un taglio della valutazione di Morgan Stanley, mentre si aspetta con ansia ed incertezza il provvedimento del governo. Stando alle dichiarazioni del Premier ieri, il decreto potrebbe arrivare la prossima settimana, ma sembra ormai tacito che il piano venga stilato senza determinare intromissioni del pubblico nel capitale delle banche, prevedendo semmai la sottoscrizione di obbligazioni perpetue convertibili o azioni privilegiate. Intanto, Morgan Stanley ha tagliato i prezzi obiettivi di alcune banche, portando quello di MPS a 1,85 da 1,99 euro, quello di Banco Popolare a 14,4 da 15,6 euro, quello di Intesa Sanpaolo a 4,79 da 5,24 euro.

Wall Street ha aperto pochi centesimi sotto la parità, ma dopo mezz'ora il Dow Jones segna -1,26% e lo S&P500 -1,38, per poi peggiorare ulteriormente.

A meno di un'ora da fine seduta i ribassi si accentuano, con milano che è arrivata per la prima volta a sfiorare i 4 punto di perdita e veri mercati ben oltre questa soglia (Francoforte oltre il 5).

( 6 novembre 2008)

 

 

2008-11-03

Da Buxelles le stime 2009. Almunia: "Orizzonte a tinte fosche"

Per il nostro paese sarà pil negativo. Domani vertice Ecofin

Ue pessimista: crescita zero

E l'Italia entra in recessione

di ALBERTO D'ARGENIO

Ue pessimista: crescita zero E l'Italia entra in recessione

BRUXELLES - Europa in recessione tecnica, Italia a crescita zero e una manciata di paesi che sfondano il rapporto del 3% tra deficit e Pil. E' un vero e proprio bollettino di guerra quello diffuso oggi a Bruxelles dal commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia: la crisi dei mercati, indica, ha colpito pesanemente l'economia europea che soffrirà, e tanto, almeno fino al 2010.

Le previsioni economiche d'autunno dell'Ue si aprono costantando che la zona euro é entrata in "recessione tecnica" con due trimestri consecutivi di crescita negativa del Prodotto interno lordo: nel secondo trimestre il Pil era a quota -0,2% e nel terzo calerà tanto nei 15 paesi della moneta unica quanto nell'intera Ue. Con il risultato che Eurolandia e alcuni paesi "si troveranno in recessione tecnica''. Dunque nel 2009 i 15 dell'euro resteranno al palo con crescita zero (0,1%), "che per colpa degli choc potrebbe diventare recessione" piena, e solo nel 2010 rivedranno una flebile luce, con una ripresa dello 0,9%.

E in Italia le cose non andranno meglio: ''Nonostante il livello di indebitamento relativamente basso del settore privato - scrivono gli analisti di Almunia - in Italia esistono rischi di un impatto significativo della crisi finanziaria sull'economia reale. Il maggior rischio è legato alla fiducia dei consumatori che dovrebbe rimanere a livelli molto bassi o ancora peggiori''.

Tradotto in numeri: nella seconda metà dell'anno l'Italia è entrata "in recessione tecnica" e chiuderà 2008 e 2009 a crescita zero (l'Fmi aveva previsto lo 0,1 e lo 0,2%), con il deficit che tornerà pericolosamente a salire dall'1,6% del 2007, anno record in positivo, al 2,5% quest'anno e 2,6% nel 2009. Certo, a causa della contrazione economica l'anno prossimo l'inflazione tornerà al 2%, ma il debito pubblico nei prossimi 12 mesi riprenderà a salire fino 104,3% (due decimali più di oggi). La colpa è "del ciclo economico negativo e di alcune misure discrezionali, come un aumento considerevole nelle remunerazioni'', prese dal governo. Ma ''grazie al piano triennale'' di consolidamento dei conti pubblici e di contenimento della spesa ''approvato dal Parlamento in estate e confermato nella bozza di Finanziaria 2009'', aggiunge Bruxelles, nel 2010 il deficit scenderà al 2,1%. Non abbastanza per avere la certezza di centrare la promessa di pieno risanamento entro il 2011. Tanto per non sbagliarsi, comunque, la Ue per il nostro Paese prevede ''un'ulteriore perdita di competitivita'''.

Ma le cose non andranno meglio altrove, dove anche paesi dai conti più solidi ma maggiormente colpiti dalla crisi finanziaria sfonderanno il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil: nella zona euro è il caso della Francia, ma anche di Irlanda, Grecia e Slovacchia.

Insomma, un quadro drammatico che sarà al centro della riunione di questa sera dei ministri della zona euro, che domani a Bruxelles saranno raggiunti dai colleghi del resto d'Europa (Ecofin). Dopo una ricognizione dello status quo, i ministri prepareranno le decisioni del vertice Ue di venerdì convocato da Nicolas Sarkozy, presidente di turno dell'Unione, in vista del G20 del 15 novembre che nelle intenzioni di Parigi dovrebbe riscrivere le regole della finanza mondiale. In attesa del piano Ue in agenda per il 26 novembre chiamato a limitare l'impatto dei mercati sull'economia reale.

Ad ogni buon conto, le conclusioni che domani l'Ecofin invierà ai leader europei chiederanno di regolare agenzie di rating e hedge fund, di "intensificare" la lotta contro "centri offshore e paradisi fiscali", di mettere in piedi un sistema di allarme preventivo ("early warning") sui rischi per l'economia globale e di migliorare il controllo sui grandi gruppi finanziari. Ma al centro delle proposte che saranno elaborate in vista del G20 ci sarà un nuovo ruolo per l'Fmi: "Deve essere legittimato in maniera più forte", anche modificando i meccanismi per la scelta del suo presidente. Un riferimento alla tradizione secondo cui gli europei nominano la guida del Fondo e gli americani della Banca mondiale: la leadership dovrà andare anche ad altre aree del pianeta. E dovrà essere riformato anche il G8, in modo da "renderlo più inclusivo per i paesi emergenti".

(3 novembre 2008)

 

 

 

2008-10-30

 

2008-10-26

Pd-day, un popolo in marcia

Veltroni: "Festa per la democrazia"

Il segretario fa a piedi tutto il corteo. Poi parla per 50 minuti: "Questo paese è molto

meglio di chi lo governa". Fini: "Un contributo utile al dibattito politico"

di CLAUDIA FUSANI

Pd-day, un popolo in marcia Veltroni: "Festa per la democrazia"

ROMA - Un popolo in marcia. Col passo lento, di chi sa che sarà lunga, e anche dura, ma che spera. E ci crede, nonostante tutto: le sconfitte, le liti tra i leader, i boicottaggi interni, le resistenze di quella razza speciale che si chiama ceto politico, nonostante un paese che culturalmente sembra aver perso gusto, senso, sensibilità, tolleranza, valori. Il popolo del Pd si è rimesso in marcia oggi, ha ripreso il filo di quel discorso cominciato il 14 ottobre di un anno fa in coda ai gazebo e l'ha srotolato di nuovo oggi da tutte le città e dai paesi d'Italia per portarlo passo dopo passo, lungo i vicoli della Roma più antica, fino all'arena del Circo Massimo. "Due milioni e mezzo" dicono dal grande palco che si apre su una distesa di bandiere e pallconcini bianchi, rossi e verdi.

La guerra dei numeri è inutile, conta il colpo d'occhio, e quello è maestoso, a tratti biblico. Se per Cofferati furono tre milioni in difesa dell'articolo 18 cinque anni fa e per Berlusconi, due anni fa, due milioni contro il "regime" del governo Prodi, il colpo d'occhio oggi ne conta tanti, tantissimi, molti di più delle previsioni della vigilia e delle iatture invocate dalla maggioranza.

I numeri, se volete, metteteli voi. Un fatto è certo: quella che è qui oggi è "un'Italia assai migliore di quella che la governa" come dice un emozionato Veltroni quando raggiunge il suo palco "speciale", scenograficamente quasi sorretto dalla folla, alle 16 e 55 minuti. Quella che è qui oggi è un'Italia che chiede, pretende, desidera nonostante non le siano ancora state date risposte. Un popolo non "incazzato" come dice qualcuno, bensì serenamente consapevole che così non si può andare avanti. Un popolo che non urla, non insulta, ha le idee chiare sul contesto generale, non chiede la luna ma quello che gli è dovuto: "Sapere, lavoro, diritti". Un popolo che oggi è stato protagonista, forse più dei suoi leader. "La sinistra non è democratica" riesce a commentare Berlusconi dalla trasferta cinese. Forse si riferiva al fatto che i cortei così numerosi hanno tracimato fino a sovvertire ogni ordine e grado, gli striscioni di testa sono rimasti a metà e Veltroni e il suo governo-ombra un gruppo tra i tanti.

Il gioioso caos dei cortei. Erano due, concentramento in piazza Esedra per chi veniva dalla stazione con i treni speciali; piazzale dei Partigiani per chi è arrivato con pullman e traghetti. Dovevano partire alle 14. Si sono dovuti mettere in marcia almeno venti minuti prima perché già a mezzogiorno e mezzo entrambe le piazze traboccano. In piazza Esedra, ad esempio, i camion con la musica - Jim Morrison e Beatles e Viva la vida dei Cold Play a palla - si avviano verso via Cavour ben prima dell'arrivo del leader. Veltroni e D'Alema si mostrano insieme in piazzale dei Partigiani poi si dividono idealmente le piazze: il segretario in piazza Esedra, concentramento storico delle manifestazioni nella capitale; D'Alema resta in piazzale dei Partigiani. Il Pd ha messo in servizio 4000 persone per il servizio d'ordine. Il rischio infiltrazioni e provocatori è sempre alto, ancora di più lo è in una manifestazione di partito. Abbondare, quindi, non guasta. Ma divise e camionette restano nascoste tutto il giorno.

Dietro gli striscioni non c'è rabbia né astio, ci sono invece ironia e sarcasmo, facce che si mostrano e parlano. Un caos disordinato che si rompe nelle stradine del centro di Roma per confluire ordinato composto e allegro, tra i negozi aperti, le macchine in sosta e i cantieri fino al Circo Massimo. Peccato per gli striscioni di apertura che restano invece indietro, mescolati tra la folla. "Noi abbiamo il dovere morale di mantenere in vita tutte le libertà conquistate per i nostri figli e per i nostri nipoti, di conservarle, valorizzarle e difenderle" recita quello che ricorda Leopoldo Elia. "Pensare agli altri oltre che a se stessi, al futuro oltre che al presente" è scritto su un altro firmato da Vittorio Foa. Frasi che occuperanno, poi, il grande palco del Circo Massimo,e saranno comunque protagoniste di una giornata molto speciale.

<b>Pd-day, un popolo in marcia<br/>Veltroni: "Festa per la democrazia"</b>

Le facce, gli slogan, scuola, istruzione ma non solo. Sarà una manifestazione "democratica" aveva promesso Veltroni durante la vigilia via via sempre più tesa per la crisi internazionale e per le previsioni della maggioranza. I rischi di un flop c'erano tutti: una manifestazione di partito, di un partito nuovo e per qualcuno ancora troppo leggero, diviso e incerto nella sua identità e nel modo di fare opposizione. La piazza ha fugato dubbi e timori e ha consegnato certezze. Perché le istanze di un partito, di una parte quindi, sono diventate i princìpi in nome dei quali un popolo intero di giovani, vecchi, bambini, studenti, professionisti e extracomunitari scende in piazza. Giancarlo Miliani, 63 anni, è vestito con grembiule e fiocco azzurro: "Ripetente a vita per via della condotta" spiega. Eligio Grigolato, 82 anni, propone "Berlusconi santo subito, l'unico modo per levarcelo di torno". L'Arcigay, finora così critica col Pd, è in piazza con il suo presidente Aurelio Mancuso e quello onorario Franco Grillini: "Siamo qui per ascoltare Veltroni". Per i due si registra un successo personale di saluti, baci e abbracci. Pescara sfila con una magnifico asino e la scritta: "Più tagli e più ragli". La Sicilia chiede "più sud, più sapere e più salari". I cartelli puntano il dito contro il governo Berlusconi "ladro di futuro". Marco, studente della Luiss, urla dal camion: "Facciamo ripartire l'Italia, facciamo sentire la nostra voce..." e poi "come together...". Luca, Gloria, Alessio, Daniela, studenti di Arezzo, si sono fatti il cartello in casa: "Berlusconi a forza di decreti umilia il Parlamento, ormai non ha più segreti, lo vuol d'allevamento".

<b>Pd-day, un popolo in marcia<br/>Veltroni: "Festa per la democrazia"</b>

La scuola, l'università e i tagli del decreto Gelmini sono "il" problema anche se non è arrivata fin qua, come qualcuno pensava, la marea degli studenti che occupano scuole e università dal nord al sud. L'Onda resta a parte, non si mescola ma c'è: "Gelmini, Tremonti, rifate tutti i conti". Ma non c'è solo la scuola. Sfilano gli striscioni delle regioni - possente il blocco toscano - e quello delle donne: "Con il lavoro delle donne cresce l'Italia". Il popolo è in marcia per la giustizia: "Il Lodo Alfano non avrebbe cittadinanza neppure in Africa"; "Farsi processare è onorevole". "Siamo nel Pd perché sognamo un mondo migliore" dice il blocco in arrivo da Milano nord. Un popolo in marcia di tutte le età.

I più piccoli, marcianti, sono forse Angelo, tre anni e mezzo, e sua sorella Rossella avvolti nelle bandiere del Pd. Giorgio, Rachele e Camilla, 5 e 6 anni, indossano sorridendo e saltando i loro cartelli: "Un maestro e 30 grembiuli", "Gelmini 5 in condotta", "Ridateci il futuro". Altri, due passi indietro, chiedono di "non divorziare da Di Pietro, che altrimenti noi si divorzia da Veltroni". Anche l'ex pm è al Circo Massimo a raccogliere firme contro il Lodo Alfano. I Verdi e il loro leader Grazia Francescato, unico pezzo dela vecchia sinistra arcobaleno, camminano nel corteo.

"Che spettacolo meraviglioso per la democrazia". Veltroni è un leader che conosce la potenza dei simboli. Questo appuntamento del 25 ottobre racchiudeva per lui molte sfide, alcune anche finali. Altri, poi, diranno se le ha vinte o perse. Di certo ancora una volta ha funzionato il suo personalissimo potere di convocazione delle masse e ha azzeccato i simboli. Berlusconi lo invidia tanto per questo. Il segretario ha sfidato il Circo Massimo e ha voluto almeno fisicamente ricoprire, cucire la distanza che si è creata in questi mesi tra lui e il suo popolo. Ecco che il palco da cui parla non è il grande palco sullo sfondo - su quello resteranno deputati e senatori del Pd - ma un piccolo podio distaccato, in avanti, idealmente e fisicamente in mezzo alle persone. Visto dall'alto Veltroni sembra quasi issato dalla gente, figura che emerge e parla a una platea sterminata, immagine biblica, non l'unica della giornata.

Il segretario parla per 50 minuti, felice, emozionato, sollevato perché più numeroso di così il popolo del Pd non poteva essere. In apertura snocciola una sfilza di grazie ("a voi che siete tantissimi, ai volontari, alle forze dell'ordine..."). Poi l'elogio di questo popolo e dei suoi padri, da Gobetti ai fratelli Rosselli, fino a Elia e Foa. Infine un unico e continuato attacco a testa bassa all'opera del governo Berlusconi "incapace di dichiararsi antifascista" e "inadeguato a fronteggiare la crisi economica perché non ha nel cuore l'Italia che produce e soffre". Quella dei precari "a quattro euro l'ora", di chi "ha un reddito di 25 mila euro, tre figli e non ha più nemmeno il sussidio deciso dal governo Prodi", dei pensionati, degli insegnanti e degli studenti "la cui protesta è giusta, libera e responsabile, pacifica e democratica, senza bandiere di partito né di sindacato".

Veltroni dice molti no e strappa altrettanti applausi. E propone: "Il Pd chiederà che siano detassate le tredicesime delle pensioni e degli stipendi più bassi". E ancora: "Il governo deve sospendere o ritirare il decreto Gelmini e avviare un confronto fissando un tempo limite. Non si cambia la scuola contro gli insegnanti e gli studenti".

Fini: "Un contributo al dibattito pubblico". Quello della maggioranza è un coro scontato di critiche e offese al Pd-day, in prima fila, dopo il premier, il portavoce Daniele Capezzone e il capogruppo Fabrizio Cicchitto. Si smarca il presidente della Camera Gianfranco Fini che definisce la giornata "un contributo importante al dibattito politico". Veltroni telefona e ringrazia. Oggi incassa una vittoria. Ha saputo riconvocare il popolo del Pd. Gli ha saputo parlare. Ha sconfitto i tanti, tra i suoi, che lo hanno accusato di non saper fare partito. E persino la pioggia che, appena il segretario ha concluso il discorso al Circo Massimo, ha fatto diventare nero e cupo il cielo sopra Roma. Il popolo del "più grande partito progressista" è arrivato fin qui per dire che c'è e per fare domande. Adesso pretende risposte.

(25 ottobre 2008)

 

 

Il segretario del Pd Walter Veltroni parla davanti alla folla del Circo Massimo

"Siamo una forza riformista e antifascista. Le tasse non sono scese"

"La destra non sa governare

Un'altra Italia è possibile"

Attacca il Premier: "Il Paese è migliore di chi lo governa"

E chiede di investire 6 miliardi per tagliare le tasse sulle tredicesime

di MATTEO TONELLI

"La destra non sa governare Un'altra Italia è possibile"

Walter Veltroni

ROMA - Lo aspetta una piazza stracolma. Più di 2 milioni e mezzo dicono gli organizzatori. Di sicuro sono moltissimi. A loro Walter Veltroni si rivolge con un discorso di settanta minuti. Bacchettando il centrodestra, attaccando Silvio Berlusconi, dipingendo il profilo di quella che Veltroni definisce "la più grande forza riformista del Paese". Il Pd, appunto. Che oggi, dopo la sconfitta elettorale, le polemiche interne, le difficoltà con Di Pietro, prova a ripartire. Veltroni legge un discorso di 23 cartelle, che si apre con la fiera rivendicazione delle radici antifasciste: "L'Italia, signor presidente del Consiglio, è un Paese antifascista ed è migliore della destra che lo governa oggi''.

L'affondo contro il Cavaliere è frontale. Tocca le tasse che "nonostante le promesse elettorali non sono scese", la riforma della scuola "che non si può fare contro studenti e professori", l'immigrazione "perché l'italia non sarà mai un paese razzista", l'economia con l'idea del patto tra i produttori. Ed ancora la pubblica amministrazione che "va riformata senza criminalizzarne i dipendenti" e la valanga di solidarietà per Roberto Saviano, lo scrittore minacciato di morte dalla camorra.

Ma Veltroni va oltre. Dipinge una diversità quasi antropologica con la destra, "che ha fatto un deserto di valori e l'ha chiamato sicurezza, che vuole un pensiero unico e lo chiama gradimento, che calpestano i diritti e lo chiamano decisione. La destra ha creato la cultura del vuoto. Non le interessa la scuola perché per loro la scuola è la televisione. Quel vuoto ci spaventa. Per voi è indifferente perché vi è congeniale. Lo avete alimentato con la vostra cultura dell'individualismo e dell'egoismo per il fastidio per ogni regola morale, con l'idea che vale solo il successo facile".

Snocciola, il segretario del Pd, "le tossine" della destra. Un tempo liberista e adesso pronta a invocare l'intervento statale. Una destra "inadeguata" a fronteggiare la crisi, "perché si occupa solo di rassicurare i potenti". Ed ancora una nuova stoccata al premier: "La democrazia non è un consiglio d'amministrazione".

Poi tocca alla scuola. Veltroni attacca la riforma Gelmini contro la quale è in atto una mobilitazione di studenti e professori. E lancia una proposta: "Il governo ritiri o sospenda il decreto attualmente in discussione in Parlamento, modifichi con la Legge Finanziaria le scelte di bilancio fatte col decreto e avvii subito un confronto con tutti i soggetti interessati, giovani studenti, famiglie, docenti" . Tanti gli applausi a testimonianza di quanta linfa abbia portato la protesta alla manifestazione. E infine, sempre per rimanere in tema: "Fa rabbrividire la mozione della Lega sulle classi differenziate per i bambini stranieri".

Arriva il momento delle proposte. Iniziandoo con la riduzione, a partire dalla prossima tredicesima, del peso delle tasse sui lavoratori dipendenti e sui pensionati, "destinando a questa misura 6 miliardi di euro, in un insieme di interventi che valgono lo 0,5% del Pil". Un intervento "rilevante ma sostenibile", tanto più dopo le decisioni sui parametri europei, per una finanza pubblica "risanata dall'azione di un uomo che quando governava pensava al Paese, e non a se stesso: Romano Prodi". Secondo il Pd, la spesa pubblica va ridotta. Ma "spendendo meglio, non spendendo meno e basta, senza preoccuparsi di cosa ne sarà delle scuole, degli ospedali, della sicurezza dei cittadini". Il punto è che nell'azione del centrodestra "non c'è traccia della lotta all'evasione fiscale. Il governo sta riproponendo la vecchia ricetta: aliquote alte, pochi controlli, evada chi può. Complimenti, è la strada maestra per andare tutti a fondo".

Ma c'è spazio anche per parlare dell'anima del Pd. Della "più grande forza riformista della storia d'Italia ed è da qui che dobbiamo ripartire per consolidare la nostra forza". Davanti alle critiche di chi parla di un'opposizione troppo morbida, Veltroni oppone l'identità dei democratici, "un partito libero che non teme di apparire moderato ad alcuni ed estremista per altri perché siamo niente più che il riformismo italiano. Noi da questa piazza non insultiamo Nessuno e non gridiamo al regime. La nostra sfida è chiara, ed è la stessa che lanciammo al Lingotto".

Nubi nere coprono il cielo. Veltroni si avvia a chiudere il discorso. E lo fa lanciando, tra gli applausi del Circo Massimo, un messaggio di speranza che è allo stesso tempo un traguardo: "Un'altra Italia è possibile, noi vogliamo far arrivare agli italiani un messaggio di fiducia. Le cose possono cambiare. Le cose cambieranno. Non c'è rassegnazione, non c'è paura, non c'è buio dopo il quale non venga la luce". Finisce così. Con la piazza che canta l'inno di Mameli.

(25 ottobre 2008)

 

 

Le famiglie ricorrono a cessione del quinto e carte revolving. Consumi in calo

Non si chiedono prestiti per spese durature ma per gli acquisti quotidiani

Crisi, è boom di debiti

e pignoramenti di case

di LUISA GRION e ROSA SERRANO

Crisi, è boom di debiti e pignoramenti di case

ROMA - Aumentano i debiti, lievitano i pignoramenti, calano i consumi: le famiglie italiane sono in difficoltà e per mantenere un livello di vita più o meno stabile si affidano sempre più spesso ai prestiti. Ma mentre una volta si ricorreva alle rate per pagare la macchina nuova o rifare il bagno di casa, oggi i debiti si contraggono per campare. Nel variegato mondo del credito al consumo diminuiscono infatti i prestiti finalizzati e aumentano quelli generici. Cresce il ricorso alle carte di credito revolving (quelle che permettono di rateizzare il rimborso a fine mese), esplode la cessione del quinto (ovvero la possibilità data ad un lavoratore di chiedere un prestito e coprirlo con un prelievo diretto dalla busta paga fino ad un quinto dello stipendio). In altre parole, ci si indebita non tanto per far fronte ad un investimento destinato a durare nel tempo (come l'auto nuova o i nuovi elettrodomestici), quanto per coprire esigenze quotidiane e per recuperare il liquido necessario ad arrivare alla fine del mese.

I dati Assofin lasciano, a tale riguardo, pochi dubbi: in particolare quel più 36,6 per cento registrato dalla cessione del quinto mettendo a confronto i primi otto mesi del 2007 con quelli del 2008, dimostra che la famiglia italiana gestisce le spese del presente impegnando le entrate che verranno. Il fatto è che nemmeno così l'intricata impalcatura dei prestiti riesce a reggere il livello dei consumi. Aumentano i debiti insomma, ma gli acquisti continuano a diminuire.

Uno studio dell'Unioncamere fa vedere come, nel terzo trimestre di quest'anno rispetto allo stesso periodo 2007, le vendite al dettaglio siano diminuite del 3,3 per cento. Il confronto precedente, quello sul secondo trimestre, si fermava al meno 2,8 per cento. Un andamento, segnalano le Camere di commercio, che penalizza in particolar modo le imprese più piccole (il 44 per cento di quelle sotto i 20 dipendenti lamenta cali di vendite del 5 per cento), ma attacca ormai anche il fronte delle grandi, quelle che fino allo scorso giugno avevano retto la flessione dei consumi, ma che ora denunciano un calo dello 0,4 per cento.

Le famiglie tagliano un po' tutto: stringono la cinghia sui beni non alimentari (meno 4,8 per cento), ma alleggeriscono anche i carrelli della spesa (meno 1,6). D'alta parte, secondo quanto riferito dalla Coldiretti, solo per l'acquisto di pane, pasta, e derivati da cereali nel 2008 gli italiani spenderanno 3,4 miliardi in più rispetto all'anno scorso, per un valore di circa 140 euro a famiglia.

Molte famiglie hanno serie emergenze da affrontare: le rate del mutuo, per esempio. Adusbef e Federconsumatori esaminando i dati raccolti nei maggiori tribunali, prevedono che quest'anno il numero di pignoramenti e delle esecuzioni potrebbe crescere del 22,3 per cento rispetto al 2007. Quasi due milioni di famiglie sarebbero a rischio insolvenza. "Secondo le nostre stime le procedure immobiliari o pignoramenti - sottolineano i leader delle due associazioni di consumatori Elio Lannutti e Rosario Trefiletti - sarebbero pari al 2,7 per cento del totale dei mutui: circa 130.000 su 3 milioni e mezzo".

Questo, sottolineano, "perché la maggior parte dei prestiti è stato erogato a tasso variabile e risente del rialzo dei tassi della Bce e del cartello bancario europeo che fissa i tassi Euribor, ai quali sono indicizzate le rate".

Senza un urgente decreto "salva-famiglie" che vada incontro a chi ha redditi inferiori ai 25 mila euro con sgravi fiscali da destinare alle future tredicesime a favore di lavoratori a reddito fisso e ai pensionati "si allargherà una frattura sociale con enormi ricadute negative sull'economia reale".

(26 ottobre 2008)

 

 

 

2008-10-22

Gli analisti parlano di "recessione globale" e riducono le stime della crescita, le società - tranne rare eccezioni - pubblicano trimestrali in rosso o lanciano allarmi-utili

Borse, in calo in tutto il mondo

Milano a -3,47%, New York a -5,69%

di VITTORIA PULEDDA

Borse, in calo in tutto il mondo Milano a -3,47%, New York a -5,69%

MILANO - E' ancora bufera sui mercati mondiali, sconvolti dall'allarme-recessione e dagli allarmi-utili in arrivo con le trimestrali. Scossoni che scuotono Wall Strett che vede il Down Jones chiudere a -5,69% (il Nasdaq a -4,77%), con l'euro che è scambiato a 1,2834 dollari, in ribasso rispetto al 1,3054 di ieri.

Oggi gli economisti di Ubs hanno sottolineato che lo scenario è di recessione globale, ed hanno rivisto al ribasso le stime della crescita internazionale, al 3,7% nel 2008 e al 2,4% nel 2009, mentre della crisi torneranno a parlare i maggiori paesi del pianeta in un G20 fissato per il 15 novembre a Washington.

Dal canto suo il calo sotto i 70 dollari a barile del prezzo del petrolio, più accentuato dopo i dati sulle scorte di greggio Usa (salite più del previsto), ha contribuito a deprimere i corsi dei titoli legati all'energia, nel mentre l'euro ha segnato i minimi da due anni a questa parte contro il dollaro. Né aiutano i risultati aziendali, che dalla sera prima hanno cominciato a fioccare confermando la crisi economica: la prima a partire, la Borsa di Tokio, ha terminato la seduta con un calo del 6,8%; poi hanno aperto con forti ribassi tutte Borse europee e, a metà pomeriggio nel Vecchio continente, per non essere da meno anche Wall Street ha cominciato la seduta in forte calo (intorno al 3% dopo poche battute), peggiorando ulteriormente il clima dei mercati europei.

Che, alla fine, hanno chiuso con perdite comprese tra il meno 8,16% di Madrid, la Borsa peggiore per il riacutizzarsi della crisi in Argentina e i timori di contagio per le società spagnole, molto correlate con il Sud America (meno 8,83 Telefonica, meno 9,1 Bilbao e meno 9,9 Santander) e il meno 3,47% di Piazza Affari, il listino "migliore" seguito dal meno 5,10 di Parigi e dal meno 4,5% di Francoforte e Londra.

Da una parte all'altra dell'oceano, si sono rincorse le cattive notizie a livello societario: con l'eccezione di McDonald's, che archivia un risultato positivo e migliore delle stime degli analisti, e della Apple, in rialzo grazie a vendite molto forti sull'Iphone (più 7% all'inizio delle contrattazioni a Wall Street), gli altri dati di bilancio segnano il brutto tempo: la banca Usa Wachovia ha registrato una perdita record di quasi 24 miliardi di dollari, Boeing e Merck sono andati male e la richiesta di nuovi mutui negli Usa è scesa del 16,6% nell'ultima settimana di rilevazione (ma anche in Italia la domanda è calata, come ha dichiarato il numero uno di Unicredit - meno 7,7% in Borsa - Alessandro Profumo).

Notizie pessime anche sul fronte dell'auto: Toyota ha dichiarato che i profitti per l'anno in corso potrebbero dimezzarsi, mentre in casa Gm - nell'occhio del ciclone della crisi - si pensa di estendere la cig agli stabilimenti Opel in Europa anche in novembre-dicembre, secondo notizie di stampa. Scontato quindi il clima di grande trepidazione con cui si aspettano i dati trimestrali Fiat (meno 2%), che verrano resi noti domani.

( 22 ottobre 2008)

 

 

"Ricapitalizzazione? No grazie"

Il rifiuto della banche a Berlusconi

Gli istituti di credito contrari all'intervento statale ipotizzato dal premier

Abi: "Non sappiamo assolutamente cosa significhi quello che ha detto"

"Ricapitalizzazione? No grazie" Il rifiuto della banche a Berlusconi

Corrado Passera

ROMA - E' un no compatto quello che il mondo bancario riserva a Silvio Berlusconi. Le parole del premier che aveva parlato di "2 o 3 istituti di credito da ricapitalizzare" vengono rispedite al mittente. "Non so assolutamente cosa significhi quello che ha detto Berlusconi - taglia corto il presidente dell'Abi, Corrado Faissola - Peraltro il problema non riguarda l'Abi ma le singole banche: noi non abbiamo mai interferito nelle scelte degli associati, anche perché chi è preposto al controllo del livello di patrimonializzazione è la Banca d'Italia".

Insomma, niente intervento dello Stato. Per adesso le banche, assicura il direttore generale dell'Abi Giuseppe Zadra, mostrano serenità: "I banchieri nella riunione di oggi erano tutti tranquillissimi".

Una tranquillità che trova conferma nelle parole dell'ad di Intesa San Paolo, Corrado Passera: "Non sono per niente intimorito, pensiamo di avere una struttura patrimoniale adeguata e il piano d'impresa che stiamo attuando la rafforzerà ulteriormente".

Lapidario il presidente di Bpm, Roberto Mazzotta, che si lascia scappare solo un liberatorio "ma per l'amor di Dio". No grazie anche da Emilio Zanetti, presidente del consiglio gestione di Ubi Banca: "Siamo uno degli istituti più capitalizzati, non abbiamo assolutamente bisogno di ricapitalizzazioni". Solo leggermemte più possibilista Giovanni Berneschi, presidente Carige: "Ricapitalizzazione? Grazie al cielo no, ma non si sa mai".

E c'è anche chi non ritiene di dover spendere una parola sul'argomento: "Abbiamo ampiamente affrontato tutti questi temi" dice Fabio Innocenzi, amministratore delegato del Banco Popolare.

( 22 ottobre 2008)

 

 

2008-10-21

l 'Regional Economic Outlook' riprende le previsioni diffuse l'8 ottobre: -0,1% quest'anno e -0,2 il prossimo per il nostro Pil. "Altre banche europee potrebbero fallire"

L'Fmi: Europa più lenta,

Italia in recessione

L'Fmi: Europa più lenta, Italia in recessione

Il direttore Fmi Dominique Strauss-Kahn

ROMA - Il pil italiano sarà negativo quest'anno e il prossimo: -0,1% nel 2008 e -0,2% nel 2009. La previsione è del 'Regional Economic Outlook' pubblicato dal Fondo monetario Internazionale, che riprende le previsioni diffuse lo scorso 8 ottobre dall'Fmi con il 'World Economic Outlook'. "In una situazione di crisi finanziaria per un paese come l'Italia è facile andare in recessione a causa del basso potenziale di crescita e di produttività", ha detto Alessandro Leipold, direttore del dipartimento per l'Europa dell'Fmi commentando il report.

"Il problema dell'Italia - ha detto Leipold - non è congiunturale, ma strutturale, e cioè una produttività molto bassa. E se la produttività non migliorerà, c'è preoccupazione per il lungo periodo". Secondo il direttore dell'Fmi la soluzione è che "l'Italia deve andare avanti con le liberalizzazioni: il governo ha la maggioranza per farlo". Per quanto riguarda i conti pubblici, l'Fmi prevede un deficit pubblico 2008 al 2,6%, che dovrebbe salire al 2,9% l'anno prossimo. Meglio il fronte dell'inflazione: nel 2008 l'indice dei prezzi al consumo sarà al 3,4% mentre l'anno prossimo scenderà all'1,9%, sotto il target della Bce del 2%.

Anche per il resto dell'Europa, comunque, la situazione si presenta critica. E' "inevitabile" che la crescita rallenti, perché l'assestamento del sistema finanziario sarà "arduo" e "prolungato". Per le economie avanzate è attesa una fase di "stagnazione" nella prima metà del 2009. Gli esperti di Washington ribadiscono quindi la loro stima: "Una modesta ripresa è attesa solo a fine 2009".

L'attività economica dovrebbe quindi essere "molto debole durante la seconda metà del 2008 e la prima del 2009 poiché le conseguenze avverse della crisi finanziaria colpiranno la crescita", nonostante la stabilizzazione dei prezzi delle commodity. Il Fondo prevede una crescita dell'1,3% per Eurolandia nel 2008 e dello 0,2% nel 2009 prima di ritornare all'1,4% nel 2010.

"Anche se la crisi finanziaria causerà un brusco rallentamento dell'attività economica, le azioni messe in campo per gestire la crisi dovrebbero permettere all'Europa di evitare conseguenze peggiori", afferma ancora il rapporto, approvando il pacchetto anti-crisi dei paesi Ue. "I tempi sono senza dubbio straordinariamente incerti - sottolinea Alessandro Leipold - ma ora assistiamo ad una risposta concertata da cui emerge la consapevolezza della classe politica che la crisi globale necessita di una risposta globale. In Europa la crisi fornisce un catalizzatore per un coordinamento che superi i confini; incoraggiamo i leader europei a proseguire con passi decisi sul recente impegno per azioni concertate e coordinate per risolvere la crisi rapidamente".

In questo quadro, "c'è spazio per un ulteriore taglio dei tassi" da parte della Bce, aggiunto Leipold. Mentre invece non bisogna abbassare la guardia sui conti pubblici: "alcune eccezioni possono essere considerate", ma bisogna tenere sotto controllo il deficit. Le operazioni di stabilizzazione fiscale automatica dovrebbero sostenere l'attività economica - spiega il Fondo - ma la salvaguardia della sostenibilità finanziaria nel lungo termine richiede che i deficit siano mantenuti entro i limiti delle regole di bilancio. Eccezioni possono essere considerate se e quando le risorse pubbliche sono necessarie per alleviare direttamente gli stress finanziari".

Tornando all'Italia, Leipold ha affermato che "gli aiuti di Stato non sono la direzione giusta. Il problema è se un salvataggio diventa una barriera nazionale", ha detto, sottolineando di nuovo l'importanza che il governo vada avanti con le liberalizzazioni.

Nel rapporto si legge inoltre una ipotesi allarmante: altre banche europee rischiano il fallimento. "Lo scombussolamento del sistema finanziario negli Stati Uniti a settembre ha ulteriormente aumentato il rischio di una crisi finanziaria sistematica in Europa, anche se una crisi totale rimane improbabile e le recenti azioni messe in campo dalle autorità dovrebbero aiutare in questo senso. Non di meno altre banche potrebbero fallire come conseguenza del loro alto profilo di rischio e delle perplessità del mercato circa la capacità di solvibilità del loro modello di business".

(21 ottobre 2008)

 

 

Non ne usciamo male, ha detto il governatore, grazie alla maggiore prudenza delle nostre banche e a regole più severe. Ma gli effetti su famiglie e imprese si faranno sentire

Crisi, Draghi: "Italia meglio di altri

ma arriva la recessione"

Crisi, Draghi: "Italia meglio di altri ma arriva la recessione"

ROMA - "Tutto sommato l'Italia non esce male da questa crisi". E' questa una delle poche note positive nell'audizione alla commissione Finanze del senato del governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. Il minor impatto delle turbolenze sul sistema bancario e finanziario del nostro paese, ha aggiunto il governatore, "è merito del legislatore, è merito degli operatori del settore, ma è anche merito delle autorità di vigilanza".

Il quadro tracciato da Draghi, nella sua relazione e nelle risposte ai quesiti dei senatori, è però tutt'altro che rasserenante. Quanto alle variabili macroeconomiche Draghi ha ripetuto quanto già messo in evidenza da Bankitalia nel Bollettino diffuso il 15 scorso: crescita negativa nell'ultimo trimestre e previsioni non migliori per i prossimi due, il che significa, anche dal punto di vista della definizione teorica, ingresso nella recessione; sviluppo del Pil negativo (o, se andasse meglio, comunque prossimo allo zero) anche per il 2009; consumi delle famiglie che si contraggono sia per la preoccupazione, sia per l'erosione del reddito disponibile ad opera dell'inflazione e dell'aumento del costo dei debiti. A questo proposito, sul calo dell'Euribor, il tasso a cui sono legate per la maggior parte le rate dei mutui, il governatore ha osservato che è "una tranquillità che dura da poco", visto che è successo da pochi giorni, ma è sembrato anche sottintendere che non si può dare per definitivamente acquisito.

"Le ripercussioni della crisi vanno ben al di là del sistema bancario", ha osservato il governatore. "Famiglie e imprese sono colpite sia direttamente, per la perdita di valore dei titoli Lehman che esse detengono, sia indirettamente, a causa delle prospettive di una restrizione del credito conseguente alle tensioni finanziarie del momento". A proposito dei titoli Lehman, Draghi ha aggiunto che "una stima precisa del valore di recupero per i risparmiatori è prematura a questo stadio, per l'incertezza sul valore dell'attività che costituiscono il patrimonio del gruppo. Il Caso di Lehman è reso particolarmente complesso dell'articolata struttura internazionale del gruppo. I rimborsi dipendono dal soggetto giuridico, dall'emittente e anche dalle norme degli ordinamenti nei quali sono residenti le società". E ha comunque inviato gli intermediari a "non lasciare soli i risparmiatori". In ogni caso, "nessun depositate perderà nulla", ha aggiunto ricordando le misure a garanzia dei depositi emanate nelle ultime settimane.

Per far sì che crisi del genere non si ripetano Draghi ritiene necessarie nuove norme e anche nuove istituzioni internazionali. "E' maturo un ripensamento profondo dell'apparato istituzionale a livello internazionale. Il sistema finanziario è globale. L'integrazione dei mercati internazionali va preservata perché è stata e sarà un fattore fondamentale di sviluppo, ma è necessario adeguare le istituzioni al nuovo contesto affinché l'arena finanziaria internazionale non sia 'terra di nessuno', affinché vi sia la possibilità di intervenire con tempestività e in modo coordinato all'emergere di situazioni di crisi". Quanto ai prodotti dell'ingegneria finanziaria, "L'esperienza della crisi ha confermato che i prodotti derivati, e in generale gli strumenti innovativi per il trasferimento del rischio, sono armi a doppio taglio: se usati in modo accorto e prudente permettono agli operatori di coprire e diversificare il rischio e possono contribuire a ridurre la fragilità del sistema. Se adoperati senza adeguata considerazione dei rischi, consentono una moltiplicazione senza controllo della leva finanziaria". Inoltre, "la proliferazione di strumenti complessi ha reso la distribuzione del rischio più opaca per il mercato, per i regolatori, per gli stessi operatori". Per questo "è urgente intervenire. La trasparenza richiede una drastica semplificazione e standardizzazione dei contratti; strumenti non standard sono, per natura, difficili da valutare. Deve essere contenuto con appropriate regole il grado di leva finanziaria. Per assicurare corretti incentivi, almeno nel caso dei derivati di credito una parte del rischio deve restare, in modo esplicito, a carico dell'originator. Infine quando gli strumenti vengono offerti al pubblico, deve essere rafforzata la protezione del contraente debole".

Il nostro paese se l'è cavata meglio perché "non si sono diffuse, come in altri paesi, pratiche temerarie di concessione del prestito senza un'adeguata considerazione della capacità del prenditore di restituire i fondi". Inoltre "le famiglie italiane sono poco indebitate rispetto a quelle degli altri maggiori paesi avanzati". Meno problemi anche per le nostre banche: "Nonostante l'ulteriore caduta dei corsi azionari e dei prezzi dei titoli, la capitalizzazione delle maggiori banche italiane rimane sufficiente". E d'altronde, "quando necessario, gli azionisti dei maggiori istituti e altri investitori sono pronti ad investire ingenti quantità di capitali freschi" perché "hanno fiducia nella solidità e nelle prospettive delle nostre banche". Merito anche di come è strutturato il nostro sistema creditizio, il cui modello di attività "è fondamentalmente sano". Per questo le banche hanno potuto fronteggiare la crisi e "reggere l'urto meglio di quelle di altri paesi avanzati". Il sistema italiano ha potuto disporre di un "patrimonio sufficiente" e di un quadro normativo che nelle sue linee di fondo è "esteso e prudente". "Le banche italiane sono parte del sistema finanziario mondiale. Ma di esso - ha rivendicato Draghi - hanno condiviso solo in minima parte errori e distorsioni. Da noi non c'è un sistema bancario ombra che in altri paesi ha alimentato la crisi. La Banca d'Italia ha interpretato in modo fermo il proprio mandato, operando perché gli errori commessi in altri sistemi non si verificassero in Italia".

(c. cl.)

(21 ottobre 2008)

 

 

A Napoli botta e risposta tra Marcegaglia e Berlusconi. La leader degli imprenditori

chiede una "Tremonti-ter" e capitali statali nelle aziende. Lui: "Condivido tutto"

Confindustria, allarme sul credito

Berlusconi: "Tavolo con le banche"

Confindustria, allarme sul credito Berlusconi: "Tavolo con le banche"

Berlusconi e Marcegaglia

NAPOLI - Emma Marcegaglia chiama, Silvio Berlusconi risponde: intervenendo entrambi - prima la leader di Confindustria, poi il presidente del Consiglio - all'assemblea annuale degli imprenditori partenopei, parlano di come aiutare il nostro sistema produttivo a riprendersi. E se lei lancia l'allarme sul credito alla imprese, chiedendo garanzie, lui risponde a stretto giro annunciando un tavolo a Palazzo Chigi, anche con le banche.

Le richieste di Confindustria. Si articola in diversi punti il pacchetto di richieste che Marcegaglia avanza a Berlusconi. Primo: "ad aiutare la capitalizzazione delle imprese", cioè soldi statali per dare ossigeno alle aziende. Secondo: "un supporto agli investimenti, una Tremonti ter", che significa "aliquote agevolate per la parte di utili reinvestiti". Serve poi un piano "serio di agevolazioni fiscali, che riguarda il piano energetico", e una "flessibilità temporanea dell'inducibilità degli oneri passivi". Ancora, occorre un "grande piano per le infrastrutture", mentre "in questo momento c'è stato un taglio". ;a la richiesta più forte riguarda "un tavolo, per arrivare a una proposta efficace che consenta di garantire il credito alle imprese". Credito che, al momento, viene erogato con enormi difficoltà.

Marcegaglia e la crisi. Il numero uno di Confindustria sostiene però che "la fase acuta della crisi finanziaria internazionale è stata affrontata e forse superata. Non è la fine del mondo, del capitalismo, del mercato, dobbiamo lavorare senza panico e con serietà". Infine, una raccomandazione al governo: "Sì agli aiuti di Stato ma siano temporanei: lo Stato dopo si deve ritirare e lasciare spazio alle imprese". E un invito pressante: "Accelerare i pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese".

Berlusconi: "Condivido tutto". Intervenendo dal palco dopo di lei, il premier dice di essere pienamente daccordo su quanto detto dalla "bravissima" Marcegaglia. E annuncia subito un tavolo a Palazzo Chigi coi rappresentanti di banche e imprese, sul tema della crisi dei mercati: "Credo che potremo varare delle misure importanti a sostegno delle imprese". La convocazione ci sarà già la prossima settimana, assicura. Altra risposta alla Marcegaglia: "Se lo Stato entrerà nelle banche, è chiaro che sarà solo una presenza temporanea, il Tesoro sottoscriverebbe azioni senza diritto di voto". Più vago, invece, sulla richiesta di riduzioni fiscali: "Ridurremo la pressione appena i conti pubblici ce lo permetteranno".

Sulla crisi. Il premier si autoelogia: "Abbiamo un grande merito, abbiamo frenato il panico dei risparmiatori ed evitato il fallimento anche di una sola piccola banca, attraverso misure coordinate a livello europeo". Poi sostiene di non aver mai parlato di stoppare i fondi sovrani, quelli dei paesi produttori di petrolio: "Non ho detto 'no', ho detto troviamo il modo affinché questi possano afferire capitali, che so il 5%, che non ci possa impensierire". E per far riprendere i consumi, annuncia incentivi alla rottamazione degli elettrodomestici.

Sui conti pubblici. Berlusconi dice: "Non vogliamo approfittare della flessibilità" sugli obiettivi Ue sui conti pubblici, legata alla crisi finanziaria. "Ribadisco l'impegno assoluto del governo nella riduzione del debito sotto il 100% entro il 2011".

(21 ottobre 2008)

 

 

 

2008-10-16

Al termine della riunione del Consiglio europeo il ministro e il premier

annunciano: le piccole e medie imprese italiane avranno fra 6 e 8 miliardi

Tremonti: "Aiuti di Stato

da peccato a necessità"

"La crisi finanziaria è stata affrontata, ma ora ci sono gli effetti sull'economia reale"

La legge sull'Opa rivista secondo le linee europee. A dicembre arriva la "social card"

Tremonti: "Aiuti di Stato da peccato a necessità"

ROMA - Dai sei agli otto miliardi: è questo l'ammontare dei finanziamenti che dovrebbero arrivare alle banche italiane dalla Bei, la Banca europea per gli investimenti, per essere destinati al sostegno delle piccole e medie imprese. Lo hanno annunciato il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti nella conferenza stampa seguita alla riunione del Consiglio europeo che si è svolto a Bruxelles.

"Da noi - ha detto Tremonti - si chiede in tante sedi di finanziare la piccola e media impresa. La nostra risposta è che un'enorme linea di credito della Bei è destinata, a partire da settembre, proprio alla piccole a media impresa. Dunque quella domanda giusta ha per noi già una risposta che riteniamo giusta. Sono quasi 40 mld di euro, come minimo 30 mld di finanziamento addizionale alle piccole e medie imprese". "Pensiamo - ha aggiunto Berlusconi per quantificare i soldi della Bei destinati all'Italia - che possano arrivare alle banche italiane dal 15% al 20% su un totale di 40 mld".

"Non esistono più vie nazionali per le misure di sviluppo, ma solo vie europee"., ha osservato Tremonti, aggiungendo che il governo punterà molto alle politiche degli investimenti e delle infrastrutture. Berlusconi, da parte sua, ha sottolineato che il Consiglio europeo ha ribadito l'invito alla Bei per sostenere "la realizzazione delle infrastrutture, la copertura e le garanzie anche per la gestione dei crediti forniti dalle banche per i progetti di singole imprese".

"La crisi è in atto - ha proseguito Tremonti - e non ha solo una fase e una forma, ha molte cause, molte fasi, molte forme. Noi pensiamo che la crisi sul settore finanziario, specificatamente bancario, sia stata contenuta con i provvedimenti americani ed europei dei giorni scorsi. Quel tipo di crisi, la più devastante e che avrebbe colpito i meccanismi nevralgici del sistema, possiamo ragionevolmente dire che è stata contenuta e superata. Il resto della crisi - che è la crisi sull'economia reale, sui meccanismi della produzione materiale, reale, industriale - è in atto in tutto il mondo ed è ancora attesa per molti effetti. La crisi è stata globale e generale, c'è in tutti i comparti. Per quanto riguarda l'Italia riteniamo che il sistema bancario e finanziario sia nel suo insieme patrimonializzato e liquido, pur in questa crisi. Abbiamo fatto la Finanziaria triennale proprio perché pensavamo che fosse opportuno mettere in sicurezza i conti pubblici e i risparmi delle famiglie. Credo che a questo punto sia fondamentale guardare agli elementi dell'economia reale. Detto francamente - ha concluso Tremonti - non esistono vie nazionali, esistono solo vie europee. Siamo un continente, abbiamo un mercato, una moneta, una comune politica di bilancio, articolata per paese. Se c'è da sostenere l'economia reale il meccanismo fondamentale, principale, è un meccanismo europeo o in ogni caso un meccanismo concordato insieme in Europa".

Il ministro aveva ribadito che con la crisi dei mutui "il mondo è cambiato". Anzi, ha aggiunto, rispetto "a qualche ora fa è cambiato tutto". Per questo motivo, ciò che prima sembrava una eresia, come gli aiuti di Stato alle imprese in difficoltà, ora non lo è più. "Ieri erano un peccato mortale - gli ha fatto eco Berlusconi - oggi gli aiuti di Stato sono un imperativo categorico subito invocato".

Tremonti ha anche ricordato che nel trattato di Roma "c'è un ampio spazio per politiche industriali. Poi certe interpretazioni hanno portato al sopravvento del mercato".

Tremonti ha inoltre annunciato che il governo italiano "modificherà la propria legge sull'Opa seguendo lo schema europeo". Al vertice, ha detto, non si è parlato di Opa ma a Roma il cambiamento della legge "è oggetto di discussione".

Infine, il ministro ha assicurato che a dicembre sarà in mano alle famiglie meno abbienti la "social card" che consentirà loro di fare acquisti nei supermercati e usufruire di sconti sui prodotti di prima necessità e di accedere alle tariffe agevolate sulle bollette energetiche. "La social card arriverà a dicembre e sarà retroattiva di due mesi. Stiamo concludendo gli accordi con le categorie per gli sconti e per ottenere le tariffe Enel agevolate".

(c. cl.)

(16 ottobre 2008)

 

Il titolo perde in Borsa il 12% ma la Banca centrale di Tripoli

e altre istituzioni finanziarie del Paese aumentano le loro quote

Unicredit, altra giornata nera

ma i libici crescono nel capitale

Unicredit, altra giornata nera ma i libici crescono nel capitale

Alessandro Profumo

MILANO - Una buona notizia per Unicredit dopo l'ennesima giornata nera in Borsa dove l'istituto di Piazza Cordusio ha lasciato sul terreno oltre il 12 per cento. E la buona notizia viene dalla Libia: la banca centrale del Paese di Gheddafi, la Lybian foreign bank e la Lybian investment authority hanno acquisito il 4,23% del capitale di Unicredit e sosterranno anche l'aumento di capitale programmato dalla banca attraverso la sottoscrizione del bond convertibile fino a 500 milioni di euro. L'investimento riflette una logica di lungo termine. Cosi gli investitori libici divengono i secondi maggiori azionisti di Unicredit, dietro la fondazione Cassa di risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona (5,009%). Seguono la fondazione Crt (3,792%), la Carimonte holding (3,347%) e Allianz (2,370%).

Da piazza cordusio si "esprime soddisfazione per una decisione che dimostra la fiducia nella banca, nelle sue strategie e nel management". Gli investitori libici erano stati già per lungo tempo azionisti rilevanti di capitalia, quota poi diluita sotto lo 0,50% dopo l'incorporazione di capitalia in unicredit.

Nella sede di Piazza Cordusio, intanto, si è riunito il comitato strategico dell'istituto e non si nasconde la preoccupazione per i continui crolli delle azioni, che oggi hanno raggiunto nuovi minimi, chiudendo ad un ultimo prezzo di 2,16 euro, pericolosamente vicino a quota 2 euro. Peraltro, l'annuncio dell'aumento delle quote dei partner libici è stato premiato nel mercato afterhour dove il titolo Unicredito è salito del 4%. Come si è già verificato in altre giornate, le quotazioni sono precipitate nell'ultima ora e mezza di contrattazione, con scambi complessivi superiori alla media di seduta, in un mercato sottile per molti altri titoli. Un andamento che viene giudicato "strano", o quantomeno insolito.

(16 ottobre 2008)

 

Nel Vecchio continente bruciati in due sedute i recuperi di lunedì e martedì

Ribasso accentuato dopo l'apertura di New York. Milano la peggiore con -5,75%

Borse, a picco l'Europa

Rally finale a Wall Street

di LUCA PAGNI

Borse, a picco l'Europa Rally finale a Wall Street

MILANO - C'è uno spettro che si aggira per l'Europa, il suo nome è recessione. Il drastico rallentamento dei consumi, nonché la frenata della produzione industriale è il nuovo spauracchio dei mercati. Al punto da aver provocato oggi una nuova ondata di vendite sulle Borse del Vecchio Continente: in due sedute hanno bruciato tutti i guadagni del maxi rimbalzo di lunedì e martedì scorsi, all'indomani del piano da 1.800 miliardi di euro a sostegno del sistema bancario, varato dai singoli governi dell'Eurozona e poi adottato anche dagli Usa. Partite al ribasso, le piazze europee si sono poi inabissate dopo la brutta partenza di Wall Street: il Dow Jones è arrivato a perdere quasi il 3%, salvo poi tornare in terreno positivo, ma non in tempo per favorire il rimbalzo al di qua dell'Atlantico. A fine giornata a New York il Dow Jones ha guadagnato il 4,89% mentre il Nasdaq è avanzato del 5,32% e l'S&P 500 è salito del 4,39%.

In Europa, le Borse hanno così chiuso tutte in forte ribasso. La peggiore è stata Milano, dove l'S&P/Mib ha ceduto il 6,78% e il Mibtel il 5,75%. Londra ha perso il 5,35%, Parigi il 5,92%, Amsterdam il 5,69%. Francoforte ha lasciato sul terreno il 4,91%, Madrid il 4,11%. Nel complesso l'Europa ha bruciato 260 miliardi di euro, visto che l'indice Dj Stoxx 600, che raccoglie i maggiori titoli del Vecchio Continente, ha perso il 4,96%.

I mercati ora temono che le grandi aziende debbano tagliare gli obiettivi di utili per il 2009 e di conseguenza i dividendi da distribuire ai soci. Un'eventualità che viene vista come una iattura dagli investitori. In realtà, le mosse dei governi occidentali a salvaguardia del sistema finanziario hanno avuto i loro effetti positivi e il taglio al costo del denaro deciso dalla Bce comincia a sortire i primi effetti: l'Euribor a tre mesi (il tasso medio con cui le banche dell'Eurozona si prestano denaro) è ulteriormente sceso a fronte di nuove garanzie della Bce dal 5,168 al 5,090.

Un dato molto importante per almeno due motitvi. Per il settore industriale, visto che per la prima volta da inizio anno l'andamento dei tassi inverte la tendenza. Per le famiglie, dato che l'Euribor viene usato dalle banche per calcolare la rate dei mutui variabili.

Considerazioni che ieri non hanno avuto eco sui mercati. Secondo gli analisti, più che i dati macro, nelle sale operative si vive seguendo la tendenza del giorno. Quella odierna è stata di vendere per portare a casa i guadagni dei giorni scorsi. E' accaduto anche a Milano, dove non a caso le vendite si sono concentrate sul settore bancario, quello che aveva guadagnato di più nei giorni scorsi. La peggiore è stata Unicredit (-13,08%) che sul finale ha sorpassato Intesa Sanpaolo (-12,54%). Quest'ultima è stata sospesa più volte al ribasso durante la seduta, nonostante le rassicurazioni che non ci sarà bisogno di un aumento di capitale e non sarà tagliato il dividendo. Tra gli assicurativi in forte calo Unipol (-9,93%) mentre Fonsai ha chiuso a -0,41% dopo una seduta sull'ottovolante. Hanno limitato le perdite anche il Banco Popolare (-0,91%), Mediobanca (-1,13%) e Mediolanum (-1,15%).

Tra i titoli negativi anche Saipem e Tenaris che hanno perso rispettivamente l'11,72% e il 10,18% mentre Prysmian ha ceduto il 10,04%: sono società che rischiano di veder ridotti gli ordinativi con il calo del prezzo del petrolio, sceso sotto i 70 dollari al barile. Infine, Fiat: all'indomani della pubblicazione dei dati sulle immatricolazioni in Europa, è scivolata del 6% a 7,27 euro.

( 16 ottobre 2008)

17:41 Piazza Affari chiude a -5,75%

Piazza Affari chiude in forte ribasso. Il Mibtel ha ceduto il 5,75% a 15.871 punti, mentre lo S&P/Mib ha perso il 6,78% a 20.714 punti. In terreno negativo anche il Midex (-2,15% a 18.958 punti) più contenuta la flessione dell'All Stars (-2,63% a 9.177 punti).

17:11 Piazza Affari -6 per cento

Piazza Affari accelera al ribasso nel finale di seduta. Il Mibtel perde il 5,99% a 15.831 punti. Lo S&P/Mib cede il 6,8% a 20.700 punti. Continuano le sospensioni a raffica con Intesa Sanpaolo e Saipem in prima fila. Ma è un pò tutto il listino che va giù con i bancari Unicredit (-11,07%), Ubi banca (-5,5%) e Mps (-7%). Franano anche Eni (-7,5%) e Finmeccanica (-8,5%).

17:09 S&P 500 perde il 4%

L' emorragia delle vendite continua alla borsa di New York, con lo S&P 500 che perde ora il 4% a 871,54. Il Dow Jones segna -3,55% a 8.273,1 ed il Nasdaq composite -3,09% a 1.578,0.

16:55 Pd: 12 punti per integrare i due decreti anticrisi

Il Partito democratico presenta un pacchetto di misure anticrisi finalizzato a integrare le misure previste nei due decreti legge approvati dal governo. Si tratta di 12 distinti interventi che sono articolati su due piani diversi: uno di sostegno alla economia del Paese e l'altro a sostegno delle famiglie e dei lavoratori. Tutte le misure sono precedute da una garanzia di trasparenza e di controllo.

16:47 Peggiora Piazza Affari, raffica di sospensioni

Piazza Affari continua a peggiorare. Il Mibtel perde il 4,96 % a 16.005 punti, mentre lo S&P/Mib cede 5,75% a 20.943 punti. Sul listino si registra una serie di sospensioni al ribasso che interessa i titoli Intesa Sanpaolo, Finmeccanica, Indesit.

16:44 Peggiora l'andamento delle Borse europee

Peggiora l'andamento delle Borse europee, sulla scia di Wall Street. Parigi cede ora il 4,18%, mentre Amsterdam è in calo del 4,02%. Sono pesanti anche Londra (-3,84%) e Francoforte (-2,27%). L'indice paneuropeo Dj Stoxx dei 50 titoli a maggior capitalizzazione cede ora il 2,47%

16:34 Almunia: "Rischio significativo per la crescita"

Per il commissario Europeo per gli Affari economici, Joaquin Almunia, "c'è un rischio significativo che il potenziale di crescita sia colpito negativamente nei prossimi tempi". Per questo "guardando al di là del brevissimo termine, dovremmo riflettere seriamente sulle politiche e le strategie per incentivare la crescita e la produttività".

16:23 Piazza Affari peggiora, Mibtel -4%

Piazza Affari peggiora sulla scia di Wall Street. Il Mibtel segna un -4% a 16.152 punti e lo S&P cede il 4,77% 21.162 punti. Sospesa al ribasso Intesa Sanpaolo quando cedeva il 10,63%, ma le vendite colpiscono tutti i titoli del listino.

15:57 Mibtel riduce lievemente le perdite: -2,32%

Piazza Affari prosegue la seduta in negativo nonostante l'apertura positiva di Wall Street (Dj +1,20%), ma riduce un po' le perdite. Il Mibtel è in ribasso del 2,32% a 16.452 punti, S&PMib -2,68% a 21.626, Midex -1,89% a 19.008 e All Stars -1,69% a 9.266.

15:44 Perdono anche le altre Borse europee

Anche gli altri indici europei mostrano un andamento estremamente volatile, molto influenzato dalle notizie provenienti da oltreoceano. Parigi cede il 3,28%, Francoforte l'1,54% e Londra il 2,10%.

15:43 Mibtel -3,21% anche dopo Wall Street

Piazza Affari, dopo l'apertura in territorio leggermente positivo di Wall Street, resta pesante. Il Mibtel segna una flessione del 3,21% a 16.299 punti. Più forte il ribasso dello S&P/Mib che registra un calo del 3,7% a 21.398 punti. Pesa anche il dato sulla produzione industriale Usa risultata la peggiore dal 1974. Sul listino principale amplia il ribasso Intesa Sanpalo -8,2%. Negative Mps (5,2%) e Unicredit (-4,8%. Male anche Eni (-4,4% e Finmeccanica (-6,2%).

15:34 Wall Street apre in rialzo, Dow Jones +0,48%

Borsa americana in rialzo in apertura. Il Dow Jones segna +0,48% a 8.618,77 punti, il Nasdaq composite +1% a 1.644,55 e lo S&P 500 +0,34% a 910,9.

15:26 Produzione industriale Usa -2,8%, dato peggiore dal 1974

La produzione industriale americana a settembre ha visto un calo del 2,8%, il peggiore dal 1974. Lo scrive l'agenzia Bloomberg. Sul dato avrebbe un peso la stagione degli uragani.

15:25 Disoccupazione Usa in calo, dato migliore delle previsioni

Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione in Usa sono diminuite di 16.000 unità a quota 461.000. Il dato è migliore delle previsioni.

15:24 Dati produzione Usa fanno arretrare di nuovo le Borse

Le Borse europee sono letteralmente in balìa delle notizie provenienti dagli Usa. Mentre i dati su inflazione e disoccupazione migliori delle attese hanno fatto recuperare terreno agli indici, la produzione industriale di settembre nettamente peggiore delle stime ha provocato una discesa dei listini. Parigi ora cede il 2,28%, Francoforte l'1,12% e Londra lo 0,75%. A Milano il Mibtel arretra del 2,20% e l'S&p/Mib del 2,60%.

15:18 Ilo: cresce disparità di redditi, con crisi aumenterà

Nonostante la forte crescita economica abbia indotto la creazione di milioni di nuovi posti di lavoro a partire dall'inizio degli anni '90, la disparità di reddito aumenta in modo preoccupante nella maggior parte delle regioni del mondo, e dovrebbe aumentare ulteriormente a causa dell'attuale crisi finanziaria. Lo rileva l'Organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo), nel suo rapporto sul mondo del lavoro 2008 da cui emerge che tra il 1990 e il 2005, mediamente, la disparità tra il 10% dei dipendenti più pagati e il 10% di quelli meno pagati è aumentato nel 70% nei Paesi per i quali sono disponibili dati.

15:01 Piazza Affari riduce le perdite a -0,81%

Tenta il recupero Piazza Affari, che dopo il dato sull'inflazione Usa a settembre, migliore rispetto alle aspettative degli analisti, limita le perdite del Mibtel allo 0,81%.

15:00 Tremonti: "Ribadiamo impegno a modificare legge sull'Opa"

"Ribadiamo il nostro impegno a modificare la legge italiana sull'Opa, all'interno dello schema europeo". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, a Bruxelles al termine del Consiglio europeo, parlando delle norme che il governo intende varare per proteggere le imprese indebolite dalla crisi dalle scalate ostili. "La modifica in Europa -ha aggiunto- è oggetto di discussione: ci sono seminari al Parlamento europeo. Certo è cambiato il mondo, fino a poco tempo fa era vietato tutto".

14:54 Dopo inflazione Usa, Borse europee riducono il calo

Riducono il calo le principali Borse europee dopo la diffusione del dato sull'inflazione Usa a settembre. Londra cede il 2,85%, Parigi il 2,26% e Francoforte il 2,5%, mentre Zurigo (-0,01%) si porta intorno alla parità e Stoccolma segna un rialzo dell'1,17%

14:42 Usa, inflazione a settembre invariata

Il tasso di inflazione a settembre è rimasto invariato. Al netto di alimentari e petrolio l'indice ha segnato un +0,1% congiunturale, e il +4,9% su base annua

14:35 Crisi si abbatte sul Lione calcio

Tempi duri per l'Olimpic Lione, l'unico club di calcio francese quotato in borsa. A causa della crisi finanziaria internazionale il titolo della squadra è crollato, le entrate allo stadio al contempo si sono ridotte e il progetto del nuovo impianto, 2 volte più grande di quello attuale e progettato proprio per risanare le casse del club, è a serio rischio

14:22 Brown, G8 in tempi rapidi

Brown ha poi spiegato che è necessario tenere la riunione del G8 "in tempi rapidi e con la partecipazione di tutti", contrariamente a quanto sostiene il il Giappone che vuole una riunione solo se la situazione dovesse peggiorare. "L'incontro del G8 serve perché bisogna modificare il sistema finanziario globale e dimostrare ai cittadini che stiamo lavorando per loro"

14:21 Brown, ora rassicurare cittadini che hanno paura

"Dobbiamo pensare a tranquillizzare i cittadini, devono essere certi che stiamo lavorando per combattere le irresponsabilità del sistema finanziario" ha detto il premier britannico Gordon Brown al termine del vertice europeo. Per Brown, dopo la prima fase, cioè la stabilizzazione dei mercati, si deve ora passare alla seconda: "C'è bisogno di far recuperare ai cittadini la fiducia nel sistema bancario, ma soprattutto la Gran Bretagna intende affrontare i problemi di quanti ora hanno paura di perdere i posti oppure di non riuscire a pagare i mutui"

14:10 Ricerca Ilo: "Crescono disparità tra ricchi e poveri"

Ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. A lanciare l'allarme un nuovo studio condotto dall'Istituto di ricerca dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), secondo cui tra il 1990 e il 2005, circa due terzi dei paesi hanno registrato una disparità di redditi e la differenza tra il 10% dei dipendenti più pagati e il 10% di quelli meno pagati è aumentata nel 70% dei paesi.

14:06 Sarkozy: "Daremo una mano all'industria auto"

Il presidente francese e presidente in carica del Consiglio europeo, Nicolas Sarkozy, ha annunciato, oggi a Bruxelles, che le istanze comunitarie presenteranno delle proposte per "dare un aiuto all'economia reale", che comincia a subire gli effetti della crisi finanziaria, e in particolare che si pensa a "dare una mano" ('un coup de main') all'industria dell'auto, così come stanno facendo gli americani.

13:58 Tremonti: "Rivedere il Pil? Una cosa alla volta"

Le ripercussioni della crisi dei mercati sull'economia reale porterà ad una revisione del Pil italiano? "Vedremo", ha risposto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, interpellato a margine del consiglio Ue. "Una cosa alla volta", ha aggiunto.

13:57 Sarkozy: "Serve coordinamento europeo per rilanciare economia"

Dopo la crisi finanziaria in corso l'Europa dovrà provvere a un coordinamento per rilanciare l'economia Ue anch'essa in difficoltà. Lo ha dichiarato il presidente francese Nicolas Sarkozy, presidente di turno dell'Ue, al termine del Consiglio Europeo a Bruxelles.

13:54 Berlusconi: "Obiettivo è dare sostegno alle famiglie"

"Il nostro obiettivo è quello di arrivare compatibilmente alle esigenze di bilancio, a dare un sostegno alle famiglie attraverso una riduzione delle tasse". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, nella conferenza stampa al termine del vertice europeo di Bruxelles.

13:37 Berlusconi: "All'Italia dalla Bei investimenti per infrastrutture"

All'Italia dovrebbe toccare una grossa fetta dei finanziamenti che il Consiglio Europeo ha chiesto alla Banca Europea degli investimenti di stanziare per le infrastrutture nei paesi dell'Ue. "L'invito che abbiamo dato alla Bei per sostenere le infrastrutture porterà ad una cifra complessiva di 30-40 miliardi, dei quali all'Italia calcoliamo che arrivi il 15-20%", ha spiegato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa tenuta al termine del vertice Ue.

13:34 Tremonti: "L'andamento delle Borse riflette l'economia"

"L'andamento delle Borse riflette le preoccupazioni dell'economia reale". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, in conferenza stampa al termine del Consiglio europeo a Bruxelles, sottolineando che il forte calo registrato dalle Borse non riflette invece preoccupazioni sul fronte del risparmio.

13:31 Tremonti: "Resta impatto su economia reale"

"Quel tipo di crisi devastante - ha aggiunto Tremonti - si può ragionevolmente dire sia stata contenuta. Resta sull'impatto sull'economia reale e sulla produzione industriale. E' in atto in tutto il mondo ed è atteso in molti effetti. Noi crediamo che la crisi finanziaria sia stata gestita e contenuta in modo efficace in Europa".

13:28 Tremonti: "Non esiste via nazionale per soluzione crisi"

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha ribadito che "non esiste una via nazionale per sostenere l'economia reale".

13:07 Sarkozy: "Serve una risposta coordinata per affrontare crisi"

"Serve una risposta coordinata anche per affrontare la crisi economica in Europa": lo ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy al termine del vertice dei capi di stato e di governo dell'UE. "Dobbiamo passare da un circolo vizioso - ha sottolineato - a un circolo virtuoso, lavorando a misure già per la fine dell'anno".

13:05 Futures su Wall Street in ripresa

Timidi rialzi sui futures dei maggiori indici di Wall Street, che suggeriscono un possibile rimbalzino positivo - tutto da verificare - dopo la caduta di ieri. A oltre due ore e mezza dall'avvio degli scambi, i futures sul Dow Jones avanzano di 61 punti, pari al più 0,72 per cento, quelli sul Nasdaq di 10,50 punti, o più 0,85 per cento, e i futures sullo S&P 500 aumentano di 7,60 punti, pari al più 0,84 per cento. Ieri il Dow Jones ha siglato li scambi con un tracollo del 7,87 per cento, o oltre 733 punti.

13:04 Accordo per prestito reciproco di otto gruppi bancari europei

Otto gruppi bancari europei del credito cooperativo hanno stretto un accordo per prestarsi a vicenda fondi fino ad un ammontare di 15 miliardi di euro, una iniziativa con cui puntano a "ristabilire fiducia nel settore bancario". Si tratta delle otto associate nel Gruppo Unico, creato nel 1977 e che include la Francese Crédit Agricole, la tedesca Dz Bank, l'italiana Iccrea, la finlandese Pohjola, l'olandese Rabobank, l'austriaca Raiffeisen Zentralbank, la svizzera Raiffeisen Switzerland e la spagnole Banco Cooperativo Espanol.

 

12:44 Pesanti le Borse europee, futures negativi su Wall Street

Pesanti le principali borse europee in vista di un'avvio che si preannuncia negativo anche per Wall Street, come indica il calo dei contratti futures sugli indici di borsa americani, di nuovo in territorio negativo dopo il rimbalzo di metà mattina. Parigi segna un calo del 4,6%, al pari di Amsterdam, mentre Stoccolma (-0,96%) e Zurigo appaiono relativamente al riparo dall'ondata di vendite che interessa anche oggi le borse continentali, inclusa Londra (-3,98%).

12:31 Air India annuncia 15.000 esuberi

Air India, la maggiore compagnia aerea indiana, a controllo statale, ha annunciato oggi che, a causa della crisi finanziaria che sta investendo anche il settore aereo, sta pensando di lasciare senza lavoro e stipendio per 3-5 anni fino a 15.000 suoi dipendenti. Lo ha annunciato il Managing Director Raghu Menon.

11:48 Piazza Affari sempre debole, -2,26%

Prosegue debole Piazza Affari, che si mantiene comunque al di sopra dei minimi toccati nella prima mezz'ora di scambi. Il Mibtel segna un calo del 2,6% a 16.403 punti e lo S&P/Mib del 2,67% a 16.391 punti, con cali accentuati per il settore bancario. Sotto pressione Intesa Sanpaolo (-6,65% a 3,05 euro), insieme a Unicredit (-3,62% a 2,39 euro), Bpm (-3,97% a 4,41 euro) ed Mps (-3,42% a 1,49 euro). In controtendenza Mediobanca (+0,9% a 8,93 euro) e il Banco Popolare (+2,37% a 9,25 euro). In campo assicurativo contrastate Generali (-2,35% a 21,17 euro) e Fondiaria-Sai (+1,61% a 13,9 euro).

11:37 Scesi anche oggi i tassi interbancari

I tassi interbancari in euro sono in calo anche oggi. L'Euribor a tre mesi - calcolato ogni giorno dalla European Banking Federation - è sceso per il quinto giorno consecutivo collocandosi al 5,09%, otto punti base in meno rispetto al 5,17% di ieri.

In calo anche l'Euribor a un mese, al 4,77% dal 4,87% di ieri, e quello a una settimana, al 4,05% dal 4,10% di ieri.

11:02 Borsa in recupero ma sempre in negativo

La Borsa recupera dai minimi dopo un avvio drammatico (-4,44% in apertura), in linea con le altre piazze europee dopo il crollo di Tokio e il forte calo di ieri a Wall Street. Dopo quasi due ore di attività, il mercato appare molto volatile e gli andamenti dei singoli titoli oscillano con ampi spread fra minimo e massimo. Il Mibtel scende dell'1,89% e tutti i titoli inizialmente sospesi per eccesso di ribasso sono tornati alle contrattazioni (fra gli altri, Enel cede lo 0,66%, Stm il 2,96%). Scendono ancora i principali bancari (Unicredit -3,52%, Intesa Sanpaolo -6,12%) e assicurativi (Generali -2,95%) e i petroliferi (Eni -4,36% , Saipem -3,73%) ma anche i telefonici (Telecom Italia -3,01%, Fastweb -4,09%). In calo anche gli industriali (Fiat -3,53%). Fra i titoli in controtendenza spiccano le Snam Rete Gas (+1,16%), Parmalat (+1,02%), Buzzi Unicem (+4,37%), Atlantia (+3,4%) e, nello speculato comparto bancario, il Banco Popolare (+2,26%) e Mediobanca (+0,51%). Bene anche Rcs (+0,65%).

10:51 Futures di borsa di New York rimbalzano

I futures di borsa di New York invertono il segno, indicando che Wall Street potrebbe rimbalzare dopo aver segnato, ieri, la sua peggior seduta dal crollo delle borse del 1987. I futures sullo S&P 500 guadagnano l'1,5% dopo un calo dell'indice, ieri, di oltre il 9%. I futures sul Dow Jones segnano +45 punti a 8.549 e quelli sul Nasdaq +10,75 punti a 1.239,75.

10:27 Zurigo, Ubs in altalena dopo aiuto Stato-Bns

Ubs in altalena oggi alla borsa di Zurigo, dopo l'intervento della confederazione svizzera e della Banca centrale per eliminare le posizioni a rischio del bilancio della prima banca del Paese: dopo un'apertura in tonfo (oltre -7%) ora il titolo ha invertito la rotta e guadagna il 5,48%.

10:25 Piazza Affari, Atlantia sospeso per eccesso di rialzo

Sospensione in Piazza Affari per il titolo Atlantia per eccesso di rialzo con un rialzo teorico del 5,28% a 13,98 euro.

10:11 Borsa, Milano riduce il calo

Piazza Affari recupera in parte le perdite dopo un'ora dall'inizio delle contrattazioni. Il Mibtel segna -1,8% e l'S&P Mib -2%. Sul listino principale in rally Buzzi Unicem (+4,4%), sospesa per eccesso di rialzo e poi riammessa. Molto bene anche Atlantia (+5,5%) e Parmalat (+2,2%). In rialzo anche Bulgari (+1%) nonostante oggi Deutsche bank abbia tagliato i target price da 6,4 a 5,5 euro.

10:05 Crisi mercati, Medvedev incontra vertici economia

Incontra oggi i vertici dell'economia il presidente russo Dmitri Medvedev, a Gorki, alle porte di Mosca. Sull'onda del crollo della borsa. Presente alla riunione il primo vice premier Igor Shuvalov, il capo dell'amministrazione presidenziale Sergej Narishkin, il vicepremier e ministro delle finanze Aleksej Kudrin e il consigliere del presidente Arkadi Dvorkovich.

Oltre alla crisi dei mercati globale, sulla borsa russa sta influendo negativamente il ritardo nel sostegno dello stato alle banche e le promesse iniezioni di liquidità.

10:04 Piazza Affari, crollo iniziale poi recupero -2,89%

Dopo il crollo degli indici in apertura a Piazza Affari, che avevano visto il primo Mibtel perdere quasi 5 punti percentuali, in linea con le altre borse europee, in meno di un'ora di contrattazioni lentamente inizia il recupero. Il Mibtel risale di un paio di punti, contenendo la perdita a -2,89%. Lo stesso per l'AllStars che recupera fino a segnare -2,12% e l'S&P/Mib a -3,24%.

09:54 Bozza Ue, solidarietà e sostegno a Islanda

Il Consiglio europeo esprime "solidarietà agli sforzi compiuti dall'Islanda, un Paese che è fortemente integrato con il mercato unico europeo e che necessita del sostegno della comunità internazionale": è quanto si legge nell'ultima versione della bozza di conclusioni del vertice dei capi di stato e di governo dell'Ue in corso a Bruxelles.

09:45 Borsa, listini limitano perdite

A circa mezz'ora dall'avvio delle contrattazioni i listini europei limitano le perdite e ora si attestano su cali dell'ordine del 3%. A Milano il Mibtel segna -2,7% e l'S&P/Mib -2,94%. Riducono il rosso anche Francoforte -3%, Parigi -3,05% e Zurigo -1,33%. Londra segna un ribasso del 3,4%, Francoforte del 4,2%.

09:42 Mosca, indici in picchiata. Micex sospeso

Brusco scivolone per la borsa di Mosca all'avvio. L'indice di riferimento Rts perdeva nei primi scambi il 7,10% a 732,94 mentre il Micex (in rubli) dopo aver registrato una flessione superiore all'8% è stato sospeso per un'ora. Crollano le azioni di Gazprom che segnava un -11% in apertura.

09:39 Crisi mutui, la Ue rilancia vigilanza europea

La presidenza francese dell'Ue - di fronte all'acuirsi della crisi finanziaria - prova a rilanciare la proposta di un sistema di vigilanza a livello europeo per banche e assicurazioni. Nell'ultima versione delle conclusioni del vertice dei leader dell'Ue - in corso a Bruxelles - è stato infatti aggiunto un passaggio in cui si sottolinea la necessità di un rafforzamento della supervisione sui mercati "in vista dello sviluppo di un sistema coordinato di vigilanza a livello europeo".

09:37 Giù le borse asiatiche

Nuova brusca frenata per le borse asiatiche sulla scia del crollo notturno di Wall Street. I timori di recessione hanno riportato il segno meno sui listini. Tokyo ha chiuso a picco (-11,41%), Seul ha perso il 9,44% registrando la maggior flessione in almeno 11 anni, e Taiwan il 3,25%. Shanghai e a Hong Kong, dove la seduta è ancora in corso, cedono rispettivamente il 4,25% e il 7,74%.

Gli investitori sperano in un'azione governativa a sostegno dei mercati.

09:30 Piazza Affari, perdono tutti i titoli. Mibtel a -5,43%

E' completamente in rosso il paniere di riferimento di Piazza Affari nella prima mezz'ora di contrattazioni. Con il Mibtel in calo del 5,43% a 15.925 punti e lo S&P/Mib del 6,07% a 20.873 punti.

09:27 Giappone pronto a convocare vertice G8

Il Giappone è pronto a convocare un vertice straordinario dei leader del G8 di fronte a un peggioramento della crisi finanziaria.

Il primo ministro nipponico, Taro Aso, ha detto in parlamento che i leader mondiali stanno valutando una riunione per far fronte alle gravi turbolenze finanziarie e che il Giappone è impegnato a impedire che l'economia mondiale possa deteriorarsi al punto tale da giustificare un incontro tra i capi di Stato e di governo del club degli Otto Grandi, di cui fanno parte oltre al Sol Levante (che quest'anno regge la presidenza), Usa, Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Canada e Russia.

09:22 Londra in picchiata, -5,86%

In picchiata la Borsa di Londra, che dopo un'apertura in flessione moderata (-1,86%), perde ora il 5,86%.

09:21 Petrolio, quotazioni ancora in calo, a Londra sotto i 69 dollari

Petrolio ancora in flessione sui timori crescenti di una profonda recessione globale. Sul circuito elettronico a New York il future sul greggio per consegna novembre accusa un calo di oltre 2 dollari scivolando a 72,15 dollari al barile mentre a Londra il brent per consegna novembre cede 2,17 dollari a 68,63 dollari al barile dopo il brusco calo di ieri di quasi 4 dollari.

09:20 Intesa Sanpaolo, Seat e L'Espresso perdono il 9%

Pioggia di vendite a Piazza Affari. Tra i 40 titoli principali solo buzzi evidenzia un frazionale rialzo. Sul resto del paniere profondo rosso. Intesa Sanpaolo, Seat e L'Espresso lasciano sul terreno oltre il 9%, Unicredit perde l'8,45% e Fastweb l'8,75%.

09:06 Borse, giù le europee. Milano -4,4%

Partenza pesante per le borse europee sulla scia del crollo di Wall Street e Tokyo. A Madrid indice subito in picchiata del 4,27%, peggio ancora Francoforte e Parigi che lasciano sul terreno il 5%. Zurigo cede il 4,15%. A Milano il Mibtel perde il 4,44%, a 16.093 punti. L'indice S&P/Mib cede il 4,88%, l'All Stars segna -2,69%. A Piazza Affari Unicredit -9,5%, Fiat -6,8%. Difficoltà anche per Intesa Sanpaolo, che cede il 7,26% a 3,03 euro.

08:55 Bce offre liquidità per 5 mld euro a Banca centrale ungherese

La Banca centrale europea ha reso noto di aver messo a disposizione della Banca centrale ungherese liquidità per 5 miliardi di euro. L'accordo permetterà alla Banca centrale ungherese di far fronte alle richieste di liquidità in euro riscontrate nel proprio Paese che nel corso delle ultime settimane sta risentendo in maniera sempre più marcata della crisi del credito.

08:47 Cambi, euro in deciso calo sul dollaro in avvio di scambi a 1,3366

La nuova ondata di ribassi che sta spazzando i mercati finanziari mondiali sta avendo forti ripercussioni anche sul valutario. In avvio di scambi, l'euro tratta infatti a 1,3366 dollari, in netto calo rispetto agli 1,3571 dollari di ieri. L'euro scambia inoltre a 0,7763 sterline (da 0,780) e 133,56 yen (da 137,53). Il dollaro per contro scambia a 1,7234 sterline, in deciso recupero da 1,7441 mentre perde rispetto allo yen a 99,84 yen (da 101,31).

08:44 Svizzera, aumento di capitale per Ubs e Credit Suisse

Aumento di capitale per le prime due banche svizzere, Ubs e Credit Suisse. In particolare, spiega un comunicato, Ubs otterrà l'aiuto del governo e aumenterà il capitale di 6 miliardi di franchi svizzeri. Per quanto riguarda Credit Suisse, l'aumento di capitale avverrà attraverso l'emissione di azioni e obbligazioni fino a un massimo di 10 miliardi di franchi, per portare l'indice di patrimonializzazione Tier1 al 13,7%.

08:30 Petrolio in calo nell'after hours di NY, 72,96 dollari al barile (-2,1%)

Petrolio in calo sul mercato elettronico after hours di New York. Il greggio con consegna a novembre è scambiato a 72,96 dollari al barile (-2,1%). Dai record fatti segnare a luglio, e in scia all'allarme recessione, il petrolio ha ormai perso oltre il 50% del valore.

08:10 Cambi, avvio in ribasso per l'euro a quota 1,3381 sul dollaro

Avvio in ribasso per l'euro sui mercati valutari del vecchio continente. Alle 8 la moneta unica viene scambiata a 1,3381, in flessione rispetto alla rilevazione ufficiale della Bce fissata ieri a 1,3625.

08:05 Borse, Tokyo chiude con un nuovo crollo: Nikkei -11,41%

La borsa di Tokyo ha chiuso le contrattazioni con un nuovo crollo: Nikkei -11,41%. La piazza nipponica precipita a quota 8.458,45 punti, 1089,02 in meno della chiusura di ieri, pressoché annullando i guadagni delle ultime due sedute.

08:04 Giappone, Taro Aso: "Salvataggio Usa insufficiente"

Il primo ministro giapponese ha dichiarato che il salvataggio delle banche statunitensi è "insufficiente" e ha contribuito a rinnovare il precipitare delle borse in tutto il mondo. Il premier è intervenuto in Parlamento oggi sostenendo che "poiché è insufficiente, il mercato sta di nuovo crollando".

 

 

2008-10-15

Al dato inaspettatamente negativo sulle vendite in Usa si sono aggiunte le brutte previsioni del Bollettino Bankitalia e il nuovo calo del mercato auto in Europa

Borse di nuovo a precipizio

Wall Street chiude a -8%

Ribassi del 6-7% nel Vecchio continente, il Mibtel -4,95. Il petrolio sotto i 75 dollari al barile

di VITTORIA PULEDDA

Borse di nuovo a precipizio Wall Street chiude a -8%

 

MILANO - E' durata poco la boccata d'ossigeno sui mercati: la doccia fredda di ieri di Wall Street ha raffreddato il clima fin dalle prime battute in Europa e i timori di recessione hanno soffiato forte sui listini di mezzo mondo. Le Borse europee hanno aperto tutte in ribasso, fin dalla mattina. Ma il peggio doveva ancora venire: in Italia ci ha pensato il Bollettino mensile di Via Nazionale, a segnalare il calo dei consumi delle famiglie e l'aumento del costo del debito, nonché il probabile peggioramento del rapporto deficit/Pil nel 2009 e il deludente andamento della produttività.

 

Una manciata di ore dopo è arrivato il dato sulle vendite negli Usa, che ha segnato un inaspettato meno 1,2% in settembre (molto peggio delle stime): è stato il segnale per dare il via ai ribassi, su tutti i mercati europei e sul future sugli indici americani, ampliando così le preoccupazioni per le voci di difficoltà di alcuni hedge fund.

 

Le Borse hanno via via aumentato le perdite fino alla chiusura avvenuta con cali nell'ordine del 6-7% e altri 350 miliardi di capitalizzazione bruciati. Tutto sommato è andata meglio Piazza Affari, che ha lasciato sul terreno "solo" il 4,95% dell'indice Mibtel, mentre Londra ha ceduto il 7,16%, Parigi il 6,8 e Francoforte il 6,5. Disastroso a fine giornata il dato di Wall Street: meno 7,97%, con il Nasdaq addirittura a meno 8,4.

 

E mentre a Bruxelles confluivano i capi di Stato e di governo per il Consiglio europeo sulla crisi finanziaria e sul pacchetto di misure per il clima (la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sottolineato che la crisi non è ancora superata e il premier Silvio Berlusconi ha parlato di rischio-scalate ostili per le società quotate da parte dei Fondi sovrani), le vendite bersagliavano i titoli del settore auto dopo i dati negativi sulle immatricolazioni nel Vecchio continente a settembre (meno 8,2%, mentre il calo relativo alla Fiat è molto più contenuto) con il conseguente scivolone dei titoli automobilistici: meno 12% Renault, meno 9% Bmw e meno 10% Daimler, mentre la Fiat si è fermata ad un passo dal meno 5% e, unica in controtedenza, la Volkswagen è salita dell'8%.

 

Negli Usa invece i risultati relativi al terzo trimestre di Jp Morgan, con il suo meno 84% degli utili, hanno segnato comunque un valore migliore delle stime e infatti il titolo ha retto a Wall Street, con un calo a metà giornata nell'ordine dell'1%. Non altrettanto bene è andata alle banche italiane (meno 8% Unicredit, meno 7,8% Banco Popolare e meno 5,4% Intesa, tanto per fare qualche esempio). Ma tra i titoli a maggior capitalizzazione sono fioccate le vendite anche sulle società industriali e legate all'energia: dal meno 11,4% di Tenaris e Buzzi, al meno 9,5% di Stm, al meno 9 dell'Enel, colpite dallo spettro recessione e dal calo del petrolio, sotto i 75 dollari al barile.

( 15 ottobre 2008)

 

Borse in calo dopo l'euforiaBankitalia, allarme economiaBerlusconi: "Rischio opa ostili"

Dopo i forti rialzi seguiti al varo dei piani anticrisi da parte di numerosi governi, oggi la maggior parte delle Borse tornano decisamente in rosso e anche New York apre con il segno meno. In Asia fa eccezione il Nikkei, che chiude a +1,06%. Nel Bollettino di ottobre, la Banca d'Italia traccia un quadro preoccupante: meno consumi, più debiti. Oggi a Bruxelles Consiglio europeo sulla crisi finanziaria

17:37 Milano chiude a -4,95%

Chiusura in forte ribasso per Milano a -4,95%.

17:29 Berlusconi: "Borse in calo per speculazioni"

"Credo che la Borsa sia anche il teatro della speculazione. Voi sapete che si possono realizzare utili sia quando le Borse sono al massimo livello sia quando sono al minimo livello. Io credo che ci sia in atto un'attività di questo tipo": lo ha detto Silvio Berlusconi a Bruxelles commentando l'andamento dei mercati azionari.

17:14 Borse europee a picco

Borse europee a picco in scia alla pessima seduta di Wall Street. A meno di mezz'ora dalla fine delle contrattazioni il DJ Stoxx 600, indice che sintetizza l'andamento dei listini europei, cede il 6,1%. Male Londra (-7,3%), Parigi (-7,2%) e Francoforte (-7,0%). Il Mibtel a Milano è a -5,16%.

17:10 Berlusconi: "Recessione? Mi auguro di no, ma ci saranno riflessi"

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha auspicato che la crisi finanziaria internazionale non si traduca in una fase di recessione. "Io mi auguro che questo non ci sia - ha affermato il premier rispondendo a una domanda dei giornalisti a Bruxelles -. Certo qualche riflesso negativo sull'economia reale ci sarà. Al momento opportuno - ha aggiunto - cercheremo di intervenire con le decisioni più adeguate".

17:07 Almunia: "Ora l'Ue si preoccupi anche dell'economia"

Dopo le decisioni adottate domenica dall'Eurogruppo, gli europei devono continuare i loro sforzi di coordinamento per affrontare meglio il rallentamento della crescita. E' quanto ha dichiarato il commissario europeo per gli affari economici, Joaquin Almunia, a margine del vertice Ue, nel corso del quale i leader europei dovranno confermare "gli accordi raggiunti a Parigi" all'Eurogruppo e "vedere come svilupparli, il che non è semplice".

16:54 Berlusconi: "Rischio opa ostili da fondi sovrani"

In questa fase di crisi dei mercati è possibile per chi dispone di grandi capitali avviare scalate ad aziende penalizzate dalle quotazioni di borsa. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. "Poiché molte validissime imprese italiane hanno oggi una quotazione che non corrisponde assolutamente al loro giusto valore", è possibile che ci sia un rischio di scalate, ha spiegato Berlusconi. "Ci sono delle ottime occasioni per chi disponendo di capitali, penso a certi fondi sovrani - continua Berlusconi - volesse proporre delle opa ostili. E' qualcosa che effettivamente può preoccupare e la Consob sta esaminando la vicenda con il suo presidente, che sta verificando anche con altri paesi se ci possono essere degli accorgimenti che possono fermare questa possibilità".

"Ho notizia che i paesi produttori di petrolio che hanno molti fondi stanno acquistando massicciamente sui nostri mercati". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, risponde così a chi gli chiede se le imprese italiane sono nel mirino, a causa della crisi finanziaria, di opa ostili. Secondo Berlusconi, "ora ci sono ottime occasioni per chi dispone di capitali, e penso a certi fondi sovrani, e che volesse proporre opa ostili".

16:52 Bersani: Domani Pd presenta pacchetto proposte economia

Il governo-ombra presenterà domani un pacchetto di proposte straordinarie per "correggere e migliorare le misure varate dal governo" per fronteggiare la crisi finanziaria. Lo ha annunciato in un'intervista su Youdemtv il ministro ombra dell'Economia, Pierluigi Bersani.

16:45 Bruxelles, iniziato summit leader Ue

E' iniziato a Bruxelles il summit dei leader dell'Unione Europea che per due giorni discuteranno della crisi finanziaria globale e degli accordi sul clima. "Stiamo vivendo un momento senza precedenti e abbiamo bisogno di una coordinamento senza precedenti" per affrontare la crisi dei mercati, ha dichiarato il presidente della commissione Ue, José Manuel Barroso, ai giornalisti prima dell'apertura dei lavori dei ventisette.

16:34 Rasmussen: "Un nuovo referendum per entrare nell'euro"

Il premier danese Anders Fogh Rasmussen ha confermato l'intenzione di tenere un nuovo referendum, entro la fine della legislatura prevista nel 2011, per chiedere ai danesi se vogliono entrare nella moneta unica. Lo ha detto a Bruxelles, prima dell'avvio dei lavori del vertice Ue, sottolineando che la Danimarca sta pagando in questa fase prezzi più alti degli altri partner europei per essere fuori dal club della moneta unica.

16:33 Borse ancora più giù, Londra -6 per cento

Ancora più giù le borse europee: -6% Londra, -5,6% Francoforte, -4% Milano.

16:17 Merkel: "Sì al G8 allargato ai paesi emergenti"

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha dato il suo sostegno alla convocazione di un vertice dei leader del G8 e dei mercati emergenti per affrontare il tema della riforma dei mercati finanziari mondiali: lo ha affermato la stessa Merkel, al suo arrivo al summit Ue, in gran parte dedicato proprio a questo argomento.

16:10 Tronchetti: "Contro crisi importante coordinamento governi"

"I governi europei si sono mossi nella direzione giusta. Il coordinamento è stato importante. C'è volontà di creare un organismo per affrontare le emergenze con una linea comune": lo ha detto Marco Tronchetti Provera, presidente del gruppo Pirelli, a margine del direttivo di Confindustria, in corso a Milano, sul piano adottato dai 15 governi dell'Eurogruppo per affrontare la crisi finanziaria.

16:02 Mibtel a -3,06 per cento

Perde ancora terreno la Borsa valori dopo l'avvio negativo di Wall Street: l'indice Mibtel ha toccato un nuovo minimo di giornata a 17.175 punti, per un -3,06%, mentre l'S&P/Mib cede il 3,12%.

15:53 Borse europee in deciso calo

Le borse europee restano in deciso calo dopo l'apertura negativa di Wall Street: dopo due sedute in rally, i listini cambiamo rotta, appesantiti dai timori di recessione dell'economia mondiale. Sui ribassi incidono anche i dati Usa sui prezzi alla produzione e le vendite al dettaglio a settembre, inferiori alle stime. A Parigi, l'indice Cac40 cede il 3,99%, a Francoforte il Dax perde il 3,8% e a Londra il Ftse100 cede il 4,15%.

15:51 Crisi contagia l'economia, ripresa rinviata al 2010

La crisi finanziaria internazionale si è aggravata rapidamente e contagia l'economia reale: la ripresa è rinviata al 2010 e il Pil italiano si stima chiuderà a -0,2% nel 2008 e a -0,5% nel 2009. A ribadire l'allarme sullo stato dell'economia italiana è il bollettino Congiuntura Flash del Centro studi di Confindustria.

15:49 Gordon Brown presenta ai colleghi Ue la sua "Bretton Woods 2"

Il primo ministro britannico Gordon Brown presenterà al Consiglio Europeo di oggi un documento scritto per illustrare la sua idea di una 'Bretton Woods 2', ovvero la riforma del sistema finanziario mondiale. Brown ha parlato in particolare della necessità di "organizzare collegi di supervisori transfrontalieri in modo che un'azienda che opera in una serie di paesi diversi non venga regolata da una serie di supervisori diversi, ma da un collegio che li riunisca insieme a beneficio delle aziende e del sistema finanziario".

15:45 Milano accentua le perdite dopo Wall Street

Piazza Affari accelera al ribasso a metà pomeriggio dopo l'apertura negativa di Wall Street. A pesare sui listini americani sono i nuovi dati macroeconomici Usa divulgati oggi che indicano un peggioramento dei prezzi alla produzione delle vendite al dettaglio a settembre, un nuovo segnale di conferma della recessione in atto. Il Mibtel perde il 2,1% e l'S&P Mib il 2,3%.

15:43 Bonanni: "Uniti contro il tifone economico"

"Circondati da cattive notizie" e di fronte a "situazioni grandi e difficili che possono essere risolte solo collettivamente". Così Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, descrive la situazione attuale, intervenendo al convegno sulla riforma della contrattazione, indetto dal sindacato e che si è svolto oggi a Napoli. "La Cisl - ha affermato - deve riuscire a darsi una motivazione unitaria di fronte al tifone economico che stiamo vivendo e serve essere uniti per poter fronteggiare questa situazione che potrebbe abbattersi sulle aziende e di conseguenza sui lavoratori e chiedere di dialogare con il governo".

15:37 New York rischia 165mila posti di lavoro

La città di New York rischia di perdere nei prossimi due anni 165 mila posti di lavoro per la crisi nel settore finanziario, secondo un rapporto del Comptroller, il responsabile economico del Comune, William Thompson. Thompson ha stimato in 35 mila il saldo negativo dell'occupazione soltanto a Wall Street.

15:35 New York apre in negativo

Apre in calo la borsa di New York, con il Dow Jones che perde lo 0,87%, lo S&P 500 lo 0,95% ed il Nasdaq composite l' 1,37%.

15:13 Bush: "Nelle banche governo sarà solo investitore passivo"

Il governo federale Usa sarà un investitore passivo nelle banche: lo ha detto il presidente americano George W. Bush, che oggi ha illustrato il piano da 250 miliardi di dollari ai membri del Cabinet.

"Il governo non siederà al tavolo del board", ha detto Bush.

15:12 Piazza Affari sempre in calo, male i bancari

Peggiora anche Piazza Affari insieme alle principali Borse europee, ma il listino milanese contiene le perdite rispetto agli altri indici del Vecchio Continente. Il Mibtel cede il 2,44% e lo S&P/Mib scende del 2,65%. A spingere verso il basso Piazza Affari sono soprattutto i bancari, come Intesa Sanpaolo (-5,77%), Banco Popolare (-4,44%) e Unicredit (-4,09%),

15:09 Bankitalia, proseguirà frenata dell'inflazione

Il rallentamento della dinamica dei prezzi, iniziata a settembre, dovrebbe proseguire nei prossimi mesi per portarsi ad un livello poco sopra il 2% nella seconda metà del 2009. La previsione è contenuta nel Bollettino economico di Bankitalia.

15:05 Bankitalia: consumi famiglie calano, sale costo debiti

"La spesa delle famiglie italiane si è contratta dello 0,3% nel primo semestre rispetto a un anno prima" e per quanto le stesse famiglie restino "fra le meno indebitate del mondo avanzato, si è appesantito l'onere per il servizio del debito, dato l'aumento dell'esposizione degli anni passati e i rialzi dei tassi di interesse". Lo afferma Bankitalia nel Bollettino Economico aggiungendo che il reddito disponibile è cresciuto di un "modesto 0,5%, metà che nel 2007" a causa dell'aumento dei prezzi al consumo. Con il peggioramento del ciclo, inoltre, le famiglie hanno aumentato il proprio tasso di risparmio.

15:05 Bankitalia: "Segnali di ristagno"

Ancora segnali di ristagno per l'economia italiana. "Dopo il rimbalzo dell'attività produttiva nel primo trimestre, si sono susseguiti segnali di debolezza. Nel secondo trimestre il prodotto si è contratto rispetto al primo. Il quadro congiunturale dà segnali di un ristagno per il resto dell'anno", recita il bollettino economico trimestrale della Banca d'Italia.

15:04 Bankitalia: "A rischio obiettivo deficit/pil a 2,1%

Il rapporto deficit/pil al 2,1% nel 2009 è un obiettivo da raggiungere che "potrà essere ostacolato dal deterioramento del quadro macroeconomico". Lo rileva Bankitalia nel Bollettino economico. Quanto agli obiettivi di pareggio di bilancio, e di riduzione del rapporto debito/pil sotto al 100% nel 2011, Palazzo Koch sostiene che il conseguimento di tali obiettivi "è in larga misura affidato al contenimento della spesa". Saranno quindi "cruciali" le modalità di attuazione degli interventi disposti dal governo negli scorsi mesi.

15:03 Bankitalia: si irrigidisce il credito bancario

Le condizioni d'offerta del credito bancario si irrigidiscono e sono previste ulteriori restrizioni per la seconda metà dell'anno. Lo rileva Bankitalia nel Bollettino Economico. "Le banche italiane - si legge - secondo l'indagine sul credito bancario relativa al secondo trimestre di quest'anno ed effettuata in luglio, hanno operato un ulteriore irrigidimento dei criteri adottati per l'erogazione dei prestiti alle imprese; nel comparto del credito alle famiglie, dopo quasi un biennio di allentamento, la restrizione già emersa sui mutui si è estesa al credito al consumo. Ulteriori restrizioni sono attese per la seconda metà dell'anno".

15:02 Bankitalia: "Misure anticrisi non è detto aumentino spesa"

Le misure anti-crisi decise dal governo a sostegno del sistema finanziario "hanno carattere cautelativo e non determineranno necessariamente un aggravio della spesa pubblica". Lo sostiene la Banca d'Italia nel bollettino economico di ottobre, spiegando che "la garanzia statale sulle passività delle banche accrescerebbe la spesa solo nella misura in cui fosse effettivamente utilizzata".

14:59 L'Europa cala ancora

Si ampliano le flessioni a metà seduta per i principali mercati azionari europei. Al momento Amsterdam perde il 5,08%, Bruxelles il 3,89%, Parigi il 3,43%, Francoforte il 3,59%, Madrid il 2,34% e Zurigo il 2,59%.

14:41 Consob aumenta vigilanza, nuove linee guida

La Consob sta potenziando la propria attività di vigilanza, anche con l'ausilio della Guardia di Finanza, per verificare la corretta applicazione delle recenti disposizioni introdotte per evitare comportamenti speculativi, collegati alla crisi dei mercati finanziari. L'authority di Borsa sta anche predisponendo nuove linee-guida di comportamento per gli intermediari. Ad annunciarlo è il ministero dell'Economia rispondendo ad un question time in commissione Finanze.

14:35 Mibtel a -2,22%

Peggiorano decisamente gli indici di piazza Affari. Mibtel -2,22%, SPMib -2,56%, Midex -0,74%, All Stars -1,53%.

14:24 Dalle banche depositi record alla Bce

Gli istituti di credito continuano a depositare cifre record presso la Banca centrale europea, dimostrando di essere ancora molto cauti nel prestarsi soldi fra loro nonostante le misure straordinarie varate dalla Bce di Francoforte per sbloccare il mercato interbancario. Ieri gli istituti di credito hanno depositato 196,1 miliardi di euro presso la "overnight deposit facility" della Bce, che dà la possibilità di depositare la liquidità in eccedenza a un giorno.

14:03 Merkel: "La crisi non è ancora superata"

La crisi finanziaria "non è ancora superata". La cancelliera tedesca Angela Merkel è tornata ad avvertirlo, mentre a Bruxelles sta per aprirsi il vertice dei capi di Stato e di governo dei 27 che dovrebbe recepire il piano di salvataggio bancario deciso dall'Eurogruppo sabato scorso. In un discorso dinanzia al Parlamento, il capo del governo di Berlino ha sottolineato come "l'unico modo per riattivare un sistema finanziario che è praticamente paralizzato è quello di recuperare la fiducia".

13:58 Juncker: "Ora ci vuole anche piano a medio termine"

"Abbiamo agito bene nella riunione dell'eurogruppo di Parigi come dimostrano le borse in rialzo, ma abbiamo bisogno di un piano a medio termine e non di uno a breve periodo". Lo ha detto il premier lussemburghese e presidente dell'eurogruppo, Jean Claude Juncker, entrando al summit del Ppe.

13:40 Veltroni a Berlusconi: "Italia non è quella del Bagaglino"

''Esiste un problema che riguarda ora anche le classi medie, c'è una fascia di popolazione che sta precipitando verso la poverta': la Caritas ci dice che sono 7,5 milioni le persone che sono sotto la soglia di povertà e altri 7,5 milioni che sono appena un gradino sopra. Questa e' l'Italia reale, non quella del Bagaglino: lo ha detto Walter Veltroni.

12:45 A metà giornata Mibtel -1,26%

Borsa milanese in ribasso alle 12.30 con il Mibtel che cala dell'1,26% mentre l'SP MIB cede l'1,22%. Il Midex perde lo 0,36% e l'All Stars scende dell'1,33%.

12:34 Futures su Wall Street negativi, pesa timore recessione

Non aiutano i listini europei, in deciso calo a metà giornata, le previsioni su Wall Street, con i futures che indicano una partenza col segno meno. Ad alimentare i timori di un'imminente frenata dell'economia a stelle e strisce è stata la presidente della Federal Bank di San Francisco, Janet Yellen, che riferendo ad un convegno a Palo Alto (California) ha indicato gli Stati Uniti essere già in recessione. "La crescita per il quarto trimestre sembra essere ancora più debole - ha spiegato -, con una contrazione molto probabile. L'economia americana sembra essere in recessione".

12:25 Proposta Ue: rimborso in caso di fallimento a tre giorni

La proposta dell'esecutivo europeo prevede anche che il periodo massimo entro il quale un risparmiatore deve essere rimborsato in caso di fallimento della propria banca sia ridotto dagli attuali tre mesi a tre giorni. La proposta passa ora all'esame del parlamento europeo e del consiglio Ecofin.

12:18 Commissione Ue propone garanzia depositi fino a 100.000 euro

La Commissione Europea ha proposto di aumentare la soglia minima di garanzia dei depositi bancari dagli attuali 20 mila euro ad almeno 50 mila euro subito e, dopo un anno, a 100 mila euro. La proposta dell'esecutivo europeo recepisce così l'indicazione di aumentare la garanzia sui depositi bancari data la settimana scorsa dall'Econfin.

 

12:17 Barroso: "Usa e Ue agiscano insieme"

E' fondamentale che gli Usa e l'Unione Europea agiscano di concerto per affrontare la crisi finanziaria internazionale e portino proposte concrete per la regolamentazione globale. Lo ha dichiarato il presidente della Commissione Europea Jose Manuel Barroso, prima dell'apertura del vertice Ue.

12:02 La Banca centrale d'Islanda taglia i tassi di 3,5 punti

La Banca centrale d'Islanda ha tagliato i tassi di 3,5 punti portandoli al 12%.

11:43 Russia, banca Globex sospende chiusura anticipata depositi

Investita dalla crisi finanziaria internazionale, la banca russa Globex, la 31/ma nel Paese per volume di capitali, ha sospeso la chiusura anticipata dei depositi dei suoi clienti, molti dei quali si erano affrettati a trasferire i loro risparmi nelle più sicure banche statali. Lo ha reso noto il quotidiano Kommersant, le cui notizie sono state confermate dalle agenzie.

11:20 L'Euribor scende ancora

Continua a scendere l'Euribor, tasso di riferimento interbancario su cui si calcola la rata dei mutui a tasso variabile. L'Euribor a tre mesi passa dal 5,235% al 5,168%. Il tasso a una settimana scende dal 4,201% al 4,100% infine l'Euribor a sei mesi opassa dal 5,298% al 5,235%.

11:19 La Bce ha assegnato all'asta 170,9 miliardi di dollari

La Bce ha assegnato 170,9 miliardi di dollari nella prima asta condotta per un ammontare illimitato in dollari. All'operazione, a sette giorni e al tasso fisso del 2,277%, hanno partecipato 86 banche. La Banca Centrale Europea ha modificato il programma delle operazioni di rifinanziamento in dollari per rispondere alle elevate pressioni sulla liquidità a breve in valuta americana e, a partire da oggi, condurrà ogni mercoledì, un'asta in dollari a sette giorni.

11:07 Piazza Affari in calo, male i bancari

Piazza Affari negativa con l'indice S&p/Mib in calo dell'1,71% appoggiato a ridosso della soglia psicologica dei 23 mila punti. Male le banche: Intesa Sanpaolo (-3,6%), Banco Popolare (-4,23%), Unicredit (-3,7%), Ubi (-1,79%), Bmps (-1,19%). Storni anche per le large cap dell'energia, Eni (-1,72%) ed Enel (-1,99%). In spolvero Seat (+11,92%) il mercato continua a scommettere su un riassetto azionario.

Mondadori (+11,51%) dopo la vendita del printing.

11:05 Londra a metà mattinata -3,39%

Borse europee in ribasso a metà mattina con Londra che cede il 3,39% seguita da Amsterdam (-3,35%) e Francoforte (-2,56%). In discesa anche Zurigo (-2,54%), Parigi (-2,10%) e Madrid (-1,61%).

10:54 Brown: "Per i mercati serve un supervisore unico"

"Dobbiamo riscrivere le regole dei mercati, serve subito un supervisore unico che controlli la situazione globale per evitare altre crisi. Lo ha detto il premier britannico Gordon Brown, dopo aver incontrato il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. Per Brown è necessario "un unico collegio di supervisori per tutti, ora ne abbiamo troppi".

10:27 Merkel: "Entro 2008 G8 con principali Paesi emergenti"

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha annunciato che entro la fine dell'anno si terrà un vertice del G8 al quale parteciperanno anche le principali economie emergenti.

10:26 Le Borse europee accelerano i ribassi

Le Borse europee accelerano al ribasso a circa un'ora dall'avvio delle contrattazioni in scia alla chiusura in rosso nella notte dei mercati a Wall Street e in Asia. L'indice che sintetizza l'andamento dei mercati del Vecchio Continente, Dj Stoxx 600, arretra ora dell'1,6% risentendo delle vendite scattate sui titoli che hanno maggiormente recuperato terreno nel corso delle ultime sedute. Tra questi gli automobilistici, le materie prime ed i petroliferi. La peggiore piazza finanziaria è quella londinese (-2,12%) che sta registrando perdite oltre i due punti percentuali insieme a Francoforte (-2,01%). Contengono i ribassi invece Milano (-0,76%) e Madrid (-0,86%), mentre le previsioni sull'avvio di Wall Street indicano nuovamente un'altra seduta col segno meno.

10:24 Hong Kong chiude a -5%

La Borsa di Hong Kong chiude in calo del 5%. A pesare sui listini è il timore di un rallentamento dell'economia globale.

10:04 Seat sospesa al riazlo

Sospensione al rialzo anche per i titoli di Seat Pg che segnano un rialzo teorico del 14%.

09:37 Asta Bce, offerto quantitativo illimitato in dollari

La Bce offre in un'asta a sette giorni un quantitativo illimitato in dollari al tasso fisso del 2,277%, annunciando che soddisferà tutte le richieste. L'operazione, la prima di questo tipo, era stata annunciata due giorni fa. I risultati verranno diffusi alle ore 11.

09:18 Mondadori sospesa al rialzo

Mondadori strappa al rialzo in Piazza Affari e viene sospesa dalle contrattazioni con il titolo che segna un balzo teorico del 35 per cento a 3 euro. Il gruppo editoriale aveva comunicato ieri sera di aver venduto le proprie tipografie al gruppo Pozzoni, a fronte di una valorizzazione degli asset in 145 milioni di euro

09:15 Fiat sotto la soglia psicologica degli 8 euro

Fiat scivola sotto la soglia psicologica degli 8 euro in Piazza Affari in scia alla frenata delle immatricolazioni a livello europeo. Il titolo del Lingotto segna ora una flessione dell'1,8% a 7,95 euro.

09:13 Un piano di ricapitalizzazione per il Sud-Est asiatico

I dieci paesi membri dell'Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico (ASEAN) - insieme a Cina, Giappone e Corea del Sud - hanno deciso di creare un fondo per ricapitalizzare gli istituti di credito in difficoltà e acquistare 'titoli tossici' dalle banche, sulla scia del 'piano Paulson' varato dagli Usa. A dare la notizia è stato il presidente filippino, Gloria Macapal Arroyo. La Banca Mondiale, ha riferito Arroyo, si è impegnata a contribuire al fondo con 10 miliardi di dollari. Al fondo potrebbero poi contribuire, ha aggiunto il presidente filippino, i paesi dell'Asean, Cina, Giappone, Corea del Sud, il Fondo Monetario Internazionale e l'Asian Development Bank.

09:11 Avvio brillante per Seat e Mondadori

Avvio brillante a Piazza Affari per Seat e Mondadori, che registrano le migliori performance tra i titoli principali. Mondadori mette a segno un balzo che sfiora il 9% mentre le Seat guadagnano il 6,50%.

09:08 Avvio debole anche per Piazza Affari, Mibtel -0,87%

Avvio debole per Piazza Affari con il Mibtel che segna un -0,87% a 17.562 punti e lo S&P/Mib un -1,11% a 23.210 punti. Poco mossi anche l'All Stars (-0,48% a 9.657 punti) e il Midex (-0,40% a 20.067 punti).

09:07 Apertura in ribasso per le Borse europee

Avvio negativo sulle Borse europee, sulla scia di Wall Street. Parigi cede lo 0,55% e Francoforte sulla stessa scia. Peggio Bruxelles che arretra dell'1,09% e Madrid con una flessione dell'1,02%. Lieve calo a Zurigo con l'indice Smi che arretra dello 0,32%.

08:47 Apre in calo la Borsa di Mosca

Apre in calo la Borsa di Mosca: -1,81% il principale indice Rts (denominato in dollari) e -1,92% il Micex (in rubli). Ieri entrambi gli indici avevano chiuso con guadagni intorno al 10%.

08:39 In ribasso le Borse asiatiche

A differenza di Tokyo, dove ha regnato la volatilità con gli indici che alla fine hanno chiuso in rialzo, i principali indici dei mercati del "Far East" hanno chiuso tutti con il segno meno (indice Msci Asia Pacifico -1%), lasciando così intravedere un avvio di seduta debole anche per i mercati europei.

08:21 Futures in calo sulle Borse europee

In calo i futures sulle Borse europee, a meno di un'ora dall'apertura.

08:11 Auto, a settembre in Europa nuove immatricolazioni -8,2%

A settembre le immatricolazioni di nuove auto in Europa (Ue27+Efta) sono scese dell'8,2% annuo a 1.304.583 unità dopo il -15,6% di agosto. Lo comunica Acea. Nei primi otto mesi il calo è del 4,4% a 11.710.521. In Italia, a settembre, la flessione è del 5,5% a 176.112 unità (-26,4% ad agosto) e nei 9 mesi si arriva a -11,3% a 1.709.377. Il Gruppo Fiat ha venduto a settembre 93.128 auto (-1,1%) con una quota di mercato al 7,7% (7,1% un anno prima).

08:07 Nikkei chiude a +1,06%

La Borsa di Tokyo ha chiuso con un rialzo la sessione odierna, caratterizzata per tre quarti della giornata da un segno negativo. L'indice Nikkei dei 225 titoli guida alla chiusura ha registrato un guadagno di 99,90 punti, pari all'1,06 per cento, salendo a 9.547,47 punti.

07:25 Hong Kong apre in ribasso dell'1,33%

La Borsa di Hong Kong ha aperto oggi in ribasso dell'1,33 per cento, confermando la tendenza al ribasso manifestata dalle altre Borse asiatiche.

07:20 Tokyo in ribasso a metà giornata

La borsa di Tokyo in netto ribasso a metà giornata. L'indice Nikkei dei 225 titoli guida alle 11 locali (le 4 in Italia) ha perso 136,35 punti, pari all'1,44 per cento, posizionandosi a quota 9.311,22 punti.

07:19 Wall Street chiude in negativo

Chiusura negativa ieri sera per la Borsa di New York dopo il recupero di lunedì. L'Indice Dow Jones è sceso a 9.310,99 punti (pari a -0,82%). Il Nasdaq si è fermato a 1.779,01 punti (pari a -3,54%).

 

 

 

2008-10-14

 

 

 

 

2008-10-13

Grande critico del presidente Bush, l'economista viene definito un neo-keynesiano

Professore a Princeton, in passato al Mit, è anche editorialista del New York Times

Il Nobel per l'economia a Krugman

per gli studi sulla globalizzazione

Ha rivoluzionato le teorie classiche sugli scambi commerciali

Il commento: "Credo nel mio lavoro, spero che il premio non cambi troppo le cose"

di ROSARIA AMATO

Il Nobel per l'economia a Krugman per gli studi sulla globalizzazione

Paul Krugman

STOCCOLMA - Il premio Nobel per l'Economia è stato assegnato quest'anno allo statunitense Paul Krugman, storico oppositore della politica economica ed estera di Bush e noto come economista neo-keynesiano, teorico cioè dell'intervento dello Stato per regolare il mercato. Il riconoscimento, ha reso noto l'Accademia Reale Svedese delle scienze, è stato attribuito all'economista per i suoi lavori sugli scambi commerciali internazionali. ''Credo molto nel proseguimento del mio lavoro. Spero che questo non cambi troppo le cose'', è stato il commento a caldo di Krugman all'assegnazione del prestigioso premio, istituito nel 1969.

Nato nel 1953 a Long Island, Krugman è professore all'università di Princeton (ma per molti anni ha insegnato al Mit) ed editorialista del New York Times. Krugman è anche uno dei pochi studiosi che aveva osservato con largo anticipo i rischi che hanno poi generato la crisi finanziaria. Profetico il suo libro scritto nel 2001 "Il ritorno dell'economia della depressione. Stiamo andando verso un nuovo '29?'. Nel 1991 ha ottenuto il prestigioso riconoscimento John Bates Clark Medal dall'Associazione americana per l'economia. E' diventato molto popolare, molto conosciuto al grande pubblico, soprattutto per i suoi attacchi a Bush, in particolare in occasione del taglio delle tasse (inutilmente gravoso per il bilancio pubblico, a detta di Krugman) e della guerra in Iraq.

Ma non bisogna confondere l'assegnazione del Nobel con una 'discesa in campo' contro il presidente americano e a favore di un intervento statale nell'economia da parte dell'Accademia delle scienze svedese, afferma Francesco Daveri, professore ordinario di Politica Economica presso la Facoltà di Economia dell'Università di Parma e redattore del sito economico Lavoce.info.

"Non credo che l'Accademia delle Scienze faccia scelte di campo, - osserva Daveri - semplicemente ha dato il premio Nobel a chi ha cambiato il modo in cui gli economisti pensavano alla globalizzazione. Dopo le sue pubblicazioni, lo studio dell'economia internazionale non è stato più lo stesso. Nel momento in cui lui ha iniziato a studiarla, molti avevano sfiducia nella globalizzazione e nelle sue conseguenze. Lui non l'ha certo presa come oro colato, i suoi studi dimostrano anche che il mondo globale è molto più soggetto alle crisi. Ma è riuscito a valutarlo in tutta la sua complessità. Scoprendo, per esempio, che non valeva più la teoria dei rendimenti costanti di scala, in base alla quale che un'azienda fosse piccola o grande non faceva differenza ai fini della competizione. Invece quelle che riescono a esportare meglio delle altre, e quindi a competere, sono proprio le grandi aziende che diventano multinazionali. Una considerazione che sembra banale, però prima di lui per qualche strana ragione gli economisti non ci avevano pensato, e se ci avevano pensato non avevano superato le difficoltà di ordine tecnico che impedivano di sviluppare dei modelli".

Teorico della globalizzazione, e del commercio internazionale, ma non paladino delle barriere doganali, a differenza di quanto qualcuno per un certo tempo ha interpretato. "Le sue teorie economiche erano state interpretate erroneamente come un modo per fornire un supporto a politiche protezioniste, - ricorda Daveri - si diceva che se quello che conta è avere aziende grandi, allora occorre proteggerle finché non sono grandi, è la teoria dell'infant industry. Però lui ha anche spiegato che si trattava di una vecchia tesi degli anni '50, non più valida. Un'efficienza protetta produrrà Alitalia, non certo Wal-Mart o Nokia".

Altra scoperta fondamentale della teoria economica di Krugman è quella relativa alla concorrenza nei mercati globali: "Prima dei suoi studi - spiega Daveri - l'ipotesi era che tutti i mercati fossero in concorrenza perfetta. Krugman ha dimostrato che molto spesso sono invece oligopoli, ognuno vende un prodotto un po' differente dagli altri e questo lo rende oligopolista, anche perché i consumatori si affezionano ad alcuni beni, che comprano più volentieri. E allora come fanno le imprese a commerciare? Questa teoria dimostra che pertanto esistono buone ragioni per specializzarsi e per commerciare con molti Paesi, e per avere economie aperte, non difese dai dazi. I gusti delle persone sono variegati, ecco perché conviene il commercio internazionale".

Al di là del peso delle sue teorie economiche, Krugman è decisamente un economista 'alla moda', i suoi commenti sono molto letti. E tutto sommato, nonostante gli attacchi a Bush e la vicinanza al Partito democratico, può essere considerato in parte politicamente 'trasversale', essendo stato, anche se per un breve periodo, consigliere dell'allora presidente repubblicano Ronald Reagan. "La sua posizione di fustigatore dei tagli di tasse di Bush, le forti critiche verso l'atteggiamento repubblicano che nega anche l'esistenza di una spesa pubblica e il ruolo del governo dell'economia non c'entrano niente con la sua teoria sul commercio internazionale. - chiarisce Daveri - Però sicuramente c'è un collegamento tra le sue teorie e la crisi internazionale che in questo momento stanno attraversando i mercati. Krugman ha studiato come possano insorgere molto rapidamente e in modo improvviso crisi là dove per molto tempo non è emerso niente, come situazioni che sembravano tollerabili possano diventare drammatiche. In questi casi, le sue 'ricette' sono però molto ortodosse. In questi giorni ha mostrato di apprezzare gli interventi dei governi europei, meno quello di Paulson. In generale, Krugman ha una buona fiducia nell'intervento statale di carattere temporaneo".

( 13 ottobre 2008)

 

 

Ogni governo dell'Eurogruppo ha varato le misure decise domenica

Roma non indica la cifra. Tremonti: "Stanzieremo quanto necessario"

Crisi, il fronte comune dell'Europa

Un salvagente di mille miliardi

Esecutivo e Bankitalia copriranno le banche fino a fine 2009. Pronti a commissariare

Obiettivi: estendere la liquidità e allargare la garanzia pubblica dei prestiti bancari

Crisi, il fronte comune dell'Europa Un salvagente di mille miliardi

Da sinistra, Mario Draghi governatore della Banca d'Italia, il ministro Giulio Tremonti e il direttore generale Vittorio Grilli

ROMA - L'Europa mette sul tavolo mille miliardi di euro per provare a salvare la sua economia, il suo sistema finanziario, se stessa e un modello di vita, quello occidentale. E' questo il totale della cifra-salvagente stanziata oggi dai singoli paesi europei che hanno varato le misure decise domenica a Parigi. Somma alla quale va aggiunta quella dell'Italia, che per ora non ha indicato un ammontare. Ognuno per sé ma come tutti gli altri. Un fronte comune che si è tradotto in rialzi a due cifre in molte borse europee e nel buon andamento di Wall Street.

Il nostro Consiglio dei ministri, presieduto dal ministro economico Giulio Tremonti e alla presenza del governatore della banca d'Italia Mario Draghi, è l'unico a non aver stanziato una cifra precisa. Il governo coprirà le banche, la Banca d'Italia pure e interverrà quando necessario ma delle dimensioni del fondo non sappiamo nulla. "Oggi non è necessario predeterminare gli importi" dice Tremonti. La speranza è che non sia necessario utilizzare il fondo.

Quindi mille miliardi di euro per scongiurare il collasso del sistema finanziario e il propagarsi dell'infezione all'economia reale. Gli obiettivi decisi e condivisi domenica nel vertice Eurogruppo erano assicurare liquidità; estendere la garanzia pubblica ai prestiti bancari fino alla fine del 2009; mettere a disposizione fondi per eventuali operazioni di ricapitalizzazione di banche e creare una rete protettiva per gli istituti; introdurre regole contabili più flessibili e sospendere il mark to market.

Il fronte comune delle banche centrali. Prime a muoversi sono state le banche centrali. Bce, Bank of England e Banca centrale svizzera hanno annunciato che procederanno, ogni mercoledì, a un'operazione di rifinanziamento in dollari, della durata di una settimana. I finanziamenti saranno per un ammontare illimitato. I prestiti saranno a tasso fisso e avranno una durata di 7, 28 o 84 giorni. Aumenteranno quindi le operazioni di swap tra la Fed e le banche centrali europee per consentire gli scambi di liquidità in dollari necessaria ai finanziamenti.

ITALIA. In nome della tutela dei risparmiatori. Obiettivo del governo è ridare, oltre alla stabilità e alla

fiducia, anche la liquidità necessaria al sistema per sostenere l'economia reale. "Via Nazionale favorirà il rifinanziamento delle banche nella prospettiva di vedere il tasso Euribor (mercato interbancario, ndr) scendere sotto il 5%" ha detto il governatore di Banca d'Italia Mario Draghi.

Questo nuovo decreto "non modificherà il deficit" assicura il direttore generale del ministero dell'Economia Vittorio Grilli, anzi, ci potrebbe pure scappare un capital gain. Perché lo scopo di tutti gli interventi programmati, spiega Tremonti, "non è salvare le banche, ma tutelare i risparmiatori" in questo momento di difficoltà. Quindi puntiamo "a spendere poco denaro pubblico, guadagnandoci in uscita". Il piano del governo è in cinque punti.

Lo scambio dei titoli di stato. Il ministero dell'Economia è autorizzato ad "effettuare operazioni di scambio temporanee tra titoli di Stato e strumenti di debito delle banche italiane". Gli oneri a carico delle banche per tali operazioni sono stabiliti sulla base delle prevalenti condizioni di mercato. Il Tesoro può anche rilasciare, sempre a condizioni di mercato, la garanzia dello Stato su operazioni di prestito titoli stipulate da banche italiane con soggetti privati anche non bancari".

Garanzie fino a fine 2009. Per consentire il reperimento di fondi sul mercato viene prevista, fino al 31 dicembre 2009, garanzia statale sulle nuove passività delle banche italiane con durata fino a cinque anni emesse entro il 31 dicembre 2009. La garanzia è concessa a condizioni di mercato e richiede la valutazione della Banca d'Italia sulla base di criteri analoghi a quelli previsti in caso di aumento di capitale.

Interventi sulle banche fino a commissariamento. Sono stati adottati meccanismi che favoriscono comunque il mercato. E' stata ridotta la soglia minima e il pacchetto per il rifinanziamento interbancario passa da un milione a 500 mila euro.

Nuove operazioni di scambio. Giovedì saranno attivate nuove operazioni di scambio temporaneo di titoli di Stato detenuti dalla Banca d'Italia con attività detenute dalle banche italiane. Le operazioni sono rinnovabili e avranno durata di un mese e verranno remunerate da una commissione dell'1% su base annua. Le attività cedute dalle banche potranno essere strumenti di debito, in diverse valute, con rating anche inferiore a quello dei titoli stanziabili per le operazioni con la Bce. Verranno effettuate due volte a settimana per un importo che potrà raggiungere 40 miliardi di euro.

 

GERMANIA. Un piano da 500 miliardi. La Germania, come ha annunciato la cancelliera Angela Merkel in un messaggio tv, ha messo in campo un 'pacchetto' di misure urgenti da 500 miliardi. Del cosidetto Fondo di stabilizzazione del mercato finanziario potranno beneficiare, oltre alle banche, anche assicurazioni e fondi pensione. Quattrocento miliardi serviranno a garanzia dei crediti interbancari di breve termine, mentre 100 saranno usati per rafforzare il capitale delle banche (20 sotto forma di garanzie).

GRAN BRETAGNA. 50 miliardi di pounds e banche in parte nazionalizzate. A 50 miliardi di sterline (circa 64 miliardi di euro), ammontano invece i fondi che il governo britannico utilizzerà per la parziale nazionalizzazione di otto banche: Abbey, Barclays, Hbos, Hsbc, Lloyds TSB, Nationwide Building Society, Royal Bank of Scotland (Rbs) e Standard Chartered. Un piano già annunciato mercoledì scorso dal premier Gordon Brown, che oggi ha spiegato come 37 miliardi (46,6 miliardi di euro) serviranno per il finanziamento di Rbs per 20 miliardi di sterline e il passaggio della banca sotto il controllo pubblico, mentre Hbos e Lloyds si divideranno i restanti 17 miliardi (rispettivamente 11,5 e 5,5).

FRANCIA. Pronti 360 miliardi, 40 per ricapitalizzazioni. Trecentosessanta miliardi di euro complessivi perché "nulla deve essere risparmiato per evitare un aggravamento della crisi" e per evitare che il danaro "non circoli più": così il presidente francese Nicolas Sarkozy, ha annunciato il pieno anticrisi messo a punto da Parigi. In particolare - ha spiegato - 40 miliardi verranno messi esplicitamente a disposizione per garantire eventuali ricapitalizzazioni di istituti di credito.

SPAGNA. Prestiti interbancari garantiti fino a 100 mld. Madrid ha annunciato che garantirà i prestiti interbancari fino a un massimo di 100 miliardi per il 2008. Nessuna risorsa, al momento, viene invece stanziata per operazioni di ricapitalizzazione delle banche: "Non è necessario" ha detto il premier Zapatero. Per ora, almeno.

AUSTRIA. Piano da 100 miliardi. Anche il governo austriaco ha annunciato un piano anticrisi da 100 miliardi. Vienna ha previsto garanzie su prestiti interbancari fino a un massimo di 85 miliardi, cui si sommano altri 15 miliardi per ricapitalizzare le banche in difficoltà.

Tutto il mondo in trincea contro la crisi. Tutti i governi hanno deciso misure contro la crisi, dal Kazakistan agli Emirati arabi uniti. E presto potrebbe riunirsi l'Asean (l'associazione dei Paesi del sud est asiatico). Dalla Nuova Zelanda rimbalza la notizia che il governo seguirà l'esempio dell'Australia, assicurando garanzia a tutti i depositi bancari per due anni al posto dei 3 di Camberra. In ripresa le Borse di Dubai e Abu Dhabi, che hanno risposto così con fiducia al piano adottato dal Governo Federale degli Eau per garantire depositi, risparmi e prestiti interbancario. In Kazakistan infine il presidente Nursultan Nazarbaiev ha incaricato il suo Esecutivo di sbloccare dal fondo nazionale 10 miliardi di dollari per frenare le conseguenze del terremoto dei mercati.

(13 ottobre 2008)

Volano le Borse: Milano +10. Wall Street a +5

Governo e Bankitalia garantiscono le banche

LA DIRETTA. Salgono anche le piazze asiatiche. A Milano diversi titoli sospesi al rialzo. Parigi, Londra e Francoforte in crescita. Paulson: "Lo stato nelle banche". Il Cdm approva il piano: "Pronti anche a commissariare". Draghi: "Ci sarà più liquidità".

Gli interventi nazionali: Berlino mette sul tavolo 500 miliardi, 300 a testa per Londra e Parigi, 100 per Madrid.

Allarme della Ue sui conti pubblici. Nuovo allarme di Confindustria: "Le probabilità di ripresa sono nulle"

 

Il piano dell'Eurogruppo e le misure annunciate dai governi rassicurano i mercati

Recuperato in una sola seduta quasi la metà di quanto perso la settimana scorsa

Borse, lunedì d'entusiasmo

A Milano mai un rialzo così

Reord per il Mibtel (10,93%) e per l'S&P/Mib (11,49). Rimbalzi a due cifre per le blue chips

Borse, lunedì d'entusiasmo A Milano mai un rialzo così

MILANO - Dopo la settimana "nera", piena di record negativi, la Borsa si risolleva dai minimi con un nuovo record, questa volta positivo: in una sola seduta, recupera oltre la metà di quanto perso nelle drammatiche giornate della scorsa settimana, mettendo a segno il più clamoroso rialzo della sua storia, l'11,49% per l'S&P/Mib e il 10,93% per il Mibtel.

I recuperi sono stati generalizzati e il rialzo a due cifre ha interessato la maggior parte del listino: i principali bancari e gli energetici, industriali e telefonici, assicurativi ed editoriali. A una giornata record non sono corrisposti adeguati volumi di attività, visto che il controvalore complessivo ha di poco superato i 3,2 miliardi; ma anche oggi, come la scorsa settimana quando però i volumi erano sempre stati superiori a 4 miliardi, hanno pesato sull'attività le numerose sospensioni per eccesso di rialzo, specialmente nella primissima fase della giornata.

Come gli altri listini europei, anche quello di Piazza Affari ha beneficiato fin dall'inizio della giornata delle decisioni a sostegno del sistema bancario europeo annunciate ieri dai leader dell'Eurogruppo, e a cui hano fatto seguito oggi gli impegni specifici dei singoli governi. Anche l'annuncio della Banca centrale europea che immetterà liquidità "illimitata" a partire da mercoledì ha favorito i mercati azionari, ulteriormente rafforzati nelle fasi finali dal buon andamento di Wall Street.

Le iniziali sospensioni per eccesso di rialzo hanno coinvolto anche titoli molto "pesanti" sul paniere dei titoli guida, come Eni, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Fiat; successivamente, tutte le rispettive quotazioni hanno registrato recuperi molto marcati.

I petroliferi hanno in aggiunta beneficiato del recupero del prezzo del greggio: Eni ha chiuso la giornata con un rimbalzo del 12,12%, Saipem del 14,88%, Tenaris del 13,17% ma anche gli altri energetici hanno recuperato terreno, a partire da Enel (+18,32%), A2a (+15,25%).

Nel comparto bancario, sono risalite soprattutto le quotazioni delle Bpm (+17,06%), Banco Popolare (+16,23%) e Intesa Sanpaolo (+15,79%) ma anche Unicredit recupera l'11,34%. Rialzi a due cifre anche fra gli assicurativi, con FonSai a +20,44% e Alleanza a +10,47%; bene fra gli industriali soprattutto Fiat (+12,37%), favorita anche dalle dichiarazioni dell'ad Marchionne che ha parlato di vendite auto migliori del 2007 in settembre. In rialzo anche i telefonici: Telecom Italia sale de1 4,33%, Fastweb del 12,34%, Tiscali del 12,16%.

( 13 ottobre 2008)

 

 

 

Il summit straordinario convocato dal presidente Sarkozy per dare un segnale forte

Intervento unito, il documento dell'Eurogruppo

(SUMMIT OF THE EURO AREA COUNTRIES - Palais de l’Elysée - Publié le 12-10-08 "Declaration on a concerted european action plan of the euro area countries ")

Una dichiarazione ferma e unita a difesa del sistema finanziario dell'area dell'euro è quella su cui si sono trovati d'accordo i Quindici dell'Eurogruppo il 12 ottobre. Il summit straordinario convocato dal presidente Sarkozy per dare un segnale forte ai mercati ormai in caduta libera, non ha tirato fuori grandi cifre stile Usa. Ha comunque evocato dei principi di unità e coordinamento per garantire liquidità al sistema e sorreggere le istituzioni in difficoltà. Una "cassetta degli attrezzi" come l'ha definito il presidente dell'Eurogruppo, Jean Claude Juncker, a cui poter ricorrere ognuno con il suo metro e secondo le proprie necessità.

Il documento è stato diffuso dalla presidenza della Repubblica francese in una prima versione in inglese non integrale. La traduzione in italiano è redazionale.(13 ottobre 2008)

Declaration on a concerted european action plan of the euro area countries

Il testo originale in inglese diffuso dall'Eliseo [1]

1) I sistemi finanziari contribuiscono in modo essenziale al buon funzionamento delle nostre economie e sono dunque un prerequisito necessario per la crescita di un alto livello di occupazione. Milioni di depositanti hanno affidato la loro ricchezza alle nostre istituzioni finanziarie. Le conseguenze della corrente crisi dei mercati finanziari mettono in pericolo il ruolo economico cruciale del sistema finanziario.

2) Dall'inizio della crisi, abbiamo agito per affrontare le sfide poste al nostro sistema finanziario: ci siamo impegnati a intraprendere azioni decisive e ad usare tutti gli strumenti disponibili per sostenere istituzioni rilevanti e prevenire il loro fallimento ed abbiamo agito efficacemente in diversi casi; abbiamo aumentato la trasparenza e rivelato l'esposizione delle banche; abbiamo aumentato la protezione di garanzia dei singoli depositi.

3) Ulteriore azione concertata è necessaria con urgenza considerati i persistenti problemi del finanziamento delle banche e il contagio dalla crisi finanziaria all'economia reale.

4) Confermiamo oggi il nostro impegno ad agire insieme in un modo decisivo e comprensibile per restituire la fiducia e il giusto funzionamento del sistema finanziario, con lo scopo di restituire appropriate ed efficienti condizioni di finanziamento per l'economia. In paralleo gli Stati Membri sono d'accordo per coordinare misure per affrontare le conseguenze della crisi finanziaria sull'economia reale, in linea cocn le conclusioni dell'Ecofin del 7 Ottobre. In particolare, vediamo con favore la decisione della Banca europea d'investimento di destinare 30 miliardi di euro a sostenere le piccole e medie imprese europee e il suo impegno a dispiegare la sua capacità per intervenire in progetti di infrastrutture.

5) Come membri dell'area dell'Euro, condividiamo una comune responsabilità e dobbiamo contribuire a un approccio europeo comune. Invitiamo i nostri partners europei ad adottare i seguenti principi in modo che l'Unione europea nel suo insieme possa agire unitariamente ed evitare che misure nazionali influiscano sul funzionamento in modo opposto [...]

 

 

[1] Il testo in originale in inglese diffuso dall'Eliseo.

Publié le 12-10-08 à 21:47 Declaration on a concerted european action plan of the euro area countries

SUMMIT OF THE EURO AREA COUNTRIES

Palais de l’Elysée

1) Financial systems contribute essentially to the well functioning of our economies and are therefore a necessary prerequisite for growth and a high level of employment. Millions of depositors have trusted their wealth to our financial institutions. The consequences of the current financial market crisis jeopardize the crucial economic role of the financial system.

2) Since the beginning of the crisis, we have acted to address the challenges posed to our financial system: we have committed ourselves to take decisive action and use all availables tools to support relevant institutions and prevent their failure and effectively acted in several cases ; we have increased transparency and disclosure on banks exposure ; we have enhanced retail deposit guarantee protection.

3) Further concerted action is urgently needed given the persistent problems of bank financing and the contagion from the financial crisis to the real economy.

4) We confirm today our commitment to act together in a decisive and comprehensive way in order to restore confidence and proper functioning of the financial system, aiming at restoring appropriate and efficient financing conditions for the economy. In parallel, Member States agree to coordinate measures to address the consequences of the financial crisis on the real economy, in line with 7th of October Ecofin conclusions. In particular, we welcome the EIB’s decision to mobilise 30 billions € to support European SME’s and its commitment to step up its ability to intervene in infrastructure projects.

5) As members of the Euro area, we share a common responsibility and have to contribute to a common European approach. We invite our European partners to adopt the following principles so that the European Union as a whole can act in a united manner and avoid that national measures adversely affect the functioning [...]

 

 

 

Secondo l'Ufficio Studi della confederazione i consumi caleranno dello 0,6%

Male anche gli investimenti, -1,9%. La crisi bancaria "si avvita" con l'economia reale

Confindustria: "Pil 2009 a -0,5%

Nulle le probabilità di ripresa"

Male anche i conti pubblici: il debito dovrebbe salire dal 103,8 al 104,4%

Confindustria: "Pil 2009 a -0,5% Nulle le probabilità di ripresa"

La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia

ROMA - Pil in calo dello 0,5 per cento nel 2009, consumi a -0,6 per cento e investimenti fissi lordi in caduta libera, a -1,9 per cento. Le previsioni di Confindustria prefigurano scenari nerissimi per l'anno prossimo: "Le probabilità di ripresa nel 2009 appaiono ora nulle, schiacciate dalla crisi bancaria che rischia di avvitarsi in una pericolosa spirale con l'economia reale", affermano gli analisti dell'Ufficio Studi. Che però ritengono che invece il 2010 possa essere l'anno giusto per un'inversione di tendenza: "I venti contrari alla crescita, oggi prevalenti, sono in parte controbilanciati da forze favorevoli che preparano il terreno alla ripresa del 2010".

La stima del Prodotto Interno Lordo, che era stata anticipata due giorni fa dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, si sostituisce a quella pubblicata solo poche settimane fa, a settembre, che indicava un aumento dello 0,4 per cento nel 2009. Ritoccate al ribasso anche le stime per il 2008: -0,2 anziché -0,1 per cento.

E' proprio nelle ultime settimane, del resto, che la crisi finanziaria internazionale ha mostrato le peggiori conseguenze: "Il brusco precipitare dei mercati finanziari, a seguito dello sciagurato fallimento di Lehamn Brothers, viene incorporato attraverso le ricadute sul clima di fiducia e sui comportamenti di spesa di famiglie e imprese - scrive Confindustria nel comunicato odierno sugli 'Scenari Economici' - si accentuano le flessioni già in corso nella domanda e nell'attività produttiva e viene rimandato di alcuni trimestri il ritorno sul sentiero di crescita".

Il che non significa che l'associazione degli imprenditori valuti come inefficaci le politiche messe in atto dai governi e dalle banche centrali: "Il taglio concertato dei tassi di interesse varato mercoledì scorso e le misure annunciate nel fine settimana dal G7 e dall'Eurogruppo dimostrano un elevato sebbene tardivo grado di cooperazione internazionale che coinvolge anche i maggiori Paesi emergenti".

Completano lo scenario del 2008 i dati su inflazione, occupazione ed esportazioni. I prezzi al consumo dovrebbero scendere: l'inflazione media è prevista al 2,1 per cento, contro la media del 3,5 praticamente ormai definita per quest'anno. Il calo dei prezzi farà respirare un po' i redditi, nell'analisi di Confindustria, ma per la ripresa dei consumi manca la fiducia, anche perché il mercato del lavoro sarà in sofferenza. E' prevsito un aumento del tasso di disoccupazione, al 7,3 per cento. Le famiglie, insomma, saranno spinte da varie ragioni a tornare a risparmiare, piuttosto che a spendere.

Ma anche le imprese staranno un po' alla finestra, rimandando gli investimenti, tenendo conto anche della fiacchezza della domanda. Mentre continueranno ad andare bene le esportazioni, previste in crescita dell'1,8 per cento (meno comunque del +2,2 per cento previsto per quest'anno).

In uno scenario nel quale predomina la sfiducia, peggioranno secondo gli analisti di Confindustria anche i conti pubblici. Infatti il disavanzo dovrebbe arrivare al 2,4 del Pil (il governo ha previsto un rapporto del 2,1 per cento) mentre il debito dovrebbe crescere ancora, passando dal 103,8 per cento del 2008 al 104,4 per cento. (r.am.)

(13 ottobre 2008)

 

Borse Ue in ripresa. Milano a +10,93%

Gb, Francia e Germania, via ai piani

Piazza affari migliore tra i mercati del Vecchio continente. Titoli bancari in forte recupero. Milano chiude a +10,93%. A Wall Street in apertura il Dow Jones guadagna il 2,78%, lo Standard & Poor's il 2,45% e il Nasdaq il 5,16%. Il Consiglio dei ministri ha approvato le misure anti-crisi varato ieri a Parigi dai leader europei: Berlusconi assente perché in visita negli Usa. La Germania vara maxipiano da 500 miliardi di euro, anche Parigi e Londra stanziano somme ingenti. Allarme di Almunia: "Peggioreranno i conti pubblici". E intanto oggi (19,30 ora italiana) Obama terrà un discorso per illustrare il suo piano economico per la middle class.

 

18:21 Rialzi per i big di listino

Rialzi superiori ai dieci punti percentuali per circa metà delle società quotate sul listino principale di Piazza Affari. Tra i big che hanno strappato Fondiaria-Sai (+20,44%), Enel (+18,32%), Intesa Sanpaolo (+15,79%), Telecom (+14,33%), Fiat (+12,37%), Eni (+11,22%), Unicredit (+11,34%).

18:16 Borse, recuperati 481 miliardi

Le piazze finanziarie europee hanno recuperato oggi 481,58 miliardi di euro ricapitalizzazione, con un saldo netto positivo di oltre 80 miliardi rispetto a quanto mandato in fumo venerdì scorso

17:55 Londra chiude a +7,15%

Chiusura in sensibile rialzo per la Borsa di Londra dove l'indice Ftse segna +7,15%.

17:53 Madrid +9,26%

Chiusura in netto rialzo per la Borsa di Madrid dove l'indice Ibex segna +9,26%

17:50 Parigi, +11,18%

Chiusura in netto rialzo per la Borsa di Parigi dove l'indice Cac segna +11,18%.

 

17:37 Milano chiude a +10,93

Milano rimbalza e chiude in forte rialzo,mibtel +10,93%

17:28 Corrono le Borse europee

Finale di seduta in volata per le Borse europee che, con l'eccezione di Londra (+6,78%), mettono a segno rialzi compresi tra gli otto e gli undici punti percentuali. Francoforte sale del 10,18%, Zurigo dell'11,08% e Parigi dell'8,93%. (ANSA).

17:24 Berlusconi: "Sul G8 d'accordo con Bush"

"Sono assolutamente d'accordo" con l'idea del presidente americano George W. Bush di organizzare "nelle prossime settimane" una riunione del G8 per affrontare la crisi finanziaria. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi parlando alla Casa Bianca al termine di un colloquio con Bush.

17:20 Trichet al vertice europeo

Il presidente della Bce Jean-Claude Trichet parteciperà al vertice europeo dei capi di Stato e di governo che si terrà a Bruxelles mercoledì e giovedì prossimi.

17:19 Piazza Affari oltre il 10%

Piazza affari e Francoforte allungano ancora nel finale e passano a guadagnare oltre il 10%.

17:18 Antitrust Ue,sostegno stati per oltre 6 mesi e fino a 2 anni

L'aiuto pubblico alle banche deve essere "limitato al minimo necessario" ma tenendo conto delle condizioni di mercato "imprevedibili" ogni sei mesi lo stato deve sottoporre a bruxelles una analisi della situazione per giustificare la prosecuzione del sostegno. A queste condizioni la commissione ue approverà aiuti "superiori a sei mesi e in linea di principio fino a due anni". Così Bruxelles ha adattato alla crisi finanziaria la regola per cui dopo sei mesi dal salvataggio deve essere varata una ristrutturazione sostanziale del gruppo aiutato con denaro pubblico.

17:12 Bush: "Uniti per trovare soluzioni"

Italia e Stati Uniti sono "impegnati insieme per trovare soluzioni" alla crisi economica globale: lo ha detto il presidente americano George W.Bush, parlando alla Casa Bianca insieme al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al termine di un incontro nello Studio Ovale.

17:06 Iter abbinato per i due Dl

I due decreti legge approvati dal Governo sulla crisi del sistema bancario (8 ottobre ed oggi) avranno un iter parlamentare abbinato. Lo si apprende dal comunicato ufficiale del Consiglio dei Ministri.

16:59 Tremonti: "Noi puntiamo a guadagnare da aiuti a banche"

"Noi puntiamo a spendere poco denaro pubblico e a guadagnarci in uscita". Lo ha spiegato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, illustrando a palazzo Chigi le misure adottate contro la crisi e gli interventi a sostegno delle banche. "Può essere che l'investimento abbia un costo - ha aggiunto il ministro - ma può anche essere che abbia un rendimento e noi puntiamo al rendimento, ad avere un eventuiale capital gain".

16:50 Grilli: "Garanzia ha un prezzo"

Ogni volta che il Tesoro "dà una garanzia questa ha un prezzo" e dunque è "un'entrata". Lo ha detto il direttore generale del ministero dell'Economia Vittorio Grilli nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi.

16:48 Grilli: "Nessuna incidenza su deficit da dl"

I decreti approvati dal governo "non avranno alcuna incidenza sul deficit". Lo ha detto il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, sottolineando che "si tratta di operazioni finanziarie". Le garanzie, ha proseguito, "se utilizzate potrebbero avere effetti sul debito lordo".

16:47 Ny e Milano proseguono rialzo

Piazza Affari prosegue il suo cammino rialzista dopo l'apertura di Wall Street. A circa un'ora dall'avvio delle contrattazione della Borsa statunitense l'indice Nasdaq segna +5,56% e il Dj +5,34%. Sulla scia dei due indici Usa lo Spmib segna +9,54%, il Mibtel +9,36%, il Midex +8,83% e l'All Stars +6,93%.

16:46 Tremonti. "Con dl avremo stabilità e liquidità"

"Riteniamo che con questi strumenti centreremo l'obiettivo di garantire stabilità del sistema, liquidità del sistema e la fiducia dei risparmiatori". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi a proposito dei decreti varati dal governo per far fronte alla crisi.

16:45 Tremonti: "Per ora lo Stato ha sborsato zero"

"Per ora zero". Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha risposto così alle domande dei giornalisti che chiedevano al momento quanto lo Stato avesse sborsato per sostenere la capitalizzazione delle banche e far fronte all'emergenza della crisi finanziaria.

16:43 Draghi. "Per banche più facile rifinanziarsi presso Bankitalia"

Per le banche italiane sarà più facile rifinanziarsi presso Bankitalia. Lo ha spiegato il governatore Mario Draghi nel corso della conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri. Le banche, ha precisato, "potranno dare garanzie anche inferiori rispetto a quelle accettate dall'eurosistema. Sarà più facile rifinanziarsi presso la Banca d'Italia".

16:42 Tremonti: "Possibile scambio titoli di Stato"

Per fornire titoli di stato come "garanzia per il finanziamento delle banche presso la Bce, il ministero dell'Economia è autorizzato ad effettuare operazioni di scambio temporanee tra titoli di Stato e strumenti di debito delle banche italiane". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti precisando che "gli oneri a carico delle banche per tali operazioni sono stabiliti sulla base delle prevalenti condizioni di mercato". Allo stesso scopo - ha aggiunto Tremonti - il Tesoro "può anche rilasciare, sempre a condizioni di mercato, la garanzia dello Stato su operazioni di prestito titoli stipulate da banche italiane con soggetti privati anche non bancari".

16:40 Tremonti: "Garanzia su nuovo debito banche emesso entro 2009"

Con il decreto legge varato oggi dal Consiglio dei Ministri viene prevista la garanzia statale sulle nuove passivita' delle banche italiane con durata fino a 5 anni emesse entro il 31 dicembre 2009. La garanzia, ha spiegato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e' concessa a condizioni di mercato e richiede la valutazione della Banca d'Ialia sulla base di criteri analoghi a qualli previsti in caso di aumenti di capitale.

16:36 Tremonti: "Non necessario predeterminare importi"

"Non è necessario predeterminare importi", lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Si metterà a disposizione "quanto sarà necessario". il ministro ha spiegato che "non è previsto un fondo, ci sono strumenti che entrano in azione caso per caso. Metteremo di volta in volta quanto necessario".

16:34 Draghi: "Ci aspettiamo euribor sotto il 5%"

"Oggi i tassi sono ancora al 5%. Noi ci aspettiamo un Euribor sotto il 5%. E' una delle cose più importanti per avere maggiore liquidità". Così il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, parlando in conferenza stampa a palazzo Chigi dopo il Cdm straordinario.

16:33 Tremonti: "Garanzia dello Stato per 36 mesi"

In base ai provvedimenti adottati dal governo per fronteggiare la crisi dei mercati "il Tesoro è autorizzato a rilasciare la garanzia dello Stato in favore dei depositanti delle banche italiane per un periodo di 36 mesi integrando quanto già previsto dai preesistenti sistemi di garanzia dei depositi". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

16:33 Tremonti: "Decreto varato complementare a quello dell'8 ottobre"

"Il decreto varato oggi è perfettamente complementare a quello dell'8 ottobre e in linea con quanto deciso dall'Ecofin e dell'Eurogruppo". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi, dopo il Cdm straordinario sulla crisi finanziaria.

16:31 Tremonti: Intervento dello Stato fino a commissariamento banche

L'intervento pubblico può spingersi fino al commissariamento della banca. Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi per illustrare il dl varato oggi dal Cdm per mettere in pratica le decisioni prese ieri dall'Eurogruppo. Il ministro ha tra l'altro recisato che sono stati adottati meccanismi che comunque favoriscono il mercato.

16:30 Epifani: Investire in infrastrutture contro effetti crisi

Investire nelle infrastrutture per far fronte agli effetti della crisi finanziaria in atto. E' questo il provvedimento che il governo dovrebbe adottare secondo il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. "Oggi - ha detto Epifani a margine di una conferenza stampa della Fillea-Cgil - forse si può tirare finalmente un sospiro di sollievo per quanto riguarda questa tendenza al ribasso delle borse. Bisogna adesso che il governo, affrontata l'emergenza e sperando che si consolidi questo dato, cominci a pensare seriamente a prevenire gli effetti sull'economia reale".

16:16 Cdm, approvato decreto per stabilità finanziaria

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto per altre misure per la stabilità dei mercati. E' quanto si apprende da fonti di governo.

16:14 Sarkozy: "Sanzioni per chi ha sbagliato"

Chi ha sbagliato sarà sanzionato: lo ha assicurato oggi il presidente francese Nicolas Sarkozy nell'annunciare un piano di intervento da 360 miliardi di euro per far fronte alla crisi finanziaria. "Una volta tornata la calma e ristabilita la fiducia, la Francia non lascerà questa situazione senza conseguenze" si è pubblicamente 'impegnato' il capo dello Stato. "Chi ha sbagliato sarà sanzionato. Ciò che va cambiato nelle istituzioni internazionali e nella politica, lo cambieremo" ha detto Sarkozy che è a favore di "un capitalismo di imprenditori che getti le basi di un altro sistema finanziario".

16:08 Frattini: "Ue ha dato linea a resto del mondo"

"Si è aperta una fase nuova importante in cui la governance politica ed economica europea ha dato la linea al resto del mondo. L'Italia è parte di questa governance e noi ne siamo orgogliosi". Così il ministro degli Esteri Franco Frattini ha commentato la risposta europea alla crisi dei mutui.

16:06 Frattini: "Misure eurogruppo saranno dell'Ue"

Il Vertice Ue dei 27 capi di Stato e di governo della Ue, che si riunirà a Bruxelles mercoledì e giovedì prossimi, adotterà le conclusioni del vertice dell'Eurogruppo di ieri a Parigi. Lo ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini. "Credo che (il Consiglio, ndr) adotterà quelle conclusioni. I capi di governo e di Stato dei 27 diranno tutti insieme che quello che ha fatto l'Eurogruppo ieri a Parigi è la scelta giusta per tutti", ha dichiarato Frattini.

16:05 Merkel: Il piano funzionerà solo con il cambio delle regole

Il piano di salvataggio funzionerà solo se accompagnato da una revisione della regolamentazione internazionale che ponga fine agli "eccessi di mercato". Lo ha detto il cancelliere tedesco, Angela Merkel. "Le misure approvate oggi sono il primo elemento di un nuovo capitolo del mercato finanziario - ha sottolineato - ma potranno essere efficaci solo se seguite da un secondo elemento, vale a dire un cambiamento nelle regole internazionali. Ci siamo confrontati con eccessi di mercato".

15:58 Berlusconi: "Crisi mercati non coinvolgerà l'economia reale"

Le decisioni prese nel vertice di Parigi dell'eurogruppo "potranno essere positive e far sì che la crisi dei mercati finanziari non coinvolga l'economia reale". Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, lo afferma in un intervento di saluto alla Casa bianca nella visita al presidente Bush in occasione del Columbus Day.

15:53 Barroso: "Livello di coordinamento Ue senza precedenti"

Ieri i paesi della zona euro hanno mostrato "un livello di coordinamento senza precedenti, per chiarire ai cittadini europei e ai mercati che possiamo agire di concerto". E' quanto ha messo in evidenza il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, commentando le decisioni prese ieri dai leader dell'eurogruppo e oggi dagli stati membri. "Abbiamo messo a punto una nuova cornice per la zona euro", ha osservato Barroso.

15:50 Berlusconi: "Usa e Ue possano agire in modo coordinato"

"La cosa più importante" in questo momento di crisi è "è che l'America e l'Unione Europea possano agire in modo coordinato". Lo ha sottolineato il premier Silvio Berlusconi durante il suo discorso appena arrivato alla casa Bianca, aggiungendo di essere "convinto" che dopo le decisioni assunte ieri a Parigi dall' Eurogruppo si abbiano "le armi" per combattere e per arginare la tempesta finanziaria.

15:49 Iniziato il Consiglio dei ministri

Il Consiglio dei ministri straordinario che ha all'ordine del giorno l'esame del decreto legge recante ulteriori misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio è iniziato alle 15.30 a Palazzo Chigi.

15:44 Piazza affari sale ancora: +8,9%

La Borsa accelera e, supportata dall'apertura positiva di Wall street, migliora ulteriormente la sua performance, in linea con quanto avviene anche sugli altri listii europei. Alle 15,40 il Mibtel sale infatti dell'8,9% grazie alla domanda che prevale su tutto il listino: ne beneficiano soprattutto i settori bancari, energetici, industriali.

15:42 NY accelera, Dow Jones e lo Standard & Poor's +5%

GLi indici di borsa di New York accelerano: a pochi minuti dall'inizio il Dow Jones e lo Standard & Poor's 500 guadagnano il 5%, mentre il Nasdaq segna +4,77%.

15:41 Confindustria: "Probabilità di ripresa nel 2009 appaiono nulle"

"L'uscita dal tunnel della recessione si allontana" e le probabilità di ripresa nel 2009 "appaiono ora nulle, schiacciate dalla crisi bancaria che rischia di avvitarsi in una pericolosa spirale con l'economia reale". E' la previsione del Centro Studi di Confindustria, che dopo le ultime evoluzioni della crisi finanziaria internazionale, ha tagliato le stime sul prodotto interno lordo italiano, come già anticipato sabato scorso dal presidente degli industriali Emma Marcegaglia. Secondo il CsC il pil calerà dello 0,2% nel 2008 e dello 0,5% l'anno prossimo, contro il -0,1% e il +0,4% indicati a settembre.

15:39 Bush: "Stiamo prendendo decisioni forti"

Gli Usa e le altre potenze economiche stanno prendendo "azioni decise e responsabili" per ripristinare la fiducia sui mercati: lo ha detto il presidente americano George W.Bush, nella cerimonia di benvenuto al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla Casa Bianca. Bush ha promesso di portare avanti "azioni risolute" per placare "le turbolenze dei mercati finanziari".

15:37 Francia vara piano di salvataggio

Il governo francese creerà due veicoli di finanziamento per le banche: uno a garanzie dei prestiti interbancari fino a un tetto di 320 miliardi di euro e l'altro da 40 miliardi di euro per ricapitalizzare gli istituti in difficoltà. Lo ha annunciato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, presentando il pacchetto di misure anti-crisi adottato dal Consiglio dei ministri.

15:34 Wall Street apre in forte rialzo

Wall street apre in forte rialzo sulla scia delle borse Ue: il Dow Jones guadagna il 2,78%, lo Standard & Poor's il 2,45% e il Nasdaq il 5,16%.

15:28 Merkel: Con piano anti-crisi in forse obiettivi budget 2011

In Germania, il lancio del piano da 480 miliardi a sostegno delle banche mette in forse l'obiettivo di raggiungere l'equilibrio di budget nel 2011. Lo ha annunciato il cancelliere Merkel, sottolineando che i presupposti economici alla base dei target potranno essere rivisti. Merkel ha aggiunto tuttavia che non ci sarà bisogno di ulteriori pacchetti di stimolo all'economia.

15:23 Germania, Merkel: aiuti legati ad alcune condizioni

Gli aiuti del governo tedesco alle banche sono legati a alcune condizioni, ha detto Merkel, tra le quali anche un limite agli stipendi dei manager.

15:19 Milano amplia i guadagni, Mibtel +8,14%

Milano amplia i guadagni e fa meglio delle altre borse europee. Il Mibtel sale dell'8,14% e l'S&P/Mib l'8,06% mentre Parigi cresce del 6,65%, Francoforte del 7,63% e Londra del 4,4%. A Piazza affari guidano gli acquisti tra i bancari il Banco popolare (+15%), Bpm (+14,8%) e Intesa Sanpaolo (+11%). Balza del 12,13% Enel e Fastweb del 12,36%. Fiat guadagna l'11,13%.

15:17 Tesoro Usa pronto ad acquisto azioni banche

Il Tesoro americano si appresta a mettere in campo "un piano di acquisto di titoli in un'ampia gamma di istituzioni finanziarie", "di tutte le taglie". Lo ha annunciato Neel Kashkari, il supervisore del programma d'acquisto. L'obiettivo che le autorità si pongono con l'attuazione del piano è quello di riattivare il flusso di capitali verso i consumatori e le imprese.

15:09 Merkel: sì a piano da 500 miliardi di euro

Il governo tedesco ha approvato un piano da 500 miliardi di euro complessivi per il salvataggio del settore finanziario nazionale. Lo ha annunciato oggi la stessa cancelliera tedesca, Angela Merkel, in un messaggio alla nazione trasmesso in diretta tv.

15:07 Zapatero: Rating sovrani potrebbero essere rivisti

I rating sovrani di alcuni paesi europei potrebbero essere rivisti dopo l'approvazione dei pacchetti per il salvataggio del sistema bancario. Lo ha detto il premier spagnolo Jose Manuel Zapatero, secondo il quale la Spagna, rispetto agli altri paesi europei, "ha il vantaggio di un livello del debito molto favorevole sotto al 40%".

14:59 Euribor a tre mesi in calo

Continuano a scendere i tassi Euribor con scadenza tre mesi, dopo il taglio dei tassi da parte dalle maggiori banche centrali, per garantire maggiore liquidità al sistema finanziario. Il tasso Euribor a tre mesi, infatti, è sceso oggi al 5,318% rispetto al 5,381% di venerdì Più marcata la flessione per la scadenza a una settimana che, grazie alle nuove iniezioni di capitali, scende al 4,369%, mentre il tasso a 1 mese si assesta al 5,024%.

14:58 Borsa, rimbalzano future a NY

I futures di borsa di New York rimbalzano dopo aver chiuso la peggior settimana degli ultimi 75 anni. Morgan Stanley vola del 24%, Merrill Lynch del 13%. I futures sullo S&P 500 guadagnano 42,9 punti, pari al 4,8%, a 933,9 a New York. I futures sul Dow Jones guadagnano 336 punti (+4%) a 8.706 mentre i derivati sul Nasdaq segnano +4,1% a 1.334,5. Secondo molti analisti ed esperti - fra cui il miliardario statunitense George Soros - le misure prese dalla Casa Bianca, e quelle annunciate dai leader europei, sono importanti e potrebbero cambiare le cose sui mercati.

14:56 Dopo Cdm conferenza stampa Tremonti-Draghi

Al termine del Consiglio dei ministri straordinario, in programma alle 15 a Palazzo Chigi, parteciperanno alla conferenza stampa finale, insieme al ministro dell'Economia Giulio Tremonti, il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi e il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli. Draghi e Grilli, con Tremonti, avevano preso parte anche mercoledì scorso alla conferenza stampa del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dopo l'ultimo Consiglio dei ministri straordinario. Oggi Berlusconi non ci sarà perché è impegnato a Washington nell'incontro con il presidente degli Stati Uniti George W.Bush.

14:34 Norvegia, garanzie sui depositi per 400 milioni di corone

La Norvegia ha predisposto garanzie sui depositi della divisione norvegese di Kaupthing per un totale di 400 milioni di corone.

Kaupthing, la maggior banca dell'Islanda, è crollata la scorsa settimana e oggi il ministero delle Finanze norvegese ha annunciato che garantirà i depositi norvegesi superiori all'ammontare coperto dal piano di garanzie sui depositi messo a punto dall'Islanda che equivale a circa 20.000 euro per ogni deposito.

14:33 Wall Street, verso rally in apertura, future in deciso rialzo

Si profila un avvio in deciso rialzo per wall street, dove i future sugli indici Usa guadagnano terreno sulla scia del piano anti crisi approvato nel vecchio continente dai paesi dell'eurogruppo e mentre vengono rivelati i primi dettagli del piano Paulson. I contratti sul Dow Jones guadagnano il 3,84%, quelli sul Nasdaq il 3,72% e quelli sull'S&P500 il 4,48%.

14:25 Germania approva piano da 480 miliardi

Il governo tedesco ha approvato un piano da 480 miliardi di euro per il salvataggio del sistema bancario. Il piano sarà presentato alla stampa alle 15 circa dal cancelliere Merkel. Secondo indiscrezioni, la strada seguita da Berlino è quella della creazione di uno speciale "fondo per la stabilizzazione dei mercati", a cui dovrebbero partecipare anche i singoli Laender con una quota del 35%. Lo stato legherà inoltre gli aiuti alle banche a precise condizioni. Le misure contenute nel piano resterebbero in vigore sino alla fine del 2009.

14:05 Usa, ingresso pubblico in molte banche

Il Tesoro Usa prefigura l'ingresso dello Stato in un numero elevato di banche.

13:51 Berlino mette sul tavolo 400 miliardi

Il governo tedesco sta per proporre ai deputati tedeschi un piano di soccorso bancario che comprende una garanzia di 400 miliardi sui depositi bancari e di 80 miliardi per ricapitalizzare gli istituti di credito in difficoltà.

13:47 La Russa: "Provvedimenti subito operativi"

"Noi daremo vita a un provvedimento che è coordinato a livello europeo e che vuole essere un altro tassello di quell'impegno che lo Stato italiano e tutti i governi europei stanno mettendo in campo in questo momento". Il ministro La Russa ha riassunto così il piano anti-crisi che il governo varerà nel pomeriggio in un consiglio dei ministri straordinario -

13:33 Le Monde: finanziamento di 300 miliardi

Le garanzie pubbliche francesi per il finanziamento del sistema bancario nazionale potrebbero ammontare a 300 miliardi di euro. Lo scrive il quotidiano Le Monde.

13:22 Usa, a breve piano complessivo sulle banche

Le autorità Usa stanno per annunciare un "piano complessivo di salvataggio del settore finanziario" messo a punto tra ieri e oggi in una serie di incontri tra il dipartimento del tesoro, la riserva federale, l'agenzia federale di garanzia dei depositi bancari fdic e altre parti interessate.

13:14 Piazza Affari a +7,4%. Bene i bancari

Il piano anticrisi dell'Ue ridà fiducia agli investitori e Piazza Affari arriva a metà seduta consolidando i guadagni oltre i sette punti percentuali. Il Mibtel segna un rialzo del 7,4% a 16.579 punti e lo S&P/Mib del 7,24% a 21.779 punti. A beneficiare della manovra messa a punto dall'Ue sono i bancari con UniCredit (+4,2%), il Banco Popolare (+15%), Bpm (+12) e Intesa SanPaolo (+9,9). Bene anche Mps (+5,5%),

13:04 Spagna, depositi garantiti fino a 100mila euro

Il governo spagnolo garantirà i prestiti interbancari per un massimo di 100 miliardi di euro nel 2008. Garanzie sull'indebitamento bancario saranno poste in essere fino al 2009.

 

12:47 Ue: "Con crisi inevitabile peggioramento dei conti pubblici"

"Assisteremo inevitabilmente a un deterioramento delle finanze pubbliche in Europa". Così la portavoce del commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia. Il peggioramento è una conseguenza dei costi della crisi finanziaria, del calo delle entrate e dell'aumento della spesa pubblica "soprattutto nei paesi in cui aumenta la disoccupazione".

12:44 Borsa islandese riprende domani le contrattazioni

La Borsa di Reykjavik, sospesa da giovedì, riprenderà le contrattazioni domani, con un giorno di ritardo rispetto a quanto inizialmente previsto. Lo ha comunicato la stessa Borsa. L'Islanda sta attraversando una crisi senza precedenti, tutte le banche del paese sono crollate e il Paese è sull'orlo della bancarotta.

12:22 Titoli bancari ancora in forte rialzo

Seduta di forti guadagni per i principali titoli bancari di Piazza Affari (Mibtel +7,2%) grazie alla mossa manovra anticrisi adottata nel fine settimana dall'Unione Europea. In Europa il settore sale mediamente del 6,5 per cento (Dj Stoxx Banks). A trarne vantaggi sono, oltre a UniCredit (+4,85% a 2,4 euro), il Banco Popolare (+17% a 9 euro), Bpm (+13% a 4,27 euro) e Intesa SanPaolo (+9,83% a 3,18 euro).

12:16 Obama: oggi discorsso per illustrare suo piano economico

Il candidato democratico alla Casa Bianca Barack Obama terrà oggi un importante discorso in cui illustrerà un piano di salvataggio per aiutare la classe media, a fronte della crisi finanziaria. Il piano sara' illustrato in un discorso a Toledo, in Ohio, alle 19,30 ora italiana. Lo ha reso noto il suo staff elettorale.

12:15 Brown all'Europa: "Costruire nuova Bretton Woods"

"Dobbiamo costruire una nuova Bretton Woods". Lo ha detto il premier britannico, Gordon Brown, annunciando che al Consiglio europeo sarà avanzata la proposta di convocare un summit dei leader mondiali per porre le basi di un nuovo sistema finanziario globale. A suo giudizio, è necessaria "una nuova architettura finanziaria, per gli anni a venire. Certe volte ci vuole una crisi affinchè la gente capisca che ciò che è ovvio e che doveva essere fatto anni fa non può più essere rinviato".

12:01 Brown: "No a premi manager banche ricapitalizzate"

Il primo ministro britannico Gordon Brown avverte che i dirigenti delle tre banche che sono state oggi parzialmente nazionalizzate dal governo britannico non riceveranno alcun bonus a fine anno. "Non ci saranno gratifiche. In futuro, la remunerazione sarà basata sulla sola performance e sulla creazione di valore a lungo termine", ha detto il premier.

11:56 Piano francese da oltre 300 miliardi (Le Monde)

Il governo francese si prepara a varare un piano di sostegno alle banche transalpine che prevede la creazione di due veicoli ad hoc: uno per garantirne il finanziamento, l'altro per acquisire delle partecipazioni in caso di necessità. Lo scrive l'edizione online di Le MJonde. Per rilanciare il mercato del credito interbancario, in particolare, lo Stato sosterrà con la propria garanzia un veicolo di rifinanziamento delle banche, che raccoglierà sul mercato i fondi necessari agli istituti per massimi 300 miliardi.

11:47 Wall Street, future in forte recupero

Si annuncia una partenza in deciso recupero a Wall Street. I future sugli indici principali mostrano un robusto rialzo dopo gli impegni annunciati dai governi per restaurare la fiducia sui mercati finanziari. Il future sul Dow Jones sale del 4,80% mentre l'indice S&p 500 mette a segno un recupero di oltre il 6%.

11:45 Fastweb entra nelle contrattazioni a +12,58%

Fastweb entra nelle contrattazioni e segna un rialzo del 12,58%. La società stamattina non riusciva a fare prezzo per eccesso di rialzo.

11:43 Fiat rimbalza del 10,56% e sale sopra i 7 euro

Fiat rimbalza del 10,56% a Piazza Fffari tornando sopra la soglia dei 7 euro, dopo una sospensione per eccesso di rialzo. In generale, il comparto sale del 7,76%.

11:41 Berlusconi a Washington, Cdm sarà presieduto da Matteoli

La prima volta di Altero Matteoli. Dovrebbe essere infatti il ministro delle Infrastrutture a presiedere oggi il Consiglio dei Ministri, convocato alle 15 per l'esame dei provvedimenti anticrisi. Una riunione a cui non prenderà parte Silvio Berlusconi, da ieri sera negli Stati Uniti per l'incontro, in programma oggi, con il presidente degli Stati Uniti George W. Bush.

11:18 Borse europee sempre tutte positive

Prosegue il maxirimbalzo delle Borse europee, dopo il piano di sostegno alle banche varato da quindici paesi dell'Unione. Zurigo +6,70%, Parigi +6%, Francoforte +5,78%, Londra +4,41%, Madrid +6,26%, Amsterdam +5,08%.

11:13 Banco Popolare, maxirimbalzo in Borsa

Maxirimbalzo in Borsa per i Banco Popolare, uno dei bancari più penalizzati del nostro listino la scorsa settimana. Le azioni guadagnano il 17,15% a 9,01 euro, nell'ambito del recupero generalizzato del settore dopo il lancio di un piano di sostegno agli istituti di credito da parte di quindici paesi dell'Ue, tra cui l'Italia.

10:49 Commissario Concorrenza Ue: "No a stop norme europee"

"Senza le regole europee sugli aiuti di Stato sarebbe il caos per l'economia europea": è il monito del commissario Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes, che mette in guardia da una eventuale loro sospensione per meglio fronteggiare la crisi delle banche. "Abbandonare la politica europea sulla concorrenza sarebbe una giungla", ha detto la responsabile dell'Antitrust Ue, sottolineando come "non abbiamo bisogno di un West selvaggio".

10:43 Germania, maxipiano anticrisi

Il governo tedesco si prepara a presentare una piano da 470 miliardi a sostegno delle banche del Paese. Secondo le prime indiscrezioni Berlino prevede 400 miliardi di garanzie e 70 miliardi per ricapitalizzare eventuali istituti in difficoltà. I dettagli del piano saranno annunciati nel primo pomeriggio dal cancelliere Angela Merkel.

10:33 L'Europa amplia i guadagni, Mibtel a +7,33%

L'Europa amplia i guadagni. Parigi sale del 7,55%, Francoforte del 6,86% e Londra del 5,56%. A Milano il Mibtel guadagna il 7,33% e l'S&p/mib il 7,63%.

10:20 Frattini: "Già oggi si vedono i primi effetti del piano Ue"

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, giudica positivamente il pacchetto di misure approvato ieri dai Paesi dell'Eurogruppo. "Credo che si tratti di una serie di proposte serie ed ambiziose che hanno già dato i primi effetti", ha detto ai giornalisti al suo arrivo alla riunione dei ministri degli Esteri della Ue a Lussemburgo. "Occorrerà ora consolidare questo trend con una applicazione concreta", ha aggiunto.

10:09 Intesa Sanpaolo e Mediaset sospese al rialzo

Intesa Sanpaolo e Mediaset sono sospese per eccesso di rialzo. La prima segna un guadagno dell'11,21% a 3,225 euro, mentre Mediaset balza del 7,28% a 4,0725 euro.

10:06 Piazza Affari migliora ancora, +7%

Piazza Affari estende i guadagni oltre i 7 punti percentuali grazie al piano anticrisi europeo che ha centrato l'obiettivo di ridare fiducia agli investitori. Lo S&P/Mib guadagna il 7% a 21.736 punti e il Mibtel il 6,57% a 16.453 punti, grazie alla spinta di titoli come Banco Popolare (+11%), Impregilo (+9,6% e Seat Pagine Gialle (+9,2%).

09:56 Crisi mercati, alle 15 il Consiglio dei ministri

Oggi alle 15, a Palazzo Chigi, si tiene un Consiglio dei ministri dedicato alla crisi dei mercati. All'ordine del giorno l'approvazione del piano messo a punto nella riunione di ieri a Parigi dai leader europei.

09:55 Titoli bancari guidano rimbalzo delle Borse europee

In forte recupero nel Vecchio Continente proprio i titoli bancari, maggiormente tartassati dalla crisi dei mutui. In deciso miglioramento UniCredit (+6,4%), al fianco di Barclays (+6,6%) e Royal Bank of Scotland (+5,3%).

09:39 Anche governo giapponese pensa a garantire prestiti bancari

Il ministro delle Finanze giapponese, Shaichi Nakagawa, fa sapere che anche il suo paese prenderà in considerazione la possibilità di garantire tutti i depositi bancari.

09:28 Rimbalza tutta l'Europa

L'indice paneuropeo Dj Stoxx 600 è in rialzo di circa 6 punti percentuali, mentre Londra avanza del 5,46% e Francoforte del 5,3 per cento. La migliore è Milano (+6,4%) al fianco di Stoccolma (+6,9%).

 

09:25 Piazza Affari ancora più su

Piazza Affari allunga il passo in scia all'ingresso agli scambi dei titoli rimasti sospesi al rialzo in fase d'apertura. Il rimbalzo dello S&P/Mib (+6%) e del Mibtel (+5,7%) segue l'accordo raggiunto dai leader dell'Unione europea al piano anticrisi. UniCredit segna ora un rialzo dell'8,3% e Fiat del 6,46 per cento.

09:15 Raffica di sospensioni al rialzo, stop anche a Unicredit

Raffica di sospensioni al rialzo in fase di avvio di contrattazioni in Piazza Affari con UniCredit che è stata immediatamente congelata segnando un balzo del 7,76 per cento. Ferme anche Mondadori, Fastweb, Bpm, Banco Popolare, Mediolanum e Seat Pagine Gialle. Tra le altre sospese ci sono poi Autogrill, Eni, Enel, Fiat, Atlantia e Buzzi Unicem.

09:14 A Milano rimbalzano i bancari

Apre come previsto con il segno positivo la Borsa: i primi indici hanno segnato un recupero (+2,71% il Mibtel, che poi ha ridimensionato il progresso nei minuti successivi e sale del 2,26% alle 9,10) per effetto di acquisti prevalenti su tutti i principali titoli quotati, a partire da bancari (Unicredit +9,48%) ed energetici (Eni +10,89%). Il mercato reagisce dunque positivamente ai provvedimenti annunciati dai governi europei per far fronte alla bufera finanziaria che la scorsa settimana ha fatto perdere oltre il 20% ai listini.

09:08 Piazza Affari apre a +2,71%

Comincia bene anche la giornata di Piazza Affari: il Mibtel in apertura registra un + 2,71%.

09:05 Aprono in rialzo le Borse europee

Aprono in rialzo le Borse europee: Zurigo +6,70%, Francoforte +2,14%, Parigi +3,72%

09:03 L'euro rimbalza: a 1,36 sul dollaro

L'euro rimbalza nei confronti delle principali divise all'apertura dei mercati valutari, beneficiando dell'accordo Ue sul piano di intervento a sostegno dei mercati. La moneta unica passa di mano a 1,3638 dollari (1,3473 venerdì), 137,16 yen (134,15), 1,5463 franchi svizzeri (1,5136) e 0,7947 sterline (0,7906). Dollaro a 100,56 yen (99,63), 1,1338 franchi (1,1249) e 1,7155 per un pound (1,7039).

08:45 Gb, maxi ricapitalizzazione delle banche

Il governo britannico interviene per ricapitalizzare le banche Rbs, Hbos e Lloyds Tbs per un totale di 37 miliardi di sterline

08:19 Future positivi per le Borse europee

Si annuncia decisamente positiva la giornata delle Borse europee. I future di Parigi e Francoforte parlano di una crescita prevedibile di 6/7 punti percentuali

08:18 In crescita le Borse asiatiche

Guadagnano quasi tutte le Borse asiatiche e dellì'Oceania ormai vicine alla chiusura. Bangkok fa + 3,81, Bombay +3,61, Hong Kong +3,24%, Sydney +5,14% e Seul +4,18

08:14 Barclays: aumento di capitale di 6,5 miliardi

Londra la Barclays Bank annuncia un aumento di capitale di 6,5 miliardi senza ricorrere all'intervento pubblico

06:57 Berlusconi è arrivato a Washington

Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi è arrivato domenica notte a Washington per la sua visita alla Casa Bianca di lunedì in coincidenza con il Columbus Day. L'aereo del presidente del consiglio è giunto alla base militare di Andrews, poco dopo la mezzanotte locale, proveniente da Parigi.

06:56 Il petrolio torna sopra gli 80 dollari al barile

Il petrolio torna sopra gli 80 dollari al barile. Nei mercati asiatici il prezzo del greggio dopo il ribasso di venerdì a New York ha fatto segnare un rialzo di 2,76 dollari rispetto a venerdì sera quando aveva fatto registrare un calo di 8,89 dollari a barile portando il prezzo a 77,70 dollari, il prezzo più basso dal 10 settembre dello scorso anno.

04:28 Hong Kong apre con un +2,4%

La Borsa di Hong Kong ha aperto in rialzo del 2,4 per cento la seduta di oggi, confermando la tendenza al recupero emersa sulle altre piazze asiatiche.

03:51 Anche Singapore apre in positivo

La Borsa di Singapore ha aperto in crescita dell' 1,75 per cento, in quella che appare una reazione positiva alle iniziative prese dalle autorità internazionali nel fine settimana. L'indice Strait Times ha guadagnato 34 punti, arrivando a 1.982,33 punti.

03:42 Fed: ok a Wells Fargo per l'acquisto di Wachovia

La Federal Reserve ha dato il via libera all'acquisizione della quarta banca statunitense, Wachovia, da parte della sua concorrente Wells Fargo

06:40 In crescita anche i futures di New York

I futuers sulla Borsa di New York sembrano reagire positivamente al piano Ue. Le previsioni sul mercato newyorkese vedono aumenti tra il 3 e il 4 per cento sulla seduta che partirà oggi pomeriggio (ora italiana)

02:34 In rialzo anche la Borsa coreana

La Borsa di Seul ha aperto in rialzo del 2,5%, sullo slancio delle misure prese durante il week-end dai dirigenti e dalle banche centrali del mondo per fronteggiare la crisi finanziaria globale.

L'indice Kospi apre in rialzo di 31,48 punti, a 1.272,95

punti.

02:33 L'Australia apre in positivo

La Borsa Australiana è la prima a dare segnali positivi dopo il piano europeo contro la crisi finanziaria. Intorno alle 10 (ora locale) l'indice S&p/Asx 200 fa segbnare un più 5,2%. E' il maggior guadagno dall'ottobre del 2007.

01:30 Soros: "Positivo il piano europeo"

"I passi intrapresi in Europa sono molti positivi. Funzioneranno ma ci vorrà un pò di tempo a causa delle differenze che ci sono fra paesi e paesi". Lo ha detto il miliardario George Soros, sottolineando di "non aver mai visto una crisi del genere in vita mia e non ne rivedrò un'altra". Nel corso dei lavori del Fondo Monetario Internazionale, Soros ha spiegato di non poter predire quale sarà la reazione dei mercati al piano europeo e al comunciato del G7. "Non lo so predire perchè c'è panico e quando c'è panico non si sa quale può essere la reazione. Comunque, quello che è certo è che la gente cercava leadership e l'ha trovata".

 

 

 

2008-10-12

Barroso: "Gli Stati membri devono agire in un ambito comune, coordinando le loro azioni"
"In poche ore ogni singolo Paese varerà il piano nazionale con le cifre"

L'Eurogruppo vara il piano anticrisi
Garantiti i prestiti interbancari

Previsto inoltre fino alla fine del 2009 il rifinanziamento delle banche in crisi
Berlusconi: "In Italia non sarà necessario. La nostra posizione è ottimale"

Barroso e Sarkozy nella conferenza stampa a conclusione dell'Eurogruppo
PARIGI - I quindici Paesi della zona euro garantiranno i prestiti interbancari e la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà. E' quanto deciso oggi a Parigi dal vertice straordinario dell'Eurogruppo. L'accordo è flessibile, nel senso che ogni Paese deciderà in concreto come porre in atto queste garanzie. In particolare verranno varate misure straordinarie contemporaneamente dai Consigli dei Ministri di Italia, Francia, Austria e Germania.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha espresso l'auspicio che misure analoghe vengano adottate da tutti i Paesi dell'Unione Europea: domani ne parleranno in Lussemburgo i ministri degli Esteri dell'Ue, in vista del vertice fissato per mercoledì e giovedì a Bruxelles. L'Unione Europea chiederà inoltre agli Stati Uniti di organizzare un vertice internazionale per definire una riforma complessiva del sistema finanziario globale.

Tra le misure approvate, ha spiegato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, c'è la sospensione del 'mark to market': "Con le decisioni prese oggi si sospende la regola del mark to market secondo cui le aziende dovevano abbattere il valore patrimoniale in bilancio e possono rimanere sui valori precedentemente dichiarati".

Misure flessibili. Nel pomeriggio era circolata tra i giornalisti che hanno seguito il vertice di Parigi una dettagliata bozza in sei punti dell'accordo finale. Tuttavia questa bozza, della quale il governo francese ha poi negato la paternità, sembra essere stata accantonata alla fine per un accordo più flessibile, che stabilisce i principi di fondo e lascia a ciascun governo il compito di stabilirne le concrete applicazioni. "Gli Stati membri devono agire in un quadro comune, coordinando le loro azioni. - ha detto nella conferenza stampa finale il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso - Crediamo che sia molto importante assicurare questa coerenza, anche con i Paesi membri che non fanno parte della zona euro, come il Regno Unito, per restaurare la fiducia nei mercati".

Le garanzie. "I governi daranno garanzie pubbliche per il rifinanziamento del sistema bancario", ha confermato Nicolas Sarkozy al termine del vertice di Parigi. Il rifinanziamento delle banche sarà "limitato" alla fine del 2009 e "alle condizione di mercato", ha aggiunto Sarkozy specificando che "ogni Paese membri "potrà rafforzare il capitale delle proprie banche". "Bisogna ridare liquidità alle banche, perché diano finanziamenti a medio termine, soprattutto alle famiglie e alle piccole imprese: per questo stiamo varando questo piano, che tutti i paesi applicheranno, anche se con flessibilità", ha sottolineato Sarkozy.

Accordo non trovato sulle cifre. Il presidente francese ha ammesso che gli 'Euroquindici' si sono divisi sulle cifre del piano europeo anticrisi, riferendo che alla fine saranno annunciate singolarmente domani dai governi nazionali. "Abbiamo discusso tra di noi per annunciare delle cifre, in modo da dare credibilità al piano", ha detto Sarkozy, spiegando che alla fine ci si è limitati a fissare dei principi che saranno messi in pratica domani dai governi nazionali, in maniera concertata. "Il tempo delle cifre è domani", ha aggiunto il capo dell'Eliseo.

Nessun regalo alle banche. "Non faremo regali alle banche - ha sottolineato Sarkozy - Gli stati faranno pagare gli interventi al loro giusto prezzo. I management che falliscono saranno messi da parte, non dovranno avvantaggiarsi da questo piano".

Berlusconi: "Da noi nessuna ricapitalizzazione". Il premier Berlusconi ha spiegato che in Italia non ci saranno ricapitalizzazioni: "Riteniamo che dopo Unicredit non appaia oggi la necessità di ulteriori ricapitalizzazioni". Il presidente del Consiglio si è mostrato ottimista sulla situazione italiana: "La nostra posizione è ottimale, molto meglio degli altri Paesi".

"Il piano ridarà fiducia ai mercati". Berlusconi si è detto fiducioso sulla reazione del mercato al piano dell'Eurogruppo: "Immagino che i mercati possano prendere atto e che i provvedimenti decisi oggi possano ridare fiducia agli investitori". Analogo auspicio è stato espresso dal premier inglese Gordon Brown, che non ha partecipato al vertice, non facendo parte dell'Eurogruppo, ma ha incontrato poco prima il presidente Sarkozy: "In pochi giorni tornerà la fiducia nel sistema bancario", ha detto, lasciando l'Eliseo.
(12 ottobre 2008)

 

Borse europee tutte su
Reazione positive al piano Ue

In deciso rialzo i mercati del Vecchio continente, anche Piazza Affari è col segno più. Rimbalzano anche le Borse asiatiche (Tokyo è chiusa). Ieri le misure anticrisi prese dai leader europei a Parigi

09:28 Rimbalza tutta l'Europa

L'indice paneuropeo Dj Stoxx 600 è in rialzo di circa 6 punti percentuali, mentre Londra avanza del 5,46% e Francoforte del 5,3 per cento. La migliore è Milano (+6,4%) al fianco di Stoccolma (+6,9%).

09:25 Piazza Affari ancora più su

Piazza Affari allunga il passo in scia all'ingresso agli scambi dei titoli rimasti sospesi al rialzo in fase d'apertura. Il rimbalzo dello S&P/Mib (+6%) e del Mibtel (+5,7%) segue l'accordo raggiunto dai leader dell'Unione europea al piano anticrisi. UniCredit segna ora un rialzo dell'8,3% e Fiat del 6,46 per cento.

09:15 Raffica di sospensioni al rialzo, stop anche a Unicredit

Raffica di sospensioni al rialzo in fase di avvio di contrattazioni in Piazza Affari con UniCredit che è stata immediatamente congelata segnando un balzo del 7,76 per cento. Ferme anche Mondadori, Fastweb, Bpm, Banco Popolare, Mediolanum e Seat Pagine Gialle. Tra le altre sospese ci sono poi Autogrill, Eni, Enel, Fiat, Atlantia e Buzzi Unicem.

09:14 A Milano rimbalzano i bancari

Apre come previsto con il segno positivo la Borsa: i primi indici hanno segnato un recupero (+2,71% il Mibtel, che poi ha ridimensionato il progresso nei minuti successivi e sale del 2,26% alle 9,10) per effetto di acquisti prevalenti su tutti i principali titoli quotati, a partire da bancari (Unicredit +9,48%) ed energetici (Eni +10,89%). Il mercato reagisce dunque positivamente ai provvedimenti annunciati dai governi europei per far fronte alla bufera finanziaria che la scorsa settimana ha fatto perdere oltre il 20% ai listini.

09:08 Piazza Affari apre a +2,71%

Comincia bene anche la giornata di Piazza Affari: il Mibtel in apertura registra un + 2,71%.

09:05 Aprono in rialzo le Borse europee

Aprono in rialzo le Borse europee: Zurigo +6,70%, Francoforte +2,14%, Parigi +3,72%

09:03 L'euro rimbalza: a 1,36 sul dollaro

L'euro rimbalza nei confronti delle principali divise all'apertura dei mercati valutari, beneficiando dell'accordo Ue sul piano di intervento a sostegno dei mercati. La moneta unica passa di mano a 1,3638 dollari (1,3473 venerdì), 137,16 yen (134,15), 1,5463 franchi svizzeri (1,5136) e 0,7947 sterline (0,7906). Dollaro a 100,56 yen (99,63), 1,1338 franchi (1,1249) e 1,7155 per un pound (1,7039).

08:45 Gb, maxi ricapitalizzazione delle banche

Il governo britannico interviene per ricapitalizzare le banche Rbs, Hbos e Lloyds Tbs per un totale di 37 miliardi di sterline

08:19 Future positivi per le Borse europee

Si annuncia decisamente positiva la giornata delle Borse europee. I future di Parigi e Francoforte parlano di una crescita prevedibile di 6/7 punti percentuali

08:18 In crescita le Borse asiatiche

Guadagnano quasi tutte le Borse asiatiche e dellì'Oceania ormai vicine alla chiusura. Bangkok fa + 3,81, Bombay +3,61, Hong Kong +3,24%, Sydney +5,14% e Seul +4,18

08:14 Barclays: aumento di capitale di 6,5 miliardi

Londra la Barclays Bank annuncia un aumento di capitale di 6,5 miliardi senza ricorrere all'intervento pubblico

06:57 Berlusconi è arrivato a Washington

Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi è arrivato domenica notte a Washington per la sua visita alla Casa Bianca di lunedì in coincidenza con il Columbus Day. L'aereo del presidente del consiglio è giunto alla base militare di Andrews, poco dopo la mezzanotte locale, proveniente da Parigi.

06:56 Il petrolio torna sopra gli 80 dollari al barile

Il petrolio torna sopra gli 80 dollari al barile. Nei mercati asiatici il prezzo del greggio dopo il ribasso di venerdì a New York ha fatto segnare un rialzo di 2,76 dollari rispetto a venerdì sera quando aveva fatto registrare un calo di 8,89 dollari a barile portando il prezzo a 77,70 dollari, il prezzo più basso dal 10 settembre dello scorso anno.

04:28 Hong Kong apre con un +2,4%

La Borsa di Hong Kong ha aperto in rialzo del 2,4 per cento la seduta di oggi, confermando la tendenza al recupero emersa sulle altre piazze asiatiche.

03:51 Anche Singapore apre in positivo

La Borsa di Singapore ha aperto in crescita dell' 1,75 per cento, in quella che appare una reazione positiva alle iniziative prese dalle autorità internazionali nel fine settimana. L'indice Strait Times ha guadagnato 34 punti, arrivando a 1.982,33 punti.

03:42 Fed: ok a Wells Fargo per l'acquisto di Wachovia

La Federal Reserve ha dato il via libera all'acquisizione della quarta banca statunitense, Wachovia, da parte della sua concorrente Wells Fargo

06:40 In crescita anche i futures di New York

I futuers sulla Borsa di New York sembrano reagire positivamente al piano Ue. Le previsioni sul mercato newyorkese vedono aumenti tra il 3 e il 4 per cento sulla seduta che partirà oggi pomeriggio (ora italiana)

02:34 In rialzo anche la Borsa coreana

La Borsa di Seul ha aperto in rialzo del 2,5%, sullo slancio delle misure prese durante il week-end dai dirigenti e dalle banche centrali del mondo per fronteggiare la crisi finanziaria globale.
L'indice Kospi apre in rialzo di 31,48 punti, a 1.272,95
punti.

02:33 L'Australia apre in positivo

La Borsa Australiana è la prima a dare segnali positivi dopo il piano europeo contro la crisi finanziaria. Intorno alle 10 (ora locale) l'indice S&p/Asx 200 fa segbnare un più 5,2%. E' il maggior guadagno dall'ottobre del 2007.

01:30 Soros: "Positivo il piano europeo"

"I passi intrapresi in Europa sono molti positivi. Funzioneranno ma ci vorrà un pò di tempo a causa delle differenze che ci sono fra paesi e paesi". Lo ha detto il miliardario George Soros, sottolineando di "non aver mai visto una crisi del genere in vita mia e non ne rivedrò un'altra". Nel corso dei lavori del Fondo Monetario Internazionale, Soros ha spiegato di non poter predire quale sarà la reazione dei mercati al piano europeo e al comunciato del G7. "Non lo so predire perchè c'è panico e quando c'è panico non si sa quale può essere la reazione. Comunque, quello che è certo è che la gente cercava leadership e l'ha trovata".

 

Retroscena: così i leader europei sono arrivati alla decisione finale
Oggi i 15 governi approvano il piano. "Via i manager che hanno fallito"

La telefonata di Sarkozy a Barroso
"Dobbiamo fare qualcosa, e subito"

dal nostro inviato ANDREA BONANNI

 

Trichet e Barroso durante la conferenza stampa di ieri


PARIGI - La settimana di fuoco dell'Europa, che si concluderà con il vertice di mercoledì prossimo a Bruxelles, è cominciata mercoledì scorso in tarda mattinata, poche ore dopo che il governo inglese aveva varato il suo piano per garantire la liquidità delle banche e mentre le Borse europee continuavano a sfarinarsi. È stato allora che Nicolas Sarkozy, dopo un breve consulto con i suoi consiglieri, ha telefonato nell'ufficio del presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, al dodicesimo piano del palazzo Berlaymont.
La voce del presidente di turno dell'Ue era concitata come al solito: "dobbiamo fare qualcosa tutti insieme. La riunione del G4 sabato a Parigi e quella dell'Ecofin ieri a Lussemburgo non sono bastate a calmare i mercati. Il prossimo vertice europeo, tra una settimana, è troppo lontano. Dobbiamo mandare un messaggio di unità e dobbiamo farlo subito".
Barroso, che per cultura e per carattere è uomo certamente più prudente del presidente francese, ci rifletté su un attimo. "Il G4 e l'Ecofin non hanno funzionato perché, agli occhi degli osservatori, gli elementi di divergenza interna hanno prevalso su quelli di unità - spiegò al telefono - Non possiamo permetterci un nuovo summit in cui si dia l'impressione che ciascuno va per conto proprio. Sarebbe controproducente e darebbe un colpo mortale alla nostra credibilità".

Dopo un po' di discussione, il presidente di turno del Consiglio europeo e il presidente della Commissione convennero che la formula da adottare avrebbe dovuto essere quella dell'Eurogruppo: un vertice dei capi di governo dei Paesi dell'euro che non è mai stato convocato da quando esiste la moneta unica.
A quel punto Sarkozy telefonò al primo ministro lussemburghese Jean Claude Juncker, presidente dell'Eurogruppo, tirandolo giù dal letto nel suo albergo a Washington, dove era appena arrivato per partecipare ai lavori del G8. "Jean Claude, voglio riunire i capi di governo dell'Eurogruppo all'Eliseo, il più presto possibile. Dobbiamo adottare un piano europeo per favorire la ricapitalizzazione delle banche sul modello di quello britannico".

Juncker, che è un vecchio e disincantato navigatore delle tempeste europee, nonostante il sonno e il jet-lag gli rispose con una sola battuta: "Ottima idea, Nicolas. Ma sei sicuro di riuscire a portare tutti ad un accordo?". Dopo un attimo di silenzio, dal palazzo dell'Eliseo a cinquemila chilometri di distanza, arrivò una risposta altrettanto concisa.

"No. Ma sono sicuro che, se non convochiamo i capi di governo, un accordo non lo troveremo di certo". Juncker concluse con un'altra battuta, che ha ricordato ieri in conferenza stampa al termine del vertice convocato in tre giorni: "Nicolas, ti prendi un grosso rischio. Ma capisco che se non lo facessi il rischio che prenderemmo tutti sarebbe ancora più grosso".

I mercati diranno oggi se la scommessa di Sarkozy ha qualche possibilità di funzionare. Ma è probabile che, senza i tracolli a catena delle borse europee di giovedì e venerdì, la tanto ricercata unità degli europei sarebbe ancora una volta venuta meno. Invece la prospettiva di una catastrofe finanziaria, i segnali di allarme rosso che sono venuti dalla riunione dei ministri economici del G8 a Washington e, in via più riservata, dalla stessa Banca Centrale europea di Francoforte, hanno convinto anche la cancelliera tedesca Angela Merkel che neppure la Germania sarebbe riuscita a superare da sola la tempesta.

E così ieri i capi di governo, riuniti per poche ore all'Eliseo, hanno dato per una volta una autentica dimostrazione di unità. Anche così, però, la bozza della dichiarazione congiunta che era stata buttata giù in una prima versione già dai ministri finanziari durante la riunione del G8, ha conosciuto sei successive redazioni. A dimostrazione che la ricerca del consenso non è stata poi così semplice.

Gli ultimi dubbi sono stati risolti ieri proprio durante la riunione dei capi di governo. La Banca Centrale ha chiesto e ottenuto che venisse tolto dal testo un paragrafo che le imponeva, sulla falsariga di quanto già fa la FED americana, di rilevare direttamente i debiti a breve termine di "società finanziarie e non finanziarie". "Questo - ha spiegato il presidente della Bce Jean Claude Trichet - è un compito precipuo delle banche commerciali. Sono loro che devono fare credito alle imprese. Noi possiamo semmai garantire la loro esposizione": Alla fine, il paragrafo è stato modificato fino a renderlo insignificante.
Un altro problema, sollevato con forza dai belgi, è stato quello del varo immediato del "regolatore unico", un comitato che dovrebbe farsi carico di seguire l'armonizzazione delle norme prudenziali e della riforma dei bilanci. Alla fine però ha prevalso l'idea di Sarkozy che una simile decisione, che interessa tutti gli europei, non avrebbe potuto essere annunciata da un vertice dell'Eurogruppo. La questione sarà dunque discussa al prossimo vertice Ue, mercoledì.

Infine ieri i capi di governo si sono a lungo interrogati se comunicare o meno l'importo complessivo del loro piano di garanzia ai mercati finanziari. Per quanto difficile da calcolare, la comunicazione di una cifra che risulterà comunque molto imponente, avrebbe indubbiamente rafforzato il messaggio rassicurante che si vuole indirizzare all'opinione pubblica. Ma contro questa ipotesi hanno prevalso, per molti premier, considerazioni di correttezza istituzionale: poiché i piani di garanzia e di intervento rimangono nazionali, non se ne può quantificare l'importo senza aver consultato prima i rispettivi governi e parlamenti.

Oggi nel pomeriggio, alla stessa ora, Francia, Germania e Italia renderanno noti i rispettivi piani e, si spera, gli importi accantonati per finanziarli. Il "governo europeo dell'economia" comincia, molto modestamente, con un coordinamento degli orologi.
(13 ottobre 2008)

 

Accordo per piano anticrisi Ue. Oggi i piani nazionali di Francia, Germania e Italia

dal corrispondente Attilio Geroni

12 ottobre 2008

PARIGI - "Una riunione eccezionale" l'ha definita Nicolas Sarkozy. Due ore e mezza perché i capi di Stato e di Governo dei quindici Paesi che aderiscono alla zona euro si mettessero d'accordo per un'iniziativa immediata - e comune - contro la crisi finanziaria e contro il rischio di una degenerazione sul fronte economico. L'Eurogruppo ha scelto di agire su tre fronti prioritari: la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà; la garanzia pubblica a tutti i prestiti interbancari per sbloccare la liquidità e una revisione delle norme contabili a livello europeo.

Il comunicato in 14 punti illustra gli strumenti dei quali ciascun Paese potrà dotarsi rispettando le specificità nazionali. Sarkozy ha convocato per lunedì mattina un consiglio dei ministri straordinario che sarà seguito nel primo pomeriggio da una ''dichiarazione solenne'' nella quale saranno dettagliati i mezzi finanziari di cui si doterà la Francia per rafforzare il capitale delle banche e per emettere le garanzie. "Nello stesso momento -ha preannunciato Sarkozy- la Germania e l'Italia e altri Paesi faranno lo stesso annuncio". Per Berlino si parla di un piano da 300-400 miliardi di euro, altrettanti dovrebbero essere quelli messi in campo da Parigi: "Non faremo regali -ha puntualizzato il capo di Stato francese- le garanzie saranno remunerate a prezzi di mercato".

La misura più urgente tra quelle concordate dall'Eurogruppo riguarda proprio le garanzie sui prestiti interbancari, essendo il sistema creditizio europeo afflitto non tanto dal rischio d'insolvenza come nel caso delle banche americane, ma dalla completa paralisi della liquidità. Lo schema di garanzie durerà fino alla fine del 2009 e coinvolgerà qualsiasi strumento di rifinanziamento sul mercato interbancario, anche sul medio lungo-termine per titoli di debito, con una scadenza che può andare fino a un massimo di cinque anni. I capi di Stato e di Governo dell'Eurogruppo auspicano inoltre la creazione da parte della Banca centrale europea di un meccanismo per l'emissione di commercial paper destinati alle società finanziarie e a quelle non finanziarie. Quest'ultima misura è simile a quanto già fatto dalla Federal Reserve, anche perché negli Stati Uniti il mercato dei commercial paper come forma di finanziamento per le imprese è più sviluppato rispetto all'Europa.
Le garanzie pubbliche sull'interbancario saranno estese a tutti gli istituti stranieri o filiali di banche straniere presenti sui rispettivi territori nazionali, proprio per evitare quelle distorsioni che si erano venute a creare dopo la decisione dell'Irlanda e l'annuncio del piano Brown per il salvataggio del sistema bancario inglese.

Sul fronte del rafforzamento del capitale, i Governi dell'eurozona si impegnano a fornire le risorse necessarie, sotto forma di azioni privilegiate, per rispettare il coefficiente patrimoniale di base Tier 1. Secondo lo schema, le autorità politiche vigileranno affinché vengano tutelati gli interessi dei contribuenti e degli azionisti in caso di ricapitalizzazione di un istituto in difficoltà e per il quale il management "dovrà subire le dovute conseguenze" dell'intervento di salvataggio.

Il documento suona anche la campana a morto, almeno in Europa, della valutazione degli assets secondo il criterio mark-to-market, che "in mercati illiquidi non è più appropriato" e invita in proposito la Commissione europea a prendere misure immediate per implementare le conclusioni dell'Ecofin del 7 ottobre.

Basteranno queste misure, definite da tutti giuste ed efficaci, a riportare la calma sui mercati? Sui mercati la tempistica è fondamentale e ci si chiede come mai l'Europa non sia riuscita a proporre in occasione del G4 di nove giorni fa, sempre a Parigi, quello che ha proposto domenica nella capitale francese. Nei mercati impazziti, anche una settimana di ritardo potrebbe equivalere ad un'eternità. Se andrà bene, invece, la ''riunione eccezionale'' di Sarkozy potrebbe entrare nel libri di storia.

 

Bozza Eurogruppo: garanzia pubblica sui prestiti interbancari, interventi Bce per le imprese

dal corrispondente Attilio Geroni

12 ottobre 2008

PARIGI - Ecco la cassetta degli attrezzi preannunciata sabato da Angela Merkel e adottata dai 15 Paesi che aderiscono all'eurozona. Secondo una bozza del documento finale, preparata dalla presidenza francese, i 15 si sono messi d'accordo per dotarsi di una strategia comune fondata essenzialmente su due capisaldi: la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà e la garanzia pubblica sui prestiti interbancari. Quest'ultima è la misura più urgente per gli istituto di credito europei, in buona parte afflitti dalla paralisi di liquidità e non tanto dal rischio d'insolvenza come nel caso delle banche americane. Lo schema di garanzie pubbliche durerà fino alla fine del 2009 e coinvolgerà qualsiasi strumento di rifinanziamento sul mercato interbancario, anche sul medio lungo-termine per titoli di debito con una scadenza che può andare fino a un massimo di cinque anni. I capi di Stato e di Governo dell'Eurogruppo auspicano inoltre la creazione da parte della Banca centrale europea di un meccanismo per l'emissione di commercial paper destinati alle società finanziarie e a quelle non finanziarie. Quest'ultima misura è simile a quanto già fatto dalla Federal Reserve, anche perché negli Stati Uniti il mercato dei commercial paper come forma di finanziamento per le imprese è più sviluppato rispetto all'Europa.
Le garanzie pubbliche sull'interbancario saranno estese a tutti gli istituti stranieri o filiali di banche straniere presenti sui rispettivi territori nazionali, proprio per evitare quelle distorsioni che si erano venute a creare dopo la decisione dell'Irlanda e l'annuncio del piano Brown per il salvataggio del sistema bancario inglese.
Sul fronte del rafforzamento del capitale, i Governi dell'eurozona si impegnano a fornire le risorse necessarie, sotto forma di azioni privilegiate, per rispettare il coefficiente patrimoniale di base Tier 1. Secondo lo schema le autorità politiche vigileranno affinché vengano tutelato l'interesse dei contribuenti degli azionisti in caso di ricapitalizzazione di un istituto in difficoltà e per il quale il management ''dovrà subire le dovute consequenze'' dell'intervento di salvataggio. Il documento suona anche la campana a morto, almeno in Europa, della valutazione degli assets secondo il criterio mark-to-market, che ''in mercati illiquidi non è più appropriato'' e invita in proposito la Commissione europea a prendere misure immediate per implementare le conclusioni dell'Ecofin del 7 ottobre.

L'ANALISI. Nel piano Ue non ci saranno stanziamenti anti-crisi

ma una serie di misure per ridare solidità al sistema bancario

L'Eurogruppo segue Gordon Brown

ricetta Paulson non è più l'esempio

Sarà aumentata la vigilanza per poter avere dei "guardiani"

dei mercati in grado di controllare i colossi del credito

di FEDERICO RAMPINI

L'Eurogruppo segue Gordon Brown ricetta Paulson non è più l'esempio

Gordon Brown

L'EUROPA si aggrappa a uno spiraglio di speranza: è un piano inglese per una potente offensiva degli Stati che aggredisca tutti i nodi del collasso finanziario. Il vertice G7 di Washington non è bastato per lanciare un'azione unificata contro la débacle del sistema finanziario mondiale. Ci riprovano oggi a Parigi i ministri economici europei in un vertice pomeridiano animato da un'urgenza febbrile.

Hanno poche ore di tempo prima della riapertura delle Borse, per scongiurare un altro lunedì nero. Il piano di Londra è la base per le decisioni che potrebbero essere approvate stasera. Al primo punto c'è l'estensione della tutela pubblica anti-crac non più soltanto ai conti correnti dei risparmiatori ma anche a tutta l'attività di prestito tra banche.

Gli Stati garantirebbero dall'insolvenza le emissioni di obbligazioni bancarie e altre operazioni a termine, quella linfa vitale che scorre nel settore del credito in tempi normali e che ora si è inaridita: il mercato interbancario. Al secondo posto c'è la ricapitalizzazione delle banche stesse, con massicce iniezioni di fondi statali. E' un'imponente nazionalizzazione o semi-nazionalizzazione, sia pure provvisoria nelle intenzioni; in attesa di una schiarita che consenta di rivendere in futuro quelle quote pubbliche ad azionisti privati. Al terzo posto viene una revisione delle norme contabili. Con questa si vuole arrestare la spirale della sfiducia provocata dal fatto che certi "titoli tossici" in questo momento non hanno più mercato. Nessuno ha idea di cosa possano valere e nell'abisso del pessimismo si tende a valutarli zero. Di conseguenza affondano i bilanci delle banche e di certe assicurazioni. Infine si dovrebbe creare una cellula europea per la vigilanza bancaria. In modo che gli Stati dell'Unione abbiano finalmente dei guardiani dei mercati di dimensioni comparabili ai colossi bancari sovranazionali, formatisi a colpi di acquisizioni straniere.

Da questa bozza di progetto resterebbe fuori invece l'idea del fondo "alla Paulson" sostenuta dall'Italia - e inizialmente anche dai francesi - ma avversata dalla Germania. Contro la proposta di replicare in Europa quel fondo americano (i 700 miliardi di dollari per riacquistare dalle banche montagne di "titoli tossici" legati ai mutui subprime) all'inizio sembrava esserci solo una forma di egoismo tedesco: il timore della Germania di doversi sobbarcare l'onere maggiore, mentre il fondo sarebbe servito a salvare anche le banche altrui. C'erano anche dubbi sulla gestione, visto che l'Europa non ha un ministero del Tesoro federale, e pochi vogliono affidare alla Commissione di Bruxelles o alla Bce poteri così importanti. Ma un colpo di scena ha creato un ostacolo nuovo sulla strada di quel fondo: il piano Paulson è stato abbandonato da Paulson.

In una débacle personale che distrugge la sua credibilità già scarsa, il ministro del Tesoro Usa ha dovuto stravolgere il suo stesso progetto, già bocciato dai mercati. Dopo averlo imposto al Congresso con un ricatto - come l'ultima speranza contro un crac generalizzato dell'economia americana - tra venerdì sera e sabato al G-7 Paulson ha fatto un voltafaccia clamoroso. Si è reso conto che l'operazione di acquisto dei titoli tossici richiederà troppo tempo e sarà tecnicamente complessa. Nell'immediato il fondo da 700 miliardi verrà usato per ricapitalizzare le banche, con nazionalizzazioni parziali o totali come quelle che hanno salvato dalla bancarotta Fannie Mae, Freddie Mac e il gigante assicurativo Aig. Anche in America lo Stato acquisterà nuove quote nel controllo azionario delle banche. Washington si adegua al modello inglese? In realtà Paulson "riscopre" una clausola del suo piano che gli fu imposta dal Congresso a maggioranza democratica: furono i parlamentari ad aggiungere un emendamento che permette di usare i 700 miliardi per acquisti di azioni nelle banche in crisi.

La ricetta inglese che raccoglie forti consensi, è però densa di incognite. Parlare di un'azione comune dell'Europa è ancora prematuro. La filosofia dominante resta quella che ciascun paese applicherà il piano al proprio contesto tenendo conto delle differenze nazionali. L'autonomia dei singoli governi può tradursi in differenze cruciali, gravide di effetti sui mercati dei capitali. Quanto ampio e costoso sarà l'ombrello di garanzia statale sui prestiti tra banche e sulle obbligazioni? La Gran Bretagna ha stanziato 250 miliardi di sterline, in Germania circolano stime di 400 miliardi di euro e si parla di estendere la protezione ai fondi comuni monetari. Altri paesi meno generosi potrebbero essere destabilizzati da fughe di capitali verso le nazioni con le banche più protette. Si rischiano nuovi episodi di concorrenza tra Stati come quando l'Irlanda varò per prima l'assicurazione illimitata sui depositi, attirando folle di risparmiatori inglesi. Sarà necessaria una vera armonia nell'applicazione del piano per impedire tensioni pericolose.

Anche la ricapitalizzazione delle banche si presta ad abusi. Vanno aiutate tutte? Solo le più grandi? O quelle meglio gestite? Se lo Stato elargisce aumenti di capitali a occhi chiusi avremo salvataggi indiscriminati. La crisi di mercato non svolgerà l'unica funzione positiva che ha: operare una selezione tra banche più solide e banche meno sane. La revisione delle regole contabili rischia di essere un altro regalo ai banchieri, che ne approfitteranno per occultare lo stato reale dei loro bilanci.

"Essere trasparenti paga" ha detto ieri il governatore Draghi a Washington, ma i nuovi criteri di contabilità possono spingere nella direzione opposta. La nuova cellula di vigilanza europea sarebbe altrettanto impotente delle authority attuali, se non viene decisa una grande riforma delle regole del settore bancario, che colpisca anche la "finanza ombra" dei derivati. E' importante che l'emergenza non spinga a salvataggi indiscriminati, che oltre ai costi enormi sui contribuenti alimenterebbero future bolle speculative, giustificate dalla certezza che i banchieri la fanno sempre franca.

Infine cresce la possibilità che i salvataggi statali vengano richiesti ben oltre il settore bancario. Le nuove convulsioni di crisi nell'industria automobilistica americana, per esempio, ricordano di colpo ai governi che esiste un'economia reale anch'essa in sofferenza, e quest'ultima potrebbe ben presto presentare un conto pesante in termini di occupazione. La focalizzazione sui problemi del credito allora apparirà troppo limitata. Dal piano europeo ci si aspettano risposte anche sulla strategia anti-recessione.

(12 ottobre 2008)

 

Contro la crisi scatta il piano Ue

Fmi: "Vicini al collasso globale"

A Parigi si riunisce nel pomeriggio l'Eurogruppo che darà il via libera a misure straordinarie per stabilizzare i mercati. Barroso: "Serve coordinamento senza precedenti". Allarme del Fondo monetario internazionale che appoggia il documento varato dal G7

 

15:41 Sarkozy: "Serve piano ambizioso e coordinato"

L'Unione Europea ha bisogno di un piano "Ambizioso e coordinato che porti a delle soluzioni". Lo ha detto il capo di stato francese e regista di turno dell'Ue, Nicolas Sarkozy, accogliendo il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, prima dell'inizio del vertice dell'Eurogruppo all'Eliseo.

15:12 Barroso: "Serve coordinamento senza precedenti"

L'Unione europea ha bisogno di "un livello di coordinamento senza precedenti per affrontare questa crisi senza precedenti". ' quanto afferma, in un comunicato, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso in vista della riunione straordinaria dell'eurogruppo a Parigi

14:48 Portogallo varia piano da 20 miliardi

Il ministero delle Finanze portoghese ha annunciato un piano da 20 miliardi di euro per andare in soccorso alle banche

14:23 Franceschini: "Il governo è inerte"

Il vice segretario del Pd, Dario Franceschini: il governo è "inerte" sull'impatto che la crisi finanziaria sta per avere sull'economia reale, cosa che invece richiederebbe subito delle misure "per prevenire i danni"

12:55 Parigi valuta piano di garanzie interbancarie

Il consiglio dei ministri straordinario, convocato per domani all'Eliseo, prenderà in esame un dispositivo di "garanzie interbancarie". Lo hanno reso noto fonti del governo francese. La presentazione di un documento collettivo sul bilancio "non è esclusa", ha inoltre riferito la fonte

12:39 Emirati Arabi garantiscono i depositi bancari

Il governo degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato la decisione di garantire i depositi bancari. Quella degli Emirati è la prima monarchia petrolifera del Golfo che prende una simile decisione, dall'inizio della crisi dei mercati internazionali

11:35 Merkel: "Solo lo Stato può ridare fiducia"

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha detto di ritenere che solo l'azione dello Stato può ripristinare "la necessaria fiducia" sui mercati finanziari. "E' per questo che è importante che ciascun paese non agisca da solo, ma che noi ci muoviamo in maniera coordinata in Europa e a livello internazionale", ha detto la Merkel al domenicale Bild am Sonntag

09:01 Australia garantirà tutti i depositi bancari

Il governo australiano garantirà tutti i depositi bancari su tre anni: lo ha annunciato oggi il primo ministro laburista, Kevin Rudd. "Il governo australiano garantirà tutti i depositi su tre anni, indipendentemente dalle loro dimensioni, in qualunque istituto bancario", ha spiegato il capo dei governo a Canberra

08:02 Brown: "Riunione eurogruppo è momento della verità"

Per il premier britannico Gordon Brown, il vertice dell'Eurogruppo di oggi a Parigi costituisce "un momento di verità" di fronte alla devastante crisi economica e finanziaria che attanaglia i mercati.

"Per l'Europa la posta in gioco non potrebbe essere più elevata", afferma in un articolo sul Sunday Mirror

 

 

Domani mattina

decidono le Borse

di EUGENIO SCALFARI

Si aspetta con il fiato in gola la campanella d'avvio delle Borse europee di domani mattina. Dopo il G7 di ieri e il vertice europeo di oggi saranno infatti domani i mercati a giudicare l'efficienza delle decisioni raggiunte dai cosiddetti Grandi. Anche questa qualifica è in discussione: se i mercati non avranno recuperato la fiducia nonostante le decisioni di Washington e di Parigi vorrà dire che i Grandi sono ormai considerati come maschere del teatro dei pupi, prive di credibilità e di forza. Speriamo che non sia così perché l'alternativa sarebbe una catastrofe planetaria.

Le conclusioni dei due incontri di Washington e di Parigi si possono così sintetizzare (per quel tanto che finora se ne sa perché quello di Parigi è in corso mentre leggete queste righe):

1. Uno scudo generale di protezione dei depositi bancari garantito dai governi dei paesi del G7 e della Ue.

2. Un secondo scudo che fa capo anch'esso ai governi, che garantisce la solvibilità delle banche e la loro forza patrimoniale. Qualora venissero meno queste condizioni i governi interverrebbero a ripristinarle turando ogni falla che dovesse manifestarsi.

3. Le garanzie fin qui elencate si estendono anche ai prestiti interbancari che rappresentano il punto più sensibile del sistema. Le banche, da quasi un mese, non si prestano più soldi reciprocamente nonostante le continue iniezioni di liquidità effettuate dalle Banche centrali. Si è creato un gigantesco ingorgo che genera conseguenze di estrema pericolosità.

4. In Usa il piano Paulson prevede anche un intervento (i famosi 700 miliardi di dollari) per l'acquisto da parte del Tesoro dei titoli-spazzatura ancora in corpo alle banche.

Questa legge, approvata dal Congresso con molte modifiche e dopo dieci giorni di discussioni, non potrà però entrare in azione prima di un mese perché la sua messa in opera è tecnicamente complessa. Perciò il suo effetto sul mercato è stato finora nullo. Tuttavia il Tesoro americano la considera uno strumento aggiuntivo da mettere comunque in opera appena possibile.

Qualche commento sul complesso delle difese finalmente concordate dai Grandi dell'Occidente si può fare anche se sarà l'appuntamento di domani la prova decisiva.

Anzitutto sulle dimensioni di questo piano: sono immense e illimitate. Non sono state fatte cifre perché non si potevano fare. Nessuno è in grado di conoscere l'ammontare dei titoli-spazzatura in corpo alle banche di tutto il mondo e nessuno può valutare le altre fonti di indebitamento che in una emergenza così acuta possono cumularsi l'una con l'altra a cominciare dalle carte di credito, dalle sofferenze più rischiose, dalle cambiali di carta straccia, dai collocamenti e dalle cartolarizzazioni di più dubbia solvibilità, dalle ipoteche non eseguibili. Il Fondo monetario internazionale azzardò poco tempo fa la cifra di 1.400 miliardi di dollari come ammontare complessivo, ma era una valutazione limitata ai titoli spazzatura connessi ai "subprime" immobiliari.

Qui è invece in discussione la fiducia dei depositanti e dei risparmiatori di due continenti. Perciò non è questione di cifre. Se sulla base degli impegni presi dai governi la fiducia tornerà sui mercati i governi stessi non dovranno sborsare nemmeno un soldo o pochissimi spiccioli come mastice per otturare qualche fessura locale e marginale.

Ma se la fiducia non tornerà non c'è diga costruita dai governi più forti del pianeta che possa resistere all'impatto dell'ondata dei mercati. Questo per dire che è la credibilità dei governi a decidere una partita che si gioca tutta sulla parola più che sui capitali disponibili.

Quanto a credibilità, Bush ne ha ben poca e il suo ministro del Tesoro meno ancora di lui. Per di più tra venticinque giorni da oggi sarà stato eletto un nuovo presidente degli Stati Uniti e tutto il personale politico cambierà. Per conseguenza gli impegni presi oggi dal governo americano saranno attuati da altre persone.

Tuttavia gli Stati Uniti d'America sono una potenza planetaria che si sostiene con il suo stesso peso. Le consultazioni tra lo staff attualmente in carica e i due candidati alla presidenza sono continue e così pure i piani di lavoro elaborati dai rispettivi collaboratori.

I mercati conoscono queste situazioni e le terranno nel debito conto anche se la coincidenza tra la crisi in corso e l'avvicendamento presidenziale non è certo tra le più felici.

* * *

La credibilità del nostro governo, malgrado gli sforzi di Tremonti e la presenza di Draghi alla guida della Banca d'Italia, non è certo un "asset" molto spendibile. Purtroppo è bassa dovunque, in Europa come in America e non bastano certo gli inviti estivi e i rapporti personali di Berlusconi con Bush e con Putin a ravvivarla.

In mezzo al fragore della tempesta che sta sconvolgendo il mondo fa una certa impressione osservare gli alterni comportamenti del nostro capo di governo. In una società dove lo spettacolo di massa ha ormai occupato interamente lo spazio pubblico Silvio Berlusconi grandeggia, l'aspetto ludico è quello che meglio gli si confà e dove dà il meglio di sé e in queste giornate lo applica al dramma delle Borse in picchiata continua. Venerdì scorso ha toccato culmini difficilmente raggiungibili. Ha suggerito quali titoli sarebbe più opportuno comprare, l'Eni e l'Enel. Tre giorni prima, aveva perfino citato Mediaset in conferenza stampa. Poi ha aggiunto che forse a partire da domani le Borse saranno chiuse fino a quando i Grandi avranno concordato nuove regole. Infine, essendo stato immediatamente smentito perfino dalla Casa Bianca, ha smentito se stesso come d'abitudine.

Un uomo così verrebbe interdetto dai suoi familiari. A maggior ragione se è il capo dell'Esecutivo dovrebbe esser sottoposto a "impeachment". Ma poiché piace al pubblico del Bagaglino lui continua e i "media" compiacenti applaudono le sue esibizioni.

Nel frattempo, forse per allentare la tensione, si fa strada la tesi della "distruzione creatrice" di schumpeteriana memoria. Secondo questa scuola di pensiero non tutto il male viene per nuocere: il cataclisma finanziario di queste settimane altro non sarebbe che il normale succedersi dei cicli economici che costituiscono l'ossatura del capitalismo. L'economia un po' va su e un po' va giù e quando va giù serve a ripulire il terreno dalle vecchie impalcature e a preparare nuovi e ancor più promettenti scenari.

Forse sarà così, ma dubito molto che i milioni di persone la cui esistenza viene distrutta si consolino al pensiero che in futuro quell'operazione sarà creatrice di lontane felicità.

* * *

Due giorni prima dei vertici internazionali di sabato e di oggi il nostro governo ha varato un decreto a somiglianza di quanto contemporaneamente facevano i governi inglese, tedesco, francese, spagnolo per erigere lo scudo di garanzia dei depositanti e le misure per rafforzare il capitale delle banche che ne avessero avuto bisogno. Si tratta appunto di quegli stessi provvedimenti che i vertici internazionali hanno infine coordinato, ma ciascun governo li ha modellati con varianti non marginali.

Per quanto riguarda il rapporto con le banche il nostro governo ha scelto di fatto la nazionalizzazione temporanea degli istituti in difficoltà. Bisognava però definire un indicatore oggettivo per limitare la discrezionalità attribuita al ministro del Tesoro.

L'indicatore scelto dal governo è il patrimonio delle banche. Se è sceso al di sotto di una certa soglia e la banca non è in grado di fare ricorso ai propri azionisti, può chiedere l'intervento del Tesoro; il Tesoro dal canto suo può anche intervenire d'ufficio se la Banca d'Italia ravvisa uno stato di sofferenza grave in un istituto di credito e la necessità d'un intervento pubblico.

A quanto ammonta il fabbisogno di questo decreto e quindi la sua copertura? Nessuno può saperlo perché nessuno sa quali sono le banche in pericolo e per quale ammontare. Quelle sotto alla soglia patrimoniale stabilita dalla Banca d'Italia sono poche e i loro azionisti sono abbastanza forti per mettersi in regola, ma si tratta di una speranza e non di una certezza.

In queste condizioni era impossibile cifrare la copertura e d'altra parte il Tesoro non ha risorse da mobilitare, perciò Tremonti ha scelto la sola strada possibile: la copertura si avrà spostando le risorse dei capitoli di bilancio o con emissione di titoli pubblici senza limitazione.

Spostare i capitoli di bilancio senza limite di cifra significa di fatto riscrivere la legge Finanziaria e la legge di Bilancio che andranno in discussione in Parlamento tra venti giorni ma che, nella sostanza, sono già state approvate con validità triennale fin dal luglio scorso. Si può fare un'operazione del genere senza coinvolgere il Parlamento? Senza che esista neppure la parvenza d'un coinvolgimento dell'opposizione?

Poi c'è il problema dei manager "colpevoli". Il governo aveva surrettiziamente cercato di graziarne alcuni infilando un emendamento nella legge sull'Alitalia. Se n'è accorta la giornalista Gabanelli di Report e le ha dato voce Repubblica di giovedì scorso. Scoperto l'inganno nessuno del governo ne ha rivendicato la paternità, Tremonti meritoriamente ha posto l'aut aut: o cancellare l'emendamento o le sue dimissioni. Così è avvenuto e l'emendamento è stato cancellato. Quindi i manager colpevoli saranno perseguiti. Ma da chi e per quali colpe?

L'emendamento ora soppresso erigeva uno scudo legislativo contro la magistratura che perseguiva reati attribuiti a Tanzi, Cragnotti, Geronzi. Il decreto Tremonti punta invece ad un altro tipo di colpevolezza che non comporta necessariamente un reato ma piuttosto una politica aziendale poco efficace o sbagliata. Il Tesoro insieme alla Banca d'Italia avranno il potere di stabilire a propria discrezione se quella politica era sbagliata e se i responsabili dovranno esser cacciati. Ciò significa usare una situazione di emergenza per fare piazza pulita dei manager sgraditi al potere. Non mi pare un criterio accettabile. Si prende un possibile dissesto aziendale come occasione per metter le mani sul credito bancario.

Ma c'è una ciliegina in più su questa torta di assai dubbia fattura ed è la presenza di Mediobanca nella cosiddetta "unità di crisi" composta dal Tesoro, dall'Abi, dalla Confindustria e per l'appunto da Mediobanca di Geronzi. Mediobanca sarebbe dunque uno dei soggetti che elabora la politica bancaria del governo, come se quell'istituto fosse un'autorità neutrale e di garanzia. Scorrete l'elenco degli azionisti di Mediobanca e scorrete anche la biografia professionale e giudiziaria del suo presidente e vedrete che non è così. Tutto ciò è molto preoccupante.

* * *

Al di là di questa matassa di problemi resta il fatto che la crisi non accenna a spegnersi e la ragione è molto chiara: si chiama recessione, si chiama caduta della domanda nel mondo occidentale e qui in Italia, si chiama insolvenza dei consumatori. La gente non ha soldi, le imprese hanno i magazzini pieni di prodotti invenduti, la Cassa integrazione ospita sempre maggiori unità disoccupate, i grandi magazzini vendono di meno per la prima volta da quando esistono, le spese "opzionali" vengono tagliate per poter soddisfare i bisogni primari, la dieta delle famiglie si impoverisce.

L'altro giorno il presidente del Consiglio ha detto: "Adesso diminuiremo le tasse". Doveva pensarci quando poteva ancora farlo, nel giugno scorso al momento in cui il suo governo fu insediato. Invece abolì l'Ici sulla prima casa e sulle case ex rurali e detassò gli straordinari. L'Ici però ha lasciato a secco i Comuni e il governo ha dovuto indennizzarli per l'ammontare integrale che gli aveva sottratto altrimenti il federalismo non avrebbe mosso neppure il primo passo. Perciò tutto si è risolto in una partita di giro puramente mediatica. Quanto alla detassazione degli straordinari le imprese non ne fanno più perché non c'è domanda. Non domanda, non produzione, non detassazione. Questo balletto mediatico non è più sostenibile. Adesso occorre la detassazione sul serio e non soltanto per ragioni di equità sociale ma per frenare il bulldozer della recessione.

Ci troviamo in brutte acque: dobbiamo detassare ma l'erario è a secco; tagliare la spesa senza colpire l'occupazione, fare i contratti di lavoro aumentando le retribuzioni ma con riguardo alle imprese e alla produttività. Questo governo del fare finora ha fatto assai poco: molti annunci, poche cose buone e molte sballate, dall'Alitalia ai grembiulini della Gelmini.

Adesso bisogna fare uscire il paese dalla tempesta e non sarà certo un gioco.

(12 ottobre 2008)

 

 

 

 

2008-10-11

A Washington i Sette Grandi stilano una lista di cinque punti chiave

per stabilizzare i mercati finanziari e ristabilire il flusso del credito

G7, piano d'azione contro la crisi

"Misure urgenti ed eccezionali"

Tremonti: "Accolte le richieste nostre e di altri

per una versione più coerente con la situazione presente"

G7, piano d'azione contro la crisi "Misure urgenti ed eccezionali"

I membri del G7 a Washington

WASHINGTON - Un "piano d'azione" in cinque punti per affrontare il terremoto finanziario in atto a livello globale. Questa la decisione assunta dal G7, che nel comunicato ufficiale diffuso al termine del vertice di Washington sottolinea come "l'attuale situazione richiede un'azione urgente ed eccezionale" e si impegna "a continuare a lavorare insieme per stabilizzare i mercati finanziari e ristabilire il flusso del credito" e "sostenere la crescita economica globale". Accolte le richieste italiane e di altri, commenta il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, per una versione "più coerente con la situazione presente". Un comunicato finale, quello dei Sette Grandi, che il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, definisce "eccellente", perché il suo principale obiettivo è di

"rassicurare i mercati": "Il problema dei finaziamenti delle banche è più importante della loro capitalizzazione".

Primo punto. Al primo punto il G7 si dice d'accordo a "prendere azioni decisive e usare tutti gli strumenti disponibili per sostenere sistematicamente istituzioni finanziarie importanti e prevenirne il fallimento".

Secondo punto. "Compiere tutti i passi necessari per scongelare il credito e i mercati monetari e assicurare che le banche e le altre istituzioni finanziarie abbiano ampio accesso alla liquidità e alla raccolta".

Terzo punto. "Assicurare che le nostre banche e altri importanti intermediari finanziari, se necessario, possano raccogliere capitale da fonti sia pubbliche che private, in ammontari sufficienti per ristabilire la fiducia e permettere loro di continuare a finanziare privati e aziende".

Quarto punto. "Assicurare che i nostri programmi di garanzia sui depositi siano robusti e adeguati cosicchè i risparmiatori continuino ad avere fiducia nella sicurezza dei loro depositi".

Quinto punto. "Compiere azioni, dove serve, per far ripartire i mercati secondari dei mutui e delle altre attività cartolarizzate".

"Proteggere i contribuenti". Tutte queste azioni, sottolineano i Sette, "dovranno essere prese in modo da proteggere i contribuenti ed evitare effetti potenzialmente dannosi in altri Paesi. Useremo strumenti di politica macroeconomica", prosegue il comunicato, "se necessario e appropriato. Sosteniamo fortemente il ruolo cruciale dell'Fmi nell'assistenza ai Paesi colpiti da questa turbolenza. Accelereremo la piena realizzazione delle raccomandazioni del Financial Stability Forum e - si legge ancora - siamo impegnati in un'immediata riforma del sistema finanzario. Raffforzeremo ulteriormente la nostra cooperazione e lavoreremo con altri per realizzazione questo piano".

Tremonti: "Salvare tutte le banche". L'obiettivo del governo italiano è quello di "salvare tutte le banche" e non solo quelle "sistemiche", afferma Tremonti, secondo il quale non è pensabile una salvataggio limitato ad alcuni istituti di credito.

(11 ottobre 2008)

l diario della crisi. Governi e banche centrali travolti dal panico delle borse

Taglio dei tassi, maxi prestiti e statalizzazioni: per i mercati armi spuntate

Trentatrè giorni di battaglie perse

così è fallita l'operazione-fiducia

dal nostro inviato MAURIZIO RICCI

Trentatrè giorni di battaglie perse così è fallita l'operazione-fiducia

La borsa di New York

WASHINGTON - Alla fine, forse, sarà solo John McCain a pagare politicamente, per aver detto che "i fondamentali dell'economia sono solidi", appena prima che l'onda di piena della più grave crisi degli ultimi 80 anni sommergesse insieme governi, banche centrali, mercati finanziari. Ma non è stato certo il solo, anche se è stato l'ultimo. Dall'estate del 2007, quando Ben Bernanke disse che la crisi dei subprime sarebbe costata al massimo 100 miliardi di dollari, diventati 1.400 nell'ultima provvisoria previsione del Fmi, ministri e governatori hanno a più riprese assicurato che la crisi era contenuta. "Siamo un paese solido" diceva l'11 settembre Berlusconi.

Solo da metà settembre la musica è cambiata e il tema ricorrente è diventato quel "faremo tutto il possibile", ancora del Bush di ieri. In realtà, quello che contraddistingue la crisi in atto non sono le sue dimensioni che (ancora) non sono più gravi degli altri collassi successivi alla Grande Depressione. Piuttosto, è la sua velocità, sovralimentata dai meccanismi di contagio della globalizzazione. E, soprattutto, il suo avvitarsi, nonostante l'eccezionale batteria di contromisure messe in campo da governi e banche centrali.

Paul Krugman sostiene che la crisi "è ormai al di là del raggio d'azione della convenzionale politica monetaria", ma è difficile giudicare convenzionali le armi utilizzate, negli ultimi 12 mesi, dalle banche centrali. Hanno immesso sul mercato liquidità per oltre mille miliardi di dollari, amputato le borse di uno strumento tradizionale come le vendite allo scoperto, assorbito centinaia di miliardi di dollari di titoli-spazzatura. La Fed ha tagliato selvaggiamente i tassi d'interesse e, ormai, si sostituisce alle banche nel comprare finanche le cambiali con cui le imprese assicurano la loro gestione quotidiana. Quasi tutti questi interventi sono stati giudicati, a volte tardivi, ma opportuni dal grosso degli economisti. Eppure, una dopo l'altra, tutte queste armi si sono rivelate spuntate.

Le borse hanno a volte reagito, ma i mercati del credito hanno continuato a peggiorare, sempre più ingrippati, aumentando il costo effettivo del denaro.

La svolta doveva già esserci il 7 settembre, quando il governo americano interviene a nazionalizzare Fannie Mae e Freddie Mac, i due giganti dei mutui. In teoria, la crisi dei subprime è arginata. Ma ha già avvelenato il sistema finanziario. Il 15 settembre fallisce uno dei giganti di Wall Street, la Lehman Brothers. Preoccupato di non apparire come il "salvatore di ultima istanza", il governo americano lascia che affondi, commettendo, forse, un errore fatale. Il buco lasciato dalla Lehman rischia infatti, tuttora, di risucchiare altri protagonisti. Nei giorni successivi, le misure si fanno frenetiche. Il governo Usa salva l'Aig, la più grande compagnia di assicurazione mondiale, blocca le vendite allo scoperto in Borsa, mentre le banche centrali pompano 180 miliardi di liquidità sui mercati. Ma i soldi si fermano nei forzieri delle banche, preoccupate di puntellare i loro bilanci.

E', a questo punto che, per alleggerire quei bilanci e rimettere in moto il credito, Paulson lancia il suo piano per l'acquisto dei titoli avvelenati che li appesantiscono. Paulson perde subito il vantaggio dell'effetto-annuncio, di fronte alle resistenze del Congresso. Quando, il 29 settembre, la Camera boccia il piano, l'indice Dow Jones crolla di 777 punti e sul mercato di Londra il tasso sui prestiti fra le banche schizza al 3,88%.

Il contagio si è ormai esteso all'Europa, dove i governi devono intervenire per salvare giganti finanziari come Fortis, Dexia, Hypo. In Italia, traballa l'Unicredit. Il 2 ottobre, Berlusconi si preoccupa di assicurare i risparmiatori: "Nessuno perderà un euro". Lo stesso dice la Merkel. Il 3 ottobre, il piano Paulson viene alla fine approvato e il Dow Jones lo accoglie con un vistoso calo. Il 6 ottobre, la Fed immette altri 600 miliardi di dollari di liquidità e dichiara che pagherà gli interessi sulle riserve delle banche. In pratica, si propone come intermediario: la banca A presta soldi alla Fed, che li gira alla banca B. In Borsa, l'indice Standard&Poor's perde il 5%, il Dow Jones scende sotto quota 10.000.

Il giorno dopo, ancora la Fed entra nel mercato congelato dei commercial paper, le cambiali delle imprese: i tassi ad un giorno scendono, ma chi presta per più di una settimana vuole anche più di prima. Il Dow Jones perde 500 punti, S&P's un altro 5%.

L'8 ottobre è il giorno della "madre di tutti gli interventi": un taglio mondiale dei tassi d'interesse. Gordon Brown annuncia la seminazionalizzazione delle banche inglesi. Si muove nella stessa direzione l'Italia. Usa e Germania si preparano ad una drammatica scelta analoga. A Londra, il tasso interbancario, invece di scendere, sale al 4,75%. In due giorni, l'indice S&P's perde il 15%. Il Dow Jones è crollato del 25% in una settimana. Dice Lloyd Blankfein, il capo di Goldman Sachs: "È un momento in cui non c'è limite al pessimismo".

(11 ottobre 2008)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2008-10-10

Dichiarazioni di Berlusconi a Napoli per rassicurare i mercati. Con molte gaffes

Il premier consiglia Eni e Enel

"Stop alle Borse", poi si corregge

"Forse sospensione dei mercati". E poco dopo: "L'ho sentito a una radio francese"

Veltroni: "La crisi non è una discoteca". D'Alema: "Non siamo al cabaret"

Il premier consiglia Eni e Enel "Stop alle Borse", poi si corregge

ROMA - "Mezza strega", come si definisce, perché nonostante i 400 miliardi bruciati oggi dalle borse di tutto il mondo in fondo lui si sente di "diffondere intima serenità". Broker che dà consigli agli investitori e dice quali titoli comprare. Analista e finanziere che suggerisce l'opportunità di "chiudere i mercati" e le borse del mondo, come ha già fatto a Mosca il suo amico Putin. Premier e capo della maggioranza che chiude la porta in faccia all'opposizione.

E' un Berlusconi a tutto tondo quello che ha parlato oggi a Napoli al termine della riunione del consiglio dei ministri, con le ormai consuete marce indietro di precisazione. Perchè si è assistito a un premier del G8 che nella crisi più dura dal 1929 indica i titoli di borsa che vanno comprati e annuncia che le borse potrebbero essere temporaneamente chiuse "in attesa di riscrivere le regole del mercato". Oltre a prendersi smentite da Washington e da Parigi, è secca la reazione dell'opposizione. "La crisi non è una discoteca" gli dice Veltroni. "Sembra d'essere al cabaret" ricara la dose D'Alema.

Il premier-rassicurante - Il Consiglio dei ministri è convocato a Napoli per fotografare la situazione smaltimento rifiuti dopo gli ultimi incidenti a Chiaiano. Ma la conferenza stampa è tutta dedicata alla crisi finanziaria. La crisi è grave, è vero, riconosce il premier, "ma siccome io sono una mezza strega, come mi dicono sempre, ho l'intima serenità che riusciremo a superarla e cerca di diffonderla". Nervi saldi, quindi, e guai a chi diffonde il panico: "Sono accusato di fare il venditore. Penso invece di fare soltanto il mio dovere di Presidente del consiglio che è quello di dare serenità tenendo i nervi saldi". E se le borse sono in preda al panico e alla follia, "noi dobbiamo essere più forti di questa follia" e, tanto per dirne una, "non vendere le azioni e se abbiamo dei soldi liquidi consiglio l'acquisto di azioni con l'aiuto di un esperto finanziario".

Il premier-broker. Tanto vale, a quel punto, che indossi lui i panni dell'esperto finanziario. "Datte retta a me, dovete comprare i titoli Eni e Enel (tra le altre entrambe a vasta partecipazione pubblica, ndr) perchè sono sottovalutati, un anno fa valevano 10, oggi 2 e con questi rendimenti dovranno per forza tornare ai valori di borsa originali. Sono aziende che fanno utili e il prossimo anno presenteranno bilanci favolosi". In effetti questi titoli registrano subito rimbalzi positivi. Soprattutto Eni: tra le tre e mezza e le quattro del pomeriggio, dopo le parole del premier, il suo valore passa da 13,38 euro a 14,36 euro. Rimbalzano in positivo anche i titoli Mediaset e Medionalum, società del premier. E' quanto basta per far gridare Enrico Letta e Enrico Morando ai reati di aggiotaggio e turbativa dei mercati.

"Fermare i mercati". Se le parole di Berlusconi sortiscono su Eni un effetto positivo, non altrettanto avviene sui mercati del resto del mondo. "La crisi è globale e serve una risposta globale - dice Berlusconi - si parla di una nuova Bretton Woods per scrivere nuove regole e di sospendere i mercati per il tempo necessario per scrivere queste nuove regole". Bretton Woods è il luogo dove tra l'1 e il 2 luglio del 1944, a conflitto ancora in corso, si riunirono le 44 nazioni alleate per riscrivere le regole commerciali e gli accordi monetari che avrebbero sovrinteso lo sviluppo del mondo capitalistico contemporaneo. L'annuncio, che rimbalza in tutto il mondo con la velocità di internet e delle agenzie di stampa. Passano venti minuti e poichè qualcuno deve aver spiegato a Berlusconi che non esiste ipotesi di chiusura - come smentirà poi seccamente la Casa Bianca - il premier fa marcia indietro. "E' solo un'ipotesi" dice. Ma non basta: "Ma no, è una voce, l'ho sentito dire a una radio francese, è una di queste cose che si sente in giro anche se nessuno la dice. L'ho detta - dice ai giornalisti - perchè pensavo che anche voi la sapeste". La pezza, in effetti, sembra peggiore del buco.

"G4 e poi subito il G8". Dare fiducia, rassicurare, guidare: questo deve fare un premier in un momento di crisi durissima e globale. "Il nostro sistema bancario è solido, l'83 per cento degli italiani possiede la casa, il sistema dei prestiti è molto severo, queste sono tutti elementi oggettivi che ci devono rasserenare" dice il premier. Bretton Woods a parte, si sicuro ci sarà un G4 domenica a Parigi e poi la convocazione di un G8 per concordare una strategia comune.

E in serata la visita al Pd... Incontentabile il premier. Forse che questa giornata non gli è sembrata già di per sè abbastanza intensa, in serata, appena arrivato a Roma, passeggia in centro in via dei Giubbonari e passa davanti alla storica sede del Pd. E decide di entrare. Sorpresa tra i militanti che lui saluta uno per uno. Tranne uno, che si sottrae: "No presidente, sono juventino".

(10 ottobre 2008)

 

 

 

 

 

 

2008-10-09

l titolare dell'Economia aveva attaccato frontalmente il provvedimento nascosto

nelle pieghe del decreto Alitalia che, di fatto, cancella i processi per i grandi crac

L'emendamento salva-manager

sarà eliminato alla Camera

Tremonti ha annunciato che, in caso contrario, darà le dimissioni

Ma gli autori della norma la difendono: "Non si applica ai casi Parmalat e Cirio"

L'emendamento salva-manager sarà eliminato alla Camera

Giulio Tremonti

ROMA - L'emendamento nascosto nel decreto Alitalia, che permetterebbe di "salvare" i manager dei recenti crack finanziari sarà cancellato nel passaggio parlamentare alla Camera. "Il governo ha presentato l'emendamento soppressivo" dice il ministro per i rapporti con il parlamento, Elio Vito. Mentre Silvio Berlusconi si dice all'oscuro di tutto: "Non sapevo nulla della norma salva manager".

Stamane nel corso dell'audizione al Senato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti aveva minacciato: "O va via l'emendamento o va via il ministro dell'Economia". L'emendamento, denunciato oggi da "Report" (che va in onda domenica sera) e da "Repubblica", prevede che i reati legati ai grandi dissesti finanziari come Parmalat e Cirio non sarebbero più perseguibili a meno dell'esistenza di un vero e proprio fallimento. Una norma pericolosissima che, di fatto, cancellerebbe i processi a personaggi com Tanzi, Cragnotti e Geronzi.

GUARDA IL VIDEO

Tremonti è stato chiarissimo: l'emendamento inserito nella legge di conversione del decreto Alitalia è "fuori dalla logica di questo governo. Se si immagina che la linea del governo sia quella prevista da un emendamento che prevede una riduzione della soglia penale per alcune attività di amministratori si sbaglia".

"Tremonti non dovrebbe andar via da solo, ma insieme a tutta la maggioranza che ha proposto e votato una norma del genere", ha obiettato Pier Luigi Bersani. Meglio il leader dell'Idv Antonio Di Pietro ha commentato, all'annuncio secondo il quale la norma verrà eliminata alla Camera: "Meglio tardi che mai, purchè sia vero".

L'emendamento è stato presentato dai senatore del Pdl, Angelo Maria Cicolani e Antonio Paravia, relatori in Senato sul provvedimento Alitalia, che obiettano: " "L'emendamento è mirato esclusivamente a tutelare le difficili scelte da parte dei commissari, operate in momenti oggettivamente straordinari, come è ad esempio nel caso di Fantozzi, che hanno l'esigenza di agire in modo certamente responsabile, ma discrezionale e flessibile, tendendo in primo luogo a garantire la continuità di un pubblico servizio".

Pertanto la norma non si applicherebbe, sostengono Cicolani e Paravia, nei casi di 'accertata falsità' dei documenti posti a base della procedura, e quindi "nei casi citati da affrettate dichiarazioni di alcuni dirigenti politici e ad alcuni organi di informazione (Parmalat, Cirio, ecc)".

Tuttavia, ammette Cicolani, "Se nel pieno della crisi Alitalia, si trattava di fornire ai professionisti chiamati a esercitare un ruolo straordinario, come nel caso del commissario Fantozzi, le garanzie necessarie, ora, è chiaro, l'urgenza va sfumando, alla luce della soluzione del caso Alitalia".

Il decreto su Alitalia approderà in Aula alla Camera per la discussione generale lunedì 20 ottobre.

( 9 ottobre 2008)

 

 

 

Il tentativo di ripresa dei mercati europei si interrompe quando la borsa Usa gira in negativo

Alla fine perdite pesanti, con Milano la meno peggio a -1,63%

Fallisce il rimbalzo delle Borse

Wall Street in caduta libera

Unicredit si riscatta dopo i giorni duri: +9,2. Male le utility

di SARA BENNEWITZ

Fallisce il rimbalzo delle Borse Wall Street in caduta libera

MILANO - In mattinata Piazza Affari ha tentato di festeggiare il piano salvabanche approvato ieri sera dal governo, ma poi a metà seduta il peggioramento di Wall Street ha avuto la meglio sull'umore degli investitori. E così alla fine della giornata Milano si consola perché tra tutte le Borse è quella che ha perso meno, anche se da inizio anno resta di 10 punti indietro rispetto a Londra, di 9 su Madrid, di 4 su Parigi e di 3 su Francoforte. E ad aggiungere benzina sul fuoco c'è il crollo serale di Wall Strett che registra la discesa del dow jones sotto i 9.000 Punti.

Intanto il direttore del Fondo Monetario Internazionale si è detto preoccupato per i crescenti segnali di una recessione globale. "Bisogna agire rapidamente e in modo coordinato specialmente in Europa" ha commentato Dominique Strauss-Kahn. "So bene quanto sia difficile farlo e raggiungere decisioni comuni, ma tutte le azioni individuali vanno evitate se non condannate".

In Italia Silvio Berlusconi ha ribadito che nessuna banca corre il rischio di essere nazionalizzata così come è avvenuto in altri paesi europei. "Non siamo nel '29 - ha ricordato il premier - non vendete le vostre azioni perché molte aziende italiane fanno profitti e i valori di Borsa non corrispondono al valore reale di quelle aziende". Anche il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha ricordato che la struttura dei conti pubblici "è stata messa in sicurezza e per tempo", confermando l'impegno a rispettare il Patto di stabilità. E un nuovo richiamo in questo senso è arrivato dalla Bce che, nel suo bollettino mensile, ha invitato tutti i governi, nell'attuale situazione d'incertezza, a rispettare con rinnovato vigore gli obiettivi di bilancio.

Intanto l'Opec ha convocato una riunione straordinaria per il prossimo 18 novembre, quando i paesi del cartello sul greggio dovranno decidere che fare sulla produzione stante il rallentamento delle economie mondiali. Anche oggi, infatti, le quotazioni del petrolio sono scese nuovamente a 88 dollari al barile. Per il mercato delle valute, invece è stata una seduta incolore, e il cambio tra euro e dollaro è rimasto stabile a 1,36.

Tornando ai mercati azionari, Madrid è crollata del 3,8%, Francoforte del 3,7%, Parigi del 2,7%, mentre Milano ha limitato il calo al di sotto del 2%. E nel dettaglio di Piazza Affari il Mibtel ha perso l'1,63% a 16.519 punti e l'S&P/Mib l'1,81% a 21.871 punti.

Sull'indice delle 40 aziende più importanti d'Italia hanno pesato le discese di bancari e utility. Dopo essere state sospese anche per eccesso di ribasso, Popolare di Milano ha perso l'8,8% e Intesa il 7,8%, mentre Unicredit che è reduce da una settimana di passione ha recuperato il 9,2%. Tra le utility, Enel, Terna e Snam hanno collezionato perdite comprese tra l'8 e il 4%. In controtendenza, alcune delle azioni più colpite nei giorni scorsi, come L'Espresso (più 3,3%), Impregilo (più 3,4%) e Italcementi (più 7,4%), hanno recuperato terreno.

( 9 ottobre 2008)

 

 

Fmi verso recessione globale

Berlusconi: "Non vendete le azioni"

Il governo ha approvato il provvedimento con le misure urgenti contro la crisi. Prevede la garanzia sui depositi bancari e una normativa per l'ingresso dello Stato nelle banche che fossero in difficoltà, "senza diritto di voto". Ma nessuna nazionalizzazione degli istituti di credito assicura il premier. "Non vendete azioni, in due anni le quotazioni torneranno reali". Borse asiatiche in altalena, l'Europa chiude in forte negativo sulla scia di Wall Street che in chiusura, dopo un avvio in deciso rialzo, va sotto 9000, la soglia psicologica. A Milano finale indice Mibtel a -1,6. La Bce: "Essenziale rispettare il patto di stabilità. Ricadute della crisi sull'economia reale peggiori del previsto". Sabato, ministri delle finanze dei G7 da Bush

 

21:40 Decreto anticrisi in Gazzetta Ufficiale

Il decreto legge per la stabilità del sistema bancario e del risparmio è stato pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale. Il decreto legge entra in vigore oggi, nel giorno stesso della sua pubblicazione

21:18 Wall street a -3 per cento

In deciso ribasso anche gli altri indici: lo S&P 500 arretra del 3,75% a 948,02 punti, mentre il Nasdaq perde il 2,56% a 1.695,83 punti. A un'ora circa dalla chiusura il Dow Jones ha raggiunto gli 8.975,27 punti (-3,05%)

21:13 Dow Jones crolla sotto soglia psicologica

L'indice Dow Jones della Borsa di New York è sceso sotto la soglia psicologica dei 9.000 punti, perdendo circa 300 punti, pari al 3%. Non era mai successo da agosto 2003.

20:16 D'Alema: "Misure giuste ma non bastano"

"Il decreto contiene misure giuste, in particola le garanzie per i depositi bancari. Ma non basta e ciò che non c'è è un programma forte per il rilancio dell'economia, investimenti per le infrastrutture, l'innovazione e la ricerca e un forte sostegno ai redditi". Così Massimo D'Alema, ai microfoni del Tg1, si esprime sulle misure varate dal consiglio dei ministri sulla crisi economica.

 

20:09 Dl banche, per ingresso Stato serve piano rafforzamento 36 mesi

L'intervento dello stato nel capitale delle banche potrà avvenire "a condizione che l'aumento di capitale non sia stato ancora perfezionato alla data di entrata in vigore del presente decreto, e che vi sia un programma di stabilizzazione e rafforzamento della banca interessata della durata minima di 36 mesi". Lo prevede, come risulta a Radiocor, l'articolo 1 del decreto legge salva-banche.

19:41 Crisi mercati: Napolitano ha firmato il decreto legge

Crisi mercati: Napolitano ha firmato il decreto legge

19:33 Nessun G8 martedì, la Casa Bianca smentisce Berlusconi

La Casa Bianca nega che il presidente George W. Bush abbia convocato per martedì a Washington un vertice dei capi di Stato del G8 sulla crisi finanziaria, come aveva annunciato Silvio Berlusconi. "Come abbiamo detto il presidente è aperto all'idea di un incontro tra i leader quando sarà il tempo per discutere dei problemi del mercato finanziario ma (al momento) non c'è in programma alcun vertice per martedi"

19:12 Berlusconi: "Ddl in sintonia con Bankitalia"

'Il decreto legge e' stato steso con il Governatore della Banca d'Italia. C'è sintonia globale tra Governo, Tesoro e Bankitalia". Lo afferma il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sul decreto legge approvato ieri in Cdm.

19:04 Berlusconi: "Generali pronta a ricapitalizzare Unicredit"

Il gruppo Generali è pronto a sostenere il piano Unicredit di ricapitalizzazione mettendo a disposizione "300 milioni". Lo ha detto il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi.

19:02 Crolla General motors

Crollo a picco in Borsa per General Motors, che a Wall Street cede il 21,6% raggiungendo i livelli più bassi mai toccati dal 1950. Le sue azioni sono scese sotto i 5,50 dollari sulla scia della crisi finanziaria mondiale, mentre le sue vendite in Europa sono calate dell'1,9% nei primi nove mesi del 2008.

18:53 Berlusconi: "Non sapevo della salva-manager"

Della norma salva manager "io non ero assolutamente a conoscenza, non l'ho vista, è una cosa che non esiste e comunque Tremonti mi ha assicurato di averla tolta". Lo spiega Silvio Berlusconi al termine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi parlando della norma salva manager Alitalia.

 

18:49 Berlusconi: "Bush vuol fare il G8 martedì"

George W.Bush propone di tenere un G8 straordinario martedì prossimo negli Stati Uniti. Silvio Berlusconi, che comunque lunedì sarà alla Casa Bianca, si è detto "disponibile per quella o per altre date".

18:42 Le Borse europee bruciano 100 miliardi

Le Borse europee bruciano altri 100 miliardi di capitalizzazione in quella che sembrava essere la seduta del rimbalzo a un giorno dal taglio coordinato dei tassi di mezzo punto percentuale. Al termine delle contrattazioni l'indice continentale Dj Stoxx 600 ha segnato una flessione del 2,01 per cento.

 

18:20 Berlusconi: "Non nazionalizzeremo le banche"

Silvio Berlusconi ha detto: "Non nazionalizziamo le banche come hanno fatto altri stati"

18:14 Berlusconi: "Il pericolo più grosso è la regressione del Pil"

Berlusconi ha detto: "Quello che potrebbe accadere è che le banche siano assalite da una eccessiva volontà di prudenza e che tolgano l'ossigeno necessario ai protagonisti dell'economia, e avremmo una minore produzione e un minor consumo, e quindi potremmo avere una regressione del nostro prodotto interno: questo è il pericolo più grosso che corriamo"

18:11 Berlusconi: "La crisi avrà conseguenze sull'economia reale"

"La crisi avrà conseguenze sicure sull'economia reale", ha detto il premier Berlusconi

18:09 Sabato, ministri delle finanze dei G7 da Bush

Il presidente statunitense George W. Bush, incontrerà sabato i ministri delle finanze del G7, oltre ai vertici del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale per affrontare il tema della crisi economica. Lo ha resto noto la Casa Bianca

18:07 Berlusconi: "I cittadini non perderanno neppure un euro"

Silvio Berlusconi ha ribadito: "I cittadini non perderanno neanche un euro"

18:05 Berlusconi: "Ora è il momento di ridurre le tasse"

Silvio Berlusconi ha detto: "Dopo questa crisi finanziaria dobbiamo puntare a sostenere l'economia reale e lo si può fare avendo il coraggio di ridurre la pressione fiscale"

17:58 Ministro Ambiente tedesco: "Crisi mutui spinge economia verde"

La crisi finanziaria segna la fine dell'economia virtuale e favorirà lo sviluppo delle energie rinnovabili. Ne è convinto il ministro dell'Ambiente tedesco, Sigmar Gabriel, secondo il quale nei prossimi anni nascerà un grande mercato per tutte quelle tecnologie che utilizzano l'energia in modo più efficace.

17:52 Banca Santander valuta possibilità nuove acquisizioni

Il gruppo Santander, la prima banca spagnola e seconda d'Europa per capitalizzazione, vede la possibilità di nuove acquisizioni come conseguenza della crisi dei mercati, ma con un'attenta valutazione del rischio. Lo ha dichiarato il direttore finanziario del gigante bancario spagnolo, José Antonio Alvarez, nel corso di una presentazione fatta ieri durante una conferenza organizzata da Merril Lynch e diffusa oggi dalla banca.

17:41 Milano chiude con indice S&P Mib a -1,81%

L'indice S&P Mib della Borsa di Milano ha chiuso in deciso calo a quota 21.871 (-1,81%).

17:39 Bush: "Lavoriamo con Europa per migliore risposta possibile"

Il presidente Usa George W. Bush fa sapere che la sua amministrazione sta lavorando con i partner europei per cercare una risposta alla crisi finanziaria che sia "la migliore possibile".

17:38 La Borsa di Milano ha chiuso in rosso, Mibtel a -1,63%.

La Borsa di Milano ha chiuso in rosso, con il Mibtel -1,63%.

17:33 Secondo il NYT governo Usa pensa ad acquisizione quote banche

Il governo americano starebbe valutando la possibilità di acquisire quote in diverse banche così da riportare calma sui mercati. Secondo quanto riportato dal New York Times citando un dirigente del Tesoro americano, il piano salva-finanza approvato dal Congresso darebbe al dipartimento la possibilità di iniettare direttamente liquidità nelle banche che ne hanno bisogno. In cambio, il Tesoro riceverebbe una quota delle istituzioni stesse. Il piano sarebbe ancora nelle fasi preliminari - spiega il quotidiano - e non è ancora chiaro il suo funzionamento.

17:31 Borse in picchiata a fine seduta: Francoforte perde il 3,3%

Tornano a cadere pesantemente le Borse europee a pochi minuti dalla chiusura. Francoforte si posiziona tra le peggiori piazze e segna una flessione di 3,3 punti percentuali, al fianco di Parigi (-2,37%) e Londra (-1,29%). A livello continentale le perdite sono intorno al 2% (Dj Stoxx 600).

17:29 Bush chiama Lula in Brasile per tranquillizzarlo

Il presidente brasiliano Luiz Iniacio Lula da Silva ha ricevuto una telefonata da l George W. Bush, che lo ha tranquillizzato sugli sviluppi della crisi economica internazionale. Lo annuncia oggi il quotidiano carioca "O Globo". Una telefonata dai toni diplomatici, al contrario delle ultime dichiarazioni del presidente Lula, che dallo scoppio della crisi ha più volte lanciato frecciate verso Washington, le grandi banche statunitensi e il Fondo Monetario Internazionale "colpevoli", secondo lui, di aver sempre dato consigli o giudizi sull'economia brasiliana, e di trovarsi ora nel baratro, mentre l'economia del gigante sudamericano è entrata in una fase di forte espansione.

17:27 Agricoltori chiedono tavolo di emergenza su crisi mutui

"La crisi dei mutui rischia di avere pesanti conseguenze anche per le imprese agricole italiane, che già fanno i conti con i continui aumenti dei costi produttivi (più 10% ad agosto), degli oneri sociali e quelli provocati da un'asfissiante burocrazia e con il crollo dei prezzi praticati sui campi (meno 6,5% a settembre). Per questa ragione chiediamo che anche il mondo agricolo faccia parte di un 'Tavolo d'emergenza' governo, parti sociali, regioni, ed enti locali". A sollecitarlo è il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi,

17:25 Le Borse europee accentuano le perdite, Francoforte -1,7%

Le Borse europee ampliano le perdite innescate nel finale di seduta in scia all'inversione di rotta di Wall Street, mandando in fumo il tentativo di rimbalzo della mattinata. Le peggiori piazze finanziarie sono quelle di Francoforte (-1,7%) e Milano (-1%), mentre Londra sta perdendo circa lo 0,43 per cento.

17:22 Banca Mondiale auspica azione coordinata del G7

"Spero che il vertice del G7 indichi un'azione coordinata per dimostrare che le autorità stanno prendendo la situazione in mano". L'auspicio è stato espresso dal presidente della Banca mondiale, Robert Zoellick, secondo cui per uscire dalla crisi finanziaria in atto servono "azioni coerenti e forti, come il taglio dei tassi di interesse deciso ieri dai banchieri centrali di tutto il mondo".

17:12 Mibtel perde ancora, raffica di sospensioni per eccesso di ribasso

Raffica di sospensioni per eccesso di ribasso nel finale di seduta di Piazza Affari. I titoli fermati sono Intesa SanPaolo (-5% teorico), Enel (-6,2% teorico) e Bpm (-3,3 teorico). Intanto, gli indici stanno ampliando le perdite con il Mibtel che cede l'1,45% a 16.550 punti e lo S&P/Mib il 2% a 21.811 punti.

17:03 Europa gira in negativo sulla scia di Wall Street

Girano in negativo le Borse europee a circa mezz'ora dalla chiusura delle negoziazioni in scia all'inversione di rotta degli indici a Wall Street. L'indice paneuropeo Dj Stoxx 600 segna una flessione dello 0,6 per cento, mentre le principali piazze finanziarie proseguono in ordine sparso. Londra ha ridotto i guadagni intorno allo 0,3% e Francoforte allo 0,5 per cento. In rosso invece Parigi (-0,3%), Milano (-0,2%) e Amsterdam (-0,5%).

16:56 Borse europee in retromarcia in finale di seduta, Mibtel +0,67

Il rimbalzo delle borse europee si esaurisce verso il finale di seduta a causa dell'andamento contrastato di Wall Street che ora viaggia sotto la parità. Parigi guadagna lo 0,33%, Francoforte perde lo 0,69% e Londra sale dello 0,28%. A Milano il Mibtel e l'S&P/mib, dopo una discesa verso la parità, ora salgono rispettivamente dello 0,67% e dello 0,70%. Balzano italcementi (+7,87%), Mediolanum (+6,96%) e Unicredit (+6,54%).

16:48 Strauss-Kahn: "Crisi può risolversi con azione rapida e coordinata"

"La situazione è molto grave, ma al tempo stesso possiamo risolvere i problemi se agiremo in modo rapido, deciso e coordinato", ha detto Strauss-Kahn durante un briefing con la stampa. In particolare, ha insistito il numero uno del Fondo monetario internazionale, i leader europei devono collaborare ben oltre il livello di Banca Centrale. "Lancio un appello ai paesi europei affinchè lavorino assieme", ha affermato Strauss-Kahn aggiungendo che non può esserci una soluzione domestica ai problemi attuali.

16:36 New York gira in negativo

La borsa di New York gira in negativo. L'indice Dow Jones perde lo 0,14% a 9.246 punti, lo S&P 500 arretra dello 0,31% a 981,9 punti, mentre il Nasdaq resta positivo con un rialzo dello 0,67% a 1.751 punti.

16:35 Milano, Mibtel +1,37 per cento

Alle 16.30 a Milano l'indice Mibtel segnava +1,37%, il Spmib +0,90%, il Midex + 3,24% e l'All stars +2,51%.

16:29 Borsa di Mosca chiude in netto rialzo

La borsa di Mosca chiude in rialzo del 10,91%, con un netto rimbalzo dopo le recenti perdite.

16:28 Strauss-Khan: "Prossime vittime crisi Cina e Brasile"

Nessun paese è immune dalla crisi finanziaria e le prossime vittime saranno Cina e Brasile. Lo sostiene il numero uno del Fmi, Dominique Strauss-Kahn. "Sarebbe sorprendente se una potenza economica come la Cina - dice - si limitasse a restare alla finestra senza essere molto preoccupata". "In ogni caso - aggiunge Strauss-Kahn, lasciando intendere che la crisi finanziaria danneggerà anche la crescita del pil cinese - il suo tasso di crescita resterà molto alto". Anche il Brasile, un altro paese ad alto tasso di crescita economica, secondo Strauss-Kahn, risentirà della crisi finanziaria.

16:27 Wall Street riduce rialzo dopo flessione commercio ingrosso

Le borse Usa riducono i progressi. L'indice S&P-500 dimezza il progresso a quota +0,7%. Pesano i dati sul commercio all'ingrosso. Nel mese di agosto, le vendite sono scese dell'1%, la peggiore flessione dal gennaio 2007 (-1,4%). Al contrario il magazzino è salito dello 0,8% portando il rapporto scorte/vendite al top dal marzo 2008. Per gli economisti si tratta di tipici segnali recessivi alimentati dalla crisi del mercato del lavoro e dal razionamento del credito.

16:11 Fmi: "Risorse disponibili per aiutare i paesi membri"

"Il Fondo Monetario internazionale ha risorse disponibili per i Paesi membri colpiti dalla crisi finanziaria, che ne avessero bisogno", lo ha affermato il direttore generale de Fondo Dominique Strauss-Kahn, sottolineando che "l'Fmi non ha usato molti fondi per prestiti negli ultimi anni".

16:05 Wall Street accelera

La Borsa di New York accelera a mezz'ora dall'apertura. Il Dow Jones guadagna l'1,74% a 9.419,55 punti, lo S&P 500 segna +1,77% a 1.002,37 punti, mentre il Nasdaq, il migliore tra gli indici, è in rialzo del 2,06% a 1.776,20 punti

16:03 Germania, per ora no nazionalizzazioni banche

La crisi finanziaria non impone adesso in Germania la nazionalizzazione di alcuna banca, ma la situazione potrebbe cambiare se le condizioni della finanza mondiale dovessero peggiorare. Lo ha detto lo stesso ministro delle Finanze tedesco, Peer Steinbrueck, in un'intervista al quotidiano Handelsblatt

15:57 Irlanda estende garanzie a istituti esteri

L'Irlanda annuncia la sua intenzione di estendere le garanzie sui depositi bancari ad alcuni istitutio di proprietà straniera operanti nel paese, ampliando del 10% a 440 miliardi di euro il totale delle passività coperte dalla garanzia statale. Il ministro delle Finanze, Brian Lenihan spiega che il pacchetto di salvataggio, che già copriva depositi e debiti dei sei principali istituti di credito irlandesi, sarà "messo a disposizione di alcune banche con controllate in Irlanda con un'ampia copertura del mercato interno". Il ministro fa il nome della Ulster Bank, che fa parte della Royal Bank of Scotland, di First Active, Halifax Bank of Scotland, un'unità di della britannica HBOS, di IIB Bank, di proprietà della belga KBC e di Postbank, una joint venture tra la belga Fortis e le Poste irlandesi

15:53 Europa conferma guadagni con Wall Street

Le Borse europee consolidano i rialzi messi a segno in mattinata grazie all'avvio positivo dei mercati azionari a Wall Street. L'indice continentale Dj Stoxx 600 segna un rialzo del 2%, mentre il miglior listino si conferma Parigi (+2,84%), al fianco di Milano (+2,81%). Positiva anche Londra (+1,90%)

15:41 Wall Street, rimbalza Nasdaq e schizza sopra 2%

Wall Street rimbalza. Il Dow Jones in avvio sale dello 0,93% a 9.344 punti, lo S&P avanza dello 0,9% a 993,8 punti e il Nasdaq parte in rialzo dell'1,37% a 1.764 punti e subito dopo schizza verso l'alto di oltre il 2%

15:35 Wall Street apre in rialzo

All'inizio della giornata di contrattazioni a Wall Street il Dow Jones apre in deciso rialzo e guadagna 86,44 punti (+0,91%), a quota 9.344,44, mentre il Nasdaq sale di 25,77 punti (+1,48%), a 1.765,51. In rialzo anche lo S&P 500, che avanza di 8,08 punti (+0,82%), a 993,02

15:22 Strauss-Kahn, siamo sull'orlo di una recessione globale

Il mondo è "sull'orlo di una recessione globale". L'allarme è del direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, che invita tutti i paesi a cooperare per aiutare l'economia a uscire dalla "crisi senza precedenti" che l'ha colpita. "E' il momento di decidere insieme", ha sottolineato il numero uno dell'Istituto di Washington. "So bene quanto sia difficile in Europa raggiungere decisioni comuni, ma tutte le azioni individuali vanno evitate se non condannate"

15:16 Anche Piazza Affari accelera in attesa di Wall Street

Piazza Affari accelera a meno di mezz'ora dall'avvio delle negoziazioni a Wall Street, previste in deciso rialzo. Bene quindi il Mibtel che sale sui massimi di giornata (+2,54% a 17.220 punti) al fianco dello S&P/Mib (+2,53% a 22.848 punti). A guidare i recuperi dopo i crolli delle sedute precedenti spuntano Impregilo (+8,28%) e UniCredit che adesso guadagna circa 6,5 punti percentuali. In evidenza anche Geox (+7,5%) e Stm (+6,8%), così come Fiat (+3,1%) e Telecom (+2,2%). Tra i pochi titoli in calo invece Enel (-1,6%), FonSai (-1,8%) e Terna (-2,9%)

15:12 Borse europee allungano il passo in vista di Wall Street

L'Europa allunga il passo in vista della partenza di Wall Street, attesa in rialzo a giudicare dai futures Usa. Alla 15 traina Parigi a +2,6% seguita da Francoforte a +2% nonché da Amsterdam a +1,9%, Londra a +1,8%. Più cauta Zurigo a +0,3%. Riduce il calo Madrid a -0,2%

15:11 Barroso, Ue ancora divisa su risposta comune

"Non sono soddisfatto dal livello di cooperazione degli Stati membri che ancora non sentono la necessità di una risposta coordinata alla crisi finanziaria" ha detto oggi il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso. Per il presidente, gli Stati Ue "si trovano in situazioni molto differenti tra loro e ognuno è preoccupato per i propri problemi perdendo così di vista una risposta comune"

15:07 Governo tedesco rinvia debutto in borsa di Deutsche Bahn

Il governo tedesco ha deciso di rinviare il debutto in borsa della società ferroviaria nazionale Deutsche Bahn, previsto per la fine di ottobre. Lo rivelano fonti vicine all'operazione. La decisione è stata presa per la crisi finanziaria, che sta deprimendo i listini. Il governo intendeva vendere una quota del 24,9% delle attività di trasporto di Deutsche Bahn e prevedeva di incassare tra i 5 e i 6 miliardi di euro

14:32 Almunia: "Recessione può diventare protagonista"

"Il rischio di recessione, sfortunatamente, potrebbe diventare il nostro scenario principale". Lo ha detto il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, secondo il quale è la solvibilità di tutto il sistema finanziario ad essere messa in discussione. "Quando necessario - dice Almunia - dobbiamo ricapitalizzare le banche, avviare piani di salvataggio e chiedere alle banche centrali di agire in modo coordinato in politica monetaria e nei rifornimenti di liquidità, affinchè il sistema possa sbloccarsi".

14:31 Ciampi: "Il nostro sistema è sicuro"

Il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi ha preso la parola oggi e davanti al ministro dell'Economia, arrivato a Palazzo Madama per riferire sulla crisi finanziaria, e davanti al Presidente del Senato Renato Schifani, ha detto: "Intervengo oggi per rassicurare, sulla base della mia esperienza, i concittadini italiani. Ritengo doveroso dire ai concittadini di avere tranquillità. I risparmi investiti in depositi bancari e titoli di stato sono assolutamente sicuri. Il nostro sistema è sostanzialmente stabile".

14:21 Berlusconi: "Priorità decreto è far funzionare le banche"

La tutela del risparmio degli italiani non è in discussione, "la priorità" del decreto legge varato ieri dal Consiglio dei Ministri è "far funzionare le banche". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa dei lavori del vertice bilaterale Italia-Romania.

14:18 Gordon Brown: "Puniamo i manager irresponsabili"

I banchieri che si sono comportati in maniera irresponsabile, correndo rischi eccessivi, meritano di essere "puniti": lo ha detto il premier britannico Gordon Brown nel corso di un'intervista a GMTV, nella quale ha anche affermato che i tempi dei ricchi 'bonus' di fine anno nella City "sono finiti". "Il comportamento irresponsabile mi fa arrabbiare - ha detto il premier - La nostra economia si basa su persone che lavorano duro, che prendono decisioni responsabili, e quando si corrono dei rischi eccessivi e irresponsabili, questo comportamento dev'essere punito".

14:15 Berlusconi: "Unico problema Unicredit, ma è già risolto"

''Le banche italiane non sono intossicate dai titoli americani, c'e' una sola banca, l'Unicredit'', che, avendo acquistato una banca tedesca, ''ha avuto problemi di capitalizzazione ed e' stata chiamata a coprire le perdite della filiale tedesca dalla Banca d'Italia, ma il problema e' gia' stato risolto'': lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

14:09 Pd: "La manifestazione del 25 ottobre si farà"

"A quanti ci domandano in queste ore se la manifestazione del 25 ottobre ci sarà, non si può rispondere che affermativamente. In un momento di grave crisi finanziaria e di recessione in atto, avere senso di responsabilità verso il Paese, come ha sottolineato il segretario Walter Veltroni, è semplicemente un dovere. Per questo abbiamo presentato proposte di merito chiare". Lo afferma, Sergio Gentili, responsabile nazionale trasporti nel governo ombra del Pd. "Auspichiamo, quindi, un confronto sereno, tempestivo e costruttivo in Parlamento tra governo e opposizione. Nessuno però può distorcere la nostra responsabilità presentandola come subalternità al governo di centro destra".

13:59 Epifani: "Il peggio arriverà, governo apra tavoli di confronto"

"Bisogna stare attenti perché adesso abbiamo l'emergenza delle banche e dei mercati finanziari, ma il peggio, temo, verrà dopo, quando si faranno sentire gli effetti sulla crisi industriale e l'attività produttiva e quindi sull'occupazione e sui redditi": lo ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sottolineando la necessità da parte dell'esecutivo di aprire subito due tavoli di confronto.

13:56 Montezemolo: "Le banche aiutino le piccole imprese"

"Credo che, quando questa crisi sarà finita, l'Italia sarà uno dei paesi che pagherà meno, e me lo auguro. A condizione che le banche mettano ancora in condizione gli imprenditori, soprattutto i più piccoli, di avere aiuti e liquidità necessari per il proprio lavoro".

13:54 Berlusconi: "In Italia non servirà nazionalizzare"

Il Tesoro e la Banca d'Italia "stanno passando in rassegna" la situazione patrimoniale di tutte le banche, ma, al momento "in Italia non abbiamo bisogno di nazionalizzare nulla come hanno fatto altri Paesi: se dovessimo intervenire lo faremmo solo ricorrendo ad un aumento di capitale e entrando come azionisti privilegiati e senza diritto di voto nel capitale di quelle banche": lo ha detto Silvio Berlusconi.

13:52 Berlusconi: "Nessun problema di liquidità per banche italiane"

"Non c'è problema di liquidità per nessuna delle nostre banche": lo garantisce il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa al termine del vertice italo-romeno.

13:47 Berlusconi: "Borsa staccata dalla realtà per il panico"

"Oggi abbiamo aziende che funzionano molto bene, che producono utili, come Enel ed Eni e c'è una borsa che è staccata dalla realtà, a causa del panico che si è scatenato, le azioni vengono valutate meno del loro valore reale": lo ha detto Silvio Berlusconi.

13:43 Berlusconi: "Italiani non vendano azioni per due anni"

"Consigliamo agli italiani di non vendere le proprie azioni, ma di mantenerle, perchè tra 18-24 mesi il prezzo delle azioni tornerà ad un livello giusto": lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nella conferenza stampa a conclusione del vertice Italia-Romania.

13:26 Sacconi: "La crisi ci cambierà in meglio"

"Stiamo vivendo una grande crisi, dalla quale usciremo cambiati, penso, in meglio": il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, descrive così, di fronte alla platea dei medici della Fimmg riuniti in Congresso, le prospettive economiche sulle quali non solo i mercati finanziari ma anche il mondo si interrogano.

13:25 Di Pietro: "Dal governo solo fumo con soldi altrui"

"Il Governo oggi ha preso ancora una volta in giro gli italiani con un decreto che ha garantito tutto senza metterci una lira". Lo dice il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, a margine di una conferenza stampa sulla raccolta di firme per il referendum contro il Lodo Alfano, commentando il decreto varato dal Consiglio dei ministri per far fronte alla crisi finanziaria.

13:15 Sarkozy: Ue, nuove regole per gli aiuti di stato

Il presidente francese Nicolas Sarkozy intende chiedere all'Unione europea di rivedere le norme che regolano gli aiuti di stato in modo da poter concedere prestiti ai costruttori europei a tassi preferenziali come quelli di cui dispongono i costruttori americani.

13:13 Rutelli: "Collaboriamo con la maggioranza, bene dl del governo"

Nella "difficile" situazione di crisi economica, è "positiva l'iniziativa del Consiglio dei ministri di ieri, come anche l'atteggiamento costruttivo dell'opposizione, che sta dando prova di senso di responsabilità. Di questo sono molto contento": lo dice Francesco Rutelli, senatore del Pd, durante una conferenza stampa a Montecitorio.

13:08 Bce favorevole a intervento coordinato sulla crisi

La Bce è favorevole a misure coordinate a livello europeo per trovare soluzioni alla crisi finanziaria. "La Bce favorisce l'adozione di soluzioni comuni a livello europeo su questi temi piuttosto che iniziative legislative non coordinate adottate a livello nazionale", scrive l'Eurotower in un parere fornito alla Banca centrale del Belgio sull'estensione delle garanzie bancarie.

12:53 Borse europee, prevalgono i rialzi

Prevalgono i rialzi a metà seduta: nelle principali borse del Vecchio Continente che beneficiano del rimbalzo dei titoli bancari dopo gli interventi dei governi europei annunciati ieri. A Francoforte il Dax guadagna lo 0,59% a 5.043 punti mentre il Cac40 di Parigi segna un +2,30% a 3.577 punti. Positiva anche Amsterdam (aex +1,88% a 291 punti) mentre a Madrid l'Ibex35 cede lo 0,62% a 10.224 punti. Sostanzialmente invariato l'indice smi di Zurigo a quota 6.062 punti.

12:48 Bricolo (Lega): "Priorità proteggere nostri mercati e risparmiatori"

"La priorità del governo deve essere proteggere in tutti i modi e con le forme dovute i nostri mercati e piccoli risparmiatori dall'aggressione degli speculatori che evidentemente sono già all'opera". Lo afferma Federico Bricolo, presidente dei senatori della Lega Nord commentando l'informativa del ministro Giulio Tremonti alle Camere.

12:45 Ue: "Occorre adeguare supervisione a mercati integrati"

"Gli ultimi eventi nei mercati finanziari hanno reso chiaro che la supervisione finanziaria oggi ampiamente frammentata su base nazionale necessita di essere adeguata alla realtà dei mercati europei integrati". E' questa l'indicazione della Commissione europea contenuto nell'ultimo bollettino economico dell'eurozona.

12:40 Ferrero: "Si salva la casta, non le famiglie"

"I provvedimenti annunciati da Berlusconi e Tremonti sono a difesa della casta, dei banchieri e delle banche. Non c'è nulla in difesa delle famiglie, che sono quelle che rischiano oggi la bancarotta". Lo ha detto il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, a proposito delle misure del governo dopo la crisi finanziaria internazionale.

12:39 Lamy propone una nuova Bretton Woods mondiale

Il numero uno del Wto, Pascal Lamy lancia la proposta di convocare un vertice mondiale, tipo quello storico tenuto a Bretton Woods nel secondo dopoguerra, per riscrivere i principi che regolano le politiche economiche e monetarie internazionali. Il vertici dovrebbe rivedere la regolamentazione dei mercati monetari e finanziari per far fronte alla crisi attuale. "Se questo significa - dice Lamy - mettere le varie potenza mondiali attorno a un tavolo e cioè Stati Uniti, Europa, Cina, India, Brasile, Indonesia, Arabia Saudita, per assumersi il mandato di riscrivere le regole della finanza mondiale, allora sono d'accordo".

12:31 Fiat, Montezemolo conferma target 2008

"Confermo i dati e i numeri del 2008, malgrado la crisi mondiale che ha pesantemente coinvolto i mercati. Per quanto riguarda il 2009 ne parleremo in un importante Cda che terremo il 23 ottobre a Chicago". Lo ha detto il presidente di Fiat Luca Cordero di Montezemolo, al termine di una conferenza stampa su Ntv. Per quanto riguarda la cassa integrazione "come ha detto Marchionne, purtroppo siamo di fronte a un drammatico calo della domanda: per adeguare la produzione al calo della domanda, ahimè, non c'è alternativa alla cassa integrazione"

12:26 Piazza Affari, rialzo per finanziari

Titoli finanziari in netto rialzo a Piazza Affari all'indomani del taglio dei tassi d'interesse da parte delle banche centrali e dei provvedimenti adottati dal consiglio dei ministri: poco dopo le 12, con il Mibtel in crescita dell'1,76%, Unicredit piazza un progresso del 4,5% a quota 2,5575 euro per azione e con un massimo a 2,63 euro. Tra gli altri, Mediobanca +2,87%, Bpm +2,05%, Mps +3,27%, Generali +1,66%, Mediolanum +4,51%. In controtendenza, invece, Intesa Sanpaolo che cala dell'1,74% a quota 3,25 euro

12:18 Berlusconi informa Merkel su decisioni governo

Ieri sera c'è stata una lunga conversazione telefonica tra Silvio Berlusconi e Angela Merkel. Il premier, a quanto si apprende, ha informato la cancelliera tedesca delle decisioni prese dal governo italiano per far fronte alla crisi finanziaria

12:17 Capi di Stato e governo Ue approveranno piano Ecofin

I Capi di Stato e di governo della Ue che si riuniranno il 15 e il 16 a Bruxelles approveranno il piano deciso dall'Ecofin martedì. Nel documento preparato dai diplomatici si conferma l'impegno dei governi europei "a fare tutto il necessario per preservare la stabilità del sistema finanziario e assicurare la protezione dei depositi in tutte le circostanze"

12:16 Recuperano Borse Balcani

Recuperano, ma non tutte, le borse dei Balcani occidentali dopo la giornata negativa di ieri. L'indice Sbi20 della borsa di Lubiana segnava poco prima delle ore 10 quota 5.302 punti, in rialzo dell'1,22%. Bene anche Belgrado dopo la pessima chiusura di ieri con il principale indice, Belex 15, in perdita di oltre di oltre cinque punti percentuali: alle 10.22 guadagnava, con 742,74 punti, l'1,27%. Non recupera, invece la borsa di Zagabria il cui indice Crobex segna -5,66%, con 2.511,87 punti. Praticamente invariata la situazione a Skopje: l'indice Mbi10 alle 10.35 segnava 3.595,67 punti, in calo dello 0,75% rispetto ai 3.622,78 della chiusura di ieri

12:13 Islanda, Borsa sospesa fino a lunedì

La Borsa dell'Islanda, parte del gruppo Nasdaq, ha annunciato che ha sospeso le contrattazioni del suo listino. In un comunicato precisa che gli scambi riprenderanno lunedì prossimo

12:08 Telecom recupera in Borsa e risale dai minimi

Riprende fiato Telecom a Piazza Affari e risale dai minimi toccati in questi giorni. Reduce da tre difficili sedute nelle quali il titolo ha lasciato sul terreno oltre il 20%, oggi il gruppo guidato da Franco Bernabè guadagna il 3,01% a 0,87 euro, dopo essere arrivato a segnare un rialzo massimo del 4%

11:50 Euribor 3 mesi resta su record al 5,39%

Resta sui livelli record il tasso interbancario in euro a tre mesi, all'indomani del taglio del costo del denaro varato dalla Bce, di concerto con le altre maggiori banche centrali, che sarà però effettivo dal prossimo 15 ottobre. L' Euribor a tre mesi è così rimasto fermo al 5,39%, il livello più alto di sempre, secondo i dati comunicati dalla European Banking Federation. Si è allentata invece la tensione sui tassi a più breve scadenza: l'Euribor a una settimana è sceso al 4,79% dal precedente 5,02%, e quello a due mesi è sceso al 5,23% dal 5,25%

11:48 Continua rialzo borse dei paesi del Golfo Arabico

Dopo quattro giorni di consistente calo nei titoli nei mercati dei paesi arabi, le aperture delle borse dei Paesi del Golfo hanno registrato un cambio di tendenza: guidati da quello di Muscat (sultanato dell'Oman) con un +8,3%, tutte le altre borse dei paesi del Golfo hanno aperto stamane in rialzo e secondo quanto riferisce la tv araba Al Jazeera "la tendenza al rialzo si è accentuata verso la fine della mattinata". Secondo quando riporta l'emittente araba, il forte rialzo di Muscat è seguito con +3,5 di quello del Kuwait City. Poi: Dubai (+2,7), Doha (1,8) con Abu Dhabi fanalino di coda che ha recuperato le perdite d'apertura e a fine mattinata (locali) l'indice della borsa si sarebbe attestato su + 0,6%

11:34 Emendamento salva-manager sarà eliminato

L'emendamento 'salva-manager' inserito nel decreto Alitalia in Senato sarà eliminato alla Camera. Lo affermano fonti di governo dopo l'intervento del ministro Giulio Tremonti in aula al Senato ("Via l'emendamento o vado via io")

11:32 Veltroni, nel dibattito assente dramma del paese reale

Nella discussione in aula sulla crisi finanziaria Walter Veltroni ravvede "l'assenza totale del paese reale, e in particolare il dramma che vivono le piccole e medie imprese". Il segretario democratico dopo aver incontrato nel suo studio alla Camera i rappresentanti degli artigiani, chiede al governo che nel decreto sulla crisi venga inserita la norma proposta dal Pd che facilita l'accesso al credito per le Pmi

11:30 Almunia, banche centrali collaborino su tassi

L'ipotesi di una recessione negli Usa e nell'Unione europea rischia di diventare lo scenario più probabile e le banche centrali devono continuare a collaborare sui tassi d'interesse. Lo ha detto il Commissario europeo agli Affari economici, Joaquin Almunia, secondo quanto scrive la Bloomberg, aggiungendo che le nuove stime economiche d'autunno della Commissione rifletteranno la frenata dell'economia

11:22 Gb invita governi europei a seguire suo esempio

Il premier britannico Gordon Brown invita gli altri governi europei a seguire l'esempio del maxi-piano di salvataggio delle banche varato da Londra. Si tratta di un pacchetto di misure straordinarie di dimensioni colossali, che prevede 50 miliardi di sterline per la ricapitalizzazione delle banche, 200 miliardi di sterline di prestiti a tre mesi, a disposizione della Boe, e fino a 250 miliardi di sterline di garanzie sui crediti a medio termine delle banche. Il piano del governo inglese è appoggiato dall'opposizione. Brown ha scritto ai leader europei, a partire dal presidente francese Nicolas Sarkozy, che detiene la presidenza di turno dell'Unione europea, in vista del vertice Ue di Bruxelles del 15 ottobre, suggerendogli di seguire l'esempio britannico

11:18 Germania, Merkel chiama Bush e Sarkozy

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha parlato ieri sera al telefono con il presidente degli Stati Uniti, George Bush, e con il presidente francese, Nicolas Sarkozy, per discutere della crisi finanziaria. Lo ha confermato questa mattina un portavoce del governo tedesco. Già ieri sera, il governo francese aveva reso noto che nel corso di una conversazione telefonica la Merkel e Sarkozy hanno concordato che le misure della Germania e della Francia relative alla crisi finanziaria saranno prese in "piena coordinazione". Secondo quanto scrive l'agenzia di stampa tedesca Dpa, sarebbe stata la Merkel a chiamare Washington e Parigi

11:12 Almunia, non sappiamo quanto durerà

Gli indicatori sull'andamento dell'economia europea sono "negativi", non si può sapere quanto tempo durerà la crisi finanziaria che ora "sta avendo un impatto sull'economia reale". Lo ha indicato il commissario Ue agli Affari economici Joaquin Almunia in una conferenza a Madrid. La gravità della crisi, ha detto Almunia, è data dal fatto che è in questione la solvibilità del sistema finanziario globale

11:11 Offerta record Bce, assegna 100 miliardi di dollari in asta

La Banca Centrale Europea ha assegnato 100 miliardi di dollari, al tasso marginale del 5%, nell'odierna asta a un giorno. E' l'offerta in dollari più alta da parte della Bce, dopo quella da 70 miliardi di dollari di ieri. All'asta, che rientra nell'ambito delle operazioni congiunte con la Fed, hanno partecipato 66 banche per un totale richiesto di 116,2 miliardi

11:04 Ciampi al Senato: italiani tranquilli su risparmi

"Ritengo doveroso, sulla base della mia lunga esperienza, 47 anni in Banca d'Italia di cui 14 come governatore, avvertire gli italiani di avere tranquillità e di essere certi che i risparmi investiti in titoli di Stato e in depositi bancari non sono in pericolo''. E' con queste parole che il presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi ha preso la parola in Aula al Senato dopo l'informativa del ministro Tremonti sulla crisi finanziaria. "In secondo luogo - ha aggiunto Ciampi - voglio sottolineare che il nostro sistema e' assolutamente stabile. Anche di questo bisogna avere fiducia". "Mi auguro - ha poi concluso - che questa sia l'occasione per un passo decisivo di avanzamento europeo, in particolare per un maggiore coordinamento di vigilanza bancaria su base europea. E' assolutamente necessario"

11:02 Borsa Mosca in rialzo dell'11%

Forte rimbalzo per la Borsa di Mosca che è in rialzo dell'11%

11:01 Borse europee aumentano guadagni

Riesce il rimbalzodelle borse europee, dopo il tonfo di ieri e gli interventi a sostegno del mercato bancario dei gioverni e delle autorità monetarie. Londra avanza del 3,12%. Milano cresce del 2,76%, Francoforte del 2,67% e Parigi del 2,83%. Bene i bancari, con Dexia che vola del 26%, dopo il secondo salvataggio dei governi di Belgio, Francia e Lussemburgo. A Londra Rbs sale del 17,8% e Unicredit del 4,9%

11:00 Borsa Hong Kong chiude in rialzo del 3,3%

Chiusura in forte rialzo per la Borsa di Hong Kong. L'indice Hang Seng avanza del 3,3% a 15.943 punti

10:59 Bersani, dl ragionevole ma insufficiente

Il decreto legge varato ieri dal Consiglio dei ministri sulla crisi finanziaria contiene misure "ragionevoli ma insufficienti". Lo ha detto il ministro dell'Economia nel governo ombra del Pd Pierluigi Bersani, nel corso del dibattito nell'Aula della Camera dopo l'informativa del ministro Giulio Tremonti. Il Pd chiede, ha aggiunto Bersani, "interventi a favore dei redditi e dei salari, oltre a un fondo di garanzia e semplificazione per l'accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese"

10:51 Grecia, oggi ddl per garantire depositi

Oggi, riferisce la stampa greca, il ministro dell' Economia e delle Finanze Giorgos Alogoskoufis presenterà al parlamento il disegno di legge in base al quale, per tre anni, saranno garantiti tutti i depositi bancari fino a 100.000 euro. Il disegno di legge, come ha spiegato il ministro, riguarda soltanto i depositi e non gli altri prodotti bancari

10:50 Spagna fa di testa sua per correre ai ripari

Il governo spagnolo, che non ha gradito la sua esclusione dal vertice del G4 di Parigi, sceglie una soluzione diversa da quella degli altri partner europei per fronteggiare la crisi finanziaria e vara un piano 'originale' da 30 miliardi di euro per acquistare attività bancarie a tripla A. Il piano spagnolo, che non prevede partecipazioni azionarie come quello italiano o britannico, somiglia per certi versi a quello Usa, che punta a rastrellare azioni illiquide ma, a differenza del piano statunitense, il governo spagnolo non intende acquistare attività tossiche, preferendo invece rivolgersi verso attività sane con rating a tripla A. Il piano è stato presentato ieri dal ministro dell'Economia, Pedro Solbes il quale ha spiegato che il fondo, inizialmente di 30 miliardi di euro, potrebbe essere elevato fino a 50 miliardi di euro

10:31 Tremonti, via emendamento salva-manager o vado via io

"O va via l'emendamento" salva-manager o "va via il ministro dell'Economia" ha detto Giulio Tremonti, ripetendo al Senato l'informativa urgente sugli sviluppi della crisi finanziaria riferendosi a un emendamento introdotto al decreto legge su Alitalia che garantirebbe l'impunità anche per i responsabili dei crac Parmalat e Cirio. ''Se qualcuno pensa che la linea del governo si rispecchi nell'emendamento che prevende una riduzione della soglia penale per alcune attività di amminsitratori, si sbaglia - ha dichiarato Tremonti -. Quell'emendamento è fuori dalla logica diquesto governo. O va via quell'emendamento o va via il ministro dell'Economia''

10:28 Germania esclude nazionalizzazione banche

La Germania non ha necessità di procedere alla nazionalizzazione delle banche ma la situazione potrebbe cambiare se la crisi finanziaria dovesse peggiorare. E' quanto ha affermato il ministro delle finanze tedesco, Peer Steinbrueck sottolineando che in questa fase "non vedo il bisogno che lo stato rilevi le banche che sono state colpite durante dalla crisi ma in misura meno pesante rispetto ad altri paesi" ma "ciò potrebbe cambiare alla luce delle grandi incertezze sul futuro"

10:23 Francia, Nexity: "Calo immobiliare più grave delle stime"

Il mercato immobiliare francese si sta degradando più del previsto. A lanciare un grido di allarme è oggi Nexity, il primo promotore immobiliare d'Oltralpe che a causa dell'evoluzione del settore ha lanciato stamani un profit warning e la soppressione di 150 posti di lavoro. "Il degrado dei mercati immobiliari è superiore a quanto poteva essere anticipato all'inizio dell'estate" indica Nexity che ormai punta su un utile per il 2008 di 140 milioni invece di 200.

10:21 Tremonti al Senato: "L'Italia non presenta particolari anomalie"

"L'Italia non presenta ad oggi particolari anomalie" ha ribadito il ministro dell'Economia Tremonti in aula al Senato parlando della crisi finanziaria.

10:19 Di Pietro: "Berlusconi va al Bagaglino, ma non viene in aula"

Mentre imperversa la crisi dei mercati, Silvio Berlusconi "va al Bagaglino ma non viene in aula". Antonio Di Pietro attacca il premier, non presente a Montecitorio dove si è svolta l'informativa urgente del ministro Tremonti.

10:17 Iniziata informativa di Tremonti al Senato

Dopo la Camera, ora è appena iniziata nell'aula del Senato l'informativa del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Il ministro ha ribadito che "ormai è chiaro cosa è successo in America. Non è ancora chiaro il carattere della crisi finanziaria in Europa".

10:14 Piazza Affari accentua il rimbalzo, +3,3%

Piazza Affari, al pari delle altre borse azionarie, accentua il rimbalzo tecnico con una spunto dell'indice S&P/Mib del 3,3% che riporta l'indice sopra la soglia dei 23 mila punti. Recuperi diffusi per titoli oggetto di recente sell-off, in particolare bancari e petroliferi. Unicredit (+6,75%), Banco popolare (+5,3%), Ubi banca (+4,37%), Bmps (+4,10%), Tenaris (+7,2%), Saipem (+6,19%), Eni (+4,19%).

10:09 Brunetta: "Salvaguardare le banche per salvare l'economia reale"

"La nostra preoccupazione è l'economia reale, vale a dire far sì che le imprese, artigiani, commercianti, le industrie, chi produce i bulloni, chi produce i beni e i servizi veri non quelli di carta, debba a continuare ad avere ossigeno per lavorare, e quindi bisogna salvaguardare il sistema bancario". Lo ha detto il ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta, ai microfoni di "Panorama del Giorno", su Canale 5, parlando della crisi finanziaria.

10:07 Bce: "Su economia reale ricadute più negative rispetto alle attese"

La banca centrale europea "ritiene che le prospettive economiche siano soggette a maggiori rischi al ribasso, connessi principalmente a uno scenario di perduranti tensioni nei mercati finanziari con ricadute sull'economia reale più negative di quanto previsto al momento": lo afferma la Bce nel bollettino mensile di ottobre.

10:05 Bce: "Crisi, ripercussioni sull'economia mondiale"

"E' probabile che le recenti pressioni sul sistema bancario statunitense e le turbolenze finanziarie ad esse connesse si ripercuotano sull'economia mondiale". Lo scrive la Banca centrale europea nel suo bollettino mensile di ottobre, rilevando che "negli ultimi dati trova chiaro riscontro l'indebolimento dell'attività economica dell'area dell'euro".

10:04 Bce: "Incertezza straordinaria, forse ripresa nel 2009"

Con il recente aumento delle turbolenze nei mercati finanziari l'incertezza ha raggiunto un livello "straordinariamente elevato", che "rende difficile una valutazione dele prospettive economiche di breve-medio termine". Lo scrive la Bce nel bollettino mensile, evidenziando che il calo dei prezzi del petrolio e la crescita delle economie emergenti "potrebbero sostenere una graduale ripresa nel corso del 2009". Un mese fa la Bce, pur rilevando rischi al ribasso per la crescita, diceva di attendersi che alla fase attuale di debolezza "faccia seguito una graduale ripresa".

10:03 Bersani e Casini: "Patto stabilità più flessibile"

Maggiore flessibilità nella gestione del patto di stabilità è stata chiesta dal Pd e dall'Udc di fronte alla crisi finanziaria e alla difesa dei vincoli europei fatta dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti nel corso dell'informativa urgente alla Camera dei deputati.

10:01 Bce: "Essenziale rispettare il patto di stabilità"

"Data la persistente incertezza economica è essenziale che i governi rispettino i dettami del Patto di stabilità e crescita e assicurino la sostenibilità delle finanze pubbliche". E' il monito lanciato dalla Bce all'indomani dell'azione coordinata condotta con le altre banche centrali per fronteggiare la crisi finanziaria.

10:00 Casini: "Aiutare famiglie e piccole e medie imprese"

"Bisogna fare qualcosa" a sostegno "delle piccole e medie imprese e delle famiglie, che sono in grave crisi", dice il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, nel suo intervento in aula alla Camera. "Capisco la sua cautela e discrezione, con la montagna di debito che si trova alle spalle - ha aggiunto rivolgendosi al ministro dell'Economia - ma qualcosa si deve fare".

09:58 Tremonti: "Nessuna tutela ai manager che hanno sbagliato"

L'Europa in questa situazione di crisi dei mercati intende tutelare i consumatori, non i manager che hanno sbagliato nella gestione. Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, in aula alla Camera, ricordando che la delibera dell'Ecofin dello scorso 7 ottobre per far fronte alla crisi "tutela il contribuente il cui capitale viene integrato nelle banche. Ma non i manager che hanno sbagliato nella gestione".

09:55 Di Pietro: "Il dl è uno spot senza soldi"

Il decreto anti-crisi del governo "è uno spot fatto senza soldi". Così il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro alla Camera, che chiede: "quanti soldi ci ha messo il governo? con quali soldi i depositi bancari saranno garantiti?". Di Pietro sottolinea che non bisogna dar retta "alle ipocrisie del giorno dopo" ma guardare alle cose concrete.

09:51 Crisi banche, governo Usa valuta acquisto quote

Il governo Usa sta considerando la possibilità di acquisire direttamente quote azionarie nelle banche in difficoltà, per ridare fiducia ai mercati e far ripartire i prestiti interbancari. Lo rivela il New York Times, citando fonti del Tesoro Usa, le quali sostengono che il piano da 700 miliardi di dollari approvato dal Congresso conferisce al governo, su richiesta delle banche, l'autorità per iniettare direttamente liquidità negli istituti di credito.

09:46 Piazza Affari prende il volo

Buon avvio di seduta in Piazza Affari con gli indici che a mezz'ora dall'inizio delle contrattazioni sembrano prendere il volo: Mibtel +2,69%, Spmib +2,99%, Midex +3,46%, All Stars +2,02%.

09:44 Casini: "E' l'ora della responsabilità nazionale"

"Noi siamo un partito di responsabilità nazionale e oggi è il giorno di mostrarla. Oggi non è giorno del governo di unità nazionale ma è il giorno in cui lo spirito unitario degli italiani deve trovare eco profonda e sincera": lo dice il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini nel corso del dibattito in replica all'informativa del governo nell'Aula della Camera a proposito della crisi finanziaria.

09:40 Bersani: "Misure ragionevoli ma insufficienti"

Le misure contenute nel decreto anticrisi varato ieri sera dal governo sono ''da un lato ragionevoli, ad alcune condizioni, ma anche insufficienti''. Lo afferma il ministro dell'Economia del governo ombra del Pd, Pierluigi Bersani.

09:39 Bersani: "In decreto ci siano anche misure per redditi"

"Interventi a favore dei redditi e dei salari e un fondo di garanzia e semplificazione per l'accesso al credito" delle piccole e media imprese: sono queste le due misure che il Pd chiede vengano inserite nel decreto legge varato dal governo. Lo ha annunciato il ministro dell'Economia del governo ombra del Pd Pierluigi Bersani nel corso del dibattito che segue l'informativa del ministro Tremonti nell'Aula della Camera a proposito della crisi dei mutui.

09:36 Bersani: "Solo 5 minuti per situazione gravissima"

Pier Luigi Bersani, ministro ombra dell'economia del Pd, interviene in aula alla Camera dopo l'informativa del ministro Tremonti sulla crisi dei mutui e lamenta lo scarso rilievo dato alla vicenda in sede parlamentare: "In 5 minuti dobbiamo dire cosa pensiamo della più grave crisi finanziaria dal '29 ad oggi. Questo e' quanto si concede al Parlamento italiano".

09:34 Le borse europee tentano il rimbalzo

Le Borse europee provano il rimbalzo dopo la seduta disastrosa di ieri. Il Dj Stoxx 600, indice che sintetizza l'andamento dei principali listini del Vecchio Continente, sale dell'1,16% mentre Londra guadagna l',1,2%, Parigi l'1,3% e Francoforte lo 0,9%

09:23 Almunia: "Garantire la liquidità"

Il problema attuale non è quello di garantire i depositi ma la liquidità. Lo ha detto il commissario europeo Joaquin Almunia in un'intervista radio, chiedendo che le banche centrali continuino a iniettare liquidità sul mercato.

09:20 Tremonti: "Conti pubblici in sicurezza"

"La struttura dei conti pubblici è stata messa in sicurezza e per tempo". Lo ha affermato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, durante l'informativa urgente del Governo alla Camera sugli sviluppi della crisi finanziaria, sottolineando come la scelta di anticipare la manovra sia stata una scelta "positiva" e "di sicurezza". "Pensate cosa sarebbe - ha detto Tremonti - trovarsi nel bel mezzo della crisi senza finanziaria e con i saldi finanziari aperti".

09:12 Tremonti: "Il sistema bancario ha sufficiente liquidità"

Il sistema bancario italiano ha "un sufficiente grado di capitalizzazione e liquidità. Se sarà necessario fare interventi useremo il decreto che è stato fatto nella logica della precauzione": lo ha ribadito il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, intervenendo in aula alla Camera.

09:11 Tremonti ringrazia l'opposizione

"Ringrazio l'opposizione" per l'ascolto. Così il ministro Giulio Tremonti, nell'aula della Camera riferendo sul decreto anti-crisi varato ieri dal consiglio dei Ministri.

09:09 Mibtel rimbalza in apertura, +1,92%

Rimbalza in apertura Piazza Affari dopo il tonfo di ieri. Il Mibtel guadagna l'1,92% a 17.116 punti, lo S&P/Mib avanza del 2,15% a 22.752 punti mentre l'All Stars sale dell'1,52% a 9.288 punti

09:08 Borse europee in rialzo

Aprono tutte con ampi rialzi le Borse europee. A Londra l'indice Ftse100 segna un progresso dell'1,48% a 4.431,43 punti. A Francoforte l'indice Dax in progresso dello 0,81% a 5.054,09 punti. A Parigi l'indice Cac40 a 3.566,66 punti (+1,99%).

09:05 Tremonti: "Escludiamo fallimento banche"

Alla Camera il ministro dell'Economia Tremonti ha ribadito che il governo esclude qualunque fallimento di una banca italiana. "Non è nell'interesse del paese evitare che una banca fallisca, è nel potere del governo evitare che una banca fallisca", ha affermato.

09:02 Assicurazioni a Dexia da Francia, Belgio e Lussemburgo

La banca franco-belga Dexia ha ricevuto garanzie dai governi di Francia, Belgio e Lussemburgo per raccogliere fino a 4,5 miliardi di euro sui mercati. La misura è stata decisa al termine di una notte di contrattazioni tra i tre governi, che si sono incontrati a Bruxelles. Lo stato belga garantirà fino al 60,5% dei prestiti, quello francese il 36,5% e quello del Lussemburgo il 3%. Si tratta del secondo salvataggio pubblico nei confronti di Dexia nel giro di pochi giorni. In precedenza i tre governi avevano deciso un'immissione di capitali per 6,2 miliardi di euro.

09:00 Tremonti: "Decreto in linea con la Ue"

'Il decreto legge varato dal governo e' stato fatto assolutamente in tempo e assolutamente in linea con quanto deciso in Ue": lo dice il ministro dell'Economia Giulio Tremonti nel corso dell'informativa nell'Aula della Camera a proposito della crisi dei mutui.

08:55 Tremonti: "L'Italia non presenta particolari anomalie"

"L'Italia non presenta particolari anomalie" e questo perchè "una caratteristica propria del sistema bancario italiano è avere un carattere meno sofisticato che ha preservato elementi di crisi che vediamo in altri paesi europei". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, intervenendo in aula alla Camera riferendosi alla crisi finanziaria e alla reazione del sistema bancario italiano.

08:50 Tremonti: "Carattere crisi non è ancora chiaro"

Il carattere della crisi in Europa "non è ancora chiara, ma è proteiforme e segmentata". Lo ha affermato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nel corso della sua informativa nell'Aula della Camera sulla crisi finanziaria.

08:49 Tremonti: "Europa sta affrontando crisi in modo coordinato"

In Europa per affrontare la crisi dei mercati "tutto il possibile è stato coordinato". Lo afferma il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nella informativa sulla crisi dei mercati in Aula alla camera. Tutto il possibile è stato coordinato, spiega tremonti, "pur essendo la crisi fortemente segmentata e differenziata nelle forme e nelle sedi geografiche in cui si è manifestata. Per aree geografiche e strutture economiche proprie diverse".

08:43 Anche le banche centrali asiatiche tagliano i tassi

Dopo l'azione coordinata di ieri di Fed, Bce e altre banche centrali, oggi anche in Asia alcuni paesi decidono di tagliare i tassi d'interesse per far fronte alla crisi finanziaria. A Taiwan e in Corea del Sud le autorità monetarie decidono di tagliare i tassi dello 0,25%, mentre ad Hong Kong il costo del denaro viene abbassato di mezzo punto. Il Giappone ha deciso di non tagliare i tassi che sono già bassi allo 0,50%, ma procede con forti inizioni di liquidità. Oggi ha immesso 30 miliardi di euro.

08:25 Tokyo chiude in lieve ribasso, -0,5%

La Borsa di Tokyo ha chiuso la seduta di oggi con un leggero ribasso dello 0,50%, perdendo 45,83 punti del'indice Nikkei 225, attestatosi a 9.157,49 punti, dopo una giornata apertasi in ribasso (-0,38%) e che ha visto gli indici oscillare fra ribassi e rialzi. Ieri Tokyo aveva chiuso con un clamoroso tonfo, a -9,38%.

07:43 Piazze cinesi in rialzo a metà giornata

Le principali Borse cinesi e Singapore hanno aperto con un rimbalzo rispetto ai tonfi di ieri, e a metà giornata hanno mantenuto tutte gli indici positivi, una reazione al taglio dei tassi coordinato ieri da parte di sei delle principali banche centrali del pianeta. Hong Kong, che ha aperto con un +1,1%, a metà seduta ha incrementato il rialzo al +2,7% (ieri aveva chiuso a -8,8%). A metà giornata anche Singapore si è attestata su un +2.01%.

Più contenuto il rialzo nelle altre piazze: Shanghai alle 06:45 italiane aveva guadagnato lo 0,56%; Taipei lo 0,64%. In Estremo Oriente anche Manila ha registrato un rimbalzo (+0,84%), mentre le contrattazioni a Giakarta sono rimasta ferme dopo il crollo (-10%) di ieri.

06:50 Tokyo riprende fiato

All'indomani di un crollo storico è invece oggi ripartita in leggero rialzo la Borsa di Tokyo, per la prima volta in tendenza positiva dal 2 ottobre. A metà seduta l'indice Nikkei registra un +1,25%. La Banca centrale del Giappone (BoJ) annuncia l'immissione di un totale di 4.000 miliardi di yen (30 miliardi di euro) sul mercato bancario per far fronte alla mancanza di liquidità. Si tratta dell'intervento d'urgenza sul mercato più consistente effettuato dalla BoJ dall'inizio della crisi finanziaria internazionale.

06:49 Cdm, via libera al decreto per stabilità banche

Il Consiglio dei ministri ha dato via libera ieri sera al decreto legge contenente provvedimenti per la stabilità delle banche e del risparmio. Previsto un fondo per sostenere eventuali crisi di istituti di credito. Il ministro dell'economia Giulio Tremonti, che oggi riferirà alle Camere sulla crisi internazionale, ha detto che in Italia il sistema bancario è solido e liquido; solo se necessario il governo entrerà nel capitale degli istituti, comunque senza diritto di voto. Silvio berlusconi: "Nessuna banca fallirà".

 

 

 

 

orpresa nel decreto Alitalia: reati non perseguibili se non c'è il fallimento

Ad accorgersene per prima Milena Gabanelli, l'autrice della trasmissione Report

Il governo salva Geronzi

Tanzi e Cragnotti

di LIANA MILELLA

Il governo salva Geronzi Tanzi e Cragnotti

Una recente immagine di Sergio Cragnotti

 

ROMA - Un'altra? Sì, un'altra. E per chi stavolta? Ma per Cesare Geronzi, il presidente di Mediobanca negli impicci giudiziari per via dei crac Parmalat e Cirio. La fabbrica permanente delle leggi ad personam, col marchio di fedeltà del governo Berlusconi, ne produce un'altra, infilata nelle pieghe della legge di conversione del decreto Alitalia. Non se ne accorge nessuno, dell'opposizione s'intende, quando il 2 ottobre passa al Senato. Eppure, come già si scrivono i magistrati nelle maling list, si tratta d'una "bomba atomica" destinata a far saltare per aria a ripetizione non solo i vecchi processi per bancarotta fraudolenta, ma a bloccare quelli futuri.

Con un semplice, e in vero anche mal scritto, articolo 7bis che modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942. L'emendamento dice che per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l'impresa si trovi in stato di fallimento.

Se invece è guidata da un commissario, e magari va anche bene come nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha determinato la crisi. Se finora lo stato d'insolvenza era equiparato all'amministrazione controllata e al fallimento, in futuro, se la legge dovesse passare com'è uscita dal Senato, non sarà più così. I cattivi manager, contro cui tutti tuonano, verranno salvati se l'impresa non sarà definitivamente fallita.

Addio ai processi Parmalat e Cirio. In salvo Tanzi e Cragnotti. Salvacondotto per l'ex presidente di Capitalia Geronzi. Colpo di spugna anche per scandali di minore portata come quello di Giacomelli, della Eldo, di Postalmarket. Tutto grazie ad Alitalia e al decreto del 28 agosto fatto apposta per evitarne il fallimento. Firmato da Berlusconi, Tremonti, Scajola, Sacconi, Matteoli. Emendato dai due relatori al Senato, entrambi Pdl, Cicolani e Paravia. Pronto per essere discusso e approvato martedì prossimo dalla Camera senza che l'opposizione batta un colpo.

Ma ecco che una giornalista se ne accorge. È Milena Gabanelli, l'autrice di Report, la trasmissione d'inchieste in onda la domenica sera su Rai3. Lavora su Alitalia, ricostruisce dieci mesi di trattative, intervista con Giovanna Boursier il commissario Augusto Fantozzi, gli chiede se è riuscito a garantirsi "una manleva", un salvacondotto per eventuali inchieste giudiziarie. Lui risponde sicuro: "No, io non ho nessuna manleva".

Ma quel 7bis dimostra il contrario. Report ascolta magistrati autorevoli, specializzati in inchieste economiche. Come Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm e pm romano dei casi Ricucci, Coppola, Bnl. Il suo giudizio è senza scampo. Eccolo: "Se la norma verrà approvata non saranno più perseguibili i reati di bancarotta commessi da tutti i precedenti amministratori di Alitalia, ma neppure quelli compiuti da altri manager di società per cui c'è stata la dichiarazione d'insolvenza non seguita dal fallimento".

Cascini cita i casi: "Per i crac Cirio e Parmalat c'è stata la dichiarazione d'insolvenza, ma senza il fallimento. Il risultato è l'abrogazione dei reati fallimentari commessi da Tanzi, Cagnotti, dai correi". Non basta. "Subito dovrà essere pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato per tutti gli imputati, inclusi i rappresentanti delle banche".

Siamo arrivati a Geronzi. Chiede la Gabanelli a Cascini: "Ma la norma vale anche per lui?". Lapidaria la risposta: "Ovviamente sì". Le toghe s'allarmano, i timori serpeggiano nelle mailing-list. Come in quella dei civilisti, Civil-net, dove Pasquale Liccardo scrive: "Ho letto la nuova Marzano. Aspetto notizie sulla nuova condizione di punibilità che inciderà non solo sui processi futuri ma anche su quelli in corso". Nessun dubbio sulla portata generale della norma. Per certo non riguarderà la sola Alitalia, ma tutte le imprese.

Vediamolo questo 7bis, così titolato: "Applicabilità delle disposizioni penali della legge fallimentare". Stabilisce: "Le dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla dichiarazione di fallimento solo nell'ipotesi in cui intervenga una conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell'ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell'ammissione alla procedura".

La scrittura è cattiva, ma l'obiettivo chiaro: finora i manager delle grandi imprese finivano sotto processo per bancarotta a partire dalla sola dichiarazione d'insolvenza. Invece, se il 7bis passa, l'azione penale resterà sospesa fino a un futuro, e del tutto incerto, fallimento definitivo. Commentano le toghe: "Una moratoria sine die, un nuovo colpo di spugna, una mano di biacca sulle responsabilità dei grandi manager le cui imprese sono state salvate solo grazie alla mano pubblica". Con un assurdo plateale, come per Parmalat. S'interromperà solo perché il commissario Bondi evita il fallimento.

Ma che la salva Geronzi sia costituzionale è tutto da vedere. Gli esperti già vedono violati il principio d'uguaglianza e quello di ragionevolezza. Il primo perché la norma determina un'evidente disparità di trattamento tra i poveri Cristi che non accedono alla Marzano, falliscono, e finiscono sotto processo, e i grandi amministratori. Il secondo perché l'esercizio dell'azione penale dipende solo dalla capacità del commissario di gestire l'azienda in crisi. Se la salva, salva pure l'ex amministratore; se fallisce, parte il processo. Vedremo se Berlusconi andrà avanti sfidando ancora la Consulta.

( 9 ottobre 2008)

 

 

 

 

 

 

 

2008-10-08

Il Cdm vara il decreto: 20 miliardi per salvare le banche

Berlusconi: "Nessun istituto italiano fallirà" - Video

Giù i tassi di sconto, ma le Borse europee cadono

LA DIRETTA. Il governo ha approvato il provvedimento con le misure urgenti contro la crisi (Speciale Repubblica Tv). Contiene la garanzia sui depositi bancarie e una normativa per l'ingresso dello Stato nelle banche che fossero in difficoltà "senza diritto di voto". Tremonti e Draghi: "Sistema sufficientemente liquido". Le banche centrali tagliano il costo del denaro. Wall Street chiude in negativo: -2,2%. Piano salva-banche in Gb. L'Fmi: "Crisi peggiore dal 1930". Veltroni: "Un tavolo per la crisi" di S. BENNEWITZ e V. PULEDDA /

 

Mercoledì, 8 Ottobre 2008

La crisi e le incoerenze degli europei

I governi europei cercano di far fronte in modo razionale ad una crisi di fiducia dei mercati che ha ormai da tempo varcato la soglia della razionalità. Poiché i fondamentali economici sono migliori da noi che negli Usa, e le nostre banche sono complessivamente più sane di quelle americane, hanno creduto di poter fare a meno delle misure eccezionali adottate a Washington, compresa l’idea del fondo comune, lanciata dagli olandesi e gradita sia ai francesi sia agli italiani. Non hanno tuttavia fatto i conti con il fatto che, mentre il <piano Paulson>, facendosi carico degli "assets avvelenati" in mano alle banche, tende a salvare tutto il sistema, e dunque anche a tutelare in qualche modo gli azionisti, le garanzie dei poteri pubblici europei sono rivolte ai risparmiatori e ai clienti, ma non proteggono gli azionisti, che dunque continuano a fuggire dalle borse.

Inoltre, per quanto inadeguata, la trincea della razionalità dovrebbe avere almeno il pregio della coerenza. Invece all’ultima riunione Ecofin i ministri delle finanze hanno mandato un messaggio quantomeno contraddittorio: da una parte si sono impegnati a salvare le banche, se non gli azionisti, dal fallimento. Dall’altra hanno alzato in via dimostrativa il tetto della garanzia sui depositi bancari. Viene spontaneo osservare che, se nessuna banca europea è destinata a chiudere perché gli stati si impegnano ad intervenire, non ci dovrebbe essere alcun bisogno di alzare la garanzia sui depositi. Il secondo provvedimento, dunque, annulla l’effetto di rassicurazione del primo. Non c’è da stupirsi che i mercati abbiano reagito male.

 

 

 

 

Si ridisegna la mappa geopolitica globale

Quale mondo dopo il crollo

di Lucio Caracciolo

Il crack finanziario ha importanti conseguenze sul piano geopolitico. La crisi non può essere circoscritta all'economia. Tre scenari su scala globale. I vostri commenti.

(08/10/08)

Approfondimenti

* leggi anche Crisi Usa: questa volta è diverso

* Home

Il crollo del sistema finanziario americano sta riscrivendo i rapporti di forza complessivi su scala mondiale. Non è possibile circoscrivere la crisi all’ambito finanziario o economico, per almeno tre ragioni.

Primo: il sistema centrato sul dollaro è ramificato in quasi ogni regione del mondo.

Secondo: quel sistema si regge sull’egemonia americana, fondata sulla combinazione di hard e soft power – strapotere militare e capacità di influenza politico/culturale. Quando quei due strumenti entrano in crisi – come abbondantemente dimostrato dalla "guerra al terrorismo" e dal collasso delle banche (ombra e non ombra) e delle Borse – è tutto il meccanismo ad incepparsi. Il paradosso per cui la massima potenza mondiale è anche il maggior debitore globale si spiega solo sullo sfondo di tale primazia a 360 gradi, ormai in evidente affanno. E la radice principale della crisi attuale sta nella difficoltà di tenere in vita quel tipo di equilibrio.

Terzo: la crisi americana costringe concorrenti e partner a riposizionarsi. Nessuno può permettersi il lusso di restare fermo, in balìa dello tsunami. Quando la tempesta sarà passata – e non sappiamo né quando né come – le classifiche della potenza globale saranno riscritte.

Su questi temi si concentra il prossimo volume di Limes (5/08), in uscita il 17 ottobre, dal titolo "IL MONDO DOPO WALL STREET".

Un bilancio provvisorio delle conseguenze geopolitiche del crollo del sistema finanziario a stelle e strisce e delle sue ripercussioni globali, Europa e Italia comprese. Esaminando la tenuta delle vecchie barriere e l’emergere di nuove per effetto della tempesta in corso.

In particolare, su scala globale potrebbero determinarsi i seguenti tre scenari:

1. Chimerica. Un accordo fra la maggiore potenza mondiale (Usa), indebitata fino al collo, e il suo grande creditore (Cina), che è insieme l’unico sfidante prevedibile per succederle come egemone in questo secolo. L’osmosi economica sino-americana potrebbe produrre un concordato complessivo fra i due superpartner, legati da fortissimi interessi reciproci.

2. Eurussia. L’interdipendenza energetica fra Europa occidentale e Russia potrebbe svilupparsi fino a investire il complesso delle relazioni fra Germania, Francia, Italia, Spagna e altre nazioni euroccidentali e il colosso russo, anch’esso fortemente segnato dalla crisi, in particolare in quanto economia fondata sulle materie prime, idrocarburi in testa. Questa macroarea potrebbe poi stabilire rapporti con Chimerica (o con uno dei suoi due partner) su basi totalmente nuove.

3. Caos o peggio nuove guerre, fino a un nuovo conflitto mondiale. Ipotesi catastrofica ma non per questo impossibile. Semplicemente, il sistema va del tutto fuori controllo. Si salva chi può. Con tutti i mezzi disponibili, violenza compresa.

Si tratta di macroscenari di medio periodo. Altri possono essere legittimamente disegnati. Invitiamo i nostri lettori a commentarli, o a proporne di loro. Nella fiducia che, bene o male, dopo Wall Street ci sarà ancora un mondo.

 

 

Gli errori del '29 e il rischio di oggi

Gli sbagli più gravi che trasformarono la crisi di Borsa in depressione oggi non vengono ripetuti, tranne, finora, uno in Europa

di CARLO CLERICETTI

Gli errori del '29 e il rischio di oggi

Sommossa a Wall Street nel '29

Vi furono alcuni errori da parte delle autorità di governo e monetarie che contribuirono a trasformare nella crisi più devastante dell'economia moderna il crollo di Borsa del '29 (originato anche allora, fatte le debite differenze, da un eccesso di deregolamentazione e di speculazione).

Un grave errore lo commise la Federal Reserve, che non fece il suo mestiere di garantire l'ordinato funzionamento del mercato e permise che la mancanza di liquidità strangolasse le banche e poi l'economia reale. I banchieri centrali di oggi hanno evidentemente ben presente questo fatto, visto che dall'inizio della crisi non fanno altro che inondare di liquidità i mercati; e la manovra coordinata con cui le pricipali banche centrali hanno oggi ridotto di mezzo punto il costo del denaro, un fatto senza precedenti, risponde alla stessa esigenza. Inoltre allora non si fece nulla per tamponare gli effetti dei fallimenti bancari, mentre oggi, come abbiamo visto, solo la Lehman è stata lasciata al suo destino.

La mancanza di liquidità fu provocata anche dal fatto che i risparmiatori spaventati corsero agli sportelli bancari per ritirare i loro soldi. I governanti di oggi puntano a scongiurare questo rischio introducendo - dove non esisteva - o rafforzando la garanzia di rimborso dei depositi. In Italia, dove già la cifra garantita era tra le più elevate nel confronto con gli altri paesi, il governo si appresta a rafforzare la rassicurazione dei risparmiatori estendendo l'ombrello statale al Fondo interbancario di tutela.

Un terzo fattore fu la forte ripresa del protezionismo, con l'imposizione di dazi e barriere, e di questo, oggi, non si scorge nessuna avvisaglia. Ma un quarto elemento su cui un gran numero di economisti è d'accordo è costituito dalla politica fiscale: il presidente Hoover continuò testardamente a perseguire l'equilibrio dei conti pubblici, senza preoccuparsi di sostenere l'economia perché altrimenti il deficit pubblico sarebbe aumentato.

Quest'ultimo fattore ci ricorda qualcosa. Ci ricorda quello che va sotto il nome di "Patto di stabilità e di crescita", conseguente al Trattato di Maastricht. Fino ad oggi l'attenzione, quasi ossessiva, è stata posta solo sul primo dei due obiettivi, e non per caso. Questa scelta risponde alla concezione secondo cui il ruolo dello Stato nell'economia dev'essere il meno invadente che sia possibile, e se si raggiunge l'equilibrio dei conti pubblici - la stabilità - e si lascia fare al mercato, poi la crescita ne deriverà automaticamente.

Queste idee sono nate negli Stati Uniti e a partire dagli anni '80 hanno via via preso forza e sono diventate Vangelo in tutto il mondo industrializzato. Fatto sta che gli Stati Uniti, forse ammoniti dall'esperienza e forse anche per il loro noto pragmatismo, nel 2000 avevano un rapporto debito/Pil intorno al 30%, mentre oggi, secondo le dichiarazioni del segretario al Tesoro Hank Paulson, è arrivato all'87%. Di fronte al rischio per l'economia, gli stessi inventori hanno mandato la teoria in soffitta.

L'Europa è oggi sull'orlo (e forse anche oltre) della recessione. C'è da chiedersi se il Consiglio europeo e la Commissione - e la Bce - vorranno continuare ad essere "più realisti del re" e a ripetere che quello che conta è l'equilibrio di bilancio o se si decideranno a lasciare in soffitta quelle regole, almeno in occasione di questa crisi drammatica, per tentare di dare ossigeno all'economia. Altrimenti, il rischio è che il Patto resti inciso sulla lapide della crescita.

(8 ottobre 2008)

 

 

 

Tracollo delle Borse in Europa

Cdm vara decreto contro la crisi

Il governo ha approvato il provvedimento con le misure urgenti contro la crisi. Contiene la garanzia sui depositi bancarie e una normativa per l'ingresso dello Stato nelle banche che fossero in difficoltà "senza diritto di voto". Berlusconi: "Nessuna banca italiana fallirà". Tremonti e Draghi: "Sistema sufficientemente liquido". Domani il governo riferirà alla Camera sulla crisi. Malgrado il taglio dei tassi di Fed e Bce si registra un'altra giornata campale sui mercati finanziari. Pesante ribasso per Piazza affari con il Mibtel a -5,72%. Unicredit a -12,6%. Affondano anche Londra (-5,1%), Francoforte (-5,8%) e Parigi (-6,3%). La Banca d'Inghilterra immette liquidità per il sistema bancario pari a 200 miliardi di sterline, e il governo britannico nazionalizza parzialmente 8 istituti di credito. Il premier Brown chiede un vertice mondiale

 

22:26 Bersani, decreto ragionevole ma non sufficiente

Un provvedimento "ragionevole, ma non sufficiente". E' il primo commento di Pierluigi Bersani, ministro ombra dell'Economia del Pd, sul decreto legge appena approvato dal Consiglio dei ministri per garantire i risparmiatori e fronteggiare la crisi dei mercati internazionali. Bersani, che ha avuto due ore fa un colloquio con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti sulle misure che avrebbe varato il governo e sulle proposte del Pd, osserva che nel decreto "mancano riferimenti all'economia reale", si interviene cioè a sostegno delle banche ma non, ad esempio, sulle aziende in crisi o sulle piccole e medie imprese

22:20 Berlusconi, dopo Cdm relax al Bagaglino

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al termine della conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri straordinario dedicato alla crisi dei mercati finanziari, è andato al Salone Margherita, il Bagaglino, per assistere allo spettacolo con Mariano Apicella e Manlio Dovì

22:19 Parigi e Berlino si coordineranno

Il cancelliere tedesco signora Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy coordineranno "totalmente" le loro iniziative sulle difficoltà dei mercanti finanziari internazionali. E' quanto ha annunciato questa sera un comunicato dell'Eliseo, nel quale si afferma anche che i due leader "oggi hanno conferito sulla recente crisi". Sarkozy e la signora Merkel, secondo il comunicato, "sono inoltre d'accordo sia sulla decisione della Bce, la Banca centrale europea, di abbassare i tassi di interesse assieme alle banche centrali di Inghilterra, Canada e Stati Uniti d'America, sia sulle considerevoli agevolazioni per il loro rifinanziamento cui potranno accedere le banche della zona dell'euro"

22:04 Wall Street chiude in negativo

Alla fine della seduta a Wall Street e prima delle operazioni di compensazione, il Dow Jones ha perduto 209,48 punti(-2,22%), a quota 9.237,63 punti, mentre il Nasdaq è arretrato di 14,55 punti(-0,83%), a 1.740,33 punti. In calo anche lo S&P 500, che è sceso di 12,15 punti (-1,22%), a 984,08 punti

21:42 Tremonti, governo entrerà solo se necessario

"C'è un meccanismo che modifica l'ingresso eventuale dello Stato". Giulio Tremonti ha illustrato il decreto varato dal Cdm per far fronte alla crisi finanziaria. "Se una banca non ha una capitalizzazione sufficiente, allora quella banca contatta la Banca d'Italia. Se si ritiene che è necessario più capitale, se non lo mettono gli azionisti lo metterà il governo", ha detto il ministro dell'Economia. "Non ci sarà una logica di nazionalizzazione, nessun controllo, non si dà - continua il responsabile di via XX settembre - il denaro dei contribuenti a chi ha sbagliato". Per Tremonti "la gestione di quella banca resterà privata. Il governo non entrerà in nessuna banca. Entreremo - aggiunge Tremonti - solo se necessario e lo facciamo temporaneamente e neutralmente"

21:37 Tremonti, le poste non falliranno mai

"Le poste non falliranno mai. I governi passano, le poste restano" ha detto Tremonti spiegando che per questo le misure a garanzia non riguardano i deposito postali. "Garantiamo le cose che possono fallire. E le poste non falliranno mai"

21:36 Draghi: sistema è solido, decreto si fa per prudenza

"Il sistema bancario italiano è solido. I riflessi della crisi Usa stanno arrivando anche da noi. In questa situazione dobbiamo mettere da parte le armi, che si spera di non usare. Il decreto si fa per prudenza" ha affermato il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nella conferenza stampa a palazzo Chigi dopo il Cdm

21:31 Tremonti, depositi già garantiti

"Stabilità, liquidità, fiducia". Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sintetizza così il senso del decreto legge approvato dal Cdm. "Stabilità nelle banche, liquidità nelle banche per le imprese, fiducia nel risparmio", spiega, sottolineando che gli istituti di credito italiano "sono sufficientemente patrimonializzate e sufficientemente liquide". Il sistema bancario italiano "garantisce sui depositi i risparmiatori nel modo più efficiente in Europa" ha aggiunto Tremonti. "Confermo che il sistema italiano garantisce i risparmiatori al massimo livello in Europa. Noi aggiungiamo alla garanzia già presente, la garanzia pubblica. Convinti che comunque non servirà". "Noi - ha sottolineato Tremonti - impediremo che alcuna banca fallisca"

21:29 Berlusconi, situazione opposta al '29

"La situazione che si sta creando sui mercati in questi giorni è opposta a quella del '29: e' un momento di bolla speculativa all'incontrario che rientrerà, anche se nessuno può dire in quanti mesi". Comunque le società quotate torneranno a essere valutate dai mercati "per il loro valore reddituale" ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante una conferenza stampa a palazzo Chigi

21:27 Berlusconi, banche meglio del materasso

"Vorrei dire a tutti gli italiani di stare sereni, il sistema italiano è assistito dalle più forti garanzie che sono mutualistiche da parte delle banche, ma a questa garanzia si aggiunge anche la garanzia del Tesoro, la garanzia dello Stato. Quindi non c'è nessuna preoccupazione da avere" ha detto Berlusconi. "Non si devono neppure porre le domande 'ma devo andare in banca a ritirare il mio libretto di deposito'? - ha proseguito il premier - perché non credo che il materasso possa essere una cassaforte migliore di quella del sistema bancario italiano. Lo diciamo con totale serenità e assoluta convinzione"

21:26 Tremonti, sufficiente patrimonializzazione banche

"Il nostro sistema bancario italiano è "sufficientemente patrimonializzato" e "sufficientemente liquido" ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, al termine del Cdm prendendo la parola dopo il premier

21:25 Berlusconi, se serve ricapititalizazione da Tesoro

"Eventuali interventi di ricapitalizzazione delle banche che non troveranno investitori sul mercato verranno prodotte dal Tesoro attraverso la sottoscrizione di azioni privilegiate senza diritto di voto" ha detto Berlusconi

21:23 Berlusconi, italiani devono stare sereni: la crisi da noi non c'è

"Il Consiglio dei ministri si è riunito per dare un messaggio importante ai nostri cittadini. Ma ci siamo riuniti a quest'ora per avere un coordinamento con gli altri Paesi" ha detto ancora il premier, Silvio Berlusconi, parlando al termine del Cdm straordinario che ha varato il decreto legge anti-crisi. Berlusconi ha aggiunto: "Abbiamo emanato il decreto che Tremonti ha illustrato al capo dello Stato". "Noi non siamo assolutamente nella situazione di altri Paesi" ha proseguito. "La Gran Bretagna ha nazionalizzato le banche, anche la Francia, l'Olanda e il Belgio hanno fatto interventi di capitale. Noi non siamo in questa situazione. Tutti gli italiani devono restare sereni, non c'è nessuna preoccupazione da avere", ha aggiunto. "Lo diciamo con totale serenità", conclude il Cavaliere. "La crisi da noi non c'è. C'è stata al nord Europa perché avevano i prodotti finanziari 'tossici' americani"

21:18 Paulson, turbolenze non finiranno presto

Le turbolenze sui mercati finanziari "non finiranno presto", ha detto il segretario al Tesoro americano, Henry Paulson, assicurando che il dipartimento del Tesoro e la Fed continueranno a fare il possibile per assicurare la stabilità finanziaria. Paulson, approvando il taglio dei tassi deciso oggi dalle banche centrali, chiede un meeting del G20 e ritiene che i governi debbano continuare a garantire la liquidità

21:17 Berlusconi, nessuna banca italiana fallirà

"Il sistema delle banche italiane è liquido a sufficienza, non ha problemi di ricapitalizzazione". Lo ha affermato Silvio Berlusconi in conferenza stampa a palazzo Chigi. "Nessuna banca italiana fallirà e nessun risparmiatore rischia", ha detto il premier

21:15 Nel decreto un fondo di 20 miliardi di euro

Nel decreto, a quanto si apprende da fonti governative, è previsto un fondo di 20 miliardi di euro per sostenere eventuali crisi di istituti di credito. Nel corso della riunione, si sottolinea negli stessi ambienti, si sarebbe espressa la convinzione che allo stato però non c'è pericolo di crisi per le banche italiane e che l'obiettivo è comunque quello di proteggere e rassicurare i cittadini

21:13 Paulson avverte: previsti altri crac

Il ministro del Tesoro statunitense, Henry Paulson, ha avvertito che è previsto il crac di altre banche malgrado il piano approvato dall'amministrazione Usa

21:12 Cdm vara decreto per stabilità banche

Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al decreto legge contenente provvedimenti per la stabilità delle banche e del risparmio

20:51 Draghi con Berlusconi e Tremonti a conferenza stampa dopo Cdm

Il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, parteciperà alla conferenza stampa a palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri che dovrà varare il decreto per fronteggiare la crisi finanziaria. Alla conferenza stampa parteciperanno il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti

20:49 Riunito il Consiglio dei ministri

E' iniziato con ritardo ma è ora riunito a palazzo Chigi il Consiglio dei ministri straordinario convocato per l'esame del decreto-legge recante misure urgenti per garantire la stabilità delle banche e del risparmio

20:31 Decreto a Cdm, verso fondo 20-30 miliardi

Sarebbe fra i 20 e i 30 miliardi di euro il fondo che il governo metterebbe a disposizione del sistema creditizio per fronteggiare la crisi finanziaria. Non ci sarebbero però allo stato interventi a garanzia dei depositi bancari. A quanto si apprende da fonti governative gli interventi sarebbero di due tipi: uno per aiutare le banche in crisi di liquidità che sarebbero sostenute direttamente dal Tesoro attraverso un finanziamento. Per le banche invece non in regola con i 'ratios' e con problemi di capitale più gravi, vi sarebbe un intervento dello Stato direttamente nel capitale con ricadute di responsabilità diretta sul management degli istituti eventualmente coinvolti. A copertura di questi interventi sarebbe stato predisposto un fondo, già disponibile, del valore di circa 20-30 miliardi. In questo modo - sempre secondo le stesse fonti - lo Stato eviterebbe il rischio di fallimenti degli istituti di credito. Anche per questa ragione - al momento - non sarebbero previste ulteriori garanzie che riguarderebbero i depositi bancari i quali - sottolineano le stesse fonti - sarebbero al riparo perché il sistema italiano è 'solido' e 'non vi sono rischi di fallimento'

20:26 Wall Street vira in positivo

Gli indici di Wall Street tornano in positivo in una giornata caratterizzata da un andamento fortemente altalenante. Se il taglio dei tassi da parte delle banche centrali internazionali non ha rassicurato i mercati, numerosi investitori hanno ricominciato a comprare, visti i prezzi raggiunti dalle azioni dopo cinque sessioni consecutive in rosso. Il Dow Jones guadagna lo 0,85% a 9527,23 punti. Il Nasdaq avanza del 2,21% a 1791,95 punti

19:57 Islanda, un migliaio in piazza per crisi

Un migliaio di persone si sono riunite oggi in piazza a Reykjavik per esprimere la loro preoccupazione per la crisi finanziaria che minaccia di mettere in ginocchio l'Islanda. Lo riferisce un giornalista dell'Afp. Teatro della manifestazione, inconsueta in questa paese di soli 313.000 abitanti che è stato duramente colpito dalla crisi, è stata la grande piazza che si trova vicino all'Althing, il parlamento islandese, dove si sono esibiti anche gruppi musicali. Ci vorranno "degli anni" all'economia dell'Islanda per risollevarsi dalle difficoltà in cui è finita: tutto il sistema bancario e finanziario del paese, ha detto il premier Geir Haarde, è stato gravemente danneggiato dalla crisi globale della finanza, costringendo il governo a intervenire con risorse pubbliche

19:48 Malta alza garanzia sui depositi a 100.000 euro

Anche il governo maltese ha deciso di aumentare la garanzia minima sui depositi bancari da 20.000 a 100.000 euro.

19:45 Tremonti al Quirinale

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, nel pomeriggio è salito al Quirinale per illustrare al Presidente della Repubblica le misure del decreto legge per tutelare la stabilita' delle banche e del risparmio

19:38 Senato, informativa Tremonti domani alle 9.30

Al Senato l'informativa del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sulla crisi internazionale dei mercati finanziari, si svolgerà alle 9.30 subito dopo quella già prevista alla Camera per le 8.30. Il ministro però per "un inderogabile impegno internazionale" non potrà trattenersi al Senato oltre le ore 10. A sostituirlo in aula ci sarà un altro esponente del governo

19:34 Romania: Borsa sospesa, alzate garanzie depositi

La Borsa di Bucarest è stata chiusa oggi a seguito del calo degli indici di oltre il 10% e del 14,6% delle società di investimenti finanziari. Le contrattazioni riprenderanno domani. Il premier Calin Popescu Tariceanu ha inoltre annunciato che saranno elevate da 20.000 a 50.000 euro le garanzie per i depositi bancari in base a quanto deciso dai ministri delle finanze dell'Ue

19:32 Cipro, garantiti depositi fino a 50mila euro

In linea con le decisioni adottate ieri dall'Unione Europea, il ministero delle Finanze di Cipro ha annunciato che i depositi sino a 50.000 euro negli istituti bancari dell'isola saranno garantiti per un anno dal governo cipriota. Lo riferisce oggi la stampa di Nicosia citando dichiarazioni in questo senso del ministro delle Finanze Charilaos Stavrakis

19:25 Trichet, faremo tutto il necessario

La Banca centrale europea farà "qualunque cosa sia necessaria" per fronteggiare la crisi dei mutui, e il taglio dei tassi d'interesse, deciso oggi di concerto con le altre principali banche centrali, è servito a dare "un poderoso segnale di fiducia" ai mercati. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, in un'intervista a Bloomberg Television, aggiungendo che la situazione rende necessaria una "intima cooperazione" e che i rischi sono aumentati rispetto all'ultimo consiglio Bce di giovedì scorso. Trichet ha aggiunto che "non c'è alcun particolare segnale" sulla eventuale necessità di ulteriori tagli, e che la decisione di ridurre i tassi di mezzo punto è stata presa guardando al medio termine, tenendo conto che i rischi per la stabilità dei prezzi "erano alleviati"

19:23 Borsa Mosca a singhiozzo, listino -70% da maggio

E' sempre più imprevedibile ed elastica la Borsa di Mosca: da quando è iniziata la tempesta finanziaria globale, lavora a singhiozzo, tra aperture ritardate e ripetute sospensioni, anche di due giorni, come decretato oggi dall'agenzia federale che vigila sui mercati finanziari e che ieri ha deciso pure di abbassare dal 10% al 5% il tetto di perdite oltre il quale far scattare la chiusura dei listini. Dopo aver raggiunto livelli record a maggio, la Borsa moscovita ha bruciato decine di miliardi di euro vedendo evaporare quasi il 70% del suo valore, la perdita più alta tra i mercati emergenti dall'inizio dell'anno. La picchiata si è accentuata negli ultimi mesi, dopo la guerra russo-georgiana, che ha accelerato la fuga di capitali stranieri

19:22 Raddoppia cassa integrazione a Mirafiori

La crisi del mercato auto si riflette sulla produzione e la Fiat raddoppia la cassa integrazione. A novembre lo stabilimento di Mirafiori si fermerà due settimane, anziché una sola come era stato annunciato a luglio: resteranno a casa dal 3 al 16 novembre 3.500 lavoratori di tutte le linee, ad eccezione di quella dell'Alfa Mito. Anche per i 1.200 dipendenti dell'ex Iveco, oggi Powertrain, lo stop è raddoppiato

19:14 Da Provincia Milano mille euro a 25mila famiglie

La Provincia di Milano ha deciso di destinare 25-30 milioni di euro a sostegno del reddito di circa 25mila famiglie del proprio territorio "aggredite dalla crisi" dei mercati finanziari e "dall'imminente fase di recessione". Il provvedimento, che dovrebbe essere operativo dal primo gennaio 2009, sfrutta l'intero avanzo di bilancio dell'anno corrente e dovrebbe tradursi in contributi diretti compresi tra i 1000 e i 1500 euro a famiglia. I criteri per stabilire i beneficiari degli aiuti saranno definiti in base ai parametri Isee. Tra le ipotesi c'è quella di sostenere le famiglie monoparentali con figli in età scolare o quelle con doppio reddito, un mutuo da pagare e due figli all'università e alla scuola superiore

19:13 Parigi, microcredito personale da 300 a 3.000 euro

Un "microcredito personale" da 300 a 3.000 euro per le persone che non possono accedere a un credito bancario tradizionale. Lo ha lanciato questa mattina Bertrand Delanoe, sindaco della capitale francese. Il Microcredito, fornito dal Credit municipal o Mont de Pieté, sarà destinato prima agli abitanti del XVIII arrondissement di Parigi, per poi estendersi entro la fine dell'anno a tutta la città ed essere proposto in seguito anche agli altri dipartimenti della regione

19:05 Senato, seduta sospesa per capigruppo su intervento Tremonti

Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha sospeso la seduta in corso a palazzo Madama per permettere lo svolgimento della conferenza dei capigruppo che dovrà stabilire le modalità di intervento in Aula del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Il titolare dell'Economia è infatti atteso, domani al Senato, per riferire sulla crisi finanziaria che ha investito i mercati

18:58 Petrolio in calo, vertice Opec il 18 novembre

L'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec) ha intenzione di tenere una riunione straordinaria il 18 novembre prossimo a Vienna per esaminare la situazione del mercato petrolifero alla luce della crisi finanziaria mondiale, mentre i prezzi dell'oro nero continuano a calare e si avvicinano alla soglia di 80 dollari al barile. Lo ha annunciato oggi l'agenzia ufficiale algerina Aps, citata dall'Afp. L'Algeria detiene attualmente la presidenza di turno dell'Opec, tramite il proprio ministro dell'energia Chakib Khelil

18:54 Ungheria, garanzia illimitata per depositi

L'Ungheria ha deciso di assicurare, da oggi, una garanzia totale e illimitata sui depositi bancari, come annunciato dal ministro delle finanze Janos Veres in una conferenza stampa assieme al governatore della Banca nazionale (Mnb) Andras Simor e al presidente dell'autorità di sorveglianza per le banche Istvan Farkas. La misura segue quella analoga di Germania e Austria

18:53 Veltroni, ok Bce su tassi ma si può fare di più

"Bene la decisione della Bce di ridurre i tassi, anche se ritengo che si potesse fare di più. Ci auguriamo che nei prossimi giorni arrivi qualcosa di ulteriore che vada in questa direzione" ha detto Veltroni durante la conferenza stampa, sottolineando che "questa crisi conferma la necessità di un forte ruolo dell'Europa. L'economia ha bisogno di forti istituzioni politiche e c'è bisogno che l'Europa reagisca con forze, energia e autorità"

18:50 Il piano italiano ricalca quello britannico

Dopo la Gran Bretagna e la Spagna anche l'Italia vara il suo piano a sostegno del mercato finanziario. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha preparato un disegno di legge discusso questa mattina con il direttore generale della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni, con il presidente dell'Abi, Corrado Faissola, e con i vertici di Mediobanca. Il progetto italiano ricalca quello britannico. Vuol dire una garanzia illimitata sui depositi per tranquillizzare la clientela. In aggiunto un fondo che, all'occorrenza, potrà entrare nel capitale delle banche che hanno bisogno di irrobustire il patrimonio

18:42 Veltroni: "Se situazione precipita valuteremo manifestazione"

"Non capisco perché ci sia tanta preoccupazione per una manifestazione democratica". Così il segretario del Pd, Walter Veltroni, risponde a una domanda durante la conferenza stampa al termine della riunione straordinaria del governo ombra del Pd sulla crisi finanziaria, in merito alla manifestazione promossa dal Pd per il prossimo 25 ottobre. Detto questo, precisa, "è ovvio che se la situazione dovesse precipitare ulteriormente e diventare una vera emergenza, siamo tutti consapevoli delle priorità, abbiamo la testa sulle spalle...".

18:39 Pd: d'accordo sulla garanzia pubblica sui conti correnti

Il Pd è d'accordo sull'intenzione da parte del governo berlusconi di estendere la garanzia pubblica sui conti correnti degli italiani. Lo afferma il ministro ombra dell'economia Pier Luigi Bersani. "Vediamo che cosa viene fuori ma c'è il problema di tranquillizzare gli italiani e noi conveniamo".

18:21 Pontificio consiglio: "Crisi legata all'ingordigia"

La crisi finanziaria dei mercati è dovuta "all'ingordigia e al desiderio di avere sempre di più": è la denuncia che arriva dal cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del pontificio consiglio giustizia e pace e del pontificio consiglio dei migranti e gli itineranti. "Il denaro e l'ingordigia, ossia il desiderio di avere sempre di più - sottolinea il porporato - hanno forse provocato questa crisi".

18:14 Bruciati 340 miliardi di euro

Costa 340 miliardi di euro di capitalizzazione bruciata l'ennesima drammatica seduta vissuta dalle Borse europee. Il Dj Stoxx 600, indice che sintetizza l'andamento dei listini del Vecchio Continente, ha ceduto il 6,02%. Le principali Borse europee hanno tutte perso tra i cinque e i sette punti percentuali con Londra in calo del 5,18%, Parigi del 6,31 e Francoforte del 5,88% mentre a Milano l'S&P/Mib ha ceduto il 5,71%.

18:09 Amsterdam maglia nera

Un'altra giornata da dimenticare per i principali listini del vecchio continente. Peggio di tutte ha fatto la borsa di Amsterdam (aex -7,68% a 285 punti) seguita da vicino da Parigi (cac40 -6,31% a 3.496 Punti). Flessioni molto consistenti anche a Francoforte (dax -5,88% a 5.013 Punti), Madrid (ibex35 -5,14% a 10.279 Punti) e Zurigo (smi -5,50% a 6.073 Punti).

18:06 Draghi torna a Roma

Il governatore della banca d'Italia, Mario Draghi, è rientrato oggi a Roma cambiando un programma che lo vedeva in serata già a Washington in vista degli incontri annuali del fondo monetario internazionale, del g-7 e del financial stability forum di cui è presidente.

18:05 In decreto garanzia illimitata depositi

Con il decreto che varerà questa sera al consiglio dei ministri il governo non si limiterà ad aumentare la soglia di garanzia statale sui depositi bancari ma dovrebbe renderla illimitata, sulla scorta di quanto hanno fatto germania e austria. Lo si apprende da fonti finanziarie.

18:04 Veltroni al governo: "Disponibili a collaborare"

"C'è la piena disponibilità del Pd di contribuire in un momento così drammatico per uscire positivamente dalla crisi. Siamo una grande forza nazionale che ha a cuore l'interesse del Paese anche sopra i propri interessi" dice il segretario del Pd Walter Veltroni

17:50 Londra chiude in calo

Londra chiude col Ftese in calo del 4,92%.

17:45 Fmi, in Italia spazio di manovra limitato

L'Italia "sarà colpita dalla strette condizioni di credito ma ha anche problemi strutturali e la necessità di cambiamenti strutturali che abbiamo sollecitato da tempo, come la liberalizzazione del mercato del lavoro". Lo ha detto il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Olivier Blanchard, sottolineando che l'Italia non ha consolidato il proprio bilancio nei momenti di congiuntura positiva e "a questo punto le opzioni di politica fiscale sono limitate e non vediamo spazio per piano incentivi fiscali".

17:39 Milano chiude in perdita

Pesante ribasso per Piazza affari. La Borsa ha chiuso con l'indice S&P/Mib -5,71% e il Mibtel a -5,72%. Ancora male le banche, con Unicredit a -12,6%. Tiene Finmeccanica, mentre scivolano i petroliferi e Fiat, sotto quota 7 euro per la prima volta dal 2005.

17:36 Il dollaro va giù

Seduta in ribasso per il dollaro, che dopo l'intervento coordinato di taglio dei tassi in Usa ed Europa ha perso parte dell'appeal difensivo che lo aveva fatto apprezzare nei giorni scorsi. La divisa unica, sul finire degli scambi europei, vale 1,3659 dollari, in decisa ripresa da 1,3590 di ieri. Le quotazioni sono in deciso recupero rispetto a due giorni fa, quando l'euro aveva raggiunto il minimo dall'agosto 2007 a quota 1,3444 dollari. Il dollaro è in calo anche contro lo yen, a 99,96 da 101,47 di ieri, e contro la sterlina, che vale 1,7511 dollari.

17:33 Fmi, rapporto deficit-pil Usa nel 2009 a 4,6%, eurozona a 2%

Il rapporto tra deficit e prodotto interno lordo negli Usa secondo le stime del Fondo monetario internazionale si attesterà al 4,1 per cento nel 2008, al 4,6 per cento nel 2009 e al 2,9 per cento nel 2013. Per quanto riguarda l'eurozona il rapporto deficit-pil si attesterà all'1,5 per cento nel 2008, per poi aumentare al 2 per cento nel 2009 e calare allo 0,8 per cento nel 2013. E' quanto si legge nel World economic outlook, il rapporto con le previsioni sullo stato di salute annuale, pubblicato nell'ambito dei lavori della riunione autunnale dell'Fmi, in corso a washington.

17:31 Unicredit, scivolone finale -13%

Scivolone finale per Unicredit in Piazza Affari. Il titolo cede, a pochi minuti dalla chiusura, il 13,3% a 2,42 euro. Pesante anche Intesa Sanpaolo (-9,63% a 3,17 euro), mentre si conferma positivo il Banco Popolare (+2,16% a 8,71 euro)

17:30 Borsa, tracollo Europa in finale di seduta

A picco le Borse europee in un drammatico finale di seduta. Il Dj Stoxx 600, l'indice che sintetizza l'andamento dei listini del Vecchio Continente, cede il 6,4% mentre affondano le piazze di Londra (-5,5%), Francoforte (-6,5%) e Parigi (-6,7%).

17:23 Da Consob possibili nuovi provvedimenti d'urgenza

Dopo il provvedimento d'urgenza adottato oggi dalla Consob nei confronti di due operatori finanziari per anomalie sulle vendite allo scoperto, la Consob potrebbe, già nei prossimi giorni, adottare lo stesso provvedimento per altri intermediari finanziari che hanno speculato, in questi giorni, su alcuni titoli ed in particolare Unicredit. Sotto osservazione, come confermano ambienti vicini alla Consob, sarebbero alcuni degli intermediari più attivi di questi giorni mentre nelle prossime settimane potrebbero avviarsi le procedure sanzionatorie nei confronti dei due operatori bloccati oggi.

17:21 I promotori finanziari chiedono un incontro al governo

L'Associazione autonoma dei promotori finanziari chiede un incontro al governo "perchè si faccia carico della drammatica situazione" che riguarda la categoria, travolta dalla recessione e dalla crisi finanziaria, anche alla luce degli 800 posti di lavoro già persi e di quelli a rischio, almeno altri mille.

17:20 Unicredit affonda ancora, titolo a -12%

Brusco scivolone sul finale della seduta per Unicredit. I titoli di piazza Cordusio, che perdevano circa il 4% fino a un'ora fa, hanno rapidamente allargato le perdite fino a toccare un minimo a 2,4225 euro (-13,3%). Unicredit ora segna -11,07% a 2,4875 euro a fronte di un S&P/Mib che cede il 6,76%. Consistenti gli scambi (249 milioni di pezzi), superiori alla media di un'intera seduta dell'ultimo mese (226 milioni).

17:18 Fmi, debito pubblico Usa al 46,3% nel 2008 e 50,7% nel 2009

Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, il debito pubblico degli Usa dovrebbe crescere nel 2009. Il debito netto dovrebbe attestarsi al 46,3% nel 2008 e al 50,7% nel 2009, per poi crescere al 56,9% nel 2013. Il debito lordo dovrebbe essere pari al 61,5% nel 2008 e salire al 65,4% nel 2009 per aumentare al 70,4% nel 2013. E' quanto si legge nel World economic outlook, il rapporto con le previsioni sullo stato di salute annuale, pubblicato nell'ambito dei lavori della riunione autunnale dell'Fmi, in corso a Washington.

17:16 Borse arabe ancora a picco ma Riad recupera

I mercati arabi chiudono con pesanti perdite per il quarto giorno consecutivo, bruciando 50 miliardi di dollari di capitalizzazione. Fa però eccezione Riad, la borsa più grande dell'area. L'indice Tasi ha infatti chiuso in recupero, limitando le perdite all'1,5%, con gli investitori che attendono una riduzione del costo del denaro anche da parte della banca centrale saudita. In caduta libera, invece, i listini egiziani, con l'indice Case-30 che perde il 12,56%.

Negli Emirati Arabi Uniti la borsa di Dubai lascia sul terreno l'8,43%, mentre il Kuwait Stock Exchange arretra solo dell'1,4%. Perde l'8,77% il mercato finanziario di Doha, in Qatar. La borsa di Tel Aviv era oggi chiusa per la festività ebraica dello Yom Kippur.

17:14 Wall Street continua a oscillare,torna in rosso, DJ-1,56%

La giornata di contrattazioni a Wall Street prosegue all'insegna delle fluttuazioni, con gli investitori che tentano di stabilire se il taglio coordinato dei tassi d'interesse deciso della principali banche centrali riuscirà a produrre gli effetti sperati. Trascorsa poco più di un'ora dall'inizio delle contrattazioni, l'indice Dow Jones perde 147,11 punti (-1,56%) a 9.286,38 punti, il Nasdaq scende di 19,90 punti (-1,13%) a 1.734,98 punti, mentre lo S&P 500 arretra di 13,87 punti (-1,39%) a 982,36 punti.

17:12 Fillon: "Una strutturfa pubblica per salvare le banche"

Il primo ministro francese Francois Fillon ha annunciato oggi il varo di una "struttura giuridica" detenuta dallo stato destinata a intervenire , "con la garanzia esplicita" dello stato per salvare le banche dal rischio di fallimento. "Oggi questa struttura esiste e è già dotata della partecipazione dello stato in Dexia" ha dichiarato. Affinché questa struttura possa "disporre dei capitali necessari per gli investimenti che si dovessero ritenere necessari, il governo solleciterà il Parlamento ad accordare la garanzia esplicita dello stato attraverso un emendamento al progetto di finanziaria 2009", ha precisato.

17:07 Merkel: "Il taglio dei tassi aiuterà a ripristinare la fiducia"

Il taglio concertato dei tassi d'interesse annunciato da numerose banche centrali mondiali "aiuterà a ripristinare la fiducia" nei mercati. Lo ha detto oggi la cancelliera tedesca Angela Merkel durante una conferenza stampa tenuta a Berlino. Questo, ha sottolineato la Merkel, "è un segnale inviato per rafforzare l'economia", ha sottolineato la numero uno della Grande Coalizione.

17:06 Borsa, indici ancora giù, sospensioni al ribasso

Tornano le sospensioni al ribasso sull'S&P/Mib, mentre i listini europei allargano le perdite sulla scia del nuovo calo di Wall Street. Il Mibtel perde il 5,92% e l'S&P/Mib il 6,05%.

Sull'S&P/Mib sono congelate al ribasso l'Espresso (-11,57%), Intesa Sanpaolo (-9,7%), Fastweb (-9,13%) e Alleanza (-7,84%).

17:01 Senato, Schifani chiederà a governo di riferire

"Il presidente del Senato, Renato Schifani, tramite il ministro per i rapporti con il Parlamento, si è già attivato per chiedere al governo di venire a riferire anche al Senato sulla crisi finanziaria dei mercati". Lo annuncia, alla ripresa dei lavori dell'aula di Palazzo Madama, il presidente di turno Vannino Chiti rispondendo alle sollecitazioni dell'opposizione.

17:01 Usa, Obama e McCain d'accordo su taglio tassi

I due rivali nella corsa alla Casa Bianca, il repubblicano John McCain e il democretico Barak Obama sono entrambi d'accordo con la mossa a sorpresa delle Fed di tagliare di mezzo punto i tassi Usa, all'interno di un'azione concertata con le altre banche centrali.

16:57 Epifani: "Servono misure per contrastare caduta del Pil"

"La crisi finanziaria è destinata a penalizzare l'economia reale. Servono immediate misure per contrastare la caduta del Pil. Con una premessa: il governo deve saper ascoltare e interloquire con il Parlamento e con le forze sociali": lo sostiene Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, in una intervista che sarà pubblicata domani su 'Il Manifesto'.

16:54 Finito il rimbalzo europeo: Wall Street trascina tutti in basso

Fallisce il tentativo di recupero della Borse europee. Wall Street passa in negativo e sui listini del Vecchio Continente gli indici tornano a segnare pesanti ribassi con Francoforte che perde il 5%, Parigi il 4,3% e Londra il 4%. Maglia nera in Europa è però Milano in calo del 6,4%.

16:53 Piazza Affari torna a perdere vistosamente: -6,13%

Torna a puntare verso il basso Piazza Affari, sulla scia di Wall Street, a circa 45 minuti dalla chiusura delle contrattazioni. Il Mibtel cede il 6,13% a 17.812 punti e lo S&P/Mib il 6,4% a 22.110 punti. Tra i titoli in maggiore tensione Intesa Sanpaolo, che cede il 9,56% a 3,16 euro, mentre Unicredit cede il 9,16% a 2,54 euro.

16:49 Unicredit smentisce taglio a stipendi dei dipendenti

Nessuna stretta sul salario dei dipendenti Unicredit. Lo precisa l'istituto di credito, facendo riferimento a quanto riportato oggi in alcuni servizi televisivi. L'amministratore Delegato Alessandro Profumo, annunciando oggi interventi per il contenimento dei costi, "non ha assolutamente parlato di alcuna stretta sul salario dei dipendenti", si puntualizza.

16:47 Catricalà: "Crisi resa più difficile da mancanza dati su investimenti"

La crisi dei mercati è un problema che diventa complesso anche per l'incertezza causata dalla mancanza di dati sui reali investimenti fatti dagli intermediari italiani in prodotti considerati tossici. Ad affermarlo è stato il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, intervenendo nel pomeriggio alla presentazione del libro "La Repubblica delle Banche" del senatore Idv e presidente dell'Adusbef, Elio Lannutti.

16:46 L'Ungheria assicura garanzie illimitate ai depositi bancari

L'Ungheria assicurerà garanzia illimitata ai depositi bancari come hanno fatto l'Austria e la Germania. L'ha annunciato oggi il ministro delle Finanze Janos Veres, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa Mti.

16:44 Sarkozy elogia banche centrali: "Ottima azione coordinata"

"Un'ottima decisione che è adatta alla situazione economica". Così il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, ha accolto l'azione coordinata delle banche centrali che hanno deciso di abbassare i tassi di interesse per fronteggiare la crisi dei mercati internazionali, una "tempesta finanziaria senza precedenti".

16:43 Di Pietro: "Dal governo disegno legge fantoccio"

Il provvedimento che il governo varerà questa sera nel Consiglio dei ministri straordinario è "un provvedimento fantoccio perché le garanzie per i depositi da 103 mila euro già ci sono": è quanto afferma il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, sottolineando invece come la disponibilità a dare vita a una 'task force' lanciata da Massimo d'Alema sia la strada giusta da percorrere.

16:42 A un'ora dall'apertura New York torna a perdere

Gli indici di borsa tornano in calo a New York dopo il rimbalzo seguito al taglio d'emergenza dei tassi concertato fra Fed, Bce e altre banche centrali. A un'ora dall'inizio degli scambi, in una seduta caratterizzata da fortissima volatilità, il Dow Jones cede lo 0,61%, lo S&P lo 0,21% e il Nasdaq procede invariato.

16:39 Barroso: "Coordinamento Ue finora non è stato sufficiente"

Per il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso il coordinamento nostrato finora all'interno dell'Ue davanti alla crisi finanziaria non è sufficiente e deve essere aumentato. Nel corso di un intervento al parlamento europeo Barroso ha spiegato: "La gravità della crisi finanziaria è evidente e deve essere al cuore del prossimo consiglio".

16:34 Chiti: "Schifani ha chiesto al governo di riferire anche al Senato"

"Il presidente del Senato Renato Schifani, tramite il ministro per i rapporti con il Parlamento, si è già attivato per chiedere al governo di venire a riferire anche al Senato sulla crisi finanziaria dei mercati". E' quanto comunica alla ripresa dei lavori d'aula il presidente di turno, Vannino Chiti, aggiungendo però di non sapere ancora quale sarà la data.

16:28 L'Antitrust: "Molte le cose da dire sulle banche, ma non ora"

L'Antitrust avrebbe "molte cose da dire sul sistema bancario" dopo gli ultimi sviluppi della crisi finanziaria, ma ritiene sia il "momento della prudenza" e preferisce aspettare che la fase critica sia superata. Lo ha sottolineato il presidente dell'Authority, Antonio Catricalà, intervenendo alla presentazione di un libro in Senato.

16:19 Domani alla Camera informativa Tremonti sulla crisi finanziaria

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti terrà domani alle 8:30 alla Camera l'informativa al Parlamento sulla crisi della finanza internazionale. E' quanto si apprende da fonti parlamentari di maggioranza.

16:11 Fillon: "Struttura giuridica garantita dallo Stato per le banche"

Il primo ministro francese, Francois Fillon, ha annunciato all'assemblea nazionale la costituzione di una "struttura giuridica" detenuta e garantita dallo Stato con l'obiettivo di "intervenire finanziariamente" e "senza indugi" a favore delle banche. "Oggi questa struttura esiste e già detiene la partecipazione pubblica in Dexia", la banca franco-belga salvata dal fallimento, ha dichiarato Fillon spiegando che l'obiettivo è ricostituire la fiducia sui mercati e tra le stesse banche.

16:04 Dalla Covip invito ai fondi affinché diversifichino gli investimenti

Per rispondere nel miglior modo possibile alle turbolenze dei mercati e ridurre al minimo gli effetti negativi la Covip "ritiene necessario richiamare con forza tutte le forme pensionistiche complementare al puntuale rispetto del principio della diversificazione" dei loro investimenti. E' quanto ha detto il presidente facente funzione della stessa Covip, Bruno Mangiatordi, in un'audizione alla commissione Finanze del Senato.

16:00 Wall Street consolida il rialzo: Dow Jones a +1,14%

La borsa di New York, fra scambi estremamente volatili, consolida il rialzo: a mezzora dall'inizio il Dow Jones guadagna l'1,14%, lo S&P l'1,35% e il Nasdaq l'1,56%

15:47 Milano a - 3%

Piazza Affari in forte perdita a metà Pomeriggio in coincidenza con l'apertura negativa di Wall Street. Il mibtel segna -3% e l's&p mib -2,7%.

15:45 Wall Street risale

Dopo un'apertura in forte calo girano in positivo gli indici a Wall Street: il Dow Jones guadagna lo 0,32%, lo S&P lo 0,39% e il Nasdaq lo 0,33%.

15:33 Wall street apre in ribasso, dj -1,34% nasdaq -2,52%

New York h aperto in deciso ribasso: nei primi scambi il Dow Jones cede il 2,23%, lo S&P l'1,84% e il Nasdaq il 2,50%.

15:19 Fmi: "Italia in recessione"

L'economia italiana sta entrando in una fase di recessione. Il Fmi prevede, infatti, una flessione della crescita pari allo 0,1% nel 2008 e al 0,2% nel 2009. E' quanto si legge nell' ultimo World Economic Outlook. Ma l'economia va male anche per l'Irlanda per la quale il Fondo prevede una flessione dell'1,8% quest'anno e dello 0,6% il prossimo

15:19 Usa, futures negativi

Brusca virata in territorio negativo per i futures sugli indici azionari usa. Dopo che i futures sul dow jones sono arrivati a guadagnare quasi 200 punti successivamente alla notizia dell'intervento coordinato della Fed, Bce e Banca d'Inghilterra, sui mercati tornano, pesanti, le vendite.

 

15:10 Borse europee in discesa

L'Europa torna a scendere prima dell'apertura di Wall Street, sulla scia dell'inversione dei futures Usa girati negativi dopo la breve fiammata. Alle 15 traina Francoforte a -4,6% seguita da Amstetdam a -4,4% e da Parigi a -4,1%. Cedono oltre il 3% Londra e Zurigo. La meglio tenuta Madrid a-2,4%.

15:06 Federal reserve: "Rischi ribasso per la crescita"

"Il recente intensificarsi della crisi finanziaria ha aumentato i rischi al ribasso sulla crescita" dell'economia. E' con queste parole che la federal reserve ha spiegato la decisione di intervenire sui tassi di interesse attraverso un taglio di 0,50 punti coordinato con la Bce e la Banca d'Inghilterra.

15:03 Fmi: "La peggiore crisi dal 1930"

L'economia globale sta "decelerando rapidamente", è la "peggiore crisi finanziaria dal 1930". L'allarme lo lancia il Fondo monetario nel suo ultimo Rapporto sull'economia mondiale, in cui descrive un'economia globale che rallenta dal +5% del 2007 al +3,9% del 2008, per frenare ancora a +3% nel 2009, un ritmo che molti esperti considerano l'orlo della recessione.

14:55 Milano scende ancora: -4%

Indici europei di nuovo in peggioramento in scia all'inversione dei future usa. A Milano, l's&p/mib cede il 4,14%, il mibtel il 4,04%.

Parigi arretra del 3,69%. Londra del 2,30%, francoforte del 4,45%.

14:53 Italia dei Valori sospende protesta

Dopo l'annuncio che domani il governo riferirà alle Camere, Italia dei valori ha sospeso la manifestazione in piazza Montecitorio che si sarebbe dovuta tenere oggi per protestare contro la mancanza di informazione al parlamento da parte del governo sulla crisi dei mercati

14:45 Borse europee, andamento contrastato. Milano -3%

Continua l'andamento contrastato delle Borse europee. Londra +0,99%; Milano -3,28%; Francoforte -0,6% e Parigi -0,3%

14:32 Al Cdm anche aiuti alle imprese in difficoltà

Tra le misure che il Governo si appresta a varare nel Cdm straordinario di stasera, oltre all'innalzamento della soglia di garanzia per i conti correnti da 20 mila a 100 mila euro, una ciambella di salvataggio per le imprese in difficoltà sul mercato del credito. Non sarebbe invece previsto il Fondo anti-crisi

14:26 Merkel: "Taglio tassi riporterà fiducia"

Il cancelliere tedesco Angela Merkel è convinto che "il taglio di mezzo punto dei tassi di interesse deciso dalla Bce dovrebbe contribuire a riportare fiducia e costituire un segnale di rafforzamento per l'economia"

14:22 Andamento delle Borse mondiali

Ecco l'andamento delle Borse alle 14. Chiuse le contrattazioni in Asia: Tokyo -9,38; Hong Kong -8,17; Singapore +0,00. Chiuse le Borse anche negli Usa: Dow jones -5,11. Restano aperte le contrattazioni in Europa: Milano -0,88; Londra +0,76; Parigi -0,10; Francoforte -0,96; Zurigo -1,44; Amsterdam -1,12; Madrid -0,70

14:13 Domani alla Camera il governo sulla crisi

Domani il governo riferira' in Aula alla Camera sulla crisi dei mercati

14:00 Berlusconi annulla conferenza stampa

La conferenza stampa di Silvio Berlusconi, e del ministro per la Funzione pubblica, Renato Brunetta, fissata per oggi pomeriggio alle 17, e' stata annullata e rinviata probabilmente a domani.

13:57 Tremonti: "Impegno per il risparmio"

Il Governo "si impegna ad adottare tutte le misure necessarie per stabilizzare il sistema finanziario e per tutelare il risparmio". Lo afferma in una nota il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

13:50 Giannini a Repubblica tv: "Ddl sarà sui depositi bancari"

Il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini a Repubblica Tv. "Il decreto legge verterà sui depositi bancari. Finora i depositi bancari erano coperti da un Fondo interbancario di garanzia, quindi privato. Di fronte ai rischi di questi giorni, alla luce delle decisioni prese all'Ecofin, il governo italiano estende la garanzia del Tesoro anche al Fondo interbancario privato. In altre parole, lo Stato diventa garante. Decisioni del genere sono già state prese da Irlanda e Austria". "Resterà il limite dei 103 mila euro garantiti per deposito bancario. Per fortuna l'Italia ha una disciplina migliore di altri paesi: per cui chi ha più conti avrà più risarcimenti".

13:42 Borse, svanisce l'effetto del taglio

E' durato circa mezz'ora per le borse europee l'"effetto" del taglio concertato dei tassi d'interesse operato contemporaneamente dai maggiori istituti di credito centrali del mondo. Dopo un'immediata reazione positiva, infatti, nella quale le perdite si erano decisamente ridotte, a circa mezz'ora dalla decisione delle banche le flessioni tornano ad essere superiori ai tre punti percentuale. In particolare amsterdam registra una perdita del 3,35%, bruxelles del 3,77%, parigi dell'1,92%, francoforte dell'1,82%, londra dello 0,56%, madrid dell'1,23% e zurigo dell'1,99%.

13:40 Almunia: "Normale ridurre i tassi"

Un sorriso e una sola parola: "E' normale". Così il commissario europeo agli affari monetari, Joaquin Almunia, risponde a chi, incrociandolo all'ingresso della commissione europea, gli chiede un parere sull'inattesa decisione della bce di ridurre i tassi di interesse.

 

13:35 Crisi, si va verso un vertice mondiale

l premier britannico Gordon Brown fa sapere di aver discusso con il presidente Usa, George W. Bush la possibilità di riunire martedì prossimo un vertice dei leader mondiali.

13:33 Wall Street di nuovo in calo: -2,95

Andamento indici ore 13.30, Mibtel-2,95%, Spmib -2,80%, Midex -3,08% e All Stars -4,45%.

13:32 Telefonata Berlusconi-Brown

Il premier inglese Gordon Brown ha avuto poco fa un colloquio telefonico con Silvio Berlusconi.

13:23 Sarkozy: "Serve azione coordinata"

Il presidente francese Nicolas Sarkozy si è appellato ad un'"azione coordinata" tra governi e banche centrali: sarebbe questo, a suo giudizio, l'unico modo per fronteggiare una crisi finanziaria "senza precedenti".

13:22 Milano cede il 2,19%

Piazza Affari dopo l'annuncio del taglio ai tassi da perte delle Banche Centrali ha ridotto le perdite fino al -0,8%, ma ora il Mibtel cede il 2,19%

13:21 Crisi, domani governo in Aula

Il governo riferirà domani mattina in aula alla Camera sulla crisi finanziaria internazionale.

13:19 Governo: copertura sui depositi bancari fino a 103mila euro

Prime indiscrezioni sul piano che stasera verrà approvato dal governo: il decreto legge introdurrà la copertura dello Stato su tutti i depositi bancari, con un importo fino a 103 mila euro, come ha deciso l'Ecofin e come hanno già fatto Irlanda e Austria.

13:14 G8 allargato entro fine anno

Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha affermato oggi ad Evian, dopo un incontro con il presidente russo Dimitri Medvedev, che "è ora di cambiare le nostre organizzazioni", che il Consiglio di sicurezza e il G8 devono essere "allargati". Sulla riunione allargata del G8, proposta che ha raccolto l'adesione del presidente russo, Sarkozy ha precisato che dovrà svolgersi "prima della fine dell'anno".

13:14 Milano risale

La Borsa recupera dai minimi toccati durante la mattinata grazie al ritorno del denaro su alcuni fra i principali valori: il Mibtel poco dopo le 13 perde l'1,55% dopo aver segnato flessioni anche superiori al 7%.

13:13 Finito vertice economico

E' finito il mega vertice al Tesoro sulla crisi dei mercati tra ministero dell'economia, Bankitalia, Confindustria, Mediobanca e Abi. La riunione è durata circa un'ora.

13:10 Londra in positivo

Inversione di tendenza per la borsa di Londra dopo il taglio dei tassi d'interesse. Dopo una mattinata in calo l'indice ftse-100 al momento guadagna lo 0,95% a quota 4.648.

13:09 Borse in recupero

Le borse europee riducono le perdite dopo il taglio dei tassi operato da fed (a 1,75%) e da bce (a 3,75%). L's&p/mib cede l'1,48%, mibtel il 2,29%. Parigi perde l'1,09%, francoforte l'1,5%.

13:02 Tassi, Bce taglia a 3,75%, Fed a 1,75%

Con il tagli di mezzo punto del costo del denaro deciso congiuntamente a livello mondiale, la Fed portato i tassi all'1,5% e la Bce al 3,75%. All'operazione hanno partecipato la Federal Reserve, la Bce, la Banca d'Inghilterra, la Banca del Canada, e le Banche centrali di Svezia e Svizzera.

12:56 Catricalà: "Non venga meno concorrenza"

In questo momento di crisi dei mercati finanziari "occorre mantenere alto il vessillo della concorrenza, davanti a questa tempesta di venti protezionisti che si levano da più parti". E' quanto osserva il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, che ritiene necessario l'intervento dello stato "solo per cause eccezionali e in momenti eccezionali.

12:52 D'Alema: "Task force utile ma Berlusconi se ne frega"

La proposta di Pierluigi Bersani di dar vita a una task force maggioranza e opposizione per affrontare la crisi dei mercati è "di buon senso" ma lo "stile del governo purtroppo è un altro", al presidente del consiglio "non frega niente" dell'opposizione perchè "ha un'idea autoreferenziale e si ritiene al di sopra del confronto con gli altri". Lo dice Massimo D'Alema,

12:45 Unicredit risale

Il titolo Unicredit prova a risalire in borsa e limita il calo al 6% alle 12.40 dopo aver segnato un ribasso di undici punti percentuali all'inizio della seduta.

 

12:41 In corso vertice economico

E' in corso al ministero dell'economia il vertice con Bankitalia, Confindustria, Mediobanca e Abi.

12:40 Da Commissione Ue nuove iniziative legislative

La decisione di rafforzare il sistema di garanzia dei depositi bancari presa ieri dall'Ecofin si tradurrà presto in una iniziativa legislativa della commissione europea. Lo ha detto il portavoce di Bruxelles Johannes Laitemberger. "E' importante che tutte

le azioni nazionali siano inserite all'interno del quadro comune concordato dall'Ecofin".

12:36 Piazza Affari sempre in calo: -4,9%

Piazza affari continua a perdere terreno al giro di boa di metà seduta. L'intervento del governo inglese, che ha annunciato la parziale nazionalizzazione di otto banche, non è stata sufficiente per tranquillizzare gli investitori, che si attendono interventi risoluti sul fronte del taglio dei tassi. Il mibtel perde il 4,9% e l's&p mib il 4,7%.

12:32 Wall Street, future indicano apertura in calo di circa il 2%

Si va verso un'altra apertura in calo a Wall Street. Le prime indicazioni sui futures indicano una flessione dell'1,82% per il dj e dell'1,83% sia per s&p 500 sia per il Nasdaq. Continuano a pesare le parole del presidente della Fed, Ben Bernanke, che ieri ha espresso preoccupazione che la crisi finanziaria porti gli usa verso la recessione.

12:22 Euribor, nuovo record a tre mesi

Continuano ad aumentare le pressioni sull'Euribor, il tasso al quale sono agganciati i mutui variabili: la scadenza a tre mesi, che rappresenta uno dei benchmark più importanti per il mercato interbancario dell'eurozona, è salita al fixing odierno al 5,393% da 5,377% di ieri, un nuovo record da oltre dieci anni.

12:04 Borsa Londra, vola Hbos

Cresce l'ottimismo sulla finalizzazione dell'acquisizione di Hbos da parte Lloyds. Dopo il piano di salvataggio per le banche inglesi annunciato oggi, i trader sono fiduciosi che l'operazione possa andare in porto e i titoli hbos volano del 42,66% a 134,1 pence.

12:00 Letta (Pd): "Berlusconi rifiuta il dialogo"

Le parole con cui ieri Silvio Berlusconi ha risposto a Walter Veltroni sulla possibilità di discutere insieme le politiche più efficaci contro la crisi, "al di là delle maldestre smentite, svelano il rifiuto del contributo dell'opposizione". Enrico letta, ministro del Welfare nel governo ombra del Pd, commenta così la "voce dal sen fuggita" del presidente del consiglio.

11:48 Unicredit a -11.15%

Il titolo Unicredit continua ad affondare in borsa. Alle 11.40 la banca guidata da Alessandro Profumo segna un calo dell'11,15% a 2,485 euro per azione.

11:40 Stasera alle 20 Consiglio dei ministri per misure anticrisi

Un consiglio dei ministri straordinario dedicato alla crisi finanziaria è stato convocato per questa sera alle 20. La riunione dovrebbe concludersi con un apposito disegno di legge. La decisione è stata presa dopo il faccia a faccia tra Berlusconi e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.

 

11:36 Profumo: "Contatti di Unicredit con investitori per quota Generali"

Unicredit sta "discutendo con potenziali investitori" una transazione sulla quota detenuta in Generali, legata in gran parte a un bond convertibile. Lo ha affermato l'amministratore delegato della banca, Alessandro Profumo, incontrando gli analisti a Londra per la Merrill Lynch Banking & Insurance CEO Conference, trasmesso in audio webcasting dal sito della banca.

11:28 Scaroni: "Crisi temporanea, l'Eni guarda al futuro con ottimismo"

"Consideriamo questi fenomeni, per quanto traumatici, temporanei". L'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, non si dice preoccupato per la crisi finanziaria internazionale sottolineando che "i programmi li continuiamo a portare avanti, guardando con ottimismo al futuro".

11:19 Morando: "Manifestazione si farà e sarà contro il governo"

"La manifestazione del 25 ottobre deve tenere conto di questo contesto internazionale gravissimo e deve muoversi coerentemente con quella esigenza, non capisco perché la dobbiamo sospendere. Se Follini si limita a dire che bisogna sospendere l'iniziativa a mio giudizio non è condivisibile. L'iniziativa del 25 ottobre deve tenere conto di questo contesto gravissimo nel quale ci muoviamo e sicuramente si farà". Lo dice il coordinatore del governo ombra del Partito Democratico, Enrico Morando, intervistato dal quotidiano online affaritaliani.It commentando la proposta avanzata da Marco Follini di rinviare la manifestazione del 25 ottobre organizzata dal Pd contro il governo a causa della crisi mondiale economico-finanziaria.

11:16 Tassi interbancari continuano la corsa: Euribor a tre mesi al 5,39%

I tassi interbancari denominati in euro anche oggi sono in salita, con l'Euribor a tre mesi arrivato al 5,39% dal 5,38% precedente, ennesimo record. Il tasso ad un mese è salito al 5,20% dal 5,18% e quello ad una settimana al 5,02% dal 4,99%.

11:11 Borse europee limano le perdite: Londra e Parigi intorno a -5%

Le Borse europee riducono sensibilmente le perdite d'inizio seduta con l'indice paneuropeo Dj Stoxx 600 che lascia sul terreno il 5,5 per cento. A limare i cali sono Londra e Parigi che, dopo essere cadute in avvio di seduta circa dell'8 per cento, segnano ora delle flessioni rispettivamente del 5,1 e del 5,7 per cento. Più pesanti Francoforte (-6,2%) e Milano (-6,4%).

11:09 Mediolanum rileva mutui da Fonspabank

Banca Mediolanum ha sottoscritto oggi un accordo con Fonspabank, istituto del Gruppo Morgan Stanley, per l'acquisizione del portafoglio mutui a suo tempo erogato da Fonspabank nel periodo dal 2005 al 2007 a clienti di Banca Mediolanum. L'operazione, che sarà effettiva dopo le ultime verifiche e ottenute le previste autorizzazioni, è relativa a un portafoglio mutui pari a circa 170 milioni di euro e riguarderà 1742 clienti.

11:06 Bankitalia: inflazione nei prossimi mesi attesa al 3,7%

L'inflazione attesa nei prossimi 12 mesi "è pari al 3,7%, in aumento rispetto al 3,5% registrato lo scorso giugno" e "ad influenzare negativamente le prospettive delle imprese sono soprattutto la dinamica attesa del costo delle materie prime, del costo del lavoro e delle condizioni di accesso al credito". A rilevare il pessimismo delle aziende italiane per i prossimi mesi, è l"Indagine sulle aspettative di inflazione e crescità contenuta nei supplementi del Bollettino Statistico della Banca d'Italia.

11:03 Borsa di Hong Kong chiude a -8,2%

Precipita la borsa di Hong Kong in chiusura. L'indice di riferimento Hang Seng è sceso di 1.372,03 punti a 15.431,73, pari a un meno 8,2%, ai minimi da oltre due anni.

11:01 Bonanni: "Clima di paura scatenerà istinti sulle aziende"

"La prossima ondata di crisi finanziaria può mettere in difficoltà le aziende, perché al di là del dissesto finanziario, bisogna perparasi a questo clima di paura che scatenerà istinti fortissimi che ricadranno sulle aziende". Lo ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, a Palermo per l'assemblea dei delegati.

10:59 Brown chiede all'Ue di adottare "piano europeo di finanziamento"

Il premier britannico Gordon Brown ha invitato gli altri paesi dell'Ue ad adottare un "piano europeo di finanziamento" per il salvataggio del sistema bancario, precisando di averne parlato stamani con il presidente francese Nicolas Sarkozy.

10:57 Opposizione compatta chiede a governo di riferire in Parlamento

La crisi dei mercati e delle banche fa il suo ingresso in Parlamento e l'opposizione chiede oggi compatta al governo di venire a riferire in Aula sulla gravissima situazione della finanza internazionale. Massimo Donadi dell'Idv, Quartiani del Pd e Luca Volontè dell'Udc nei loro interventi in apertura dei lavori della Camera che oggi deve discutere gli ordini del giorno al provvedimento sulla scuola, ricordano tutti che negli altri paesi europei e non, i governi hanno informato il Parlamento della situazione e delle misure che si intendevano prendere.

10:55 Vertice al Tesoro con Bankitalia, Confindustria e Abi

Supervertice al ministero dell'Economia, stamattina alle 11,30, per un'analisi a 360 gradi con tutti gli attori del mondo economico sulla crisi dei mercati e gli effetti nel nostro paese. Giulio Tremonti ha convocato a via XX Settembre i rappresentanti di Bankitalia (sarà presente il direttore generale, Fabrizio Saccomanni), il presidente di confindustria, Emma Marcegaglia, il presidente dell'Abi, Corrado Faissola.

L'obiettivo è quello di adottare una strategia condivisa per far fronte alla crisi e all'eventuale aggravarsi delle ricadute in italia. In questa fase è importante rassicurare i risparmiatori e scoraggiare la speculazione.

10:46 Brown: "I mercati finanziari hanno smesso di funzionare"

I mercati finanziari globali hanno smesso di funzionare. Lo ha sottolineato il premier britannico, Gordon Brown, nel presentare il piano a sostegno del sistema bancario annunciato oggi dal governo.

10:38 Tremonti: "Veltroni dice falsità, è un vero comunista"

"Dice che nel dDef di qualche anno fa io abbia proposto qualche cosa sui mutui. Non so dove l'hanno tirata fuori. Forse da qualche semi-lavorato fatto dagli uffici...io non l'ho mai firmato e l'ho anche detto. Chi usa certe falsità è un comunista vero". Così il ministro dell'Economia Giulio Tremonti risponde al Gr1 che lo interroga sulle affermazioni di Walter Veltroni e di Pierluigi Bersani che 'accusano' Tremonti di aver cercato di introdurre i mutui su modello americano nel 2003.

10:30 Tremonti: "L'Europa si è mossa bene, le banche sono sicure"

Dall'Europa arriva "un messaggio di sicurezza sulle banche: saranno tenute in piedi. E sul risparmio: sarà difeso. Questo è molto importante per evitare effetti negativi. Alla fine l'Europa si è mossa bene". Così, ai microfoni del Gr1, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Interrogato sulla proposta di un fondo di garanzia europeo, sul modello americano, che sembra non aver incontrato i favori di alcuni partner europei, il ministro ha risposto che "c'è un'idea europea, abbastanza equivalente. Comunque - ha ripetuto - si salvano le banche, intervengono i governi se necessario; si salva il risparmio, lo tutela il governo, se necessario. Dalle mia parti si dice: piuttosto che niente, meglio piuttosto. E' un buon piuttosto".

10:29 Chiudono le due Borse di Mosca

Le due Borse di mosca, Rts e Micex, hanno sospeso le contrattazioni poco dopo l'apertura quando stavano perdendo rispettivamente l'11,25% e il 14,35%. Rts (la borsa principale con titoli scambiati in dollari) ha annunciato che le contrattazioni rimarranno sospese fino a nuovo ordine delle autorità mentre il Micex (scambi in rubli) si fermerà fino al 10 ottobre.

10:28 Parigi fa peggio di Milano: ora perde l'8,18%

Non si arrestano le perdite delle Borse europee sui timori che la crisi sia più profonda di quanto sperato fino ad oggi. I mercati perdono così mediamente il 7,6%. Tra le peggiori Piazze finanziarie, oltre a quella milanese che vede lo S&P/Mib (-7,2%) piombare sui livelli del 2003, spuntano Parigi (-8,18%) e Francoforte (-8,11%). Male anche Londra (-7,38%).

10:14 Milano cede ancora: -7%, è la peggiore in Europa

Seduta da brivido a Piazza Affari, peggior listino a livello europeo, con gli indici piombati sui livelli di aprile del 2003. Il Mibtel fa un tonfo del 7% a 16.505 punti mentre lo S&P/Mib perde il 7,2% a 21.910

punti.

10:06 Sospese al ribasso a Milano Telecom Italia e Seat Pg

Nuova serie di di sospensioni al ribasso, tra i tioli coinvolti anche Telecom Italia e Seat Pg.

10:02 Forti perdite per Unicredit dopo riammissione alle contrattazioni

Titoli Unicredit in forte calo in Borsa dopo la riammissione alle contrattazioni in seguito a un'iniziale sospensione per eccesso di ribasso: dopo le nuove dichiarazioni dell'ad Alessandro Profumo, che questa mattina a Londra ha parlato in una conferenza organizzata per gli analisti da Merrill Lynch anunciando la riduzione del capitale allocato alla divisione Markets & Investment Banking, il titolo perde oltre il 9%.

09:57 Mibtel a meno 6,16%

In profondo rosso Piazza Affari: il Mibtel scende a meno 6,16%.

09:53 Follini: "C'è troppa crisi, Veltroni rinvii manifestazione del 25"

"Con tutto quello che succede in Borsa, con i risparmiatori che tremano, con un modello economico da reinventare, mi chiedo se la piazza sia la risposta più giusta''. In un'intervista al Corriere della Sera Marco Follini, ex segretario dell'Udc e ora senatore del Pd suggerisce al segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, di rinviare la manifestazione prevista per il 25 ottobre.

09:51 Anche Piazza Affari accentua il ribasso

Prosegue in deciso ribasso e con una pioggia di sospensioni la seduta di Piazza Affari, che vede lo S&P/Mib perdere il 4,97% a 22.451 punti e il Mibtel il 4,77% a 16.962.

09:49 Si accentua il calo sui mercati europei

A circa mezz'ora dall'avvio delle contrattazioni, Amsterdam registra una flessione del 6,16%, Bruxelles del 6,69%, Parigi del 4,6%, Francoforte del 4,97%, Londra del 3,99%, Madrid del 3,76% e Zurigo del 3,94%.

09:46 Bce annuncia asta rapida di un giorno per 70 mld dollari

La Bce ha annunciato un'asta rapida a un giorno in dollari sull'overnight a 70 miliardi dopo quella da 50 miliardi di dollari indetta nella vigilia. I risultati saranno pubblicati dopo le 10.45. L'operazione fa parte di una serie di iniziative che la Bce sta prendendo di concerto con le altre banche mondiali per cercare di ripristinare la fiducia sui mercati del credito.

09:40 Unicredit riammessa alle contrattazioni

Unicredit rientra nelle contrattazioni a Piazza Affari, e cede l'8,83%.

09:39 Sempre male le borse europee

Le borse europee peggiorano poco dopo l'apertura. Parigi cede il 4,52%, Londra il 2,36%, Zurigo il 3,8% e Francoforte il 4,46%.

09:31 Mosca sospende contrattazioni per eccesso di ribasso

Le Borse di Mosca, Micex e Rts, hanno sospeso le contrattazioni a circa mezz'ora dall'apertura per eccesso di ribasso. L'indice Micex stamane aveva segnato a un minuto dall'apertura un meno 11,47%, il Rts a due minuti era a meno 8,65%.

09:30 A Milano prosegue l'andamento negativo

Le sospensioni per eccesso di ribasso di numerosi titoli fra i più capitalizzati del listino limitano nella primissima fase l'attività di piazza Affari che, penalizzata dai crolli sui mercati asiatici e dalla debacle di ieri a Wall Street, perde comunque, dopo circa mezz'ora di contrattazioni, il 3,72% (indice Mibtel).

09:08 Raffica di sospensioni a Piazza Affari, c'è anche Unicredit

L'avvio di Piazza Affari è caratterizzato da una raffica di sospensioni al ribasso, tra cui quelle di Unicredit e Saipem.

09:08 Piazza Affari apre a -3,91%

Apertura in forte calo anche oggi per gli indici di Borsa, penalizzati dal crollo dei mercati asiatici questa mattina e di Wall Street ieri sera. Il primo Mibtel segna una flessione del 3,91% a 17.115, l'S&P/Mib del 3,91% a 22.698, l'AllStars del 3,46% a 9361.

09:06 Borse europee aprono in negativo

Aprono col segno meno le principali borse europee: Parigia -3,7%, Francoforte -3,2% e Londra -1,64%

09:04 Governo inglese nazionalizza parzialmente 8 banche

Il governo inglese è pronto a investire fino a 50 miliardi di sterline per ricapitalizzare le banche investite dalla crisi dei mutui subprime. E' quanto prevede il piano del governo secondo quanto comunicato dal Tesoro. Sarebbero 8 gli istituti di credito coinvolti.

08:58 Borsa di Mosca apre in fortissimo ribasso

La principale Borsa di Mosca, Rts (dove i titoli sono scambiati in dollari) ha aperto le negoziazioni in calo dell'8,65% sulla scia del crollo di oltre il 9% di Tokyo.

08:40 Crisi mutui, 200 miliardi sterline da Banca d'Inghilterra

La Bank of England renderà disponibile per il sistema bancario liquidità per almeno 200 miliardi di sterline. Lo riferisce l'agenzia Bloomberg.

08:31 Bersani: "Task force per rassicurare il Paese"

"Il governo se ne sta con le mani in mano a guardare che tempo che fa". A lamentare l'assenza della capacità di rassicurare i cittadini in seguito alla crisi finanziaria internazionale è Pierluigi Bersani, ministro dell'Economia del governo ombra, che lancia la proposta di costituire una "task force per rassicurare il Paese" sul fatto che si sta lavorando tutti, senza creare allarmismi.

08:17 Euro in calo sul dollaro

Euro in calo sul dollaro questa mattina intorno alle 8. La moneta unica viene scambiata a quota 1,3559 dollari mentre ieri, secondo la rilevazione della Bce, era a quota 1,3632 dollari.

08:05 Tokyo chiude le contrattazioni a meno

A conclusione di una giornata nerissima, l'indice Nikkei della Borsa di Tokyo chiude con un -9,4%, a 9.203 punti.

08:03 Dollaro in ribasso sullo yen

Il dollaro ancora in netto ribasso nei confronti della moneta giapponese. Il biglietto verde è sceso sotto la soglia dei 100 yen e scambia a 99,99 contro i 102,41 della chiusura di oggi.

08:02 Hong Kong, meno 5,55% a metà giornata

A Hong Kong, l'indice Hang Seng ha concluso la mattinata in calo del 5,55% a 15.871,15 punti. E' la prima volta che l'indice scende sotto quota 16 mila punti da oltre 27 mesi.

07:54 Borsa di Tokyo a meno 9,81%

A Tokyo, l'indice Nikkei ha perso 996,09 punti, pari al 9,81 per cento, posizionandosi a quota 9.159,81 punti.

07:39 Nikkei senza freni, meno 8,89%

Precipita senza freni la Borsa di Tokyo. L'indice Nikkei dei 225 titoli guida ha perso 903,20 punti, pari all'8,89 per cento, posizionandosi a quota 9.252,70 punti.

 

07:21 SudCorea, apertura in calo

La Borsa sudcoreana apre in forte ribasso stamattina. L'indice Korea composite stock price ha perso nei primi 45 minuti 37,73 punti, pari al 2,8 per cento, scendendo a 1.328,37 punti. Poco prima il ribasso era stato del 3,5 per cento, poi il leggero recupero.

07:17 In Asia greggio torna sotto quota 90 dollari

Torna sotto quota 90 nei mercati asiatici il prezzo del greggio dopo il rialzo di ieri a New York. Nel dopomercato elettronico che fa riferimento al Nymex, la Borsa merci di New York, a WSingapore il greggio per consegna a novembre è stato trattato oggi a mezzogiorno (ora locale) a 89,13 dollari a barile, con un ribasso di 0,94 dollari rispetto a New York, dove ieri sera aveva fatto registrare un rialzo di 2,25 dollari a barile portando il prezzo a 90,06 dollari.

07:15 Indonesia, sospese le contrattazioni

La direzione della Borsa di Giacarta ha sospeso le contrattazioni, dopo che l'indice aveva registrato perdite superiori al 10 per cento a metà giornata.

07:15 Nikkei in caduta libera

Caduta senza freni delle quotazioni alla Borsa di Tokyo. L'indice Nikkei dei 225 titoli guida ha perso 715,10 punti, pari al 7,04 per cento, posizionandosi a quota 9.440,80 punti.

 

 

 

2008-10-07

I ministri delle Finanze europei hanno bocciato la proposta di Francia, Italia e Olanda

Accordo per innalzare ad almeno 50 mila euro la garanzia dei depositi bancari

Ecofin, no al fondo salva-banche

Trichet: "Abbiamo dei limiti"

Il presidente Bce: "Non abbiamo capacità di intervenire su problemi di insolvenza"

Ecofin, no al fondo salva-banche Trichet: "Abbiamo dei limiti"

Il presidente della Bce Jean-Claude Trichet

 

ROMA - Per i mercati europei è stato un nuovo giorno di passione, influenzato anche dalla decisione dell'Ecofin di bocciare l'idea di istituire un fondo Ue per salvare le banche, sostenuta da Francia, Italia e Olanda. Raggiunto, invece, un accordo per innalzare da 20 mila ad almeno 50 mila euro la soglia minima di garanzia dei depositi bancari. "Ci sono limiti a quello che possiamo fare - ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet -, non abbiamo la capacità di intervenire quando ci sono dei problemi di insolvenza".

Ecofin. I 27 ministri delle Finanze europei riuniti in Lussemburgo, pur avendo bocciato la proposta di un fondo europeo per salvare le banche, sostenuta da Parigi, Roma e Amsterdam, hanno concordato "dei principi comuni Ue" che guideranno l'azione dei Paesi membri contro la crisi finanziaria, si legge nelle conclusioni del Consiglio.

I principi Ue. Primo, gli interventi dovrebbero essere rapidi e temporanei; secondo, verrà riposta particolare attenzione agli interessi dei contribuenti; terzo, gli azionisti dovrebbero sopportare le conseguenze degli interventi; quarto, i governi dovrebbero essere in condizioni di cambiare il management; quinto, i management non dovrebbero mantenere benefici non dovuti e i governi potrebbero avere il potere di intervenire sulle remunerazioni. Tra i principi concordati inoltre, al sesto punto, i ministri sostengono che "il legittimo interesse dei concorrenti deve essere protetto, in particolare attraverso le norme sugli aiuti di Stato", si legge nelle conclusioni.

Infine ultimo principio, l'impegno ad "evitare i negativi effetti di rovesciamento". I ministri si dicono inoltre d'accordo "per coordinare in modo molto stretto tutte le azioni e a tenere in considerazione i potenziali effetti transfrontalieri delle decisioni nazionali". L'Ecofin per proteggere gli interessi dei risparmiatori nella stabilità del sistema "sottolinea la necessità di un approccio che includa, tra gli altri strumenti, la ricapitalizzazione di istituzioni finanziarie vulnerabili, rilevanti dal punto di vista sistemico".

I 27 hanno anche raggiunto un accordo per innalzare da 20 mila ad almeno 50 mila euro la soglia minima di garanzia dei depositi bancari in caso di fallimento di istituti di credito europei. In molti Paesi, però, la soglia prevista sarà di 100 mila euro. Per Tremonti il Fondo "sarebbe stata una decisione capace di esprimere un messaggio politico più forte". Ma è comunque un bene l'essere passati dal divieto degli aiuti pubblici alle banche alla possibilità di intervenire senza essere sanzionati. "Questo è il massimo che si poteva fare, considerando l'Europa", ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti al termine della riunione.

Trichet. "La crisi ha colpito il cuore del sistema finanziario internazionale, servono soluzioni coordinate, non in ordine sparso. Soluzioni che non possono privilegiare solo qualche parte del sistema, non ci sono più tabu", ha detto il presidente della Bce. Jean-Claude Trichet è ritornato a parlare della crisi finanziaria nel corso di un intervento tenuto nel sud della Francia. Il numero uno dell'eurotower ha richiamato la necessità di una stretta collaborazione tra Francoforte e le banche centrali dei singoli Paesi su cui risiede la responsabilità della vigilanza bancaria.

Sugli sviluppi della crisi, Trichet ha ribadito i compiti della Bce: "Ci sono dei limiti a quello che possiamo fare - ha detto -, non abbiamo la capacità di intervenire quando ci sono dei problemi di insolvenza. Siamo in una situazione in cui facciamo tutto quello che possiamo per assicurare le liquidità del mercato, in circostanze che sono molto, molto esigenti".

Infine, apertura sulle decisioni odierne dell'Ecofin che ha annunciato la revisione delle regole contabili sulle valutazioni degli attivi delle società, banche comprese. Si dovrebbe arrivare ad ammorbidire i principi sul "mark-to-market" con efficacia dal terzo trimestre del 2008. "Talvolta - ha ammesso Trichet - abbiamo imposto regole che hanno esasperato i boom e i crolli".

(7 ottobre 2008)

 

Un "terremoto senza precedenti". In Europa il 40%

delle perdite. Cosa insegna l'esperienza per rimediare

Fmi: la crisi costerà 1.400 miliardi

Una ricetta in cinque punti

Fmi: la crisi costerà 1.400 miliardi Una ricetta in cinque punti

Il direttore del Fmi Dominique Strauss-Kahn

 

WASHINGTON - Sui mercati è in atto un "terremoto senza precedenti" che costerà 1.400 miliardi di dollari, "una cifra significativamente più alta di quella stimata in aprile". Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale nel Global Financial Stability Report, sottolineando che alla fine di settembre le svalutazioni hanno raggiunto quota 760 miliardi di dollari, di cui 580 miliardi a carico di banche. Secondo il Fondo finora sono emerse soltanto il 55% delle perdite potenziali conosciute: se il 'terremotò dovesse peggiorare le svalutazioni potrebbero aumentare di altri 80 miliardi.

Sull'Europa pesa il 40% dei 1.400 miliardi di perdite legate ai subprime americani, cioè circa 560 miliardi, ha detto Jaime Caruana, direttore della divisione mercati dei capitali e monetari del Fondo.

Per restituire fiducia e stabilità al sistema finanziario "in circostanze eccezionali" come quelle attuali si può trarre "insegnamento - afferma il Fmi - dalle esperienze passate che ci indicano i cinque principi base da seguire: misure globali, tempestive e chiaramente comunicate; assicurare che gli interventi governativi siano temporanei e gli interessi dei consumatori protetti; puntare a politiche organiche fra i diversi paesi per stabilizzare i mercati così da massimizzare l'impatto; assicurare una rapida risposta in base alla scoperta tempestiva di tensioni; perseguire obiettivi di medio termine per un sistema finanziario più efficiente, solido e competitivo".

"Nell'applicare questi principi, azioni concrete sono necessarie per smarcare tre aree di problemi legati al deleverage: capitali insufficienti, valutazione incerta degli asset e disfunzioni nel mercato del finanziamento", aggiunge il Fmi, ribadendo che "il ripristino della stabilità finanziaria beneficerebbe ora di un impegno pubblico delle autorità dei paesi colpiti dalla crisi". Ecco di seguito i cinque principi base da tenere in considerazione:

- Misure globali, tempestive e chiaramente comunicate: "Dovrebbero includere le principali sfide offerte dalle tensioni che si sono create con il deleveraging: e cioè migliorare la disponibilità di finanziamenti per stabilizzare i conti; iniettare capitale per supportare le istituzioni con basi solide che però non sono momentaneamente in grado di rifornirsi di adeguato capitale; promuovere un deleverage ordinato rafforzando gli asset in difficioltà attraverso il potere pubblico, stando comunque attenti a evitare di esacerbare effetti prociclici".

- Politiche organiche fra paesi: "Puntare a una serie di politiche coerenti fra i paesi per stabilizzare il sistema finanziario massimizzando l'impatto ed evitando effetti avversi".

- Risposte rapide sulla base della scoperta tempestiva delle tensioni: "Questo richiede un elevato grado di coordinamento fra ogni paese e in molti casi un coordinamento cross border, e una rete che consenta di intraprendere azioni risolutive anche da una serie di autorità diverse".

- Interventi governativi temporanei: "Assicurare che gli interventi di emergenza dei governi siano temporanei e gli interessi dei contribuenti protetti: i meccanismi di intervento dovrebbero minimizzare il moral hazard, riconoscendo che le esigenze della situazione in atto richiedono un evidente supporto pubblico". Nell'intervenire è importante che si includa la partecipazione dei privati ai rischi al ribasso e dei contribuenti ai benefici.

- Perseguire obiettivi di medio termine per sistema solido: Per raggiungere l'obiettivo di un "sistema finanziario più efficiente, solido e competitivo" è necessario un rafforzamento della rete internazionale per aiutare a migliorare la supervisione e la normativa a livello domestico e internazionale, così come la messa a punto di meccanismi per aumentare l'efficacia della disciplina di mercato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecofin: depositi più garantiti

Bernanke: "Possibile taglio tassi"

E Wall Street perde il 5%

La ricetta di Trichet (Bce): "Soluzioni internazionali e non in ordine sparso". Ancora una giornata in calo per i mercati asiatici. Altalena di listini nella Borse europee. Bernanke: "La Fed potrebbe considerare taglio tassi". La risposta negativa di Wall Street. Bush: "Tempi duri ma riemergeremo". Mutui più cari: l'Euribor a tre mesi al 5,38%

 

22:22 Tonfo a Wall Street: -5%

La borsa di New York ha concluso la giornata di contrattazioni con un altro sonoro tonfo. Alla fine della seduta, a Wall Street il dow jones ha perduto 497,567 punti (-5%), a quota 9.457,94 punti

21:51 Veltroni a Berlusconi: "Se mi chiami per la crisi, noi siamo pronti"

"Se Berlusconi mi dice: C'è bisogno del concorso dell'opposizione per salvare la situazione economica, senza confusione di ruoli, io sono pronto, sono disposto a farlo". Lo afferma il segretario del Pd Walter Veltroni, durante la trasmissione Ballarò

21:31 Berlusconi: "Ho parlato della crisi con Putin e Bush"

Silvio Berlusconi ha detto: "Ho parlato al telefono con Bush e

con Putin. E' una situazione su cui siamo molto attenti"

21:29 Confindustria incontrerà le banche: "Non chiudete il credito"

Il 17 ottobre prossimo, Confindustria incontrerà i dirigenti delle principali banche italiane per chiedere di non far mancare il credito in questo momento di crisi finanziaria. Lo ha reso noto il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia

21:26 Berlusconi con i deputati Pdl sulla crisi dei mercati

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è arrivato alla Camera per un incontro con i deputati del Pdl sulla crisi dei mercati

21:25 Visco, Pd: "Corretto il fondo di soccorso europeo"

"E' corretto appoggiare la proposta Sarkozy" di un fondo di soccorso europeo destinato a prevenire eventuali fallimenti bancari. così ha detto Vincenzo Visco, Pd, intervistato da 'la7'

21:23 Berlusconi: "I governi e la Ue devono evitare il panico"

Berlusconi: "I governi e la Ue devono evitare il panico"

21:21 Berlusconi: "Non escludo un G8 sulla crisi finanziaria"

Berlusconi: "Non escluso un G8 straordinario sulla crisi della finanza"

20:32 Bush: "Tempi duri ma riemergeremo"

Il presidente Usa George W. Bush conferma di aver parlato con alcuni leader europei per assicurarsi che che ci sia una "ravvicinata cooperazione" per fronteggiare la crisi finanziaria. Bush dice anche che i "tempi sono duri. L'economia Usa è già passata attraverso crisi difficili e ce la farà ad emergere dalla crisi attuale. Serve una forte azione del governo"

20:18 Minute Fomc: "Previsioni inflazione Usa altamente incerte"

Le previsioni sull'andamento dell'inflazione negli Stati Uniti per il 2008 e il 2009 sono per una moderata riduzione, anche se l'outlook "resta altamente incerto". E' quanto si legge nelle minute del Fomc, il braccio di politica monetaria della Federal reserve relative alla riunione dello scorso 16 settembre

19:56 Altalena di listini nelle Borse europee

Le Borse europee hanno chiuso. Milano: -0,91; Londra +0,35; Parigi +0,5; Francoforte -1,12; Zurigo -0,14; Amsterdam -1,00; Madrid +0,58

19:51 Wall Street, dopo Bernanke, la Borsa Usa perde oltre 3%

A Wall Street, il Nasdaq e lo S&P perdono oltre il 3% dopo che il presidente della Fed Ben Bernanke lascia intendere di essere pronto a tagliare i tassi Usa e dice che i rischi per la crescita economica sono cresciuti

19:25 Belgio, quintuplica tetto di garanzia per i depositi

Anche il Belgio ha annunciato che innalzerà il tetto garantito dallo Stato sui depositi bancari. L'incremento quintuplica la misura della garanzia, dai 20mila euro attuali a 100 mila euro. Lo ha affermato il ministro delle Finanze Didier Reynders

19:17 Bernanke: "Il piano anticrisi costerà ai contribuenti Usa meno di 700 miliardi"

Bernanke, Fed: "Il piano anti crisi costerà ai contribuenti Usa meno di 700 miliardi"

19:15 Bernanke: "La Fed potrebbe considerare taglio tassi"

Bernanke: "La Fed potrebbe considerare il taglio dei tassi"

19:13 Bernanke, Fed: "Collasso mercati peserà sulla crescita economica"

"La crisi dei mercati finanziari peserà ancora di più sulla crescita economica". Lo ha detto il presidente della Federal reserve, Ben Bernanke

19:06 Cambio euro-dollaro: 1,3632

Alle 19, il cambio euro-dollaro è stabile a 1,3632

18:06 Trichet: "Soluzioni internazionali e non individuali"

Secondo il presidente della Bce "quelle che sono necessarie adesso sono soluzioni internazionali e non individuali o in ordine sparso". Da giorni sui mercati corrono voci di un possibile intervento concertato delle banche centrali sui tassi d'interesse.

Trichet spiega che "la mancanza di trasparenza è il modo migliore per diffondere il contagio".

18:02 Trichet: "Limiti Bce in problemi di solvibilità"

"La Banca Centrale farà il possibile - assicura Trichet - per assicurare liquidità al sistema ma non può intervenire in caso di problemi di solvibilità". Trichet ha aggiunto anche che "il rapporto di cooperazione con la Fed è intenso".

17:43 Trichet (Bce): "Crisi colpisce cuore del sistema"

Il presidente della Banca centrale europea Jean Claude Trichet dice che "sono stati sottovalutati i rischi economia internazionale" e che "la crisi colpisce il cuore del sistema finanziario mondiale". Il presidente della Bce sta tenendo l'atteso discorso da cui si dovrebbero capire le intenzioni della Banca centrale.

17:19 Positive Londra, Parigi e Madrid

Parziale rallentamento delle principali borse europee con Wall Street in leggero calo. Ecco il quadro alle ore 17: Londra, +1%; Parigi, +1,15%; Madrid, +2,29%; Amsterdam, +0,56%; Zurigo, +0,12%; Francoforte -0,33%; Milano, -0,03%; Stoccolma, -1,65%. I mercati chiudono tra circa mezz'ora.

 

17:08 Mosca chiude in rialzo

Segni di ripresa alla Borsa di Mosca dove l'indice principale, l'Rts (denominato in dollari), ha chiuso con un leggero guadagno (+0,95%) a 858,16 punti, mentre il Micex (in rubli) ha registrato un calo dello 0,96%, attestandosi a 744,76 punti.

16:58 Milano, indici tornano in parità

Tornano sulla parità gli indici di Borsa dopo lo strappo al rialzo in concomitanza con l'apertura di Wall Street. Esaurito l'effetto, con il Nyse che è tornato sui propri passi, anche Piazza Affari ha innestato la retromarcia: ora il Mibtel segna -0,14%, a 17.951 punti, mentre l'S&P/Mib è sul +0,03%.

16:53 Titolo Fiat sospeso per eccesso di ribasso

Fiat è stata sospesa al ribasso in Borsa. Il titolo del Lingotto, prima del provvedimento, cedeva il 5,87% a 7,43 euro.

16:44 Olanmda alza garanzie fino a 100 mila euro

L'Olanda ha quasi triplicato il tetto di garanzia per i depositi bancari, che sale a 100mila euro dagli attuali 38mila. Lo ha reso noto un portavoce del ministero delle Finanze di Amsterdam.

16:31 Austria alza garanzia su depositi fino a 100 mila euro

L'Austria innalzerà la soglia minima di garanzia sui depositi bancari dagli attuali 20.000 a 100.000 euro, secondo quanto annunciato dal ministro delle finanze Wilhelm Molterer all'Ecofin a Lussemburgo.

16:15 Moody's taglia rating Unicredit

Moody's Investors service ha declassato di uno scalino i rating sul debito senior e sui depositi a lungo termine di Unicredit, portandoli da 'aa2' a 'aa3', così come il rating sulla solidità finanziaria (bsfr) che scende da 'b-' a 'c+'. L'outlook sui primi due rating è stabile grazie alle prospettive, molto elevate secondo moody's, di un sostegno di sistema, mentre l'outlook sul bsfr resta negativo. Confermati con outlook stabile tutti i rating delle due principali controllate, hvb e bank austria creditanstalt.

16:13 Wall street frena dopo apertura positiva

Con una repentina inversione di tendenza la borsa americana è passata in territorio negativo, con il Nasdaq composite che cede l' 1% esatto a 1.844,27. Il Dow Jones segna -0,46% a 9.909,38 e lo S& 500 lo 0,68% a 1.049,69.

16:01 Ecofin: "Garanzie per depositi fino a 50 mila euro"

Gli stati membri dell'Unione europea dovranno inizialmente fornire garanzie sui depositi bancari per un minimo di 50 mila euro. Adesso la soglia minima è 20 mila. Molti ministri sono

"determinati ad alzarlo a un minimo di 100 mila euro".

E' una delle conclusioni dell'Ecofin.

15:50 Wall street ha fiducia

Cresce il rialzo la borsa statunitense dopo pochi minuti dall' apertura:il Dow Jones sale dell' 1,27% a 10.082,38. Il Nasdaq composite segna +0,68% a 1.875,66 e lo S&P 500 +1,17% a 1.069,24.

15:42 Mercati europei col segno più

Ecco gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee alle ore 15: Londra +2,96%; Parigi +2,67%; Francoforte +3,28%; Milano +1,80%; Amsterdam +1,10%; Stoccolma +0,69%; Zurigo +1,58%.

15:38 Effetto Wall street su Londra e Madrid

Allungano il passo le principali Borse europee subito dopo l'avvio positivo di Wall Street. Londra guadagna il 2,96%, mentre Madrid, la meglio intonata, sale del 3,28%.

15:36 Wall Street apre in leggero rialzo

La borsa di New York ha appena aperto i battenti. E fa segnare un timido segno più. L'indice Dow Jones segna +0,04% e l'indice Nasdaq +0,27%

15:17 Banca Etica: "Chi ha violato le regole non può riscriverle adesso"

Fabio Salviato, presidente di Banca popolare etica, suggerisce una delle possibili strade da seguire per uscire dalla crisi. "Noi di banca Etica - dice - vogliamo essere un testimone nel tribunale che ha messo le banche e la finanza sul banco degli imputati perchè da un processo giusto vengano fuori elementi per ripartire. Non da zero ma dal buono che c’è. Le regole non possono essere scritte da chi le ha violate o interpretate a proprio appannaggio. Né possono rispondere ad una crisi endogena del sistema senza valutarne le alternative già esistenti".

15:11 FMI: "Banche avranno bisogno di 675 mld capitale"

Le maggiori banche mondiali avranno bisogno nel corso dei prossimi anni di capitali per almeno 675 miliardi di dollari. E' la stima del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), che sottolinea come "viste le difficoltà incontrate nell'aumentare capitale privato da parte delle istituzioni finanziarie, le autorità potrebbero aver bisogno di iniettare capitale nelle istituzioni" in grado di sopravvivere

15:08 FMI: "Governi studino insieme risposta coordinata"

invita autorità e governi a studiare una risposta "coordinata" per riportare "ordine" e "fiducia" tra gli investitori. Senza un intervento "ampio, tempestivo e trasparente", avverte il Rapporto sulla stabilità finanziaria globale (Gsfr), la turbolenza risulterà "costosa" per l'economia reale, per la quale è già ora previsto "un ulteriore rallentamento".

15:07 FMI: "Crisi costerà 1.400 miliardi di dollari"

"Il terremoto senza precedenti" che ha investito i mercati di tutto il mondo costerà almeno 1.400 miliardi di dollari. La stima, "significativamente più alta" rispetto ai 945 miliardi attesi ad aprile e i 1.300 comuncati solo un paio di settimane fa, è del Fondo monetario internazionale.

"

15:00 Tremonti: "Il Fondo sarebbe stato messaggio forte"

Un Fondo comune europeo per il salvataggio delle banche "sarebbe stata una decisione capace di esprimere un messaggio politico più forte". Ma bene l'essere passati dal divieto degli aiuti pubblici alle banche alla possibilità di intervenire senza essere sanzionati. Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, alla fine dell'Ecofin.

14:49 Tremonti: "Non esistono soluzioni nazionali alla crisi dei mercati"

"Non esistono soluzioni nazionali alla attuale crisi dei mercati. "Il sistema o è sistema o non regge". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, al termine dell'Ecofin

14:42 Solbes: "Impegno effettivo fino a 100.000 euro"

L'accordo Ue sulla garanzia sui depositi bancari a quota 50mila euro è di tipo "politico", la maggioranza dei paesi si è espressa e dovrebbe applicare quota 100mila euro. E' quanto ha indicato il ministro dell'Economia spagnolo, Pedro Solbes.

14:41 Ecofin, impegno a sostenere tutti i grandi gruppi finanziari

I ministri delle finanze dell'Unione Europea si sono impegnati a sostenere tutti i grandi gruppi finanziari nel caso di difficoltà per evitare il rischio di una crisi generalizzata. Lo ha annunciato il segretario di stato tedesco alle Finanze Jorg Asmussen.

14:38 Formalizzato calendario aste banche centrali

La Fed ed altre fra le maggiori banche centrali hanno formalizzato oggi il calendario di una serie di aste destinate a sostenere il mercato finanziario, nell' ambito - per quanto riguarda la Federal Reserve - delle cosiddette TAF, cioè Term Auction Facility, al servizio delle banche commerciali.

14:34 Ecofin, garanzia depositi: tetto innalzato a 50.000 euro

I 27 ministri finanziari dell'Ue - secondo quanto si apprende da fonti della presidenza francese - avrebbero raggiunto un accordo per innalzare da 20 mila ad almeno 50 mila euro la soglia minima di garanzia dei depositi bancari in caso di fallimento di istituti di credito europei.

14:32 Amministratore delegato banca tedesca si dimette

L'amministratore delegato della banca tedesca Hypo Real Estate, George Funke, si è dimesso. Lo fa sapere la banca in un comunicato. Il destino di Funke era segnato dopo che il cancelliere Angela Merkel, sulla scia del piano da 50 miliardi di euro deciso per salvare Hypo RE, aveva detto che "coloro che hanno gestito in modo irresponsabile la loro compagnia dovranno risponderne".

14:12 Barroso: "Risposte nazionali a crisi frenano integrazione"

La sequenza di risposte nazionali da parte degli Stati membri dell'Unione europea rischia di "indurre a una rinazionalizzazione" del sistema finanziario che potrebbe arrestare il processo di integrazione. A mettere in guardia è il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso.

13:56 Il Mibtel torna in rialzo

Il Mibtel poco prima delle 14 è tornato in territorio positivo, +0,23%, S&P/Mib +0,59%.

13:48 Piazza Affari: indici in recupero, ma sempre deboli

Resta debole Piazza Affari a metà seduta. Sul listino milanese dominano nervosismo e incertezza con un listino spaccato tra i tonfi di Unicredit (-4,17%), Telecom (-4,14%) e Fiat (-3,90%) e la tenuta di Intesa Sanpaolo (+3,03%) e dei titoli energetici, a partire da Eni (+2,29%) ed Enel (+2,34%). L'indice Mibtel sale dello 0,02% mentre lo S&P/Mib avanza dello 0,26%.

13:47 Sarkozy: "Lo Stato non lascerà fallire le banche"

Il presidente Nicolas Sarkozy ha ribadito oggi che lo Stato "non lascerà fallire le banche" se necessario attraverso "una partecipazione al capitale e non attraverso un sostegno dei prodotti finanziari".

13:37 Borse dell'ex Jugoslavia in forte perdita

Non si arresta la caduta della Borse dell'ex Jugoslavia dopo il lunedì nero vissuto ieri: Belgrado al momento perde il 12 per cento, Zagabria e Lubiana invece registrano perdite pari, rispettivamente, al 4,03 e al 3,93 per cento.

13:36 Bini Smaghi (Bce): "Pronti a tutto per mantenere la stabilità"

In questo momento di crisi dei mercati finanziari internazionali è necessario che i risparmiatori "tengano i nervi saldi" e guardino a "un orizzonte di medio periodo". Lo afferma Lorenzo Bini Smaghi, membro del consiglio esecutivo della Bce, intervenendo a Radio Anch'io. Secondo Bini Smaghi, "è importante in questo momento di turbolenza mantenere fermo il concetto della stabilità altrimenti si rischia di aggiungere panico, su panico. Noi - sottolinea - siamo pronti a tutto per mantenere la stabilità del sistema finanziario anche per rassicurare i risparmiatori italiani e europei".

13:32 La Russia smentisce prestito banca centrale islandese

La Russia non ha eseguito alcun prestito alla banca centrale islandese. A smentire la notizia di un prestito di quattro miliardi di euro per aiutare il settore bancario del paese nordico in grave difficoltà, annunciato oggi dall'istituto d'emissione di Reykjavik, è il viceministro delle finanze russo Dmitri Pankin, sottolieneando che nessun negoziato sarebbe in corso e che soprattutto "nessuna decisione" è stata presa.

12:54 Euribor a tre mesi ai massimi, 5,38%

Tensioni in aumento sul mercato interbancario per le scadenze superiori al brevissimo termine. L'Euribor a tre mesi ha segnato il fixing a 5,38%, nuovo massimo storico dall'introduzione dell'euro. L'Euribor è il parametro a cui vengono indicizzati i prestiti commerciali e i mutui immobiliari. Si annuncia dunque una nuovo rialzo per le rate trimestrali che i debitori devono corrispondere alle banche.

12:46 Il Mibtel riduce le perdite

Il Mibtel riduce un po' le perdite. A metà giornata segna -0,23%.

12:33 Seduta altalenante, Borse europepe a due velocità

Seduta altalenante per i principali mercati azionari del vecchio continente. Dopo un avvio in recupero le piazze europee hanno azzerato i guadagni nel corso della mattinata, condizionate ancora dalla crisi finanziaria, presentandosi poi al giro di boa di metà con un andamento poco uniforme tra loro. In particolare, a mantenere il segno positivo sono le piazze di Parigi (+0,96%), Francoforte (+0,30%), Madrid (+1,26%) e Zurigo (+0,49%), mentre in calo viaggiano Amsterdam (-1,09%) e Bruxelles (-1,36%).

12:31 Medvedev annuncia prestiti da 26 miliardi di euro alle banche

Il leader del Cremlino Dmitri Medvedev ha annunciato la concessione di un prestito fino a 950 miliardi di rubli, pari a circa 26,7 miliardi di euro, alle principali banche russe per un periodo non inferiore a cinque anni. Lo riferiscono le agenzie citando le parole del presidente russo dopo una riunione con i rappresentanti economici del governo sulle misure aggiuntive contro la crisi finanziaria

12:26 Telecom perde l'8,18%

Trema Telecom a Piazza Affari. Il titolo del gruppo di tlc, sospeso per buona parte della mattinata, cede l'8,18% a 0,87 euro. La caduta del titolo riporta d'attualità il tema del reintegro delle garanzie da parte dell'azionista di controllo Telco mentre, a detta degli operatori, rende più complicata la ricerca di un nuovo socio disponibile a iniettare risorse fresche. Pesa infine, sempre secondo gli operatori, l'alto livello di indebitamento della società in una situazione di tensione sul mercato del credito.

12:08 Ecofin, tramonta definitivamente fondo europeo di salvataggio

Tramonta definitivamente l'idea di istituire un fondo europeo per il salvataggio delle banche, sostenuta da Francia e Italia: i paesi membri hanno deciso di andare avanti con iniziative nazionali ma coordinate a livello Ue. E' quanto emerso al termine delle discussioni dei ministri delle Finanze Ue sulla crisi finanziaria, a Lussemburgo. A quanto si apprende è attesa una dichiarazione dell'Ecofin sull'intenzione di procedere al salvataggio degli istituti a rischio crac con iniziative nazionali, ma con l'impegno di un "coordinamento" a livello europeo.

11:54 Perissinotto compra 15.000 azioni delle Generali

L'a.d. delle Generali, Giovanni Perissinotto, ha comprato oggi in Borsa 15.000 azioni della società. La transazione è avvenuta a 21,84 euro per azione, per un controvalore totale di 327.600 euro.

11:52 La Russia accorderà un prestitto di 4 milairdi all'Islanda

La Russia accorderà alla banca centrale d'Islanda un prestito di quattro miliardi di euro per aiutare il settore bancario del paese nordico in grave difficoltà. L'ha annunciato oggi l'istituto d'emissione di Reykjavik.

11:16 Milano, 10 titoli sospesi

Lieve miglioramento degli indici in Piazza Affari, con l'indice Mibtel che si porta sul -1%. le contrattazioni hanno registrato nell'ultima mezz'ora una raffica di sospensioni per eccesso di ribasso o per scostamenti di prezzo: in questo momento sono sospese Unicredit, Impregilo e Seat nell'S&P/Mib, e Cementir, Piaggio, Pirelli Re, Risanamento, Safilo e Tiscali nel Midex. Sono state sospese, e poi rientrate in negoziazione, anche Fiat, Telecom, Bpm, Fastweb, Geox, Banco Popolare.

10:48 A Piazza Affari brilla Tenaris, +5%

Il titolo Tenaris (+5%) a 11,13 euro brilla solitario in una giornata di borsa molto negativa, contraddistinta da numerose sospensioni per eccesso di ribasso. Il titolo energetico è nella classica situazione di rimbalzo dopo il crollo di ieri, quando aveva perso il 15,4%.

10:42 Girano tutte in negativo le Borse europee

Girano in negativo le principali Borse del Vecchio Continente a poco più di un'ora dall'avvio delle contrattazioni e si sgonfia così il tentativo di rimbalzo dopo la drammatica giornata di ieri. L'indice Dj Stoxx cede ora quasi oltre un punto percentuale dopo aver segnato in avvio di seduta un rialzo del 2%. Londra e Francoforte perdono più dell'1%.

10:32 In picchiata Deutsche Bank e Commerzbank

Vanno giù in Borsa i due colossi tedeschi del credito Deutsche Bank e Commerzbank che a Francoforte perdono rispettivamente oltre 13% e il 9%.

10:28 Il Mibtel perde l'1,70 per cento

Il Mibtel perde l'1,70 per cento, l'S&P/Mib l'1,69 per cento.

10:23 Raffica di sospensioni al ribasso a Piazza Affari

Raffica di sospensioni al ribasso a Piazza Affari. Nello S&P/Mib, su 40 società, sono otto quelle sospese o congelate per eccesso di ribasso. Tra loro Fiat, Telecom, Impregilo, Geox, Fastweb, Banco Popolare, la Popolare di Milano e Seat.

10:19 Unicredit rientra negli scambi ma viene di nuovo sospesa

Rientra agli scambi di Borsa Unicredit e sulla banca guidata da Alessandro Profumo, già sospesa per eccesso di ribasso, si scatena una pioggia di vendite. Il titolo cede ora il 6,31% a 2,73 euro.

10:18 Congelato al ribasso Banco Popolare

Congelato al ribasso il Banco Popolare in Borsa. Il titolo segna in questo momento un rialzo teorico dello 0,34%. Il titolo aveva iniziato la seduta con un rialzo superiore ai tre punti percentuali aiutata anche dagli acquisti da parte dei dirigenti del gruppo.

09:58 Dirigenti Banco Popolare acquistano 260.000 titoli

Segnale di fiducia da parte della larga maggioranza dei dirigenti di Banco Popolare. L'85% circa dei dirigenti, infatti - si legge in una nota -, nella prima mattinata ha dato ordine di acquisto di azioni del Banco Popolare per un ammontare complessivo di circa 260 mila titoli.

09:52 Milano gira in rosso, ancora in rialzo Parigi e Londra

E' già finito il tentativo di rimbalzo delle Borse europee. A meno di un'ora dall'avvio delle contrattazioni Milano è girata in rosso e ora il Mibtel perde lo 0,61% (-0,5% l'S&p/Mib). In calo frazionale Francoforte (-0,06%), mentre resistono in territorio positivo Parigi (+1,19%) e Londra (+1,78%).

09:39 Bene Piazza Affari, ma Unicredit ancora sospesa al ribasso

Rimbalza Piazza Affari dopo il lunedì Nero di ieri. Gli indici milanesi, al pari di quelli delle principali Borse europee, hanno avviato le contrattazioni in deciso rialzo con il Mibtel che avanza dell'1,76% e lo S&P/Mib che guadagna l'1,83%. In recupero molti bancari ma non Unicredit, -1,42% in apertura, e circa mezzora dopo congelata al ribasso.

09:27 L'Australia taglia i tassi e ridà fiato alle Borse

A ridare vitalità alle Borse è il taglio dei tassi australiani. Dopo la mossa della banca centrale australiana che ha ridotto il costo del denaro salgono infatti anche i futures di Wall Street, nella convinzione che la mossa verrà seguita da altri , attraverso un taglio coordinato dei tassi di interesse.

09:22 Aperture in rialzo per le Borse europee

Le principali piazze finanziarie europee hanno aperto la seduta in netto rialzo dopo il crollo di ieri, quando in Europa sono stati bruciati 450 miliardi di euro di capitalizzazione. L'indice Dj

Stoxx 600, che sintetizza l'andamento dei listini del Vecchio Continente, sale del 2%. Il Dax a Francoforte guadagna l'1,6%, a Parigi il Cac40 il 2,6%, a Londra l'Ftse100 l'1,8% e il Mibtel il 2%.

08:49 Euro in rialzo su dollaro e yen

L'euro apre in rialzo sui mercati asiatici e su quelli statunitensi. La moneta europea passa di mano a 1,3577 dollari contro 1,3504 dollari delle indicative della Bce. Euro/yen a 139,42 e dollaro/yen a 102,57.

08:41 Medvedev: misure comuni su crisi e sicurezza

I problemi di politica internazionale e la crisi finanziaria globale richiedono urgenti misure comuni: lo sostiene il presidente russo Dmitri Medvedev in un video sul sito del Cremlino, spiegando che intende affrontale tali questioni nell'incontro che avrà domani a Evian, dove incontrerà il presidente francese Nicolas Sarkozy, capo di turno della Ue. "I problemi di politica internazionale richiedono urgenti misure comuni. E' assolutamente chiaro che è arrivato il tempo di nuove decisioni" dichiara il capo dello Stato russo. Medvedev ritiene inoltre che a Evian dovrebbero essere discusse certi aspetti di un nuovo trattato sulla sicurezza europea, che "ho proposto - dice - di sviluppare lo scorso giugno a Berlino".

08:14 Cambi, euro sotto 1,36 dollari in apertura

Euro debole nei primi scambi della mattinata sui mercati valutari europei: la moneta unica passa di mano a 1,3543 dollari, contro 1,3634 delle quotazioni Bce di ieri. Euro in calo anche nei confronti della moneta giapponese: la divisa europea stamane vale 139,42 yen, contro 140,78 delle quotazioni Bce di ieri.

08:12 Tokyo, Nikkei chiude in calo del 3,03 per cento

Chiusura in deciso calo per la borsa di Tokyo. L'indice Nikkei ha perso il 3,03 per cento.

08:03 Unicredit: Jp Morgan e Citigroup tagliano target price

Jp Morgan e Citigroup tagliano il target price di Unicredit. La prima abbassa da 5,20 a 4,07 euro il prezzo di riferimento con una valutazione 'overweight' e la seconda riduce il prezzo da 4,10 a 3,20 euro con rating 'hold'. Ieri il titolo ha chiuso in borsa a un prezzo di riferimento di 2,914 euro.

07:21 Banca del Giappone lascia invariato il tasso d'interesse

La Banca del Giappone ha deciso di lasciare invariato allo 0,5 per cento il tasso d'interesse di riferimento, in un momento in cui i mercati finanziari mondiali sono in piena crisi.

04:30 Ex premier belga Dehaene sarà presidente della banca Bexia

L'ex primo ministro belga Jean-Luc Dehaene presiederà il consiglio di amministrazione della banca franco-belga Dexia, che attraversa una fase di turbolenza, mentre il francese Pierre Mariani acquisirà la direzione esecutiva. Lo ha annunciato oggi il governo belga.

02:38 Nikkei sotto i 10.000 punti, prima volta in 5 anni

L'indice Nikkei della Borsa di Tokyo per la prima volta in quasi 5 anni è oggi passato sotto la barra dei 10.000 punti, con una perdita di più del 5% nei primi scambi, in un mercato sconvolto dalla crisi finanziaria.

02:20 Tokyo apre in ribasso a -1,38%

L'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha aperto la seduta di martedì in ribasso dell'1,38%, in un mercato profondamente depresso per la crisi finanziaria mondiale. Nei primi scambi l'indice Nikkei 225 ha perso 144,55 punti a 10.328,54 punti.

L'UNITA'

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http://www.unita.it

2008-11-22

 

 

 

 

 

 

2008-11-18

 

2008-11-08

Obama si rimbocca le maniche: "È la nostra crisi più grave"

"Non sarà facile uscire dal fosso"

barack obama, usa

Affronterà "di petto" la crisi economica. Perché è quella la prima emergenza degli Stati Uniti, e non solo. Barack Obama parla alla nazione, nella sua prima conferenza stampa da presidente. E non racconta favole. Il suo è uno spietato discorso sulla "la crisi economica più grave della nostra vita" nel corso del quale non esita a dire che "non sarà facile né rapido per il Paese uscire dal fosso".

Per lui, comunque, si comincia dalla classe media: obiettivo stimolare i consumi, "un piano di incentivi che vada in soccorso" lo chiama. Ma non dimentica chi un lavoro nemmeno ce l’ha. Per questo ha spiegato che "un ulteriore prolungamento dei sussidi di disoccupazione è una priorità", anche considerando che la percentuale di chi è senza lavoro non è mai stata così alta negli ultimi 14 anni.

Quanto alla politica estera Obama si limita a dire che "risponderò appropriatamente alla lettera che ho ricevuto dal presidente iraniano Akhmadinejad: oggi – aggiunge – dico solo quanto ho detto durante la campagna: un eventuale programma di sviluppo nucleare è inaccettabile".

Intanto, il neo presidente continua il suo lavoro di formazione della nuova squadra. I nomi avrebbero dovuto uscire già venerdì, ma per ora è tutto rimandato. Tra le cariche più importanti da decidere c’è quella del futuro segretario al Tesoro. Tra i papabili ci sono l'ex presidente della Fed, Paul Volcker, l'ex ministro del Tesoro di Bill Clinton, Larry Summers, e Timothy Geithner, presidente della Fed di New York. Unica certezza per ora è il nome del nuovo Capo di gabinetto alla Casa Bianca: Rahm Emanuel ha accettato l’incarico. Emanuel, veterano dell'amministrazione del presidente Bill Clinton, ha fama di essere stratega politico di larghe vedute ed è stato presidente della commissione elettorale democratica quando, due anni fa, i democratici hanno riconquistato il controllo del Congresso per la prima volta in oltre un decennio. Figlio di un'ebrea americana e di un israeliano, immigrato negli Stati Uniti, Emanuel, 38 anni, secondo il quotidiano "Haaretz", ha compiuto un breve periodo di servizio militare in Israele nel 1997, e nel 1991, nei mesi che hanno preceduto il conflitto nel Golfo, ha prestato servizio come volontario in un'officina dell' esercito israeliano per la riparazione di carri armati. Il quotidiano israeliano "Maariv" gli ha dedicato un titolo eloquente: "Il nostro uomo alla Casa Bianca".

Pubblicato il: 07.11.08

Modificato il: 08.11.08 alle ore 9.31

 

2008-11-07

 

 

2008-11-06

"Il cambiamento è iniziato" Le difficili sfide di Barack

Maddalena Loy

George W. Bush se ne va, foto Ap

Gli Stati Uniti celebrano l'elezione di Barack Obama, ma i cittadini americani dovranno aspettare ben 77 giorni - fino al 20 di gennaio - prima che il neo presidente si insedi alla Casa Bianca. Il senatore dell'Illinois non vuole tuttavia ripetere l'errore di Bill Clinton, che nel 1992 nominò il suo staff soltanto a pochi giorni dall'insediamento. Così, considerata anche la particolare contingenza economica globale, una squadra governativa dovrebbe essere nominata entro la prossima settimana. Obama, secondo il Washington Post, ha intenzione di agire "senza precipitazione, ma velocemente". L'obiettivo del neo presidente sarebbe di evitare che – come ha scritto il New York Times - George W. Bush non faccia ulteriori danni nelle ultime settimane del suo mandato.

Nell'editoriale intitolato "Così poco tempo, così tanti danni", l'autorevole quotidiano newyorkese ha elencato una serie di cambiamenti a "regole e regolamenti" in settori come le libertà civili, l'ambiente e l'aborto, le cui conseguenze si potrebbero far sentire per mesi: dalle nuove linee guida dell'Fbi tese a limitare ulteriormente la privacy dei cittadini, a norme più morbide su inquinamento e protezione delle specie in pericolo. Infine, l'aborto: secondo il giornale, "subito dopo il voto, il segretario alla Sanità Michael Leavitt dovrebbe diramare nuovi regolamenti tesi a limitare ulteriormente l'accesso delle donne all'aborto, ai contraccettivi e alle informazioni sulla cure per la riproduzione".

In tutto questo, chiosa il New York Times, ci sono tuttavia delle buone notizie: "Mentre Bush lascerà l'incarico il 20 gennaio, ha solo tempo fino al 20 novembre per cambiamenti "economicamente significativi" e fino al 20 dicembre per farne di altri: tutto quello che ci sarà dopo potrà facilmente essere ritirato dal neoeletto presidente. Una volta insediato a Washington, Obama dovrà immediatamente affrontare i temi caldi di attualità. Ecco in sintesi, punto per punto, quale sarà l'agenda del presidente a breve-media scadenza.

Crisi economica Passata l'euforia dell'elezione, Barack dovrà affrontare la recessione che si sta abbattendo sull'economia americana e mondiale, a fronte di una reazione dei mercati, all'indomani del voto, piuttosto sobria. Il Dipartimento del Lavoro nel mese di ottobre ha registrato 157.000 nuovi disoccupati. George W. Bush ospiterà, il prossimo 15 novembre, il summit dei leader mondiali a Washington incentrato sulla crisi. Ma Obama ha già consultato telefonicamente Henri Paulson, Segretario del Tesoro uscente, per ribadire le proprie misure anticrisi alla vigilia del vertice: moratoria di 90 giorni sul sequestro di beni immobiliari ipotecati presso alcune banche, riduzione d'imposta di 3mila dollari per le imprese ad ogni nuovo impiego e riduzione d'imposta per facilitare gli investimenti nelle piccole imprese.

Nomine Il futuro Segretario del Tesoro, che sarà nominato – sempre secondo il New York Times - entro il Giorno del Ringraziamento che cade il 27 novembre, erediterà una delle poltrone più calde di Washington: Obama sta pensando a Lawrence H. Summers, che ha già ricoperto l'incarico e al presidente della Federal Reserve Bank di New York, e a Timothy F. Geithner. Meno probabile la nomina dell'ex presidente della Federal Reserve (sotto Carter e Reagan) Paul Volcker, classe 1927. Quanto agli altri incarichi governativi, a capo dello staff della Casa Bianca Obama dovrebbe nominare il suo vecchio amico e alleato di Chicago Rahm Emmanuel, mentre il coordinamento del governo di transizione dovrebbe essere affidato a un ex esponente dell'amministrazione Clinton, l'ex responsabile dello Staff della Casa Bianca John D.Podesta.

Quanto alla lista dei ministri, all'Istruzione si fa il nome del Cancelliere delle Scuole di New York, Joel I. Klein, mentre alla Sicurezza Nazionale potrebbe arrivare l'ex generale dei marine in pensione Jim Jones. Jim Cooper potrebbe occuparsi del Bilancio. Alla Giustizia si parla di Heric H. Holder Ir. (ex uomo di Clinton ma anche amico personale di Obama) o della governatrice dell'Arizona, Janet Napolitano.

Iraq, Iran e Pakistan Il neo presidente dovrà prendere in tempi rapidi importanti decisioni che riguardano la sicurezza nazionale, dalla guerra in Iraq – dove gli Usa hanno impegnato 150mila militari - al programma nucleare iraniano, passando per l'instabilità in Pakistan che contagia l'intera regione. Il programma di Obama prevede il ritiro dall'Iraq in 16 mesi, ma i vertici militari - Mike Mullen e David Petraeus – hanno pubblicamente dichiarato di opporsi ad un'agenda prestabilita. Il Pentagono ha tuttavia reso noto di voler fare il possibile per assicurare alla nuova amministrazione un efficace passaggio di consegne.

Afghanistan Obama ha dichiarato di voler rafforzare il contingente americano in Afghanistan, ma i vertici militari hanno fatto sapere che ciò sarà possibile soltanto tagliando le truppe in Iraq. Fonti vicine al Pentagono prevedono l'invio di circa 4mila uomini all'inizio del 2009. Il governo afghano ha manifestato un rinnovato interesse nella riconciliazione con i Talebani: l'amministrazione Obama dovrà decidere fino a che punto supportarla in questa direzione.

Cina e agenda di Doha L' amministrazione Obama stringerà, con ogni probabilità, la morsa sulla Cina, aprendo la porta a nuove imposizioni sui prodotti cinesi. Non è tuttavia previsto il lancio di nuovi negoziati – almeno nel primo anno di mandato – né pressioni particolari per accelerare la conclusione dei lunghi negoziati di Doha.

Embargo a Cuba Quali misure adotterà la nuova amministrazione Usa rispetto all'embargo a Cuba? Obama ha promesso di "facilitare" le sanzioni "se Cuba muoverà passi significativi verso la democrazia, a partire dalla liberazione dei prigionieri politici". Ma non ha dichiarato di voler porre fine all'embargo, che è in essere da ben dieci mandati presidenziali, sia repubblicani che democratici. E l'Havana per il momento sta alla finestra.

Pubblicato il: 05.11.08

Modificato il: 06.11.08 alle ore 8.36

 

 

 

 

2008-11-03

L'Ue: Italia in recessione, il 2009 a crescita zero

Nella seconda metà dell'anno l'Italia è entrata in recessione tecnica e chiuderà il 2008 con una crescita zero. La stagnazione durerà nel 2009 e una leggera ripresa è prevista nel 2010 con un Pil allo 0,6%. Sono queste le previsioni Ue diffuse stamane che hanno ridotto drasticamente le stime precedenti. Per quanto riguarda il rapporto deficit-Pil in Italia tornerà a peggiorare nel 2008 (2,5%) e nel 2009 (2,6%).Quest'anno rimarrà fermo il debito pubblico italiano, e nel 2009 tornerà a salire al 104,3%. Nel 2010 scenderà leggermente al 103,8%.

Il tasso di disoccupazione nell'Eurozona è destinato a salire di oltre l'1% nel 2010. A causa della recessione - prevedono le stime diffuse dalla Commissione Europa - il tasso di disoccupazione salirà dal 7,6% di quest'anno all'8,4% nel 2009, per poi arrivare all'8,7% nel 2010. È cominciata intanto bene la settimana borsistica in Europa, in positivo sulla scia dell'Asia. Euro in rialzo a 1,2861 contro dollaro; in crescita anche il petrolio.

"L'accentuato rallentamento dell'economia italiana - spiega la Commissione Ue - risale già alla metà del 2007, ben prima dell'impatto della crisi dei mercati sull'economia europea". La crescita è tornata col segno meno nel secondo trimestre del 2008, e "per la seconda metà dell'anno più indicatori, in particolare quelli sulla produzione industriale e sulla fiducia delle imprese, mostrano come il Paese sia entrato in una recessione tecnica". "È solo grazie al rimbalzo del primo trimestre 2008 – spiega il commissario Joaquin Almunia -, dovuto in gran parte a un effetto statistico dopo il risultato fortemente negativo dell'ultimo trimestre 2007, che l'attività economica nel 2008 è attesa essere piatta. Questo implica anche un impulso negativo di crescita per il 2009".

Per Bruxelles la causa è soprattutto dovuta "agli sviluppi negativi sul fronte della domanda interna". "Sotto l'impatto dell'aumento dei prezzi, le famiglie hanno tagliato i loro consumì. Comunque - spiega la Commisione Ue - dal 2009 "un'inflazione più bassa e alcuni ulteriori incrementi salariali sosterranno i redditi a disposizione", e questo porterà ad una "leggera e graduale ripresa dei consumi privati nel 2009 e 2010".

Secondo le stime diffuse dall'Ue: l'inflazione italiana crescerà quest'anno del 3,6%. Nel 2009 è previsto un rallentamento al 2%, mentre nel 2010 Bruxelles stima un +2,1%. Nel 2008 nell'Eurozona la sola Irlanda è in recessione (nella Ue Estonia -1,3%, Lettonia -0,8%) ed è dell'Italia la palma della peggiore prestazione: crescita piatta. La Germania cresce dell'1,7%, la Francia dello 0,9%, la Spagna dell'1,3%. Il Regno Unito cresce dello 0,9%. La Commissione Ue taglia di conseguenza drasticamente le stime sul Pil di Eurolandia che - secondo le nuove previsioni - nel 2009 si attesterà allo 0,1%, "vicino alla stagnazione", contro la precedente previsione dell'1,5%. Nel 2010 è prevista una leggera ripresa allo 0,9%. L'Ue-27 crescerà dello 0,2% nel 2009 e dell'1,1% nel 2011.

Pubblicato il: 03.11.08

Modificato il: 03.11.08 alle ore 20.16

 

 

 

2008-10-30

 

2008-10-26

 

2008-10-25

Circo Massimo, la meglio Italia Veltroni: noi siamo il futuro

A Roma 2 milioni e mezzo in piazza

Rachele Gonnelli

Walter Veltroni Festa dell'Unità di Roma

Una piazza mai vista. Canta in coro Fratelli d'Italia con il cielo che volge al brutto oltre uno stormo di palloncini bianchi. Il segretario del Pd Walter Veltroni ha appena pronunciato le parole finali del suo intervento: "Un'altra Italia è possibile e la faremo insieme". Il Circo Massimo è stracolmo, gli organizzatori calcolano due milioni e mezzo di persone, qualcosa in meno dell'ultima volta che quell'enorme prato su cui un tempo correvano le bighe è stato riempito dalla Cgil di Cofferati. Mai nessun partito ha tentato l'impresa. Le bandiere del Pd sventolano sull'Inno di Mameli e la gente defluisce in fretta prima del buio. Quel buio che anche Veltroni evoca al termine del suo discorso per dire che non c'è n'è mai stato uno a cui poi non sia seguita una nuova luce.

L'ultima parte di quello che dice è la più applaudita. Parla di loro, del popolo del Pd che lo abbraccia, a un solo metro di distanza, perché Veltroni non parla dal palco dove hanno suonato i musicisti e dove è schierato il gruppo dirigente del partito. Come gli altri oratori parla da un terrapieno immerso nella gente, con solo un esile cordone di servizio d'ordine e un microfono. Uno schiaffo alla paura. E lui di questo in effetti parla. Dell'Italia della responsabilità, della tenacia, della solidarietà, dell'innovazione. Dell'Italia non si rassegna. "Dell'Italia che resta migliore". Migliore "della destra che la governa", "onesta e perbene", "antifascista", "che vuole un futuro per i propri bambini" e non vuole che i propri cervelli siano costretti a emigrare all'estero.

Un'Italia "inter-cultu-rale", scandisce Veltroni ricordando i vari episodi di razzismo, la mozione della Lega sulle classi differenziali per i bambini immigrati "che fa rabbrividire". Veltroni ringrazia Saviano e anche i poliziotti, i magistrati, gli imprenditori coraggiosi che si oppongono alla camorra e alle mafie, al malaffare. Così come all'inizio del discorso ha ricordato Vittorio Foa e l'Anpi che ha aderito alla manifestazione, "l'Italia che non dimentica". E Leopoldo Elia, il suo monito a continuare a "coltivare la democrazia, che significa riconoscere la funzione democratica dell'opposizione, tanto nelle aule del Parlamento come nelle piazze".

La piazza che lo ascolta è una piazza identitaria, di partito. Ma senza incrostazioni ideologiche, visto che anche le sparse bandiere magliette di Che Guevara si mischiano e convivono in un mare di simboli del Pd.

Nessuna rabbia, nessuna sbavatura, casomai un po' di autoironia come quella che si coglie in un cartello con una foto di Berlusconi sdentato e un mafioso arrestato con la scritta: "I have a dream...anzi two". Il passaggio più applaudito e sbandierato del discorso del segretario è quello che contesta la cultura dell'apparire a quella dell'essere. "Non vi è un interesse per la scuola perchè per voi - dice alla fine rivolto a Berlusconi e al suo governo - la scuola è la televisione". I riformisti, come li chiama Veltroni, sulla scuola e l'università non hanno una posizione conservatrice, credono nell'autonomia e nel merito, in una perenne valutazione di qualità dell'insegnamento. Ma difendono il tempo pieno, credono che sia un settore strategico - "noi faremo come Sarkozy che vuole aumentare del 50 per cento proprio pensando alla competizione globale"- e difendono un modello educativo che "è tra i primi del mondo" e anche se può essere migliorato "non si può stravolgere a ogni cambio di governo".

Veltroni ricorda che l'opposizione riformista non è volta a demolire, ma a costruire qualcosa di diverso. Le proposte sono il ritiro del decreto Gelmini e dei tagli alla scuola e all'università e l'avvio di un confronto vero "con un tempo prima di decidere". Perché "non si cambia la scuola senza gli insegnanti, gli studenti e i genitori". Chiede che in questo settore, ricerca inclusa, sia investito lo 0,5 percento del Pil. Si può fare, "è sostenibile" e qui Veltroni riconosce un particolare tributo a Romano Prodi e alla sua opera di risanamento delle finanze pubbliche che viene accolto con un applauso e uno sbandieramento dalla piazza. E poi detassazioni delle prossime tredicesime e rimettere il voto di preferenza alle Europee, saranno queste le prossime battaglie del Pd in Parlamento.

Silvio Berlusconi da Pechino dove si trova, tra una barzelletta e l'altra all'orecchio dell'imbarazzato premier cinese, fa sapere di non essere spaventato dalla piazza piena del Pd. Si mostra solo infastidito. Ma c'è qualcosa di nuovo che nasce dopo il sabato del "Salva l'Italia". Ne è convita Rosy Bindi che, intervistata dietro al palco da Calabria Ora ammette che non si aspettava tanta partecipazione. Ed è convinta che ora le divisioni interne nel gruppo dirigente non sarebbero più capite. "Ci mancherebbe solo- dice l'ex ministra- che a questa gente tornassimo a farci vedere divisi".

Assediato dai molti che gli chiedono di autografare bandiere, cartelli, persino copie de l'Unità, Massimo D'Alema non è d'accordo con la Rosy. "Si capiva dalle iniziative preparatorie che sarebbe stata una grandissima manifestazione, che stava crescendo il clima". E poi anche sulle divisioni, "non siamo divisi, discutiamo, come è persino opportuno in un grande partito che ha il 33 percento dei voti".

È dunque un punto d'inizio questa manifestazione? "Diciamo che rimette le cose a posto - risponde D'Alema - rispetto alla sensazione che ci fosse un'opposizione sola, quella di Di Pietro". I sondaggi però dicono che Berlusconi sta toccando l'apice del consenso.. "Anche i sondaggi vanno letti - risponde D'Alema a l'Unità online - gli ultimi dicono che il 52 percento degli italiani hanno fiducia in Berlusconi ma mettiamo che siano veritieri, c'è un altro simpatico 48 percento". "E poi - riprende dopo un attimo - anche sul 52 vedremo nel corso dell'azione di governo, che appare sempre più deludente".

D'Alema le chiama "rappresentazioni effimere", Veltroni parla di "un mondo virtuale" contrapposto al mondo reale degli uomini e delle donne che sono fisicamente al Circo Massimo. E uno striscione sintetizza: "Avellino c'è". Anche lei.

Pubblicato il: 25.10.08

Modificato il: 25.10.08 alle ore 21.14

 

Bankitalia: per garantire Pil allungare l'età pensionabile

Pensioni

Lavorare di più, più a lungo, anche da vecchi. Fare, fare, produrre. Per il benessere raggiunto, per il prodotto interno lordo del paese. Non desiderare la pensione, il tempo libero, un certo riposo. No. "Il mantenimento e l'espansione del livello di vita raggiunto nel nostro paese non può non richiedere che si lavori di più, in più e più a lungo". Così il vice direttore di Bankitalia, Ignazio Visco, conclude il suo intervento nel corso della 49ma riunione scientifica della Società degli Economisti italiani in corso a Perugia. E presenta la possibile soluzione ai problemi di di invecchiamento della popolazione, immigrazione e crescita, l'esponente del direttorio sottolinea come sia "necessario che si innalzi l'intensità del capitale umano" per il quale "esistono ampi margini di miglioramento", e che "riprenda a crescere la produttività totale dei fattori".

Poi dalle pensioni si passa alla questione liberalizzazioni: la crescita dell'economia italiana è frenata da un eccesso senza paragoni di barriere anti-concorrenza ed è quindi necessaria, per evitare il declino economico del Paese, una nuova iniezione di liberalizzazioni, sostiene Visco, secondo cui, "nonostante i positivi effetti dei recenti processi di liberalizzazione, che ci hanno avvicinato agli assetti di mercato prevalenti nei principali paesi sviluppati, esistono margini per un ulteriore miglioramento".

"Secondo gli indicatori sintetici dell'Ocse - ha spiegato Visco in una lezione alla riunione della Società italiana degli economisti a Perugia - che tengono conto dei livelli di barriere all'entrata, delle restrizioni al commercio estero e del ruolo del settore pubblico nell'economia, alla fine del decennio scorso l'Italia era uno dei paesi sviluppati con il più alto livello di regolamentazione in senso anti-competitivo del mercato dei prodotti.

In rilevanti comparti del terziario (servizi energetici, di trasporto, di comunicazione e professionali) il livello di regolamentazione risultava il più elevato in assoluto". "L'evidenza empirica disponibile - ha aggiunto il vicedirettore generale di Palazzo Koch - è concorde nel suggerire che una parte significativa" del ritardo italiano negli indici di produttività "può essere ricondotta all'esistenza di vincoli al corretto funzionamento dei mercati, che ostacolano la riallocazione di risorse produttive verso gli impieghi più redditizi, il ricambio degli attori e l'ingresso di nuovi e più efficienti produttori e tecnologie".

"L'eccesso di regolamentazione - ha concluso Visco - e in particolare l'introduzione, in mercati potenzialmente concorrenziali, di barriere all'entrata o di misure volte a proteggere le quote di mercato delle imprese esistenti tendono infatti ad avere effetti negativi sulla crescita della produttività che si diffondono ben oltre lo specifico mercato oggetto di restrizioni, verso i settori che si collocano a valle lungo la catena del valore".

Dopo si parla anche di scuola e in questo caso, chiedendo alle istituzioni, un impegno: "è oggi una priorità per il nostro paese" e "il miglioramento della qualità del capitale umano richiede quindi interventi importanti sulla scuola e sull'universita", fra i quali la revisione degli "incentivi che guidano l'apprendimento come l'attività di insegnamento". Fra le possibili linee di intervento, ha spiegato Visco, secondo quanto si legge nel suo intervento diffuso da Palazzo Koch, "va apprezzato e compensato il merito là dove si manifesta, è necessaria una migliore e più continua valutazione dei programmi, dei metodi e dei risultati, occorrono infrastrutture e ambienti scolastici adeguati e attraenti".

Pubblicato il: 25.10.08

Modificato il: 25.10.08 alle ore 20.20

 

 

 

2008-10-23

Tutte le Borse ancora in calo, l'euro ai minimi sul dollaro

Euro, 220, foto Ansa, 8/5/2007

Le Borse asiatiche precipitano ancora, a causa dei rischi di recessione planetaria e della caduta delle esportazioni giapponesi verso l'occidente. L'annuncio di un vertice dei dirigenti mondiali il 15 novembre non rassicura gli investitori.

La Borsa di Tokyo recupera in parte le forti perdite iniziali chiudendo gli scambi in ribasso del 2,46%, dopo aver toccato durante la seduta un passivo di oltre il 7%.

Il Nikkei, l'indice dei 225 titoli guida, si porta a 8.460,98 punti, 213,71 in meno della chiusura di mercoledì.

La Borsa di Seoul ha chiuso con un pesante ribasso: -7,4 per cento. Ha pesato sulle contrattazioni il timore del rallentamento dell'economia mondiale in seguito ai deludenti risultati di Wall Street.

Mercoledì notte Wall Street ha terminato con un profondo rosso, con gli investitori preoccupati che l'economia globale sia destinata a indebolirsi anche se il mercato del credito sta mostrando segni di una lenta ripresa. Tutti e tre i principali indicatori hanno perso oltre il 4%, e il Dow Jones è sceso di 514 punti. Previsioni sugli utili pessimistiche, un calo nei prezzi del petrolio e una rialzo del dollaro hanno segnalato la paura degli investitori che il rallentamento economico avrà dimensioni globali anche se l'attività di credito tornerà a livelli più normali.

Al termine della giornata di contrattazioni a Wall Street e dopo le operazioni di compensazione, il Dow Jones ha perso 514,45 punti (-5,69%) a 8.519,27 punti, il Nasdaq ha ceduto 80,93 punti (-4,77%) a 1.615,75 punti, mentre lo S&P500 ha chiuso in ribasso di 58,27 punti (-6,10%) a 896,78 punti.

Il dollaro ha chiuso con fortissimi rialzi nei confronti delle principali valute. Alla fine della giornata di contrattazioni a New York, l'euro ha chiuso a quota 1,2865 dollari, in ribasso rispetto agli 1,3003 dollari dell'ultima rilevazione di mercoledì.

La moneta unica ha raggiunto così il valore più basso degli ultimi due anni nei confronti del dollaro. A determinare l'apprezzamento del biglietto verde sono in particolare le preoccupazioni per un forte rallentamento delle economie del Vecchio Continente e le aspettative crescenti che le banche centrali si apprestino a tagliare i tassi di interesse. "Il mercato ha realizzato che molte altre riduzioni dei tassi sono necessarie in Europa", ha detto Robert Blake, uno stratega di State Street Global Markets di Boston.

Il dollaro ha raggiunto il valore più alto degli ultimi 5 anni anche nei confronti della sterlina, che ha toccato gli 1,6337 dollari nel corso della giornata.

La divisa americana ha chiuso invece in ribasso nei confronti della valuta giapponese, chiudendo a quota 97,81 yen, in calo rispetto ai 100,37 yen dell'ultima rilevazione. Il valore odierno del dollaro è il più basso nei confronti dello yen da 7 mesi a questa parte.

Il lento ma progressivo scongelamento dei mercati del credito ha placato il nervosismo di alcuni investitori ma l'ansia rimane altissima, con centinaia di società quotate in procinto di comunicare i propri utili per il terzo trimestre questa settimana, e in alcuni casi previsioni per il quarto trimestre che offrono uno sguardo pessimistico sulle difficili condizioni che aspettano il mercato.

Pubblicato il: 23.10.08

Modificato il: 23.10.08 alle ore 12.38

 

 

2008-10-17

Crisi, Borse europee in rialzo. Altalena Wall Street

la Borsa di Chicago, foto Ap

Rimbalza Piazza Affari dopo i tonfi delle ultime due sedute. Il Mibtel ha terminato le contrattazioni in rialzo del 4,16% a 16.531 punti, lo S&P/Mib e' avanzato del 4,49% a 21.645 punti. E la chiusura è positiva anche per le altre borse europee: Londra ha chiuso in rialzo del 5,22%, Parigi ha chiuso in rialzo del 4,68%, con l'indica Cac a quota 3.329,92 punti. E Francoforte chiude in rialzo del 3,43%, con l'indica Dax a quota 4.781,33 punti.

Wall Street dopo una apertura in ribasso accentua i rialzi, in una seduta all'insegna della volatilità: il Dow Jones guadagna ora il 2,75%, il Nasdaq il 3,21%.

Continua invece la serie negativa della Borsa di Mosca: il principale indice Rts (in dollari) ha chiuso a meno 6,48%, con perdite per le blue chip fino a 13,5%, mentre il Micex (in rubli) si e' fermato a meno 4,43%. L'Rts e' sceso a 667,62 punti, dopo aver perso questa settimana il 21%, contro il -14,4% del Micex.

Apre in ribasso Wall Street: a una manciata di minuti dall'inizio delle contrattazioni il Dow Jones perde il 2,53%, lo S&P il 2,41% e il Nasdaq il 2,76%.

È chiaro che gli investitori stanno reagendo con stati d'animo estremi ai dati economici che quasi ogni giorno inviano segnali contrastanti. Dopo il dato negativo sulle vendite al dettaglio di mercoledì, giovedì è stata la volta della produzione industriale, che ha provocato i forti ribassi iniziali. Gli analisti prevedono che questa straordinaria volatilità continui, e non ritengono affidabili né gli eccessivi ribassi né i grandi rally come quello di giovedì.

"Continueremo ad avere volatilità. Non si vedranno variazioni di 50 punti, ma probabilmente di tre o quattrocento punti", ha detto Woody Dorsey, presidente di Market Semiotics, una società di previsioni finanziarie di Casteleton, Vermont.

Giovedì erano andati a picco tutti i principali indici del Vecchio Continente: Cac40 -5,92%, Mibtel -5,75%, Londra -5,35%, Dax -4,91%, Ibex35 -4,11%, Smi -3,26%. E risultano bruciati andati in fumo tutti i guadagni messi a segnio dal maxi-rimbalzo di lunedì e martedì.

Nel frattempo proseguono gli incontri dei leader europei per affrontare la crisi. Secondo il presidente di turno dell’Ue, Nicolas Sarkozy, dopo aver tamponato la crisi delle banche, ora è arrivato il momento di sostenere l’economia reale. Sarkozy sostiene che per prima cosa si debba cominciare dall’industria automobilistica, così come hanno fatto negli Stati Uniti.

Berlusconi ha già raccolto l’ipotesi, spiegando che "non c'è da scandalizzarsi se anche i nostri Stati pensano a dare supporto, non so come, al settore". Insomma, il "re" delle libertà, lui che ha sempre visto l’intervento dello Stato nell’economia come fumo negli occhi, ora è costretto a fare marcia indietro, anzi, arriva a dire che gli aiuti di Stato adesso sono un "imperativo categorico".

Ne discuteranno tutti insieme probabilmente al summit mondiale che l’Europa ha chiesto di convocare quanto prima. Non possiamo aspettare le elezioni americane, dice il presidente francese, la crisi è adesso, quindi il vertice si farà con Bush: "Aspettare il nuovo presidente – spiega Sarkozy – vorrebbe dire, nel migliore dei casi, una riunione a inizio primavera". Troppo tardi, la recessione potrebbe già essere piena.

Pubblicato il: 17.10.08

Modificato il: 17.10.08 alle ore 20.20

 

 

 

 

 

2008-10-16

 

Dal Pd le proposte contro la crisi: "Favorire ceti deboli e piccole imprese"

Walter Veltroni Festa dell'Unità di Roma

Il governo ombra del Pd ha messo a punto undici proposte "per integrare il piano del governo" per fronteggiare la crisi finanziaria e che prevedono interventi sull'economia reale a favore dei ceti più deboli e per sostenere le piccole e medie imprese. Si va dalla detrazione sui redditi di circa 400 euro all'anno a misure che agiscono sui tassi dei mutui; da norme per garantire i crediti alle Pmi fino alla tutela dei lavoratori a rischio.

"Senza fare allarmismi ma anche senza sottovalutarne la portata vogliamo affrontare questa crisi con grande senso di responsabilità" ha detto Walter Veltroni nella sede del partito criticando l'atteggiamento del presidente del Consiglio per le "frasi dette e poi smentite" riguardo alla portata della crisi.

"Il presidente del Consiglio ha sostenuto il 13 ottobre che la crisi non avrebbe coinvolto l'economia reale salvo poi dire, il 15 ottobre, che invece i riflessi ci saranno. Noi non ci abitueremo mai a questo modo di fare". Il Pd è "disponibile" a sostenere il piano del governo "ma serve altro, un sostegno alle piccole e medie imprese che soffrono una condizione particolarmente difficile e hanno bisogno subito di un'iniezione di fiducia e sicurezza da parte dello Stato, un intervento a sostegno della domanda interna, salari, stipendi e pensioni e per la cassa integrazione", insomma "il governo deve mettere in campo una manovra anticiclica - insiste Veltroni - perché non basta garantire le banche. Si tratta della proposta di un'opposizione seria e responsabile che avanza soluzioni positive. Ci troviamo in una situazione drammatica - sottolinea il leader del Pd - che richiederebbe un clima, un fair play, un senso della drammaticità che mi pare sfugga a chi ha pro tempore la responsabilità del governo".

Nel merito, le 11 proposte del Pd si suddividono in 5 aree di intervento: misure per la trasparenza e il controllo; misure a favore delle famiglie; misure a sostegno delle micro, piccole e medie imprese; misure per i lavoratori a rischio disoccupazione e, infine, misure per lo sviluppo.

Pubblicato il: 16.10.08

Modificato il: 16.10.08 alle ore 18.24

 

 

Borse europee in picchiata Berlusconi vuole "aiuti di Stato"

Il Pd: aiutare famiglie e piccole imprese

crisi subprime, operatore della Borsa di Roma, foto Epa

Il timido recupero è già finito. L’onda degli interventi contro la crisi finanziaria ha esaurito il suo effetto: le Borse europee tornano ai valori segnati alla fine del venerdì nero. Milano chiude in picchiata con il Mibtel a –5,75 per cento. Parigi cede addirittura il 7 e mezzo. Londra va giù del 6,27%. A Wall Street in piena giornata di contrattazioni, il Dow Jones perde il 3,82%, il Nasdaq cede il 3,35% e lo S&P500 arretra del 4 per cento. Malissimo anche la situazione a Mosca, dove giovedì la Borsa è stata sospesa due volte per eccesso di ribasso. Così come precipitano in mattinata i mercati finanziari asiatici.

Il Vecchio Continente ha ormai vaporizzato il rimbalzo di inizio settimana, perdendo altri 250 miliardi di capitalizzazione, con ribassi superiori ai cinque punti percentuali praticamente su tutte le piazze europee. Tokyo segna un tracollo dell'11,41%, l'Rts russo va indietro del 9,52%, mentre l'indice paneuropeo Dj Stoxx 600 cede il 4,96%, dopo aver brevemente sfondato anche i minimi di venerdì scorso nel finale.

A Wall Street gli indici prima partono in rialzo, poi perdono più del 3%, poi rimbalzano e passano in positivo, e tornano di nuovo giù. Per il mercato, però, il dato saliente è che ovunque le lancette sono tornate indietro alla scorsa settimana, vanificando simbolicamente l'effetto di quanto fatto dalle amministrazioni Usa ed europee per fermare il panico.

L'indicatore economico atteso da giorni alla fine è uno choc. La produzione industriale americana a settembre è scesa infatti del 2,8%, ben oltre le attese, e ai peggiori livelli dal 1974. In questo scenario, la situazione non poteva che peggiorare quando con Wall Street già in contrattazione anche l'altro indicatore sullo stato di salute dell'economia americana è risultato peggiore delle più cupe attese: a ottobre l'indice della Fed di Philadelphia, che sintetizza l'andamento del comparto manifatturiero statunitense, è sceso a -37,5, dopo il +3,8 di settembre.

Ma la nuova giornata da panico sulle Borse si era vista sin dal primo mattino, con il tonfo della piazza giapponese in scia ai crolli attorno agli 8 punti visti già la notte prima a Wall Street. Il tracollo si è poi replicato nel mattino su tutte le piazze europee, con perdite superiori ai cinque punti percentuali quasi ovunque. Il dato sulla produzione industriale ha poi dato il via a vendite senza freni quasi ovunque.

L'agenda della crisi si arricchisce intanto di nuove puntate, con un maxi salvataggio pubblico dei colossi bancari svizzeri Ubs e Credit Suisse, in cui il governo federale inietterà rispettivamente 6 e 10 miliardi di franchi. Grazie a un prestito Bce da 5 miliardi di euro, intanto, la banca centrale ungherese ha cercato di parare i colpi al sistema finanziario nazionale, in una seduta di passione sull'azionario (-8,59% l'indice di Budapest). Per la prima volta dall'agosto del 2007, intanto, il petrolio è tornato sotto i 70 dollari a New York.

A fine seduta sono a picco tutti i principali indici del Vecchio Continente: Cac40 -5,92%, Mibtel -5,75%, Londra -5,35%, Dax -4,91%, Ibex35 -4,11%, Smi -3,26%. E risultano bruciati andati in fumo tutti i guadagni messi a segnio dal maxi-rimbalzo di lunedì e martedì.

Nel frattempo proseguono gli incontri dei leader europei per affrontare la crisi. Secondo il presidente di turno dell’Ue, Nicolas Sarkozy, dopo aver tamponato la crisi delle banche, ora è arrivato il momento di sostenere l’economia reale. Sarkozy sostiene che per prima cosa si debba cominciare dall’industria automobilistica, così come hanno fatto negli Stati Uniti.

Berlusconi ha già raccolto l’ipotesi, spiegando che "non c'è da scandalizzarsi se anche i nostri Stati pensano a dare supporto, non so come, al settore". Insomma, il "re" delle libertà, lui che ha sempre visto l’intervento dello Stato nell’economia come fumo negli occhi, ora è costretto a fare marcia indietro, anzi, arriva a dire che gli aiuti di Stato adesso sono un "imperativo categorico".

Ne discuteranno tutti insieme probabilmente al summit mondiale che l’Europa ha chiesto di convocare quanto prima. Non possiamo aspettare le elezioni americane, dice il presidente francese, la crisi è adesso, quindi il vertice si farà con Bush: "Aspettare il nuovo presidente – spiega Sarkozy – vorrebbe dire, nel migliore dei casi, una riunione a inizio primavera". Troppo tardi, la recessione potrebbe già essere piena.

Pubblicato il: 16.10.08

Modificato il: 16.10.08 alle ore 21.28

 

 

 

2008-10-15

Borse in rosso Il Consiglio europeo tenta di rassicurare

borsa di Mumbai inn India, foto Ap

Chiusura di seduta in netto calo per la Borsa valori, di riflesso all'arretramento di Wall Street sulla scorta dei timori per una recessione economica. L'indice Mibtel termina con un ribasso del 4,95% a 16.840 punti, mentre l'S&P/Mib cede il 5,33% e l'All Stars il 2,88%. Scambi ridotti, a 2,8 miliardi di euro. Piazza Affari ha iniziato la seduta già in calo, poi stabilizzato intorno al -1%, peggiorando nettamente nel pomeriggio in coincidenza con l'apertura negativa di Wall Street.

Seduta nera per le borse europee che mettono così fine ai rialzi dei due giorni scorsi seguiti al piano anticrisi dei governi mondiali. L'indice paneuropeo DjStoxx 600 ha chiuso in calo del 6,4% dopo le forti perdite registrate da Londra (-7%), Parigi (-6,8%) e Francoforte (-6,5%) sui timori di recessione dell'economia globale.

A Bruxelles si è tenuto il Consiglio europeo. Nelle conclusioni sottolinea come "andare avanti con le riforme strutturali è più che mai importante per contribuire al ritorno della crescita e al miglioramento dell'occupazioni in Europa". "Il Consiglio europeo conferma la propria determinazione a mantenere gli impegni ambiziosi che ha preso in materia di politica del clima ed energetica. In questo contesto riafferma l'obiettivo di arrivare in dicembre, in stretta associazione con il parlamento europeo, ad un accordo sulle quattro proposte legislative della Commissione".

La ripresa dell'economia americana non avverrà "immediatamente", anche se i mercati finanziari dovessero stabilizzarsi. Lo ha detto il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, nel corso di un intervento all'Economic Club di New York. "Non desisteremo finché non avremo raggiunto gli obiettivi fissati per ricostruire e riformare il sistema finanziario e non avremo ristabilito una situazione di prosperità", ha detto il numero uno della Banca Centrale americana, definendo "senza precedenti" la manovra coordinata delle banche centrali che settimana scorsa hanno tagliato in modo congiunto i tassi di interesse per fare fronte alla crisi.

Ad alimentare i timori di un'imminente frenata dell'andamento dell'economia è stata la presidente della Federal Bank di San Francisco, Janet Yellen, riferendo che gli Stati Uniti sono già in recessione.

La Bce ha immesso nuova linfa nei mercati europei. tramite un'asta su prestiti a sette giorni di scadenza, per cui aveva deciso di soddisfare tutte le richieste che fossero giunte dalle banche. E con una nuova immissione di liquidità supplementari in dollari del valore di 100 miliardi tramite prestiti con scadenza a un giorno (overnight), lo stesso valore iniettato anche ieri. Questi massicci interventi avvengono nell'ambito dell'estensione delle manovre concordate con la Fed americana e altre Banche centrali per alleviare le pressioni nel circuito interbancario, particolarmente forti proprio sui prestiti in dollari.

Pubblicato il: 15.10.08

Modificato il: 15.10.08 alle ore 18.56

 

 

 

2008-10-14

 

 

2008-10-13

Decreto legge sulla stabilità, si potrà commissariare le banche

Tremonti: quanto costa? Quanto serve

banca repertorio ANSA

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto per altre misure per la stabilità dei mercati.

"L'intervento pubblico può spingersi fino al commissariamento della banca, in presenza di situazioni in grado di minare la stabilità complessiva del sistema finanziario", ha spiegato il ministro Giulio Tremonti nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi.

Si metterà a disposizione "quanto sarà necessario". Il responsabile del dicastero di via XX settembre sottolinea che "non si tratta di un fondo", di conseguenza, insiste, "entriamo in azione caso per caso". Si utilizzeranno le risorse, ripete, "quanto è necessario. Ad oggi non è necessario quantificare risorse, non esiste un importo predeterminato". La norma varata, ammette Tremonti, "non è gratis".

Per consentire il reperimento di fondi sul mercato "viene prevista garanzia statale sulle nuove passività delle banche italiane con durata fino a 5 anni emesse entro il 31 dicembre 2009". Tremonti ha aggiunto che "la garanzia è concessa a condizioni di mercato e richiede la valutazione della Banca d'Italia sulla base di criteri analoghi a quelli previsti in caso di aumento di capitale".

"Con il primo decreto legge abbiamo garantito stabilità e fiducia", con quello varato oggi dal governo garantiamo "ovviamente stabilità e fiducia ma anche liquidità per le imprese, per l'economia reale, per i consumatori e per il sistema di vita del Paese". "Il nostro obiettivo non è salvare le banche quanto tutelare i risparmiatori".

Gli interventi, ha precisato il ministro, "insieme a quanto deciso nell'Ecofin del 7 ottobre, mirano a garantire il necessario flusso di finanziamenti all'economia reale".

Per fornire titoli di stato come "garanzia per il finanziamento delle banche presso la Bce, il ministero dell'Economia è autorizzato ad effettuare operazioni di scambio temporanee tra titoli di Stato e strumenti di debito delle banche italiane".

"Allo stesso scopo - ha aggiunto Tremonti - il Tesoro "può anche rilasciare, sempre a condizioni di mercato, la garanzia dello Stato su operazioni di prestito titoli stipulate da banche italiane con soggetti privati anche non bancari".

"La garanzia statale può essere rilasciata anche su finanziamenti erogati dalla Banca d'Italia a banche italiane o succursali di banche estere operanti in Italia al fine di fronteggiare gravi crisi di liquidità".

Quelle annunciate dal governo sono misure che "non incidono sul deficit", ha assicurato poi il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, al termine del consiglio dei ministri che ha dato il via libera la piano per la stabilità finanziaria.

I senatori del Pd, Roberto Della Seta e Luigi Bobba, criticano quella parte del primo decreto salva-banche (quello numero 155 del 9 ottobre) che prevede la possibilità per il governo di utilizzare una parte del Fondo del 5 per mille per finanziare il provvedimento.

I due senatori, pur comprendendo l'urgenza e la necessità dell'intervento trovano "inaccettabile di ridurre o cancellare un fondo alimentato attraverso la libera decisione dei cittadini, che in questo modo non viene rispettata".

Della Seta e Bobba ricordano che attraverso il 5 per mille i cittadini possono decidere di sostenere associazioni ambientaliste, di volontariato, di assistenza e di ricerca che svolgono un'utile servizio per la collettività. "Eppure - proseguono - si tratta di un fondo dal quale vengono spesso prelevate risorse dallo Stato per coprire poste di bilancio straordinarie. No riteniamo che questi tentativi di ridurre o cancellare in modo surrettizio questo fondo siano inaccettabili".

Pubblicato il: 13.10.08

Modificato il: 13.10.08 alle ore 19.11

 

Piace ai mercati il piano di salvataggio di Parigi, vola anche Wall Street

A Milano forte rialzo di Unicredit

La Borsa di Milano - Foto Ansa - 220*180 - 10-08-07

Le Borse europee, e prima quelle asiatiche, mostrano di aver gradito le decisioni prese nel fine settimana in Europa e in America per mettere in sicurezza i mercati finanziari e soprattutto i prestiti e le banche. Alla riapertura delle contrattazioni Parigi, Francoforte, Milano, come Hong Kong, Seul e Sydney in Australia, tutte le piazze si svegliano lunedì nettamente di "buonumore". Parigi, dove si è svolto domenica, il summit dei capi di Stato e di governo della Ue, la più positiva. Nella borsa della capitale francese l'indice di riferimento il Cac vola in apertura di un 5,54%. A Francoforte, principale mercato del Vecchio Continente, il Dax, dopo le prime battute, avanza del 5,42%. Ad Amsterdam l'indice Aex avanza del 5,58% a 272,45. In rialzo anche Londra e Madrid. Zurigo sale del 5,95% fin dal primo mattino.

Del resto nei mercati asiatici borsa di Hong Kong - la maggiore ad aprire lunedì vista la chiusura per una festività locale di quella di Tokyo - ha registrato un rimbalzo forte, del 2,4 per cento. E sempre in positivo sono le altre principali piazze a est, da Seul a Singapore.

A Milano anche Unicredit prende brio: dopo una settimana di sprofondamenti si inizia con un incoraggiante +7,5%, bene anche Banca Intesa a +7,8%, e Banca Popolare a un più deciso +10%.

Anche il petrolio torna poco sopra gli 80 dollari a barile nei mercati asiatici dopo il ribasso di venerdì a New York. Nel dopomercato elettronico che fa riferimento al Nymex, la Borsa merci di New York, a Singapore il greggio per consegna a novembre è stato trattato a mezzogiorno ora locale a 80,46 dollari a barile, con un rialzo di 2,76 dollari rispetto a New York, dove venerdì sera aveva fatto registrare un calo di 8,89 dollari a barile portando il prezzo a 77,70 dollari, il prezzo più basso dal 10 settembre dello scorso anno.

Buone notizia anche da oltreoceano. All'inizio della giornata di contrattazioni a Wall Stret, il Dow Jones balza di 337,31 punti (+3,93%), a quota 8.778,50 punti mentre il Nasdaq sale di 85,15 punti (+5,19%), a 1.734,66. In forte rialzo anche lo S&P 500, che cresce di 29,47 punti (+3,28%), a 928,69.

Pubblicato il: 13.10.08

Modificato il: 13.10.08 alle ore 16.12

 

Usa, Berlusconi da Bush guardando al passato

Berlusconi in visita dal suo amico di sempre, George W. Bush, che ormai più che un’anatra ferita è del tutto morta. E il presidente americano riceve in pompa magna il suo fido alleato, visto che è l’unica cosa che puo’ permettersi a meno di tre settimane dalle elezioni del nuovo presidente. Il presidente del Consiglio è giunto all’una i notte a Washington, in vista della visita di lunedì alla Casa Bianca, senza fare alcuna dichiarazione. L'aereo del premier italiano è giunto alla base militare di Andrews, ma, a causa della tarda ora, la cerimonia di benvenuto da parte delle autorità americane, inizialmente prevista, è stata ridotta al minimo. Berlusconi è sceso dalla scaletta dell'aereo ed è salito rapidamente sulla vettura in attesa ai piedi della scaletta. Il corteo delle vetture, circa una decina con una massiccia scorta di polizia, si è diretto da Andrews verso il centro di Washington, alla volta della Blair House, la residenza degli ospiti presidenziali, situata davanti alla Casa Bianca.

Berlusconi sarà ricevuto lunedì mattina alla Casa Bianca (in Italia dalle 15 in poi), in coincidenza con la festa del Columbus Day. Bush ha però riservato per lui un tipo di cerimonia di solito riservata soltanto ai capi di Stato. Sono in programma colloqui tra Berlusconi e Bush nello Studio Ovale e tra il premier italiano e Dick Cheney nella residenza del vicepresidente. La giornata di colloqui Italia-Usa sarà conclusa con un galà formale nella State Dining Room che prevede anche uno spettacolo musicale nella più spaziosa East Room.

Nessun incontro è previsto con i due candidati alle elezioni Usa, John McCain e Barack Obama. Proprio da questa lacuna del viaggio diplomatico si ha la cifra della visita di Berlusconi negli Usa. Tutta rivolta al passato. Del resto, a Bush non sono rimasti molti amici, visto che anche il candidato repubblicano McCain ha più volte attaccato la politica fallimentare della Casa Bianca in questi ultimi anni. Fallimento anche all’estero dove nemmeno l’"alleato naturale", la Gran Bretagna, ha ormai preso le distanze dalla lotta al crimine mondiale lanciata da Bush. L’amministrazione Bush non se la passa bene neanche in Afghanistan, dove gli alleati della Nato hanno iniziato a parlare di ritiro. Per non parlare dell’attuale crisi finanziaria, che ha tra le cause scatenanti proprio una politica interna miope da parte della Casa Bianca.

Con un panorama così poco roseo, meglio parlare del passato e meglio farlo con un leader del passato, Berlusconi, che era già stato archiviato una volta dalla Storia. In cima all’agenda, infatti, si legge "la crisi finanziaria e la guerra al terrorismo". "Abbiamo voluto sottolineare la forte amicizia che unisce Berlusconi al presidente Bush, con quale condivide valori e battaglie politiche", spiega il capo di gabinetto Anita McBride. E allora, son pronti pifferi e tamburi, giubbe rosse e abiti d’epoca, con serata di gala cui partecipano tutti i nomi di spicco della comunità italo-americana. Ma alle 21.45 in punto tutto terminerà, per permettere all’ospite di rispettare i tempi della partenza in aereo.

Pubblicato il: 13.10.08

Modificato il: 13.10.08 alle ore 17.39

 

 

 

 

2008-10-12

Crisi, l'Europa si riunisce a Parigi Azioni coordinate sulle banche

Sarkozy e Merkel: schiaffo a Berlusconi

Nicolas Sarkozy con Angela Merkel al vertice Nato a Bucarest, foto Epa

Sulla scia dell'allarme senza precedenti lanciato dal Fondo Monetario Internazionale e degli impegni presi dal G7, i leader dell'Eurozona si riuniscono per tentare di aggiungere misure concrete alla "risposta globale" alla crisi. Secondo il direttore generale dell'Fmi, Dominique Strauss-Kahn, ha parlato del rischio di un "collasso" generale del sistema finanziario e ha esortato tutti "alla coordinazione", precisando che non si tratta necessariamente di prendere "le stesse misure in tutti i Paesi".

E l'Europa della moneta unica sembra in sintonia: i 15 euroleader sono orientati ad un'azione coordinata ma non al varo di un fondo comune di salvataggio. "Non sarete delusi", ha promesso sabato da Washington Christine Lagarde, ministro francese dell'Economia. A fissare i paletti e a parlare di una "cassetta degli attrezzi" di cui fornire l'Europa , escludendo un fondo comune, sono stati sabato il leader francese e presidente di turno dell'Unione europea, Nicolas Sarkozy. Il capo dell'Eliseo per primo aveva fatto circolare 10 giorni fa l'ipotesi di un piano di salvataggio Ue, e il cancelliere tedesco Angela Merkel aveva subito fatto sapere di non pensare "nulla di buono" di un'idea del genere.

Escluso il fondo, sul piatto dei leader dell’Eurozona potrebbe prendere corpo un intervento nel capitale delle banche in difficoltà, oltre a garanzie per depositi (e forse prestiti interbancari). Più cautela sulle acquisizioni di attività bancarie a rischio.

Nel corso di un incontro a Colombey-les-deux-Eglises, città e luogo di sepoltura di Charles de Gaulle, Sarkozy ha rilevato che "un fondo europeo creerebbe problemi giganteschi", mentre Merkel si prepara a varare un piano di salvataggio delle banche tedesche già domani, rinunciando così al metodo "caso per caso" seguito fino ad ora e allineandosi di fatto a quanto deciso in molti altri paesi europei per far fronte alla crisi finanziaria.

"Basta mettere un cappello comune europeo e la magia è fatta", osserva una fonte europea. Il ministro delle Finanze Giulio Tremonti aveva difeso l'idea di un "fondo" da ricavare da una percentuale del Pil di ciascun paese messa a disposizione degli istituti in difficoltà. Il vertice parigino arriva all'indomani dell'incontro tra George W. Bush e i ministri finanziari del G7. Ma, soprattutto, dopo il varo del piano in 5 punti concordato dai Sette Grandi, che domani sarà all'esame dei mercati. Assieme ai risultati del summit dell'Eurozona.

Pubblicato il: 12.10.08

Modificato il: 12.10.08 alle ore 15.58

 

 

 

 

2008-10-11

Crisi dei mercati, il G7 vara un piano in cinque punti

borsa a Parigi, foto Ap

Un piano d'azione "eccezionale e urgente" in cinque punti per "stabilizzare i mercati finanziari mantenendo la solidità delle banche e prevenire il loro fallimento", con tutti i mezzi disponibili. È la risposta del G7, convocato d’urgenza venerdì sera a Washington, per affrontare la crisi dei mercati che continua a far aleggiare lo spettro di un nuovo ’29. Via libera dunque ai piani nazionali già varati dai governi nazionali, che il G7 giudica "robusti e adeguati" e che sono necessari a "rassicurare i risparmiatori sulla sicurezza dei loro depositi".

Ma certo non bastano i provvedimenti-tampone. Servono politiche macroeconomiche che facciano ripartire i mercati, a cominciare da quello dei mutui, il cui crollo ha innescato la crisi. Obiettivo, come ha spiegato anche il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, è "ristabilire fiducia nelle istituzioni finanziarie" dopo che la sua perdita sta causando i crolli dei mercati azionari mondiali. L'accordo è una "cornice organica" entro la quale fare scattare gli interventi dei vari paesi per fornire liquidità ai mercati e per proteggere i consumatori, spiega Paulson, sottolineando che gli Stati Uniti andranno avanti con il piano di acquisto di quote nelle istituzioni finanziarie e che lo faranno in tempi stretti, ma effettuando scelte oculate.

Le banche centrali, intanto, restano pronte a intervenire in caso di necessità. Il piano ha ottenuto il via libera dell’Unione Europea, che domenica si incontrerà a Parigi per un nuovo vertice dell’Eurogruppo. Nel G7, comunque, nessuno ha parlato della sospensione dei mercati che venerdì era stata indicata – e poi smentita – da Berlusconi come possibile soluzione alla crisi.

Pubblicato il: 11.10.08

Modificato il: 11.10.08 alle ore 10.04

 

2008-10-10

 

 

 

 

 

2008-10-09

"Salva manager", Tremonti: "Ritiratela o me ne vado"

Giulio Tremonti, foto Ansa

"Se si immagina che la linea del governo sia quella prevista da un emendamento che prevede una riduzione della soglia penale per alcune attività di amministratori, si sbaglia". Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, va su tutte le furie. Non pare abbia digerito l'emendamento "salva-manager" contenuto nel decreto Alitalia che modifica la legge Marzano in modo da mettere a riparo i manager di grandi imprese o banche per le responsabilità di una cattiva gestione che ha portato l'azienda in fallimento.

Una norma che calza a pennello di alcuni alti papaveri che sono rimasti invischiati dal crack Cirio e Parmalat come cesare Geronzi, Calisto Tanzi e Sergio Cragnotti. Ma in prospettiva potrebbe far comodo anche per Alitalia, o per eventuali altre inchieste che potrebbero essere avviate per indagare sulle cause di crisi finanziarie.

La "salva manager" è come un velo che serve a coprire retroattivamente tutte le malefatte, azzerando la possibilità della magistratura di individuare le responsabilità di un fallimento di un'azienda che non sia definitivamente fallita. Basta che sia stata commissariata o ancorata ad un piano di salvataggio e tutti i manager che si sono succeduti alla sua guida vanno a finire sotto l'ombrello aperto dal governo. Non potranno essere perseguiti penalmente per mala gestione.

L'emendamento "salva-manager" è passato in silenzio lo scorso 2 ottobre al Senato. Ma a quanto pare senza l'avvallo del ministro dell'Economia. E Giulio Tremonti, parlando proprio a Palazzo Madama della crisi dei mercati e della moralità degli amministratori chiamati direttamente in causa nella gestione della crisi, lo boccia senza appello: "È un emendamento fuori dalla logica di questo governo". E addirittura minaccia: "O va via l'emendamento o va via il ministro dell'Economia".

"Questo elemento della moralità degli amministratori - aveva appena detto - è considerato di fondamentale importanza da questo governo".

"Prendiamo atto della risolutezza del ministro Tremonti contro il "salva-manager"- gli risponde da Montecitorio Andrea Lulli , capogruppo Pd in commissione Attività Produttive dove ora giace l'emendamento- Adesso però passi dalle parole ai fatti - è l'invito - e accetti il nostro emendamento che elimina il salvataggio dei manager previsto nel decreto Alitalia". Anche Anna Finocchiaro, presidente del senatori democratici, apprezza le parole del ministro "soprattutto il suo riferimento alla questione etica". Ma il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani sostiene che "Tremonti non dovrebbe andar via da solo, ma insieme a tutta la maggioranza che ha proposto e votato una norma del genere".

"Sono due giorni che assistiamo a divisioni interne al governo ma quella sulla norma "salva manager" nel decreto Alitalia è particolarmente grave e seria", fa notare il segretario del Pd Walter Veltroni conversando con i giornalisti a Montecitorio. E anche Veltroni invita la maggioranza "a votare l'emendamento soppressivo che il Pd presenterà". "Spero- dice Veltroni- che la norma venga cancellata e che tutta la maggioranza voterà a favore. O almeno- si corregge Veltroni- spero che voterà con noi la gran parte della maggioranza, visto che qualcuno, quella norma deve averla presentata".

Dopo la sfuriata di Tremonti e gli inviti del Pd, fonti della maggioranza si affannano a far sapere che l'emendamento della discordia alla Camera ora sarà ritirato. La conferma arriva da ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi: "Non c`è nemmeno bisogno di ribadire che Tremonti parla a nome di tutti ed è scontata l`unità del governo e della maggioranza".

Nel frattempo i senatori del Pdl Angelo Maria Cicolani e Antonio Paravia relatori in Senato sul provvedimento Alitalia difendono la loro "creatura" sostenendo che l'amnistia per i manager non si applica alle inchieste Cirio e Parmalat perché la norma passata a Palazzo Madama nel decreto Alitalia "esclude dalla sua applicabilità i casi di "accertata falsità dei documenti posti a base della procedura". Quindi non si applica, dicono, ai casi di Cirio e Parmalat.

"L'emendamento - aggiungono - è mirato esclusivamente a tutelare le difficili scelte da parte dei commissari, operate in momenti oggettivamente straordinari, come è ad esempio nel caso di Fantozzi, che hanno l'esigenza di agire in modo certamente responsabile, ma discrezionale e flessibile, tendendo in primo luogo a garantire la continuità di un pubblico servizio". I relatori perciò continuano a ritenere buono l'emendamento proposto perchè a loro dire affronterebbe un tema "reale e ineludibile, in modo appropriato". E fanno notare che nell'aula del Senato "la stessa opposizione, nelle sue varie articolazioni, pur votando in modo contrario all'intero provvedimento, non ha eccepito nè sulla forma nè sulla sostanza dell'emendamento".

Aperti a "miglioramenti" del testo "nel normale iter legislativo", i due relatori difendono anche la formulazione della norma non limitata al caso Alitalia perché altrimentiviziata di incostituzionalità. Insomma per loro non ci sarebbe nessuno scandalo. Dopo una norma "salvapremier", anzi molte, del resto, e una proposta "salva ministri", perché tanto scandalo per lo scudo penale esteso anche ai grand commis e i manager?

Pubblicato il: 09.10.08

Modificato il: 09.10.08 alle ore 17.27

 

 

2008-10-08

Crisi, taglio mondiale dei tassi Ma solo Wall Street respira

Governo, dl per garantire i risparmi

crisi subprime, operatore della Borsa di Roma, foto Epa

Roma

Un'azione coordinata mai tentata prima da tutte le banche centrali per risollevare i mercati finanziari con un taglio generalizzato dei tassi di interesse. E la risposta è uno sbandamento vistoso, come sul ponte di una nave investita dalla tempesta. Su, giù, ancora su. A cominciare dalla piccola e sensibile piazza di Milano per finire con Wall Street che ha aperto nel primo pomeriggio in netto calo per poi attaccarsi alla risalita del Dow Jones, l'indice industriale. E, dopo una giornata sull'ottovolante, è l'unica piazza a segnare un rialzo.

Nonostante la Bce abbia tagliato il tasso di rifinanziamento al 3,75% dal precedente 4,25%, la Federal Reserve abbia fatto scendere il target sui fed fund all'1,5% dal 2%e il tasso di sconto, sempre di mezzo punto, all'1,75%, così come hanno fatto le banche centrali di Inghilterra, Cina e Svezia, la risposta delle piazze non è arrivata. C'è stata solo una boccata d'ossigeno, prima di tornare in una situazione di generale asfissia. A invertire la breve ondata rialzista per prima è proprio la Borsa di Milano, dove il Mibtel perde subito in proporzioni maggiori degli altri principali indici europei e termina a -5,7. Le altre borse europee finiscono anche loro tutte totalizzando pesanti perdite: Amsterdam -7,6, Parigi -6, Londra -4,9, Madrid -5,3, Francoforte -5,9, Zurigo -5,5.

La crisi è sbarcata in Italia e in Gran Bretagna, con una rapidità impressionante rispetto alle previsioni solo di martedì del Fondo monetario Internazionale. Tanto che già martedì il presidente americano Bush aveva chiamato proprio Berlusconi e Gordon Brown oltre al presidente di turno della Ue Sarkozy per sollecitare una riunione straordinaria del G8 sulla crisi in corso.

In Inghilterra il ciclone è già arrivato in pieno. Otto banche dovranno essere parzialmente nazionalizzate. La Bank of England renderà disponibile per il sistema bancario liquidità per almeno 200 miliardi di sterline. Il governo britannico ha deciso di varare senza più indugi un piano "globale" per il salvataggio delle banche del Regno Unito in grave crisi di liquidità. Il cancelliere allo Scacchiere Alistair Darling illustra il piano di salvataggio annunciato dopo il vertice a Downing Street tra il premier Brown, Darling e il governatore della Banca d'Inghilterra, Mervyn King. In cambio il governo riceverà azioni privilegiate in quegli stessi istituti finanziari. Il piano da 50 miliardi di sterline varato dal governo inglese mira a sostenere, attraverso una parziale nazionalizzazione, otto banche particolarmente colpite dalla crisi. Si tratta di Abbey (che appartiene alla spagnola Santander), Barclays, Hbos, Hsbc, Lloyds TSB, Nationwide Building Society (il più grande istituto non quotato in Borsa del Regno Unito), Royal Bank of Scotland e Standard Chartered.

Ma nonostante il piano di salvataggio e il taglio del tasso inglese, il premier Gordon Brown sollecita la convocazione a breve del vertice dei leader mondiali, il G8, martedì della prossima settimana. Mentre si intensificano le telefonate quotidiane tra una sponda e l'altra dell'Altlantico e tra gli stessi leader europei con le economie più in bilico, Italia compresa.

Dopo la seconda seduta negativa seguita al "lunedì nero" a Wall Street, le borse asiatiche sprofondano nel panico. A Tokyo l'indice Nikkei ha perso mercoledì mattina quasi il 10 per cento: il calo più pesante di tutti i tempi. A pochi minuti dalla chiusura il listino di riferimento del mercato giapponese lasciava sul terreno 996,09 punti - pari al 9,81 per cento - ben sotto la soglia psicologica dei diecimila punti. Neppure all'indomani degli attacchi dell'11 settembre era stato registrato un calo così brusco.

Pubblicato il: 08.10.08

Modificato il: 08.10.08 alle ore 22.04

 

 

2008-10-07

Wall Street ancora in negativo Bush: subito un vertice del G8

Fed, possibile taglio dei tassi

A Wall Street tutti gli indici affondano di oltre il 3 per cento, dopo che il presidente della Fed Ben Bernanke lascia intendere di essere pronto a tagliare i tassi Usa e dice che i rischi per la crescita economica sono cresciuti. Attualmente il DJ arretra del 3,3%, lo S&P va giù del 3,56% e il Nasdaq perde il 3,79%.

Intanto ci si attacca agli energetici e ai titoli industriali con prospettive di guadagno come la Volkswagen in odore di vendita di quote consistenti alla Porsche. Così i mercati europei tentato di reagire al "grande tonfo" di lunedì 6 ottobre, quando le Borse mondiali hanno contabilizzato le perdite peggiori degli ultimi vent'anni. Ma non ce la fanno, trascinati in parte dalla nuova ondata di vendite a Wall Street.

A chiusura, leggermente positive Madrid, Londra, Parigi. Negative anche se con poche variazioni degli indici principali Amsterdam, Zurigo, Francoforte e Milano (Mib30 a -0,25).

Eppure ad un'ora dalla riapertura di Wall Street il messaggio che veniva dalle principali piazze del Vecchio Continente, partite in rimbalzo, era stato di tenue ottimismo, scommettendo tra l'altro in un nuovo intervento della Fed americana.

Intervento che in effetti viene annunciato: riguarderà garanzie per le cambiali commerciali, i "commercial paper", per cui sarà creata una società-veicolo a parte.

Quando si aprono le contrattazioni a New York il messaggio sembra essere stato recepito e il il Dow Jones rialza la testa a + 1,46 tornando a superare la soglia dei 10.000 punti. Ma poi Wall Street torna a privilegiare l'Orso.

E secondo la Fed, la crisi dei mercati finanziari peserà ancora di più sulla crescita economica. Così ha detto il presidente Ben Bernanke, che parlando ad un convegno a Washington ha spianato la strada ad un nuovo taglio del costo del denaro. Taglio dei tassi quindi, forse prima dell' appuntamento di fine ottobre quando si riunirà il FOMC. Il mercato da tempo punta del resto su un taglio concertato fra le maggiori banche centrali, una mossa che potrebbe essere concretizzata nel giro delle prossime ore.

"La combinazione fra i dati congiunturali ed i recenti sviluppi della crisi finanziaria - ha detto il presidente della Fed - indicano che le prospettive per la crescita economica sono peggiorate e che i rischi di una revisione al ribasso delle stime si sono accresciuti". Oggi la Federal Reserve ha varato un' altra mossa per fronteggiare la crisi, nel senso di predisporre il riacquisto delle cambiali commerciali, vale a dire le obbligazioni a breve che finanziano l' attività delle aziende. L' iniziativa in un primo tempo ha sostenuto la Borsa, in seguito però virata anche oggi in deciso ribasso.

E il presidente Usa George W. Bush telefona ai leader europei -in particolare parla con Silvio Berlusconi, Gordon Brown e Nicolas Sarkozy - per proporre un vertice straordinario del G8 sulla crisi finanziaria. E Berluscono ammetteche "non è escluso". Poi Bush chiede che ci sia una "ravvicinata cooperazione" per fronteggiare la crisi finanziaria. Dice anche che i "tempi sono duri", ma poi aggiunge che l'economia Usa è già passata attraverso crisi difficili e ce la farà ad emergere dalla crisi attuale. "La situazioneeconomica è seria - dice Bush - e richiede una forte azione del governo". Queste azioni, aggiunge, "sono necessarie per evitare che il sistema finanziario collassi".

Intanto in Gran Bretagna il cancelliere dello scacchiere Alistair Darling ha annunciato dei piani del governo "per mettere le banche sulla carreggiata giusta nel lungo termine". Darling non ha aggiunto altro ma le sue parole sembrano avvalorare le rivelazioni della Bbc secondo cui il governo britannico ha deciso di varare senza più indugi un piano "globale" per il salvataggio delle banche del Regno Unito in grave crisi di liquidità e in caduta libera alla borsa di Londra.

L'Europa non mette in campo un piano. L'Europa in effetti corre ai ripari con un'azione coordinata delle banche centrali dell'Euro zona. Ma niente di più di questo, nessun piano di salvataggio è stato deciso centralmente nella riunione Ecofin a porte chiuse che si è tenuta proprio martedì in Lussemburgo. I ministri dell'economia e delle finanze hanno solo fissato un plafond minimo da garantire: per i depositi fino a 50mila euro. Ma persino in Italia e ora anche in Spagna la garanzia copre il doppio della cifra.

Al vertice, sostanzialmente fallito, in realtà c'era in gioco ben altro cioè il fuzionamento dei collegi di supervisione dei gruppi assicurativi e la ripartizione dei poteri al loro interno. E su questo Italia e Spagna, come su molto altro, sono su fronti diversi. La Spagna e il "gruppo dei 12" per una sorveglianza centrale, l'Italia e la Francia per una visione nazionale degli interessi in campo. Lo stesso banchiere centrale europeo Jean-Claude Trichet afferma che il problema princcipale finora è stato la mancanza di trasparenza. Avverte che "non cirà limite" agli interventi di salvataggioma anche che non tutte le banche a rischio potranno essere salvate. E non accenna al delicato problema dei tassi di interesse.

Anche a Milano dopo un'ora dall'apertura, i listini hanno cominciato a perdere quota con piazza Affari che ha visto una raffica di sospensioni per eccesso di ribasso o per scostamenti di prezzo. In particolare perdite pesanti hanno interessato Telecom, Fiat, Unicredit e Impregilo. Poi sono iniziati a crescere altri titoli: Eni e Enel soprattutto, ma anche Bankintesa e Piaggio.Nel pomeriggio, Fiat viene prima sospesa per massimo ribasso, poi reintegrata ai minimi. Male anche gli altri telefonici.

I banchieri centrali mai come oggi rinnovano gli inviti alla calma mentre annunciano nuove azioni coordinate per immissioni di liquidità in dollari.

Anche Lorenzo Bini Smaghi, membro del consiglio esecutivo della Bce invita i risparmiatori "tengano i nervi saldi" e guardino a "un orizzonte di medio periodo". La spiegazione del crollo per Bini Smaghi è legato alla "mancanza di fiducia nata dal fatto che per la prima volta dopo tanti anni è stata lasciata fallire una Banca come la Lehman Brothers e certamente i risparmiatori, ma anche chi cerca di guadagnare in questi momenti ha agito con panico alla perdita di fiducia". Bini Smaghi sostiene sia molto difficile spiegare "questa volatilità molto forte". Ma che la cura, è sicuro, sta nel "tenere i nervi saldi".

In mattinata invece i rumors hanno guidato molti scambi, che hanno messo in forti difficoltà realtà finanziarie finora considerate incrollabili o quasi come i Lloyd di Londra o la Royal Bank of Scotland che, a che se ha smentito, è stata fatta oggetto di voci su una sua richiesta di soccorsi pubblici. Pare che per verificare l'esposizione nella crisi subprime il ministro del Tesoro Alistair Darling e il governatore della Banca d'Inghilterra, Mervyn King, in mattinata abbiano incontrato i manager dei maggiori istituti di credito britannici. Anche Deutsche Bank, primo istituto di credito tedesco, ha dovuto smentire di essere in difficoltà e di avere in programma perciò un aumento di capitale. Ma queste voci gli hanno comunque fatto perdere qualcosa fino al 15 percento in Borsa.

A Piazzetta Cuccia in mattinata c'è stato anche un "summit" di Mediobanca, ma il patto di sindacato ha smentito di aver affrontato i casi Unicredit e Telecom.

I problemi a est non riguardano del resto solo le propaggini degli investimenti fatti negli anni scorsi da Alessandro Profumo. A Belgrado la piccola borsa serba ha subìto un tale scrollone di oltre dieci punti. Il presidente russo Dmitri Medvedev ha deciso di destinare un prestito subordinato da "ripartire tra le banche" e "pari a 950 miliardi di rubli (26,7 miliardi di euro) per un periodo non inferiore a cinque anni".

Richiesta d'aiuto dal paese del pinguini Mosca è anche in trattativa per un prestito da quattro miliardi di euro all'Islanda in forte difficoltà per finanziare il piano di salvataggio delle tre principali banche del paese.

La Ladndesbanki, è stata nazionalizzata mentre la prima banca, Kaupthing, ha ottenuto un prestito di 500 milioni di euro euro via banca centrale e lo stesso la terza. Ma il sistema a Reykjavik sta traballato fortemente. La corona islandese - krona - ha perso negli ultimi giorni fino quasi alla metà del suo valore e martedì il governo ha deciso di agganciare a un paniere di valute a un livello di 131 corone per euro. . Le autority finanziarie hanno dovuto tranquillizzare i correntisti che "le filiali, i call center, i bancomat e le operazioni su internet saranno disponibili come di consueto". E il governo ha dovuto smentire di essere a un passo dalla bancarotta.

L'ultimo allarme sul surriscaldamento globale dice che in Islanda i ghiacci perenni si scioglieranno tutti nel giro del prossimo secolo. E i cittadini cominciano a sentire un certo eccessivo calore anche dal punto di vista economico. Tanto che i sindacati ora chiedono con forza l'ingresso nell'Euro zona, per mettere a riparo i salari e gli euroscettici sembrano più estinti dei pinguini imperiali.

Oltre Atlantico del resto gli esempi non sono edificanti, visto che a sovrintendere al piano Paulson in America è stato chiamato Neel Kashari, 35 anni, è un ex banchiere di Goldman Sachs, l'ex banca d'affari americana ora banca commerciale di cui l'attuale segretario al Tesoro Usa Henry Paulson è stato in passato amministratore delegato. Sarà Kashari uno dei principali assistenti in materia di economia internazionale, responsabile a interim dell'Office of Financial Stability, l'ufficio per la stabilità finanziaria che controllerà l'attuazione del piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari del sistema finaziario statunitense. Il controllore viene dai controllati.

Pubblicato il: 07.10.08

Modificato il: 07.10.08 alle ore 21.44

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2008-12-09

Barroso: "L'Europa concordi su un piano di rilancio da 1,5% del pil"

9 dicembre 2008

Pacchetto clima, piano di rilancio per l'economia europea, "road map" per arrivare alla ratifica irlandese del Trattato di Lisbona, quasi certamente con un secondo referendum. Saranno questi i temi affrontati dal Consiglio europeo che si svolgerà l'11 e il 12 dicembre, presentato oggi dal presidente della Commissione Josè Manuel Barroso.

Secondo il presidente della Commissione i capi di Stato e di Governo della Ue devono concordare un obiettivo quantitativo (che dovrebbe equivalere all'1,5% del pil) per il pacchetto di stimolo fiscale, mentre la Germania potrebbe aumentare la dimensione dello sforzo di bilancio per rilanciare l'economia. Ieri il commissario agli affari economici Jaoquin Almunia aveva detto all'Europarlamento che finora l'ammontare dei piani nazionali non superava lo 0,8-0,9% del pil a fronte di una indicazione di Bruxelles di raggiungere l'1,2 per cento. Il restante 0,3% dovrebbe dipendere da finanziamenti europei. "Insisterò nel vertice di giovedì e venerdì che avere un obiettivo di 1,5% significa che stiamo parlando davvero di uno stimolo fiscale", ha detto Barroso.

Il presidente della Commissione Ue ha anche aperto ad un coordinamento con gli Stati Uniti sul rilancio dell'economia globale. "Un programma comune con gli Usa sarebbe un buon obiettivo - ha detto Barroso - sulla base di una economia transatlantica che esiste. Perchè non dovremmo pensare ad articolare risposte atlantiche alla crisi con il presidente eletto Obama, magari da discutere insieme a Londra?".

Anche sull'approvazione del pacchetto clima-energia Barroso si è detto ottimista. Il presidente della Commissione ha riconosciuto che ci sono ancora diversi punti controversi da risolvere ma, ha detto di non escludere "che alla fine ci sia un ragionevole compromesso; è molto importante, tuttavia ricordare che è necessaria anche l'approvazione dell'Europarlamento, e non solo quella del Consiglio europeo". Nell'Europarlamento, diverse voci cominciano a ipotizzare la possibilità di una seconda lettura (invece dell'accordo in prima lettura che persegue la presidenza di turno francese dell'Ue) per almeno una parte delle misure del pacchetto clima, nel caso in cui il compromesso eventualmente proposto dal Consiglio europeo non sia accettabile per l'Assemblea di Strasburgo. Questo rischio riguarda, in particolare, le direttive sulla riduzione del 20% dell'emissioni di gas serra entro il 2020, mentre la direttiva sull'energie rinnovabili ha già ottenuto stamattina l'accordo di massima dell'Europarlamento, in base a un compromesso con il Consiglio Ue.

Per quanto riguarda la questione della ratifica irlandese del trattato di Lisbona Barroso ha spiegato che le autorità di Dublino hanno chiesto come contropartita l'assicurazione di avere, anche in futuro, un commisario all'interno delle istituzioni comunitarie. "Non dovrebbe essere un problema - ha chiarito Barroso - avere un commissario per ogni Stato membro. Se questa è, come in effetti è, la conditio sine qua non per la ratifica di Lisbona da parte del'Irlanda, io la sosterrò".

 

 

 

2008-12-08

Banche, la Ue detta le regole per la ricapitalizzazione

8 dicembre 2008

Il commissario alla Concorrenza, Neelie Kroes

Le linee-guida della Commissione Ue sulla ricapitalizzazione delle banche

Da Bruxelles ok più rapidi a garanzie e prestiti pubblici

Euribor ancora in discesa grazie al taglio dei tassi Bce

Via libera dell'Antitrust Ue alle nuove linee-guida sulla ricapitalizzazione delle banche per assicurare i prestiti alle imprese e alle famiglie e stabilizzare i mercati, evitando distorsioni della concorrenza.

Il percorso tracciato da Bruxelles "tiene conto del fatto che il credit crunch adesso comincia ad avere effetti sull'economia reale" si legge in una nota diffusa a Bruxelles, in cui si ricorda che queste linee guida sono complementari a quanto stabilito dal commissario alla Concorrenza, Neelie Kroes (nella foto), il 13 ottobre, per il salvataggio delle banche a rischio crac.

Per cominciare, il prezzo per le banche dell'iniezione di capitale pubblico negli istituti fondamentalmente sani - secondo le regole messe a punto dalla Commisisone - deve fondarsi "sui tassi base fissati dalle banche centrali al quale deve essere aggiunto un premio di rischio che rifletta il profilo di rischio di ogni banca che ne beneficia".

Gli altri principi sulla base dei quali la Commissione Ue valuterà i piani di ricapitalizzazione riguardano il mantenimento di un "terreno di gioco equo" e il prezzo per l'iniezione di capitale pubblico relativamente alla diversità di condizioni in cui si trovano le banche. Il sostegno dello Stato "non deve risultare in vantaggi artificiosi per la posizione competitiva delle banche che ne godono rispetto alle banche che non lo ricevono in altri Stati membri".

Va fatta una distinzione tra le banche che sono "fondamentalmente in equilibrio" e ricevono un sostegno temporaneo per rafforzare la stabilità dei mercati finanziari, aumentare l'accesso al credito per cittadini e imprese, e banche "sotto stress il cui modello di business ha provocato un rischio di insolvenza". Il sostegno dello Stato per queste ultime "implica un rischio più grande di distorsione della concorrenza per cui le salvaguardie devono essere più strette e una ristrutturazione è necessaria".

Per le banche sane, invece, la Commissione indica che il prezzo dell'iniezione di capitale pubblico deve fondarsi sul tasso base fissato dalle banche centrali corretto al rialzo per compensare il profilo di rischio della banca in questione, "riflettere il tipo di capitale utilizzato e il livello delle salvaguardie che accompagnano la ricapitalizzazione per evitare abusi nel finanziamento pubblico". "Le banche più rischiose pagheranno un tasso di remunerazione più elevato", specifica Bruxelles.

Il meccanismo di prezzo "necessità un incentivo sufficiente a mantenere la durata del coinvolgimento dello stato al minimo per esempio attraverso un tasso di remunerazione che aumenta nel tempo". Le banche che si trovano in condizioni di stress e fronteggiano un rischio di insolvenza devono in via di principio "pagare di più per il sostegno dello stato e osservare salvaguardie strette". Il ricorso al capitale pubblico può essere accettato "solo a condizione che una ristrutturazione di ampia portata ne restauri la gestibilità a lungo termine incluso là dove appropriato un cambiamento del managent e nella governance interna".

Gli Stati hanno anche la possibilità di creare schemi di ricapitalizzazione aperti a tutte le banche se il tasso di remunerazione è fissato a un livello predeterminato che assicuri un appropriato ritorno.

La Commissione monitorerà le misure di ricapitalizzazione prese nei vari Stati: sei mesi dopo che una misura su una banca o dopo l'introduzione di uno schema di ricapitalizzazione, lo stato in questione farà un rapporto a Bruxelles sul modo in cui il capitale pubblico è stato utilizzato, rapporto che dovrà includere una "strategia di uscita" (della mano pubblica) per le banche "fondamentalmente sane" e un piano di ristrutturazione per le banche sotto stress.

Infine, la Commissione Europea ha approvato oggi lo schema di ricapitalizzazione delle banche francesi. Prossimamente analoga procedura per le banche austriache mentre Bruxelles ha chiesto al governo tedesco alcuni "aggiustamenti" dello schema nazionale che può condurre a una "soluzione concordata" per Commerzbank.

 

 

 

Ue: via libera alla Francia sui bond pubblici salva-banche

8 dicembre 2008

Nicolas Sarkozy (Afp)

L'Antitrust europeo ha dato l'ok al piano di Parigi per rafforzare gli istituti di credito. Previste emissioni con tasso medio all'8%

 

La Commissione europea ha autorizzato il regime francese di rafforzamento dei fondi propri delle sei banche principali. Lo Stato sottoscriverà titoli ibridi emessi dagli istituti remunerati a tasso fisso per cinque anni e successivamente a tasso variabile. La remunerazione sarà in media dell'8% e terra conto del grado di solvibilità di ciascuna banca.

La Francia apre la strada in Europa

Il via libera dell'Antitrust europeo al piano francese, oggetto negli ultimi giorni di forti polemiche tra Parigi e Bruxelles, apre la strada ad altre autorizzazioni (Austria e poi Germania se il governo apporrà delle modifiche al piano presentato anche in relazione a Commerzbank) ed è il primo dopo la pubblicazione delle nuove linee guida per le ricapitalizzazioni bancarie. Gli istituti interessati sono BnpParibas, Societè Generale, Credit Agricole, Caisse d'epargne, Banque Popoulaire e Credit Mutuel. Nel braccio di ferro sul prezzo dell'iniezione di capitale pubblico negli istituti che sono fondamentalmente in equilibrio e sani, ma che a causa della crisi finanziaria sono sottoposte a forti pressioni per aumentare i mezzi propri, Bruxelles aveva indicato un tasso del 10%, Parigi puntava all'8%.

Prestiti a tasso medio dell'8%

Le autorità francesi assumeranno partecipazioni sottoscrivendo titoli di debito subordinato classificato "non core Tier 1" (capitale ibrido). La remunerazione dell'8% medio terrà conto di tre fattori: grado di solvibilità attraverso la componente "credit default swaps" che modula la remunerazione in funzione del grado di rischio. L'intervento potrà arrivare fino a 21 miliardi di euro, ma Parigi ha annunciato che si limiterà "in un primo tempo" a 10,5 miliardi.

Secondo Bruxelles il meccanismo concordato con Parigi comporta degli obblighi per le banche beneficiarie in materia di finanziamento dell'economia reale e a questo fine si prevede, come anticipato nei giorni scorsi dal governo francese, un meccanismo di mediazione per assicurarne il rispetto.

Tra le condizioni il taglio agli stipendi dei dirigenti

Le banche dovranno impegnarsi a definire misure sulle remunerazione dei vertici e degli operatori di mercato, "trader" compresi e a rispettare regole etiche che comportano "restrizioni alle remunerazioni dei dirigenti". Saranno limitate anche le indennità di uscita dei dirigenti mandatari e proibite quelle di uscita in caso di fallimento dell'impresa o di errori del dirigente in questione o di dimissioni volontarie. "Livello della remunerazione dei titoli, meccanismo di rimborso del capitale assicurano che la presenza dello stato nel capitale delle banche sia limitato nel tempo allo stretto minimo necessario".

Ue: il piano garantisce il sostegno all'economia reale

Per Bruxelles l'intero schema è compatibile con le regole Ue e "fornisce garanzie sufficienti che i capitali messi a disposizione dello stato siano effettivamente usati per finanziare l'economia reale senza provocare distorsioni indebite della concorrenza". Non viene fatto alcun cenno alla politica dei dividendi. Antonio Pollio Salimbeni (Il Sole 24 Ore Radiocor)

 

 

 

Opec vicina a taglio produzione,

il petrolio ritorna sopra i 43$

08 dicembre 2008

 

Apertura in deciso rialzo per il prezzo del greggio sulla piazza di New York dopo che nel corso del weekend esponenti dell'Opec hanno lasciato intendere che sono in arrivo significativi tagli alla produzione. In avvio di contrattazioni, un barile di petrolio con consegna a gennaio viene scambiato a 43,67 dollari, 2,86 dollari in più della chiusura di ieri.

Trichet lancia l'allarme crescita:

"Incertezza eccezionale"

08 dicembre 2008

 

Il presidente della Banca Centrale europea, Jean-Claude Trichet, torna a lanciare l'allarme sulla crescita. Nel 2009 "potrebbe essere tra -1% e 0%". Continuano a pesare "rischi al ribasso dovuti alle preoccupazioni per un impatto più forte del previsto sull'economia reale delle turbolenze finanziarie in corso, del protezionismo e di eventuali sviluppi disordinati, dovuti agli squilibri globali" ha detto il presidente della Bce in un'audizione al Parlamento europeo a quattro giorni dalla decisione di tagliare i tassi di 0,75 punti base.

Le prospettive dell'economia sono caratterizzate "da una incertezza eccezionalmente elevata". ha aggiunto. "La debolezza globale e una domanda interna molto flebile potrebbero persistere nell'ultimo trimestre del 2008 e nei trimestri successivi. In seguito - ha aggiunto - dovrebbe aver luogo gradualmente una ripresa, sostenuta dal calo dei prezzi delle materie prime e partendo dal principio che il contesto esterno migliorerà e che le tensioni finanziarie si indeboliranno".

"L'inflazione annua dovrebbe essere in linea con la stabilitá dei prezzi" ha affermato il presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet. "L'inflazione annua della zona euro ha proseguito la sua discesa, fino al 2,1% a novembre - ha detto- e dovrebbe mantenersi in linea con la stabilitá dei prezzi, a causa dei bassi prezzi delle materie prime e dell'indebolirsi della domanda". L'Eurotower, ha assicurato il Presidente, "continuerà a mantenere le aspettative d'inflazione, saldamente ancorate in linea con la stabilità dei prezzi, supportando tuttavia anche una crescita sostenibile e l'occupazione e contribuendo alla stabilità finanziaria".

Trichet ha indicato come in questo momento sia importantissimo la cooperazione tra autorità di vigilanza e tra banche centrale in particolare tra Bce e Fed. Le misure per la liquidità fornita su base illimitata e a tasso fisso sono da considerare "eccezionali" nell'attesa che il mercato interbancario si riattivi e le banche "tornino alla loro attività tradizionale di intermediazione". Importante a livello europeo è che banche centrali e autorità di supervisione bancaria "mantengano una collaborazione molto stretta". Trichet si dichiara soddisfatto per la decisione dei governi europei di insediare obbligatoriamente i collegi dei supervisori per tutti i gruppi bancari transfrontalieri, si tratta di un fatto "particolarmente importante". Ma segnala che bisogna andare oltre quanto appena deciso: tanto è vero che auspica "miglioramenti sostanziali" grazie al lavoro che sta svolgendo il 'gruppo europeo di alto livellò formato dalla Commissione Ue.

 

 

 

Barroso: "La crisi è opportunità

per investire nelle infrastrutture"

di Marco Niada

8 dicembre 2008

 

Un mini-summit di preparazione a quello europeo di Bruxelles di fine settimana per fare il punto sulle misure necessarie per uscire dalla crisi che dovranno essere vigorose e puntare alle infrastrutture che marcheranno il futuro dell'Unione europea. Nessun intento polemico con il cancelliere tedesco Angela Merkel, che non era presente, ed era al centro di speculazioni di un invito che non c'è stato.

Della Merkel sono stati lodati gli sforzi enunciati nel recente piano tedesco in linea con la proposta europea da 200 miliardi di euro. Infine un'occasione per proporre piani d'investimento futuri che si baseranno sul digitale, sull'ambiente e su nuove tecnologie a bassa emissione di carbonio.

L'incontro nella serata a Londra tra il premier britannico Gordon Brown, il presidente di turno della Ue Nicholas Sarkozy e il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e una nutrita schiera di rappresentanti di grandi società europee ha voluto mandare il messaggio, secondo Barroso, "che la crisi a cui ci troviamo di fronte può portare a un progetto ambizioso con l'agenda ambientale che può diventare un motore della crescita". Tanto più se l'obiettivo è condiviso dalla nuova amministrazione americana del presidente entrante Barak Obama.

"Siamo tutti d'accordo – ha detto Brown – che il rilancio delle economie è divenuta la priorità numero uno e che ciò ci dà l'occasine per costruire le infrastrutture del XXI Secolo". Brown si è anche augurato "un accordo dell'undicesima ora che porti alla firma di un'intesa sul commercio internazionale". Sarkozy ha detto "di condividere ancora una volta l'analisi dell'amico Brown. Ora è necessario dare una risposta forte, rapida e coordinata anche se non tutti i Paesi utilizzeranno gli stessi strumenti". Secondo il presidente francese l'Europa ha un'occasione per cambiare la Governance mondiale, un fronte su cui l'Europa si è messa in prima linea. Ma l'Europa, malgrado le nobili espressioni di intenti si muove non proprio con il coordinamento voluto e con diverse visioni sui piani di stimolo fiscale (la Merkel si è mostrata assai riluttante) o ambientale con Paesi come l'Italia, la Polonia e nuovamente la stessa Germania che, in un momento di crisi mostrano di essere cauti sul fronte della spesa. Per questo a Londra si è data grande enfasi sulle comuni intenzioni alla fine si è rimasti vaghi sui tempi e i modi dell'esecuzione.

 

2008-12-06

Crisi dell'auto, accordo Casa Bianca-democratici per aiuti da 15 miliardi

6 dicembre 2008

Richard Wagoner presidente General Motors, Robert Nardelli presidente Chryslere Alan Mulally presidente Ford/ Ansa

I Democratici e la Casa Bianca hanno raggiunto l'accordo sul piano di aiuti all'industria dell'auto, per un valore compreso tra i 15 e i 17 miliardi di dollari, molto meno dei 34 miliardi di dollari

richiesti da General Motors, Ford e Chrysler. Lo hanno riferito fonti del Congresso. L'intesa è stata raggiunta dopo la pubblicazione dei dati sull'occupazione che hanno evidenziato un vero e proprio crollo a novembre, con ben 533 mila posti bruciati, il più alto numero da 34 anni.

Sempre secondo alcune fonti sarebbe stato raggiunto un accordo "di principio per andare avanti ma i dettagli devono essere ancora definiti". Nel corso del weekend andranno avanti i negoziati per arrivare a votare il progetto di legge la prossima settimana.

 

 

 

 

2008-11-22

Berlusconi: nel prossimo Cdm interventi sui tempi di pagamento Iva

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22 NOVEMBRE 2008

"L'Iva di cassa certamente sarà nel pacchetto che presenteremo la prossima settimana in Consiglio dei ministri". Lo afferma il premier Silvio Berlusconi parlando in un comizio a Teramo. "L'Iva sarà pagata solo quando si riceve a propria volta il pagamento", spiega il premier ribadendo che ci saranno "interventi concreti e molto precisi soprattutto a favore delle famiglie con più figli". Berlusconi ha anche accennato a un possibile intervento sull Irap.

Sul federalismo fiscale, il premier ha detto che sarà d'aiuto nella lotta contro l'evasione fiscale: "Oggi l'evasione riguarda il 20% di ciò che produciamo - ha ricordato Berlusconi- con il federalismo fiscale il fatto che saranno i Comuni a raccogliere le dichiarazioni aiuterà a far rinsavire gli evasori".

Berlusconi ha parlato anche del rapporto fra tasse e servizi offerti dallo Stato: "Per noi liberali le imposte non sono un diritto divino, non sono un moloch, ma una contropartita in cambio dei servizi che lo Stato dá al cittadino". Il Cavaliere si è rivolto poi alla platea così: "Ditemi se le imposte corrispondono alla qualitá dei servizi che avete?"

 

 

Piano anti-crisi, verso bonus per le famiglie a Natale

di Marco Rogari

21 novembre 2008

Il cantiere del piano anti-crisi è ancora aperto. Ma alcune certezze si fanno largo tra le ipotesi allo studio dei tecnici a meno di una settimana dal Consiglio dei ministri di mercoledì 26 novembre. Che, secondo quanto affermato da Silvio Berlusconi, dovrebbe varare un primo pacchetto di misure per famiglie e imprese, dal valore stimato (almeno per il momento) tra 3,8 e 4,3 miliardi. Anche se il Cdm potrebbe limitarsi a un primo esame del piano attendendo l'ufficializzazione delle "mosse" di Bruxelles. In ogni caso nel pacchetto italiano un punto considerato ormai fermo è la destinazione a dicembre di un bonus familiare, in forma una tantum, alle famiglie meno abbienti probabilmente con un tetto di reddito compreso tra i 12mila e i 20mila euro.

Questo intervento è visto da alcuni tecnici dell'Esecutivo come il primo passo in direzione del quoziente familiare. Ma per il ministero dell'Economia si tratta solo di una semplice misura di sostegno slegata dalla logica del "quoziente". Lo schema su cui si starebbe lavorando a via XX settembre e alle Entrate è maggiormente in linea con l'intervento "pro-incapienti".

L'agevolazione dovrebbe essere tuttavia modulata sulla base del reddito effettivo e del numero dei figli e degli altri familiari a carico (anziani compresi). Una sorta di famiglia fiscale. Il costo dell'operazione supererebbe il miliardo di euro. Secondo le ultime (provvisorie) simulazioni, il bonus si snoderebbe tenendo conto di tre diverse fasce di reddito e composizione familiare: ne avrebbero diritto i coniugi senza figli (due soli componenti) fino a 12mila euro; le famiglie composte da 3-5 componenti tra i 12mila e i 17mila euro; i nuclei con 6 o più componenti fino a 20mila euro.

Un dispositivo tarato su lavoratori dipendenti e pensionati che l'Esecutivo sta pensando di estendere, già in prima battuta, ai lavoratori autonomi.

Soltanto in futuro il Governo potrebbe incamminarsi sulla strada del "quoziente", anche grazie alla revisione delle detrazioni Irpef, annunciata dal sottosegretario Daniele Molgora rispondendo ad una interrogazione parlamentare: "Il Governo sta valutando "una possibile, complessiva revisione del sistema delle detrazioni dell'Irpef, che prevede attualmente ben 49 forme" di sconto.

Dell'elenco di misure del pacchetto anti-crisi considerate ormai quasi certe fanno anche parte la cosiddetta Iva per cassa, la proroga della detassazione degli straordinari e lo "sconto" dell'Irap almeno sulla parte della componente costo del lavoro (deducibilità del 10-15%). Uno sconto sostanzialmente confermato nel corso della Conferenza Unificata Governo-enti locali dal ministro Giulio Tremonti. Che fa sapere che per il via all'Iva per cassa occorre attendere l'ok della Ue. Praticamente sicura è la riduzione di tre (o quattro) punti degli acconti fiscali di novembre. Che non dovrebbe però riguardare l'Irpef, anche perché i sostituti d'imposta hanno già sostanzialmente provveduto al versamento.

Per le imprese il piano dovrebbe prevedere anche l'estensione del credito d'imposta per la ricerca e lo sviluppo anche ai casi in cui l'azienda scelga di affidare il progetto all'estero. Di fatto acquisita è poi la rivalutazione dei cespiti e dei beni strumentali. Quanto alle altre misure, resta molto "gettonata" la riduzione delle accise sulla benzina, almeno per il periodo natalizio. I tecnici stanno ancora verificando la compatibilità di questo intervento. Sembra tramontare invece l'ipotesi di una "Robin tax" sugli operatori di telefonia mobile.

Praticamente confermata è l'estensione a precari ed "atipici" degli ammortizzatori sociali, la cui dote salirebbe dagli attuali 600 milioni a quota 800-1.000 milioni. Sicuro appare anche lo sconto sulle bollette dell'energia elettrica e del gas per i soggetti con redditi inferiori ai 20-25mila euro (ma platea e tetti restano da definire). E anche l'ammorbidimento delle norme che prevedono un riallineamento dei valori civili e fiscali dei bilanci, secondo i nuovi principi contabili.

 

La recessione schiaccia il barile. Il petrolio sotto i 50 dollari

di Roberto Capezzuoli

20 novembre 2008

Le previsioni di continui rincari sui mercati del petrolio?Meglio metterle nel cassetto, anche se non è opportuno cancellarle e dimenticarsene. A New York le quotazioni del greggio Wti per la scadenza dicembre, nell'ultimo giorno di scambi per questo future (giovedì 20 novembre), hanno perduto il 7% e si sono portate sotto i 50 dollari al barile.

Ritorno al passato.

Le lancette dell'orologio del Nymex, la grande Borsa americana dei metalli e dell'energia, sono state spostate indietro di tre anni e mezzo: nella primavera del 2005 il punto di riferimento del mercato nordamericano oscillava tra 40 e 60 dollari e il Fondo Monetario Internazionale paventava che il caro-greggio avrebbe avuto negativi effetti sull'economia mondiale. Mentre tra società cinesi, americane ed europee si stava combattendo una scaramuccia intorno alla Unocal (finita poi alla connazionale Chevron per 20 miliardi di dollari).

Alla fine di marzo di quell'anno gli analisti della Goldman Sachs avevano messo a rumore il mercato con previsioni che allora sembravano un allarmante spauracchio e che si possono sintetizzare con la profezia del Wti oltre i 100 dollari al barile entro una manciata di anni. Il vaticinio, come sappiamo, si è avverato nei primissimi giorni del 2008 ed è stato seguito da altre ipotesi di rialzi, fino a 200 dollari. Questa, per la fortuna dei consumatori, non si è avverata. Il prezzo nel luglio scorso si è fermato appena sotto i 148 dollari per poi cadere sempre più precipitosamente con l'inizio dell'autunno.

Il futuro prossimo.

Esultarne però non è il caso. Sia perché la discesa è il frutto delle pesanti indicazioni dell'economia mondiale, sia perché la situazione, unita alla crisi del credito, minaccia di bloccare gli investimenti che dovrebbero garantire gli approvvigionamenti di combustibili nel momento della ripresa industriale. Un fenomeno che si sta già verificando in segmenti sensibili ai prezzi, come quello delle sabbie bituminose o quello del bioetanolo.

La previsione di petrolio a 200 dollari, quindi, rischia di essere soltanto rinviata.

 

Benzina, giù i prezzi. Diesel a 1,169 euro

21 novembre 2008

I prezzi dei carburanti alla pompa scendono seguendo il trend ribassista del greggio sui mercati internazionali sceso ieri sotto i 50$ al barile. Agip, il market leader, ha ritoccato ancora i listini al ribasso in una settimana che ha portato la benzina e gasolio allo stesso livello. A quanto appreso dalla "Staffetta Quotidiana", il market leader è sceso di nuovo oggi sul 'prezzo consigliato' sia della benzina che del gasolio: sulla verde il taglio è stato più consistente, di 3 centesimi; sul gasolio di 2 centesimi. Il prezzo dei due prodotti è tornato così allo stesso livello, a 1,169 euro per litro. Gli altri si adeguano.

Sospeso sciopero gestori.

Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha convocato per il prossimo 3 dicembre i gestori carburante ed i rappresentanti di Eni per "individuare possibili soluzioni per la vertenza in corso". Lo comunica una nota dei gestori di benzina aggiungendo che "a fronte dell'apertura formale del tavolo di mediazione, FAIB, FEGICA e FIGISC, prendono atto che un primo importante risultato è stato raggiunto: ottenere che il Governo intervenisse, assumendo i termini della vicenda". Le associazioni hanno quindi "aderito alla richiesta avanzata, congelando temporaneamente la manifestazione di chiusura degli impianti a marchio Agip, già prevista per le giornate del 25 e 26 novembre".

La sospensione temporanea della chiusura degli impianti non comporta, tuttavia, la sospensione dello stato di agitazione della categoria: le Associazioni dei Gestori - conclude la nota - hanno deciso di prorogare, sino a quando non emergeranno sviluppi positivi nella vertenza, la sospensione del prezzo massimo, già in corso di effettuazione dal 10 novembre, lasciando pertanto liberi i Gestori Agip di fissare il prezzo al pubblico dei carburanti senza alcuna limitazione derivante dagli accordi interprofessionali già scaduti il 31 dicembre 2006, sino a nuove, significative evoluzioni dello scenario

 

 

Carburanti, giù i prezzi. Ma ci sono 6 centesimi di troppo

di Luca Salvioli

21 novembre 2008

GRAFICO

Differenza tra prezzo ottimale e alla pompa

La storia va avanti ormai da mesi. Il prezzo del petrolio cala e il costo dei carburanti alla pompa scende. Solo che lo fa molto lentamente. Lo scorso 11 luglio, quando le quotazioni del petrolio a New York hanno raggiunto il record di 147,27 dollari al barile, fare un pieno di verde o gasolio costava tra i 1,539 e i 1,553 euro al litro. Oggi, con le nuove riduzioni, costa circa 1,16. E' ai minimi da tre anni. Le associazione dei consumatori non si stancano però di ripetere che le compagnie petrolifere sono molto più rapide a seguire le impennate del greggio piuttosto che le riduzioni.

Come stanno davvero le cose? Innanzitutto va chiarito un aspetto: il prezzo dei caburanti non dipende direttamente da quello del greggio. Le compagnie petrolifere si parametrano sul prezzo a livello internazionale che viene stabilito dall'agenzia Platt's: oggi è di 22 centesimi al litro per la benzina e 37 per il gasolio. I prezzi alla pompa sono però determinati sommando a questo valore a un margine lordo a copertura di tutti i costi: trasporto, margine gestore, investimenti punto vendita, pubblicità, promozioni. Negli ultimi 4 anni e mezzo il margine lordo (aggiornato a giugno 2008) per benzina e gasolio è stato di 14 centesimi al litro. Infine, le tasse. Le accise: 56 centesimi per la benzina e 42 per il gasolio. Poi, l'Iva: 18 centesimi per la verde e 19 per il diesel. Sulla base di queste rilevazioni Nomisma Energia calcola un prezzo "ottimale" alla pompa. Che, attualmente, è di 1,10 euro al litro per la benzina e 1,11 euro al litro per il gasolio. Alla pompa, invece, paghiamo 1,16: 6 centesimi in più di quanto dovremmo (5 centesimi per il gasolio).

"Il ritardo nell'adeguamento non è solo italiano, ma riguarda tutta Europa - spiega Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia -. Le compagnie petrolifere stanno provando a recuperare i margini ridotti che hanno avuto negli ultimi 4 anni. Non solo: sono convinti da mesi che da un momento all'altro il prezzo del petrolio possa tornare a correre". Beninteso: "è un atteggiamento normale nei mercati liberi, sono le compagnie petrolifere a decidere il prezzo. Ora però stanno un pochino esagerando: i margini degli anni passati sono stati recuperati".

Per una volta non è una peculiarità italiana: "Ci sono Paesi europei che stanno ritardando nell'adeguamento dei prezzi alla pompa più dell'Italia". Eppure, da sempre nel nostro Paese i carburanti costano 3-4 centesimi in più. Perchè? "Si tratta di una differenza strutturale - risponde Tabarelli - la nostra rete di distribuzione è poco efficiente e aumenta i costi. Basta pensare che in Italia abbiamo 22mila punti vendita: un quinto di quelli di tutta europa. Ne andrebbero chiusi 5mila fuorinorma e inefficienti". C'è poi la questione degli orari di apertura dei distributori: "Una vera e propria anomalia". Stanno aperti dalle 7 alle 12.30 e dalle 15 alle 19. Morale: "In una città come Roma, negli orari di chiusura è sempre più frequente trovare un immigrato che si propone di fare il pieno agli automobilisti chiedendo una mancia". L'anomalia italiana va avanti "da 50 anni, e da almeno 30 diversi governi hanno provato a risolverlo" solo che la via della liberalizzazione è ostacolata "dai sindacati dei gestori, che un atteggiamento che assomiglia molto a quello dimostrato nel caso di Alitalia".

I distributori dovrebbero inoltre avere la possibilità di vendere anche altri prodotti, per scaricare la redditività su altri prodotti diversi dai carburanti. Quanto all'apertura della vendita di carburanti nella grande distribuzione e nei centri commerciali: "Per ora ci sono riusciti solo in Francia e in Inghilterra con una conseguente riduzione dei prezzi - conclude Tabarelli -. In Italia c'è chi ci prova, ma con enorme difficoltà. Sono sempre le compagnie petrolifere a vendere loro i carburanti. E certamente non lo fanno a prezzi inferiori rispetto alla normale rete di distribuzione".

 

 

Scaroni: con il petrolio a quota 50, 2000 euro in più a disposizione delle famiglie

22 novembre-2008

"La caduta del prezzo del petrolio, se il prossimo anno resterà ai livelli attuali, farà sì che ogni famiglia europea avrà a disposizione 2.000 euro in più per altri consumi. Sono risorse che possono dare vitalità all'economia". Lo ha detto l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico 2008/2009 al collegio universitario Torrescalla di Milano.

"Nel 2009 le famiglie avranno risorse in più", ha spiegato l'ad dell'Eni Paolo Scaroni stimando poi che con gli ultimi cali l'anno prossimo "ogni famiglia americana avrà 4.000 dollari in più".

L'amministratore delegato dell'Eni ne ha parlato nell'ambito di un discorso più ampio sull'attuale crisi economica. "Il risparmio energetico potrebbe contribuire ad affrontare la futura fase economica - ha spiegato -. Per il futuro è difficile fare previsioni, ma resto ottimista sul nostro Paese. Abbiamo alcune cose che ci rendono più forti. Il nostro sistema bancario si è rilevato più solido in fasi come queste, non ha fatto operazioni spericolate. Siamo in una posizione migliore e poi il nostro consumatore è meno indebitato, l'80% possiede la casa ed è quindi in una posizione più sicura per affrontare un momento difficile".

Inoltre Scaroni, rispondendo alle domande dei giornalisti, si è detto convinto che il prezzo del petrolio scenderà ancora. "Secondo me ancora per un po' sì -ha detto-. Dipende molto da cosa deciderà il 27 novembre l'Opec al Cairo". La produzione verrà tagliata? "Non lo so - ha risposto-. Penso che non taglieranno il 27, ma potrebbero preparare un taglio qualche giorno dopo. Veramente, non lo so".

 

 

Le fonti di energia rinnovabile con il petrolio sotto i 50 $

di Luca Salvioli

20 novembre 2008

Il prezzo del petrolio sul Nymex di New York ha perso i due terzi del suo valore in poco più di quattro mesi: dai 147 dollari al barile dell'11 luglio ai 48 dollari al barile del 20 novembre. Che fine faranno, ora, le fonti rinnovabili? Il 2007 è stato un anno record per l'energia pulita: secondo i dati Unep, il braccio ambientale delle Nazioni Unite, gli investimenti planetari sono arrivati a 148,4 miliardi, il 60% in più rispetto all'anno precedente. Difficile trovare un altro settore con una performance del genere. E con motivazioni così stringenti.

La fotografia del cambiamento climatico diffusa dall'Ipcc (Onu), il conseguente sistema di incentivi per ridurre le emissioni di gas serra insieme all'impennata del prezzo dei combustibili fossili hanno fornito, secondo esperti e osservatori, il volano principale.

Non c'è solo il prezzo del petrolio. Angus Mc Crone, redattore capo di New Energy finance (servizio di informazione londinese specializzato nelle rinnovabili e negli investimenti nelle tecnologie pulite), in un articolo pubblicato su EurActive e ripreso dal Financial Times ha sostenuto che gli investimenti in rinnovabili scenderanno. Il discorso è complesso. Il crollo dei prezzi del petrolio "può avere impatti diversi rispetto al segmeno di cui si parla - spiega Riccardo Cirillo, amministratore delegato di Atmos, unico investitore istituzionale in Italia specializzato nel clean tech con investimenti in capitale di rischio secondo le dinamiche del Private Equity e Venture Capital -. Su eolico e fotovoltaico non registriamo un impatto rilevante". Ci sono diverse spiegazioni. Vi è innanzitutto il fatto che la dinamica dei prezzi delle materie prime non si traduce direttamente sui prezzi di produzione dell'energia, che non si sono ridotti di due terzi in quattro mesi. Ma soprattutto "il prezzo del petrolio al ribasso non è stato il driver principale del boom delle rinnovabili - dice Cirillo - è la sicurezza di approvvigionamento delle rinnovabili a renderle appetibili. L'approvvigionamento di petrolio e di gas in Italia non è cosa facile e ci spinge a dipendere dall'estero". Diverso il discorso per il sole, il vento, l'acqua e il calore della Terra.

Gli incentivi. C'è poi l'emergenza climatica e i relativi incentivi alla produzione energetica da fonte rinnovabile: in Italia si tratta dei certificati verdi e del Conto energia, responsabile del boom del fotovoltaico del 2007. Il primo sistema di incentivi è condizionato direttamente dal prezzo dei combustibili fossili. Il secondo, il Conto energia, tra i più convenienti a livello europeo, è assolutamente indipendente. E a breve dovrebbero arrivare i tanti attesi decreti attuativi dell'estensione del Conto energia anche ad altre fonti rinnovabili di piccola taglia previsti dalla Finanziaria 2008. In Italia, in particolare, il fotovoltaico dovrebbe trovare terreno fertile per una grossa espansione nei prossimi anni, tanto che diversi esperti indicano il nostro Paese come uno dei primi in cui questa fonte potrebbe raggiungere la grid parity, e quindi la convenienza rispetto ai combustibili fossili.

Biocarburanti a rischio. C'è però un settore che potrebbe risentirne più degli altri: "L'impatto più diretto è sui biocarburanti, la cui valutazione di convenienza è generalmente collegata al confronto con il prezzo del petrolio". Va detto che anche il prezzo delle materie prime per i biocarburanti, come grano e mais, si è notevolmente ridotto rispetto alla scorsa primavera, però è anche vero "che l'andamento non ha alcuna correlazione con il prezzo del petrolio". Ci si potrebbe ritrovare con il petrolio in picchiata e il mais in forte crescita.

L'Ets conviene? Le considerazioni di Mc Crone si spingono oltre: nel sistema europeo di scambi di quote di emissioni (Ets) una tonnellata di CO2 viene attualmente scambiata a 19 euro mentre, secondo la maggior parte degli analisti da lui citati, solo un prezzo minimo di 25 euro può garantire un impegno per migliorare l'efficiacia redditizia sul lungo termine. I prezzi così bassi potrebbero spingere i nuovi operatori entrati nel sistema Ets ad acquistare i permessi di emissione a buon mercato piuttosto che ad investire in tecnologie pulite. "Sono d'accordo ma solo in parte - continua Cirillo - chi investe in eolico e fotovoltaico non si parametra sull'European emission trading scheme, ma sul conto energia e sui certificati verdi"

Rischio accesso al credito. Diverso il discorso sugli effetti della crisi finanziaria. La penuria di liquidità sul mercato potrà avere una ricaduta sui finanziamenti per le rinnovabili, con progetti che richiedono importanti impegni finanziari. La crisi del settore creditizio, secondo uno studio di EnVent, potrebbe ripercuotersi sul settore fotovoltaico a causa di una minore propensione delle banche a investire nel settore attraverso mutui e leasing. Un analisi condivisa da Cirillo: "L'impatto principale della crisi per il nostro settore riguarda la difficoltà ad ottenere credito".

lucasalvioli.nova100.ilsole24ore.com

 

 

 

Va di moda l'aiuto di Stato, banche e imprese battono cassa

di Valeria Novellini*

21 novembre 2008

Le performance della settimana

Caccia aperta al cash. È questo ormai il refrain intonato da istituzioni finanziarie e aziende in tutto il mondo. I risultati dell'atteso G20 sono stati interessanti ma poco concreti (sono state solo delineate le impostazioni di base che potrebbero essere seguite per permettere all'economia mondiale di ripartire), ma banche e imprese battono cassa già ora. Si è giunti all'assurdo per cui Rick Wagoner, Allan Mullally e Bob Nardelli, rispettivamente ceo di GM, Ford Motor e Chrysler, sono giunti alla Commissione Bancaria del Senato USA a chiedere aiuti viaggiando sui costosissimi jet aziendali.

Per ora, e nonostante le sollecitazioni della speaker della Camera Nancy Pelosi e del Presidente eletto Barack Obama (ma anche l'attuale Presidente George Bush sta facendo pressioni in proposito), il Senato USA nicchia sugli aiuti supplementari richiesti dai 3 colossi automobilistici, che, secondo fonti di stampa, dovrebbero ammontare complessivamente a circa 25 miliardi di $, di cui 10 di competenza di GM, 8 di Ford e 7 di Chrysler.

I tre colossi dell'auto hanno comunque riconosciuto di aver commesso errori in passato e stanno già ponendo in essere misure di ristrutturazione. In particolare GM pensa di tagliare del 35% i costi strutturali annui (per circa 14 – 15 miliardi di $) entro il 2011, ed ha annunciato la rivendita del suo 3,02% in Suzuki Motor alla stessa società giapponese per 232 milioni di $ "cash"; quanto a Ford, pensa a tagli nella produzione di oltre 210.000 unità nel quarto trimestre 2008 rispetto allo stesso periodo del 2007, e inoltre venderà il 20% di Mazda Motor (anche qui alla stessa casa giapponese), con un incasso di circa 538 milioni di $.

Rimarrà comunque il principale azionista di Mazda con una quota di circa il 13%. Perfino GMAC, controllata al 49% da GM ed attiva nel credito al consumo (ovviamente auto incluse), ha cercato di "assaltare la diligenza" degli aiuti pubblici presentando domanda alla FED per trasformarsi in banca così da poter accedere al programma TARP di aiuti al settore bancario predisposto dal Tesoro USA (potrebbe però rimaner delusa in quanto per ora Henry Paulson ha affermato di non essere intenzionato a chiedere l'accesso ai 350 miliardi di $ restanti del Piano da 700 miliardi da lui predisposto, il cui utilizzo per la metà è stato già approvato dal Congresso USA).

Ma la crisi dell'auto USA si ripercuote anche direttamente in Europa tramite la controllata tedesca al 100% Opel, che è ormai diventata "un caso". Opel si trova in crisi di liquidità (a causa della difficile situazione della casa madre), e 100.000 posti di lavoro, compreso l'indotto, sarebbero a rischio in Germania. La stampa tedesca ha affermato che gli aiuti richiesti al Governo ammonterebbero a 1,8 miliardi di euro (1,3 nel 2009 e 0,5 nel 2010) sotto forma di garanzie statali; Opel inoltre penserebbe di ridurre del 10% la produzione nel 2009 e diminuire a 30 ore la settimana lavorativa per contenere al massimo le ripercussioni sui posti di lavoro.

Il Governo tedesco non è alieno dal concedere aiuti a Opel, ma anche qualora ciò avvenisse i tempi non saranno brevissimi in quanto si intendono valutare attentamente le modalità di intervento più opportune. Intanto il laender dell'Assia, dove è situato il principale stabilimento Opel con 18.500 dipendenti, ha già approvato una legge che consente un prestito di 500 milioni di euro alla casa automobilistica per proteggerla dall'eventuale default della controllante GM.

Non è invece stato accettato il "soccorso" che avrebbe potuto giungere dal gruppo tedesco Solar World che aveva annunciato di essere disposto ad acquistare 4 impianti Opel e il centro di ricerca di Ruesselsheim per 1 miliardo di euro (250 milioni in contanti e 750 sotto forma di linee di credito soggette alla garanzia del Governo tedesco) allo scopo di produrre la prima auto a energia solare del mondo. Ma GM Europe ha respinto l'offerta al mittente.

Qualora però Opel ricevesse effettivamente aiuti dal Governo tedesco, da più parti si sono levate voci per una "parità di trattamento" per tutte le case automobilistiche europee, che dovrebbero essere ammesse a ricevere aiuti in via generalizzata: in proposito si sono espressi favorevolmente il Presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker e, in Italia, i vertici di Confindustria e l'amministratore delegato di FIAT Sergio Marchionne, anche se quest'ultimo ha dichiarato che il gruppo automobilistico italiano non si trova nella necessità di avere il medesimo tipo di appoggio richiesto dai colossi americani.

La casa di Torino beneficerà comunque del piano di sostegno all'industria dell'auto per circa 3,5 miliardi di euro previsto dallo Stato brasiliano del Minas Gerais, dove si trova lo stabilimento FIAT di Betim, sotto la forma di una linea di credito riservata alle finanziarie dei costruttori automobilistici (quindi non solo FIAT) e finalizzata a concedere agli acquirenti di auto rateizzazioni fino a 70 mesi. Per FIAT il Brasile è il secondo mercato per importanza dopo l'Italia e vi investirà 5 miliardi di reais (circa 1,6 miliardi di euro) entro il 2010.

 

 

2008-11-18

Obama: subito aiuti a Detroit

di Marco Valsania

18 Novembre 2008

NEW YORK - Qualsiasi aiuto all'auto americana dovrà contenere severe condizioni: no a dividendi per gli azionisti e ai premi ai dirigenti più pagati, sì ai comitati di supervisione. È questa la proposta dei leader democratici al Congresso, che ieri hanno messo nero su bianco la legge per destinare a Detroit 25 miliardi di dollari prelevati dal fondo del Tesoro da 700 miliardi finora utilizzato per soccorrere Wall Street. La strada però è in salita per i contrasti con i repubblicani sull'opportunità e le modalità degli aiuti. In tarda serata sembrava prevalere il pessimismo su un accordo a breve in Congresso.

Gli allarmi sulla crisi del settore si sono moltiplicati. Mentre studiavano gli aiuti a General Motors, Ford e Chrysler, i parlamentari hanno ricevuto nuove richieste di soccorsi: 98 società di componentistica hanno scritto a Senato e Camera per invocare a loro volta accesso ai fondi pubblici.

Anche Barack Obama è intervenuto: "Un collasso del settore auto - ha dichiarato in un'intervista alla rete televisiva Cbs - sarebbe un disastro in questa situazione economica. La mia speranza è che nel corso della settimana la discussione tra Congresso e Casa Bianca verta sull'assistenza. E non rappresenti un assegno in bianco ma sia legata a condizioni accettate da tutti, sindacati, management, fornitori e creditori per creare aziende in grado di sopravvivere".

La prospettiva di aiuti immediati per Detroit, però, solleva molte polemiche. L'amministrazione Bush non vuole "un fallimento delle aziende automobilistiche", ha detto la portavoce Dana Perino, ma è contraria all'idea di usare il fondo Tarp del Tesoro. Proposito ribadito a chiare lettere ieri sera dal segretario al Tesoro, Henry Paulson. Bush vorrebbe piuttosto ricorrere all'accelerazione di prestiti agevolati del dipartimento dell'Energia ideati per convertire impianti alla produzione di veicoli efficienti. "Se le case automobilistiche riceveranno aiuti dal Tarp, altri settori li vorranno", ha affermato Perino. La portavoce ha aggiunto che l'amministrazione "cercherà una soluzione nell'arco dei prossimi due giorni".

Il clima di alta tensione si riflette in Congresso: audizioni con i vertici di Gm, Ford e Chrysler e con i leader del sindacato sono in programma oggi alla Commissione bancaria del Senato. Un voto sugli aiuti, stando ai democratici, potrebbe arrivare entro mercoledì, assieme a una legge sull'estensione dei sussidi di disoccupazione e su progetti infrastrutturali. Tra le condizioni volute dai democratici per i soccorsi ci sono la messa al bando di bonus per coloro che guadagnano più 200mila dollari l'anno e la nascita di un comitato di supervisione che abbia potere di veto sulle decisioni aziendali. Le imprese non potranno inoltre pagare dividendi agli azionisti mentre ricevono fondi dal governo. Ma questo non basta a molti repubblicani: il senatore Richard Shelby ha sostenuto che aiuti all'auto "rinvierebbero l'inevitabile", cioè drastiche riorganizzazioni di Detroit.

Detroit aspetta con ansia l'esito del dibattito: Gm ha deciso di cedere la sua quota del 3% nella giapponese Suzuki per 231 milioni di dollari nel tentativo di rafforzare le proprie risorse.

 

 

Il mancato esempio dell'Europa al G-20

di Carlo Bastasin

18 novembre 2008

Gli industriali europei chiedono al G20 più stimoli per l'economia

L'appello della European Round Table of Industrialists

Se l'ironia fosse ammessa ai vertici globali, la formula di inizio del G-20 avrebbe dovuto essere: "Presidenti, Altezza Reale, Compagni...", tale era l'assortimento dei regimi politici attorno al grande tavolo di Washington. Non deve sorprendere quindi che il comunicato conclusivo riporti forme di coordinamento che non intaccano le autonomie nazionali. Si pone argine a ciò che scavalca, invisibile ed energico, i confini degli Stati, come la finanza o l'arbitraggio tra le regole, ma non si coordinano le politiche più tipiche delle prerogative di chi governa: le politiche fiscali.

Eppure questa prima grande crisi globale nasce da squilibri nelle posizioni debitorie dei diversi Paesi e richiederebbe uno stimolo globale condiviso, con maggiore impulso da parte di chi dispone di surplus di risparmio e minore da parte di chi ha invece più debiti. Parte di questi aggiustamenti stanno avvenendo, come dimostra il significativo stimolo fiscale cinese, ma in un gruppo tanto eterogeneo sono latenti molti problemi di "azione collettiva", molti incentivi a non cooperare. In assenza di un più esplicito impegno politico al coordinamento – e ovviamente del presidente Obama – il messaggio del G-20 è meno credibile e sarà sottoposto dai mercati a verifica quotidiana.

L'intesa politica avrebbe dovuto venire dall'Unione europea. Sarkozy, Merkel e Barroso avrebbero potuto offrire infatti il sistema di regole europeo come base di cooperazione fiscale globale. Ma non sono riusciti ad arrivare al vertice con una posizione comune. Se la Ue non riesce a coordinarsi, come può farlo il G-20? Forse è necessario interrogarsi sul perché l'integrazione politica europea abbia perso dall'inizio della crisi il proprio protagonista più atteso, la Germania, e quale lezione ciò porti al coordinamento globale.

Si prevedeva che Berlino avrebbe preso la leadership europea in occasione della crisi per far avanzare l'integrazione economica e politica. Ma Frau Merkel si è defilata, ha criticato l'attivismo di Sarkozy, ne ha bocciato le accelerazioni istituzionali, ha sabotato l'ipotesi di un fondo comune di garanzia bancaria, ha minimizzato l'emergenza economica e ha varato un modesto pacchetto di stimolo fiscale. In un'intervista prima del G-20, ha evitato di fare cenno alla posizione europea, al coordinamento delle economie e al ruolo dell'euro.

Da Parigi e dall'Aja sono arrivate critiche aperte: Berlino non solo non è la locomotiva d'Europa, ma è sembrata diventarne il freno.

Dai pressi della cancelleria, il quadro appare più complesso. Fin dall'inizio del cancellierato, Merkel ha sperato di avviare un nuovo patto transatlantico basato sulla cooperazione economica con Washington. Ma tre anni dopo, il giudizio sulla presidenza Bush è così negativo da bucare la coltre del linguaggio diplomatico. Non solo Berlino non è riuscita ad avvicinare Bush a una logica di cooperazione multilaterale, ma la collaborazione nelle istituzioni, dall'Onu all'Ocse, è giudicata molto negativa. Il dialogo tra i due lati dell'Atlantico, secondo Berlino, non può evitare il tema di un ruolo meno centrale del dollaro, ma finora gli americani non si sono mostrati disponibili su questo. Il prevedibile sostegno di Washington, e ancor più della prossima presidenza, all'industria automobilistica viene considerato un passo nella direzione di un nuovo protezionismo. Così Berlino teme il fallimento dei vertici globali, con un'analogia inquietante con la conferenza economica mondiale del '33, anno fatale per la democrazia tedesca.

L'immobilismo nei rapporti con l'Europa sarebbe dovuto alla convinzione che in tempi di crisi sia indispensabile attenersi "alla lettera della legge", evitando esperimenti o soluzioni d'emergenza. Ciò significa la difesa dei Trattati, come essi sono, di fronte alle iniziative creative di Sarkozy. Le difficoltà formali tra Merkel e Sarkozy sono ormai materia diplomatica, ma a Berlino il recente attivismo francese viene criticato da un punto di vista sostanziale: si teme che Sarkozy approfitti della crisi per cancellare i pilastri istituzionali dell'Europa che i tedeschi sono riusciti a consolidare. Si temono gli attacchi all'indipendenza della Bce e quelli alla Commissione come organo non intergovernativo. In una fase peraltro in cui Berlino difende i propri interessi in due dossier scottanti (WestLb e Vw) sul tavolo della Commissione. Ma i rischi del disegno di Sarkozy di sviluppo istituzionale dell'Eurogruppo, attraverso un Euroconsiglio guidato da Parigi, sarebbero ancora più profondi. Berlino teme che indebolendo la costruzione della Ue a 27 si allentino i legami con i Paesi extra-euro dell'Est, in una fase in cui Mosca punta i missili dalla città natale di Immanuel Kant verso l'Europa. Dopo la crisi ungherese si teme che Slovenia, Slovacchia e Polonia cadano nell'instabilità finanziaria. E la Germania non può fare a meno di immaginarsi "agente pagatore" dei problemi economici dei vicini.

Fino a pochi giorni fa né Merkel, né il ministro delle Finanze Peer Steinbrueck sembravano riconoscere la gravità della recessione in arrivo: ritenevano che si trattasse di una crisi di un paio di trimestri. Il pacchetto di stimolo fiscale varato dal governo è stato perciò tanto deludente da sembrare inutile. Ma l'immobilismo tedesco è stato rafforzato da altri fattori: il rapporto con le banche è un tema cruciale per la politica tedesca, in cui si giocano sia visioni di sistema dell'economia sociale di mercato, sia interessi finanziari dei partiti. Inoltre il rifiuto di ricorrere alla spesa pubblica corrisponde a un sentimento diffuso, insofferente nei confronti della politica. Infine l'ipotesi di doversi sobbarcare i costi del salvataggio degli altri Paesi con tasse tedesche sembra insopportabile alla Grande coalizione. Il voto del 2009 rappresenta la maggior ragione di paralisi nei rapporti con l'estero. Gli sfidanti per la cancelleria dei due maggiori partiti, ora alleati, sono proprio Merkel e il suo ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, che faticano a cooperare. Nei giorni scorsi Steinmeier ha sostenuto un'estemporanea proposta di rilancio dell'economia europea senza informare la Merkel.

Il caso tedesco, come per altro quello francese, è una dimostrazione di come le dinamiche politiche nazionali continuano a prevaricare sulla cooperazione politica europea anche nei temi che invocano unità d'azione. Ciò ha fatto mancare al vertice del G-20 l'esempio politico di convivenza che è forse il maggior contributo che in questo momento l'Europa può offrire al resto del mondo in cerca di migliore

 

 

 

Bilancia commerciale, a settembre deficit di 2,586 miliardi

18 novembre 2008

La bilancia commerciale totale ha segnato a settembre un deficit di 2,586 miliardi (-1,329 miliardi a settembre 2007), quella con i Paesi Ue invece un saldo positivo di 690 milioni (856 milioni a settembre 2007). Lo comunica l'Istat. In 9 mesi gli scambi totali segnano -9,889 miliardi, quelli con i partner Ue +9,870 miliardi. Per gli scambi complessivi le esportazioni, a settembre, sono aumentate dell'8,6% tendenziale, le importazioni dell'11,7 %. La bilancia commerciale con i Paesi Ue vede l'export in crescita del 5,7% e l'import del 5,4% (su anno).

L'Istat segnala come i dati di settembre "confermino la tendenza degli ultimi mesi" che vede le esportazioni verso i Paesi Ue mostrare "maggiore dinamismo", mentre a livello di scambi complessivi resta "forte il ruolo dei prodotti energetici sull'aggravamento del deficit commerciale". Gli scambi complessivi, rileva Istat, considerando i dati destagionalizzati, mostrano un incremento congiunturale dell' 1,5% per le esportazioni e un lieve calo delle importazioni dello 0,1%. Le esportazioni complessive si sono attestate a 31,720 miliardi, le importazioni a 34,306 miliardi.

Gli scambi con i Paesi Ue registrano un calo congiunturale destagionalizzato dello 0,7% per le esportazioni e un incremento dello 0,4% per le importazioni; l'export verso i Paesi Ue è stato pari a 19,394 miliardi mentre l'import ha raggiunto 18,704 miliardi.

A settembre la dinamica tendenziale delle esportazioni verso i principali partner commerciali dell'Ue è stata negativa verso Spagna (-9,5%) e Regno Unito (-7%). In aumento le esportazioni verso la Germania (+8,8%) e Francia (+6%). Le importazioni dai maggiori partner commerciali si sono ridotte dal Regno Unito (-6,8%) e dalla Spagna (-1%). Hanno mostrato dinamiche positive, rispetto a settembre 2007, le importazioni dalla Germania (+7,9%), dal Belgio (+7%), dai Paesi Bassi (+4,4%) e dalla Francia (+3,1%).

 

 

2008-11-17

Gli industriali europei chiedono

al G20 più stimoli per l'economia

17 novembre 2008

L'appello della European Round Table of Industrialists

Gli industriali europei chiedono ulteriori misure politiche per far fronte alla crisi e far ripartire l'economia mondiale. Riuniti oggi a Istanbul, i membri della Tavola Rotonda Europea degli industriali (Ert) - che tra i 47 soci conta anche alcuni tra i principali gruppi italiani come Fiat, Telecom ed Eni - hanno lanciato un appello ai paesi del G20 affinchè vengano prese "ulteriori misure" per stimolare una domanda sempre più debole.

In un comunicato la Ert dice che il business - alla luce del crollo degli ordini, gli indicatori del sentimento economico e la disponibilità del credito - è arrivato a condizioni di deterioramento con una velocità "che non abbiamo mai registrato prima". La tavola rotonda di industriali esprime supporto per i passi importanti compiuti dai politici europei e dalle banche centrali. Le garanzie delle banche e le iniezioni di liquidità stanno in parte rendendo più morbide le turbolenze finanziarie. Ma gli effetti della crisi sull'economia reale si faranno sentire sempre di più e le condizioni economiche diventeranno progressivamente più fosche, in Europa, nei prossimi anni. "Nel 2009 la produzione registrerà una contrazione", continua il comunicato.

"Le condizioni economiche nella gran parte delle nostre industrie si stanno deteriorando rapidamente e, di conseguenza, vediamo il bisogno urgente di un'ulteriore azione politica coordinata", ha sottolineato in un comunicato l'ex numero uno della Nokia e presidente della Ert, Jorma Ollila. La Ert, ha proseguito Ollila, "esorta" i paesi del G20 a prendere "ulteriori misure per stimolare la domanda con misure fiscali adeguate, per migliorare l'accesso al credito e per ostacolare con forza qualsiasi iniziativa improntata al protezionismo". La Ert, ha proseguito Ollila, "non ha bisogno di aiuti ai settori o alle aziende in difficoltà, ma abbiamo bisogno di politiche forti per stimolare la domanda e gli investimenti nelle infrastrutture".

 

2008-11-1

Marchionne: "Aiuti Ue all'auto"

di Augusto Grandi

15 Novembre 2008

Auto: -14,5% vendite Europa ottobre. Fiat va al quarto posto

No al pacchetto clima della Comunità. Sì ad interventi strutturali, anche in Europa, a sostegno dell'auto. Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, di fronte alla crisi sempre più pesante che colpisce il mondo delle 4 ruote ritiene indispensabile rinviare le nuove norme sulle emissioni di Co2 e respinge i dubbi dell'Unione europea a proposito degli aiuti di Stato alle industrie dell'auto americane.

"Senza un intervento finanziario al sistema dell'auto Usa – ha aggiunto Marchionne – quell'industria non continuerà. Qualcosa di strutturale deve succedere. Noi abbiamo chiesto a Bruxelles lo stesso tipo di assistenza al settore dell'auto di quello degli americani: credo sia razionale e trovo veramente indecente che qualcuno venga a dirci che un simile intervento non è sostenibile". Marchionne ha ricordato che si sono spesi 700 miliardi per aiutare il sistema finanziario Usa e "ora stiamo parlando di 50 miliardi per 3 milioni di persone coinvolte nel settore". E a proposito di interventi statali, Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat, si è detto convinto che la Gm non fallirà, "perché azionista di Gm sarà lo stato americano".

L'insistenza sugli interventi per affrontare la crisi dell'auto è d'altronde facilmente spiegabile con i dati sulle immatricolazioni in Europa, resi noti ieri. La crisi di fiducia dei consumatori europei – sottolinea Gian Primo Quagliano, direttore del Centro studi Promotor, ad ottobre è stata particolarmente pesante: 1.134.031 immatricolazioni, con un calo complessivo del 14,5% "e punte molto elevate in piccoli mercati come la Lettonia (-55,1%) e l'Irlanda (-54,6%) ma con flessioni severe anche nei cinque maggiori mercati del Continente, con il record negativo della Spagna (-40%) seguita da Gran Bretagna (-23%) e Italia (-19%).

Francia e Germania vedono ancora il consuntivo dei primi 10 mesi con il segno positivo (rispettivamente +2,2% e +0,3%), ma ad ottobre è iniziata la prima vera frenata in entrambi i mercati. In Francia la flessione è stata del 7,4% a dimostrazione che si è esaurito l'effetto del programma bonus malus a sostegno delle auto meno inquinanti: il mese scorso gli ordini sono diminuiti del 19%. In Germania il calo del mese scorso è stato dell'8,2%, anche per le incertezze relative ad eventuali modifiche delle tasse sulle auto. Per rilanciare il settore potrebbero essere introdotte agevolazioni fiscali per le vetture meno inquinanti. Ma secondo Csp, Unrae e Anfia, occorrerà intervenire anche sul credito al consumo per rilanciare il settore.

Giuseppe Tartaglione, presidente di Volswagen Italia, sostiene che la vera crisi non è ancora arrivata e ritiene preferibile un sostegno pubblico in termini di credito piuttosto di nuovi incentivi diretti all'acquisto. Il gruppo avrà quest'anno una quota di oltre l'11% in Italia e intende aumentarla nel 2009.

Nel frattempo i vari costruttori mettono in campo le diverse strategie per affrontare la crisi. A ottobre, comunque, tra i grandi gruppi solo Volkswagen ha fatto meglio di Fiat che, per Marchionne, "dimostra una resistenza incredibile". La flessione, per il gruppo tedesco, è stata del 7,6% (con l'Audi in crescita del 3,3%) a fronte del -7,9% del Lingotto. Di conseguenza la quota del gruppo Volkswagen è cresciuta dal 20,4 al 22% e quella di Fiat dal 7,7 all'8,3%. Va segnalata, in particolare, la performance di Lancia che incrementa le consegne del 6,9%. In Francia e Spagna, Lancia è il marchio che cresce più di tutti i concorrenti, con un secondo posto in Germania. Oltre al positivo andamento di Ypsilon e Musa cominciano a pesare gli ordini della Delta: oltre 16mila contratti alla fine di ottobre. Per Alfa, invece, ottobre significa un calo del 15,7% e dell'8,4% per Fiat.

 

2008-11-17

Auto, la lobby di Gm in pressing.

Su YouTube lo spettro del crack

17 novembre 2008

VIDEO / GM: se crolla Detroit crolla l'America

Obama: subito aiuti a Detroit

Auto in crisi, Renault taglia il 25% della produzione

La crisi dei tre colossi di Detroit finisce su YouTube. Le devastanti conseguenza per l'America del collasso della sua industria automobilistica e la necessità immediata di un pacchetto di aiuti per il settore sono i punti essenziali di un video apparso sul popolare sito Internet, scovato dall'agenzia Apcom.

É General Motors ad aver avuto l'idea. La società impegnata da settimane in attività di lobby a Washington per ottenere finanziamenti, ha deciso di sfruttare Internet e lanciare un messaggio a tutti gli americani.

Un filmato di quattro minuti. La domanda principale è "Che cosa succede se crolla Detroit?". Le conseguenza, spiega il video, sarebbero drammatiche: tre milioni di disoccupati nel primo anno e altri 2,5 milioni nei successivi due. Un costo complessivo per lo Stato in sussidi, assistenza sanitaria e riduzione di entrate fiscali pari a 156 miliardi di dollari solo nei primi tre anni. E tutto questa rischia di accadere molto presto: "ll collasso è imminente", avverte il filmato. Ma evitarlo è possibile: servono 25 miliardi di dollari di aiuti da parte del Governo.

Il video si chiude con la domanda "Che cosa fareste voi?", e l'appello, rivolto agli americani, di far sentire la propria voce ai rappresentanti eletti in Congresso.

 

 

 

 

 

 

 

2008-11-07

Crisi, Bankitalia: le imprese investono e assumono meno

7 novembre 2008

La crisi economica colpisce il sistema produttivo italiano e aumentano le imprese che tagliano i piani di crescita produttiva per il 2008 e prevedono di diminuire gli investimenti per l'anno prossimo. Lo sostiene la Banca d'Italia nel "Sondaggio congiunturale sulle imprese industriali e dei servizi", un'indagine realizzata tra settembre e ottobre.

Investimenti anemici nell'industria e nei servizi. Nel 2008, secondo la ricerca di Palazzo Koch, la maggioranza delle imprese (61,5%) stima di effettuare una spesa nominale per investimenti fissi sostanzialmente in linea con quella programmata. Tuttavia, diversamente da quanto riscontrato nel 2007, le aziende che dichiarano una spesa per investimenti inferiore rispetto ai piani (21,1%) sono più numerose rispetto a quelle che ne stimano una superiore (17,4%). Questo risultato si verifica sia per l'industria sia per i servizi.

Per il 2009, invece, il 53,6% delle imprese anticipa investimenti invariati rispetto a quelli fatti quest'anno; per il 27,5% delle aziende la spesa sarà in calo e solo per il 18,9% in aumento. La prevalenza delle imprese che stimano una diminuzione della spesa per investimenti rispetto a quelle che ne prevedono un aumento si registra sia nel settore dell'industria in senso stretto (29,7% contro 19,8%) sia nel settore dei servizi (24,8% contro 17,7%). Nel 2007, la differenza tra le quote di imprese che programmavano investimenti in aumento o in diminuzione assumeva invece segno positivo (7,6% per l'industria e 8,4% per i servizi).

Nei primi tre trimestri del 2008, aggiunge Bankitalia, il 34,9% delle imprese ha aumentato il proprio fatturato, mentre il 33,6% ne segnala un calo e il 31,5% la stabilità. La differenza tra le indicazioni di aumento e diminuzione (1,3%) "appare in netto peggioramento rispetto al 2007, quando superava il 30%.

Per un terzo delle imprese ordini in calo. Per gli ordini rilevati a settembre rispetto alla fine di giugno, le imprese che ne indicano un calo sono superiori a quelle che ne indicano un aumento (34% contro 24,6%); le indicazioni di una diminuzione sono lievemente superiori per l'industria (35,7%) rispetto ai servizi (31,7%). Anche per gli ordinativi previsti tra sei mesi, c'è una sostanziale equivalenza tra indicazioni di crescita e decrescita (28,9% contro 27%), "risultato comunque più pessimistico rispetto a quelli degli ultimi anni". La produzione nel quarto trimestre dell'anno, in termini congiunturali e al netto dei fattori stagionali, è prevista in calo dal 28,3% delle imprese e in aumento dal 28,9%, "una stima compatibile con una sostanziale stabilità dell'attività industriale sui bassi livelli del terzo trimestre".

Il deterioramento delle condizioni del credito. Il 43,4% delle imprese italiane sta subendo un deterioramento delle condizioni del credito. Questo peggioramento, spiega Palazzo Koch, "tende ad avere un impatto negativo sulla realizzazione dei piani di investimento". Poco più di un quarto delle imprese (26,4%) - secondo lo studio - ritiene che l'esposizione debitoria nei confronti delle banche diminuirà nel corso dei prossimi sei mesi, mentre il 23,7% ne stima un aumento.

Oltre la metà delle imprese che denuncia il deterioramento in atto ha menzionato fra i motivi "un peggioramento delle condizioni di costo o garanzia sui nuovi finanziamenti e più di due terzi ha rilevato un incremento del tasso su prestiti già concessi". Tra le aziende a cui non sono state accettate richieste di finanziamento (8,3%), conclude Bankitalia, "quasi due terzi dichiarano di aver compiuto nel 2008 investimenti minori rispetto a quelli preventivati, contro il 21,1% del complesso delle imprese e il 17,5% di quante non hanno riportato un peggioramento delle condizioni di credito".

Aumentano nel 2008 le imprese in perdita. Nel corso dell'anno dovrebbe salire al 17%, si legge ancora nel rapporto di Palazzo Koch, la quota di imprese italiane in perdita. La quota di imprese "che prevede di conseguire un utile nel 2008 è ancora alta (63,8%) - sottolinea Bankitalia - ancorché in diminuzione rispetto al 2007. Per contro, sale la percentuale delle aziende che prevedono una perdita (17% contro l'11,2% del 2007)". I risultati attesi sono tuttavia "lievemente migliori nell'industria in senso stretto rispetto ai servizi".

Occupazione in calo, salari con il freno a mano tirato. Nel 2008 l'occupazione calerà in un'impresa su cinque (20,8%), dice ancora il sondaggio della Banca centrale. La maggior parte delle imprese (60%) "ritiene che i livelli occupazionali rimarranno invariati nella media del 2008, rispetto all'anno scorso, mentre si equivale il numero di quante prefigurano un incremento (19,2%) con quante ne anticipano una diminuzione (20,8%)". Aumenti salariali aggiuntivi rispetto ai contratti nazionali - aggiunge Palazzo Koch - hanno interessato il 46,3% degli addetti, contro il 42% nel 2007. La quota sale al 50,9% nell'industria in senso stretto (dal 44% dell'indagine precedente), mentre è pari al 42,1% nei servizi (dal 39,9%). Questi aumenti, "più frequenti al crescere della classe dimensionale dell'azienda, per quasi tre quarti degli occupati dipendenti sono stati inferiori al 2%, e per un terzo all'1%".

Detassazione straordinari, assunzioni in calo. La detassazione degli straordinari diminuisce in maniera significativa la necessità di nuovi assunti nelle imprese, sostiene la Banca d'Italia nel "Sondaggio congiunturale sulle imprese industriali e dei servizi". Il provvedimento deciso dal governo in primavera, spiega Palazzo Koch, "diminuisce la necessità di nuove assunzioni per il 29,1% delle imprese dei servizi e per il 24,6% di quelle dell'industria in senso stretto". Della detassazione degli straordinari, aggiunge Bankitalia, hanno beneficiato in media il 30,8% degli addetti (23,7% nel Mezzogiorno). I provvedimenti "hanno determinato un aumento del monte straordinari per il 13,5% dei lavoratori dell'industria e per il 10,2% di quelli dei servizi (pari all'11,8% del totale)".

 

 

Ocse, superindice di settembre sprofonda. Risultato peggiore da 10 anni

7 novembre 2008

Cerm: Il rallentamento più forte dell'ultimo decennio

ANALISI

Male gli Usa e tutto il resto del mondo segue

di Vittorio Da Rold

Il comunicato Ocse con grafici e tabelle

L'Ocse segnala oggi prospettive di ulteriore ripiegamento delle economie e in particolare quelle del G-7 con "rallentamenti ciclici" a livelli "mai constatati dall'inizio del decennio". L'organizzazione internazionale segnala anche prospettive di contrazione in Cina, di possibile contrazione in Brasile e rallentamento in Russia e India.

Per l'Italia, come per tutti gli altri paesi del G7, le prospettive sono di un "forte rallentamento". Il superindice segna intanto a settembre un calo dello 0,5, il più basso del G7, a 91,9 punti su un mese e -5,9% su base annuale. Il superindice dell'organizzazione internazionale accusa a settembre un calo su base mensile di 1,5 punti a 94,3 punti e del 6,1% su un anno con prospettive di "forte rallentamento" come per la zona euro che accusa una flessione su base mensile dell'1,4 a 92,1 punti e del 7,3% su quella annuale. Il G7, le cui prospettive sono ugualmente di forte rallentamento, accusa un -1,6 a 94,3 punti su un mese e -6,1% su un anno.

Tra i paesi del G7 è la Germania a subire la flessione più importante su base mensile, con un -2,3 a 93,2 punti e -8,6% su un anno. Seguono il Canada con -2 a 93 punti e -6,4%; gli Stati Uniti con -1,9 a 95,2 punti e -6,6%.; il Regno Unito con -1,4 a 93,9 punti e -7,5%; Francia con un -0,9 a 92,5 punti e -6,4% e infine il Giappone con ugualmente -0,9 a 94,1 punti e -2,4%.

 

 

 

 

 

Obama: "Contro la crisi aiuti alla classe media e all'auto"

7 novembre 2008

REUTERS/Carlos Barria (UNITED STATES)

Nel suo primo incontro con la stampa, il neo eletto futuro presidente Usa Barack Obama ha affrontato principalmente i problemi che sta vivendo attualmente l'economia statunitense -e non solo-, ma ha anche accennato alla politica estera e si è concesso una battuta sulla vita personale della propria famiglia, in procinto di recarsi, a partire dal 20 gennaio del prossimo anno, alla Casa Bianca.

Sostegno all'economia

"Un ulteriore prolungamento dei sussidi di disoccupazione è una priorità" per uscire dalla "peggiore crisi della storia degli Stati Uniti". Parlando da Chicago, Obama ha spiegato che "occorre mettere a punto un piano di incentivi che vada in soccorso della classe media" e che dovrebbe essere approvato prima o dopo il suo insediamento alla Casa Bianca.

"Non sarà facile o veloce uscire dal baratro economico in cui si trova il Paese", ha sottolineato Obama, spiegando che "bisognerà evitare un più ampio impatto della crisi sulle imprese" e che "una crisi globale richiede una risposta globale".

"Dieci milioni di famiglie stanno combattendo ogni giorno per pagare le bollette e riuscire a mantenere le loro abitazioni", ha aggiunto Obama. "Le loro storie sono un promemoria urgente del fatto che stiamo affrontando la più grande sfida economica della nostra vita. Dobbiamo agire rapidamente per vincerla".

Il neo presidente, che ha iniziato la conferenza stampa con una ventina di minuti di ritardo, ha sottolineato che "non sarà facile per noi uscire dal buco in cui siamo caduti. Ma l'America è un paese forte e pieno di risorse. So che avremo successo se metteremo da parte partigianerie e rivalità politiche a lavoreremo insieme come una nazione".

Una delle priorità economiche sarà quella di sostenere l'industria dell'auto, definita dal futuro presidente "l'ossatura del settore manifatturiero statunitense", che dovrà produrre "vetture efficienti dal punto di vista del consumo di carburante, ma che siano costruite qui in America".

Politica estera

Obama si è anche soffermato sul tema dello sviluppo nucleare iraniano: "È inaccettabile" che l'Iran sviluppi armi nucleari, aggiungendo che "bisogna condurre uno sforzo internazionale per impedire che ciò avvenga". Obama ha sottolineato anche che il sostegno iraniano alle organizzazioni terroristiche "deve cessare". Obama ha poi confermato di aver ricevuto una lettera da parte del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad dopo la sua vittoria elettorale. "La leggerò e risponderò in modo appropriato" ha detto.

Una risposta rapidissima Obama da dato a una domanda dei giornalisti circa la formazione del suo staff di governo: le nomine, ha spiegato, verranno fatte in "fretta"; ma sarà una fretta "ponderata", e dunque le renderà note "nelle prossime settimane".

Il futuro presidente non si è nemmeno risparmiato una battuta: alla domanda di un giornalista circa quale cane scegliere per le figlie, in seguito a una promessa fatta tempo addietro, ha risposto sorridendo che "questa è la notizia più importante e che ha fatto il giro del mondo". Obama, continuando in tono divertito, ha elencato i due problemi da risolvere: "Malia è allergica", e comunque "vorremmo adottare un cucciolo da un canile". Ma, ovviamente "gran parte dei cani dei canili sono bastardini, come me", ha continuato: "cerchiamo quindi un compromesso".

 

 

 

 

2008-11-06

Berlusconi: "Sì alla Tav anche con la forza"

di Alessandro Arona e Marco Morino

Giovedí 06 Novembre 2008

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Il premier Silvio Berlusconi minaccia di ricorrere alla forza pur di sbloccare le opere connesse al Corridoio 5, l'asse ferroviario europeo che dovrebbe attraversare l'intera Pianura padana da Torino a Trieste e proseguire fino a Kiev.

"Lo Stato - ha detto ieri il presidente del Consiglio all'inaugurazione di Eicma, il Salone del ciclo e motociclo di Milano - garantirà la possibilità di realizzare i trafori alpini del Corridoio 5 anche con l'uso della forza, così come ha fatto in Campania per l'emergenza rifiuti". Il Governo – ricorda Berlusconi – ha stanziato 16 miliardi per le grandi opere, "dopo che la sinistra aveva bloccato i nostri piani e i cantieri come il Frejus, per colpa di Rifondazione Comunista". Secondo Berlusconi una minoranza non può pretendere di fermare un cantiere, "perché questo non è espressione di democrazia, va contro ai cittadini, ai viaggiatori e allo Stato".

Immediata la risposta dell'ex ministro delle Infrastrutture e leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro: "Invece che con l'uso della forza è necessario intervenire con l'uso della concertazione e individuare le risorse economiche, ma sappiamo bene che il dialogo non è tra i metodi dell'attuale Governo. E poi – prosegue Di Pietro – come pensa il presidente del Consiglio di garantire i lavori del Corridoio 5 senza avere investito alcun soldo in questo settore?".

Le parole di Berlusconi sull'uso della forza vanno interpretate come "una battuta per dimostrare quanto la Tav sia per noi un'opera prioritaria", chiarisce l'attuale ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. "La forza pubblica non so, ma credo sia molto importante che gli investimenti nelle grandi opere ripartano". Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, commenta così le affermazioni di Berlusconi. "Ci sono molte opere già autorizzate – prosegue – e fondi pubblici e privati pronti a partire, che tuttavia sono bloccati per veti e pastoie burocratiche".

I 16 miliardi di euro di cui parla Berlusconi sarebbero – secondo il ministero delle Infrastrutture – la somma di una serie di investimenti privati sulle autostrade, circa 9 miliardi di euro, più i 7 miliardi di euro della riprogrammazione dei fondi Fas (aree sottoutilizzate). Nel primo gruppo la Brescia-Milano (Brebemi), che vale 1,55 miliardi, e la Pedemontana lombarda, 4,1 miliardi, due project financing le cui convenzioni sono state approvate già nel 2007, firmate dall'allora ministro Di Pietro. Poi gli investimenti nelle convenzioni autostradali di Autocisa (la tratta Parma-Verona, 1,8 miliardi) e Brescia-Padova Spa (Valdastico sud e Valtrompia, in totale 1,65 miliardi), due convenzioni anch'esse firmate con Anas nel 2007, ma rese esecutive per legge dal Governo Berlusconi nel giugno scorso.

Il secondo "pacchetto" sono invece i fondi Fas 2007-2103, che il Governo Berlusconi ha deciso di riprogrammare nella parte nazionale, aumentando la quota per le grandi opere dai 4,8 miliardi del Governo Prodi a circa 7 miliardi. La delibera che spartisce questi 7 miliardi dovrebbe passare al Cipe entro novembre, con l'obbligo di destinare l'85% delle risorse al Sud. Si arriva in tutto a circa 16 miliardi di euro, confermando dunque che l'unico pacchetto di nuove risorse è quello del Fas. Sembra infatti sfumata l'ipotesi, per la quale spingevano sia il ministero delle Infrastrutture che il Cipe, di strappare a Tremonti nuove risorse per il fondo delle grandi opere, al momento vuoto.

 

 

 

2008-11-05

secondo indiscrezioni del financial times sarebbero pronti 30 miliardi

Berlusconi: "In arrivo decreto per sostenere banche e famiglie"

"Daremo un impulso a sostegno delle banche e delle famiglie per resistere a questa crisi"

MILANO - Il governo "sta lavorando per avere al più presto, nei prossimi giorni", il decreto sulle banche.

Il premier Silvio Berlusconi (Ansa)

Il premier Silvio Berlusconi (Ansa)

È quanto ha detto il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, a margine dell'inaugurazione del salone del ciclo e motociclo di Milano. "Daremo - ha proseguito - un impulso a sostegno delle banche e delle famiglie per resistere a questa crisi che non deve ricadere sull'economia reale". Il presidente del Consiglio ha detto poi che "quando una banca avrà fatto ricorso a liquidità esterna potrà essere chiamata a aumentare il proprio monte prestiti dell’1-2-3-4 %. Le banche saranno chiamate a mantenere - ha continuato Berlusconi - lo stesso monte prestiti a imprese e a famiglie che avevano prima la crisi".

INDISCREZIONI - Secondo il quotidiano britannico Financial Times sarebbero pronti 30 miliardi di euro per dare sostegno alle banche italiane. Ci sarebbero "vari strumenti" per metterle in grado di rafforzare i livelli di patrimonializzazione, ma le fonti bancarie citate dal quotidiano precisano che non dovrebbe trattarsi di iniezioni dirette nel capitale degli istituti di credito. Tutto questo mentre l’Italia rischia una "grave recessione", avverte il Financial Times. Se la Commissione europea, che ha appena aggiornato le sue previsioni, per il 2009 si attende un più 0,1 per cento del Pil della penisola, il quotidiano della Gran Bretagna cita stime ben più allarmanti: quelle degli analisti di Capital Economics, secondo cui il prossimo anno l’economia italiana subirà una contrazione dell’1,5 per cento.

LA REPLICA - A chi gli chiedeva, però dell'importo messo a disposizione per il prossimo decreto sulle banche, Berlusconi ha replicato che "per ora l'unica cifra che abbiamo sono sedici miliardi messi a disposizione per le infrastrutture".

INCENTIVI PER MEZZI MENO INQUINANTI - "Metteremo a disposizione tredici milioni di euro per i mezzi meno inquinanti" ha aggiunto Berlusconi. Sull'argomento il presidente dell'Ancma, Guidalberto Guidi, aveva precisato che "gli industriali non chiedono incentivi alle rottamazioni, ma interventi per sostituire i mezzi più inquinanti con veicoli meno inquinanti o ad impatto zero".

ALTA VELOCITA' - Poi il premier è intervenuto sul tema dell'alta velocità ferrviaria tra Torino e Lione, osteggiata dai cosidetti "No tav": "Riprenderemo con determinazione il piano sulle infrastrutture che avevamo iniziato con l'altro governo e che poi la sinistra ha bloccato. Hanno bloccato anche i lavori per trafori come quello del Frejus. Le decisioni prese democraticamente devono essere attuate e lo Stato garantirá che i lavori per il Corridoio 5 vadano avanti usando anche, se necessario, la forza".

05 novembre 2008(ultima modifica: 06 novembre 2008)

 

 

 

 

Scajola: Pmi, pronti 480 milioni

per il fondo salva-credito

di Carmine Fotina

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5 novembre 2008

È dal Vietnam che Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico, scopre le carte sul pacchetto di aiuti per le imprese che subiranno i contraccolpi della crisi finanziaria. Le linee di intervento sono quelle già individuate, ma ad Hanoi, dove guida per il Governo la missione degli industriali, Scajola ne chiarisce la portata e la velocità di esecuzione. Si partirà con il Fondo di garanzia per le Pmi, che sarà esteso alle imprese artigiane attraverso un emendamento a uno dei decreti salva-banche. "Il Fondo avrà una dotazione complessiva di 650 milioni, dei quali 480 aggiuntivi, in seguito a un'operazione di rifinanziamento per la quale sarà sufficiente - dice Scajola - un decreto interministeriale che potrà essere firmato entro questa settimana o la prossima".

Il Fondo del ministero è destinato alla parziale assicurazione dei crediti concessi dalle banche a favore di Pmi con l'esclusione, secondo la norma attuale, delle imprese iscritte all'albo artigiano per il quale era stato creato un differente strumento. Con l'emendamento allo studio, anche queste ultime verranno ammesse al Fondo di garanzia, che era stato già potenziato nel 1997 dalla legge Bersani. Uno dei compiti essenziali di questo strumento è prestare controgaranzie statali ai consorzi collettivi fidi (Confidi) che a loro volta intermediano per facilitare l'accesso al credito dei loro associati.

Per le Pmi dunque si utilizzerà, ampliandone l'efficacia, un'arma già a disposizione. E la stessa filosofia - utilizzare al meglio la "cassetta degli attrezzi" che è già in casa - verrà seguita per gli incentivi. Sfumata la rottamazione vecchio stampo di auto ed elettrodomestici, "si punterà al risparmio energetico sbloccando 750 milioni", dice Scajola. Fondi che andranno a rifinanziare le domande di detrazione sugli interventi di riqualificazione energetica: finestre e infissi, pannelli solari per la produzione di acqua calda, caldaie, eccetera, con la possibile estensione dello stesso principio anche a interventi di tipo industriale.

Nessun intervento straordinario neanche sul fronte innovazione. In questo caso si amplierà il programma di incentivi "Industria 2015", ricorrendo a una riserva di risorse (il Fondo per la competitività) che era già stata prevista dall'ex ministro Bersani quando varò il progetto. Nel complesso Industria 2015 avrà una dotazione di poco meno di 1,5 miliardi di euro. Spiega Scajola: "Ai due bandi di gara già finanziati (Mobilità sostenibile ed Efficienza energetica per un totale di 380 milioni) si aggiungeranno infatti tre nuovi settori industriali con una disponibilità aggiuntiva di 1 miliardo. C'è inoltre l'impegno ad accelerare i tempi, speriamo di erogare le risorse per i vincitori dei primi due bandi di gara già entro la fine di quest'anno".

 

 

 

 

UniCredit e Confidi, al via

fondo di 5 miliardi per le Pmi

di Alessandra Tibollo

5 novembre 2008

Unicredit mette cinque miliardi di euro sul piatto per favorire l'accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese. È questa la cifra prevista per il progetto "Impresa Italia", presentato a Roma dall'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, che ha firmato un'intesa le associazioni di categoria, governo e Confidi. "Un'iniziativa – spiega Profumo – che si rivolge alla nostra clientela core, per indirizzare un supporto all'economia reale in questa fase di rallentamento".

Dei cinque miliardi, che verranno finanziati attraverso Confidi, tre miliardi sono destinati alle microimprese. Per chiarire, Profumo fa l'esempio del settore alberghiero, che sta subendo una forte crisi. I restanti due miliardi sono invece da distribuire alle imprese medio-piccole, quelle che, chiarisce Profumo, hanno un fatturato che supera i 5 milioni di euro. "La nostra metodologia di lavoro – promette l'amministratore delegato di Unicredit – prevede che i quattrini arrivino solo alle imprese che meritano di riceverli". Concretamente, le aziende potranno contare sia su crediti a breve termine per il rafforzamento della gestione del circolante aziendale, sia su finanziamenti a medio-lungo termine per effettuare i propri investimenti.

Il progetto "Impresa Italia", garantisce Profumo, "è totalmente sostenuto dalla capacità economico-finanziaria di Unicredit, grazie anche al capitale aggiuntivo dato dai nostri azionisti". E fa anche parte, spiega l'ad, del piano di Unicredit di radicarsi sul territorio per operare in modo più incisivo. Per questo, verranno firmati una serie di accordi per dare attuazione operativa agli stanziamenti previsti dal fondo. Tali accordi verranno modulati e quantificati secondo le caratteristiche e le esigenze delle diverse aree geografiche.

Ugo Martinat, sottosegretario allo Sviluppo economico, definisce l'iniziativa di Unicredit "un segnale politicamente molto importante in un momento in cui c'è una crisi del settore virtuale della finanza e non del mondo industriale imprenditoriale". Martinat annuncia anche, nel giro dei prossimi 15 giorni, uno stanziamento da 600 milioni di euro di coassicurazione con la partecipazione dei Confidi per permettere un volano da 6-7 miliardi". Un'iniziativa che, promette Martinat, si indirizzerà anche al settore dell'artigianato. Il sottosegretario rilancia anche il tema della ricapitalizzazione, "un problema che – dice Martinat – deve essere affrontato dalle imprese, perché anche l'industria deve fare la sua parte, perché non può solo chiedere, ma deve anche dare".

 

 

Boccia (Pd): "Tremonti usa i fondi Fas come un bancomat"

di Nicoletta Cottone

6 novembre

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L'abbandono dei lavori sulla Finanziaria in commissione Bilancio, sottolinea il deputato del Pd in commissione Bilancio, Francesco Boccia, era inevitabile. "Abbiamo assistito - spiega Boccia - alla cancellazione delle regole del confronto tra maggioranza e opposizione e per la prima volta all'umiliazione dei parlamentari della maggioranza, ormai commissariati dal ministro Tremonti e costretti al silenzio quando non condividono le sue politiche economiche". ieri la commissione Bilancio ha concluso l'esame della Finanziaria, da oggi in aula, senza apportare modifiche, nel testo uscito dal Consiglio dei ministri.

Nel mirino di Boccia i fondi Fas (Fondi per le aree sottoutilizzate). "L'utilizzo spregiudicato dei fondi Fas da parte del Governo ci preoccupa. Tremonti ormai considera il Fas una sorta di Bancomat che sottrae risorse al Mezzogiorno. All'insediamento del governo Berlusconi il Fas ammontava a 64 miliardi di Euro. Tra prelievi diretti, decreti d'urgenza, oboli vari e prenotazioni che stanno avvenendo in una sorta di folle competizione tra Ministri, il Fas è sceso a 52 miliardi. In ogni caso presenteremo immediatamente un'interrogazione urgente per chiedere al Governo qual è il saldo dei prelievi e a chi sono state sottratte le risorse". Tutto ciò, dice Boccia, è avvenuto nel silenzio assordante dei parlamentari di maggioranza, "costretti a ritirare i loro emendamenti e a rinnegare anche i loro suggerimenti, come è successo allo stesso relatore di maggioranza, on. Giudice, che tentando di difendere il Fas e il Mezzogiorno dall'assalto è stato travolto da Vegas e Tremonti fino a ritirare il timido emendamento che aveva presentato".

 

Tav, Berlusconi: "Useremo anche la forza per garantire il Corridoio 5"

5 novembre 2008

Per garantire la ripresa dei lavori per il "Corridoio 5" che dovrebbe collegare Lisbona con Kiev Berlusconi non esclude l'uso della forza "esattamente come a Napoli". Gli interventi sulla rete ferroviaria ad alta velocità sono stati più volte oggetto di polemiche: proprio agli oppositori si è rivolto Berlusconi affermando che "una minoranza organizzata che pretende di fermare un cantiere, un'autostrada non è un'espressione di democrazia ma una violenza contro i cittadini" a cui viene impedito di lavorare e muoversi.

Il "corridoio 5" partendo da Venezia, raggiunge Trieste, prosegue per Lubiana, capitale della Slovenia, avanza fino a Budapest, per poi valicare il confine dell'Ucrainafino all'ultima fermata rappresentata da Kiev. Il suo sviluppo è di 1.600 km, senza contare le diramazioni secondarie del tragitto. "Riprenderemo con determinazione il piano sulle infrastrutture che avevamo iniziato con l'altro governo e che poi la sinistra ha bloccato – ha detto il premier – Hanno bloccato anche i lavori per trafori come quello del Frejus. Le decisioni prese democraticamente devono essere attuate e lo Stato garantirà che i lavori per il "corridoio 5" vadano avanti".

 

 

 

 

Borsa, Wall Street negativa. L'Europa amplia le perdite

5 novembre 2008

Segui l'andamento delle Borse in tempo reale

Borsa, Tokyo torna alla realtà: indici in forte ribasso (-6,5%)

VIDEO / Il giovedì nero delle Borse asiatiche (di Luca Vinciguerra)

Apre in ribasso la borsa americana, con il Nasdaq composite che perde l' 1,31%, il Dow Jones lo 0,39% e lo S&P 500 lo 0,47%. Pesa sui listini amercani l'andamento di Cisco, numero 1 al mondo nelle infrastrutture di rete, che ha preannunciato il primo calo del fatturato da cinque anni a questa parte. Fra gli editoriali inoltre News Corporation ha lanciato un allarme-utili.

Anche le Borse europee restano in deciso calo. La giornata, in Europa, è iniziata male per le piazze finanziarie ed è continuata peggio dopo il taglio dei tassi di mezzo punto percentuale deciso dalla Banca Centrale Europea e quello di un punto e mezzo dalla Banca d'Inghilterra. I mercati non hanno reagito positivamente alle decisioni degli istituti, che erano attese, anche perchè nelle ultime ore erano circolate speculazioni su una riduzione da 0,75 punti. Intanto arrivano notizie negative dal Fondo Monetario Internazionale, che ha tagliato le stime sulla crescita mondiale per il 2009, con la previsione di recessione per i Paesi sviluppati.

Tra i settori soffrono soprattutto materie prime (Eurostoxx -7,62%) ed energetici (-2,78%), con il calo del prezzo del petrolio. Il Cac40 perde il 3,2%, il Dax il 3,76% e il Ftse100 il 2,63%.

Piazza Affari rimane sostanzialmente invariata in territorio negativo: il Mibtel registra una flessione del 2,57% a 17.086 punti, mentre lo S&P/Mib cede il 2,55% a 22.178 punti. Nel comparto bancario Intesa Sanpaolo prova a risalire e riduce le perdite facendo segnare un -0,32% a 3,09 euro. Unicredit viaggia a -2% a 2,17 euro, così come Bpm (-2,01% a 4,8 euro), mentre Mps cede il 2,69% a 1,5 euro. In recupero Telecom (attesi oggi i conti di Ti Media e domani la trimestrale del gruppo telefonico) che, sempre sopra quota 1 euro (1,01), segna un -1,26%. In un listino fortemente negativo si salva Fastweb con un +1,16% a 16,8 euro). Restano pesanti Mediaset (-5,90% a 4,3 euro), Eni (-4,35% a 17,79 euro) ed Enel (-4,06% a 5,4 euro).

 

 

Fmi taglia le stime sul Pil globale.

Per l'Italia confermata la recessione nel 2008

06 novembre 2008

L'economia mondiale continua a sprofondare sotto i colpi della crisi finanziaria. Le previsioni del Fondo monetario internazionale non fanno sconti: il Pil globale crescerà quest'anno del 3,7% per poi rallentare al 2,2% il prossimo. È un taglio drastico quello contenuto nell'aggiornamento del World Economic Outlook: rispettivamente dello 0,2% e dello 0,8% rispetto alle previsioni diffuse a ottobre. I paesi avanzati dovranno accontentarsi di un progresso dell'1,4% (-0,1 rispetto la stima precedente) nel 2008 per poi precipitare in negativo dello 0,3% (-0,8%) nel 2009, per la prima volta nel dopoguerra.

E le cose si mettono peggio anche per l'Italia, unico Paese che, in base allo studio, sperimenterà una recessione già quest'anno con un calo del Pil dello 0,2% (-0,1) per poi avventurarsi in un 2009 di passione in negativo dello 0,6% (-0,8). Magra consolazione: l'anno prossimo l'economia italiana potrebbe fare meglio di quella tedesca, attesa in contrazione dello 0,8% (-0,8) e di quelle statunitense e spagnola, che dovrebbero entrambe registrare un -0,7% (con un taglio rispettivamente 8 e 5 decimi rispetto a un mese fa). La media dell'Eurozona dovrebbe attestarsi a +1,4% (-0,1) quest'anno e a -0,3% (-0,7) il prossimo.

L'analisi del Fondo è impietosa: la ripresa non comincerà prima della fine del 2009, l'inversione di tendenza del ciclo è paragonabile "in magnitudo" a quelle segnate nel 1975 e nel 1982. La crisi finanziaria, avverte lo studio, "rimane virulenta", i mercati "sono entrati in un circolo vizioso". E le misure adottate dai Governi "hanno bisogno di tempo per esplicare tutti i loro benefici". Il crollo della fiducia di consumatori e imprese sta colpendo pesantemente la domanda e gli investimenti.

Per questo l'istituzione di Washington chiede di fare di più.

"C'è chiaramente spazio", afferma il rapporto, "per ulteriori stimoli di politica macroeconomica aggiuntivi a quelli finora annunciati, per sostenere la crescita e creare un contesto in grado di rimettere in sesto il settore finanziario". Le banche centrali devono "valutare lo spazio per allentare la politica monetaria, in particolare ora che le preoccupazioni per l'inflazione si sono moderate": per il Fondo un punto in meno negli Stati Uniti e in Europa (mezzo punto dopo la decisione di oggi della Bce) e tre quarti di punto in Giappone. Anche se con gli interessi vicini allo zero, ammettono i tecnici di Washington, il margine di manovra "è limitato".

 

 

 

 

Germania, 23 miliardi per ripartire

dal nostro corrispondente Beda Romano

5 novembre 2008

Anche la Germania, come altri Paesi europei, ha il suo piano di misure a sostegno dell'economia,in netto rallentamento a causa della crisi finanziaria. Secondo il Governo dovrebbe generare nuovi investimenti per circa 50 miliardi di euro nei prossimi due anni e permettere al Paese di evitare il peggio nel 2009, anno di delicate elezioni federali.

Il cancelliere Angela Merkel aveva detto chiaramente che non voleva tagli alle imposte o finanziamenti pubblici a pioggia. Aveva promesso "misure mirate" e di questo si tratta. Il piano presentato ieri giunge dopo che in ottobre il Governo ha presentato un salvagente per il sistema bancario di 500 miliardi di euro.

Le misure principali sono crediti a tassi d'interesse agevolati per le aziende (15 miliardi di euro), la sospensione per due anni della tassa di circolazione per i nuovi veicoli ecologici, incentivi fiscali nella ristrutturazione delle abitazioni (tre miliardi), regole più favorevoli sull'ammortamento degli investimenti societari, nuovi investimenti in infrastrutture (quattro miliardi) e nuovi prestiti in progetti scientifici da parte della Banca europea degli investimenti. L'obiettivo, ha detto la signora Merkel, è di "costruire un ponte da qui al 2010 quando le cose dovrebbero andare meglio". Il pacchetto peserà sulle casse dello Stato per un totale di 23 miliardi di euro nei prossimi quattro anni, di cui 10,1 miliardi a livello federale. Le misure però dovrebbero generare investimenti totali per circa 50 miliardi.

Il Governo ha ammesso ieri che il pareggio di bilancio federale sarà possibile solo nel 2013, non più nel 2011 (il settore pubblico, ai fini del Trattato di Maastricht, era già in pareggio nel 2007). "Ciò non significa - ha precisato l'Esecutivo che abbandoniamo il nostro obiettivo: vogliamo comunque raggiungerlo il più velocemente possibile". Il piano, un compromesso tra socialdemocratici e democristiani nella grande coalizione, punta a "rafforzare il tessuto economico e mettere la parola fine alla stretta creditizia per le imprese", ha detto il ministro dell'Economia Michael Glos, le cui stime prevedono una crescita di appena lo 0,2% nel 2009.

Le misure sono state accolte con cautela dai commentatori. Il quotidiano Handelsblatt si chiedeva ieri se si tratta di "un piano utile alla congiuntura o di un semplice fuoco di paglia" in un momento delicatissimo per la congiuntura europea. Nei giorni scorsi, i giornali Frankfurter AllgemeineZeitung e Die Welt mettevano l'accento sulle misure eteogenee, poco incisive.

Spiega dal canto suo Jürgen Michels, economista di Citigroup: "Il pacchetto probabilmente limiterà l'impatto dell'attesa recessione in Germania, ma non permetterà al Paese né di evitarla, né di accorciare la sua durata". Secondo l'analista, il deficit del settore pubblico tedesco dovrebbe salire dallo 0,5% del Pil nel 2008 al 2% del Pil nel 2009..

 

 

 

 

Sconti sulle bollette elettriche per le famiglie disagiate

di Valentina Melis

Sono pronte le modalità applicative del "bonus" sulle bollette elettriche per le famiglie disagiate previste alla fine del 2007 dal Governo Prodi (decreto interministeriale del 28 dicembre 2007). La delibera dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas che contiene le indicazioni operative è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale 258 del 4 novembre. Lo sconto sulle bollette per le famiglie disagiate dovrebbe garantire un risparmio di circa il 20% all'anno ai clienti domestici con un contatore di potenza limitata a tre kilowatt. Si stima che il beneficio coinvolga cique milioni di famiglie.

Il valore del ‘bonus' sarà differenziato a seconda della numerosità del nucleo familiare. Gli importi dello sconto previsti per il 2008 sono: 60 euro all'anno per un nucleo familiare di 1-2 persone, 78 euro all'anno per 3-4 persone, 135 euro all'/anno per un numero di persone superiore a quattro.

Possono accedere al bonus sociale i nuclei familiari che abbiano un Isee inferiore o uguale a 7.500 euro. L'Isee è l'indicatore di situazione economica equivalente (Dlgs 109/98), che permette di misurare la condizione economica delle famiglie, tenendo conto del reddito, del patrimonio mobiliare-immobiliare e delle caratteristiche di numerosità. Al bonus ha diritto anche chi è costretto a usare apparecchiature elettromedicali essenziali per restare in vita. La compensazione riconosciuta in questo caso sarà, per il 2008, di 150 euro. Il sistema sarà pienamente operativo da gennaio 2009 e, per le richieste effettuate entro il 28 febbraio 2009, il godimento del "bonus" potrà essere retroattivo per tutto il 2008.

 

 

 

 

 

 

 

 

2008-11-03

Usa, indice manifatturiero Ism crolla ai minimi da 26 anni

3 novemvbre 2008

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Nel mese di ottobre, l'indice Ism manifatturiero degli Stati Uniti (messo a punto dall'Institute for Supply Management) è calato a 38,9 punti - ai minimida 26 anni - dai 43,5 punti di settembre. Il dato è peggiore delle stime, dal momento che gli analisti avevano previsto un valore a 41,5 punti.

Robert Macintosh, chief economist per la Eaton Vance di Boston ha spiegato a Reuters che questo non significa altro che "siamo in una robusta recessione del settore manifatturiero, punto" La questione vera, secondo Macintosh, è un'altra: "Quanto durerà? Dove sono adesso gli economisti che dovrebbero certificarne l'inizio? Perché non si sono ancora pronunciati?" .

Le spese per le costruzioni, intanto, sono calate in settembre dello 0,3% mensile (+0,3% in agosto, dato rivisto da una situazione invariata). Lo ha reso noto il dipartimento del Commercio. Gli analisti stimavano in media un calo dello 0,8% congiunturale. Su base tendenziale le spese per le costruzioni residenziali risultano calate in settembre del 27,1%; le spese pubbliche o governative nel settore sono calate in settembre dell'1,3 per cento.

Negli Stati Uniti la settimana è densa di dati importanti. Oltre all'Ism, che suggella i crolli registrati con altre indagini, sia per il settore manifatturiero, sia per quello non manifatturiero, ci sono le vendite di auto, altro capitolo doloroso vedranno. Quanto al mercato del lavoronon potrà sfuggire alle regole di una recessione pesante: ampio calo di occupati e ulteriore rialzo del tasso di disoccupazione.

 

 

S&P: le Borse in ottobre hanno bruciato 5,8 mld $

3 novembre 2008

Le Borse mondiali hanno bruciato circa 5.790 miliardi di dollari nel solo mese di ottobre sulle borse mondiali. A fare i conti è l'agenzia di rating Standard and Poor's. In settembre gli investitori avevano perso 4 mila miliardi: complessivamente negli ultimi 12 mesi sono andati in fumo addirittura 16.220 miliardi di dollari. Wall Street, fra le 52 borse esaminate, è una di quelle che hanno meglio resistito alla crisi, cedendo il 18,04% in ottobre. Secondo S&P, i mercati azionari dei paesi emergenti hanno ceduto in ottobre in media il 27,54%, nei Paesi sviluppati il calo medio è stato del 19%: la borsa di Lussemburgo è stata quella con la peggiore performance (-43,17%), seguita dall'Islanda (-42,84%).

 

 

Auto: vendite in caduta libera

In ottobre -19%, Fiat -13%

03 novembre 2008

I dati del ministero

Usa: crollano le vendite di Gm, Toyota e Ford

Speciale 2e4 ruote

Continua il periodo nero del mercato dell'auto in Italia: ad ottobre è sceso del 18,89%, a 167.940 unità, contro le 207.049 di un anno fa. Lo rende noto il ministero dei Trasporti. Un ottobre così magro non si registrava da 12 anni (144.248 targhe nel 1996). Si tratta inoltre del secondo mese peggiore del 2008 dopo agosto. A settembre il calo era stato del 5,5%. Nei primi dieci mesi dell'anno sono state immatricolate in Italia 1.879.165 unità, segnando una flessione dell'11,97% rispetto alle 2.134.755 dello stesso periodo del 2007. Nello stesso periodo, si sono registrati 476.371 trasferimenti di proprietá di auto usate, con una variazione di -4,05% rispetto a ottobre 2007, durante il quale furono registrati 496.488 trasferimenti di proprietà. Il volume globale delle vendite (644.311 autovetture) ha dunque interessato per il 26,07 % auto nuove e per il 73,93 % auto usate.

Per quanto riguarda il gruppo Fiat, a ottobre le immatricolazioni in Italia di Fiat Group Automobiles sono scese del 13,12%, a 55.129 unità, contro le 63.457 di ottobre 2007. A settembre le immatricolazioni del gruppo torinese erano calate del 5,99%, a 54.302 unità. La quota di mercato è salita al 32,8%, in crescita rispetto al 30,6% di ottobre 2007.

Nei primi dieci mesi dell'anno Fiat Group ha immatricolato in Italia 600.972 nuove autovetture, in calo del 10,16% rispetto alle 668.941 dello stesso periodo di un anno fa.

Giù anche Alfa Romeo (-5,80%), che ha totalizzato 4.840 unità contro le 5.138 del pari periodo del 2007 mentre Lancia cede lo 0,69%, (a 7.574 unità dalle 7.627 del 2007).

 

In Francia il mercato dell'auto ha registrato a ottobre un calo del 7,3%, a 175.014 unità. Lo ha reso noto l'associazione dei costruttori francesi, precisando che nei primi 10 mesi dell'anno ha invece registrato una progressione del 2,3%, a 1.750.779 unità.

Il gruppo Fiat è quello che ha ottenuto il mese scorso i migliori risultati con un aumento delle vendite del 33,9%, a 8.168 unità, e il marchio Fiat che si è involato del 42%, a 6.652 unità.

A ottobre le marche francesi hanno registrato un calo dell'8,1% e quelle estere del 6,5%.

Dei gruppi francesi, che complessivamente controllano il 53,1% del marcato, è Renault ad aver maggiormente sofferto con vendite in calo del 9,8% a 41.659 unità a livello di gruppo e del 12,6% a livello di marca (37.956). Psa Peugeot Citroen ha registrato un calo del 4,7%, a 54.967 unità, con Citroen stabile a 26.193 unità e Peugeot in calo dell'8,6%, a 28.774.

Dopo Fiat Group, sul fronte delle marche estere solo il gruppo Volkswagen ha registrato un aumento delle vendite (+3,8%, a 22.098 unità), mentre tutte le altre accusano una flessione.

La più colpita è la Hyundai con -45,8%, a 1.255 unità, seguita dalla GM con -29,4%, a 5.978, dalla Ford con -18,1%, a 10.364, dal gruppo Mercedes con -17,4%, a 5.895, dalla Nissan con -9,1%, a 3.113, dalla Toyota con -3,8%, a 8.680 e infine dalla Bmw con -1,5%, a 6.194.

In Spagna si registra un nuovo crollo della vendita di automobili: dopo i record di agosto (-41%) e settembre (-32%), a ottobre il calo è stato del 40% rispetto allo stesso mese del 2007. Si tratta del peggior dato della storia per il decimo mese dell'anno nel paese iberico, e il terzo peggiore di sempre. Secondo i dati resi noti dalle associazioni spagnole del settore, a ottobre sono state immatricolate 77.660 unità contro 129.384 dell'anno scorso. Sui primi 10 mesi dell'anno, le vendite sono calate del 23,8%, con una perdita di 320.000 unità rispetto al periodo gennaio-ottobre 2007.

I dati sulle vendite completano il quadro di un settore in piena crisi: in Spagna diversi costruttori, fra cui Nissan, General Motors e Seat hanno annunciato licenziamenti e piani sociali per ridimensionare la produzione.

 

 

 

2008-10-30

Berlusconi: 5mila euro per ogni nato e sblocco del fondo sui prestiti alle imprese

30 ottobre 2008

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Un prestito di 5 mila euro a tutti i nuovi nati delle famiglie numerose e lo sblocco in tempi rapidi del Fondo di garanzia sui prestiti alle imprese. Inizia a definirsi il pacchetto di aiuti per famiglie e aziende che il governo intende adottare a fronte delle ripercussioni della crisi finanziaria sull'economia reale. Di certo al momento non c'è niente, ma l'esecutivo nel corso del tavolo a palazzo Chigi con banche e imprese ha ascoltato le richieste delle diverse associazioni assicurando un intervento rapido anche sui fondi per le infrastrutture.

Un invito all'ottimismo è arrivato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che aprendo la riunione ha garantito che il governo è "attento alle esigenze delle imprese". Dalla garanzia sul credito alle Pmi allo sblocco dei fondi per le grandi opere, dal potenziamento del Fondo Confidi a un innalzamento al 40% del tetto di indeducibilità degli interessi passivi, dalla detassazione degli utili reinvestiti all'aumento del tetto di compensazione automatica del credito d'imposta fino a 1 milione di euro. Sono molte le richieste avanzate dalla Confidustria al governo a sostegno delle imprese. Ma è necessario anche, secondo i commercianti, aiutare le famiglie per far ripartire i consumi attraverso la detassazione delle tredicesime e degli straordinari, oltre che una modifica degli studi di settore.

Il governo ha preso nota delle esigenze e ha assicurato che il Fondo di garanzia sui prestiti alle imprese in difficoltà(attualmente di 600 milioni) sarà operativo in una settimana ed esteso agli artigiani. Tempi rapidi anche per le risorse alle infrastrutture. Da subito, ha garantito Scajola, sono a disposizione 16,3 miliardi che derivano dai fondi europei per lo sviluppo (15 miliardi di finanziamenti della Cdp sarebbero invece ancora bloccati). A garantire sul credito per le aziende anche l'Associazione bancaria italiana. Il presidente Faissola ha dichiarato, infatti, la piena disponibilità degli istituti di credito a continuare a dare sostegno alle imprese. Per le famiglie, invece, la novità è stata annunciata dallo stesso premier: un prestito di 5 mila euro per tutti i nuovi nati delle famiglie numerose con reddito basso, da restituire in 4-5 anni a un tasso modesto intorno al 4 per cento. Ancora in 'stand by', invece, la detassazione delle tredicesime. Il governo avrebbe nuovamente fatto capire che si tratta di un'operazione costosa per la quale al momento le risorse non ci sono. Per i prestiti alle famiglie, invece, la copertura finanziaria sarebbe assicurata per 35 milioni da un Fondo nella disponibilità del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi.

 

 

l sistema bancario europeo deve ancora smaltire molta spazzatura

Cosa significano i rialzi di Borsa di questi giorni? Gli esperti osservano che dopo i crolli rovinosi delle scorse settimane e con i piani pubblici di intervento predisposti negli Usa e in Europa un rimbalzo tecnico rientra nella norma. Alcuni si spingono a dire che l'attuale movimento al rialzo potrebbe essere qualcosa di più d'un rimbalzo, perché le Borse hanno già scontato gli effetti della recessione. Anche questa è un'osservazione di buon senso, perché i principali indici azionari come lo Stoxx e lo Standard & Poor's hanno perso circa il 50% in poche settimane. L'impressione è che una fase acuta sia stata superata.

Ma possiamo per questo considerarci fuori pericolo?

No, a giudicare dall'allarme lanciato da Governo, industriali ed esperti.

Technorati Profile

Il Governo studia importanti modifiche al decreto salva-banche nel senso che l'intervento dello Stato, per ora limitato solo alle banche che ne facciano richiesta, in acclarato stato di inadeguatezza patrimoniale, dovrebbe essere esteso a tutti gli istituti di credito. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, vorrebbe addirittura trasformare la Cassa depositi e prestiti in un fondo sovrano che intervenga nel capitale delle imprese. Carlo De Benedetti, azionista di controllo del gruppo Cir, cui fanno capo tra l'altro il settimanale "L'Espresso" e il quotidiano "la Repubblica", in un intervento sul "Sole-24 Ore" (del 29.10.208) scrive che il problema più grave, in questo momento, è la mancanza di circolazione della liqudità, che va rimessa in moto e fatta affluire dalle banche alle imprese per impedire che la crisi finanziaria generi deflazione e che la conseguente generalizzata diminuzione dei prezzi finisca per trasformare l'attuale ondata recessiva in depressione economica. L'economista Marco Onado, uno dei massimi esperti in fatto di banche, sostiene (sul "Sole-24 Ore" del 28.10.2008) che più che temere Opa ostili, come paventano Berlusconi e il presidente della Consob, Lamberto Cardìa, il Governo dovrebbe inventarsi un concorso a premi per chi acquisti titoli in Borsa. L'ondata di panico scatenata dal tracollo dei mercati ha infatti messo in fuga non solo depositanti e creditori, ma anche possessori di azioni.

Se questo è il quadro di riferimento, allora è bene muoversi con i piedi di piombo e non lasciarsi incantare da un rimbalzo tecnico. Anche perché sotto la cenere depositatasi in queste settimane cova ancora il fuoco e l'incendio potrebbe tornare a divampare in men che non si dica.

Per farsi un'idea del rischio che incombe ancora sui mercati basta scorrere i dati di R&S, la società di ricerche e studi di Mediobanca, pubblicati di recente dal "Sole-24 Ore" (il 25.10.2008). I dati fanno parte di uno studio sulle prime venti banche europee. La tabella più interessante allegata allo studio è quella in cui vengono riclassificate le attività definite di Classe 3. Quelle di Classe 3 sono attività bancarie per la maggior parte illiquide, prive di un mercato di riferimento dove possano essere scambiate, quindi difficilmente realizzabili e per di più valutate in modo del tutto arbitrario dalle stesse banche. Ebbene, secondo R&S, Deutsche Bank, principale gruppo bancario tedesco, ne ha in bilancio per 86 miliardi di euro (una cifra pari a quasi due volte e mezzo il suo patrimonio di vigilanza), il Crédit Suisse per 71 miliardi di euro (pari a due volte e mezzo il suo patrimonio di viliganza) e l'Ubs per 45 miliardi (pari a circa una volta e mezzo il suo patrimonio di vigilanza).

Il patrimonio di vigilanza è una grandezza derivata dai noti accordi di Basilea tra le banche centrali, i quali richiedono agli istituti di credito una dotazione patrimoniale minima. Ora, se le tre banche in questione hanno attivi illiquidi che superano in valore i rispettivi patrimoni di vigilanza, esse potrebbero già essere tecnicamente fallite.

Certo, bisognebbe conoscere il valore effettivo di questi attivi di Classe 3. Può darsi che al loro interno non vi sia solo spazzatura. Ma questa, semmai, è una ragione in più per continuare ad agire con cautela e non lasciarsi incantare dalle sirene di Borsa. Il rischio che nel sistema bancario europeo si nascondano altre bombe a orologeria c'è ed è concreto. Quindi conviene non abbassare la guardia.

 

 

 

Dalla redistribuzione della ricchezza alla redistribuzione dei debiti

Sostiene l'economista Jacques Attali, che fu consigliere speciale del Presidente della Repubblica francese François Mitterrand negli anni '80 e oggi guida la Commissione per la liberazione della crescita istituita da Nicolas Sarkozy, che il modello di svilluppo dell'economia Usa che ha portato a un'espansione abnorme dei mercati finanziari e poi al loro crollo è basato su un meccanismo che tende a togliere ai poveri per concentrare sempre più il capitale nelle mani di chi è già molto ricco. Al grande travaso di profitti nelle tasche dei capitalisti - dice in sostanza Attali - è corrisposta un'altrettanto grande distribuzione di debito a carico dei lavoratori, che ha permesso il mantenimento di un alto livello dei consumi, ha fatto esplodere i prezzi delle azioni e delle case, dando l'illusione di una ricchezza diffusa che ha spinto chi aveva un salario a vivere costantemente al di sopra dei propri mezzi.

Piuttosto che redistribuire ricchezza elimindando le diseguaglianze tra cittadini, soprattutto tra le fasce più deboli, lo Stato (non più sociale) ha allargato l'area del disagio economico, redistribuendo debiti. Non a caso i prossimi crolli annunciati sono quelli delle società che gestiscono carte di credito e credito al consumo, simboli del vivere al di là delle proprie possibilità.

Questo forte squilibrio sociale di fronte a cui si trova oggi l'America, che la recessione economica tenderà ad accentuare, è uno dei problemi più gravi che dovrà essere affrontato dal nuovo presidente degli Stati Uniti. L'impressionante accumulo di ricchezza nelle mani di pochi individui su scala planetaria, che stride non solo con le condizioni di miseria del Terzo Mondo, ma anche e più modestamente con le difficoltà a sbarcare il lunario da parte di un numero crescente di cittadini europei e americani, è un fenomeno devastante a livello sociale.

Anche in Italia abbiamo assistito, con la politica scellarata delle stock option e delle super-liquidazioni, alla formazione di grandi ricchezze individuali: quelle dei top managers e dei finanzieri e immobiliaristi rampanti. Se questo almeno fosse servito a rafforzare il sistema delle imprese e ad aumentare i posti di lavoro...Invece in taluni casi è successo addirittura il contrario: che manager che hanno firmato bilanci in perdita o hanno aggravato perdite pregresse, piuttosto che essere sanzionati e subire azioni di responsabilità da parte delle assemblee degli azionisti, sono stati premiati con scandalose buonuscite. Un esempio per tutti, quello di Giancarlo Cimoli, prima a capo delle Ferrovie dello Stato, poi alla guida dell'Alitalia: due aziende fallimentari che gravano sulle spalle del contribuente.

In altri casi abbiamo assistito allo spolpamento planetario di grandi società industriali, e non penso solo a società fortemente compromesse come lo erano Enron o Parmalat, ma ad imprese di sana e robusta costituzione come Telecom Italia, che dopo undici anni di gestione privata si ritrova oggi con una montagna di debiti, il margine operativo in caduta e il numero dei clienti in diminuzione.

L'accentuarsi degli squilibri sociali ed economici, il generale clima di incertezza, il restringersi dell'area dei diritti del cittadino (il mercato globale è cresciuto, dice Attali, in assenza di uno Stato di diritto globale) inducono una parte dell'opinione pubblica a guardare con diffidenza, se non con ostilità, ai salvataggi bancari e a chiedersi a chi giovino.

L'interrogativo è disarmante perché, se è evidente che non si possono far fallire le banche e che un tracollo del sistema bancario farebbe piombare lo Stato nel caos economico e sociale, è altresì vero che a pagare i piani pubblici di intervento sulle banche saranno i contribuenti e non gli autori materiali del dissesto. Che non sono soltanto i grandi banchieri privati, ma anche e in primo luogo le autorità pubbliche di vigilanza creditizia e di controllo della Borsa. I cittadini possono punire con il voto i loro rappresentanti in Parlamento che abbiano agito in modo scorretto. Ma i banchieri non sono eletti dai cittadini: sono nominati dalle assemblee degli azionisti, che non sono propriamente un modello di democrazia. Finirà che tra qualche anno ce li ritroveremo tutti ancora lì, a sentenziare. Magari in posti diversi con pesi diversi, ma sempre in posizione di comando. A giudicare dal recente passato c'è di che essere scettici.

 

 

"La recessione? Un eufemismo"

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Giovedí 30 Ottobre 2008

"Magari fosse solo recessione!". Giulio Tremonti cerca con cura una parola per definire, senza allarmismi, l'attuale crisi globale. "Che sia globale, dice a un convegno delle fondazioni Nuova Italia e Europa popolare, non c'è dubbio: dal Baltico alla Turchia, dall'Europa all'America latina.

Ma una recessione entra nella norma dei cicli economici". "Qui, invece, l'impressione è di rottura di una continuità". Ecco, forse, la parola: "Discontinuità". Ma si tratta, pur sempre, di un eufemismo voluto. Della crisi, la globalizzazione è all'origine per i tempi rapidissimi in cui è avvenuta. Tremonti ricorda i suoi ripetuti allarmi, l'avvertimento che è impossibile competere con l'Asia sui prezzi: occorreva investire in capitale umano, non è stato fatto. Ricorda anche di non essere un economista: una possibilità in più di capire, ironizza.

C'è dell'altro: sono saltate tutte le categorie originarie del capitalismo. Il ministro dell'Economia elenca alcuni fatti. La società per azioni, che del capitalismo moderno è stata il fondamento, è uscita dai suoi schemi tradizionali per assumere "forme atipiche". Ed è uscita anche dalle giurisdizioni nazionali, è entrata in un mondo che non si può definire soltanto "deregolamentato", ma del tutto privo di regole, il mondo della completa "anomia". Anche il sistema giuridico in cui operare è diventato, con la globalizzazione, una commodity, una merce da trattare, è divenuto oggetto di "uno shopping di legislazione".

C'è stata poi l'uscita dallo schema contabile classico della partita doppia. "Io non sono un esperto di ragioneria, ma la parola evoca la ragione". E la ragione è alla base della distinzione tra stato patrimoniale e conto economico, ma è stata accantonata a vantaggio della massimizzazione del secondo, "dell'abbandono del mondo dei valori a favore del mondo dei prezzi". Il sistema si basa invece sull'equilibrio tra i due: il patrimonio è riserva di valore, è continuità, dà il senso della missione dell'azienda: creare e tramandare valore. L'attenzione al solo conto economico è la "visione delle locuste".

Dal bilancio annuale si è passati così al semestrale, al trimestrale, al mensile nella ricerca spasmodica dell'arricchimento di amministratori e soci. Ultimo elemento. Per secoli le banche hanno ricevuto denaro in deposito sulla fiducia e lo hanno prestato a loro rischio in base alla fiducia. Ora il rischio è stato trasferito ad altri soggetti in una circolazione vorticosa: ne è nato uno dei fattori più intensi della crisi. Quale rimedio? Richiamandosi all'economia sociale di mercato oggetto del convegno, Tremonti invita a ricuperare le categorie del capitalismo, il valore sociale dell'impresa al di là della "ricerca estemporanea del lucro". (L.L.G.)

 

 

 

 

 

 

 

2008-10-27

Borsa, Tokyo chiude con un altro tonfo: Nikkei -6,36%

27 ottobre 2008

In Europa si annuncia un'altra giornata difficile

Nuovo tonfo nell'odierna giornata di contrattazioni per la Borsa di Tokyo. L'indice Nikkei dei 225 titoli guida ha registrato, alla chiusura, una perdita di 486,18 punti, pari al 6,36 per cento, scendendo a 7.162,90 punti.

Quello di oggi è il punto più basso registrato dal Nikkei da 26 anni: per trovare un livello così basso dell'indice dei 225 titoli guida bisogna risalire al 7 ottobre del 1982, cioè ben prima della bolla speculativa borsistica e immobiliare della fine degli anni 1980. A scatenare il capitombolo della Borsa è stato il crollo dei titoli bancari e il forte apprezzamento dello yen su dollaro e euro.

L'indice Topix di tutti i titoli principali ha chiuso, da parte sua, con un ribasso di 59,65 punti, pari al 7,40 per cento, scendendo a 746,46 punti.

I titoli delle banche giapponesi sono stati massacrati dagli investitori, in conseguenza di un articolo del quotidiano Nikkei che attribuisce ai tre più grandi gruppi bancari, Mitsubishi Ufj Financial Group, Mizuho Financial Group e Sumitono Mitsui Financial Group, l'intenzione di aumentare il loro capitale. Le banche indicate hanno però smentito. Le azioni degli esportatori giapponesi hanno sofferto invece il continuo apprezzamento dello yen su dollaro e euro.

Il mercato dei cambi ha ignorato del tutto un comunicato del G7 che si dichiarava preoccupato della "eccessiva volatilità" della divisa giapponese.

 

 

 

Marcegaglia: "I fondi sovrani sono un'opportunità da cogliere"

27 ottobre 2008

Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria (ANSA/Giorgio Benvenuti)

I fondi sovrani rappresentano "un'opportunità che va colta e portata avanti". Ne è convinta Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, intervenuta in videoconferenza al Forum Internazionalizzazione 2008, promosso da Abi e Confindustria. "In una logica di governance e di regole che vanno definite - spiega Marcegaglia - dobbiamo considerare i fondi sovrani (veicoli finanziari alimentati e controllati dai Governi) un'opportunità da cogliere per riattivare l'economia in rallentamento". Negli anni scorsi sono rapidamente cresciuti in numero e in mole nei Paesi petroliferi e negli Stati emergenti dell'Asia. Ora stanno investendo in maniera massiccia su varie società occidentail, i cui corsi in Borsa sono depressi dalla crisi. Per il presidente di Confindustria "non c'è dubbio che a livello europeo serva un dibattito per stabilire norme e regole comuni da seguire in tutti i Paesi, ma - aggiunge - credo che questa sia un'opportunità che va accolta e portata avanti".

Le banche arabe puntano a investire in Italia

Per la grande finanza araba l'Italia è tra i paesi che possono contare su fondamentali economici solidi, e anche grazie alle tempestive contromisure messe in piedi è riuscita a chiamarsi fuori dalla crisi globale della finanza. Lo hanno riconosciuto alcuni dei più autorevoli esponenti della finanza dei paesi del Golfo, giunti oggi a Roma per partecipare a un forum organizzazione dall'Abi sui rapporti commerciali finanziari tra la penisola e gli stati arabi. Paesi che guardano con interesse alle possibilità di investimento in Italia, e contemporaneamente incoraggiano le imprese della penisola a investire a loro volta nelle economie del Golfo, che promettono forti tassi di sviluppo.

"I fondamentali economici dell'Italia sono solidi, come quelli dei paesi arabi" ha affermato Nasser Al Shaali, amministratore delegato della Dubai International Financial Centre (Difc) Authority, incontrando i giornalisti a margine della due giorni di lavori lavori. L'ente che dirige è sia una autorità pubblica, sia un centro che raggruppa tutte le istituzioni finanziarie che operano nell'area, tra cui il gigantesco fondo sovrano di Dubai. "Le banche arabe come le banche italiane si considerano fuori da questa crisi. Riteniamo che il mercato italiano sia molto vicino agli investimenti arabi. Sono molto elevati gli investimenti di banche arabe in Italia - ha osservato - e il sistema bancario italiano ha dimostrato la sua capacità di allontanarsi dalla crisi". Il presidente dell'Unione delle banche arabe ha infine espresso l'auspicio di un maggior numero di accordi tra l'Italia e i Paesi arabi sul commercio internazionale e sulla cooperazione nel settore finanziario.

 

 

 

 

2008-10-26

 

2008-10-25

Veltroni: "Sgravi fiscali per dipendenti e pensionati"

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25 ottobre 2008

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"Credo, da quello che ho visto e saputo dei due cortei, che sia la più grande manifestazione di un partito che si sia svolta da molti anni a questa parte in Italia. È uno spettacolo molto bello per la democrazia, è una prova molto bella di vita della democrazia italiana, che con questa serenità e tranquillità manifesta una partecipazione che anche le nostre più rosee aspettative non immaginavano".

Così il segretario del Pd Walter Veltroni, mentre sfila verso il Circo Massimo, commenta la partecipazione alla prima manifestazione nazionale del partito. "Era quello che speravamo ed è quello che è successo", ha detto Veltroni.

Ecco i passaggi più importanti dell'intervento del segretario del Partito Democratico:

I riformisti

"Questa è la più grande manifestazione di massa del riformismo italiano perchè in Italia un cittadino su tre si riconosce e crede nel riformismo moderno". "Siamo in tanti - ha aggiunto - perchè vogliamo bene all'Italia e l'Italia è migliore della destra che la governa". "Noi siamo per una democrazia - ha affermato Veltroni - che decida, decida velocemente ma non con pericolose concentrazioni di potere".

L'Italia antifascista

"L'Italia, signor presidente del Consiglio, è un paese antifascista". "A chi le chiedeva se fosse antifascista, lei ha risposto con fastidio, dicendo che non ha tempo da perdere, che ha cose più importanti di cui occuparsi della Resistenza e dell'antifascismo". Sarkozy, ha aggiunto il leader del Pd, " non avrebbe detto questo della Resistenza guidata dal generale De Gaulle, ogni francese è figlio orgoglioso della Parigi liberata dai fascisti".

Secondo Veltroni "né McCain né Obama avrebbero risposto con un'alzata di spalle a una domanda sulla decisione del presidente Roosevelt di mandare a combattere e a morire migliaia di ragazzi americani: sono morti per noi, per la libertà e la democrazia".

La democrazia

La democrazia, dice il segretario del Pd a Berlusconi "non é un consiglio d'amministrazione. La minaccia irresponsabile e pericolosa di intervenire attraverso le forze dell'ordine dentro quei templi del sapere, della conoscenza e del dialogo che sono le università, é stata qualcosa di abnorme e di mai visto prima". Puntuale, prosegue Veltroni "ancora una volta, é poi arrivata la smentita del Presidente del Consiglio"

Il Governo Berlusconi

"È totalmente inadeguato a fronteggiare la gravissima crisi che stiamo vivendo. E lo é per una ragione semplice: perché non ha nel cuore l'Italia che produce e che lavora, l'Italia che soffre". "È un governo - dice il segretario Pd - che si occupa di rassicurare i potenti di questo paese, piuttosto che di combattere la drammatica situazione di imprese e lavoratori. L'Italia può essere altro. L'Italia è altro".

Le tasse

"Vorrei porre qui la domanda che si stanno facendo gli imprenditori e tutti gli italiani: dove é finita la promessa di ridurre le tasse? Di portare la pressione fiscale sotto il 40 per cento? La verità é che le tasse le stanno aumentando. Voglio ripeterlo: le tasse stanno aumentando". E questo, sottolinea Veltroni, "proprio in una fase di recessione, quando si dovrebbe consentire a chi ha redditi medi e bassi di poter aumentare i propri consumi".

La crisi

"Le misure per stabilizzare la crisi finanziaria, prese a livello europeo, sono giuste e necessarie, ma non sono sufficienti. Ne servono altre, indispensabili: il sostegno con un fondo di garanzia alle micro e piccole imprese, un piano di investimenti in infrastrutture e soprattutto un intervento per aumentare i redditi da lavoro, i salari, gli stipendi, le pensioni degli italiani. In particolare, noi chiediamo di ridurre, a partire dalla prossima tredicesima, il peso delle tasse sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. Proponiamo di destinare a questa misura sei miliardi di euro, in un insieme di interventi che valgono lo 0,5 per cento del Pil". Poi Veltroni sottolinea: "Abbiamo presentato proposte per sostenere l'economia reale. Se queste priorità saranno riconosciute noi faremo, come sempre, la nostra parte. La faremo, come ho detto, per l'Italia, non certo per Berlusconi".

La scuola

Attacco a tutto campo al Governo sulla scuola dal segretario del Pd, Walter Veltroni, nel suo discorso al Circo Massimo. "Non vi interessa la scuola -dice - perché la vostra scuola è la televisione. E la vostra diseducazione civile rimbalza fin dentro le scuole".

Romano Prodi

Il segretario del Pd suscita l'applauso della piazza quando dice: "Romano Prodi è stato un uomo di governo che ha pensato all'Italia e non a se stesso".

Il futuro

"Non conservare quello che c'é. Non assegnare al riformismo il compito di difendere anche importanti conquiste del passato. No, é il tempo della costruzione dell'Italia del nuovo secolo". Sono gli obiettivi che Walter Veltroni indica ai tantissimi militanti del partito democratico. "È il tempo del coraggio riformista, non della pigrizia conservatrice", aggiunge.

Roverto Saviano

"A Roberto Saviano va il grazie di tutti noi che oggi siamo qui in questa piazza". Il leader Pd si rivolge all'Italia "delle 250 mila persone che con una firma si sono strette attorno ad un ragazzo di ventotto anni che rischia ogni giorno la vita e che continua a combattere contro la camorra con le sole armi che possiede e vuole usare la passione civile, il coraggio delle idee e la straordinaria forza della scrittura, che arriva lì dove la violenza e la stupidità di uomini che non valgono nulla non arriveranno mai".

 

 

Marcegaglia: "Decisioni forti e chiare del Governo per sostenere il credito alle imprese"

25 ottobre 2008

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Gli imprenditori italiani, per risolvere la crisi finanziaria che rischia di intaccare l'economia reale del paese, chiedono al Governo "decisioni forti e chiare" per il sostegno al credito e in particolare l'istituzione di un "fondo di garanzia". Lo dice il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, prima di partecipare al decimo Forum nazionale della piccola industria in corso a Bologna. "Ci aspettiamo che già nei prossimi giorni ci siano delle decisioni forti e chiare da parte del Governo - dice Marcegaglia - per sostenere il credito alle imprese. In modo particolare noi pensiamo all'istituzione di un fondo di garanzia".

Dall'esecutivo, continua "ci aspettiamo a breve un pacchetto di sostegni fiscali a tutte quelle imprese che investono in ricerca, in innovazione, in risparmio energetico e che aumentano anche il proprio capitale. Infine ci aspettiamo che il Governo stanzi fondi importanti sulle infrastrutture che ad oggi hanno subito tagli pesanti". Il mondo imprenditoriale, insiste il leader degli industriali, si aspettano dal Governo "delle scelte rispetto ai crediti che le aziende hanno nei confronti della pubblica amministrazione: si parla di 70 miliardi di euro che spesso vengono pagati a trecento giorni e creano una situazione di illiquidità nelle imprese molto grave".

Emma Marcegaglia ha anche sottolineato come misure estemporanee non siano particolarmente utili: "Tutto quello che è un po' spot non so quanto possa veramente incidere sui consumi", riferendosi all'ipotesi di una defiscalizzazione della tredicesima, "cosa su cui comunque - ha detto il presidente di Confindustria- si possono fare delle valutazioni".

"Anche noi - ha quindi aggiunto - siamo certamente a favore di un aiuto non solo alle imprese, ma anche ai lavoratori".

 

 

 

Berlusconi: "L'Fmi ha fallito. Ora tocca al G20 la governance dell'economia mondiale"

25 ottobre 2008

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Un incontro con il presidente francese per studiare delle misure di pronto intervento affinché la crisi dei mercati non si rifletta sull'economia reale. Ad annunciarlo è il premier Silvio Berlusconi, prima di lasciare Pechino al termine del summit asiatico: "Ci incontreremo con Sarkozy tra qualche giorno: abbiamo preparato una serie di possibili interventi dei governi e delle istituzioni monetarie internazionali che potrebbero intervenire per far sì che non ci sia un arretramento dell'economia" Gli interventi, ha aggiunto Berlusconi, potrebbero riguardare "il non arretramento delle banche per quanto riguarda le loro linee di credito". Inoltre, ha continuato si potrebbe discutere di misure che non facciano allontanare "troppo i prezzi di borsa dalle loro aziende".

Berlusconi ha anche sottolineato che, allo stato attuale, non può toccare alle autorità monetarie "che hanno completamente fallito" il compito di riscrivere le regole per emergere dalla crisi finanziaria globale. Dovrà essere piuttosto il G14, trasformato in G20 in alcuni casi a dover assumere il ruolo di governance nell'economia mondiale.

"Ho letto che sarebbe stato assegnato al Fondo monetario internazionale il ruolo di controllo e di riscrivere le regole - dice il presidente del Consiglio - Non c'è stato un solo intervento in questa direzione. Tutti ritengono invece che le autorità monetarie attuali abbiano completamente fallito, le agenzie di rating pure".

E allora, per il premier, "si devono cercare altre strade, perché non c'è intenzione e voglia di affidarsi a chi ha dimostrato di non aver previsto niente, a chi non ha eseguito controlli".

"Da parte di tutti, Sarkozy in testa - afferma Berlusconi - si è chiesto che il G14, trasformato in G20 in alcuni casi, diventi organismo di governance dell'economia mondiale. I capi di Stato e di governo che rappresentano il 60% della popolazione e l'80% dell'economia mondiale dovranno riunirsi e assumere decisioni quando serve così come è accaduto per i Paesi dell'Eurozona che si sono incontrati domenica e il lunedì avevano già assunto una serie di misure in linea".

24 ottobre 2008

Banche, in Italia mancano 20 miliardi

di Isabella Bufacchi

24 Ottobre 2008

GRAFICI

Garanzie e istituti di credito

TABELLE

Le obbligazioni delle banche italiane

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Banche in fuga dal rischio: crediti giù di 1.100 miliardi $

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EDITORIALE

Garanzie alle banche, certezza alle imprese

di Guido Gentili

Spiazzate dalle obbligazioni bancarie con garanzia pubblica e massimo rating "AAA". Surclassate dalle ricapitalizzazioni imposte dai Governi con sistemi bancari fragili, che mirano a spingere il fatidico Tier1 ben oltre la vecchia soglia del 6%: fino al 9% come nel caso della Gran Bretagna. È questo il paradosso delle banche italiane, che da prime della classe nei fondamentali soffrono, loro malgrado, per lo svantaggio competitivo del rischio-Italia, rating AA/A+ e debito/Pil oltre il 100 per cento. L'asticella del rapporto tra capitale Tier1 e impieghi pesati per il rischio, sebbene non sia un obbligo ma una raccomandazione, viene continuamente spostata all'insù in ordine sparso in Europa con aumenti di capitale "forzosi" di matrice governativa. Al punto che per allineare le principali banche italiane ai nuovi standard non scritti, l'Italia potrebbe aver bisogno di iniezioni di capitale governative a pioggia, magari alla francese tramite obbligazioni subordinate , per una ventina di miliardi.

In assenza di un fondo di garanzia europeo con rating AAA, che avrebbe assicurato il "level playing field" nella lotta alla crisi finanziaria del secolo, in Europa si è scatenata una gara tra Stati a chi può rilanciare di più per rimettere in piedi il proprio sistema bancario e soprattutto per assicurare più credito alle imprese e dare ossigeno all'economia reale. L'Italia ha qualche carta in più da giocare perchè le sue banche sono tra le più solide e liquide, con meno titoli "tossici" e meno leva in bilancio: ma chi ha i conti pubblici a posto ora ha anche più risorse da spendere.

Così alle banche italiane non resta che iniziare a fare qualche conto. In attesa di sapere quale sarà il costo della garanzia pubblica sulle obbligazioni bancarie (i regolamenti attuativi dei due decreti anti-crisi dovrebbero entrare in vigore oggi), circolano le prime stime sul costo della raccolta non allo sportello ma sul mercato per il sistema Italia alla luce dell'operazione Barclays (si veda articolo a fianco). Se le banche inglesi con garanzia pubblica "AAA" pagheranno al mercato 25 centesimi di punto percentuale sopra l'Euribor, alle banche italiane con garanzia pubblica "AA/A+" potrebbe essere chiesto di sborsare l'1% (cento centesimi) sopra il tasso interbancario: questa stima è basata sul rendimento del BTp che viaggia attorno ai 20 centesimi sotto l'Euribor. Rinunciando alla garanzia statale e risparmiando la commissione allo Stato, la banca italiana potrebbe riuscire a risparmiare e ridurre il premio a rischio sui suoi bond facendo leva sui fondamentali e sulla garanzia implicita dello Stato (Governo e Banca d'Italia hanno assicurato che le banche italiane non falliscono). In soldoni: conviene mettere in portafoglio un bond bancario che rende lo 0,50% sopra l'Euribor, con garanzia implicita dello Stato italiano, rispetto alla garanzia esplicita inglese che paga "solo" lo 0,25% sull'Euribor? A questa domanda per ora non c'è risposta: quel che è certo che le nuove obbligazioni bancarie garantite "AAA" stanno mettendo in crisi i bond con rendimenti sub-Euribor degli organismi sovrannazionali o quasi-pubblici come Bei e Kfw.

Quel che tiene con il fiato sospeso le banche italiane è l'assenza di un piano di coordinamento in Italia dove vige il "tutti contro tutti", a differenza di quanto sta accadendo in Gran Bretagna o Francia. Il Governo inglese ha evitato i "figli e i figliastri" invitando le grandi banche a usare la garanzia sui bond e decidendo dall'alto gli aumenti di capitale (ricorrere al mercato affossa i titoli in Borsa). Lo stesso ha fatto il Governo francese che ha imposto l'aumento del Tier1 e la sottoscrizione di speciali obbligazioni subordinate a un gruppo di banche. Per contro in Italia il Governo procede "caso per caso". Ma questo significa che nessuna banca vuole fare il primo passo e rischiare la gogna bussando alla porta del Tesoro o della Banca d'Italia per un aumento di capitale o anche solo per attingere allo swap di sui titoli di Stato o richiedere la garanzia sui bond. Il rating "AAA" è insperato per una banca italiana. E i 20 miliardi di aumenti di capitale a pioggia? Valgono quando una grande Finanziaria: sono alla portata di uno Stato che deve riportare il debito/Pil sotto il 100 per cento?

isabella.bufacchi@ilsole24ore.com

 

 

 

 

Wall Street chiude a -3,59%. Tutte in rosso le blue chips

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24 ottbre 2008

Giappone e Corea, e' allarme sugli utili aziendali

L'Asia crea un fondo da 80 miliardi di dollari

Borsa: nuovo crollo degli indici a Tokyo, ai minimi da 26 anni

Segui gli indici

Giornata di forti vendite dettate soprattutto dall'alleggerimento delle posizioni da parte degli hedge fund. L'euro chiude poco sopra 1,27 euro.

È stato un venerdì nero, ma un po' meno nero di quanto si era temuto all'inizio della giornata, esattamente 79 anni dopo il famigerato giovedì che sancì il grande crollo di Wall Street, nel 1929.

La chiusura è stata in pesante rosso: l'indice Dow Jones ha perso il 3,59% a 8.378,95 punti, cedendo soprattutto negli ultimi minuti, ma concludendo la settimana un po' meno peggio rispetto alle principali borse europee, che oggi sono quasi tutte crollate.

In discesa anche il Nasdaq, del 3,23%, a 1.552,03 punti, mentre l'indice Standard and Poor 500 ha perso il 3,45% a 876,77 punti.

La settimana si chiude con un calo del 5,3% e tutti e 30 i titoli delle blue chips hanno chiuso la giornata in negativo, senza eccezioni. Rispetto alla metà di settembre, quando è fallita la Lehman Brothers seminando il panico in tutto il mondo, l'indice Dow Jones ha perso oltre il 26% del suo valore e le sedute caratterizzate da un movimento superiore ai 300 punti sono state ben 17.

 

 

 

Venerdì di passione per i listini europei

24 ottobre 2008

Le Borse europee terminano la settimana con un venerdì di passione, in cui sono andati bruciati 230 miliardi di capitalizzazione. Sono passati 79 anni esatti dal "giovedì nero" di Wall Street, il 24 ottobre del 1929, quando il crollo della Borsa americana avviò una profonda crisi economica mondiale.

Lo spettro della recessione, che si preannuncia lunga, ha fatto affondare i listini europei soprattutto nella prima parte della seduta. A rafforzare la predisposizione a vendere, gli allarmi lanciati da colossi come Sony, che ha rivisto al ribasso gli obiettivi per l'anno in corso, Renault e Peugeot, che hanno annunciato interruzioni delle attività nelle fabbriche.

Timori alimentati anche da dati macro sull'area euro come l'indice Pmi dei responsabili degli acquisti, che a ottobre ha registrato un nuovo calo superiore alle attese, segno che l'attività delle imprese continua a indebolirsi.

"Il dato più preoccupante - spiegano all'ufficio studi di Intesa Sanpaolo - è che le stime di crescita degli utili per il 2008, sia in Europa che negli Stati Uniti, sono diminuite fortemente negli ultimi mesi e continuano ad essere riviste al ribasso. Tali elementi inducono a pensare che i credit markets restino ancora molto fragili ed esposti ad ulteriori correzioni nelle prossime settimane".

In particolare oggi i mercati hanno risentito di vendite forzose: gli operatori segnalano ordini in lettera accentuati emessi da hedge fund esposti a livello internazionale. Non a caso nelle ultime settimane sono state registrate anche consistenti variazioni sui cambi.

Il Cac40 di Parigi ha perso il 3,54%, il Dax di Francoforte il 4,96%, il Ftse100 di Londra il 5% e l'Ibex35 di Madrid il 5,2%. Cali decisi anche a Piazza Affari: Mibtel -4,96%, S&P/Mib -5,61%. La seduta è stata caratterizzata da pesanti cali sin dall'avvio, con i listini trascinati dai crolli delle Borse asiatiche: Tokyo ha chiuso in ribasso del 9,6% e Hong Kong dell'8,3%.

Le Borse europee hanno poi incrementato le perdite, dopo la diffusione dell'indice Pmi e la notizia che l'economia britannica è già in recessione tecnica, per la prima volta dal 1992. Il Cac40 di Parigi e il Dax di Francoforte sono arrivati a perdere oltre il 10%, e cedevano oltre il 9% poco prima dell'apertura di Wall Street, sui timori di crollo della Borsa americana: i futures sui listini sono stati infatti sospesi delle contrattazioni.

Gli indici hanno poi ridotto le perdite fino alla chiusura, lontana dai minimi di seduta, complice il dato sulle vendite di case esistenti negli Stati Uniti, cresciuto a settembre al passo più sostenuto in oltre cinque anni. I settori peggiori in Europa sono le auto (Eurostoxx -7,49%) e le banche (-7,09%). Oggi le due principali case automobilistiche europee, Renault e Peugeot, hanno rivisto al ribasso le previsioni per il 2008, tagliato le stime sul fatturato nel terzo trimestre e annunciato riduzioni temporanee della produzione.

Tra i titoli sono crollati Renault a Parigi (-12,55%), Volkswagen a Francoforte (-7,93%) e Fiat (-8,35%) a Milano. Sotto pressione i bancari, i più colpiti dall'inizio della crisi: tra i peggiori a Parigi SocGen (-7,61%), a Londra Hbos (-17,72%), Hsbc (-13,54%), Barclays (-12,03%) e Rbos (-9,25%), a Francoforte Commerzbank (-8,22%) e Deutsche Bank (-8,07%). A Piazza Affari maglia nera del listino è Intesa Sanpaolo (-10,77%), Unicredit ha ceduto l'8,18%. Ad appesantire l'andamento dei mercati contribuiscono l'andamento dell'euro e del prezzo del petrolio. La moneta unica europea continua infatti a perdere quota: è ai minimi da due anni nei confronti del dollaro, da sei nei confronti dello yen.

Il prezzo del petrolio scende ancora sotto i 63 dollari a New York, nonostante l'Opec abbia deciso di tagliare la produzione.: l'indice Eurostoxx dei titoli energetici oggi ha perso il 4,6%. Secondo gli analisti è ormai scontato un nuovo taglio del costo del denaro da parte della Banca Centrale europea, ma anche di Fed e Bank of England, per fronteggiare la crisi e i possibili effetti negativi sull'economia reale.

 

 

 

 

Auto, Berlusconi: no agli incentivi alla rottamazione

24 ottobre 2008

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Tra gli incentivi a sostegno dell'economia reale "non è stata mai prevista la rottamazione per le auto". Lo chiarisce il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in una conferenza stampa a Pechino dove è in corso il vertice Asem, rispondendo a una domanda sulle misure in favore delle imprese colpite dalla crisi finanziaria internazionale. Berlusconi conferma, riferisce SkyTg24, che i ministri dell'Economia, Giulio Tremonti, e dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, stanno comunque mettendo a punto una serie di misure a sostegno dell'economia reale.

 

 

Scajola: "Fondo di garanzia di 600 milioni destinato alle pmi"

25 ottobre 2008

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Il ministero dello Sviluppo economico ha attivato "un fondo di 600 milioni finalizzato per fondi di garanzia specifici a favore delle pmi a sostegno del capitale di rischio". Lo ha annunciato il ministro Claudio Scajola intervenendo in videoconferenza al decimo Forum della Piccola Industria.

"Le pmi sono l'ossatura vitale dell'economia italiana", ha sottolineato il ministro. "Il governo opera affinchè la crisi finanziaria non si tramuti in una grave crisi dell'economia reale. Sono stati fatti interventi immediati per garantire la sopravvivenza delle banche e mettere in sicurezza i risparmiatori e le imprese. Berlusconi - ha proseguito - si incontrerà con Abi e mondo delle imprese perché non ci sia ristrettezza del credito".

 

 

 

 

 

 

2008-10-23

Garanzie alle banche, certezza alle imprese

di Guido Gentili

23 OTTOBRE 2008

Logica vorrebbe, in un Paese "bancocentrico"come l'Italia, che se gli istituti di credito ce la fanno a superare la crisi (meglio di altri competitor e magari senza nemmeno ricorrere agli aiuti dello Stato), lo stesso dovrebbe accadere per le imprese.

È quello che tutti, giustamente, si augurano. Però, a volte, ciò che appare logico nasconde nelle pieghe della realtà aspetti più complessi. Accade infatti in Italia che il sistema creditizio, già per fortuna prudente per suo conto, abbia rafforzato questo suo atteggiamento, spingendolo ai limiti dell'immobilismo. Per sfortuna, in questo secondo caso, delle imprese e delle famiglie, i cui problemi sono stati appena richiamati dal Governatore Mario Draghi. L'economia reale è a secco di credito, ecco il punto, nonostante la pioggia torrenziale di liquidità che dai Governi è stata riversata sui mercati finanziari. Le banche non ritengono esaurito l'allarme e temono che gli effetti della recessione si scarichino sulle imprese, avviando una catena di fallimenti. Meglio, allora, essere ancora più cauti, parcheggiando la liquidità invece che farla girare affidando le imprese e le famiglie. Una tendenza generale, rotta in qualche modo da Francia e Gran Bretagna, dove gli istituti di credito, a fronte degli interventi statali a sostegno della ricapitalizzazione, sono stati praticamente obbligati a erogare crediti a favore delle aziende.

L'Italia, quanto a siccità dei prestiti all'economia reale, non fa eccezione. Ma il problema diventa in questo caso ancora più battente se si considera che il nostro sistema è fondato sulle imprese medio-piccole (più del 98% sotto la soglia dei 20 addetti su un universo di 4,2 milioni di aziende) le quali, al contrario delle "grandi", non possono ottenere condizioni, sociali e di credito, più vantaggiose. E sono, spesso, sottocapitalizzate.

Le banche vogliono garanzie, le imprese i prestiti. È vero che siamo in un'eccezionale condizione di emergenza, ma se si interrompe il circuito "del dare e dell'avere" l'intero sistema rischia di rotolare su un piano inclinato fino alle estreme conseguenze. Dunque, sono necessari, al tempo stesso, grande senso di responsabilità da parte di tutti e qualche idea nuova che almeno contribuisca a far sì che la pioggia di liquidità scenda anche a finanziare l'economia reale. Subito, e non in un indeterminato futuro prossimo.

Dopo l'attivazione del confronto tra banche e industrie, potrà essere utile l'iniziativa di Berlusconi di convocare un incontro triangolare a Palazzo Chigi. Sarà anche l'occasione per sgombrare il campo da ogni possibile equivoco. A Draghi che aveva messo l'accento sulle conseguenze negative di una restrizione del credito, ieri le banche hanno risposto con l'ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera: "Per ora non sta avvenendo ed è un buon fatto", ha spiegato. Il presidente dell'Abi Corrado Faissola ha citato i dati di settembre che indicano impieghi sostenuti e un boom dei depositi. Dal mondo dell'industria continuano ad arrivare invece segnali di "fermo-credito" e di difficoltà nel rapporto con le banche.

Quanto alle idee nuove, non è possibile in Europa guardare al caso americano, dove la banca centrale ha avviato un gigantesco piano di acquisto di commercial paper: per la Bce questa strada non è percorribile.

E l'Italia? Si sono mosse le Regioni con iniziative varie a sostegno, ma certo non sufficienti a risolvere l'emergenza liquidità. E nell'interrogarsi sul "che fare" si continua a ragionare intorno alle garanzie pubbliche, visto che la firma dello Stato,come dice l'economista Jean Paul Fitoussi, resta ancora la più sicura. Tanto è vero che si parla di estendere le garanzie statali ai Confidi.

Il ricorso allo Stato, inevitabilmente, porta così anche sulla strada della Cassa Depositi e Prestiti, il gigante controllato al 70% dal Tesoro e al 30% dalle Fondazioni bancarie. Oggi, è insieme una holding di partecipazioni ( tra le altre, in Eni, Enel e Poste), la "banca degli enti locali" e la finanziaria per le infrastrutture.C'è ora l'idea che diventi una sorta di Fondo sovrano nazionale d'investimento con una dote di 90 miliardi.C'è laproposta ( Mario Zanone Poma, presidente del Mediocredito Centrale) che attivi un fondo di garanzia da un miliardo che potrebbe generare fidi a medio e lungo termine per 10 miliardi. In ogni caso, per la Cdp, dove è presente il Fondo rotativo per il sostegno delle imprese, sembra arrivato il momento delle scelte. In Francia opera la CdC (200 miliardi di patrimonio), che ha concesso garanzie per 6 miliardi a circa 50mila Pmi ed è presente in molte società quotate. In Germania è attiva la KfW (350 miliardi di patrimonio), che sostiene anche start-up e Pmi oltre a infrastrutture e politiche sociali.

Il ricorso alla Cdp pone problemi delicati dietro i quali qualcuno intravede una riedizione del (peggior) modello Iri, eventualità da rifiutare con fermezza. Ma che il "gigante addormentato", come lo chiama il ministro Giulio Tremonti, possa avere un ruolo di spinta maggiore in questo momento è una necessità.Se poi la sveglia suonasse anche sul terreno delle piccole e medie imprese, per riattivare il canale della liquidità oggi bloccato, sarebbe ancora meglio.

 

 

 

Confcommercio: "Detassare le tredicesime per rilanciare le vendite"

di Vincenzo Chierchia

23 OTTOBRE 2008

Confcommercio: "I prezzi non calano per il blocco della produttività"

Un piano ufficiale, operativo e articolato, ancora non c'è. Ma potrebbe passare anche dalla detassazione delle tredicesime la strada per ridare slancio ai consumi delle famiglie (-1,3% quest'anno secondo le ultime stime Istat relative ad agosto) in un periodo critico come il Natale.

Confcommercio ha presentato ieri un dettagliato dossier sulla spesa delle famiglie (si veda l'articolo in basso) e il presidente, Carlo Sangalli, ha rimarcato con chiarezza che "è il momento di confermare e rafforzare le misure di riduzione del prelievo fiscale su straordinari, premi e sulla redistribuzione degli incrementi di produttività e di verificare la praticabilitá di misure di alleggerimento della tassazione sulle tredicesime". Sangalli rilancerà la proposta al premier Berlusconi in un incontro la prossima settimana.

La manovra sulle tredicesime (che valgono oltre 50 miliardi) non è a costo zero. Negli ultimi tempi ci sono stati diversi contatti e incontri del tutto informali ed esplorativi a livello strettamente tecnico tra gli esperti del Governo (ministeri dello Sviluppo economico e dell'Economia) e quelli delle associazioni delle imprese commerciali e dei sindacati, finalizzati a verificare in linea di principio la praticabilità e il costo per i conti pubblici di una iniziativa ipotizzata peraltro all'interno dei programmi elettorali di diversi esponenti del Pdl. L'argomento tredicesime è stato discusso anche nel recente incontro tra il vertice Confcommercio e i leader di Cgil, Cisl e Uil.

"La detassazione totale costerebbe tra gli 8 ed i 9 miliardi di euro ha proseguito Sangalli –. Ma, a fronte di questo costo, oltre 5 miliardi si tradurrebbero in consumi, migliorando il loro andamento tendenziale di un buon mezzo punto. Con i chiari di luna che abbiamo davanti, sarebbe davvero un intervento importante: per i lavoratori e le famiglie e per tutte le imprese, produttrici o distributive che siano".

Il fronte favorevole alla detassazione è vasto. "Siamo di fronte all'ennesimo ed inascoltato allarme sulla crisi del commercio" commenta Marco Venturi, presidente Confesercenti, commentando i dati Istat sulla flessione delle vendite al dettaglio. "Da settimane aggiunge reclamiamo un taglio delle tasse, la rateizzazione degli acconti fiscali per le Pmi a novembre e la detassazione delle tredicesime per salari e pensioni. Ora c'è una presa di coscienza più larga sulla necessità di questo intervento urgente per rimettere soldi in tasca alle famiglie e ridare respiro ai consumi. Ma si deve agire subito se si vuole evitare di andare verso un Natale disastroso con gravi rischi per le Pmi".

Consensi per la detassazione anche in ambito sindacale. Il segretario generale Uil, Luigi Angeletti, ha sottolineato ieri che "le famiglie hanno sempre meno soldi mentre i prezzi, invece di scendere, continuano a crescere. Servono risorse per sostenere i consumi, bisogna fare due cose: cambiare il sistema contrattuale e, più nell'immediato, ridurre le tasse sulla tredicesima". "Dopo il salvataggio delle banche occorre che il Governo vada oltre con le garanzie, affrontando subito la questione del potere d'acquisto dei salari e delle pensioni cominciando con il detassare le tredicesime e gli aumenti contrattuali per almeno due tornate di rinnovi" ha dichiarato Francesco Cavallaro, segretario generale della Cisal.

Da parte del Governo la detassazione della tredicesima è stata valutata con molta cautela. Per il ministro Sacconi (Welfare) i margini sono molto risicati, ieri ha ribadito che (in un'intervista a Radio24) che la Finanziaria è stata già impostata e che per il 2009 è prevista la detassazione del 10% dei salari di produttività.

 

 

 

Un maxi-Confidi targato Coop

di Daniele Lepido

23 Ottobre 2008

Il mondo delle cooperative si "attrezza" per la crisi con una serie di ricette che hanno un denominatore comune: evitare la paralisi del credito spingendo sull'attività di garanzia dei confidi. Lo spiega al "Sole 24 Ore" il presidente di Legacoop, Giuliano Poletti, rappresentante di un universo che fattura, secondo i dati del 2007, qualcosa come 53,2 miliardi di euro occupando 442mila addetti per un totale di 8 milioni di soci.

"Proprio in questi tempi di tracolli finanziari è necessario garantire una continuità di flussi al mondo imprenditoriale e quindi anche a quello cooperativo – dice Poletti – perché un blocco del credito porterebbe a conseguenze negative molto forti. Ecco perché stiamo pensando a un progetto di riorganizzazione e razionalizzazione dei nostri consorzi fidi".

E infatti Legacoop insieme con Agci e Confcooperative si sta organizzando per riunire in un unico confidi nazionale le 20 strutture territoriali esistenti già a partire dal giugno del 2009. "Un network competitivo nell'ambito dei confidi 107 (in base all'articolo 107 del Testo unico bancario, ndr), ovvero un intermediario vigilato dalla Banca d'Italia", continua il numero uno delle Coop.

Ad oggi l'insieme dei confidi che fanno capo alla galassia delle cooperative svolge attività per circa 150 milioni di euro, "ma si punta ad arrivare entro due anni a un volume più che doppio, quindi ad oltre 300 milioni" anche grazie "al forte interesse dei fondi mutualistici ad entrare nella partita", fanno sapere da via Guattani. Intanto l'apporto di Coopfond alla patrimonializzazione dei confidi cooperativi è pari a 3,15 milioni. Coopfond è la società che gestisce il fondo mutualistico per la promozione cooperativa alimentato dal 3% degli utili annuali di tutte le cooperative aderenti alla Lega Nazionale cooperative e mutue e dai patrimoni residui di quelle poste in liquidazione.

Poletti ricorda anche, in questa fase, l'importanza di far ripartire i consumi con "un'iniezione di fiducia che potrebbe partire dalla detassazione la tredicesima degli italiani, togliendola quindi dall'imponibile". C'è poi la necessità di rilanciare l'intervento dello Stato nell'economia "per condividere le responsabilità", ma allo stesso tempo mettere mano a "un'immediata riduzione dei tempi di pagamento delle Pubbliche amministrazioni, centrali e locali, che in certi casi arrivano anche a un anno. E questo perché le difficoltà del credito e i ritardi nei pagamenti sono ingredienti che strangolano le aziende".

L'altra grande partita che vede impegnate le cooperative è quella delle infrastrutture, con la richiesta di una discesa in campo dell'Europa, "magari con un'obbligazione targata Ue", continua Poletti. Ma soprattutto c'è la richiesta al Governo di istituire un meccanismo per correggere, a favore delle aziende, gli importi dei lavori già assegnati in relazione all'aumento "spropositato" delle materie prime.

"Non è un regalo alle imprese costruttrici – sostiene il presidente di Legacoop – ma un intervento di equità perché gli appalti vinti due o tre anni fa rischiano di non partire perché le società non riescono a reggere il peso dell'aumento delle materie prime, che vanno dai tondini al cemento, solo per fare un paio di esempi. La revisione dei prezzi è quindi necessaria".

E la polemica sui privilegi fiscali, di cui godono le cooperative? "Guardi, noi non li abbiamo mai considerati aiuti di Stato e comunque il modello cooperativo sta dimostrando proprio in queste ore di seguire una normativa che porta le nostre realtà produttive a consolidarsi e a patrimonializzarsi nel tempo".

daniele.lepido@ilsole24ore.com

IL VALORE TOTALE

53,2 - I ricavi (in miliardi di euro)

È il fatturato 2007 della galassia di aziende che fa capo a Legacoop, in crescita di oltre il 4% sull'anno precedente. Andando ad analizzare le singole sigle Ancc-Coop, da sola, ha fatturato 12,2 miliardi.

442 - Gli occupati (in migliaia)

Sono quasi mezzo milione i lavoratori di Legacoop. Secondo i dati Unioncamere nel 2007 circa 12 nuovi addetti assunti su cento facevano parte del mondo delle cooperative.

8 - I soci delle Coop (in milioni)

Rispetto al 2006 l'incremento è stato del 2,7 per cento (nel 2005 invece erano 7,5 milioni).

 

 

 

Un terzo delle Pmi presenta debiti superiori al patrimonio

di Franco Vergnano

23 Ottobre 2008

Cresce l'indebitamento delle Pmi e si incrementa anche l'utile. Campanello di allarme di almeno un paio di segnali. Il primo: l'arretramento finanziario dell'Italia con aziende sottocapitalizzate, mentre il secondo è la relativa robustezza del nostro sistema industriale in grado di affrontare meglio la nuova crisi del sistema economico internazionale, come racconta Ludovico Mantovani, 46 anni, partner di Iperion corporate finance, advisor finanziario indipendente.

L'indagine è stata condotta su imprese di capitale con un fatturato compreso tra 0,5 e 50 milioni di euro sui dati aggregati dei bilanci delle società di capitale nel 2007.

Vediamo alcuni dati del rapporto dal quale emerge come il Lazio sia la Regione più virtuosa mentre la Valle d'Aosta la peggiore, almeno come solidità finanziaria. Una conferma del teorema che vede la "famiglia ricca e l'azienda povera", come aveva già teorizzato il professor Claudio Demattè della Sda Bocconi. Oltre un terzo delle Pmi italiane (per l'esattezza il 36,5%) presenta un debito superiore al valore del patrimonio netto: nel 2006 eravamo al 35,1 per cento.

La regione più virtuosa, come accennato è il Lazio (con una media di 26,9%) mentre quella con la maglia nera è la Valle d'Aosta (43,9%). Lo studio riporta inoltre i valori percentuali di società in utile con una media nazionale del 2007 di 74,4%, in crescita rispetto al 72,5% dell'anno precedente.

Il rapporto evidenzia anche la distribuzione delle Pmi: la Lombardia è la regione che vanta il maggior numero di Pmi, con una media di 24,8%, seguita dal Lazio con il 10,8% e dal Veneto con il 10,6 per cento. Fanalino di coda è, con lo 0,3%, il Molise. In sostanza, è cresciuto il numero di Pmi con dimensioni che hanno un debito superiore al patrimonio.

"La nostra analisi è una fotografia di circa il 50% delle imprese operanti in Italia – dichiara Alberto Salsi, managing director Iperion – e dimostra che sempre più di rado il capitale di famiglia rappresenta una soluzione o un supporto anche parziale nelle operazioni di ricapitalizzazioni della Pmi. Scarseggia il capitale di famiglia per le ricapitalizzazioni, manca un patto generazionale: tutti segni evidenti che il problema della staffetta si manifesta e radicalizza in un numero crescente di imprese".

Non per niente, al fine di creare consapevolezza su questo tema, Iperion ha inventato il premio "Di padre in figlio, il gusto di fare impresa" dedicato al miglior passaggio generazionale nel sistema imprenditoriale italiano: "Un'occasione per dare il giusto risalto ai casi in cui le nuove generazioni hanno saputo, cogliere la sfida e garantire non solo la continuità ma anche la crescita dell'impresa".

 

 

 

Dalle Regioni garanzie per quasi tre miliardi

di Marco Morino

21 ottobre 2008

Sfiora i tre miliardi di euro, secondo un'elaborazione del Sole 24 Ore, l'ammontare dei sostegni finanziari – sottoforma di garanzie del credito, prestiti e altri incentivi – attivati in questi giorni dalle Regioni italiane per aiutare le piccole e medie imprese del territorio a superare gli effetti della crisi finanziaria, che sta colpendo pesantemente anche le realtà più dinamiche e vitali.

Ieri è stato il turno della Giunta regionale del Piemonte a varare un robusto pacchetto anti-crisi, articolato in cinque punti e che dovrebbe sviluppare una leva finanziaria superiore ai 200 milioni. Il primo livello di intervento riguarda la definizione di intese tra amministrazione regionale, sistema dei Confidi e sistema bancario a garanzia del credito a favore della micro e piccola e media impresa. La seconda misura anti-crisi contempla, tramite l'utilizzo del programma comunitario Jeremie, l'istituzione di un fondo di investimenti alimentato dalla Bei che consente all'amministrazione regionale un'eventuale intervento nella ricapitalizzazione di Pmi con un massimo di 250 addetti.

Qualche giorno fa era stato il Veneto a lanciare un "Piano di supporto finanziario straordinario a sostegno del sistema economico". "La Regione – aveva spiegato il presidente Giancarlo Galan – intende dare una risposta forte alla crisi finanziaria, intervenendo con una quota propria di 3,6 milioni di euro a favore delle aziende venete". Grazie a queste misure straordinarie, il consorzio Neafidi potrà promuovere un circuito virtuoso di nuove linee di finanziamento che permetterà alle aziende venete di accedere al mercato del credito per ulteriori 300 milioni di euro. "Il rischio infatti – ha aggiunto Galan – è che le imprese si trovino a fronteggiare da un lato un'insufficiente quantità di credito, dall'altro aumenti di costo, tali da compromettere la tenuta del sistema economico regionale".

I piani anti-crisi più robusti, pari entrambi a un miliardo di euro, sono quelli messi in campo da Lombardia e Lazio. Sia il piano lombardo sia quello laziale sono basati sulla creazione di un fondo di garanzia come strumento per agevolare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese. Piero Marrazzo, governatore del Lazio, ha annunciato l'avvio di un comitato tecnico di emergenza per il credito, nel quale le imprese avranno una loro rappresentanza. "Abbiamo analizzato gli strumenti a disposizione – ha detto Marrazzo – e pensiamo di poter garantire, all'inizio, un credito alle Pmi per circa un miliardo di euro". In Lombardia, oltre che un intervento sui fondi di garanzia, necessario per stimolare le banche a finanziare le imprese, Roberto Formigoni ha anche in mente un'alleanza da stringere con il sistema bancario lombardo per "ritarare i finanziamenti che Regione Lombardia concede alle imprese". Ma tutto questo, nelle intenzioni di Formigoni, è solo l'inizio di un percorso: "Altri interlocutori che vogliamo avere sono Bei e Cassa depositi e prestiti".

Strategia analoga in Toscana, dove la Regione si è mossa con tempestività per contrastare la temuta stretta creditizia per le imprese. La Regione ha deciso di potenziare i fondi di garanzia, una misura che permetterà alle imprese toscane di accedere a finanziamenti agevolati per circa 500 milioni di euro. La Puglia ha appena annunciato, tra i i vari interventi, l'istituzione di un fondo di garanzia da 50 milioni per sostenere le Pmi pugliesi (si veda Il Sole 24 Ore di domenica scorsa). Anche la Valle d'Aosta non sta a guardare. Il Governo regionale – ha spiegato il presidente, Augusto Rollandin – intende agire su tre filoni distinti: approvare azioni legislative mirate, istituire nel bilancio di previsione 2009 un fondo polmone per affrontare le emergenze (dell'ammontare di 3 milioni di euro) e per sostenere le iniziative legislative, accelerare i tempi di pagamento delle fatture che le imprese presentano alla Regione.

marco.morino@ilsole24ore.com

 

 

 

 

2008-10-22

Paradosso per le aziende: punite per i ritardi della Pa

di Maria Carla De Cesari

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22 Ottobre 2008

Il paradosso che mette a rischio la vita di molte imprese creditrici della pubblica amministrazione sta nel fatto che i ritardi nei pagamenti diventano, per gli enti, la "liberatoria" per bloccare la liquidazione delle fatture. Se i datori di lavoro – in attesa di ricevere i compensi per le commesse – "saltano" per mancanza di liquidità anche solo una scadenza di versamento delle ritenute fiscali e dei contributi, diventano "aziende irregolari". Due le conseguenze: l'Inps revocherà le agevolazioni contributive e richiederà la differenza tra i contributi in misura piena e quella scontata. La pubblica amministrazione debitrice sarà tenuta a non pagare le fatture superiori a 10mila euro, fino a compensare quello che viene quantificato come debito.

Il meccanismo perverso rischia di mandare fuori mercato molte imprese che devono fare i conti con i pagamenti della Pa al contagocce. Una situazione che si aggrava in questo periodo viste le difficoltà nei finanziamenti e negli anticipi bancari.

"La burocrazia – afferma Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro – rischia di far chiudere migliaia di imprese. La norma di salvaguardia della pubblica amministrazione non può essere utilizzata per punire chi si trova in difficoltà a causa del mancato rispetto dei contratti da parte degli enti pubblici".

Sono stati prima il decreto legge 262/2006 (legge 286) e poi il decreto ministeriale 40/2008 a disciplinare, prima di procedere al pagamento (per somme superiori a 10mila euro), l'obbligo di verifica, da parte delle pubbliche amministrazioni, circa l'esistenza di inadempimenti delle imprese creditrici. Il controllo avviene attraverso la "banca dati" di Equitalia. Ma il legislatore non ha fatto i conti con il circolo vizioso innescato dai ritardi delle pubbliche amministrazioni.

Tuttavia, per le aziende i problemi non si fermano qui. "È necessario – spiega Calderone – mettere in ordine gli archivi dell'Inps. In alcuni casi, infatti, risultano debiti inesistenti e il mancato rilascio del documento di regolarità contributiva provoca la revoca delle agevolazioni, per esempio quelle collegate alle assunzioni dei disoccupati di lunga durata".

Ma come è possibile che gli archivi dell'Inps non rispecchino la reale situazione delle aziende? Tra le cause del mancato allineamento figura la coesistenza di procedure informatiche – la comunicazione telematica di assunzione – e di dossier su carta, per esempio il modello che autocertifica, per il lavoratore assunto, l'esistenza dei requisiti per gli sconti contributivi. Le notizie, che viaggiano su canali diversi, talvolta non si incrociano con tempestività e l'Inps "sentenzia" l'irregolarità dell'azienda.

Tra l'altro, per fruire delle agevolazioni contributive i datori di lavoro devono autocertificare all'Inps, una volta l'anno, di essere in regola con i pagamenti: il 31 ottobre scadono i termini per chi ha iniziato l'attività quest'anno. Ma per i consulenti, questo adempimento è una duplicazione, non prevista da alcuna legge. Al ministero del Lavoro è pronta una nota che invita a desistere dalla richiesta. L'Inps attende comunicazioni ufficiali.

 

 

Le strategie anticrisi delle Regioni: tutte le misure a favore delle imprese

di Marco Morino e Eugenio Bruno

Chi ha stanziato i fondi

VENETO

La Regione ha deliberato lo stanziamento di 3,6 milioni in un fondo speciale proposto da Confindustria, attraverso Neafidi, che sarà operativo già a metà novembre con la partecipazione di banche e Camere di commercio. La dotazione prevista del fondo è di 350 milioni. Per il potenziamento dei rispettivi Confidi la Regione ha stanziato anche 1,2 milioni per i commercianti e 10 milioni per gli artigiani.

Sempre la Regione ha previsto di attingere ai fondi europei per ulteri stanziamenti a favore dei Consorzi di garanzia per 35 milioni, in grado di fare da moltiplicatore per la cifra finale disponibile

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

La Provincia autonoma ha varato vari provvedimenti fra cui il potenziamento della Cassa del Trentino, con un aumento di capitale di 5 milioni, per aumentare la provvista finanziaria degli operatori locali; risorse supplementari per 50 milioni passate dalla Cassa al Mediocredito per interventi in favore delle imprese; ulteriori iniezioni di liquidità per complessivi 140 milioniper regolarizzare la gestione finanziaria di imoprese ed enti, misure finanziarie di sostegno ai Comuni per accelerare gli appalti di opere pubbliche

Chi ha deliberato

PIEMONTE

Il 20 ottobre la Regione ha istituito un comitato d'indirizzo che dovrà stabilire le linee strategiche e le priorità d'indirizzo delle misure anti-crisi e un comitato tecnico a cui spetteranno il monitoraggio e l'osservazione. Inoltre il presidente Mercedes Bresso ha annunciato che costituirà una task force con i maggiori istituti di garanzia e con le banche; obiettivo: non interrompere il flusso del credito nei confronti delle aziende fino a 250 dipendenti

In più sarà rivista la destinazione dei fondi europei Fas, con il dirottamento di 50 milioni sul fondo Geremy, uno strumento che potrà essere usato anche per l'eventuale ingresso diretto (ma temporaneo) nel capitale delle imprese in difficoltà

LAZIO

Con un decreto del presidente Piero Marrazzo è stato istituito un comitato tecnico paritario regione-imprese che nel giro di due settimane darà concreto impulso al piano anti-crisi . Tale piano, che la Regione ha discusso ma non ancora deliberato, prevede cinque linee di aiuto: sostegno dei Confidi (tra i 5 e i 10 milioni di euro); ricapitalizzazione delle imrpese (10 milioni elevabili a 20 con la partecipazione della camera di commercio); attivazione di Banca impresa Lazio (con 10 milioni di euro) per attivare con Bnl una linea di credito per le imprese da 75 milioni di euro; accordo (dal valore di 20 milioni di euro) Banca impresa Lazio-Confidi per garantire 250 milioni di euro di garanzia al credito; prestiti agevolati gestiti da Sviluppo Lazio (con un costo di 60 milioni di euro nel 2008 e altrettanti nel 2009)

Chi ha individuato le risorse

VALLE D'AOSTA

Nel bilancio di previsione 2009 verrà istituito un fondo polmone, dell'ammontare di 3 milioni di euro, per affrontare le emergenze; saranno accelerati i tempi di pagamento delle fatture che le imprese presentano alla Regione

LIGURIA

Alla prossima riunione di Giunta, l'assessore allo Sviluppo economico, Renzo Guccinelli, presenterà un piano articolato su quattro interventi: due milioni di euro di risorse, da reperire nel bilancio, per potenziare i Confidi liguri; creazione di un fondo di rotazione per piccole e medie imprese al fine di concedere aiuti per gli investimenti di tipo produttivo; accelerare le procedure relative al finanziamento dei progetti dei Comuni per le riqualificazioni urbane e i progetti delle Province per la valorizzazione del patrimonio culturale. Si tratta, complessivamente, di 180 milioni di euro; accelerare il piano annuale per l'artigianato e la pubblicazione del bando per gli incentivi alle imprese commerciali (10-12 milioni di euro)

LOMBARDIA

Il piano regionale punta a mobilitare complessivamente almeno 1 miliardo di euro a favore delle piccole e medie imprese attraverso un duplice livello di intervento: rimodulare e incrementare fondi di garanzia, rimodulare i finanziamenti e i fondi (in particolare europei) per lo sviluppo, in alleanza con le banche e in raccordo con l'Unione europea

FRIULI VENEZIA GIULIA

La settimana prossima il Consiglio regionale approverà lo storno di 10 milioni di euro destinati alla creazione di un fondo di co-garanzia accanto a Confidi che, una volta raggiunto l'accordo con le banche, punta a generare garanzie di credito per le imrpese di 200-300 milioni

In più la finanziaria regionale Friulia ha deciso di sostenere le Pmi che dovessero entrare in crisi. Il piano prevede l'assegnazione di un massimo di 15 milioni di euro alla ricapitalizzazione delle piccole e medie imprese del Friuli Venezia Giulia. Attraverso questo fondo Friulia potrà partecipare al capitale delle aziende con l'obiettivo di uscirne non appena saranno di nuovo in grado di camminare da sole. Nell'operazione Friulia potrà coinvolgere altre finanziarie regionali come il Mediocredito e Finest.

EMILIA ROMAGNA

La Regione ha deciso di aumentare per il 2009 il credito agevolato: se nel 2007 e nel 2008 le imprese avevano a disposizione 40 milioni, dal primo gennaio la cifra sale a 50 milioni.

- Regione e banche si incontreranno in questi giorni e, fra le altre cose, la Regione dovrebbe comunicare agli istituti bancari la decisione di far transitare le risorse del credito agevolato solo tramite quelle banche che garantiranno, in questo momento, sostegno al settore produttivo

MARCHE

È in corso di definizione un fondo di garanzia di secondo livello da 10 milioni, finanziato al 50% dalla Regione e per la restante parte dalle fondazioni bancarie.

Durante l'incontro avuto ieri a Roma con il ministro Scajola, in conseguenza della crisi della Antonio Merloni, la Regione Marche - unitamente a Umbria ed Emilia-Romagna - hanno chiesto l'applicazione di un accordo di programma, prevedendo, fra le varie cose, un plafond di ammortizzatori in deroga per le imprese con meno di 15 dipendenti

TOSCANA

Contro la probabile stretta creditizia per le imprese, la Toscana pensa a potenziare i fondi di garanzia. In particolare si punta a un nuovo fondo di garanzia per gli investimenti, pari a 33 milioni di euro, in corso di definizione presso la Commissione Ue. Altri 15 milioni di euro potrebbero andare a potenziare i fondi regionali.

Ieri, 21 ottobre, a Siena la Regione Toscana ha presentato Toscana Innovazione, il nuovo fondo da 45 milioni di euro gestito da Sici, società di gestione del risparmio costituita nel 1998, cui la Regione partecipa con quasi 18 milioni e la Fondazione Mps con 9: un fondo di venture capital per finanziare le idee innovative di aziende che ancora non esistono e l'espansione di piccole e medie imprese che intendono rinnovarsi.

UMBRIA

Per la giornata odierna è stato convocato un "tavolo del credito". Regione e banche si incontreranno per discutere dell'istituzione di un fondo di garanzia che - nelle intenzioni - dovrebbe avere una dotazione intorno ai 10 milioni.

Rifinanziamento della legge 949/52 (finanziamenti agevolati alle aziende artigiane) con una dote di 10 milioni in cinque anni.

CAMPANIA

In arrivo per i Confidi campani 20 milioni di euro, che si aggiungeranno ai 5 milioni già stanziati e previsti dalla legge regionale per questa tipologia di strumenti finanziari; le risorse saranno prelevate dal fondo di garanzia regionale gestito da Artigiancassa; riapertura del bando per il consolidamento delle passività a breve

MOLISE

Tre le linee di intervento discusse in Giunta: Fondi di garanzia per la copertura dei crediti bancari delle pmi (20 milioni di euro); Interventi di consolidamento delle passività attraverso finanziaria regionale (50 milioni di euro); semplificazione delle procedure

PUGLIA

Verrà creato un Fondo di garanzia da 50 milioni di euro per aiutare le banche a sostenere soprattutto le Pmi; anticipazione di cassa per 700/800 milioni di euro per i creditori della Regione in attesa dei fondi ministeriali; fondi Ue per 50 milioni per microimpresa per soggetti deboli (giovani e donne); tavolo semplificazione amministrativa per accelerazione procedimenti autorizzatori.

SICILIA

La Regione siciliana ha annunciato di voler accogliere la proposta di Confindustria sicilia di istituire un fondo di garanzia per il credito alle imprese. Nelle commissioni di merito dell'assemblea regionale siciliana è stata presentata da Assoconfidi Sicilia (associazione che raggruppa 26 Confindi dell'isola) un articolo unico che prevede lo stanziamento di 30 milioni per il 2008 per i fondi rischi dei Confidi

Chi sta programmando

PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO

Il presidente Durwalder ha appena concluso un giro di consultazioni con tutti i soggetti interessati e si sta per varare un pacchetto che comprenderà il potenziamento delle garanzie dei Confifi, la riduzione dei tempi di pagamento da parte della Pa, l'anticipo per quanto possibile del programma di opere pubbliche, la frammentazione degli appalti per incrementare la partecipazione delle imprese locali ed incentivi a ricerca e innovazione

CALABRIA

La Giunta regionale ha annunciato misure di sostegno alle imprese sul fronte del credito con l'abbattimentio degli interessi e della produzione. Siamo ancora, però, all'annuncio generico

SARDEGNA

La Regione non ha ancora deliberato misure a favore delle imprese. Sta però predisponendo la Finanziaria 2009, nella quale potrebbero essere recepite le richieste già avanzate dalle parti sociali al pesidente e all'assessore al Bilancio; gli interventi possibili sono due:

potenziamento del Conzorzio fidi (già esistente), per favorire l'accesso al credito;ampliamento della platea di imprese che accedono all'applicazione dell'aliquota Irap agevolata (ridotta, cioè di un punto percentuale rispetto all'aliquota nazionale pari a 3,9% a partire dal 2008)

BASILICATA

C'è stato un incontro tra Regione, Abi e Confindustria, ma siamo ancora nella fase di capire come muoversi. L'intervento dovrebbe snodarsi su tre linee: chiedere al Governo di utilizzare un fondo di garanzia nazionale con l'aiuto di Stato a sostegno delle grandi imprese del mobile; creare un fondo regionale che da un lato utilizza i fondi Por per gli investimenti e dall'altro risorse della Regione destinate in maniera esclusiva alle Pmi "per poter operare in regime de minimis"; destinare 2 milioni ai Confidi cercando anche di promuovere forme di aggregazione

Chi é ancora fermo

ABRUZZO

Al momento non sono stati presi provvedimenti

 

 

 

Borsa, Wall Street in caduta libera. Tutta l'Europa negativa

22 ottbre 2008

Spinta al ribasso dai pessimi risultati di colossi come Boeing, At&T, Merck ed Alcoa, Wall Street chiude in pesante rosso perdendo il 5,7%, dopo un brutto martedì, anch'esso finito in rosso.

In due giorni l'indice ha perso oltre 750 punti assestandosi poco sopra gli 8.500 punti. Ad un certo punto, a circa 15 minuti dalla chiusura, si era addirittura temuto il peggio, dato che il Dow Jones perdeva oltre 700 punti, per poi leggermente risalire.

Tra le blue chips, la Boeing ha perso oggi il 7,5%, la At&T il 7,6%, ed è andato male anche il colosso farmaceutico Merck (-6,5%), annunciando l'intenzione di tagliare il 10% del numero dei suoi dipendenti.

Oltre a quelli industriali, emergono nuovi timori bancari legati alla prospettiva di una crisi delle carte di credito, che potrebbero vivere momenti analoghi a quelli della crisi dei mutui.

Oltre all'American Express (che in un mese ha perso circa la metà del proprio valore), rischiano di soffrire di nuovo colossi bancari come Citigroup, JP Morgan Chase e Bank of America.

La giornata era iniziata in negativo alla Borsa di New York, dopo l'annuncio che la Wachovia, appena acquistata dalla Wells Fargo, ha perso quasi 34 miliardi di dollari nel terzo trimestre. Cioè più del previsto perchè sono spuntati nuovi mutui tossici.

A Milano il Mibtel ha chiuso a -3,47% e l'S&P/Mib a -3,57%. Quanto alle altre piazze europee: Parigi -5,1%, Francoforte -4,46%, Londra -4,46%, Zurigo -4,2%. Malissimo Madrid (-8,16%) dove ha pesato l'annuncio dell'Argentina di nazionalizzare i fondi pensione.

Fra le blue chip crollo di Finmeccanica, che ha ceduto l'11,1% a 9,57 euro riportandosi sui livelli del 2004, fra scambi pari all'1,3% del capitale. A pesare il prezzo delle nuove azioni offerte in aumento pari a 8 euro, a forte sconto rispetto alle quotazioni di Borsa. A picco gli energetici con Tenaris maglia nera fra le blue chip in flessione del 15,1% a 7,65 euro, Saipem (-6,2%) e sul completo Saras (-7,5%) ed Erg (-7,4%). Perdite contenute per Eni (-2,93%). Sempre fra le blue chip nuovi minimi dell'anno per Unicredit che ha ceduto il 7,3% a 2,085 euro, fra scambi pari all'1,28% del capitale. Fra i finanziari male anche Ubi (-5,1%), Fonsai (-5%), Mps (-3,8%), Intesa Sanpaolo (-3,2%), Generali (-2,9%) e Mediolanum (-2,4%) che a tutela dei propri clienti ha annunciato il rimborso del capitale per le polizze Index Linked con sottostanti obbligazioni Lehman Brothers. In calo del 3,3% a 1,315 euro L'Espresso, che ha presentato i conti dei primi nove mesi 2008 chiusi con un utile netto in calo del 24,1% a 43,4 milioni di euro. In controtendenza Terna che ha chiuso in rialzo del 3% a 2,43 euro e Parmalat (+0,86%) dopo il crollo di ieri in scia alla sentenza favorevole a Citigroup negli Usa.

 

Crisi internazionale, G-20 straordinario a Washington il 15 novembre

22 ottobre 2008

Tutti a Washington, il prossimo 15 novembre. Il presidente americano George Bush, in scadenza di mandato, incontrerà forse per l'ultima volta capi di Stato e di governo. Un'uscita di scena che coinciderà con la massima riunione per affrontare la crisi internazionale. Alla Casa Bianca ci saranno i Paesi del G-20, i responsabili del Fondo monetario internazionale, della Banca Mondiale, il segretario generale dell'Onu e il Presidente del Forum di Stabilità Finanziaria.

La portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, ha detto che lo scopo del summit sarà "esaminare i progressi fatti per fronteggiare la attuale crisi finanziaria, approfondire una comprensione comune delle sue cause e - per evitare che possa ripetersi - concordare una serie di principi per una riforma dei regimi regolatori e istituzionali dei settori finanziari mondiali".

I principi saranno poi "sviluppati ulteriormente da gruppi di lavoro per essere esaminati poi in successivi vertici". Al summit parteciperanno i paesi del G-20: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Corea del Sud, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti e l'Unione Europea. Sono stati inoltre invitati a partecipare i responsabili dell'Fmi, della Banca Mondiale, il segretario generale dell'Onu e il Presidente del Forum di Stabilità Finanziaria.

Il summit sarà preceduto da una cena di gala alla Casa Bianca. Per Bush, potrebbe essere l'ultima.

 

 

 

Le banche a Berlusconi: "Non servono aumenti di capitale"

22 ottobre 2008

Pietro Modiano con Corrado Passera (Imagoeconomica)

Berlusconi ipotizza la necessità di aumenti di capitale per alcune banche, i banchieri chiudono la porta. Il premier ieri a Napoli aveva detto che "forse due o tre banche oltre a Unicredit avranno dei vantaggi ad aumentare il proprio capitale, trovando naturalmente i mezzi sul mercato". Ma oggi, intervistati a margine dell'esecutivo Abi in svolgimento a Milano, tutti i principali banchieri italiani si dicono contrari.

"Noi pensiamo di avere una struttura patrimoniale adeguata e il piano d'impresa che stiamo realizzando la rafforzerà ulteriormente", ha spiegato Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo. Lo stesso concetto è stato espresso da Pietro Modiano, direttore generale e responsabile della banca dei territori di Intesa Sanpaolo. "Siamo solidi, chi lo dubita". Anche Roberto Mazzotta, presidente di Bpm, si dice contaario all'ipotesi dell'aumento di capitale. "I nostri ratios sono a postissimo. Non hanno bisogno di niente", ha affermato. Alla domanda se l'istituto abbia bisogno di un aumento di capitale, Mazzotta lo ha escluso: "Per l'amor di Dio", ha detto. Neppure Emilio Zanetti, presidente di Ubi Banca, si sente nella necessità di procedere a una ricapitalizzazione. "Io credo che siamo uno degli istituti più capitalizzati. I nostri ratios sono assolutamente a posto, quindi non abbiamo bisogno di una ricapitalizzazione", negando anche l'ipotesi di una fusione con Banco Popolare. "Sono ipotesi fantasiose, destituite da ogni fondamento" ha sottolineato Zanetti.

Posizione rafforzata anche dall'ad di Banco Popolare, Fabio Innocenzi che, sull'aumento di capitale e su una fusione con Ubi dice che "non ci sono novità. Abbiamo già ampiamente commentato su tutti questi temi nei mesi passati". Tranquillissimo si dice pure Luigi Abete, presidente di Bnl. "Non è successo nulla, la notte dormo tranquillo. Anzi, a maggior ragione adesso".

 

 

Tracollo della Borsa argentina, si diffonde l'effetto panico

dal nostro corrispondente Roberto Da Rin

22 OTTOBRE 2008

BUENOS AIRES - Un altro sussulto. La Borsa di Buenos Aires sta perdendo il 17%, in reazione alla nazionalizzazione dei fondi pensione che verra' presentato al Congresso la prossima settimana. I timori di un altro default argentino, in gran parte immotivati da un quadro macroeconomico ben diverso da quello del 2001, hanno generato un effetto panico tra gli operatori che detengono titoli argentini.

Tra i titoli piu' penalizzati Telecom Argentina, in calo del 21,46 per cento. L' effetto-Argentina, si è fatto sentire sulle quotazioni di alcuni titoli di primo piano alla borsa di Madrid, particolarmente esposti su questo mercato. Repsol, il maggiore produttore petrolifero spagnolo, ha perso infatti fino al 15% a 15,22 euro, il maggiore ribasso da undici anni a questa parte. Repsol tra l' altro possiede YPF, la maggiore compagnia petrolifera argentina.

A sua volta Telefonica ha ceduto fino al 9,3% a 14,17 euro e Banco Santander il 9,7% a 8,38 euro. Gli effetti della scelta di Cristina Kirchner sono arrivati anche a Piazza Affari. Il titolo Tenaris è stato sospeso e registra un ribasso teorico del 13,27%. La multinazionale controllata dalla famiglia Rocca opera in Argentina dove è quotata sul listino di Buenos Aires dove il titolo Tenaris ha perso piu' il 9 per cento. I termini e la questione della riforma previdenziale sono questi. L'attuale meccanismo di capitalizzazione individuale diventerà complementare e basato sulla volontà del singolo contribuente.

Si tratta di 30 miliardi di dollari appartenenti a 9,5 milioni di lavoratori dipendenti, investiti in vario modo, e di introiti mensili per circa 300 milioni di dollari.

Il sistema pensionistico argentino (Sijp) è entrato in vigore il primo luglio 1994, con una legge voluta dall'allora presidente Carlos Menem. In quell'anno l'Argentina si associò a Cile e Singapore, unici tre Paesi al mondo a scegliere un sistema pensionistico totalmente privato.

La riforma annunciata l'altro ieri prevede che il denaro accumulato dalle Afjp (così si chiamano le amministrazioni private dei fondi pensionistici) passi al Fondo di garanzia della previdenza sociale amministrato dall'Anses (l'Inps argentina).

 

 

 

2008-10-18

Fmi pronto a tornare in scena dopo la "Bretton Woods 2" lanciata da Gordon Brown

di Alessandro Merli

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18 ottobre 2008

La revisione di Bretton Woods

MAPPA INTERATTIVA / Gli interventi dei Governi contro la crisi dei mercati

Finché le danze continuano, noi continueremo a ballare, aveva detto improvvidamente l'amministratore delegato di Citigroup, Chuck Prince, subito prima dello scoppio della crisi finanziaria nell'estate 2007. Il Fondo monetario, tradizionale finanziatore dei Paesi in difficoltà, aveva saltato gli ultimi giri proprio perché di crisi non ce n'erano. Ora è pronto a tornare in pista, anche se c'è qualche dubbio che possa occupare nuovamente il centro della scena, come faceva nei decenni passati.

Nel giro di pochi giorni, si sono rivolte all'Fmi Ungheria e Ucraina, e sta per farlo l'Islanda. La lista dei Paesi che potrebbero ricorrere ai finanziamenti dell'istituzione di Washington è lunga, dal Pakistan all'Indonesia alla Turchia, perenne cliente del Fondo, ad alcune economie dell'America centrale. Per bocca del suo direttore, Dominique Strauss-Kahn, l'Fmi si è già dichiarato pronto a intervenire, se necessario utilizzando uno sportello di emergenza varato dopo la crisi messicana del 1995. Inoltre, proprio perché in questi anni ha ricevuto solo rimborsi e non effettuato prestiti, se non di piccola entità, l'istituzione ha a disposizione 200 miliardi di dollari, come ha detto nei giorni scorsi a Washington lo stesso Strauss-Kahn. La ripresa dell'attività di prestito, fra l'altro, farà bene alle casse del Fondo che, come una banca, vive degli interessi sugli impieghi e negli ultimi anni ne ha ricevuti ben pochi, aprendo un buco considerevole nei propri conti.

Già dai primi episodi è emerso tuttavia che i Paesi che ne hanno bisogno - per la stessa ragione per cui i grandi debitori del recente passato, dal Brasile all'Argentina all'Indonesia, hanno voluto rimborsare anticipatamente l'Fmi, e cioè per il timore di interferenze nelle politica economica - sono apparsi riluttanti a rivolgersi al Fondo in prima battuta. L'Islanda ha bussato addirittura alla Russia, chiedendo 4 miliardi di dollari, mentre l'Ungheria ha avuto 5 miliardi di euro dalla Banca centrale europea, nell'insolito ruolo di finanziatore anti-crisi fuori da Eurolandia. Il Fondo è consapevole di questo atteggiamento dei potenziali clienti, tanto che Strauss-Kahn ha rimarcato che la condizionalità dei prestiti d'emergenza è più snella rispetto a quelli tradizionali, anche se, ha osservato in un'intervista al Financial Times, "dare i soldi senza le politiche giuste è uno spreco". Nei Paesi emergenti, comunque, la crisi è destinata a restituire all'Fmi il compito tradizionale di finanziatore delle economie in difficoltà, che si è assunto fin dagli anni 80.

La vera partita della crisi finanziaria globale, però, si gioca stavolta sui mercati dei grandi Paesi industriali e qui finora il Fondo monetario è stato largamente marginalizzato. La settimana scorsa a Washington, il comitato dei ministri che ne stabilisce le linee guida ha assegnato all'istituzione guidata da Strauss-Kahn il ruolo di "trarre le necessarie lezioni di politica economica dalla crisi in corso e indicare le raccomandazioni per ristabilire la fiducia e la stabilità". Non è ovvio tuttavia come i compiti del Fondo si intreccino con quelli del Financial Stability Forum, che riunisce le autorità dei principali Paesi industrializzati e che è al lavoro da tempo sugli stessi temi. I dubbi sulla centralità del Fondo sono emersi a Washington anche con la convocazione, subito dopo il comitato ministeriale dell'Fmi, di una riunione del G-20, che dovrebbe assolvere una funzione analoga, di mettere assieme Paesi avanzati ed economie emergenti.

Nelle intenzioni dei suoi proponenti, tra cui il primo ministro inglese Gordon Brown, la "nuova Bretton Woods", che dovrebbe esser convocata per rifondare il sistema che fra l'altro, oltre sessant'anni fa, diede vita al Fondo monetario, ridarebbe centralità all'Fmi, indirizzandone maggiormente l'attenzione, ancor più di quanto abbia fatto negli ultimi anni, sulle relazioni fra economia e finanza. Un ruolo per il quale il Fondo non è necessariamente ben equipaggiato in termini di risorse umane, anche se, dopo il crollo di molte istituzioni di Wall Street, non dovrebbe esser troppo difficile ora reclutare esperti di mercati finanziari. "Le parole Bretton Woods 2 mi piacciono, ma deve esserci qualcosa dietro le parole", ha detto ancora Strauss-Kahn. Più che il destino del Fondo, c'è in ballo la stabilità futura del sistema finanziario internazionale.

 

 

Crisi del credito: Borse, Governi e Banche central

Unicredit: la Libia chiede un vicepresidente

di Giuseppe Oddo

18 ottobre 2008

La banca centrale libica sembra intenzionata a chiedere un posto nel consiglio d'amministrazione di UniCredit, di cui è ormai secondo azionista (dietro la Fondazione Cariverona) con il 4,23%. L'obiettivo, riferisce una fonte, sarebbe la vicepresidenza dell'istituto, a cui i libici avrebbero candidato il governatore della banca centrale, Farhat Omar Bengdara. La richiesta potrebbe essere stata già avanzata ai grandi soci di UniCredit, banca in cui i fondi sovrani di Tripoli hanno investito oltre 1 miliardo di euro comprando titoli sul mercato. Come è noto, la Libia ha inoltre dato la propria disponibilità a sottoscrivere una tranche di 500 milioni del prestito obbligazionario di prossima emissione. UniCredit ha attualmente 5 vicepresidenti.

Oltre al dossier UniCredit, i fondi libici, secondo la medesima fonte, stanno studiando l'acquisizione di una quota dell'Eni (di cui avrebbero già lo 0,7%) e non avrebbero rinunciato all'ingresso in Telecom Italia.

L'Eni, che ieri a Piazza Affari è salita del 14,53% a 15,36 euro, rappresenta una grande opportunità d'investimento per la Libia del colonnello Gheddafi, dove la compagnia petrolifera italiana ha radici storiche. Alle quotazioni odierne, i giacimenti del gruppo del "cane a sei zampe" sono valutati nell'ordine di qualche dollaro al barile; valutazione risibile anche nell'ipotesi di una perdurante discesa del prezzo del greggio. E, a questi prezzi, il suo dividendo assicura un rendimento medio del 10 per cento. La finanza libica, che accumula circa 2 miliardi di euro al mese vendendo gas e petrolio, punta dunque esclusivamente al potenziale di rivalutazione di un eventuale investimento in Eni: di certo non alla sua gestione. E tra petrolio e finanza, a Tripoli sono ritornati in auge uomini come Mohammed Layas, oggi presidente della Libian Investment Authority, già governatore della banca centrale e grande negoziatore dell'uscita della Lafico dal capitale della Fiat.

Come è emerso dalla conferenza internazionale Eurogolfe 2008 (su Europa, Mediterraneo e Stati del Golfo), che si conclude oggi alla Fondazione Cini di Venezia, i fondi sovrani dei Paesi arabi, dall'Arabia Saudita, ad Abu Dhabi, da Dubai al Qatar, non perseguono fini predatori, non approfittano della crisi finanziaria globale e del crollo delle quotazioni di Borsa per acquisire il controllo delle industrie strategiche dei Paesi occidentali. Anzi, cercano di entrare nel capitale di società profittevoli con il consenso politico dei governi per moltiplicare la massa dei profitti realizzati con le materie prime energetiche.

"Non pensano alle Opa ostili, ma anzi - riferisce un uomo d'affari arabo che chiede di non essere citato - mantengono il basso profilo per non essere presi tra due fuochi: le pressioni politiche dell'Occidente da un lato e quelle delle popolazioni arabe che vivono in molti casi ancora in condizione di povertà dall'altro. L'eccesso di ricchezza crea gelosie, sia all'esterno che all'interno degli Stati arabi. I responsabili di questi fondi non godono di popolarità nemmeno nei loro Paesi. Uno Stato come il Qatar, un tempo totalmente sottomesso all'Arabia Saudita, ha oggi tra i suoi migliori alleati l'Iran, a cui deve la sua fortuna anche il Dubai, dove Teheran ha riciclato i suoi capitali dopo l'avvento del fondamentalismo islamico e dove si sono diretti anche i capitali russi. L'Europa si rassicuri: i fondi sovrani - conclude la fonte - non hanno alcun interesse a scalare le grandi aziende occidentali".

Finanza & Potere, il blog di Giuseppe Oddo

 

Abi: garanzia unica Ue per i conti

18 ottobre 2008

Uno schema di garanzia sui depositi unificato per tutta l'Europa, con uguale livello di protezione e sostegno degli Stati, anche perché l'avvicinamento degli schemi di garanzia tra i diversi Stati che si è realizzato nelle ultime settimane "è lontano da quello che serve nei casi di crisi". Giovanni Carosio, vice direttore generale di Bankitalia, ha indicato ieri una possibile linea d'azione da prendere di fronte alla crisi finanziaria, nel corso di un convegno dedicato alla riforma del'architettura della vigilanza europea, organizzato dall'Abi a Palazzo Altieri.

Tra gli altri terreni nei quali è possibile costruire una più efficace vigilanza a raggio europeo, secondo il dirigente della Banca d'Italia, c'è quello delle analisi comuni sui rischi sistemici; ma, secondo Carosio, occorrerebbe anche poter disporre di un solo schema di reporting da parte delle aziende di credito. In sostanza, ha spiegato, il Cebs, il comitato che riunisce i supervisori europei delle banche, ha tuttora scarsi poteri.

Quanto alla posizione dell'Associazione bancaria, "la parola d'ordine – è stato detto al convegno – è andare oltre le strutture di vigilanza su base nazionale e proporre la revisione degli accordi in tema di gestione e soluzione delle crisi transfrontaliere".

È toccato al vice presidente dell'Associazione, Mario Sarcinelli, spiegare che "le proposte per rafforzare la vigilanza dei gruppi transfrontalieri trovano limite nel regime di responsabilità nazionale a cui sono soggette le autorità di vigilanza. Questi aspetti – ha aggiunto Sarcinelli – hanno una connotazione politica e i recenti avvenimenti internazionali ce ne offrono ampia conferma".

Per uscire dalla crisi occorrono quindi una soluzione europeà e regole di vigilanza armonizzate. Scopo della riforma dovrebbe essere il rafforzamento della cooperazione tra autorità di vigilanza nazionali attraverso la creazione di Collegi dei supervisori per la vigilanza dei gruppi cross border, come suggerito anche dal Financial stability forum (Fsf) nelle sue raccomandazioni.

Le proposta di modifica contenute nella Capital requirement directive, elaborate dalla Commissione europea e pubblicata il primo ottobre scorso, introduce, per l'appunto, i Collegi dei supervisori e li rende obbligatori per tutti i gruppi transnazionali. Inoltre, vengono estesi i poteri decisionali dell'autorità di vigilanza consolidata nell'ambito dei collegi. Infatti si prevede una valutazione congiunta, ma con decisione finale del consolidating supervisor (l'autorità di vigilanza del paese dove risiede la "casa madre" del gruppo creditizio in questione) per quel che riguarda l'adeguatezza del capitale. Si tratta di una proposta di riforma che è complementare al "Memorandum of understanding" firmato recentemente dagli Stati membri, che prevede accordi tra i ministri delle Finanze e i responsabili delle Banche Centrali per la costituzione di appositi comitati per la salvaguardia della stabilità in caso di crisi. Il memorandum, tuttavia, è stato ricordato, non è legalmente vincolante e conseguentemente non impone interventi in favore di Stati membri colpiti da crisi, né impedisce l'adozione di misure non precedentemente concordate.

(R. Boc.)

 

 

Crisi del credito: Borse, Governi e Banche centrali

Ritorniamo ai fondamentali

di Emilio Botin

La crisi che stiamo vivendo sottolinea l'importanza di un sistema finanziario solvente, redditizio, sano e sostenibile. Molto è in discussione: dalla complessità di certe innovazioni finanziarie rivelatesi altamente nocive fino al funzionamento delle agenzie di rating e di certe strutture di regolamentazione e supervisione.

La Banca di Spagna, il nostro regolatore e supervisore, ha svolto un ruolo esemplare che è stato riconosciuto a livello internazionale. Le risposte a queste domande non sono facili, ma sembra evidente che devono passare da un recupero dei fondamenti dell'attività bancaria. Ora abbiamo sul tavolo tre problemi globali, che incidono con diversa intensità nei vari Paesi, e che hanno richiesto misure urgenti: liquidità; attività "tossiche"; capitalizzazione degli istituti finanziari.

A mio parere, l'apporto degli istituti e degli organismi di supervisione deve consistere in quattro cose: rimettere al centro il cliente; potenziare la gestione ordinaria; gestire con prudenza il rischio; rafforzare il governo d'impresa. Il contributo delle autorità, invece, è fondamentale per questioni come liquidità, trasparenza, supervisione.

La priorità è rimettere al centro il cliente. E per fare questo dobbiamo offrire valore, servizi e prodotti adeguati e adattati alle loro necessità. Dobbiamo fornire prodotti a prezzi ragionevoli, tenendo sotto controllo i costi senza pregiudicare il servizio e sfruttando le economie di scala che si possono ottenere raggiungendo dimensioni adeguate.

Il secondo elemento chiave è concentrarsi sulla gestione ordinaria. Un modello di gestione ordinaria adeguatamente curato, basato sul rapporto di lungo termine con il cliente, è redditizio e non costringe a investire in titoli e strutture finanziare poco chiari per generare profitti.

Questo mi porta al terzo punto, forse il più importante: noi, le banche, dobbiamo gestire il rischio con prudenza. Se qualcosa è emerso con chiarezza in questa crisi è la necessità di focalizzarci sulla gestione dei rischi. E per fare questo non servono grandi innovazioni. Non serve inventare nulla di nuovo. Serve dedicare tempo e attenzione al massimo livello in tutti gli istituti.

Qualche mese fa è venuto a farci visita un ex presidente della Federal Reserve. È rimasto sorpreso nell'apprendere che la Commissione rischi del Banco Santander, composta da cinque consiglieri, si riunisce due volte la settimana per analizzare i rischi per almeno quattro ore. Condividiamo pienamente le raccomandazioni dei vari organismi internazionali a questo riguardo: la gestione dei rischi dev'essere indipendente dal business e devono esservi coinvolti i massimi vertici dell'istituto.

Per questo è così importante il quarto punto che voglio sottolineare: la necessità di poter contare su un governo d'impresa forte all'interno degli istituti. Per anni si sono sentite voci da più parti levarsi in difesa della presenza di consiglieri indipendenti. Sembrava la panacea: il consigliere migliore era quello più lontano dagli affari, perché, si diceva, era più indipendente. Quello che serve sono consiglieri capaci e che conoscano bene un settore complesso, soggetto a innovazioni continue e dove qualsiasi errore di gestione ha implicazioni importanti. Nel consiglio del Banco Santander attualmente vantiamo nove presidenti o ex presidenti di istituti finanziari.

Vediamo ora come le autorità possono contribuire al rafforzamento del sistema finanziario. Una prima lettura della crisi ci dice che le soluzioni tecniche non sono state sufficienti a restituire la fiducia ai mercati. Serve dare segnali inequivocabili sotto una leadership chiara e condivisa. Questo comporta dare risposte coordinate, che non generino confusioni né problemi in diversi mercati. E in particolare in Europa.

Quali devono essere le priorità? In primo luogo, fare attenzione alla liquidità. La linea di galleggiamento degli istituti è, o era fino a questo momento, il capitale, ed era su questo aspetto che si focalizzavano gli organismi di supervisione per valutare la solvibilità degli istituti. Ma dopo questa crisi bisogna fare attenzione anche alla liquidità. In secondo luogo, va incoraggiata la trasparenza. Le dimensioni di questa crisi sono legate all'incertezza su chi e in che misura ne sia stato colpito. La mancanza di informazione è sfociata in una crisi di fiducia generalizzata. Per recuperarla è fondamentale che il mercato disponga della massima trasparenza riguardo al profilo di rischio di tutti i protagonisti.

In generale, bisogna rafforzare la supervisione. La crisi ci ha insegnato che i meccanismi di controllo e valutazione delle informazioni sono altrettanto importanti della trasparenza degli istituti. È necessario che i supervisori conoscano a fondo gli istituti che supervisionano, dettino regole chiare, tengano debitamente conto del fatto che i cicli economici e finanziari esistono e che bisogna sempre essere preparati a essi.

Per concludere, in Europa è ormai imprescindibile un maggiore coordinamento tra gli organismi di supervisione. Le misure concordate lo scorso fine settimana alla riunione dell'Eurogruppo, ispirate al piano del Regno Unito, vanno in questa direzione. Presuppongono una risposta coordinata; forniscono una tabella di marcia per l'attuazione delle misure da parte dei vari Governi della zona euro; mettono in evidenza temi speciali, come la liquidità. Il Governo spagnolo ha già approvato il suo pacchetto di misure, anche se a mio parere gli istituti spagnoli non hanno bisogno che lo Stato entri nel loro capitale, perché sono solidi e non hanno problemi di solvibilità.

n conclusione, la mia lettura è che l'origine della crisi non è in un mercato concreto, come quello americano e non si limita a un business in particolare, come quello dei mutui subprime. Hanno innescato la crisi, ma non l'hanno causata. Il problema è stato lo stesso che ha originato altre crisi precedenti: gli eccessi e la perdita di punti di riferimento in un contesto straordinariamente favorevole, che ha portato a dimenticare i fondamenti dell'attività bancaria. Sono sicuro che se il sistema finanziario recupererà questi principi uscirà rafforzato dalla crisi e potrà continuare a contribuire positivamente alla crescita economica.

*presidente del Banco Santander

(Traduzione di Fabio Galimberti)

 

 

 

 

2008-10-17

Le imprese chiedono il taglio dei tassi e pagamenti più rapidi dalla Pubblica amministrazione

di Paolo Bricco

Prestiti più difficili con la stagnazione

Abi: garanzia unica Ue per i conti

AUDIO

Radio24/ Il presidente di Confindustria Marcegaglia

Radio24/ Il presidente dell'Abi Faissola

Le banche hanno avuto, finora, il sostegno dell'intero Paese. Ma è bene che le risorse finanziarie non restino confinate all'interno del perimetro delimitato dalle filiali, dagli sportelli e dagli uffici degli istituti. Devono piuttosto circolare per vivificare una attività del mondo produttivo che risente non poco della crisi.

In un frangente tanto complesso, Confindustria e Abi hanno siglato ieri una alleanza strategica, sancita da un incontro nella sede milanese di quest'ultima. C'erano la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, il presidente dell'Abi Corrado Faissola, l'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, quello di Intesa-Sanpaolo Corrado Passera, il presidente di Mps Giuseppe Mussari, il presidente di Bnl Luigi Abete e Fabio Innocenzi, amministratore delegato del Banco Popolare.

Oltre a quello di un regolare afflusso di credito che consenta alle aziende di affrontare la quotidianità e di progettare lo sviluppo, i problemi da affrontare sono numerosi. "I crediti vantati dalle imprese verso la pubblica amministrazione - ha per esempio sottolineato Marcegaglia - ammontano a una somma enorme: da 60 a 70 miliardi di euro. Lo Stato è un pessimo pagatore: ci sono casi limite in cui le aziende italiane, per riscuotere quanto dovuto, impiegano più di 300 giorni. Se si riuscisse a sbloccare questo impasse, l'intero sistema ne trarrebbe un significativo beneficio". La presidente di Confindustria ha dunque sottolineato con energia questo elemento di squilibrio nel tessuto produttivo italiano, che complica ulteriormente una situazione già segnata dal dissesto finanziario internazionale.

"Le proposte da avanzare al Governo - ha spiegato ieri la presidente di Viale dell'Astronomia - emergeranno dal tavolo fra imprese e banche che, d'ora in poi, si radunerà sistematicamente". Un tavolo di confronto non episodico (il prossimo appuntamento è stato fissato per il 31 ottobre) che ieri ha avuto la prima sessione di lavoro. "Abbiamo deciso di lavorare insieme - ha aggiunto Marcegaglia - per tornare a una soluzione di normalità, raffreddare gli animi e uscire da una situazione di panico". Una impostazione condivisa da Faissola: "In questo momento serve coesione. Abbiamo tutti quanti sentito la necessità di una alleanza utile per ricreare gradualmente nei prossimi mesi un clima di fiducia". Il tavolo nazionale ha già fissato alcuni punti della agenda di lavoro. La patrimonializzazione dei confidi e una loro minore frammentazione. Un pacchetto di richieste da sottoporre prima all'Abi e poi all'Esecutivo per aumentare la capitalizzazione delle imprese: per esempio, la detassazione degli utili reinvestiti. Di questo si discuterà al decimo Forum della Piccola industria, che si terrà a Bologna la prossima settimana, venerdì 24 e sabato 25 ottobre. Con lo stesso obiettivo, rendere strutturalmente meno fragili le aziende, nei prossimi mesi si ragionerà di risparmio gestito e di investitori istituzionali. A livello provinciale, ci saranno tavoli fra le associazioni imprenditoriali locali e il sistema bancario territoriale: incontri essenziali, perché consentiranno un continuo monitoraggio di cosa succede realmente nel delicato rapporto banca-impresa, in termini di afflusso effettivo di risorse finanziarie dalle banche al tessuto produttivo .

Perché le cose non sono affatto semplici. "La Bce dovrebbe calare i tassi in modo importante", ha detto con energia Marcegaglia. "L'interbancario - ha notato - è di un punto superiore ai tassi di riferimento. Dobbiamo lavorare sui differenziali". Secondo un sondaggio effettuato da Confindustria "alcuni nostri associati - ha rivelato la presidente - hanno evidenziato un aumento di questi differenziali a loro applicati dalle banche". Faissola ha così replicato: "Non c'è una politica da parte delle banche di rialzo sistematico dei tassi di interesse se non per portarli a livelli coerenti con i tassi di mercato". Per Faissola, negli ultimi sei mesi è calato "il differenziale tra i tassi applicati alle grandi imprese, che erano su basi antieconomiche, e quelli per le piccole imprese". È sempre molto elevata, e addirittura "sproporzionata" rispetto al momento congiunturale, secondo il presidente dell'Abi, la dinamica degli impieghi con un +11% in agosto.

 

 

Ma contro i "sovrani" è pronto lo scudo

di Isabella Bufacchi

17 Ottobre 2008

Quei 3.000 e più miliardi di dollari di liquidità nelle casse dei fondi sovrani, molti dei quali concentrati in Medio Oriente e Asia, sono benvenuti se si limitano ad irrigare - passivamente - le aride economie occidentali, tenute a secco da un indomabile credit crunch. Ma se, come ha denunciato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, le imprese italiane rischiano di finire sotto attacco delle Opa ostili dei Sovereign wealth funds (Swf), allora è il momento di alzare qualche diga. Così, mentre il ministro degli Esteri Franco Frattini vola ad Abu Dhabi dove incontrerà Sheikh Abdullah Bin Zayed Al Nahyan membro del Cda del fondo Adia (il più grande al mondo con 1000 miliardi) il Governo prepara un ritocco alla legge sull'Opa per dare qualche munizione in più alle società sotto tiro e intanto chiude un occhio all'ingresso di investitori libici in Unicredit. Non a caso il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica presieduto da Francesco Rutelli) si sta interessando a eventuali rischi connessi a "interventi poco trasparenti" di alcuni fondi.

Sbattere la porta in faccia a questi investitori istituzionali di lungo periodo è però un lusso che nessun Paese occidentale sull'orlo della recessione per la crisi della liquidità e del credito può permettersi, ora come ora. Questi fondi statali restano oggetto di studio perchè unici: non hanno debiti, investono prevalentemente all'estero, si alimentano con i surplus delle bilance commerciali o con i guadagni delle vendite di materie prime (petrolio in primis).

Le pillole avvelenate non devono essere prescritte per legge. Gli Stati Uniti e l'Australia sono due esempi recenti di un freno all'avanzata dei Swf: dopo lo sbarco di Singapore, Kuwait, Emirati Arabi e Cina nel capitale di alcuni colossi bancari di Wall Street, Morgan Stanley e i liquidatori di Lehman Brothers si sono rivolti alle giapponesi Nomura e Mitsubishi Ufj. L'Australia è andata oltre. Quando ha temuto che la Cina mirasse alla gestione strategica di Rio Tinto (uno dei più grandi fornitori di materie prime al mondo), ha eretto paletti: la società statale cinese Chinalco, gigante dell'alluminio, dovrà chiedere il permesso al Governo australiano per poter andare oltre l'attuale quota del 10% in Rio Tinto e non può nominare un membro del consiglio di amministrazione.

L'Italia non svetta in cima alla classifica dei Paesi occidentali nel mirino dei fondi sovrani, dominata da Stati Uniti, Svizzera, Gran Bretagna e India. Ma gli investimenti in Italia stanno crescendo, come l'ultimo acquisto reso noto ieri con l'ingresso di Libyan Investment Authority in Unicredit. Prima si sono fatti vedere nei settori del lusso, della moda e dell'immobiliare: sono entrati in Ferrari, Piaggio, Mediaset, in alberghi come il Gallia a Milano. Il fondo sovrano di Singapore ha messo piede nelle autostrade, negli aeroporti, nelle stazioni e nella telefonia facendo il suo ingresso nel capitale di Sintonia, holding che fa capo alla famiglia Benetton. Di recente la Cassa depositi e prestiti guidata da Alfonso Iozzo assieme alla francese Cdc hanno fondato il "Club degli investitori di lungo termine" per attrarre i fondi sovrani nelle infrastrutture europee, a secco di finanziamenti prima della crisi di liquidità del secolo.

I fondi sovrani hanno iniziato la loro storia nel 1953 nel Kuwait con la Kuwait investment authority: hanno mosso i primi passi come investitori molto conservativi e prudenti, concentrando il proprio portafoglio nei titoli di Stato, principalmente Treasury americani: incassando rendimenti molto bassi (è stato calcolato l'1% in termini reali negli ultimi 60 anni). Solo da qualche anno hanno iniziato a diversificare spostandosi nel mondo dell'equity: con un tempismo non proprio fortunato, a giudicare dalle minusvalenze da capogiro incassate entrando nelle più grandi investment bank americane e svizzere prima del collasso delle Borse.

E poi i Sovereign wealth fund sono entrati a loro volta nel mirino di legislatori e regolatori: la Germania intende arginarli per legge con l'obiettivo di frenare acquisizioni di partecipazioni azionarie rilevanti in società strategiche per il Paese; l'Ocse e il Fmi lavorano a codici di condotta e auspicano più trasparenza nella governance, vero punto oscuro. Ma il rubinetto dei fondi sovrani, pur con qualche precauzione in più, sarà lasciato aperto.

isabella.bufacchi@ilsole24ore.com

 

 

 

Il contrattacco del fondo sovrano cinese

Dal nostro corrispondente Luca Vinciguerra

17 ottobre 2008

SHANGHAI – Da Wall Street a Francoforte, da Milano a Tokio, le zampate dell'Orso stanno mandando a tappeto i titoli di tutte le blue chips mondiali. Banche, assicurazioni, aziende manifatturiere, società di servizi ricche e profittevoli, che fino a qualche mese fa sembravano un investimento sicuro, oggi valgono anche meno della metà rispetto al recente passato. E si possono acquistare per un pugno di dollari.

Il crollo delle Borse ha finito per stuzzicare l'appetito della Cina. Il fondo sovrano del Dragone, infatti, ha deciso di approfittare dei prezzi da saldo offerti dalle Borse internazionali per "mediare" il valore di carico della sua partecipazione in Blackstone. Lo ha rivelato lo stesso fondo di private equity americano, precisando che China Investment Corp (è questo il nome del braccio finanziario di Pechino) incrementerà la quota in Blackstone dall'attuale 10 al 12,5 per cento, acquistando azioni direttamente in Borsa.

L'investimento in Blackstone è stata la prima offensiva lanciata sui mercati esteri dal Cic subito dopo la sua costituzione nell'estate dell'anno scorso. Ma, almeno finora, non si può certo dire che sia stata un'operazione azzeccata: nel giugno 2007, poco prima della quotazione di Blackstone a Wall Street, il fondo sovrano cinese aveva sborsato circa 3 miliardi di dollari per rilevare il 10% della società Usa; oggi quella partecipazione vale il 70% in meno.

Il rafforzamento della quota detenuta da Pechino nel fondo statunitense solleva una domanda: la Cina approfitterà del momento difficile del capitalismo mondiale per comprare qualche pezzo pregiato della finanza o dell'industria americana, europea o giapponese?

Un fatto sembra certo: per una superpotenza che ambisce a diventare un attore globale sui mercati internazionali non potrebbe esserci momento migliore di questo per entrare in azione. Dopo cinque anni di crescita forsennata delle esportazioni, oggi il Dragone è il paese al mondo più ricco di valuta straniera: le sue riserve di moneta pesante ammontano a 1.900 miliardi di dollari. Grazie alla forte domanda mondiale e all'espansione del mercato domestico, le aziende cinesi scoppiano di salute perché hanno incamerato una quantità di utili senza precedenti. Se a ciò si aggiunge che il Governo ha costituito un fondo sovrano con l'obiettivo di diversificare l'allocazione del tesoretto valutario attualmente in gran parte congelato in Treasury Bond americani, e che al tempo stesso sta spingendo i grandi gruppi nazionali ad allargare i propri orizzonti, il quadro è completo.

Ciononostante, per ora è molto probabile che il Dragone preferisca restare alla finestra e attendere che passi la buriana sui mercati internazionali. "Non credo che in questo momento la Cina abbia alcuna voglia di andare a caccia di affari all'estero – spiega Wei Wang, presidente e fondatore di M&A Management Holding, una delle principali società cinesi di fusioni & acquisizioni – Per due buoni motivi. Perché non avrebbe senso assumersi rischi di fronte ad una crisi complessa come questa, di cui peraltro non si vede ancora la fine. E perché, nel prossimo futuro, anche Pechino avrà qualche problema interno da risolvere e ristrutturare".

Secondo gli esperti c'è poi un'altra ragione fondamentale che consiglierebbe la Cina a non cimentarsi in operazioni spericolate oltre la Grande Muraglia: l'immaturità e la scarsa preparazione delle società del Dragone nel gestire ristrutturazioni e salvataggi di gruppi globali. "Acquisire grandi società internazionali, impegnate su mercati molto competitivi, e caratterizzate da una struttura manageriale articolata, non è un'operazione per niente semplice. I cinesi non sono ancora in grado di gestire situazioni così complesse, per di più in paesi e mercati che non conoscono", osserva Manu Bhaskaran, economista di Centennial Group Singapore.

Insomma, sebbene oggi i vecchi paesi industrializzati offrano numerose opportunità di acquisto a prezzi stracciati, il giovane capitalismo cinese sembra ancora immaturo per coglierle. Sarebbe un rischio troppo grande. Un rischio che, oggi in Asia, solo i giapponesi possono affrontare, forti della managerialità e dell'esperienza acquisita durante la raffica di crisi finanziarie che ha investito il paese negli anni ‘90.

Per Pechino uno shopping oltremare su larga scala resta un'attrazione fatale. Ma con i tempi che corrono, forse è meglio rinviarlo a tempi migliori.

 

 

Unicredit: la Banca di Libia sale al 4,2%

di Alessandro Graziani

17 ottobre 2008

Profumo soddisfatto per aumento quota Libia

Segui Unicredit in Borsa

Ecco i principali soci di UniCredit

Intesa Sanpaolo, premio aziendale anticipato a febbraio

INTERVENTO

Ritorniamo ai fondamentali

di Emilio Botin

ANALISI

L'investitore arabo che "parla" italiano

di Gianni Dragoni

Unicredit, Profumo rassicura i sindacati

I fondi sovrani libici salgono, a sorpresa, al 4,23% del capitale di UniCredit e diventano il secondo azionista dietro la Fondazione Cariverona. A comprare in Borsa, incrementando la quota dello 0,9% ereditata dalla vecchia presenza in Capitalia, è stata la Banca Centrale della Libia e le controllate Lybian Foreign Bank e Lybian Investment Authority. "Li conosciamo e li apprezziamo, si tratta di un investimento che testimonia fiducia nella redditività di UniCredit nel lungo termine, nelle strategie del gruppo e del suo management", hanno commentato dalla banca guidata dall'amministratore delegato Alessandro Profumo. Un ingresso che dunque il vertice giudica gradito e amichevole, segnalando al contempo – forse anche per tranquillizzare il Governo, proprio all'indomani dei timori del premier Silvio Berlusconi sulle possibili Opa ostili da parte di fondi sovrani arabi – che la logica ispiratrice dei libici è quella dell'investitore istituzionale intenzionato a rispettare le clausole statutarie che fissano al 5% il tetto ai diritti di voto nelle assemblee di UniCredit. In Borsa, dove il titolo aveva perso il 13,07% nella sessione ordinaria, le quotazioni hanno recuperato terreno nell'After Hours con un rimbalzo del 6%.

Azionisti fin dal 1997 della ex Banca di Roma, i libici salirono nel 2003 fino al 5% nel capitale dell'istituto romano. Dopo la fusione tra Capitalia e UniCredit di un anno fa, la quota libica si diluì fino allo 0,9% circa. E su quei livelli sarebbe rimasta stabile fino a venti giorni fa, quando UniCredit decise di procedere al maxi-piano da 6,6 miliardi per rafforzare la dotazione patrimoniale. E' in quei giorni che Roberto Nicastro, uno dei tre deputy ceo di UniCredit, contatta gli investitori libici per sondarli su un loro interesse a investire nel gruppo. Nicastro, ex Mc Kinsey come Profumo, ha fin dall'epoca della sua esperienza da superconsulente stretti legami con la Libia e con i fondi sovrani del Paese guidato da Gheddafi. I libici hanno dato disponibilità a investire fino a un massimo di 500 milioni nel consorzio di garanzia del prestito obbligazionario convertibile da 3 miliardi. Del loro ingresso come sottoscrittori del bond, Profumo aveva parlato al cda del 5 ottobre che ha deliberato la ricapitalizzazione. I contatti sarebbero stati davvero seguiti direttamente dal vertice di UniCredit, senza alcuna mediazione da parte di tradizionali "sponsor" finanziari dei libici in Italia come il presidente di Mediobanca Cesare Geronzi o il finanziere tunisino Tarak Ben Ammar, vicino a Berlusconi.

Proprio in quei giorni di contatti con i vertici della banca, i libici decidono di investire anche direttamente – e da subito – nel capitale di UniCredit. E' quindi nelle ultime due settimane che scattano gli acquisti che portano i tre soggetti dallo 0,9 al 4,23%. Un rastrellamento che sarebbe stato comunicato alla Consob solo ieri a metà giornata. E la Commissione, che già stava monitorando alcune anomalie sull'andamento del titolo UniCredit nelle ultime due settimane, è probabile che vorrà capire se tutte le regole di comunicazione al mercato sono state rispettate.

Se la Consob è apparsa sorpresa dal blitz borsistico dei libici in UniCredit, anche il Governo – che ha dato disponibilità a entrare nel capitale delle banche in caso di necessità – pare che fosse totalmente all'oscuro dell'operazione. Si dice che Profumo, lo scorso 5 ottobre, avesse informato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti sulla disponibilità dei libici a garantire i 500 milioni del convertibile. Si sa che Profumo ieri ha informato personalmente il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi. Ma non risulta che nè il ministro, nè il Governo siano stati avvisati dell'ingresso diretto dei fondi di Gheddafi nel capitale di UniCredit. Da Roma non arrivano commenti ufficiali, ma non è difficile ipotizzare che l'assenza di informativa, e forse l'intera operazione di ingresso dei libici – proprio nel momento in cui il Governo si mobilita per aiutare le banche a uscire dalla crisi – abbia creato qualche malumore ai vertici del ministero dell'Economia.

 

 

2008-10-16

Borsa, Wall Street chiude

in profondo rosso: - 7,87%

16 ottobre 2008

Seduta nervosa, l'Asia paga le previsioni sui consumi

di Luca Vinciguerra

La Borsa di New York ha concluso la giornata di contrattazioni con un altro tonfo clamoroso.

Il timore che tutti gli sforzi per rilanciare l'economia siano vani ha fatto perdere al Dow Jones il 7.87 per cento. Il listino delle blue-chip ha quindi chiuso a 8.577,91 punti. Peggio ha fatto il Nasdaq che ha ceduto l'8,47% per finire a quota 1.628,33. Lo S&P 500 ha chiuso addirittura a -9,03%, con un valore di 907,84 punti. Per il Dow Jones è il secondo peggior risultato negativo di sempre. Il listino azionario statunitense è andato in picchiata dopo il Beige Book della Fed che ha evidenziato una frenata generalizzata dell'economia. Ad appena due giorni dal maxi-rimbalzo delle Borse di tutto il mondo, compresa quella statunitense, a New York si torna a respirare aria di profonda crisi e di conseguenza il mercato azionario va ancora una volta in fortissimo rosso, con il Dow Jones sceso sotto i novemila punti. La ripresa dei corsi azionari di lunedì 13 ottobre in effetti aveva illuso un po' tutti sulle potenzialità degli interventi a sostegno del settore bancario concertati in Europa e sull'ingresso del Tesoro statunitense nel capitale di alcune fra le maggiori banche.

Una sensazione positiva durata 24 ore e già ieri la Borsa statunitense era in difficoltà, fino a franare appunto oggi.

 

EUROPA. Le Borse europee tornano in rosso, un pesante rosso, dopo due giornate di rialzi da record. Le piazze europee, che per tutta la mattinata sono rimaste in territorio negativo, hanno aumentato le perdite nel finale di seduta. A Londra l'Ftse ha perso il 7,2%, A Parigi il Cac ha lasciato sul terreno il 7,18%, a Francoforte il Dax ha perso il 6,54%, mentre Madrid ha perso il 5,36%. A Piazza Affari il Mibtel ha terminato le contrattazioni a -4,95% e l'S&Pmib a -5,3%.

Tra i peggiori i titoli del comparto materie prime (-15,33 l'indice settoriale), costruzioni (-9,73 il dj stoxx) e quello dell'industria, in calo del 9,27%. Ribassi che a Milano penalizzano titoli come Tenaris (maglia nera a -11,63%) e Buzzi (-11,12%). Vanno male anche StMicroelectronics (-9,53%), penalizzata dal taglio di rating di Merrill Lynch, Enel (-8,94%). Tra le banche la peggiore è Unicredit, che torna di nuovo in profondo rosso (-8,07%). In netta controtendenza Mondadori (+7,2%) e Seat Pg (+5,2%) che raccolgono i frutti rispettivamente della vendita delle tipografie e dell'ipotesi di un delisting.

Nel resto d'Europa si segnala l'exploit di Volkswagen. In una seduta decisamente negativa del comparto auto, affondato dalla rilevazione di settembre delle immatricolazioni Acea, il titolo ha guadagnato il 13,4%. Mentre a settembre il settore ha sofferto una contrazione delle immatricolazioni dell'8,2%, il gruppo tedesco ha fatto segnare un +1%, che viene premiato in borsa.

I listini del Vecchio Continente hanno ampliato le perdite dopo l'avvio in calo di Wall Street. I nuovi dati macroeconomici Usa divulgati oggi indicano infatti un peggioramento dei prezzi alla produzione delle vendite al dettaglio a settembre, un nuovo segnale di conferma della recessione in atto. Il Dow Jones, a poche ore dall'apertura cede il 3, 7%, mentre il Nasdaq è in ribasso del 3,41%.

La tempesta non risparmia la Borsa russa, che ha chiuso con un tonfo che ribalta specularmente i guadagni di ieri: l'indice principale, l'Rts (espresso in dollari), è scivolato a -9,26%, con un crollo record per Rosbank (28,75%). Il Micex (in rubli) a -8,75%. L'andamento della Borsa, dove orari di apertura e regole vengono cambiati repentinamente, sembra non tener conto degli imponenti sforzi finanziari delle autorità russe, che hanno stanziato complessivamente misure anticrisi per un valore di oltre 200 miliardi di dollari.

2008-10-15

Borsa, l'Europa sprofonda nel finale. Milano: -5,33%

10 ottobre 2008

Le borse europee tornano alla realtà dopo due giornate di rialzi da record. Le piazze europee, che per tutta la mattinata sono rimaste in territorio negativo, hanno aumentato le perdite nel finale di seduta. A Londra l'Ftse ha perso il 7,2%, A Parigi il Cac ha lasciato sul terreno il 7,18%, a Francoforte il Dax ha perso il 6,54%, mentre Madrid ha perso il 5,36%. A Piazza Affari il Mibtel ha terminato le contrattazioni a -4,95% e l'S&Pmib a -5,3%.

Tra i peggiori i titoli del comparto materie prime (-15,33 l'indice settoriale), costruzioni (-9,73 il dj stoxx) e quello dell'industria, in calo del 9,27%. Ribassi che a Milano penalizzano titoli come Tenaris (maglia nera a -11,63%) e Buzzi (-11,12%). Vanno male anche StMicroelectronics (-9,53%), penalizzata dal taglio di rating di Merrill Lynch, Enel (-8,94%). Tra le banche la peggiore è Unicredit, che torna di nuovo in profondo rosso (-8,07%). In netta controtendenza Mondadori (+7,2%) e Seat Pg (+5,2%) che raccolgono i frutti rispettivamente della vendita delle tipografie e dell'ipotesi di un delisting.

Nel resto d'Europa si segnala l'exploit di Volksvagen. In una seduta decisamente negativa del comparto auto, affondato dalla rilevazione di settembre delle immatricolazioni Acea, il titolo ha guadagnato il 13,4%. Mentre a settembre il settore ha sofferto una contrazione delle immatricolazioni dell'8,2%, il gruppo tedesco ha fatto segnare un +1%, che viene premiato in borsa.

I listini del Vecchio Continente hanno ampliato le perdite dopo l'avvio in calo di Wall Street. I nuovi dati macroeconomici Usa divulgati oggi indicano infatti un peggioramento dei prezzi alla produzione delle vendite al dettaglio a settembre, un nuovo segnale di conferma della recessione in atto. Il Dow Jones, a poche ore dall'apertura cede il 3, 7%, mentre il Nasdaq è in ribasso del 3,41%.

La tempesta non risparmia la Borsa russa, che ha chiuso con un tonfo che ribalta specularmente i guadagni di ieri: l'indice principale, l'Rts (espresso in dollari), è scivolato a -9,26%, con un crollo record per Rosbank (28,75%). Il Micex (in rubli) a -8,75%. L'andamento della Borsa, dove orari di apertura e regole vengono cambiati repentinamente, sembra non tener conto degli imponenti sforzi finanziari delle autorità russe, che hanno stanziato complessivamente misure anticrisi per un valore di oltre 200 miliardi di dollari.

 

 

 

Nuove regole Bce per il mercato interbancario

dal nostro corrispondente Beda Romano

15 ottobre 2008

La Banca centrale europea (Bce) ha annunciato nuove regole, assai più liberali delle precedenti, sui titoli che gli istituti di credito possono dare in garanzia per ricevere liquidità dalla Bce. Il tentativo è chiaro: dare un'ulteriore scossa al mercato interbancario. L'annuncio segna un netto cambiamento di rotta nella politica dell'Eurosistema sul collaterale.

La misura più significativa è la riduzione della soglia di rating finora accettata, da A- a BBB-. La scelta riguarda tutti gli strumenti finanziari quotati e non quotati, con l'eccezione delle obbligazioni cartolarizzate (asset-backed securities). Per tutti i titoli con un rating di BBB- l'ulteriore margine di garanzia sarà del 5%.

A questa decisione generale si aggiungono altre misure particolari. Da ora in poi, la Bce accetterà obbligazioni in dollari, yen e sterline, oltre che in euro. Nel contempo, le banche potranno portare alle aste di rifinanziamento anche prestiti sindacati di diritto inglese (finora esclusi), e obbligazioni emesse da istituzioni creditizie nella zona euro e quotate su mercati non regolamentati.

Fino a oggi, questi ultimi titoli per essere accettati in asta dalla Bce dovevano essere trattati obbligatoriamente su mercati regolamentati. Questa decisione fa sì che anche i certificati di deposito potranno essere accettati dall'istituto monetario. Infine, le banche potranno anche portare in asta strumenti di debito subordinato, protetti da garanzia.

"La revisione in senso liberale dei criteri sull'eleggibilità dei titoli comporterà un'analisi attenta dell'applicazione delle norme", assicura la Bce. L'annuncio di ieri giunge dopo che appena sei settimane fa le autorità monetarie avevano annunciato una stretta ai criteri su alcune specifiche obbligazioni portate in garanzia, valida dal febbraio 2009.

Con la sua decisione di oggi, invece, l'istituto monetario di Francoforte rivede nel loro complesso le regole sui titoli accettabili in occasione delle operazioni di rifinanziamento. Queste scelte più liberali sono considerate d'emergenza. Hanno l'obiettivo di facilitare l'accesso delle banche alla liquidità della Bce, e rimarranno in vigore per un tempo determinato, fino alla fine del 2009.

Il tentativo dell'istituto francofortese giunge mentre l'Europa sta lavorando su più piani: quello politico con le garanzie ai prestiti bancari, e quello monetario, con la riduzione del costo del denaro e iniezioni di liquidità a buon mercato. Oggi, peraltro, la banca ha annunciato che anche le operazioni di lungo periodo, non solo quelle a breve, avverranno a tasso fisso e con ammontare illimitato.

In questo senso tra gli annunci anche la decisione di effettuare swap in dollari e in franchi svizzeri. L'obiettivo è di permettere alle banche europee di acquistare valuta a termine in cambio di euro, senza collaterale quindi. Proprio oggi la Bce, la Banca d'Inghilterra e la Banca centrale svizzera hanno effettuato la prima asta in dollari a una settimana senza limiti di ammontare e a un tasso fisso, dando al mercato 254 miliardi di dollari.

"All'inizio della crisi – spiega Gilles Möec, economista di Bank of America – la Bce disse ripetutamente che il suo quadro regolamentare relativo al collaterale, meno restrittivo di quello inglese o americano, era particolarmente adatto per affrontare le turbolenze finanziarie. Con questa decisione effettua una nuova inversione di rotta, dopo il taglio dei tassi d'interesse l'8 ottobre, e dimostra di essere consapevole della gravità della crisi".

Berlusconi: rischio opa ostili dai fondi sovrani in Italia

15 ottobre 2008

Per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi esiste il pericolo di "opa ostili" su "molte validissime imprese italiane" che oggi hanno "una quotazione che non corrisponde assolutamente al loro giusto valore". "Io ho notizia che i paesi produttori di petrolio che hanno molti fondi stanno acquistando massiciamente sui nostri mercati", ha spiegato il premier conversando con i giornalisti al termine vertice del Ppe a Bruxelles. Ieri anche il presidente della Consob, Lamberto Cardia, in un'audizione al Senato aveva ammonito: la situazione dei mercati finanziari può esporre alcune società quotate italiane a scalate ostili.

Speculazione in Borsa. Nelle Borse - ha aggiunto il premier - è in corso una attività speculativa: "Credo che la Borsa sia anche il teatro della speculazione, dove si possono realizzare utili sia quando è ai massimi sia quando è ai minimi. Credo che sia in campo anche ora una attività di questo tipo".

Ci sarà qualche rischio per l'economia reale. Sul rischio di recessione e sulla conseguente necessità di intervenire con misure a sostegno dell'economia reale Berlusconi ha invece detto: "Certo, qualche riflesso negativo sull'economia reale ci sarà. Al momento opportuno cercheremo di intervenire con le decisioni più opportune".

 

 

2008-10-14

Il Governo Usa compra azioni delle prime 9 banche del Paese

14 ottobre 2008

Il governo Usa pensa di investire 250 miliardi di dollari nelle banche, di cui la metà dovrebbero andare ai primi 9 istituti finanziari del paese e cioè servire per comprare quote di Bank of America, Wells Fargo, Citigroup, JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Bank of New York Mellon Corp. Secondo alcuni giornali anche State Street e Merrill Lynch dovrebbero ricevere l'iniezione di capitali.

 

L'ombrello di Bankitalia copre fino a 40 miliardi

di Rossella Bocciarelli

"La scorsa settimana la Bce ha annunciato la sua disponibilità a fornire liquidità illimitata e continuativa a un tasso fisso del 3,75% (misura in vigore da ieri, ndr). Il corridoio della politica monetaria si è ristretto. L'aspettativa era che le banche realizzassero le loro operazioni a un tasso più basso che in passato".

Il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, interviene in conferenza stampa a Palazzo Chigi per spiegare qual è la patologia del sistema creditizio che con il nuovo decreto legge si intende curare, attraverso disposizioni realizzate in stretto coordinamento fra le autorità monetarie italiane, per dare attuazione a quanto deciso domenica dal vertice di Parigi. "Oggi – sottolinea Draghi – l'Euribor è ancora superiore al 5%. Noi ci attendiamo che con questi provvedimenti il tasso interbancario scenda al di sotto del 5 per cento".

Banca d'Italia ha infatti provveduto già da ieri a mettere sul piatto un plafond di 40 miliardi in titoli di Stato di alta qualità del proprio portafoglio da scambiare con asset di qualità inferiore in mano alle banche e permettere così al sistema creditizio un accesso molto più agevole e rapido al credito di ultima istanza a Francoforte. A norma di statuto della Banca centrale europea, infatti, al rubinetto della liquidità della Bce le banche arrivano solo cedendo un adeguato "collaterale" (titoli e altri asset, secondo una lista che viene aggiornata, normalmente, ogni due anni).

Con le misure annunciate ieri, Bankitalia ha agito attraverso due disposizioni: da un lato ha abbassato con effetto immediato la soglia minima prevista per gli impieghi bancari da offrire in garanzia, da 1 milione a 500mila euro. Dall'altro, ha attivato lo scambio temporaneo di titoli con il sistema creditizio: si tratta di operazioni rinnovabili con durata mensile, remunerabili all'1% annuo, e le attività cedute dalle aziende di credito potranno essere strumenti di debito, in diverse valute, con rating anche inferiore a quello dei titoli stanziabili per le operazioni con la Bce. Via Nazionale ha quindi usato la sua parte di "cassetta degli strumenti" allo scopo di far riaffluire in modo massiccio liquidità al mercato dei depositi e dei prestiti bancari. Un mercato che, come ha ancora spiegato Draghi, attualmente è inaridito per due motivi. Il primo è il rischio di controparte; vale a dire, in questo momento domina la diffidenza verso gli altri operatori. Ma il secondo motivo, ha aggiunto, "è il timore di essere riconosciuti come quelli che hanno bisogno di liquidità". In pratica, finora non si bussava spesso alla porta del finanziamento di ultima istanza perché si aveva paura di essere stigmatizzati dai propri colleghi e quindi quella fonte di liquidità restava relativamente inutilizzata. "La Banca centrale italiana – ha sottolineato il Governatore – sta lavorando proprio perché le aziende di credito che vogliono accedere al rifinanziamento non si sentano vincolate e perché riacquistino fiducia".

L'altra parte altrettanto importante della strategia messa in atto ieri per l'operazione-liquidità al sistema è quella che si realizza attraverso le garanzie concesse dallo Stato "a condizioni di mercato" vale a dire dietro pagamento da parte delle banche sulle nuove emissioni di certificati di deposito e obbligazioni fino a 5 anni emesse dalle banche, fino alla fine del 2009. Tra l'altro anche questo è un provvedimento ritagliato sulle caratteristiche del sistema creditizio italiano, che utilizza relativamente poco il mercato interbancario e ha problemi decisamente inferiori a quelli dei sistemi creditizi di altri Paesi, ma che invece ricorre ampiamente, per il proprio funding, all'emissione di strumenti finanziari di medio termine. Una disposizione, come ha spiegato Draghi, che "serve ad aiutare le banche che devono rifinanziarsi con nuovi strumenti di debito a mano a mano che i vecchi scadono". Infine, con il decreto di ieri, è prevista anche la garanzia "prezzata" dello Stato per gli scambi di titoli fra banche e altri operatori privati non bancari (l'esempio che è stato fatto è quello delle assicurazioni).

Insomma, la scelta italiana è perfettamente nel solco delle indicazioni della Bce: non attua nessuna misura di garanzia integrale dei depositi all'irlandese perché non ce ne è bisogno e perché l'Italia non gioca al dumping regolamentare, non segue la traccia inglese perché il nostro Paese appartiene all'Eurosistema. Si limita semplicemente, come è stato ribadito ieri, ad assicurare la liquidità necessaria per il funzionamento delle banche, delle imprese e dell'economia.

 

Il decreto del Governo / Estensione a fondi pensione e assicurazioni

14 ottobre 2008

ARTICOLO 1

1. Il Ministero dell'economia e delle finanze, fino al 31 dicembre 2009, è autorizzato a concedere la garanzia dello Stato, a condizioni di mercato, sulle passività delle banche italiane, con scadenza fino a cinque anni e di emissione successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto.

2. Il Ministero dell'economia e delle finanze, fino al 31 dicembre 2009, è autorizzato ad effettuare operazioni temporanee di scambio tra titoli di Stato e strumenti finanziari detenuti dalle banche italiane o passività delle banche italiane controparti aventi scadenza fino a cinque anni e di emissione successiva all'entrata in vigore del presente decreto. Le emissioni di titoli di Stato relative a tali operazioni e quelle effettuate ai sensi dell'articolo 1, comma 7, lettera d), del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, possono essere effettuate in deroga ai limiti previsti al riguardo dalla legislazione vigente. L'onere di tali operazioni per le banche controparti è definito tenuto conto delle condizioni di mercato.

3. Il Ministero dell'economia e delle finanze, fino al 31 dicembre 2009, è autorizzato a concedere la garanzia dello Stato, a condizioni di mercato, sulle operazioni stipulate da banche italiane al fine di ottenere la temporanea disponibilità di titoli utilizzabili per operazioni di rifinanziamento presso l'Eurosistema.

4. I crediti del Ministero dell'economia e delle finanze rivenienti dalle operazioni di cui ai commi 1, 2 e 3 sono assistiti da privilegio generale sui beni mobili ed immobili, che prevale su ogni altro privilegio.

5. Le operazioni di cui ai commi 1, 2 e 3 sono effettuate sulla base della valutazione da parte della Banca d'Italia dell'adeguatezza della patrimonializzazione della banca richiedente e della sua capacità di fare fronte alle obbligazioni assunte.

6. Il Ministero dell'economia e delle finanze può effettuare le operazioni di cui ai commi 1, 2 e 3 anche nei confronti delle banche delle quali ha sottoscritto aumenti di capitale ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155.

ARTICOLO 2

1.Con decreti di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia, sono stabiliti criteri, condizioni e modalità delle operazioni di cui all'articolo 1, comma 2, della garanzia dello Stato di cui all'articolo 1, commi 1 e 3, e di attuazione del presente decreto.

2. La garanzia dello Stato di cui agli articoli 1, commi 1 e 3, sarà elencata nell'allegato allo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze di cui all'articolo 13 della legge 5 agosto 1978, n. 468. Ai relativi eventuali oneri si provvede ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, numero 2), della legge 5 agosto 1978, n. 468, con imputazione nell'ambito dell'unità previsionale di base 8.1.7.

3. Le maggiori entrate derivanti dal presente decreto sono riassegnate all'apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155.

ARTICOLO 3

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

 

Dai Governi dell'euro piani per 2.250 miliardi

di Enrico Brivio

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14 ottobre 2008

Sostegni mirati, proporzionati ai rischi e concepiti in modo da minimizzare gli effetti collaterali negativi su banche concorrenti, settori diversi e altri Paesi europei. Questo l'identikit degli aiuti ammessi da Bruxelles in soccorso del sistema finanziario in base al manuale promesso nei giorni scorsi e ieri reso noto dal commissario europeo alla concorrenza, Neelie Kroes.

Se un Governo si atterrà ai principi esposti nella comunicazione di 12 paginette appena emessa, potrà vedere approvati i propri interventi di supporto alle banche "se necessario nel giro di 24 ore o nel corso del week-end", ha garantito la Commissione europea. Dimostrando di voler accantonare lungaggini burocratiche, e prendere atto dell'urgenza di una congiuntura che ha già portato i Governi europei a impegnare quasi 1.700 miliardi per tamponare situazioni pericolose (2.250 miliardi se si tiene conto anche dei piani in Irlanda e della Gran Bretagna, che ha stanziato un pacchetto da 500 miliardi di euro).

La preoccupazione principale della Kroes è trovare un equilibrio tra la necessità di preservare le reti bancarie e tutelare i risparmi europei, e l'impegno a non alterare più dello stretto necessario le regole del mercato. Pertanto, si stabilisce che gli interventi governativi non debbano praticare discriminazioni nei confronti degli istituti di altri Paesi europei, o permettere ai beneficiari di attrarre nuovi depositi o attività a scapito dei concorrenti, solo grazie all'aiuto della mano pubblica.

Saranno bandite strategie aziendali aggressive da parte di chi viene salvato dal proprio Governo. La comunicazione comunitaria richiede poi che gli aiuti di Stato siano "chiaramente definiti e di portata limitata in relazione alla necessità, escludendo benefici ingiustificati per gli azionisti delle istituzioni finanziarie a spese dei contribuenti". Sancita anche la necessità che gli interventi siano limitati nel tempo e che vi sia un adeguato contributo, laddove possibile, da parte del settore privato. Le azioni di salvataggio di una banca dovranno inoltre essere sempre notificate a Bruxelles e cercare di rispettare i tempi canonici dei sei mesi, per poi sfociare in una ristrutturazione. Prendendo atto però che i tempi della crisi finanziaria sono imprevedibili, la Commissione ammette che schemi di salvataggio o sistemi di garanzia possano protrarsi fino a due anni, ma con l'obbligo comunque di presentare una relazione semestrale all'Antitrust europeo.

La Commissione chiarisce anche che laddove un Governo o una Banca centrale reagisca alla crisi con misure non selettive, ma aperte a tutti gli operatori comparabili, per aumentare la liquidità sui mercati, queste non rientrano nella sfera degli aiuti di Stato e non devono essere notificate. Il documento specifica anche di muoversi nell'ambito della base legale dell'Articolo 87 (comma 3c) dei Trattati Ue, secondo cui possono considerarsi compatibili con il mercato comune aiuti volti "a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro". "Queste linee guida - ha commentato la Kroes - dimostrano come le regole sugli aiuti di Stato formino una parte importante della soluzione dei problemi attuali sui mercati finanziari e servano come un tempestivo complemento alla decisione dell'Eurogruppo del 12 ottobre sulle azioni di salvaguardia del sistema finanziario".

2008-10-13

Decreto legge sulla stabilità, si potrà commissariare le banche

Tremonti: quanto costa? Quanto serve

Il governo vara il secondo decreto che mira alla stabilità finanziaria. Le banche in difficoltà finanziaria potranno essere commissariate dallo Stato e potranno accedere ad un fondo di garanzia per la ricapitalizzazione. Ma nessuna cifra è stata indicata. Tremonti fa l'evasivo: cifre non ne servono, si metterà quanto necessario caso per caso. La misura concertata con l'Unione europea e la Banca centrale. Denuncia del Pd: per finanziare il fondo sarà toccato il 5 per mille.

Dl anticrisi, Tremonti vara il piano salva-banche

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13 ottobre 2008

Via libera del Consiglio dei ministri all'aggiornamento del decreto legge "salva banche" che recepisce il piano contro la crisi finanziaria varato ieri dall'Eurogruppo.

Al termine del cdm, nella conferenza stampa a Palazzo Chigi, alla quale ha partecipato anche il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha detto che, fra le altre misure, lo Stato potrà commissariare una banca in crisi nel caso in cui ci sia il rischio che una particolare situazione possa "minare la stabilità complessiva del sistema". "L'intervento pubblico - ha spiegato Tremonti - può spingersi fino al commissariamento della banca nel caso in cui" quella situazione "possa minare la stabilità complessiva del sistema".

Non esiste un plafond o una somma che lo stato mette a disposizione per dare attuazione ai provvedimenti d'urgenza per fronteggiare la crisi, "valuteremo caso per caso" e metteremo a disposizione "quanto è necessario", ha detto Tremonti. Inoltre, "al fine di consentire il reperimento di fondi sul mercato viene prevista garanzia statale sulle nuove passività delle banche italiane con durata fino a 5 anni emesse entro il 31 dicembre 2009. La garanzia è concessa a condizioni di mercato e richiede la valutazione della Banca d'Italia sulla base di criteri analoghi previsti in caso di aumento di capitale".

Il ministro Tremonti ha anche difeso la strategia "prudenziale" messa in campo dal governo italiano, che fa sì che non sia definito in modo certo l'ammontare delle misure varate, spiegando che che l'Esecutivo ha definito "ex ante" gli strumenti e "caso per caso gli interventi".Tremonti evidenzia il giudizio positivo nei confronti degli altri Paesi europei, ma spiega: "Oggi non è necessario predeterminare gli importi". E aggiunge: "Cuius regio, eius religio...".

Infine, le misure anticrisi varate dal Cdm "avranno, per ora un impatto zero sui saldi della finanziaria", ha concluso il ministro. Anzi, l'operazione salva-banche "non è gratis" e "il Tesoro punta a guadagnarci", visto che alla fine, "come la storia ci dice, avremo forse dei saldi positivi". Il titolare del dicastero di via XX settembre ha anzi rafforzato la sua tesi spiegando che il governo assieme a Bankitalia "ritiene che l'operazione può essere altamente remunerativa" con un buon rendimento a fronte di un costo di garanzia.

"Il decreto di mercoledì scorso era per stabilità e fiducia - ha concluso Tremonti - quello di oggi è anche per la liquidità per le imprese, i consumatori e l'economia reale".

Alla conferenza stampa ha partecipato anche Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro, che ha dichiarato che le misure anti-crisi adottate dal governo sono "operazioni finanziarie che non incidono sul deficit pubblico". Se incideranno "sul debito, non so - ha aggiunto Grilli - mentre sul debito lordo incideranno a seconda di come queste misure saranno utilizzate".

 

Il cdm era presieduto da Altero Matteoli, nella qualità di ministro più anziano, dal momento che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è a Washington per un incontro con il presidente degli Stati Uniti George W.Bush.

 

Germania, il governo vara piano da 480 miliardi per le banche

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13 ottobre 2008

Ammonta a 470 miliardi di euro il piano del governo Merkel per il salvataggio delle banche tedesche. Il progetto - hanno spiegato fonti governative di Berlino - prevede 400 miliardi destinati a garanzie per gli istituti, mentre gli altri 80 serviranno invece a ricapitalizzare le banche più colpite dalla crisi finanziaria.

 

Il piano, su cui il cancelliere Angela Merkel, il ministro delle Finanze, Peer Steinbrueck, e quello degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, hanno raggiunto un accordo in nottata, è stato discusso dal consiglio dei ministri tedesco.

 

La Merkel ha sottolineato, in una conferenza stampa nel primo pomeriggio, che il lancio del Piano era necessario per dare stabilità al sistema bancario instaurando un clima di fiducia tra le banche. Il governo tedesco, inoltre, ha effettuato accantonamenti pari al 5% dei 400 miliardi previsti a garanzia del mercato interbancario per coprire le eventuali perdite accusate dalle istituzioni finanziarie.

 

Merkel ha ribadito inoltre che i piani di salvataggio delle banche funzioneranno soltanto se saranno accompagnati da un rafforzamento delle regole internazionali, capace di mettere fine agli "eccessi del mercato". Il cancelliere ha poi auspicato un Fondo monetario internazionale più forte, il miglioramento del "lavoro delle agenzie di rating" e "maggior trasparenza" sui prodotti finanziari.

 

Il ministro delle Finanze tedesco, Peer Steibrueck, intanto ha fatto sapere che l'obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2011 è ormai a rischio, a causa della crisi finanziaria. "Non rinunciamo al nostro obiettivo di bilancio, anche se ci vorrà più tempo per conseguirlo", ha detto Steinbrueck al quotidiano Bild.

 

Intanto, il piano del governo francese per il sostegno alle banche prevede la concessione di garanzie fino a 360 miliardi di euro, contro i 300 miliardi indicati dalle prime indiscrezioni. Lo ha annunciato il presidente Nicolas Sarkozy che ha tenuto a sottolineare come le "garanzie saranno accessibili solo alle banche con capitale sufficiente". Di questa cifra 40 miliardi saranno a disposizione per la ricapitalizzazione delle banche. Una società ad hoc avrà l'incarico di gestire le quote acquistate nelle banche, quote che saranno rivendute quando la crisi sarà finita. Non bisogna risparmiare su nulla - ha detto ancora il presidente francese - prima che la crisi si aggravi ulteriormente e che il danaro smetta di circolare".

 

In campo anche il governo spagnolo, che ha approvato oggi un decreto da 100 miliardi per affrontare la crisi finanziaria. Il fondo servirà a garantire i prestiti interbancari, oltre ai prestiti e ai deposit bancari, fino al 31 dicembre 2009. Al termine del consiglio dei ministri, oggi pomeriggio, riunito in sessione straordinaria, il primo ministro Jose Luis Zapatero ha sottolineato che il piano punta ad assicurare maggiore liquidità alle banche.

 

Il governo socialista mantiene aperta l'opzione dell'acquisto di azioni bancarie, ma Zapatero ha spiegato "che attualmente ciò non è necessario". A quanto ha affermato il premier, grazie agli stretti controlli in vigore nel paese gli istituti spagnoli di credito sono in posizione solida.

 

In questo quadro (al quale va aggiunta ovviamente l'Italia) la Commissione europea si aspetta un peggioramento dei conti pubblici degli Stati membri a causa delle ripercussioni della crisi dei mercati finanziari. È quanto ha annunciato la portavoce del commissario per gli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia. "Il tre novembre pubblicheremo le nostre previsioni. Come sappiamo stiamo per assistere ad un peggioramento dei conti pubblici, poiché diminuiscono le entrate e la spesa o resta stabile o aumenta".

 

"Il patto di stabilità e di crescita - ha aggiunto la portavoce Amelia Torres - fornisce sufficienti strumenti per far fronte alla situazione attuale. E c'è sufficiente flessibilità nel patto. Comprendiamo bene che bisogna lasciar agire gli stabilizzatori automatici, ma chiediamo agli Stati membri di controllare la spesa. Tuttavia, se il tetto del tre per cento verrà superato, gestiremo i casi con gli strumenti messi a disposizione dal patto".

 

La portavoce ha ricordato che il commissario ha annunciato che "la crescita del 2008 sarà la metà rispetto a quella dell'anno scorso", aggiungendo: "Sappiamo di avere a che fare con delle circostanze eccezionali e in questo momento la cosa più importante è ripristinare la fiducia". In merito all'obiettivo del pareggio tra deficit e Pil fissato al 2010 all'Ecofin di Berlino 2007, Torres ha osservato: "Sappiamo tutti quanti in che circostanza l'accordo è stato raggiunto. L'aprile 2007 era un periodo di crescita". La portavoce ha poi ricordato che "per quanto riguarda le operazioni di ricapitalizzazione, avranno un impatto sul debito e non sul deficit e sono temporanee".

 

Domeniva i capi di Stato e di governo dei 15 Paesi dell'Eurozona hanno dato il proprio via libera alla possibilità di immettere capitale nelle banche, anche utilizzando azioni senza diritto di voto, e alla possibilità da parte degli Stati di garantire i prestiti bancari e le nuove emissioni fino a cinque anni. Sono state anche previste regole contabili più morbide, con la sospensione del mark to market, ossia della necessità per le banche di abbattere in tempi rapidi i valori patrimoniali in bilancio al diminuire del loro valore.

 

 

Borsa, volano i titoli finanziari. Piazza Affari festeggia: +11%

13 ottobre 2008

18,20 - A Wall Street l'indice Dow Jones balza del 6,5% e torna sopra la soglia psicologica dei 9mila punti.

 

18,12 - Almeno per oggi sembra passare la paura del crollo, all'indomani del lungo week-end di paura sfociato nel maxi-piano di salvataggio del sistema bancario varato dall'Eurogruppo. Rimbalza alla grande Piazza Affari, con le Borse europee, dopo una delle settimane più nere della sua storia (-21%) e chiude con un rialzo di circa 11 punti percentuali, pur accusando ancora un saldo negativo del 41% da inizio d'anno.

 

Trascinati da utilities, energia e materie prime (complice anche un greggio in rimbalzo sopra 80 dollari) i listini hanno messo a segno un maxi recupero: Milano è volata a +11,49% per l'S&P/Mib (record dal 1998, nessun titolo in rosso, molti in aumento a doppia cifra) e a +10,93% (record dal 1994) con il Mibtel, l'indice generale. In forte recupero anche tutti gli altri indici europei: Parigi +11,18%, Francoforte +11,4%, Madrid +10,65% (per l'Ibex 35 aumento maggiore dalla sua creazione nel 1992), Zurigo +11,39, Londra +8,26% L'euforia sui mercati mondiali era iniziata questa mattina con il rally delle Borse asiatiche, che hanno segnato decisi rimbalzi (Hong Kong +10,2%, Sidney +5,55%, Tokyo era chiusa per festività). Finalmente brillanti anche i titoli finanziari.

 

I forti acquisti a Piazza Affari hanno investito tutti i settori, in testa i finanziari e gli energetici, maggiormente penalizzati nelle ultime sedute. Tra i bancari-assicurativi in evidenza Fonsai (+20,77%), Bpm (+18,52%), Banco Popolare (+16,69%), Intesa Sanpaolo (+15,78%) e Unicredit (+11,31%). In rally gli energetici, spinti da Enel (+18,32%), A2A (+15,25%) e Saipem (+14,88%). Molto bene anche la big del listino Eni (+12,12% a 15,55 euro). In gran spolvero anche L'Espresso (+18,53%) e Telecom Italia (+14,33% a 0,8575 euro). Fiat ha chiuso in rialzo del 12,37% a 7,705 euro: oggi l'aamministratore delegato Marchionne ha affermato che i dati delle vendite in Europa a settembre per il Lingotto sono superiori rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Sul listino completo sugli scudi Banca Italease (+24,35%) dopo la firma, nel weekend, dell'accordo con la tedesca Dz Bank.

 

18, 11 - Le piazze finanziarie europee hanno recuperato oggi 481,58 miliardi di euro ricapitalizzazione, con un saldo netto positivo di oltre 80 miliardi rispetto al valore bruciato venerdì scorso.

 

18,01 - Morgan Stanley vola a Wall Street mettendo a segno un rialzo del 53,2% dopo aver ufficializzato l'accordo con Mitsubishi Ufj Financial. La notizia porta il sereno in casa Morgan Stanley perché, come sottolineano gli analisti, porta risorse fresche nella società anche se non risolverà tutti i problemi. L'effetto anche psicologico, però, è importante. La decisione di Mitsubishi mostra che ci sono investitori ancora pronti a scommettere sul titolo. Ma soprattutto la banca Usa evita l'ingresso del Tesoro nel suo capitale.

 

17,38 - Rimbalza alla grande Piazza Affari, con le Borse europee, dopo una delle settimane più nere della sua storia (-21%) e chiude con un rialzo di circa 11 punti percentuali, pur accusando ancora un saldo negativo del 41% da inizio d'anno. Trascinati da utilities, energia e materie prime (complice anche un greggio in rimbalzo sopra 80 dollari) i listini hanno messo a segno un forte recupero: Milano è volata a +11,49% per l'S&P/Mib (record dal 1998, nessun titolo in rosso, molti in aumento a doppia cifra) e a +10,93% (record dal 1994) con il Mibtel, l'indice generale.

 

17,16 - Piazza Affari e Francoforte allungano ancora nel finale e passano a guadagnare oltre il 10%. L'S&P/Mib fa segnare +10,19%, il Mibtel +9,97%. Il Dax30 è in rialzo +10,28%. Meno evidente il rimbalzo di Parigi (+8,96%) e Londra (+6,06%). Zurigo resta la migliore: lo Smi balza dell'1,21%.

 

16,53 - Volano i titoli bancari in Piazza Affari. Il Banco Popolare segna +17,21%, in testa a tutti gli altri. Numerosi i titoli in doppia cifra: Fonsai segna +15,56%, Popolare Milano +13,56%, Intesa Sanpaolo +12,93%. A questi seguono Enel con +12,78%, Fiat +12,22%, Luxottica +11,10%, Eni+10,60%, Ubi Banca +10,26%, Buzzi Unicem +10,10%. Tra i meno brillanti, Atlantia con +2,82%, Generali +2,86% e Lottomatica +2,93%.

 

16,45 - Ha ampliato ulteriormente i guadagni Piazza Affari mentre era in corso la conferenza stampa del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e del Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, al termine del consiglio dei ministri che ha recepito il piano anti-crisi varato ieri dall'Eurogruppo. Il Mibtel segna un rialzo del 9,2%, l'S&P/Mib del 9,5%. Tremonti ha spiegato che l'intervento pubblico "può spingersi fino al commissariamento della banca, in presenza di situazioni in grado di minare la stabilità complessiva del sistema finanziario". Nel decreto legge anti-crisi è prevista una garanzia statale sulle nuove passività delle banche italiane con durata fino a 5 anni emesse entro il 31 dicembre 2009.

16,15 - Rallenta il ritmo degli acquisti a Wall Street, con il Dow Jones che dopo avere guadagnato oltre 400 punti e +5% lima i guadagni a 350 punti e +4,17 per cento.

 

16,05 -Morgan Stanley vola a New York dopo aver siglato l'accordo che prevede l'ingresso nel suo capitale di Mitsubishi Ufj. Le azioni della banca di New York guadagnano il 43% dopo un rialzo del 57% a 15,18 dollari.

 

16,00 - Le Borse europe ampliano i già fortissimi rialzi della seduta di oggi dopo l'apertura in rally di Wall Street. I listini europei tentato dunque il recupero rispetto al tonfo della settimana scorsa, il giorno dopo l'approvazione dai parte dei leader dell'Eurogruppo del piano dell'Unione europea per rispondere alla crisi finanziaria, con le garanzie ai prestiti interbancari e gli aiuti alle banche in difficoltà. Tra i settori, tutti in deciso rialzo, volano materie prime (Eurostoxx +12%), utilities (+13%) e costruzioni (+9,65%), cioè i settori maggiormente penalizzati dai crolli della settimana scorsa. Il Cac40 guadagna il 7%, il Dax l'8,26% e il Ftse100 il 4,95%.

 

A Parigi i titoli sono quasi tutti in positivo, molti con rialzi superiori al 10%: i migliori sono Gdf-Suez (+16,28%), Veolia (+16,23%, ArcelorMittal (+15,88%) e le auto con Renault (+12,63%) e Peugeot (+10,87%), in deciso recupero rispetto ai cali della scorsa settimana. A Francoforte brillano i bancari. A Londra spiccano Cairn Energy (+13,16%) e i minerari, che guidano i rialzi. In controtendenza affondano le banche Hbos (-24,43%), Lloyds (-12,94%) e Royal Bank of Scotland (-10,74%), coinvolte dal piano di salvataggio pubblico che prevede la sostituzione dei vertici.

 

15,47 -La Borsa di San Paolo, principale mercato azionario dell'America del Sud, pochi minuti dopo l'apertura è in forte rialzo, +4,76% a 37.309 punti, sulla scia dell'andamento delle borse mondiali. Secondo gli operatori, gli investitori sono confortati dall'annuncio del piano di intervento finanziario da parte dei paesi dell'Eurogruppo.

 

15,42 - Gli indici europei ampliano i guadagni dopo l'apertura di Wall Street, dove il Dow Jones ora sale di oltre il 5%. Parigi balza del 7,47%, Francoforte dell'8,79% e Londra del 4,76%. Milano è la piazza migliore con il Mibtel in crescita dell'8,9% e l'S&P/Mib del 9%. A trainare gli acquisti sono il Banco Popolare (+15,91%), la Bpm (+14,81%) e Intesa Sanpaolo (+13%) tra i bancari, Enel (+12,67%), Fastweb (+12,65%) e Fiat (+12%).

 

15,40 - Gli indici di borsa di New York accelerano: a pochi minuti dall'inizio il Dow Jones e lo Standard & Poor's 500 guadagnano il 5%, mentre il Nasdaq segna +4,77%.

 

15,44 - Dopo le decisioni prese ieri dai leader di Eurolandia riuniti a Parigi, "il mercato oggi ha reagito in modo positivo". È quanto ha sottolineato il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, nel corso della conferenza stampa al termine del consiglio Affari generali e relazioni esterne che si è svolto a Lussemburgo, aggiungendo: "Tocco ferro, poiché è già successo che dopo un buon avvio i listini inziassero a cedere terreno, ma fino ad ora i mercati europei hanno reagito bene, e spero che questo continuerà".

 

15,35 - All'inizio della giornata di contrattazioni a Wall Stret, il Dow Jones balza di 337,31 punti (+3,93%), a quota 8.778,50 punti mentre il Nasdaq sale di 85,15 punti (+5,19%), a 1.734,66. In forte rialzo anche lo S&P 500, che cresce di 29,47 punti (+3,28%), a 928,69.

 

15,16 - Milano amplia i guadagni e fa meglio delle altre borse europee. Il Mibtel sale dell'8,14% e l'S&P/Mib l'8,06%, mentre Parigi cresce deL 6,65%, Francoforte del 7,63% e Londra del 4,4 per cento. A Piazza Affari guidano gli acquisti tra i bancari il Banco Popolare (+15%), Bpm (+14,8%) e Intesa Sanpaolo (+11%). Balza del 12,13% Enel e Fastweb del 12,36%. Fiat guadagna l'11,13 per cento.

 

14,56 - Le Borse europee volano sulla scia del forte balzo dei futures sugli indici azionari di Wall Street, in attesa dell'apertura, e ampliano i già fortissimi rialzi della seduta dopo l'accordo raggiunto ieri dai Paesi di Eurolandia. Piazza Affari è la migliore in Europa, con l'S&P/Mib che guadagna il 7,86% e il Mibtel il 7,87 per cento. Corre anche Francoforte, con il Dax che guadagna il 7,38% dopo che il Governo tedesco ha approvato il pacchetto di salvataggio delle banche da 500 miliardi di euro messo a punto dai vertici europei. In rally anche il Cac40 di Parigi (+5,69%). Rialzi più contenuti per il Ftse100 di Londra (+3,37%), penalizzato dal forte calo di alcuni titoli bancari come Hbos (-22%).

 

14,09 - Forte balzo dei futures sugli indici azionari americani, che si allineano al rally delle piazze finanziarie globali. A un'ora e mezza circa dall'inizio della sessione a Wall Street, i futures sul Dow Jones balzano di 359 punti, quelli sul Nasdaq di 56,50 punti e quelli sullo S&P 500 di 42,4 punti. Da segnalare che la scorsa settimana il Dow Jones ha riportato il tonfo più sostenuto della sua storia, registrando una perdita del 18,15 per cento. Non sono attesi dati economici nella seduta odierna. L'attenzione sarà però tutta sul discorso di Neel Kashari, nominato la scorsa settimana responsabile a interim del nuovo ufficio del dipartimento del Tesoro Usa per la stabilità finanziari, che controllerà l'attuazione del piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari varato dal Governo americano.

13,28 - L'indice Micex della Borsa di Mosca è stato di nuovo sospeso. Poco prima della sospensione il Micex stava perdendo più dell'1% dopo aver guadagnato in apertura il 2,68%. In calo del 5,1% l'indice Rts. Le contrattazioni erano state riavviate questa mattina dopo che venerdì i listini Micex e Rts erano rimasti chiusi per decisione dall'Autorità di regolamentazione dei mercati.

 

13,14 - Piazza Affari rafforza il recupero e al giro di boa di metà seduta fa segnare un +7,6% del Mibtel e del +7,78 dello S%P/Mib. La garanzia statale dei prestiti bancari e la possibilità di ricapitalizzare le banche con fondi pubblici ha dato la spinta agli acquisti in particolare sui titoli bancari. Si va da guadagni del 3% per Generali al +17,4% per Banco Popolare. Fra le performance migliori Bpm (+12,4%), Fiat (+10,5%), Intesa (+10,3%), Impregilo (+9,7%), Enel (+9,6%), Tenaris (+9,1%), Fonsai (+8,8%), Espresso (+8,5%) e Telecom (+8,3%). Rimbalzo anche per Unicredit (+4,2%) e Mediobanca (+3,9%).

 

13,03 - Le principali piazze finanziarie europee continuano a regsitarre fortissini rialzi al giro di boa dei metà seduta. A spingere gli acquisti è l'accordo raggiunto ieri dai vari Paesi di Eurolandia che assicurerà liquidità al sistema finanziario, garantirà i prestiti bancari e l'intervento dello Stato nella ricapitalizzazione delle banche. In positivo tutti gli indici di settore, con rialzi più accentuati per risorse di base (+11,7%), utility (+10%), servizi finanziari (+9,3%), energetici (+8,1%), costruzioni (+8%), assicurativi (+7,7%) e bancari (+7%). Il Dax guadagna il 6,9%, il Cac40 il 6,4% e l'Ftse100 il 4,8%. A Londra molto male Hbos (-27%) dopo che Lloyds Tsb (-4,8%) ha rivisto al ribasso i termini dell'accordo di fusione tra le due banche. In ribasso anche Rbs (-12,5%) che ha varato un aumento di capitale da 15 miliardi di sterline. Forti rialzi per Tui (+18,2%), Cairn Energy (+14,3%), Man (+12%) e Xstrata (+11,2%). A Francoforte in rally Hypo Re (+36%), Commerzbank (+17,1%), Infineon (+15,3%), Deutsche Bank (+12,9%), Daimler (+10,9%) e Deutsche Boerse (+9,5%). A Parigi in ribasso solo SocGen (-0,8%). Volano Gdf Suez 8+13,8%), Dexia (+12,2%), Renault (+12,9%), Veolia (+12,8%), Alcatel-Lucent (+12,5%) e ArcelorMittal (+12,2%).

 

12,46 - Euro in recupero dopo il cedimento accusato nel finale della seduta di venerdì, sostenuto da vivaci ricoperture tecniche e dal rasserenamento dei mercati dopo l'azione concordata tra i principali partner europei a sostegno del sistema finanziario. A metà seduta la divisa unica è stata indicata a 1,3591 dollari (1,3473), a 136,70 yen (134,154), a 1,5398 franchi (1,5136) e, in assestamento sulla sterlina, a 0,7887 (0,7906).

 

12.05 - Le piazze europee festeggiano il piano anti-crisi messo punto dai Paesi dell'Eurogruppo con il comparto bancario in rialzo del 7 per cento. Dopo la forte penalizzazione della scorsa settimana balza anche il comparto utility, in salita del 7,63 per cento. Bene anche l'auto (+6,23%) reduce da pesanti perdite dovute soprattutto alla crisi di Ford e General Motors, quest'ultima possibile futura sposa di Chrysler, mentre le materie prime guadagnano l'8,14 per cento. Parigi sale del 6,05%, Londra del 4,38%, Francoforte il 5,76% mentre a Milano il Mibtel e l'S&P/Mib crescono rispettivamente del 7,27% e del 7,29 per cento.

 

A Milano brilla il Banco Popolare (+17%), mentre la partecipata Italease, che stamattina non riusciva a far prezzo per eccesso di rialzo, guadagna il 16,9% sulla scia dell'accordo con Dz Bank. Bene anche la Bpm (+12,37%) che la scorsa settimana ha ceduto oltre il 36% e Intesa Sanpaolo (+11,98% a 3,2475 euro), mentre Unicredit, alle prese con il rafforzamento del patrimonio limita i guadagni a +3,88 per cento. Fiat ritorna sopra i 7 euro (+9,96%) e Impregilo balza del 9,37% in un comparto costruzioni in crescita del 6,10%, seguita da Italcementi (+6,76%) e Buzzi unicem (+6,35%). Tra i titoli legati al petrolio, oggi in rialzo sopra 81 dollari al barile, Eni guadagna il 7%, Tenaris il 9,17% e Saipem il 7,87 per cento. Bene Seat (+9,26%), Luxottica (+8,39%) e Mediaset

(+7,94%), reduce dal rally di venerdì in mattinata poi ridimensionato su finale (-2,04%). Telecom si riprende dai minimi toccati la scorsa settimana a 0,739 euro e guadagna il 7,73% a 0,808 euro, mentre Fastweb sale dell'11% dopo varie sospensioni. Limitano i guadagni Lottomatica (+2,17%)e Atlantia (+2,75%), che aveva chiuso in positivo venerdì dopo l'annuncio della distribuzione di un acconto sul dividendo 2008, e Generali (+2,95%).

 

In Europa a Londra viaggiano in controtendenza Hbos (-28,9%), Rbs (-23,29%) e Lloyds: il governo darà 37 miliardi di denaro pubblico ai tre istituti. Rbs ha lanciato un aumento di capitale da 20 miliardi di sterline e per quanto riguarda la fusione Hbos-Lloyds, gli azionisti Hbos riceveranno 0,605 titoli Lloyds ogni azione Hbos contro gli 0,833 dell'accordo originario. Barclays limita i guadagni a +5,32% dopo aver comunicato un aumento di capitale senza ricorre alle misure a sostegno del settore bancario approvate dal governo la scorsa settimana. A Parigi bene Dexia (+12,59%) e a Francoforte Ubs balza del 15,24 per cento.

11.45 - Continuano a piovere gli ordini di acquisto sull'S&P Mib. Ben quattro titoli registrano rialzi a due cifre: Banco Popolare +17,4%, Fastweb +12,5%, Bpm +11,8%, Intesa

+10,5 per cento. Appena dietro troviamo Fiat +9,5%, Impregilo +9,1%, Enel +9,1%, Seat +9% e Tenaris +9 per cento.

 

11.21 - Le principali piazze finanziarie europee ampliano i rialzi a metà mattinata. Il Cac40 di Parigi guadagna il 7%, il Dax di Francoforte segna +6,5% e l'Ftse100 di Londra è in rialzo del 6,3 per cento. Sulla piazza inglese tonfo per Hbos (-18,6%) dopo che Lloyds Tsb ha annunciato una revisione dei termini della fusione, e Rbs (-17,7%) che ha annunciato un aumento di capitale da 15 miliardi di sterline. In volata tutti gli altri titoli, a partire da Tui (+19,2%) e Barclays (+14,7%). A Francoforte Hypo Re (+35%), Commerzbank (+18%) e Infineon (+15%), a Parigi Gdf Suez (+15,2%), Veolia (+12,3%), ArcelorMital (+12,3%) e Dexia (+12%).

 

10.32 - L'Europa amplia i guadagnai a un'ora e mezza circa dall'avvio, premiata dal piano anti-crisi per il sistema finanziario messo a punto dall'Eurogruppo. Parigi sale del 7,55%, Francoforte del 6,86% e Londra del 5,56%. A Milano il Mibtel guadagna il 7,33% e l'S&P/Mib il 7,63%. Balzano Fiat (+11,56% a 7,65 euro) sospesa per eccesso di rialzo, Banco Popolare (+14,09% e Intesa Sanpaolo (+11%).

 

10.07 - A Piazza Affari, sul listino principale, Fastweb rimane sospesa, mentre Intesa (+11,2%) è stata sospesa per eccesso di rialzo. In fortissimi rialzo Fiat (+10%), Banco popolare (+11,5%), Impregilo (+9,9%), Seat (+9,8%), Fonsai (+9,7%), Mediaset (+9,3%) e Bpm (+9%). Molto bene anche Telecom (+7,4% a 80 centesimi) e Unicredit (+5,7% a 2,45 euro).

 

09.54 - Il piano anticrisi varato dai leader dell'Unione Europea fa bene alle Borse del Vecchio Continente. E, a meno di un'ora dall'avvio delle contrattazioni, l'indice paneuropeo (Dj Stoxx 600) conferma i guadagni di oltre 5 punti percentuali (+5,74%), sulla spinta di una seduta positiva per le Borse asiatiche, di buon auspicio anche per la riapertura delle contrattazioni a Wall Street.

 

A guidare i guadagni è proprio Piazza Affari che vede lo S&P/Mib recuperare ben 6,9 punti percentuali, mentre seguono Londra (+4,85%), Parigi (+6,05%) e Francoforte (+5,87%).

L'andamento è migliore rispetto a quello registrato nella notte dai mercati asiatici, che hanno guadagnato mediamente 4 punti percentuali, in una giornata caratterizzata dall'assenza degli scambi a Tokyo, chiusa per festività.

 

In forte recupero nel Vecchio Continente proprio i titoli bancari, maggiormente tartassati dalla crisi scatenata ormai più di un anno fa dalla tempesta dei mutui "subprime" statunitensi. In deciso miglioramento UniCredit (+6,4%), al fianco di Barclays (+6,6%), Royal Bank of Scotland (+5,3%). In salita anche i petroliferi sulla spinta del prezzo del greggio, tornato nella notte sopra la soglia degli 81 dollari al barile. Ne beneficiano Bhp Billiton, che balza di 7,2 punti percentuali, e Rio Tinto che vola oltre l'11 per cento. Bene a Parigi Total (4,8%) e Royal Dutch Shell (+5,7%).

La Borsa di Londra guadagna il 4,85%, Parigi il 6,05%, Francoforte il 5,87%, Madrid il 5,11%, Amsterdam il 4,94%, Stoccolma il 6,72%, Zurigo il 5,87 per cento.

 

9.22 - UniCredit segna in apertura un rialzo dell'8,3% e Fiat del 6,46 per cento. A guidare i rialzi ci sono poi il Banco Popolare (+9,15%) e la Bpm (10%). Segni positivi inoltre per Intesa SanPaolo (+7,84%), Seat Pagine Gialle (+7,22%) e Unipol (+7,41%). Bene anche il tandem Eni (+8%), Enel (+8,11%).

 

9.20 - Apertura in netto rialzo in Borsa in tutta Europa, all'indomani delle nuove misure varate dal G7 nel fine settimana. Parigi e Francoforte guadagnano più del 5%, come Londra. Madrid + 4,2% e Zurigo +4,6 per cento. Milano parte sottotono: Mibtel segna +2,16% e l'S&P Mib +1,86 per cento. Sedici titoli dell'S&P Mib, tra cui Unicredit, non sono riusciti ad aprire per eccesso di rialzo. Poi anche Piazza Affari prende il volo e si allinea ai listini europei: alle 9.25 il Mibtel guadagna il 5,7% e l'S&P segna +6,07 per cento.

 

Le grandi banche inglesi tornano nella sfera pubblica

dal corrispondente Marco Niada

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13 OTTOBRE 2008

Barclays decide un aumento di capitale di 6,5 mld di sterline

Il blog di Marco Niada

Da oggi il sistema bancario britannico non sarà più lo stesso. Lo Stato ha infatti deciso di entrare in forze con una presenza che non si vedeva dai tempi dell'immediato dopoguerra. Le grandi banche inglesi hanno infatti annunciato un piano di ricapitalizzazione da 43,5 miliardi di sterline che potrebbe portare la quota in mano pubblica al 60% nel capitale di Royal Bank of Scotland e al 40% di Hbos e Lloyds Tsb, due colossi in via di fusione forzata sotto l'occhio benevolo del Tesoro. In soldoni, Rbs riceverà una ricapitalizzazione da parte dello Stato da 20 miliardi di sterline di cui 15 miliardi in azioni ordinarie e 5 in privilegiate, mentre Lloyds e Hbos riceveranno 17 miliardi. Barclays conta invece di farcela da sola a reperire i 6,5 miliardi di sterline di cui ha bisogno. Del totale 2,5 miliardi verrebbero dai risparmi dell'abolizione del dividendo nella seconda metà dell'anno e un miliardo da altri tagli ai costi. Al momento sono tutte cifre indicative perchè dipende da quanta è la disponibilità del mercato di partecipare all'operazione. LA cifra di 43,5 miliardi è il tetto massimo richiesto per fare fronte a quello che gli esperti hanno chiamato uno scenario estremo, uno tsunami sui mercati finanziari.

 

L'operazione di ricapitalizzazione di Rbs ha mietuto una vittima illustre: il ceo Sir Fred Goodwin, fino a una anno fa considerato come uno dei migliori banchieri del mondo e ora bollato dai maligni come un megalomane per avere fatto un'acquisizione di troppo, scalando con Fortis e Santander la olandese Abn Amro. Goodwin, che aveva già raccolto altri 12 miliardi di sterline in giugno prosciugando i mercati ha dovuto alzare bandiera bianca e prendere la porta d'uscita cedendo il posto a Stephen Hester, membro non esecutivo del consiglio e Ceo di British Land. Il presidente di Rbs, Sir Tom McKillup, assai vicino a Goodwin, se ne andrà a propria volta dopo l'assemblea

degli azionisti del prossimo aprile.

Da registrare, infine, che il terremoto nella mappa proprietaria delle banche inglesi ha portato anche una scossa minore con l'avvio di rapidi negoziati per la fusione tra la piccola società di credito ipotecario Britannia e la Cooperative Bank.

 

Banca per banca gli interventi del Governo inglese

dal corrispondente Marco Niada

Il pacchetto da 37 miliardi di sterline (46 miliardi di euro) di danaro pubblico in soccorso alle banche annunciato da Brown riguarda un'iniezione massiccia di capitale da 20 miliardi di sterline di cui 5 miliardi di azioni ordinarie a 65,5 pence e 5 miliardi di privilegiate per il colosso scozzese Rbs. Per pagare gli interessi si asterrà dal distribuire il dividendo agli azionisti. I vertici della banca vengono decapitati, con l'uscita del Ceo Fred Goodwin, sostituito da Stephen Hebster proveniente da British Land e già membro non esecutivo del cda di Rbs e le dimissioni di Johnny Cameron, presidente della divisione global markets. Il presidente Sir Tom McKillup se ne andrà in aprile. In tutto, la partecipazione dello Stato in Rbs andrebbe al 57%. Lloyds Tsb e Hbos cambiano i termini del concambio della loro fusione, che passa a 0,605 azioni Lloyds per ogni Hbos rispetto alle precedenti 0,833. La nuova superbanca aprirà il capitale allo Stato, che salirebbe attorno al 40%. Nel caso di Hbos l'iniezione è di 11,5 miliardi di sterline, di cui 8,5 miliardi di azioni ordinarie e 3 miliardi di privilegiate, mentre Lloyds otterrà 5,5 miliardi di cui 4,5 miliardi in cambio di azioni ordinarie e 1 miliardo di privilegiate. Anche Hbos che è la banca acquisita pagherà con la rimozione del Ceo Andy Hornby e il presidente Dennis Stevenson. Quanto a Barclays, la banca ha detto di non avere bisogno dell'aiuto statale e di potersela cavare da sola nel reperire i 6,6 miliardi di capitale di cui ha bisogno: oltre 3,5 miliardi proverrebbero dalla sospensione del pagamento del dividendo nella seconda metà dell'anno oltre ad altri tagli ai costi. Hsbc, il maggiore degli istituti britannici, ha già preso nei giorni passati misure per ricapitalizzare e ha detto che non si avvarrà degli aiuti pubblici. Infine il Santander, che controlla il gruppo Abbey, inietterà nella banca 1 miliardo di sterline di capitali.

 

Berlusconi incontra Bush:

"Sì al G8 straordinario"

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13 ottobre 2008

Con un'accoglienza con tutti gli onori, di solito riservata solo ai capi di Stato e non ai leader di governo, il presidente americano George W.Bush ha dato un caloroso benvenuto alla Casa Bianca al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, "statista di una grande Nazione e un cordiale amico degli Stati Uniti".

Un raggiante Berlusconi ha contraccambiato il benvenuto, definendo Bush un leader che "la Storia definirà un grande, grandissimo presidente". La Casa Bianca, in occasione del Columbus Day, ha preparato un cerimoniale di alto profilo per Berlusconi per ricordare l'amicizia tra Italia e Stati Uniti, ma anche per sottolineare il feeling tra il presidente americano e il premier italiano.

Bush ha ricevuto Berlusconi con una folla di invitati sul South Lawn, insieme alla moglie Laura e a vari membri dell'esecutivo, tra cui il vicepresidente Dick Cheney e il segretario di Stato Condoleezza Rice. Bush e Berlusconi hanno passato in rassegna il picchetto d'onore e sono state esplose 19 salve di cannone in onore dell'ospite italiano. La situazione economica è stato uno dei temi centrali affrontati: "Bush mi ha manifestato la possibilità di un incontro del G8 nelle prossime settimane, ha riferito Berlusconi, e io sono d'accordo: tutto quello che si può fare per un'azione coordinata di fronte a questa crisi globale è positivo".

Tra strette di mani e gesti di familiarità, sul palco i due leader non hanno risparmiato le lodi ai reciproci Paesi. Bush ha sottolineato che l'Italia sta "servendo la causa della pace e della stabilità" su vari fronti, dal Kosovo al Libano e alla Bosnia, e si è detto orgoglioso di lavorare con gli italiani in Afghanistan. "Sarò sempre grato all'America - ha detto Berlusconi - per aver salvato il mio popolo dal fascismo, dal nazismo e dal comunismo. Negli anni a venire continuerò ad avere lo stesso rapporto di gratitudine verso l'America".

Entrambi hanno sottolineato come l'incontro a Washington avvenga in un momento di grande tensione sui mercati, affermando che Stati Uniti e Unione Europa hanno pronti i rimedi e, nelle parole di Bush, stanno "prendendo decisioni forti". In serata, la Casa Bianca offrirà una cena ufficiale a Berlusconi per onorare il Columbus Day.

 

 

Borsa: l'Europa consolida i rialzi. Milano la migliore

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13 ottobre 2008

LA BORSA IN TEMPO REALE

Segui gli indici

11.21 - Le principali piazze finanziarie europee ampliano i rialzi a metà mattinata. Il Cac40 di Parigi guadagna il 7%, il Dax di Francoforte segna +6,5% e l'Ftse100 di Londra è in rialzo del 6,3 per cento. Sulla piazza inglese tonfo per Hbos (-18,6%) dopo che Lloyds Tsb ha annunciato una revisione dei termini della fusione, e Rbs (-17,7%) che ha annunciato un aumento di capitale da 15 miliardi di sterline. In volata tutti gli altri titoli, a partire da Tui (+19,2%) e Barclays (+14,7%). A Francoforte Hypo Re (+35%), Commerzbank (+18%) e Infineon (+15%), a Parigi Gdf Suez (+15,2%), Veolia (+12,3%), ArcelorMital (+12,3%) e Dexia (+12%).

10.32 - L'Europa amplia i guadagnai a un'ora e mezza circa dall'avvio, premiata dal piano anti-crisi per il sistema finanziario messo a punto dall'Eurogruppo. Parigi sale del 7,55%, Francoforte del 6,86% e Londra del 5,56%. A Milano il Mibtel guadagna il 7,33% e l'S&P/Mib il 7,63%. Balzano Fiat (+11,56% a 7,65 euro) sospesa per eccesso di rialzo, Banco Popolare (+14,09% e Intesa Sanpaolo (+11%).

10.07 - A Piazza Affari, sul listino principale, Fastweb rimane sospesa, mentre Intesa (+11,2%) è stata sospesa per eccesso di rialzo. In fortissimi rialzo Fiat (+10%), Banco popolare (+11,5%), Impregilo (+9,9%), Seat (+9,8%), Fonsai (+9,7%), Mediaset (+9,3%) e Bpm (+9%). Molto bene anche Telecom (+7,4% a 80 centesimi) e Unicredit (+5,7% a 2,45 euro).

09.54 - Il piano anticrisi varato dai leader dell'Unione Europea fa bene alle Borse del Vecchio Continente. E, a meno di un'ora dall'avvio delle contrattazioni, l'indice paneuropeo (Dj Stoxx 600) conferma i guadagni di oltre 5 punti percentuali (+5,74%), sulla spinta di una seduta positiva per le Borse asiatiche, di buon auspicio anche per la riapertura delle contrattazioni a Wall Street.

A guidare i guadagni è proprio Piazza Affari che vede lo S&P/Mib recuperare ben 6,9 punti percentuali, mentre seguono Londra (+4,85%), Parigi (+6,05%) e Francoforte (+5,87%).

L'andamento è migliore rispetto a quello registrato nella notte dai mercati asiatici, che hanno guadagnato mediamente 4 punti percentuali, in una giornata caratterizzata dall'assenza degli scambi a Tokyo, chiusa per festività.

In forte recupero nel Vecchio Continente proprio i titoli bancari, maggiormente tartassati dalla crisi scatenata ormai più di un anno fa dalla tempesta dei mutui "subprime" statunitensi. In deciso miglioramento UniCredit (+6,4%), al fianco di Barclays (+6,6%), Royal Bank of Scotland (+5,3%). In salita anche i petroliferi sulla spinta del prezzo del greggio, tornato nella notte sopra la soglia degli 81 dollari al barile. Ne beneficiano Bhp Billiton, che balza di 7,2 punti percentuali, e Rio Tinto che vola oltre l'11 per cento. Bene a Parigi Total (4,8%) e Royal Dutch Shell (+5,7%).

La Borsa di Londra guadagna il 4,85%, Parigi il 6,05%, Francoforte il 5,87%, Madrid il 5,11%, Amsterdam il 4,94%, Stoccolma il 6,72%, Zurigo il 5,87 per cento.

9.22 - UniCredit segna in apertura un rialzo dell'8,3% e Fiat del 6,46 per cento. A guidare i rialzi ci sono poi il Banco Popolare (+9,15%) e la Bpm (10%). Segni positivi inoltre per Intesa SanPaolo (+7,84%), Seat Pagine Gialle (+7,22%) e Unipol (+7,41%). Bene anche il tandem Eni (+8%), Enel (+8,11%).

9.20 - Apertura in netto rialzo in Borsa in tutta Europa, all'indomani delle nuove misure varate dal G7 nel fine settimana. Parigi e Francoforte guadagnano più del 5%, come Londra. Madrid + 4,2% e Zurigo +4,6 per cento. Milano parte sottotono: Mibtel segna +2,16% e l'S&P Mib +1,86 per cento. Sedici titoli dell'S&P Mib, tra cui Unicredit, non sono riusciti ad aprire per eccesso di rialzo. Poi anche Piazza Affari prende il volo e si allinea ai listini europei: alle 9.25 il Mibtel guadagna il 5,7% e l'S&P segna +6,07 per cento.

 

Borsa, i titoli che hanno resistito alla crisi

di Alberto Ronchetti

13 OTTOBRE 2008

L'ultima settimana ha dimostrato, ancora una volta, che quando i mercati azionari sono in preda al panico, può davvero accadere di tutto. I piani di salvataggio varati dai Governi, l'azione delle Banche centrali e i messaggi rassicuranti delle autorità politiche non sono bastati per impedire ai listini di proseguire la corsa al ribasso. Anchei comparti difensivi o le Borse emergenti, che avevano limitato le perdite nei mesi passati, nelle ultime settimane sono scesi a valanga.

Ma,se dall'andamento generale dei panieri passiamo all'analisi delle performances delle singole azioni, si vede che le differenze fra quelle che hanno guadagnato di più e quelle che hanno perso di più possono essere anche notevoli. Suggerendo anche alcune osservazioni. A partire dal fatto che l'analisi deve essere fatta sulla singola storia societaria, più che sul settore.

Nelle tabelle accanto ci sono i titoli che, da inizio anno, si sono comportati meglio e peggio nei principali listini europei e a Wall Street. L'andamento ha premiato, in molti casi, società oggetto di operazioni di finanza straordinaria oppure oggetto di voci speculative. Il caso più eclatante è quello della tedesca Volkswagen che vanta, da gennaio a oggi, un capital gain di oltre il 100% (vicino al 120% alla chiusura di venerdì) su voci di possibile scalata da parte della famiglia Porsche e dei movimenti degli hedge fund attorno al titolo. Anche l'inglese Detica Group, che opera nei sistemi della difesa, mostra un ottimo capital gain (+100% da inizio anno) dopo l'annuncio dell'acquisizione da parte di Bae.

Gli altri best performer si trovano prevalentemente fra i classici difensivi (come utilities o energetici) o in piccole capitalizzazioni che operano in settori tecnologici "di moda" sui mercati (energie alternative e biotech). In Italia, per esempio, tra le migliori performance c'è Landi Renzo, che realizza impianti per l'alimentazione a gas dei veicoli.

I risultati peggiori accomunano invece su tutti i listini del mondo le società più colpite dalla crisi: banche, immobiliari, industriali e aziende legate al ciclo. Colpisce in particolare la lettura dei titoli peggiori di Wall Street, che raggruppa alcuni dei nomi che erano fra i più blasonati della Corporate America: da Office Depot a General Motors, da Wachovia ad Aig. Una conferma in più del cambiamento epocale che stiamo vivendo.

Fin qui la fotografia a oggi. Ma cosa accadrà nelle prossime sedute? Azzardato fare ipotesi. I timori di altri crash bancari e di recessione tengono alta la tensione. È vero che, secondo l'analisi tecnica, molti segnali indicano la possibilità di ulteriori ribassi. E quindi di successivi rimbalzi.

Potrebbe accadere già nelle prossime sedute. Il punto fondamentale, però, non è la possibilità di una reazione tecnica. È un altro. Quando tornerà un clima stabilmente più sereno? Certo non basteranno giorni o settimane. Serviranno alcuni trimestri, se non qualche anno, per ricostruire la fiducia.

Però chi può ragionare su un orizzonte lungo – e non teme altre ondate ribassiste – trova oggi titoli di qualità a prezzi stracciati. Ovviamente gli eventuali acquisti vanno selezionati con attenzione, con un occhio più attento a società difensive con bilanci solidi e buona visibilità degli utili.

Gli energetici, che grazie al supergreggio si sono difesi bene fino a luglio, hanno perso molto terreno con il ridimensionamento del prezzo del barile e oggi non sono fra i preferiti. Le valutazioni sono ovviamente basse, ma il rischio di un ulteriore calo del petrolio mette a rischio il cash flow prospettico.

Invece molti valori del comparto farmaceutici da inizio anno hanno tenuto i prezzi o meglio, hanno perso meno degli altri grazie alla stabilità dei profitti e ai conti in ordine. Fattori che potrebbero sostenere i prezzi anche nei prossimi mesi.

Le telecom, dopo la bolla del 2000 e la crisi successiva, hanno ridato solidità ai bilanci. Adesso non sono più considerati titoli growth, ma comunque riescono a distribuire un dividendo medio del 6-8%. Infine i consumi anticiclici (alimentari e tabacco)in una fase come l'attuale mettono in evidenza il loro ruolo difensivo.

 

 

2008-10-12

Bozza Eurogruppo: garanzia pubblica sui prestiti interbancari, interventi Bce per le imprese

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12 ottobre 2008

Secondo una bozza preparata dalla presidenza francese relativa al documento finale dell'Eurogruppo, i governi dei 15 hanno trovato un accoro per una garanzia pubblica sui prestiti interbancari con scadenze fino a 5 anni. Inoltre i paesi dell'Eurogruppo chiedono alla Bce di emettere dei prestiti da lei garantiti a favore delle imprese.

La garanzia dei governi sui prestiti interbancari fino al 31 dicembre 2009 è una delle misure contenute nella bozza. Il documento prevede anche la possibilità per i governi di fornire alle istituzioni finanziarie i capitali necessari per assicurare il buon funzionamento dell'economia e di impegnarsi per le ricapitalizzazioni degli istituti di credito in difficoltà. Intanto è iniziato a Parigi il vertice tra i leader dell'Eurogruppo per cercare un accordo sulle misure comuni contro la crisi finanziaria. All'incontro, oltre ai Paesi Ue e alla Slovacchia di prossimo ingresso, partecipano anche il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso, e il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet. Dal vertice di Parigi per il cancelliere tedesco, signora Angela Merkel, arriverà un segnale molto importante per calmare i mercati. Un summit, ha detto, "estremamente importante perché serve a decidere un'azione dell'Eurozona comune e coordinata, in modo che nei prossimi giorni ciascun paese può adottare misure per stabilizzare i mercati

finanziari".

I leader dell'Eurogruppo intendono "creare e rafforzare le procedure che permettono lo scambio di informazioni" tra i governi, la presidenza di turno, il presidente della Commissione europea, il presidente della Bce e il presidente dell'Eurogruppo.

Nella bozza di conclusioni del summit si dà mandato al Consiglio europeo di presentare una proposta mercoledì "per migliorare la gestione della crisi tra i Paesi europei". Al prossimo Consiglio Ecofin, con il sostegno della Commissione e in cooperazione con la Bce, spetterà di riferire sull'applicazione di queste nuove misure.

 

La crisi raggiunge anche il Sudamerica: la divisa brasiliana perde il 45% in 40 giorni

di Roberto Da Rin

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12 ottobre 2008

Dal nostro corrispondente

BUENOS AIRES – La crisi finanziaria mondiale arriva ai Paesi emergenti e il Brasile e' tra quelli che nelle ultime settimane hanno sofferto di piu'. Il real, la moneta brasiliana, e' stato protagonista di una caduta vertiginosa, il 45% in 40 giorni. La sua svalutazione rispetto al dollaro e' andata al di la' di ogni previsione di operatori ed economisti latinoamericani; pensare che solo 2 settimane fa il presidente Lula da Silva aveva dichiarato: "La crisi ? Parlatene con George W.Bush".

Domani da Planalto, il Palazzo di governo di Brasilia, verra' comunicata la data di una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri e dell'Economia del Mercosur (Mercado comun del Sur, l'Unione doganale composta da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, con Bolivia, Venezuela e Cile membri associati). L'idea e' di mettere a punto un piano di azioni congiunte che contenga l'impatto della crisi mondiale in Sud America.

La salute dell'economia brasiliana, i tassi di crescita sostenuti, l'avallo delle agenzie di rating, la forza dei consumi interni, le recenti scoperte di giacimenti petroliferi avevano istillato un "sentiment" di fiducia molto esteso. Tanto che Lula ha incassato, secondo i sondaggi, l'80% di consensi all'interno del Paese. Un record assoluto che non ha precedenti nella storia del Brasile.

Negli ultimi 3-4 anni vi e' stato un massiccio ingresso di capitali seguito da una progressiva rivalutazione del real ma ora il quadro macroeconomico e' improvvisamente cambiato e la svalutazione ha destato notevoli preoccupazioni.

La crisi finanziaria mondiale fa paura a tutti, e persino il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, ha espresso grande preoccupazione per gli emergenti: pochi giorni fa ha dichiarato che "gli emergenti rischiano di essere pesantemente coinvolti da questa grave crisi finanziaria, anche se i loro fondamentali macroeconomici sono molto piu' solidi che in passato". Una dichiarazione su cui va prestata attenzione proprio perche' rilasciata da un organismo che in questo contesto dovrebbe istillare fiducia e ottimismo.

Il Brasile e' il gigante che potrebbe contagiare le altre economie sudamericane e generare un'altra spinta verso la recessione globale.

Paulo Skaf, presidente della Fiesp (Federazione industriali di San Paolo) ha dichiarato che oggi "il Brasile trema per la stretta creditizia e per la riduzione del tasso di crescita del Pil 2009". Poi ha aggiunto: "Certamente non possiamo alimentare l'allarmismo, faremmo il gioco degli speculatori ma ignorare la portata della crisi sarebbe controproducente".

Mentre Sergio Amaral, presidente dell'Associazione brasiliana dell'industria del grano, ha detto che "il Brasile e l'Argentina hanno beneficiato del boom delle materie prime e ora si profila una correzione per entrambi". Difficile capirne l'entita', ma l'auspicio di chi non prevedeva impatti in Sud America e' ormai vanificato.

 

Strauss-Kahn: "Il sistema finanziario è

sull'orlo di un collasso sistemico"

di Vittorio Da Rold

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12 ottobre 2008

Il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn (Foto Afp)

Le principali borse mondiali potrebbero chiudere per 2 0 3 giorni, in attesa delle misure, da parte di Governi e banche centrali, per evitare ulteriori cadute dopo quelle accusate da tutti i listini questa settimana. Secondo indiscrezioni della stampa inglese, questa voce ha iniziato a circolare con insistenza in mattinata tra i presidenti delle 56 borse mondiali, riuniti proprio oggi a Milano per l'appuntamento annuale della World Federation of Excange. Questa sera è previsto un incontro a porte chiuse, quando dovrebbero essere già note le decisioni adottate dal vertice straordinario dell'Eurogruppo (in corso dalle 17 a Parigi) chiamato a fronteggiare la crisi finanziaria internazionale. Il timore che serpeggia tra gli operatori finanziari è che venga decisa una chiusura straordinaria delle Borse visto che i provvedimenti finora adottati dai singoli Paesi non siano sufficienti a calmare i mercati. Al momento non si registrano comunque né conferme né smentite alle indiscrezioni. Che il clima sia molto "agitato" è confermato dall'andamento delle Borse del Medio Oriente, le uniche aperte di domenica (il giorno festivo è il venerdì). Quasi tutti i listini della regione hanno chiuso in pesante ribasso. Tel Aviv, tornata alle contrattazioni dopo alcuni giorni di stop legati alle festività ebraiche, ha dovuto ritardare di tre quarti d'ora l'avvio degli scambi a causa dei ribassi superiori anche al 9%. La Borsa del Cairo ha chiuso in calo del 3,1% dopo aver recuperato dal -9% iniziale. Crolla Dubai (-5,4%) che in corso di seduta è arrivata a perdere il 10% nonostante il governo degli Emirati Arabi Uniti, di cui il Dubai fa parte, abbia garantito i depositi e i prestiti interbancari nel Paese.

Tonfi per le Borse del Qatar (-7,2%) e dell'Oman (-5,7%), Pesanti anche Abu Dhabi (-2,3%) e Amman (-2,6%); flessioni più contenute per Kuwait (-0,4%) e Bahrein (-0,8%). Si salva Riad (+0,3%) dopo il taglio dei tassi da parte della Banca Centrale di mezzo punto percentuale.

"Gli investitori vogliono sapere come i Paesi del G-7 metteranno in atto la loro strategia per ripristinare la fiducia - è il commento di un analista all'agenzia Bloomberg -. Questo non è chiaro da quanto emerso nel corso del weekend.

Inoltre il petrolio sta trattando sotto gli 80 dollari al barile e questo è un segno di preoccupazione per la regione".

 

 

Gordon Brown: "Il vertice è il momento della verità"

12 ottobre 2008

Per il premier britannico Gordon Brown, il vertice dell'Eurogruppo di oggi a Parigi costituisce "un momento di verità" di fronte alla crisi economica e finanziaria che attanaglia i mercati. "Per l'Europa la posta in gioco non potrebbe essere più elevata, e si tratta di un momento di verità", ha detto Brown

in un articolo apparso oggi sul Sunday Mirror. Il premier britannico sarà ricevuto all'Eliseo dal presidente francese Nicolas Sarkozy prima della riunione dell'Eurogruppo. Il problema è mondiale e richiede una soluzione mondiale, ha detto Gordon Brown. "Io vado a Parigi per convincere gli altri paesi europei ad adottare l'approccio globale che noi abbiamo scelto in Gran Bretagna", ha ancora detto il premier britannico, secondo il quale "nessun paese, nemmeno il più grande, se la può cavare da solo in un momento come questo. Siamo tutti sulla stessa barca, e dobbiamo lavorare per uscirne insieme".

Non sarà un fondo comune di salvataggio, ma un'azione europea molto coordinata l'obiettivo della riunione straordinaria dei capi di Stato e di governo di Eurolandia di oggi a Parigi. Questi sono i paletti delineati dal leader francese e presidente di turno dell'Unione europea, Nicolas Sarkozy, che per primo aveva fatto circolare 10 giorni fa l'ipotesi di un piano di salvataggio Ue. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, che fin da subito ha fatto sapere di non pensare "nulla di buono" di un'idea del genere. Escluso il fondo, sul piatto dei leader dell'Eurozona oggi potrebbe prendere corpo un intervento nel capitale delle banche in difficoltà, oltre a garanzie per depositi (e forse prestiti interbancari). Più cautela sulle acquisizioni di attività bancarie a rischio.

Sarkozy ieri ha rilevato che "un fondo europeo creerebbe problemi giganteschi", mentre Merkel si prepara a varare un piano di salvataggio delle banche tedesche già domani, rinunciando così al metodo 'caso per caso' seguito fino a ora e allineandosi di fatto a quanto deciso in molti altri paesi europei per far fronte alla crisi finanziaria. "Basta mettere un cappello comune europeo e la magia è fatta", osserva una fonte europea. Il ministro delle Finanze Giulio Tremonti aveva difeso l'idea di un "fondo" da ricavare da una percentuale del Pil di ciascun paese messa a disposizione degli istituti in difficoltà. La crisi richiede risposte estremamente rapide", ha spiegato Sarkozy, negando di aver mai proposto un fondo, per via di un problema di "governance". Infatti, ha detto il presidente francese, "se dovessimo riunire fra le 4.30 e le 7 del mattino tutti i membri di questo fondo, non ci riusciremmo; ecco perché non l'abbiamo proposto".

Per la cancelliera serve "un approccio comune in Europa, ma dobbiamo essere in grado di adattarci ad ogni situazione nazionale in modo flessibile". E l'azione deve essere "coerente, efficiente e sincronizzata". Pur non escludendo la possibilità di offrire un sostegno alle banche, Merkel ha precisato: "Non si può parlare di nazionalizzazione".

Il vertice parigino arriva all'indomani dell'incontro tra George W. Bush e i ministri finanziari del G7. Ma, soprattutto, dopo il varo del piano in 5 punti concordato dai Sette Grandi, che domani sarà all'esame dei mercati. Assieme ai risultati del summit dell'Eurozona di oggi.

Prima dell'inizio della riunione di Parigi, intorno alle 17, l'inquilino dell'Eliseo incontrerà il premier britannico Gordon Brown, che la settimana scorsa ha chiesto agli altri Stati Ue di seguire l'esempio del piano messo a punto per le banche britanniche bisognose di aiuto. Mercoledì e giovedì la crisi dei mercati finanziari sarà nuovamente oggetto di un vertice, quello dei capi di Stato e di governo dei Ventisette

 

 

Crisi dei mercati, l'Europa in campo. Sarkozy e Merkel: agiremo uniti

L'Europa è pronta a scendere in campo unita contro la crisi finanziaria e l'Eurogruppo (riunione dei ministri dell'economia e delle finanze della zona euro) si prepara a varare un piano di salvataggio storico. La riunione prevista a Parigi domenica sarà coordinata dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, che prima del summit incontrerà il premier britannico, Gordon Brown.

La stampa transalpina ha rivelato che il piano, proposto dalla Francia, prevederebbe da una parte la ricapitalizzazione massiccia delle banche e dall'altra l'aumento delle garanzie sui debiti. Sia come sia, la volontà di creare un pacchetto di misure in soccorso delle banche è stata confermata anche da fonti vicine all'Eliseo.

Proprio oggi, infatti, Parigi ha incassato il pieno accordo della Germania sulle linee guida degli interventi, in vista della riunione dell'Eurogruppo. Anche se non ci sarà, come già anticipato, il varo di un fondo europeo comune: sia il presidente francese che la collega tedesca hanno escluso infatti tale ipotesi. "Non abbiamo parlato di un fondo europeo", ha detto Sarkozy nel corso della conferenza stampa congiunta. "Prima vogliamo coordinare i paesi della zona euro e poi il resto dell'Europa".

Ancor più esplicito, da Washington, dove ha seguito i lavori del Fondo monetario internazionale e del G7 (con la partecipazione allargata dei Paesi del G20) sulla crisi dei mercati, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: "Non basta il G7: bisogna metterci tutti attorno a un tavolo e discutere tutti insieme allargandolo il più possibile".

Il processo "complicato e lungo" per la realizzazione del nuovo accordo, come quello di

Bretton Woods, deve infatti partire al più presto, per Tremonti. A cominciare dalla presidenza italiana del G8 (gennaio 2009). "L'obiettivo - ha aggiunto il ministro italiano - è quello, 65 anni dopo quell'accordo, di regolare tre aspetti chiave: cambi, commercio e capitali".

Per questo, secondo il titolare di via XX Settembre, possono essere usati due organismi previsti da quell'accordo, il Fondo Monetario e la Banca Mondiale, "ma con un ruolo diverso". Infine, Tremonti ha spiegato che l'Italia, non appena assumerà la presidenza del G8 dal Giappone, potrebbe addirittura spingere per abolire gli hedge funds, un industria infernale da 2 mila miliardi di dollari. Il motivo? Per Tremonti sono "oscuri, opachi e dementi. Non conformi alle leggi del capitalismo".

In serata riunione della Bce in teleconferenza. Una riunione del consiglio direttivo della Bce si è svolta nella serata di sabato in teleconferenza tra le 22 e le 23,30. Lo hanno riferito fonti vicine all'Eurotower senza fornire dettagli sui contenuti della discussione. La portavoce della Banca centrale europea si è limitata a un no comment alla notizia, riportata per prima dall'agenzia Reuters. È però presumibile che i banchieri centrali europei abbiano affrontato una discussione sulla situazione della liquidità sui mercati, giudicata centrale nel comunicato finale del G7. Al termine della riunione, è stato riferito da fonti vicine all'Eurotower, non era attenso alcun comunicato.

Le aspettative di inflazione stabili lasciano comunque spazio a un nuovo taglio dei tassi (dopo quello di mezzo punto concertato in settimana con altre cinque istituti centrali), ha sottolineato sempre sabato sera il commissario agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia, nell'ambito dei lavori del Fondo Monetario Internazionale. "Se confermati, questi nuovi sviluppi - ha spiegato Almunia in una nota - potrebbero giustificare un taglio dei tassi a breve termine".

 

I governi del G7 mettono in gioco 2000 miliardi di dollari

di Mario Platero

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12 ottobre 2008

Bush al G7: "Necessaria una risposta globale alla crisi"

Crisi mercati, Fmi: collaborare con i Paesi emergenti

Le critiche della Cina ai ricchi: debole disciplina finanziaria

I sette grandi: "Non lasceremo fallire le banche"

Appello degli economisti al G7. Le tre priorità per i leader globali

(Dal nostro inviato)

WASHINGTON – Dopo un comunicato del G7 che gli analisti hanno giudicato in prima battuta "blando" e non sufficientemente aggressivo di fronte alla crisi finanziaria sistemica con cui si confronta il Pianeta, i singoli paesi del G7 cercheranno di passare dalle parole ai fatti. A Washington in ambienti vicini al Gruppo dei Sette, si da certo che Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania metteranno in pratica a breve misure straordinarie che potrebbero mobilitare, una volta erogati i fondi, una disponibilità di danaro complessiva superiore ai 2000 miliardi di dollari. C'e' intanto il pacchetto americano da 700 miliardi di dollari che potrebbe essere già in parte mobilitato per rafforzare il capitale di Morgan Stanley, la prestigiosa banca d'affari che versa in gravi difficolta' e ha disperato bisogno di un aumento di capitali o di un accesso a importanti quantitativi di liquidita'.

Fonti autorevoli raccolta a Washington inoltre danno per certo che oggi a Parigi, alle riunioni dei 14 leader europei, il Cancelliere tedesco Angela Merkel presenterà un pacchetto da circa 400 miliardi di euro (circa 536 miliardi di dollari). Il pacchetto includerà garanzie dello stato e l'opzione per la partecipazione diretta nel capitale delle istituzioni in difficoltà. L'erogazione sarà condizionata a certi impegni che dovranno essere sottoscritti dalle banche e il pacchetto potrebbe essere discusso e approvato già domani mattina a Berlino. La gran Bretagna metterà sul tavolo il suo piano da 400 miliardi di sterline, circa 682 miliardi di dollari già annunciato la settimana scorsa, con l'autorizzazione all'acquisto di titoli fino a 50 miliardi di sterline e garanzie a breve e medio termine per altri circa 100 miliardi di sterline.

Ma il fatto nuovo e' che alcune delle banche inglesi hanno annunciato che entro le sette del mattino di lunedi' presenteranno i dettagli della loro partecipazione al piano di salvataggio messo a punto dal governo inglese. Il piano prevede l'annuncio delle dimissioni di alcuni dei manager delle banche in difficoltà ad esempio Fred Goodwin, l'amministratore delegato di Royal Bank of Scotland. Ma secondo le indiscrezioni che circolano a Washington le autorità potrebbero anche richiedere la chiusura temporanea di alcune attività di Borsa per consentire agli investitori di analizzare nel dettaglio il progetto, che dovrebbe portare liquidità al sistema e consentire ai mercati del credito di riprendere a funzionare.

Questi dettagli sono certamente più concreti di quelli che avevamo appreso venerdì sera. Danno corpo al comunicato in cinque punti del G7 che diventa una sorta di ombrello guida al di sotto del quale i paesi cercano lo stesso di coordinare, pur con diverse politiche fiscali, gli interventi per poter rispondere alle sfide del mercato globale.

Proprio quello che aveva chiesto mattina il Presidente George W. Bush quando e' apparso coi ministri finanziari del G7 nel Giardino delle Rose della Casa Bianca.

"I mercati in agitazione richiedono una seria risposta globale" ha detto il Presidente. E subito dopo ha aggiunto:"la crisi e diffusa a livello mondiale e non potra' essere risolta in tempi brevissimi… Useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per risolvere i problemi di liquidita', ci troviamo nel mezzo di questa crisi insieme e ne usciremo insieme" ha detto il Presidente nel suo terzo discorso do questa settimana.

Poi, in serata, i ministri del G7 si sono riuniti con altri 12 paesi membri del G20 piu' il rappresentante dell'Unione Europea. Il G7 ha cercato cosi' di estendere anche a un gruppo maggiormente rappresentativo dell'economia globale il pacchetto di aiuti perche' potesse essere sottoscritto con entusiasmo analogo a quello manifestato venerdi' dai sette grandi in occasione delle rispettive conferenze stampa.

 

Le critiche della Cina ai ricchi: debole disciplina finanziaria

11 ottobre 2008

Il vicegovernatore della banca centrale della Cina, Yi Gang, ha criticato, parlando a Washington in occasione del meeting del Fondo monetario internazionale, il ruolo dei Paesi pù ricchi nella crisi finanziaria mondiale e ha chiesto loro di assumere le proprie responsabilità per impedire che si ripeta.

Yi Gang ha chiesto altresì al Fmi di aumentare la sorveglianza diretta sulle economie occidentali dove, a suo parere, "una debole disciplina finanziaria" è responsabile dei problemi attuali. "I paesi i cui titoli di debito entrano nella composizione delle riserve di altri paesi devono assumere la responsabilità di impedire ripercussioni più grandi e minimizzare gli shock sugli altri paesi", ha affermato Yi Gang durante la riunione del Comitato monetario e finanziario internazionale (Cmfi), rivolgendo le sue critiche agli Stati Uniti, ai paesi della zona euro ma anche a Giappone e Gran Bretagna.

"Nel quadro del sistema monetario internazionale attuale, la mancanza di una sorveglianza efficace di questi paesi e l'assenza di disciplina di budget hanno condotto a un eccesso di liquidità e a flussi di capitali disordinati", ha detto il vicegovernatore della banca centrale cinese. Questo provoca difficoltà per gli altri paesi che cercano di preservare la loro stabilità economica e la loro crescita, "e fa correre gravi rischi all'equilibrio economico e finanziario mondiale".

 

L'abc delle garanzie sui conti bancari

di Nicoletta Cottone

Come sono garantiti i conti correnti bancari dal Fondo interbancario di tutela dei depositi? Come ci si regola se il conto è cointestato? Ecco un piccolo vademecum per conoscere le regole a garanzia di conti correnti, depositi, assegni circolari, certificati di deposito nominativi operate dal Fondo. La tutela opera per depositante e per banca.

Conti cifrati. Il Fondo interbancario ha precisato con una nota dell'11 ottobre 1996 che nel caso di conti correnti cifrati (conti nei quali il nome del titolare o del depositante è sostituito da un numero) vale la garanzia offerta per i normali conti correnti nominali, purché siano riconducibili in maniera ufficiale e documentata al nominativo sia del titolare del conto, sia del beneficiario economico. Il limite massimo di copertura per depositante è di 103.291,38.

Conti in più banche. La copertura del Fondo interbancario di tutela dei depositi agisce per depositante e per istituto di credito. Il limite di copertura di 103.291,38 euro si intende dunque per depositante e per istituto di credito.

Conti nella stessa banca. Se un depositante è titolare di più conti nella stessa banca, la copertura massima di 103.291,38 euro si applica alla somma dei depositi dei conti a lui intestati. Dunque in caso di un totale di depositi su diversi conti nella stessa banca di 50mila euro la somma rimborsata è di 50mila euro, in caso di depositi per 300mila euro, la somma alla quale si ha diritto è di 103.291,38 euro. Al fine del computo si ricorda che in base alla direttiva 94/19/CE un conto congiunto si considera ripartito in proporzioni uguali tra i depositanti, a meno di specifiche disposizioni.

Conto cointestato. La tutela del Fondo interbancario è per depositante, quindi in caso di conto cointestato la garanzia è di 103.291,38 euro per ciascun depositante. Nel caso in cui 2 o più depositanti abbiano solo un conto cointestato nella stessa banca il livello massimo di tutela sarà pari a 103.291,38 euro per ciascuno dei cointestatari. Se un depositante, oltre al conto cointestato, è titolare di più conti nella stessa banca, la copertura massima di 103.291,38 euro si applica alla somma dei depositi dei conti a lui intestati. Per esempio, se il conto cointestato è di 100mila euro il Fondo interviene restituendo 50mila euro ciascuno, se il conto cointestato è di 300mila euro, spettano 103.291.38 euro a ciascun cointestatario. Si segnala che in base alla direttiva 94/19/CE un conto congiunto di considera ripartito in proporzioni uguali tra i depositanti, a meno di specifiche disposizioni.

Cosa è garantito. Sono garantiti dal Fondo interbancario conti correnti, depositi (anche vincolati), assegni circolari, certificati di deposito nominativi. La garanzia, che opera per le persone fisiche, si estende anche alle persone giuridiche.

Cosa non è garantito. Non sono garantiti: i depositi e gli altri fondi rimborsabili al portatore; le obbligazioni e i crediti derivanti da accettazioni, pagherò cambiari e operazioni in titoli; il capitale sociale, le riserve e gli altri elementi patrimoniali della banca; i depositi derivanti da transazioni in relazione alle quali sia intervenuta una condanna per i reati previsti negli articoli 648-bis e 648-ter del codice penale (riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita); i depositi delle amministrazioni dello Stato, degli enti regionali, provinciali, comunali e degli altri enti pubblici territoriali; i depositi effettuati da banche in nome e per conto proprio, nonché i crediti delle stesse; i depositi delle società finanziarie indicate nell'articolo 59, comma 1, lettera b) del Dlgs 385/1993 (Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), delle compagnie di assicurazione, degli organismi di investimento collettivo del risparmio o di altre società dello stesso gruppo bancario; i depositi, anche effettuati per interposta persona, dei componenti gli organi sociali e dell'alta direzione della banca o della capogruppo del gruppo bancario; i depositi, anche effettuati per interposta persona, dei soci che detengano almeno il 5% del capitale sociale della consorziata; i depositi per i quali il depositante ha ottenuto dalla consorziata, a titolo individuale, tassi e condizioni che hanno concorso a deteriorare la situazione finanziaria della consorziata stessa, in base a quanto accertato dai commissari liquidatori.

Fondo interbancario di tutela dei depositi. Il Fondo interbancario di tutela dei depositi è un consorzio obbligatorio di diritto privato nato nel 1987 nella forma di consorzio volontario. È riconosciuto dalla Banca d'Italia e la sua attività è disciplinata dallo Statuto e dal Regolamento. Lo scopo del Fondo è quello di garantire i depositanti delle Banche consorziate. Con il Dlgs 385/1993 è stato introdotto il principio dell'adesione obbligatoria a un sistema di garanzia dei depositanti. Al Fondo interbancario di tutela dei depositi aderiscono tutte le banche italiane (circa 300), con l'eccezione di quelle di credito cooperativo che sono iscritte al Fondo di garanzia dei depositanti del credito cooperativo. Le succursali di banche comunitarie che operano in Italia possono aderire al Fondo per integrare la tutela offerta dal sistema di garanzia dello Stato di appartenenza. Per le succursali di banche extracomunitarie autorizzate in Italia c'è l'obbligo di adesione salvo che non partecipino a un sistema di garanzia estero equivalente.

Limite di copertura. Il limite di copertura del Fondo è di 103.291,38 euro e si intende per depositante e per istituto di credito.

Procedure di recupero. Entro i primi 3 mesi dall'inizio della liquidazione coatta amministrativa della banca (prorogabili a un periodo non superiore a 9 mesi) sono rimborsati 20mila euro. Il resto viene restituita, entro il limite di 103.291,38 euro in base ai tempi della liquidazione stabilita dai liquidatori. Si recupera fino a un massimo di 103.291,38 euro per depositante. La liquidazione coatta amministrativa di una banca è regolamentata dal Titolo VI sezione III del Testo unico bancario. La liquidazione viene effettuata dal liquidatore su decreto del ministero del Tesoro, in attuazione di una proposta della Banca d'Italia. Entro un mese dalla nomina il liquidatore deve notificare con raccomandata con ricevuta di ritorno a ogni creditore le somme risultanti a credito che emergono dai documenti contabili della banca. Entro 15 giorni i creditori possono presentare reclami ai commissari.

Entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto di liquidazione i creditori che non hanno ricevuto comunicazione devono fare richiesta al liquidatore (con raccomandata con ricevuta di ritorno) per il riconoscimento dei propri crediti, presentando documenti che attestino l'esistenza, la natura e l'ammontare dei loro diritti. Il liquidatore entro 30 giorni dalla scadenza del termine precedente presenta alla Banca d'Italia sia la lista dei creditori aventi diritto, con indicato l'importo da rimborsare, sia la lista dei creditori le cui richieste di rimborso sono state respinte. Nello stesso limite di tempo il liquidatore deposita nella cancelleria del tribunale dove la banca ha sede legale gli elenchi dei creditori e dei soggetti ai quali viene negato il riconoscimento del reclamo. I commissari comunicano a coloro cui è stato negato in tutto o in parte il reclamo la decisione presa. I clienti che hanno diritto alla restituzione degli strumenti finanziari sono iscritti in una apposita sezione dello stato passivo che diventa esecutivo.

 

L'abc del decreto anti-crisi

di Nicoletta Cottone

10 ottobre 2008

È entrato in vigore il 9 ottobre 2008 il decreto legge varato dal Governo per arginare la crisi dei mercati finanziari internazionali. È costituito da 6 articoli, entrata in vigore compresa. Il provvedimento autorizza il ministero dell'Economia a sostenere la ricapitalizzazione delle banche in situazione di deficit patrimoniale nelle forme della sottoscrizione o della garanzia degli aumenti di capitale. L'aumento di capitale viene deliberato dalla banca in difficoltà. L'intervento dello Stato nel capitale avviene sulla base della valutazione di Bankitalia che analizzerà eventuali condizioni di inadeguatezza patrimoniale. Tra le altre dovrà esserci un adeguato piano di stabilizzazione e di rafforzamento dell'istituto, che non potrà avere una durata inferiore a 36 mesi. Valutata anche la coerenza con le politiche dei dividendi. Qualsiasi cambiamento nel programma di stabilizzazione dovrà essere autorizzata dal ministero dell'Economia. Oltre alla garanzia esistente da parte del Fondo interbancario di garanzia (103mila euro) il ministero è autorizzato per 36 mesi a intervenire se il Fondo non fosse sufficiente a vantaggio di tutti i depositanti. Entro l'8 novembre il ministero individuerà criteri e modalità di sottoscrizione degli aumenti di capitale. Ecco una sintesi del contenuto del decreto anti-crisi.

Decreti attuativi (articolo 5). Decreti del ministro dell'Economia, di natura non regolamentare, saranno adottati entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, avvenuta il 9 ottobre 2008, sentita la Banca d'Italia. Dunque entro l'8 novembre 2008. I provvedimenti indicheranno criteri, condizioni e modalità di sottoscrizione degli aumenti di capitale e di concessione della garanzia statale e, più in generale, per l'attuazione del decreto-legge.

Entrata in vigore (articolo 6). Il decreto legge 9 ottobre 2008 n. 155, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 9 ottobre 2008 n. 237, è entrato in vigore lo stesso giorno della pubblicazione in Gazzetta, dunque dal 9 ottobre 2008.

Garanzia statale sui depositi (articolo 4). Sì al rilascio da parte del ministero dell'Economia della garanzia statale a favore dei depositanti delle banche italiane per un periodo di 36 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto-legge (9 ottobre 2008). La garanzia è prestata a integrazione e in aggiunta dei sistemi di garanzia dei depositanti, istituiti ai sensi dell'articolo 96 del decreto legislativo 385/1993. Questi ultimi sono sistemi di natura privatistica, alimentati con fondi delle stesse banche aderenti. Le banche sono tenute all'adesione ai sistemi per poter esercitare la loro attività. La disciplina sui sistemi di garanzia ha origine comunitaria (direttiva 1994/19/CE) e prevede una soglia minima di garanzia pari a € 20.000. Nella relazione illustrativa al decreto legge viene spiegato che nell'attuale situazione di crisi, numerosi Stati europei hanno in questi giorni innalzato l'importo della soglia di garanzia. Alla riunione dell'Ecofin che si è svolta a Lussemburgo il 7 ottobre, è stato deciso che la soglia comunitaria sarà innalzata da 20mila euro a 50mila. In Italia è già previsto un importo più elevato, tra i più alti al mondo, pari a circa 103mila. La norma italiana autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze ad adottare una soluzione di massima garanzia in aggiunta e integrazione a quella attualmente esistente, riguarda tutte le banche ed è prestata a favore dei depositanti. Lo scopo della garanzia, a prescindere dalla sua effettiva necessità alla luce della situazione patrimoniale delle banche italiane, può concorrere a ristabilire la fiducia dei risparmiatori e a evitare svantaggi concorrenziali rispetto ai paesi che l'abbiano introdotta.

Opponibilità della prestazione di collateral, garanzia statale per operazioni di emergency liquidity assistance (articolo 3). La norma per incentivare e semplificare le modalità per la prestazione di finanziamenti da parte della Banca d'Italia a banche per esigenze di liquidità. Se la Banca d'Italia, per soddisfare esigenze di liquidità, eroga finanziamenti garantiti da pegno o cessione di credito, la norma deroga ai requisiti di opponibilità della garanzia nei confronti del debitore e dei terzi, stabiliti dal codice civile (articoli 1264, 1265, 2800) e dalla disciplina relativa ai contratti di garanzia finanziaria (articoli 1, comma 1, lett. q), e 2, comma 1, lett. b), del decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 170), e considera a tale fine sufficiente la sottoscrizione del contratto di garanzia. La garanzia prestata è sottratta a revocatoria fallimentare. Il ministero dell'Economia può rilasciare la garanzia statale su finanziamenti erogati dalla Banca d'Italia a banche italiane e succursali in Italia di banche estere per fronteggiare gravi crisi di liquidità (operazioni cosiddette di Ela, Emergency liquidity assistance). La norma allinea la situazione italiana a quella di altri Paesi europei.

 

 

 

Settimana nera per le Borse:

Piazza Affari ha perso il 21%

11 ottobre 2008

È pesante il bilancio settimanale per le Borse europee, che hanno vissuto cinque sedute negative consecutive. A Milano l'indice Mibtel è sceso sotto i 16 mila punti (15.438) perdendo il 21,2% mentre l'S&P/Mib ha ceduto il 21,6%, arrivando a 20.309 punti. La peggiore piazza europea è stata comunque Parigi (-22,1%), seguita da Francoforte (-21,6%) e Londra (-21%).

La prima e l'ultima seduta della settimana sono state le peggiori, mentre giovedì le Borse hanno tentato il rimbalzo per poi chiudere in forte calo seguendo l'andamento nervoso di Wall Street. Mercoledì è stato inoltre segnato il nuovo record storico per gli scambi su derivati, segno di estrema volatilità. Nell'ultima settimana il messaggio è stato chiaro: i mercati hanno interpretato gli ultimi provvedimenti delle varie istituzioni più come segnali di panico che rassicurazione.

Lunedì dopo l'approvazione del piano di salvataggio delle banche Usa, i listini sono crollati e neanche l'azione concertata delle banche centrali mondiali, annunciata l'8 ottobre, è riuscita a bloccare l'ondata di vendite sui mercati. La situazione da inizio anno non è confortante per gli investitori: il Mibtel ha infatti lasciato sul terreno il 47,5% e l'S&PMib il 47,3 per cento. Si sono guadagnato il podio di peggiori titoli del paniere principale da fine 2007 Seat (-79,9%), Telecom italia (-9,37%) e Fiat (-61,83%). Le migliori sono Snam (-10,6%) e Terna (-19,96%).

 

 

 

2008-10-11

G-7: misure straordinarie per vincere la crisi dei mercati

11 ottobre 2008

"Il G-7 ha concordato oggi che l'attuale situazione richiede azioni urgenti ed eccezionali. Ci impegnamo a proseguire il lavoro insieme per stabilizzare i mercati finanziari e ristabilire i flussi del credito per sostenere la crescita economica globale". E' questo il messaggio che i ministri finanziari e i governatori dei sette paesi più industrializzati del mondo hanno affidato al comunicato finale del vertice di Washington che si è appena concluso, articolato in cinque punti.

 

"Le banche e gli altri maggiori intermediari finanziari in caso di bisogno possono raccogliere capitale da fonti sia pubbliche che private. È una misura sufficiente per ristabilire la fiducia e permettere loro di continuare a erogare finanziamenti alle imprese e ai privati". afferma il comunicato finale del G7

Un "piano d'azione" in cinque punti per affrontare il terremoto finanziario in atto a livello globale. È la decisione assunta dal G-7 che sottolinea come "l'attuale situazione richiede un'azione urgente ed eccezionale" e si impegna "a continuare a lavorare insieme per stabilizzare i mercati finanziari e ristabilire il flusso del credito" e "sostenere la crescita economica globale". Secondo i ministri finanziari bisogna "Assicurare che i rispettivi programmi nazionali di assicurazione dei depositi siano robusti per far sì che i risparmiatori continuino ad avere fiducia nella sicurezza dei loro risparmi". Con una promessa che suona come un impegno unitario: "La situazione attuale richiede azioni urgenti ed eccezionali. Useremo tutti gli strumenti per prevenire sistematicamente fallimenti. Faremo tutto ciò che è necessario per scongelare il mercato del credito".

 

 

 

Il G-7 concorda oggi che la situazione attuale richiede azioni urgenti ed eccezionali. Siamo impegnati a continuare a lavorare assieme per stabilizzare i mercati finanziari e ristabilire il flusso del credito e per sostenerne la crescita economica globale.

Siamo d'accordo su:

 

1) Prendere azioni decisive per sostenere le istituzioni finanziarie importanti per il sistema e impedire il loro fallimento.

 

2) Prendere tutte le misure necessarie per sbloccare i mercati monetari e del credito rassicurare che le banche e le altre istituzioni finanziarie abbiano ampio accesso a liquidità e finanziamenti.

 

3) Assicurare che le nostre banche e gli altri importanti intermediari finanziari possano raccogliere capitale da fonti pubbliche e private in ammontare sufficiente per ristabilire la fiducia e consentire loro di continuare a prestare denaro a famiglie e imprese.

 

4) Assicurare che i programmi nazionali di assicurazione e garanzie dei depositi siano robusti in modo che i risparmiatori continuino ad avere fiducia nella sicurezza dei loro depositi.

 

5) Prendere misure, laddove necessario, per far ripartire i mercati secondari dei mutui e delle altre cartolarizzazioni.

La valutazione accurata, l'informazione trasparente sugli attivi di bilancio e la messa in opera di standard contabili di alta qualità sono necessari.

Le azioni dovrebbero essere prese in modo da proteggere i contribuenti ed evitare effetti potenzialmente dannosi su altri Paesi. Useremo gli strumenti di politica macroeconomica nel modo necessario e appropriato.

Sosteniamo con forza il ruolo del Fondo Monetario nell'assistere i Paesi investiti da questa turbolenza, accelereremo la piena messa in opera delle raccomandazioni del Financial Stability Forum.

Siamo impegnati nella urgente necessità di riforma del sistema finanziario. Rafforzeremo ulteriormente la nostra cooperazione e lavoreremo con altri per realizzare questo piano.

 

 

Paulson: avanti con acquisto azioni banche

11 ottobre 2008

Il segretario al Tesoro Usa, Henry Paulson fa sapere che le autorità statunitensi si apprestano a comprare azioni nelle istituzioni finanziarie.

"Stiamo lavorando - dice Paulson in un comunicato diffuso al termine del G-7 - allo sviluppo di un programma aperto a un ampio insediamento nelle istituzioni finaziarie". Paulson spiega che il programma utilizzerà ampiamente i poteri creati dal piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari recentemente approvato dal Congresso e punta a incoraggiare l'arrivo di nuovi capitali privati a completamento delle iniezioni di capitali pubblici.

 

L'Amministrazione ha ricevuto l'autorità per effettuare acquisti diretti di azioni di istituti di credito nell'ambito del provvedimento approvato la scorsa settimana dal Congresso e che stanzia 700 miliardi di dollari destinati alla stabilizzazione dei mercati e ad evitare nuovi fallimenti a catena.

L'acquisto di azioni bancarie da parte del governo federale ha un unico precedente negli anni della Grande Depressione seguiti al crollo di Wall Street nel 1929.

"Abbiamo finalizzato un piano d'azione aggressivo per affrontare le turbolenze sui mercati finanziari", ha spiegato Paulson, al termine della riunione dei Sette Grandi.

"Il piano fornisce un'organica rete che guiderà i passi individuali e collettivi per fornire liquidità ai mercati, rafforzarli, proteggere i consumatori. Mai come prima era fondamentale trovare soluzioni collettive per garantire mercati stabili ed efficienti" e sostenere l'economia, ha detto Paulson..

"Mentre sviluppiamo dei piani per l'acquisto di azioni, stiamo lavorando a un programma standardizzato aperto a una grande varietà di istituti finanziari".

Il programma avrà l'obbiettivo di affiancare le banche nella raccolta di nuovi capitali da fonti private: i pacchetti azionari detenuti dal governo federale saranno "non-voting shares", privi quindi del potere di controllo delle banche stesse.

L'acquisto di azioni bancarie si affiancherà a quello dei crediti inesigibili, in modo da far ripartire il mercato dei crediti e le normali operazioni di prestito; il governo dovrà annunciare la settimana prossima le aziende private che verranno scelte per cooperare nella gestione del programma.

 

Seguiamo il piano Draghi. Il governatore della Banca d'Italia e presidente del Financial Stability Forum, Mario Draghi, "ci ha messo al corrente dei buoni progressi fatti nel miglioramento della supervisione prudenziale e della regolamentazione, aumentando la trasparenza". ha detto il segretario al Tesoro Usa.

"Siamo impegnati a intraprendere i prossimi passi indicati da Draghi entro la fine dell'anno e quelli per la nostra ambiziosa agenda per il 2009". In aprile il Fsf aveva fornito delle raccomandazioni ai paesi del G7 da seguire.

 

 

Tremonti: ogni Governo varerà misure nazionali

11 ottobre 2008

L'Italia lavora, attraverso diverse istituzioni, alla redazione di una bozza per un piano di risposta "politica e istituzionale" alla crisi dei mercati finanziari che sarà presentata al G-20 e al Fondo Monetario e nel corso della presidenza italiana del G-8. È quanto ha affermato il ministro dell'economia Giulio Tremonti secondo cui la crisi necessita di "un nuovo accordo come quello di Bretton Woods", Per Tremonti alla bozza stanno lavorando Palazzo Chigi e il Tesoro con la collaborazione della Banca d'Italia. Per Tremonti la crisi, "prima finanziaria e ora economica" necessita di una soluzione "che deve e può essere politica ed istituzionale" mentre non possono essere utilizzati "strumenti vecchi".

"L'obiettivo del Governo italiano è salvare tutte le banche" e non solo quelle sistemiche. Ogni governo nazionale deve varare misure diverse contro la crisi, tenendo conto della propria situazione e struttura del mercato finanziario, seguendo "lo schema" elaborato dal G7. È quanto ha affermto il ministro dell'economia Giulio Tremonti commentando il comunicato finale del G7. Secondo Tremonti "i problemi della Gran Bretagna, che ha la City di Londra, sono diversi da quelli di altri paesi con mercati finanziari di altro tipo".

 

 

 

 

 

2008-10-10

L'abc del decreto anti-crisi

di Nicoletta Cottone

10 ottobre 2008

È entrato in vigore il 9 ottobre 2008 il decreto legge varato dal Governo per arginare la crisi dei mercati finanziari internazionali. È costituito da 6 articoli, entrata in vigore compresa. Il provvedimento autorizza il ministero dell'Economia a sostenere la ricapitalizzazione delle banche in situazione di deficit patrimoniale nelle forme della sottoscrizione o della garanzia degli aumenti di capitale. L'aumento di capitale viene deliberato dalla banca in difficoltà. L'intervento dello Stato nel capitale avviene sulla base della valutazione di Bankitalia che analizzerà eventuali condizioni di inadeguatezza patrimoniale. Tra le altre dovrà esserci un adeguato piano di stabilizzazione e di rafforzamento dell'istituto, che non potrà avere una durata inferiore a 36 mesi. Valutata anche la coerenza con le politiche dei dividendi. Qualsiasi cambiamento nel programma di stabilizzazione dovrà essere autorizzata dal ministero dell'Economia. Oltre alla garanzia esistente da parte del Fondo interbancario di garanzia (103mila euro) il ministero è autorizzato per 36 mesi a intervenire se il Fondo non fosse sufficiente a vantaggio di tutti i depositanti. Entro l'8 novembre il ministero individuerà criteri e modalità di sottoscrizione degli aumenti di capitale. Ecco una sintesi del contenuto del decreto anti-crisi.

Decreti attuativi (articolo 5). Decreti del ministro dell'Economia, di natura non regolamentare, saranno adottati entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, avvenuta il 9 ottobre 2008, sentita la Banca d'Italia. Dunque entro l'8 novembre 2008. I provvedimenti indicheranno criteri, condizioni e modalità di sottoscrizione degli aumenti di capitale e di concessione della garanzia statale e, più in generale, per l'attuazione del decreto-legge.

Entrata in vigore (articolo 6). Il decreto legge 9 ottobre 2008 n. 155, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 9 ottobre 2008 n. 237, è entrato in vigore lo stesso giorno della pubblicazione in Gazzetta, dunque dal 9 ottobre 2008.

Garanzia statale sui depositi (articolo 4). Sì al rilascio da parte del ministero dell'Economia della garanzia statale a favore dei depositanti delle banche italiane per un periodo di 36 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto-legge (9 ottobre 2008). La garanzia è prestata a integrazione e in aggiunta dei sistemi di garanzia dei depositanti, istituiti ai sensi dell'articolo 96 del decreto legislativo 385/1993. Questi ultimi sono sistemi di natura privatistica, alimentati con fondi delle stesse banche aderenti. Le banche sono tenute all'adesione ai sistemi per poter esercitare la loro attività. La disciplina sui sistemi di garanzia ha origine comunitaria (direttiva 1994/19/CE) e prevede una soglia minima di garanzia pari a € 20.000. Nella relazione illustrativa al decreto legge viene spiegato che nell'attuale situazione di crisi, numerosi Stati europei hanno in questi giorni innalzato l'importo della soglia di garanzia. Alla riunione dell'Ecofin che si è svolta a Lussemburgo il 7 ottobre, è stato deciso che la soglia comunitaria sarà innalzata da 20mila euro a 50mila. In Italia è già previsto un importo più elevato, tra i più alti al mondo, pari a circa 103mila. La norma italiana autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze ad adottare una soluzione di massima garanzia in aggiunta e integrazione a quella attualmente esistente, riguarda tutte le banche ed è prestata a favore dei depositanti. Lo scopo della garanzia, a prescindere dalla sua effettiva necessità alla luce della situazione patrimoniale delle banche italiane, può concorrere a ristabilire la fiducia dei risparmiatori e a evitare svantaggi concorrenziali rispetto ai paesi che l'abbiano introdotta.

Opponibilità della prestazione di collateral, garanzia statale per operazioni di emergency liquidity assistance (articolo 3). La norma per incentivare e semplificare le modalità per la prestazione di finanziamenti da parte della Banca d'Italia a banche per esigenze di liquidità. Se la Banca d'Italia, per soddisfare esigenze di liquidità, eroga finanziamenti garantiti da pegno o cessione di credito, la norma deroga ai requisiti di opponibilità della garanzia nei confronti del debitore e dei terzi, stabiliti dal codice civile (articoli 1264, 1265, 2800) e dalla disciplina relativa ai contratti di garanzia finanziaria (articoli 1, comma 1, lett. q), e 2, comma 1, lett. b), del decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 170), e considera a tale fine sufficiente la sottoscrizione del contratto di garanzia. La garanzia prestata è sottratta a revocatoria fallimentare. Il ministero dell'Economia può rilasciare la garanzia statale su finanziamenti erogati dalla Banca d'Italia a banche italiane e succursali in Italia di banche estere per fronteggiare gravi crisi di liquidità (operazioni cosiddette di Ela, Emergency liquidity assistance). La norma allinea la situazione italiana a quella di altri Paesi europei.

Ampliate le ipotesi di ricorso alla procedura di amministrazione straordinaria e gestione provvisoria di banche, attualmente disposte in presenza di gravi irregolarità nell'amministrazione o gravi violazioni normative o statutarie, o se siano previste gravi perdite patrimoniali. Si aggiunte l'ipotesi di ricorso alla procedura in una situazione di grave crisi, anche di liquidità, della banca, di rilevanza sistemica, che possa dunque recare pregiudizio alla stabilità complessiva del sistema finanziario. C'è una connotazione di maggiore flessibilità rispetto alle fattispecie già esistenti, riferendosi a una situazione di "grave crisi" e prescindendo dalla necessità di perdite, essendo sufficiente una crisi di liquidità; l'ampliamento è giustificato dal requisito aggiuntivo del possibile impatto sistemico della crisi. Il ministero dell'Economia è autorizzato a effettuare le operazioni sul capitale previste dall'articolo 1 del decreto legge sulla ricapitalizzazione, anche in favore di banche sottoposte ad amministrazione straordinaria. In questo caso l'aumento di capitale della banca è deliberato dai commissari straordinari previa autorizzazione della Banca d'Italia. Questa ipotesi di ricapitalizzazione, previa sottoposizione ad amministrazione straordinaria, comporta che i poteri decisori sono sottratti agli organi decisionali della banca, assemblea compresa: i commissari straordinari, sentito il Comitato di sorveglianza deliberano, previa autorizzazione della Banca d'Italia, l'operazione di aumento di capitale che sarà sottoscritto o garantito dal ministero.

Ricapitalizzazione delle banche (articolo 1). Il ministero dell'Economia è autorizzato a sostenere finanziariamente la ricapitalizzazione di banche italiane, nelle forme della sottoscrizione o della garanzia di aumenti di capitale. L'aumento di capitale è deliberato dalla banca. Le azioni sottoscritte dal ministero di via XX Settembre godono di un regime di favore, essendo privilegiate nella distribuzione dei dividendi rispetto a tutte le altre categorie di azioni. L'intervento del ministero è legato a una eventuale situazione di inadeguatezza patrimoniale della banca, che non è possibile risolvere ricorrendo al mercato e di un adeguato programma di stabilizzazione e rafforzamento della durata minima di 36 mesi. Una volta effettuato l'intervento, eventuali variazioni sostanziali al programma sono preventivamente approvate dal ministero, sentita la Banca d'Italia. La valutazione delle condizioni per l'intervento del ministero è effettuata dalla Banca d'Italia, che accerta l'inadeguatezza patrimoniale della banca ricapitalizzata e verifica l'adeguatezza del programma di stabilizzazione e rafforzamento. Bankitalia valuta anche che le politiche dei dividendi, approvate dall'assemblea della banca richiedente, per il periodo di durata del programma di stabilizzazione e rafforzamento siano coerenti con il programma. Il decreto-legge deroga inoltre, con riguardo alle azioni acquisite dal ministero, ai limiti partecipativi previsti per le banche cooperative. Per consentire che l'intervento pubblico nel capitale di banche cooperative possa garantire l'esercizio di poteri commisurati alla partecipazione acquisita, sono derogate anche le disposizioni speciali in materia di esercizio del diritto di voto, in particolare la regola per cui ogni socio ha un solo voto a prescindere dal numero di azioni possedute. Escluso l'obbligo di promuovere un'offerta pubblica di acquisto in caso di superamento della soglia partecipativa del 30 per cento.

 

 

Draghi: "Buste paga come 15 anni fa"

di Rossella Bocciarelli

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10 Luglio 2008

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Un'economia che ristagna, nella quale è vitale impedire che si radichi l'idea di un rialzo permanente dell'inflazione, proprio per proteggere salari e consumi "strizzati" dai rincari di cibo e petrolio, ma è altrettanto vitale rilanciare crescita e produttività. È un quadro a tinte forti, quello tratteggiato dal Governatore della Banca d'Italia nel suo intervento all'assemblea dell'Abi. Perché sul fatto che la forte corsa dei prezzi iniziata nell'estate del 2007, insieme all'effetto-ricchezza negativo indotto dalla crisi dei mercati finanziari, abbia colpito duro sui redditi delle famiglie, Via Nazionale non nutre alcun dubbio: "Valutiamo – ha spiegato Mario Draghi – che nel nostro Paese l'accelerazione dei prezzi osservata nell'estate del 2007 abbia portato fino a oggi a una minore crescita del reddito disponibile di oltre 1 punto percentuale, che sale a 3 se si tiene anche conto delle perdite di valore reale della ricchezza finanziaria".

È il caro-energia e materie prime, insomma, la causa del ristagno dei consumi, ed è anche la causa della loro mancata crescita nel prossimo futuro. Il rialzo dei prezzi, infatti, secondo Draghi "potrà ridurre i consumi di 2 punti nel prossimo anno" . In sostanza, con i prezzi del petrolio intorno ai 140 euro l'Italia ha già salutato definitivamente un possibile incremento dei consumi pari 2 punti percentuali, che pure, in precedenza si riteneva possibile. Ma la batosta sul tenore di vita degli italiani potrebbe essere anche peggiore se nel corso del 2009 l'inflazione non dovesse rientrare. Di qui la difesa della scelta adottata in seno al consiglio direttivo della Bce, con il rialzo di un quarto di punto dei tassi d'interesse di riferimento. Una scelta efficace nel piegare le attese d'inflazione dice Draghi, che spiega: "Nei giorni successivi al rialzo, la tendenza all'aumento delle aspettative d'inflazione desunte dai mercati finanziari si è arrestata; sembra avviarsi una loro riduzione". Nei nuovi prodotti finanziari, quindi, già vengono incorporate previsioni migliori sul futuro dei prezzi. "Agendo in maniera tempestiva, intendiamo contribuire a evitare il rischio che i rialzi dei prezzi internazionali dell'energia e dei prodotti alimentari diano l'avvio a una rincorsa tra aspettative e determinazione dei salari e dei prezzi; a riportare gradualmente l'inflazione sui valori coerenti con la stabilità dei prezzi nel medio termine".

Per il Governatore "un aggiustamento monetario tempestivo riduce il rischio di correzioni tardive ma violente" ed è con la lotta all'inflazione che si difende il reddito reale delle famiglie, anche perchè "la stabilità dei prezzi è prerequisito per la ripresa della crescita". È vero, spiega, che "le retribuzioni unitarie medie dei lavoratori dipendenti, al netto di imposte e contributi e in termini reali, non sono oggi molto al di sopra del livello di 15 anni fa". Ma "nel frattempo il costo del lavoro per unità di prodotto dell'economia italiana è aumentato di oltre il 30%, contro il 20% circa in Francia e pressoché nulla in Germania".

E questa divaricazione fra la capacità di spesa dei lavoratori e la capacità competitiva delle imprese, dice Draghi, "riflette la stentata crescita della produttività, la mancata discesa dell'elevata imposizione fiscale,l'effetto dell'inflazione: è alla base della stagnazione della nostra economia". Tra le imprese che oggi patiscono l'elevata imposizione tributaria, Draghi colloca anche le banche: "Il provvedimento riguardante l'indeducibilità parziale degli interessi passivi delle banche equivale a un maggior costo della raccolta di quasi 10 punti base" ha ricordato ieri. E ha spiegato che "è difficile prevedere come quest'onere si ripartirà: in relazione all'evoluzione delle condizioni di mercato, esso potrà ricadere o sulle condizioni offerte a depositanti e prenditori di credito, o sui profitti distribuiti, oppure sulle risorse accantonate a patrimonio".

 

 

 

Wall Street chiude in ribasso dopo una giornata storica

10 ottobre 2008

A New York la Borsa ha molto ridotto le perdite nel finale, dopo una seduta decisamente altalenante: il Dow Jones era arrivato a perdere fino all'8%. Sui mercati europei è prevalsa una situazione di estrema volatilità: Milano ha perso circa il 7 per cento. Francoforte -la peggiore- ha ceduto l'8,05

 

Sintesi della giornata

La volatilità ha dominato Wall Street in una giornata caratterizzata da perdite contenute dall'arrivo sui mercati di investitori in cerca di prezzi di saldo dopo le massicce vendite della settimana. In apertura di seduta la "coda" delle vendite di ieri aveva fatto inabissare il Dow Jones di oltre 600 punti in pochi minuti. Poi la ripresa fino a una chiusura ancora in negativo per Dow Jones e S&P 500 ma in positivo per il Nasdaq. L'indice dei tecnologici ha infatti chiuso con un +0,27% a 1.649,51 punti mentre il Dow Jones ha terminato sotto i 9mila punti – 8.451,19 – con un calo dell'1,49 per cento. In perdita dell'1,18% lo S&P 500 a 899,22 punti. (r.mi.)

Cronaca minuto per minuto

 

22.18 - Dopo gli assestamenti che seguono la chiusura, il Dow Jones ha leggermente accentuato le perdite, cedendo l'1,48% a 8.452,23 punti.

Il Nasdaq chiude in leggero positivo, +0,27%, a 1.649,51 punti, mentre lo S&P 500 lascia sul terreno l'1,10% a 899,95 punti.

22.09 - La Borsa di New York ha concluso la giornata di contrattazioni in ribasso.

Alla fine della seduta a Wall Street e prima delle operazioni di compensazione, il Dow Jones ha perduto 38,39 punti(-0,47%), a quota 8.540,80 punti, mentre il Nasdaq è arretrato di 4,13 punti(-0,20%), a 1.640,99 punti. In calo anche lo S&P 500, che è sceso di 904,63 punti (-0,58%), a 904,63 punti.

22.01 - Wall Street chiude in ribasso, DJ -0,47%, NASDAQ -0,20%

21.48 - Wall Street oscilla e ora, dopo aver tentato un rimbalzo, frena. Il Dow Jones, che era sceso dell'8% sotto quota 8 mila punti e poi era risalito di oltre il 3%, ora perde lo 0,2%, mentre il Nasdaq sale dello 0,8%.

21.44 - Al culmine di una storica giornata a Wall Street, caratterizzata da rovinose cadute e clamorosi recuperi, gli indici azionari mettono a segno un rally e tornano in positivo.

Quando manca meno di mezz'ora al termine delle contrattazioni il Dow Jones guadagna 298,12 punti (+3,47%) a 8.877,31 punti, il Nasdaq sale di 45,65 punti (+2,77%) a 1.690,77 punti, mentre lo S&P 500 è cresciuto di 25,50 punti (+2,80%) a 935,42 punti.

21.39 - Wall Street rimbalza. Il Dow Jones ora avanza di oltre il 3%, mentre il Nasdaq sale dell'1,8%.

CONTINUA ..."

21.21 - Improvvisamente Wall Street cambia rotta e taglia le sue perdite. Attualmente il Dow Jones, che era sceso anche dell'8% sotto quota 8 mila punti, arretra dell'1,38% e il Nasdaq scende dell'1,5%.

20.41 - Wall Street continua a perdere colpi. Il Dow Jones arretra del 6,06% e il Nasdaq del 5,53%. A precipizio i bancari, con Morgan Stanley che crolla del 41% e Goldman Sachs del 18%. Intanto è iniziato il vertice del G7.

20.14 - Il Dow Jones sta perdendo a due ore dal termine della giornata di contrattazioni 493,10 punti (-5,75%) a 8.086,09 punti, Il Nasdaq sta cedendo 93,04 punti (-5,66%) a 1.552,08 punti, mentre lo S&P 500 arretra di 60,06 punti (-6,60%) a 849,86 punti.

18.55 - Wall Street va in altalena, ma sempre con il segno negativo. Il Dow Jones è arrivato a perdere fino all'8% e attualmente scende del 3,1%, lo S&P è sceso in picchiata del 7% e attualmente arretra del 3,8%, mentre il Nasdaq perde il 3,5%.

18.36 - A fine mattinata Wall Street registra perdite per quasi il 6%. Il Dow Jones industrial segna -5.86% a 8.076,85 punti, contro il -7,3% della chiusura di ieri. Il Nasdaq perde il 4,8% e lo Standard & Poor's 500 registra un -6,21%.

17.44 - Le Borse archiviano la settimana più nera con un'altra seduta da brividi: i principali listini perdono tra il 7 e l'8 per cento. A Milano, -7,14% S&P/Mib, -6,54% Mibtel. Francoforte è la peggiore e cede l'8,05 per cento. Il crollo è arrivato alla vigilia dei vertici del G7 e del Fmi dai quali si attendono azioni concrete per dare una soluzione alla crisi. A Milano debacle dei bancari: -13% Unicredit, -12,9% Banco Popolare. Seduta choc per assicurativi: -9,5% il sottoindice Stoxx. .

17.42 - La Borsa chiude con un nuovo, pesantissimo ribasso, una settimana di record negativi: l'indice Mibtel, che oggi ha perso un ulteriore 6,54% a 15.438 punti, è tornato indietro del 21,2% rispetto a venerdì scorso. Le vendite non hanno colpito soltanto i titoli finanziari ma l'intero listino, e non è bastata, a metà seduta, la decisione della Consob di estendere a tutte le azioni il divieto di vendite allo scoperto: il recupero è stato solo momentaneo. Anche l'avvio moderatamente debole di Wall Street ha ridato fiato ai listini europei solo per un tempo limitato, fino a quando anche a New York sono tornate decisamente a prevalere le vendite. Tutti i provvedimenti adottati finora da governi, banche centrali e autorità di controllo non sono stati sufficienti a frenare l'ondata di vendite che da giorni si abbatte sui mercati azionari, che quindi accolgono con sollievo la pausa del week end.

 

Petrolio, per la prima volta da un anno sotto i 78 dollari

10 ottobre 200

Il prezzo dei futures sul petrolio (Wti) è calato per la prima volta, da un anno esatto, sotto gli 80 dollari al barile, fermandosi in chiusura a 77,70 dollari. Il greggio scende così ancora, dopo aver toccato nella seduta di ieri il minimo negli ultimi dodici mesi di contrattazioni attorno agli 85 dollari. A inizio luglio il barile di West Texas Intermediate, il riferimento del mercato Usa, aveva oltrepassato i 147 dollari.

 

 

Londra, piano da 500 miliardi

di Marco Niada

9 ottobre 2008

Un pacchetto monstre da 400 miliardi di sterline (oltre 500 miliardi di euro), di cui 50 miliardi verranno utilizzati per ricapitalizzare le grandi banche, dando via a un processo che altro non è se non una parziale nazionalizzazione. Con una mossa risoluta, i cui effetti sono ancora tutti da valutare sul medio termine, il Governo britannico ha varato ieri un mega-piano di salvataggio del sistema bancario del Paese in tre punti, per risolvere i problemi di capitale, liquidità e credito che stanno minando la credibilità degli istituti.

L'obiettivo primario è di ricapitalizzare, aumentando il "core Tier one ratio", il coefficiente patrimoniale, degli 8 principali istituti di credito. Sette di questi sono banche: Hsbc, Abbey (che fa capo al Santander), Hbos, Lloyds Tsb, Barclays, Royal Bank of Scotland e Standard Chartered. Una è la società di credito ipotecario Nationwide. Il capitale verrà messo a disposizione in due tranche successive da 25 miliardi e sarà su base volontaria, nel senso che le banche potranno rivolgersi al Tesoro e ottenere un'iniezione di mezzi freschi in base alle loro necessità, a fronte dell'emissione di azioni privilegiate. In cambio dovranno garantire chiare regole di governance, sia sul fronte della retribuzione dei top manager, sia della politica dei dividendi. Per questo motivo forse, Hsbc e Abbey, che sono le più solide del gruppo, pur accogliendolo con favore, hanno detto che non hanno alcuna intenzione di ricorrere al meccanismo. È un fatto che l'offerta di capitale, che è cumulativa, è stata concordata con tutte le banche e che, in prospettiva, tale è la cifra che potenzialmente potrebbe essere utilizzata.

Il pacchetto comprende poi un aumento a 200 miliardi di sterline dei prestiti a tre mesi messi a disposizione dalla Banca d'Inghilterra (stand by facilities) contro un numero più alto di prodotti collaterali offerti in controparte e una garanzia del Tesoro fino a 250 miliardi di sterline su crediti a medio termine emessi dalle banche. Il che significa garantire altri prestiti. Anche la generosa ondata di liquidità che innaffierà il sistema reclamerà qualcosa in cambio: il Governo ha chiesto infatti alle banche di impegnarsi a fornire crediti alle piccole imprese e ai cittadini privati che cercano di acquistare casa. Una sorta di "moral suasion" di dubbio effetto pratico dato che è difficile chiedere a una banca di esercitare un ruolo sociale.

"Tempi straordinari richiedono soluzioni straordinarie - ha detto il premier Gordon Brown presentando il piano alla stampa - non è il momento di pensare in modo convenzionale, ma di escogitare interventi innovativi". La premessa era d'obbligo per un Governo che doveva giustificare come mai ha preso una decisione che ancora pochi giorni fa sarebbe stata inimmaginabile: nazionalizzare parzialmente il sistema bancario del Paese di Margaret Thatcher, dalle cui politiche economiche il New Labour ha tratto ispirazione per anni. Con l'immodestia che lo caratterizza, Brown si è peraltro vantato di aver preso "una decisione pilota per il resto del mondo". Più prosaicamente, il cancelliere Alastair Darling ha detto che "se non avessimo agito in questo modo avremmo dovuto pagare tutti dei costi significativi". E ha lasciato intendere che, se non bastasse, sarà pronto a prendere altre misure.

Il piano inglese è stato accolto favorevolmente da esperti e agenzie di rating: secondo Moody's la decisione è da accogliere bene per tre motivi: innanzitutto l'iniezione di capitali e liquidità dovrebbe allentare le pressioni più estreme causate dalla perdita di fiducia del mercato "ormai scollegata dai fondamentali delle stesse banche". In secondo luogo la garanzia sui nuovi debiti allenterà le costrizioni sui finanziamenti, mentre l'iniezione di capitale eserciterà anche un effetto cuscinetto sulle perdite su crediti non esigibili che si materializzeranno nei prossimi 12-18 mesi.

Ma il cammino è lungo a giudicare dalla reazione dei titoli delle banche interessate dal piano: mentre Hbos, che è stata la più martoriata alla vigilia anche a causa della forte esposizione ai crediti ipotecari è schizzata al rialzo del 24% a 117 pence, Lloyds, la promessa sposa di un matrimonio indotto dal Governo, ha perso il 6,78% a 210 pence. Barclays ha ceduto il 2,37% a 278,25 pence e Hsbc ha subito anch'essa un ribasso di aggiustamento del 2,5%, annullando il rialzo della vigilia. Rbs è rimasta inchiodata a 90 pence consolidando il crollo del 39% della vigilia, perché il mercato teme che sia quella che abbia più urgente bisogno di capitalizzare.

 

 

 

2008-10-09

Banche in crisi, la Germania non esclude nazionalizzazioni

"Non si possono escludere definitivamente" eventuali nazionalizzazioni delle banche, anche se prima "è necessario aspettare gli effetti del calo dei tassi" delle banche centrali deciso nella vigilia. Così la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha anche sottolineato come tutte le iniziative prese dal Governo per far fronte alla crisi finanziaria debbano tener conto dell'interesse dei contribuenti. Alla domanda sul rinvio dell'Ipo di Deutsche Bahn, prevista inizialmente il 27 ottobre, Merkel ha detto che questa decisione non significa la fine del progetto per portare in Borsa le Ferrovie tedesche. Il ministero tedesco delle Finanze, in una nota congiunta con Deutsche Bahn, ha comunicato che "a fronte delle estreme incertezze sui mercati finanziari e per garantire un prezzo adeguato si è deciso di portare in Borsa Db Mobility Logistics (Db Ml, la divisione di logistica del gruppo) in un periodo di mercato più favorevole". L'Ipo, la più grande in Germania dal 2000, era prevista per il 27 ottobre. Il Ministero ha aggiunto che "appena il mercato renderà possibile entrare in Borsa con successo, saremo pronti".

 

Depositi bancari: lo Stato garantisce per tre anni

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9 ottobre 2008

"A integrazione e in aggiunta agli interventi dei sistemi di garanzia dei depositanti istituiti e riconosciuti" dal Testo unico in materia bancaria e creditizia del 1993 "il ministero dell'Economia è autorizzato a rilasciare la garanzia statale a favore dei depositanti delle banche italiane per un periodo di 36 mesi dalla entrata in vigore del presente decreto-legge". E' quanto è stabilisce l'articolo 4 del provvedimento varato dal Governo a tutela del risparmio e delle banche. L'articolo 2 dello stesso decreto stabilisce che "in presenza di una situazione di grave crisi di banche italiane, anche di liquidità, che possa recare pregiudizio alla stabilità del sistema finanziario, si applica" la procedura di amministrazione straordinaria prevista dal Testo unico in materia bancaria e creditizia. Sul Sole 24 Ore in edicola venerdì il testo integrale del decretocommentato dai nostri esperti.

 

 

 

 

Crisi del credito: Borse, Governi e Banche centrali

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Borsa: a Wall Street nuovo crollo con finale in picchiata

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21.40 - Quando mancano poche decine di minuti al suono della campana, Wall Street va in picchiata e si appresta a registrare un'altra seduta molto pesante: il Dow Jones cede il 7% mentre il Nasdaq è a -5,47 per cento.

21.10 - A circa un'ora dalla chiusura delle contrattazioni, gli indici di Wall Street scivolano verso il basso, dopo una seduta enrvosa caratterizzata dalla volatilità. Il Dow Jones perde intorno al 4% e rompe la soglia dei 9mila punti (8.878,58). Peggiora anche il Nasdaq che cede il 3% (1.686 punti). Wachovia, Aig e Morgan Stanley i titoli più venduti con cali dell'ordine del 20 per cento. Nell'S&P 100 si salvano Bank of New York (+5,6%) e McDonald's (+1,7%).Positive anche Jp Morgan, Apple, Intel, Microsoft e Xerox con guadagni intorno all'1 per cento.

CONTINUA ..."

19,30 - Forte incertezza sugli indici azionari americani che, pochi minuti dopo le 19 ora italiana, sono contrastati. Il Dow Jones perde 38,71 punti (-0,42%), a quota 9.219,39 punti, mentre il Nasdaq avanza di 9,93 punti (+0,57%), a 1.750,26. In rosso lo S&P 500, che scende di 7,81 punti (-0,79%), a 977,13. Sul Dow Jones si mette in evidenza il crollo di Gm (-16,64%), il cui titolo che per la prima volta in 58 anni è sceso sotto la soglia dei 5,50 dollari, causa il calo dell'1,9% segnato dalle vendite del colosso dell'auto in Europa dagli inizi dell'anno.

In controtendenza invece sempre sul listino delle blue chip Ibm (+2,36%), che a sorpresa ha comunicato utili in rialzo del 20% nel terzo trimestre, confermando contestualmente le previsioni per i risultati del 2008. Sotto pressione in generale i settori finanziario, farmaceutico ed energetico. In quest'ultimo caso, pesa l'ennesimo ribasso dei prezzi del petrolio, che a New York sono scivolati anche sotto quota 87 dollari, per i timori sull'arrivo imminente di una recessione globale.

Sul mercato del credito non è di buon auspicio la performance del Libor, (il tasso interbancario sui prestiti in dollari) con scadenza a tre mesi che, all'indomani del taglio dei tassi sui fed funds da parte della Federal Reserve - che ha agito in via coordinata con altre banche globali - non solo non è sceso ma addirittura è salito al 4,75% dal 4,52% di ieri: segno che le banche continuano a essere riluttanti a erogare prestiti.

Il governo americano avrebbe già pronta però un'altra arma: quella che lo vedrebbe entrare nel capitale delle banche stesse che vogliano aderire al fondo di salvataggio contemplato dal maxi piano del Tesoro Usa da 700 miliardi di dollari. Un'opzione che lo stesso segretario al Tesoro Henry Paulson, starebbe "prendendo attivamente in considerazione".

In rialzo oggi i titoli tecnologici, che beneficiano delle buone notizie arrivate da Big Blue. Dal fronte economico sono arrivati oggi due dati: pubblicate le richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione, scese dal massimo degli ultimi sette anni ma a un livello lievemente peggiore delle attese (-20.000 unità a 478.000 unità). Bene le scorte di magazzino all'ingrosso, salite ad agosto dello 0,8%, meglio del +0,5% atteso.

18,59 - Cola a picco General Motors, che a Wall Street cede il 21,6% raggiungendo i livelli più bassi mai toccati dal 1950. Le azioni sono scese sotto i 5,50 dollari.

18,24 - General Motors cede quasi il 15% a 5,9 dollari dopo che, nelle battute iniziali, è scesa sotto i 5,50 dollari a livelli che non si vedevano dal 1953. Il calo di Gm è il maggiore tra quelli dei titoli in seno all'indice Dow Jones. La capitalizzazione di mercato della casa americana è di circa 3,9 miliardi, vale a dire meno di quanto era prima del crac del 1929, secondo i calcoli della tv americana Cnbc. A pesare sui titoli dell'auto (giù anche Ford, che cede circa il 9% a 2,42 dollari) la correzione al ribasso delle stime da parte di J.D. Powers, che prevede adesso un mercato Usa 2008 da 13,6 milioni di unità (14,2 milioni le stime iniziali) e da 13,2 milioni nel 2009 (da 14,3). J.D. Powers ha aggiunto che le nuove previsioni 2008 per il mercato Usa potrebbero anche essere 200mila unità in meno in quanto le condizioni esistenti del mercato potrebbero ingannare sul comportamento dei consumatori nel quarto trimestre, mentre ha corretto al ribasso anche le attese su Europa e India.

18,23 - Le Borse europee bruciano altri 100 miliardi di capitalizzazione in quella che sembrava essere la seduta del rimbalzo a un giorno dal taglio coordinato dei tassi di mezzo punto percentuale. Al termine delle contrattazioni l'indice continentale Dj Stoxx 600 ha segnato una flessione del 2,01 per cento.

17,50 - Ancora una chiusura all'insegna delle vendite per Piazza Affari che dopo aver trascorso gran parte della seduta in positivo è stata trascinata al ribasso, come le principali Borse europee (a Parigi il Cac40 ha chiuso a -1,55%, a Francoforte il Dax -2,53%, a Londra il Ftse100 -1,21%), dall'estrema volatilità degli indici Usa. Il Dow Jones ha infatti aperto in rialzo per poi scivolare in territorio negativo, complice la fine del divieto di vendite allo scoperto sul settore finanziario Usa, mentre il Nasdaq è in rialzo. Il Mibtel ha ceduto l'1,63%, l'S&P/Mib l'1,81%, l'All Stars invece ha gudagnato lo 0,91%.

A pesare sui listini europei, il crollo delle utilities (indice Euro Stoxx -8,75%) su timori di un blocco dei rincari delle tariffe energetiche da parte della Ue, in scia alla discesa del prezzo del greggio scambiato intorno agli 87 dollari al barile. Inoltre il settore, tradizionalmente fra i più difensivi, aveva contenuto le perdite nelle scorse sedute. Fra le blue chip in profondo rosso i finanziari Intesa Sanpaolo (-7,6%), sospesa per eccesso di ribasso sul finale e Bpm (-9,2%). Male Fonsai (-4%), perdite contenute invece per Mps (-1,96%), Generali (-2,7%) e Alleanza (-1,1%).

Forti vendite sulle utilities con Enel che ha registrato una flessione dell'8,3%, Terna del 5,96%, Snam (-4,4%), A2A (-3,7%), Atlantia (-3,3%). In rosso Eni (-2,75%) sulla debolezza del greggio. Ancora in calo Telecom (-2,35%), forti vendite su Bulgari (-6,6%), Prysmian (-4,5%) e Luxottica (-4,2%).

Debole Fiat (-0,85%) in sica alla debolezza del settore auto dopo i dati negativi sulle vendite in Europa diffusi da General Motors e Ford. Acquisti decisi invece su Unicredit (+9,2%), gli scambi sono stati pari a 247,4 milioni di azioni, pari a quasi il 2% del capitale. Brillanti Italcementi (+7,4%) con il settore costruzioni fra i migliori in Europa, Mediolanum (+5,2%), L'Espresso (+4%) e Fastweb (+3,1%). Sul completo rimbalza Tiscali (+7,8%), bene Trevi (+10,5%) e i finanziari Cr Bergamasco (+8%) e Bp Sondrio (+8,3%). In forte calo gli immobiliari Beni Stabili (-11,4%) e Ipi (-7,5%).

17,47 - Wall Street imprevedibile, torna in positivo, con il Dj a +0,22%, lo S&P500 a +0,12% e il Nasdaq a +1,22 per cento. La Borsa americana prova ancora a interrompere la serie negativa di sei sedute consecutive al ribasso. Tonfo di Morgan Stanley che perde il 20,6%. La banca, secondo quanto riferiscono gli operatori, sconta come molti altri titoli finanziari lo scadere del provvedimento che vietava le vendite allo scoperto. Il titolo Wachovia perde il 21,94% pagando le indiscrezioni secondo cui i suoi due pretendenti Citigroup (-2,43%) e Wells Fargo (-11,57%) avrebbero trovato i conti della società in una situazione peggiore del previsto. Perdite importanti anche per Bank of America (-4,93%) mentre resta in positivo JPMorgan (+2,63%).

 

17,40 - Fallisce quindi proprio sul traguardo il rimbalzo delle piazze finanziarie europee in un'altra seduta ad altissima volatilità. L'andamento negativo e nervoso di Wall Street e ha contribuito allo scivolone, aggravato dall'andamento del settore utility in Europa. A Milano il Mibtel ha chiuso a -1,63% e l'S&P/Mib -1,81%, penalizzate in particolare dalla caduta di Enel (-8,3%), Intesa Sanpaolo e Popolare Milano. Sono balzate invece Italcementi e Unicredit. Ancora in calo a nuovi minimi Telecom, tiene Fiat, male i titoli del lusso.

17,35 - Milano chiude ancora in forte calo: S&P/Mib -1,81%, Mibtel -1,63%. Tra i titoli in evidenza Unicredit balza del 10,84%, Intesa Sanpaolo cede il 7,95% .

17,30 - Tornano a cadere pesantemente le Borse europee a pochi minuti dalla chiusura. Francoforte si posiziona tra le peggiori piazze e segna una flessione di 3,3 punti percentuali, al fianco di Parigi (-2,37%) e Londra (-1,29%). A livello continentale le perdite sono intorno al 2% (Dj Stoxx 600).

17,24 - Wall Street contrastata con il Dj che perde lo 0,71% poco sopra 9.100 punti nonostante la buona spinta offerta in avvio dai conti di Ibm e dalle nuovi misure anti-crisi annunciate dal Tesoro. Prudential Financial, secondo gruppo assicurativo di polizze vita negli States è in caduta libera (-39%) dopo che il Libro a tre mesi ha toccato il top dell'anno a dispetto delle azioni concertate delle banche centrali di mezzo mondo. Anche il gruppo petrolifero Chevron è pesante (-5%) mentre il petrolio scende sotto gli 87 dollari al barile a causa delle prospettive ribadite dal Fmi di una recessione globale ormai incombente.

- Pesante crollo a Wall Street del gruppo assicurativo Aig che perde il 19% dopo la notizia di un nuovo aiuto della Fed alla società. In arrivo ci sono altri 37,8 miliardi di dollari di liquidità che la Riserva Federale concederà ad Aig in cambio di titoli valutati investment grade della compagnia. Il nuovo aiuto arriva dopo quello di tre settimane fa quando la Fed aveva concesso un prestito da 85 miliardi di dollari per evitare il collasso del gruppo a causa delle perdite sui suoi prodotti finanziari. I mercati restano preoccupati. Per pagare il prestito Aig ha annunciato che metterà in vendita molti dei suoi asset, fra cui anche la divisione leasing degli aerei. Non è chiaro, però, se il gruppo assicurativo riuscirà a finalizzare le cessioni visto le attuali turbolenze sui mercati

17,16 - Fallisce il rimbalzo di Piazza Affari. A venti minuti circa dalla chiusura delle contrattazioni gli indici milanesi consolidano il rosso in scia al peggioramento di Wall Street.

17,11 - Raffica di sospensioni per eccesso di ribasso nel finale di seduta di Piazza Affari. I titoli fermati sono Intesa SanPaolo (-5% teorico), Enel (-6,2% teorico) e Bpm (-3,3 teorico). Intanto, gli indici stanno ampliando le perdite con il Mibtel che cede l'1,45% a 16.550 punti e lo S&P/Mib il 2% a 21.811 punti.

16,50 - Girano in negativo le Borse europee a circa mezzora dalla chiusura delle negoziazioni in scia all'inversione di rotta degli indici a Wall Street. L'indice paneuropeo Dj Stoxx 600 segna una flessione dello 0,6 per cento, mentre le principali piazze finanziarie proseguono in ordine sparso. Londra ha ridotto i guadagni intorno allo 0,3% e Francoforte allo 0,5 per cento. In rosso invece Parigi (-0,3%), Milano (-0,2%) e Amsterdam (-0,5%).

16,27- Wall Street torna improvvisamente in rosso, con il Dow Jones che perde lo 0,14 per cento. Milano inverte la rotta e brucia rapidamente i guadagni, scendendo dal +2% circa a 0,8%. Poi si assesta sul +1,4 per cento.

16,23 - La borsa di Mosca chiude in rialzo del 10,91%, con un netto rimbalzo dopo le recenti perdite.

16,02 - La Borsa di New York accelera a mezz'ora dall'apertura. Il Dow Jones guadagna l'1,74% a 9.419,55 punti, lo S&P 500 segna +1,77% a 1.002,37 punti, mentre il Nasdaq, il migliore tra gli indici, è in rialzo del 2,06% a 1.776,20 punti.Tra i 30 titoli del Dj in evidenza Alcoa (+4,76) Ibm dopo i conti positivi (+2,15%), ma anche le banche e i finanziari (JPMorgan +4,78%, Bank of America +2,81%, Citigroup +3,06%, American Express + 3,98%).

15,51 - Tentativo di rimbalzo a Wall Street dove il Dow Jones è in rialzo dell'1,8% a 9.422 punti seguito a ruota dall'S&P 500 che guadagna l'1,96% a 1003 punti e dal Nasdaq che sta salendo del 2,5% a 1.782 punti. Brillano i titoli finanziari dopo che il Tesoro sembra aprire alla possibilità di un suo ingresso diretto nel capitale delle banche. Bene anche Ibm (+3,81%) dopo l'annuncio di risultati migliori delle attese.

15,42 - Piazza Affari amplia i rialzi in coincidenza con l'apertura positiva di Wall Street. Il Mibtel guadagna il 2,5% e l'S&P Mib il 2,5%. Sul listino principale rialzi più marcati per Tenaris (+7,5%), Impregilo (+8%), Geox (+8%) promosso dagli analisti di Cazenove a "outperform", Italcementi (+7,8%), Unicredit (+7,7%), Stm (+6,5%), Mediolanum (+6,1%) e Alleanza (+6,1%). Bene anche Fiat (+4,9%) che ha superato la soglia dei 7 euro. Sul fronte vendite male gli energetici con Terna (-2,7%), Snam (-2,2%) ed Enel (-1,8%). In rosso anche Prsymian (-1,3%) e Fonsai (-0,9%). Sul generale sospesa al rialzo Tiscali (+13,8%), in rally Pirelli Re (+9,3%), Banca Carige (+9,3%), Azimut (+8,2%) e Maire Tecnimont (+8,1%). Ribassi per Hera (-4,1%) e Snia (-3,7%).

15,35 - All'inizio della giornata di contrattazioni a Wall Street, il Dow Jones sale di 86,44 punti (+0,91%), a quota 9.344,44, mentre il Nasdaq sale di 25,77 punti (+1,48%), a 1.765,51. In rialzo anche lo S&P 500, che avanza di 8,08 punti (+0,82%), a 993,02.

15.00 - Futures in rialzo per gli indici della Borsa di New York. Dopo sei giorni consecutivi di ribasso, lo S&P 500 potrebbe rimbalzare, grazie soprattutto ai buoni risultati trimestrali messi a segno da Ibm (che guadagna il 5,2%) resi noti ieri sera. Il contratto sul Dow Jones guadagna l'1,6% a 9.346 punti; quello sullo S&P 500 avanza dell',1,5% a 995,6 punti e quello sul Nasdaq-100 sale dell'1,8% a 1.343 punti.Anche Intel, produttore di chip, sale dell'1,4 per cento. La prospettiva di poter accedere ad altri 37,8 miliardi di dollari di liquidità avanzata dalla Fed per Aig, spinge il gruppo assicurativo a +6,6 per cento. La Borsa americana potrebbe così interrompere oggi la scia di giornate negative inanellata nell'ultima settimana.

 

13.56 -Le Borse europee, a metà seduta, mostrano rialzi compresi tra un punto e mezzo e due punti percentuali. Parigi, la migliore piazza europea, sale del 2%, timida Francoforte (+0,7%). Con Wall Street e Tokyo che hannoarchiviato in rosso sedute iniziate con segno positivo, gli operatori continentali non sono convinti di aver toccato il fondo e gli acquisti della mattinata hanno avuto più che altro carattere tecnico. Molto vivace il settore costruzioni e quello delle materie prime, giornata di tregua per i bancari che si risollevano dopo tre giorni di bufera. APiazza Affari, spicca il +6,5% di Unicredit e il +4% del Banco Popolare, ma non mancano titoli in rosso come Intesa SanPaolo (-1%) e FonSai (-1,1%). Fiat recupera quota 7 euro e sale dell'1,6 per cento. Le vendite si concentrano sul comparto energetico meno colpito nei giorni scorsi: Enel cede il3,7%, Terna il 3,5 per cento. A Milano l'S&P/Mib sale dell'1,54%, il Mibtel dell'1,6 per cento. Londra sale dell'1,56 per cento. In controtendenza Zurigo (-0,31%).

12.57 - Piazza Affari lima i rialzi della mattinata e, dopo essere arrivata a guadagnare anche oltre tre punti percentuali, vede ora il Mibtel salire dell'1,69% e lo S&P/Mib dell'1,64 per cento. Il taglio coordinato dei tassi di interesse da parte di diverse banche centrali, tra cui la Bce, e l'attesa per nuove riduzioni del costo del denaro hanno ridato coraggio agli investitori che, seppur con cautela, hanno ripreso ad acquistare. Guidano i rialzi i titoli della costruzioni come Italcementi (+5,01%), Impregilo (+3,89%) e Buzzi Unicem (+4,30%). Risalgono anche i big del listino più penalizzati, da Unicredit (+4,60%) a Telecom Italia (+2,01%), da Eni (+3,14%) a Fiat (+1,53%), su cui il presidente Luca Cordero di Montezemolo ha confermato i target di fine anno.

Bene il comparto bancario con la sola eccezione di Intesa Sanpaolo (-0,45%): salgono il Banco Popolare (+4,43%), Ubi Banca (+3,62%), la Popolare di Milano (+2,84%) e Mps (+2,01%). Tra gli assicurativi si mettono in luce Mediolanum (+4,77%) e Alleanza (+4,70%) mentre resta guardinga Generali (+0,60%). In flessione utilities e titoli difensivi con A2A (-2,54%), Acea (-3,88%), Iride (-2,21%), Hera (-1,29%), Terna (-3,83%), Snam Rete Gas (-2,51%) ed Enel (-3,74%). Rimbalzano Tiscali (+10,84%) e Pirelli Re (+8,95%).

12.26 - A tre ore dall'avvio degli scambi, i contratti futures sui principali indici di Wall Street risultano tutti orientati in netto rialzo. I futures sul Dow Jones avanzano di 146 punti, pari ad un incremento dell'1,59%, quelli sul Nasdaq di 37,25 punti o più 2,82% e i futures sullo S&P 500 guadagnano 19,50 punti, un più 1,99 per cento.

12.07 - Il rosso di Intesa San Paolo e del comparto energia attutisce il rimbalzo di Piazza Affari, mentre Parigi è la migliore Borsa europea a metà mattina con un recupero del 3 per cento. In un S&P/Mib ben indirizzato (+1,89%) al traino del comparto costruzioni (+7% Italcementi, +6,7% Impregilo, +6,17% Buzzi Unicem), spiccano i segni meno di A2a (-3,9%), Terna (-2,56%) e Enel (-2,55%). Perdono oltre il 2% Snam Rete Gas (-2,45%) e Intesa San Paolo (-2,05%), unico istituto bancario in discesa a Milano. Tra i finanziari i più vivaci sono Banco Popolare (+5,4%) e Unicredit (+4,4%); sostenuta fin dalle prime battute Alleanza (+4,41%). Sale del 3,8% Autogrill, mentre Fiat riaggancia quota 7 euro e sale del 2,39 per cento. Più contenuto il rialzo di Mediaset (+2%) su cui Ubs ha confermato la raccomandazione "vendere" e tagliato il target a 3,6 euro. Tra i titoli a minore capitalizzazione, in luce Banca Carige (+9,4%). Il Mibtel sale dell'1,9 per cento. Guardando all'Europa, Parigi è in rialzo del 2,65% con l'exploit di Bouygues (+12%) e di SocGen (+7%). Francoforte cresce dello 0,71%, Londra dell'1,98 per cento.

11.08 - Piazza Affari continua a registrare un buon rialzo a metà mattinata, con acquisti generalizzati per tutti i settori. Il Mibtel segna +2,8% e l'S&P Mib +2,8%, mentre più consistente è la crescita per il Midex (+3,4%). Sul listino principale guidano i rialzi Impregilo (+7,5%), Tenaris (+7,4%), Banco Popolare (+7%), Mediolanum (+6,7%), Italcementi (+6,2%), Buzzi (+5,7%), Saipem (+5,4%). Bene anche Unicredit (+5% a 2,56 euro), mentre Intesa (+1,5%) è il finanziario con la crescita più debole. Ribassi per Prysmian (-3%), A2a (-3,2%), Snam (-1,8%), Terna (-1,4%). Sul Midex, il listino più brillante, rally per Banca Carige (+10,3%), Tiscali (+9,8%), Rcs (+9%), Pirelli Re (+7,4%), Maire Tecnimont (+7,8%), Banca Italease (+7%). In forte flessione, invece, Gemina (-4,6%).

10.26 - La Borsa di Milano a circa un'ora dall'inizio degli scambi conferma il netto rialzo dell'apertura, all'indomani dei provvedimenti varati dal Consiglio dei ministri: il Mibtel sale del 2,43% a quota 17.173 punti, S&P/Mib e All Stars migliorano rispettivamente del 2,31 e del3,19 per cento. Riscossa per i titoli finanziari e per i bancari in particolare, con Unicredit che piazza un +6,65% a 2,6025 euro. Intesa Sanpaolo guadagna l'1,82%, Bpm +3,64%, Mps +4,28%, Mediobanca +3,05%, Generali e Mediolanum, rispettivamente a +1,75 e +6,45 per cento. In netta crescita anche i petroliferi, con Eni a +3,6%, Saipem +6,12%, Tenaris +7,55%; tra gli altri energetici Enel +1,46%. Fiat, con un +2,68%, si riporta sopra la soglia dei 7 euro per azione (7,1150). Telecom Italia invece segna un progresso del 3,24% ma è quotata abbondantemente sotto l'euro per azione (0,8755). Positivi anche gli editoriali: Rcs +7,75%, Gruppo L'Espresso +2,55%, Mediaset 2,84 per cento.

9.52 - A meno di un'ora dall'avvio, i listini cercano l'allungo guidati da banche e settore costruzioni. A Piazza Affari, +2,99% S&P/Mib e +2,74% Mibtel. Parigi segna +2,5%, Francoforte +2,01%, Londra +1,82%. A Milano, il recupero è trainato da Unicredit (+6,3%) e da Saipem (+6,2%). Bene Italcementi (+5,8%), in evidenza Telecom italia (+4%).

9.15 - Le Borse europee tentano un timido rimbalzo in apertura dopo tre sedute consecutive di profondo rosso. Parigi fa segnare +1,43%, Francoforte +0,98%, Londra +1,03 per cento. A Milano, l'S&P/Mib guadagna l'1,06%, il Mibtel l'1,11 per cento. Unicredit scatta in rialzo del 3.9%, contrastati gli assicurativi: +3,6% Alleanza, -1,77% Fonsai, -0,74% Generali. Realizzi immediati su Prysmian (-4,4%) che ieri aveva chiuso con un exploit nel finale (+7%).

 

 

 

 

 

 

 

 

2008-10-08

Cdm: il Governo vara un metodo

per il sostegno alle banche

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8 ottobre 2008

Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al decreto legge contenente provvedimenti per la stabilità delle banche e del risparmio. Nel decreto è prevista "una procedura" per sostenere eventuali crisi di istituti di credito che, come spiegato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, viene attivata "caso per caso", quando si riterrà necessario farlo. Un meccanismo che era necessario "prevedere per legge" per consentire allo Stato di entrare nel capitale delle banche.

"Non esiste il fondo - ha spiegato il ministro - ma una procedura che consente, caso per caso, di intervenire". Una procedura che prevede anche l'intervento della Banca d'Italia nel valutare la situazione di un istituto. "Ed ogni volta che ci sarà bisogno - ha aggiunto Tremonti - si farà un decreto con la copertura".

In pratica, in caso di ricapitalizzazione delle banche, il Tesoro potrà intervenire comprando azioni privilegiate delle banche stesse senza diritto di voto. Ma non si tratterà di un ritorno a una forma di nazionalizzazione delle banche eventualmente in crisi: il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha sottolineato infatti come il Governo "non abbia interesse a entrare nel capitale delle banche, ma se dovesse capitare che le banche registrino una capitalizzazione insufficiente, il capitale verrà fornito dallo Stato". L'ingresso dello Stato - ha puntualizzato ancora Tremonti - sarà "sterile ai fini del potere", senza diritto di voto, e l'apporto di capitale sarà "tempestivo e neutrale".

Bankitalia, da parte sua, per affrontare la crisi finanziaria ha annunciato, per parola del Governatore Mario Draghi, "una misura che renderà più facile, per le imprese e per le banche, fare dei collaterali, ossia dare delle garanzie a fronte di finanziamenti che la stessa Banca d'Italia farà alle banche".

Nel corso della riunione si è espressa la convinzione che allo stato attuale però non ci sia pericolo di crisi per le banche italiane e che l'obiettivo sia comunque quello di proteggere e rassicurare i cittadini: il nostro sistema bancario è "sufficientemente patrimonializzato" e "sufficientemente liquido", ha sottolineato Tremonti, specificando anche che il sistema delle banche italiane "garantisce i risparmiatori nel modo più efficiente in Europa". Lo scopo del decreto è di aggiungere "alle garanzie già presenti la garanzia pubblica, nella convinzione che non serva", ha assicurato inoltre il ministro dell'Economia. "Impediremo che qualsiasi banca fallisca e se c'è dietro lo Stato -dice Tremonti- nessuna banca fallisce". Anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha sottolineato come in Italia "nessun risparmiatore rischi". Il premier ha invitato gli italiani a "stare sereni, perché da noi ci sono le più forti garanzie" e a quelle "mutualistiche tra le banche" si aggiunge ora "quella del Governo".

Una rassicurazione che è arrivata anche dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi: "Il sistema bancario italiano -ha dichiarato Draghi- è solido. Ma i riflessi della crisi Usa stanno arrivando anche da noi, e in questa situazione dobbiamo preparare le armi, che si spera di non dover usare. Il decreto si fa per prudenza".

"Questo decreto -ha aggiunto Draghi- fa parte di una serie di risposte che i governi nazionali hanno dato, stanno dando e continueranno a dare: è una risposta che si affianca a quella molto forte data da tutte le banche centrali del mondo, con una riduzione coordinata dei tassi d'interesse e poi, oggi nel pomeriggio, dall'annuncio dato dalla Bce di estendere questa linea di credito alle banche in maniera illimitata, continuativa e a scadenze ben più lunghe del passato".

"Tutto questo ha molta importanza per le nostre banche - ha sottolineato il governatore - perché una delle difficoltà che stanno incontrando è proprio riuscire a finanziarsi, e finanziare quindi le loro imprese a scadenze medie-lunghe, in maniera più efficace di quanto avvenuto negli ultimi mesi". (f.s.)

 

 

I governi non lascino sola la politica monetaria

di Fabio Pammolli*

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8 ottobre 2008

Non bisognava aspettare questo stadio di crisi perché FED e BCE finalmente facessero mosse coordinate con un medesimo obiettivo. I fatti degli ultimi due anni hanno ampiamente dimostrato che il coordinamento della politica monetaria "transatlantica" deve divenire un tassello di base del nuovo ordine mondiale, e non soltanto sopraggiungere come extrema ratio di fronte alle crisi.

Oggi entrambe le banche centrali hanno ridotto il tasso di sconto di 0,5 p.p., la FED portandolo a 1,5 percento, la BCE a 3,75. Di fronte al propagarsi della crisi dei mercati finanziari (per una caduta delle borse mondiali di questa entità si deve tonare indietro al 1929), si è scelto di aumentare la liquidità del sistema, per arginare le situazioni di insolvenza e di fallimento di intermediari e imprese e scongiurare il più possibile ricadute durature sull'economia reale.

Per la BCE si tratta di una inversione di "rotta" rispetto alla linea seguita sinora, che l'ha vista sempre ribadire il suo ruolo istituzionale, a difesa della stabilità monetaria in una fase di inflazione ben al di sopra del target di Maastricht. Ma è impossibile non riconoscere la straordinarietà delle condizioni, perché dal divampare della crisi finanziaria e dal suo propagarsi all'economia reale è possibile che scaturiscano anche effetti negativi sulla stabilità monetaria, con dinamiche che potrebbero assumere sia carattere inflattivo che deflattivo. La BCE, preoccupandosi di arginare la crisi con una scelta espansiva di politica monetaria sta, di fatto, anche tutelando la stabilità monetaria in un senso più ampio, al di là del tasso di inflazione corrente in Eurolandia.

Per la FED, invece, si tratta di una scelta coerente con la politica monetaria condotta negli ultimi anni, che l'ha vista tentare di sostenere l'economia americana, confidando anche nella sua maggior flessibilità rispetto all'Europa, che la rende più reattiva alla stimolazione monetaria e meno propensa a tradurla in soli aumenti dei prezzi. Ma adesso il costo del denaro negli USA è davvero ai minimi e questo, congiuntamente al piano "Paulson" varato dal Congresso, crea condizioni di aumenti ulteriori di una dinamica inflazionistica che in USA è già ai massimi da un ventennio (oltre il 5 per cento). E non si deve dimenticare che l'inflazione USA si traduce in spinte inflazionistiche in tutto il mondo, e che il Dollaro debole che ne deriverebbe potrebbe riavviare la crescita delle quotazioni del greggio.

La situazione rimane ad un livello di altissima criticità. Le due banche centrali hanno fatto la loro parte per evitare rotture irrimediabili nel funzionamento dei mercati e dell'economia reale. Ma da solo il loro intervento non basta, perché la leva monetaria non può andare oltre. Non solo si apre la prospettiva, nell'immediato, di una ondata inflazionistica su scala mondiale, ma anche la stessa ripresa delle economie reali potrebbe rimanere insufficiente o persino non arrivare. In periodi di aspettative negative e di sfiducia generalizzata, la politica monetaria mostra il suo "lato debole", quello dell'asimmetria: è tanto incisiva e rapida quando l'obiettivo è di raffreddare la dinamica dell'economia con scelte restrittive sui tassi e sul credito, quanto impotente a ridarle slancio con abbattimenti del costo del denaro e aperture di credito.

Sarebbe un errore pensare che la risoluzione della crisi possa passare per la sola politica monetaria. I Governi devono assumersi le loro responsabilità sul fronte delle politiche economiche reali, con le riforme per migliorare il funzionamento dei mercati e la produttività. Soprattutto in Europa dove, indipendentemente dalla crisi, la bassa crescita è ormai un fatto strutturale e alcuni Paesi, come l'Italia, si esprimono significativamente al di sotto del loro potenziale. I dati diffusi proprio oggi da EUROSTAT fotografano un PIL in arretramento nel Vecchio Continente, -0,2 per cento il secondo trimestre sul primo del 2008, con l'Italia a -0,3 per cento. Anche i tendenziali suggeriscono allerta: su base annua il PIL di Eurolandia cresce dell'1,4 per cento su dati grezzi e dell'1,7 su dati destagionalizzati, meno rispetto al 2,1 e al 2,3 del trimestre precedente; per l'Italia il tendenziale è addirittura negativo e pari a -0,1 per cento.

La maniera migliore per volgere in positivo la mossa espansiva delle due banche centrali è quella di compiere rapidi ed incisivi progressi sul fronte delle riforme strutturali. E questo vale adesso per imboccare la via di uscita dalla crisi; ma soprattutto vale per il futuro, perché tanto più la leva monetaria potrà essere utilizzata in funzione anticlica, quanto più essa potrà contare su scelte responsabili della politica economica reale .

Restano aperti due grandi temi: da un lato, il coordinamento delle politiche monetarie tra Stati Uniti ed Europa e, dall'altro, il coordinamento della politica monetaria della BCE con la politica economica dei Partner. Chissà come si sarebbe stata gestito questo momento, se tutti si fossero fatto trovare più preparati.

 

 

Borsa, anche Wall Street chiude negativa dopo il crollo europeo. Milano giù con i bancari

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22.07 - I mercati non riescono a liberarsi dalla morsa del panico. La Fed, la Bce e altre banche centrali, in tutto il mondo, hanno tagliato i tassi di interese in un'operazione straordinaria e coordinata per dare fiato al credito. Ma a Wall Street è prevalso, alla fine, il segno negativo anche ieri, per la sesta seduta consecutiva, dopo una giornata contrastata e volatile con gli indici prima in ripresa e poi in ritirata nelle ultime ore di contrattazioni. Il Dow Jones ha perso 189,01 punti (il 2%) chiudendo a 9.258,10, terza chiusura sotto la quota psicologica dei 10.000 punti. In caduta anche lo S&P 500, a meno 1,13% e il Nasdaq (-0,83%). Tra i più venduti ancora una volta i bancari con Bank of America in calo del 7,03% e Citigroup del 4,95. (r.mi.)

20.38 - Quando manca circa un'ora e mezza al termine della giornata di contrattazioni a Wall Street, l'indice Dow Jones guadagna 155,87 punti (+1,65%) a 9.602,98 punti, il Nasdaq sale di 45,94 punti (+2,62%) a 1.800,82 punti, mentre lo S&P 500 avanza di 21,67 punti (+2,18%) a 1.017,90 punti.

Il rialzo americano, poi dimostratosi temporaneo, si è ripercosso nella seduta After Hours a Piazza Affari. Il Mibtel-s ha guadagnato il 2,01% a 17.130 punti mentre il Mib30-s ha segnato un +2,27% a 23.126 punti.

20.02 - Ennesima inversione di rotta alla borsa di New York, i cui indici sono ora in deciso rialzo: il Dow Jones guadagna l'1,16%, lo S&P l'1,55% e il Nasdaq l'1,97%.

19.17 - Si mantiene altalenante la seduta a New York: il Dow Jones è leggermente negativo a quota 9404 (-0,46%), mentre Nasdaq e S&P500 sono attualmente in parità (rispettivamente +0,01 e +0,09)

18.34 - A Piazza Affari l'intero listino è stato sotto pressione, con forti vendite sui bancari, Unicredit e Intesa SanPaolo in particolare. Hanno fatto eccezione pochi titoli soltanto, tra i quali Seat, Mediaset, Finmeccanica, Banco Popolare e Atlantia.

Vendite su banche e assicurazioni. Ancora in rosso Unicredit, sprofondata oggi a quota 2,44 euro (-12,58%). Decisamente più cauta Intesa Sanpaolo (-5,85% a 3,3 euro), Mediobanca (-4,34% a 8,66 euro) e Bpm (-7,57% a 4,39 euro). Hanno tenuto Generali (-0,05% a 21,66 euro) e Fondiaria-Sai (-0,05% a 14,13 euro), a differenza di Unipol (-3,61% a 1,28 euro). Si è poi distinto il Banco Polare (+3,01% 8,85 euro), che ieri aveva rassicurato sulla propria stabilità patrimoniale. Bene anche Mps (+0,6% a 1,68 euro), stabile Mediolanum (-0,03% a 2,95 euro).

Lingotto sotto 7 euro. Negativa Fiat (-5,75% a 6,93 euro) che non è riuscita a mantenere quota 7 euro, toccando un minimo di giornata a 6,7 euro nella prima parte della seduta, quando la decisione delle Banche centrali non era ancora stata resa nota. Nel settore hanno sofferto anche Pininfarina (-4,9% a 4,66 euro), Brembo (-5% a 5,78 euro) e Piaggio (-4,56% a 1,42 euro).

Eni a ritroso. Il titolo del Cane a 6 zampe è tornato ai livelli del 2004, con un calo del 9,71% a 15,27 euro. Difficoltà anche per Saipem (-7,39% a 14,22 euro), Enel (-3,74% a 5,48 euro), A2a (-3,12% a 1,45 euro) ed Edison (-5,42% a 1,04 euro), insieme ad Erg (-4,41% a 9,31 euro) e Saras (-9,78% a 2,41 euro), anche a seguito del calo delle quotazioni del greggio, sceso a quota 88,23 euro.

Telefonici in difficoltà. Male anche Telecom (-8,89% a 0,84 euro), i cui soci, che hanno definito la quota Telco "strategica" si sono detti disponibili a dare sostegno finanziario per il reintegro delle garanzie legate all'andamento del titolo. Vendite anche su Fastweb (-9,23% a 13,98 euro) e

Tiscali (-2,98% a 0,69 euro).

Chi sale e chi scende. In calo L'Espresso (-10,54% a 1,21 euro) e Cir (-13,03% a 0,9 euro). In controtendenza rispetto all'andamento degli indici Finmeccanica (+1,6% a a 14,8 euro), Mariella Burani (+0,27% a 13,37 euro) e Atlantia (+0,37% a 13,55 euro). Sotto pressione Gemina (-18,22% a 0,4 euro) e Impregilo (-12,13% a 2,1 euro), sospesa Italease (-10,99% a 3,28 euro), difficoltà per Tod's (-6,89% a 31,74 euro).

18.12 - Costa 340 miliardi di euro di capitalizzazione bruciata l'ennesima drammatica seduta vissuta dalle Borse europee. Il Dj Stoxx 600, indice che sintetizza l'andamento dei listini del Vecchio Continente, ha ceduto il 6,02 per cento. Le principali Borse europee hanno tutte perso tra i cinque e i sette punti percentuali.

17.55 - Un'altra giornata di passione per i mercati europei: anche il taglio dei tassi dello 0,5% da parte delle principali banche centrali mondiali non è stato sufficiente per ridare fiducia ai mercati finanziari. Lo stesso dicasi per le massicce iniziative governative, che si sono susseguite dopo l'appprovazione da parte del Congresso degli Stati Uniti del piano Paulson. A Milano il Mibtel ha lasciato sul terreno il 5,72% a 16.793 punti, sui minimi da aprile 2003. A Francoforte il Dax ha perso il 5,88%, a Parigi il Cac40 il 6,39%, a Zurigo lo Smi il 5,51%, a Londra il Ftse100 del 5,18 per cento.

La giornata era già cominciata pesantemente in scia al nuovo tonfo di Wall Street (Dow Jones -5,1%) e al crollo senza precedenti della Borsa di Tokyo (-9,38%). I listini europei hanno cercato di ridurre le perdite in concomitanza con l'annuncio, a metà giornata, del taglio dei tassi da parte di Banca centrale europea, Fedral Researve, Banca centrale d'Inghilterra, Svezia, Svizzera e Canada, ma l'effetto positivo è durato poco. Complice anche l'apertura in calo di Wall Street, gli indici sono di nuovo ripiombati in profondo rosso, aggravando ancor di più le perdite sul finale, nonostante una Borsa Usa altalenante.

In Europa le vendite hanno colpito diffusamente tutti i settori. I più colpiti sono stati i minerari, i bancari, i petroliferi, gli assicurativi e i chimici. A Milano Unicredit di nuovo in picchiata, in ribasso del 12,58% a 2,445 euro. A Londra invece in decisa controtendenza Hbos (+25,6%).

17,36 - Il taglio dei tassi non cambia, almeno per oggi, la direzione del mercato. Male le Borse europee, che dopo la notizia della mossa concertata dalle Banche centrali avevano tentato una reazione al giro di boa di metà seduta. Pesante Piazza Affari: Il Mibtel ha lasciato sul campo il 5,72% a 17.812 punti e lo S&P/Mib il 5,71% a 22.274 punti.Unicredit -12 per cento.

17,33 - Seduta in ribasso per il dollaro, che dopo l'intervento coordinato di taglio dei tassi in Usa ed Europa ha perso parte dell'appeal difensivo che lo aveva fatto apprezzare nei giorni scorsi. La divisa unica, sul finire degli scambi europei, vale 1,3659 dollari, in decisa ripresa da 1,3590 di ieri. Le quotazioni sono in deciso recupero rispetto a due giorni fa, quando l'euro aveva raggiunto il minimo dall'agosto 2007 a quota 1,3444 dollari. Il dollaro è in calo anche contro lo yen, a 99,96 da 101,47 di ieri, e contro la sterlina, che vale 1,7511 dollari.

Nei giorni scorsi - raccontano gli operatori - un'enorme afflusso di liquidità in dollari tesa a sostenere il funzionamento dei mercati creditizi ha fornito da propulsore per le quotazioni del biglietto verde: la crisi, il cui epicentro sembra spostarsi ora verso l'Europa, aveva spinto ad acquisti difensivi sul dollaro, visto come un'ancora di salvezza di fronte alla forte instabilità dei mercati che ora sta colpendo con virulenza non solo l'Europa, ma anche diversi paesi emergenti come la Russia.

Oggi l'intervento concertato sui tassi ha cambiato la situazione, riducendo la domanda difensiva di dollari. I trader avvertono che l'attuale fase è ancora molto difficile, e che una riduzione dei tassi è solo una delle tante risposte necessarie ad affrontarla. Intanto, però, la mossa d'emergenza delle banche centrali, anche se non sembra aver aiutato molto le borse, sembra aver restituito un pò di appetito per il rischio, e ciò ha indebolito il dollaro. Intanto il mercato valutario aspetta il G-7 di venerdì a Washington, da cui - secondo un funzionario giapponese citato dalla Bloomberg - potrebbe arrivare un nuovo pacchetto di misure teso a stabilizzare i mercati mondiali.

17,17 - L' Europa affonda sul finale di una giornata al cardiopalma preparandosi ad archiviare una nuova seduta nerissima. Alle 17 traina Amstrtdam a -6,9% inseguita da Parigi a -6,8% nonché da Francoforte a-6,1%. Cedono oltre il 5% le rimanenti. Chi perde meno è Madrid a -5,2%.

17,11 - La giornata di contrattazioni a Wall Street prosegue all'insegna delle fluttuazioni, con gli investitori che tentano di stabilire se il taglio coordinato dei tassi d'interesse deciso della principali banche centrali riuscirà a produrre gli effetti sperati. Trascorsa poco più di un'ora dall'inizio delle contrattazioni a Wall Street, l'indice Dow Jones perde 147,11 punti (-1,56%) a 9.286,38 punti, il Nasdaq scende di 19,90 punti (-1,13%) a 1.734,98 punti, mentre lo S&P 500 arretra di 13,87 punti (-1,39%) a 982,36 punti.

17.09- Brusco scivolone sul finale della seduta per UniCredit. I titoli di Piazza Cordusio, che perdevano circa il 4% fino a un'ora fa, hanno rapidamente allargato le perdite fino a toccare un minimo a 2,4225 euro (-13,3%). UniCredit segna -11,07% a 2,4875 euro a fronte di un S&P/Mib che cede il 6,76%. Consistenti gli scambi (249 milioni di pezzi), superiori alla media di un'intera seduta dell'ultimo mese (226 milioni).

17.07 -Tornano le sospensioni al ribasso sull'S&P/Mib, mentre i listini europei allargano le perdite sulla scia del nuovo calo di Wall Street. Il Mibtel perde il 5,92% e l'S&P/Mib il 6,05%. Profondo rosso anche per Francoforte (-5,7%), Londra (-4,3%) e Parigi (-5,6%). Sull'S&P/Mib sono congelate al ribasso L'Espresso (-11,57%), Intesa SanPaolo (-9,7%), Fastweb

(-9,13%) e Alleanza (-7,84%).

16.53 - Torna a scendere a picco la Borsa valori, con gli indici che perdono oltre il 6%. Il Mibtel è ora sul -6,37%, a 16.677 punti, mentre l'S&P/Mib cede il 6,56%.

Resta in rialzo Banco Popolare (+3%), Intesa arretra dell'8,2%, Unicredit del 6,3%, Eni del 7,2%, Telecom del 6,6%, Fiat del 4,3%.

16.38 - Gli indici di Borsa tornano in calo.

A un'ora dall'inizio degli scambi, in una seduta caratterizzata da fortissima volatilità, il Dow Jones cede lo 0,61%, lo S&P lo 0,21% e il Nasdaq procede invariato.

16.26 - La Borsa di Mosca è rimasta inattiva oggi dopo la sospensione mattutina dei due indici per eccesso di ribasso nelle contrattazioni, nonostante l'annuncio dato ieri dal Cremlino di un credito subordinato di 950 miliardi di rubli (26,7 mld di euro) alle principali banche del Paese. Rts e Micex riapriranno venerdì.

16.11 - La borsa di New York prova a riprendersi mentre valuta se il taglio coordinato dei tassi d'interesse deciso della principali banche centrali riuscirà a produrre gli effetti sperati.

Trascorsa poco più di mezz'ora dall'inizio delle contrattazioni a Wall Street, l'indice Dow Jones guadagna 129,35 punti (+1,37%) a 9.576,46 punti, il Nasdaq sale di 34,40 punti (+1,96%) a 1.789,28 punti, mentre lo S&P 500 avanza di 16,72 punti (+1,68%) a 1.012,72 punti.

15.33 - La borsa di New York apre la giornata di contrattazioni in deciso ribasso: nei primi scambi il Dow Jones cede il 2,23%, lo S&P l'1,84% e il Nasdaq il 2,50 per cento.

15,05 - L'Europa torna a scendere prima dell'apertura di Wall Street, sulla scia dell'inversione dei futures Usa girati negativi dopo la breve fiammata. Alle 15 traina Francoforte a -4,6% seguita da Amstetdam a -4,4% e da Parigi a -4,1%. Cedono oltre il 3% Londra e Zurigo. La meglio tenutá madrid a-2,4%.

15,02 - Perde ulteriormente quota Piazza Affari, che resta indietro rispetto alle altre Piazze europee in attesa dell'avvio di Wall Street. Il Mibtel cede il 4,05% a 17.091 punti e lo S&P/Mib il 4,17% a 22.638 punti. Sotto pressione Unicredit (-5,17% a 2,65 euro) ed Intesa Sanpaolo (-5,56% a 3,3 euro), insieme a Fiat (-4,44%), dopo una lieve permanenza del Lingotto in territorio positivo. Difficoltà per Eni (-3,32% a 16,35 euro) ed Enel (-2,86% a 5,53 euro), mentre resistono in positivo solo Mediaset (+1,83% a 4,11 euro) e Finmeccanica (+0,1% a 14,59 euro), a differenza del Banco Popolare (-2,6% a 8,37 euro), che si è adeguato all'andamento degli altri bancari dopo un iniziale andamento brillante. Bpm cede il 6,62% a 4,44 euro, Mediobanca il 2,53% a 8,83 euro e Generali il 2,63% a 21,1 euro.

14,49 - Le principali Borse europee e tornano di nuovo a perdere oltre il punto percentuale dopo il tentato recupero a seguito del taglio dei tassi da parte delle banche centrali. Gli indici, caratterizzati da un'alta volatilità sembrano ora puntare al ribasso, con Francoforte che cede il 2% e Milano il 3% e i future su Wall Street sono in calo. A Piazza Affari Mediaset riduce di molto i gadagni ma resta la migliore dopo avere toccato i minimi dal collocamento. Forte sofferenza per Telecom Italia. Unicredi da -10% a -4,4 per cento.

14,36 - Proseguono in lieve calo le Borse europee a circa un'ora dalla decisione delle principali banche centrali di tagliare i tassi d'interesse di mezzo punto percentuale e in attesa dell'avvio di Wall Street. L'indice paneuropeo Dj Stoxx 600 segna una lieve flessione dello 0,5%, mentre l'unica piazza finanziaria in rialzo è Londra (+0,4%).

13,52 - Incertezza a Piazza Affari dopo la schiarita in concomitanza con l'annuncio del taglio dei tassi da parte delle banche centrali. Il Mibtel cede l'1,64% a 17.519 punti e lo S&P/Mib l'1,38% a 23.297 punti mentre sono tornati agli scambi i titoli che erano stati fermati al rialzo per uno scostamento eccessivo rispetto al precedente calo. Difficoltà per Telecom (-5,34% a 0,88 euro) e Fastweb (-4,98% a 16,64 euro), mentre Unicredit cede il 2,4% a 2,73 euro e Intesa Sanpaolo il 3,57% a 3,38 euro. Si avvicinano alla parità Enel (-0,23% a 5,68 euro) e Fiat (-0,64% a 7,3 euro), mentre Eni cede l'1,37% a 16,68 euro. In rialzo il Banco Popolare (+2,1% a 8,78 euro) mentre Mediaset (+4,68% a 4,23 euro) si aggiudica la maglia rosa, seguita da Italcementi (+4,09% a 8,09 euro) e Finmeccanica (+1,68% a 14,84 euro).

13,31 - Euro in recupero sul dollaro dopo il taglio dei tassi d'interesse. Al momento la moneta unica guadagna terreno e viene scambiata a 1,3709 dollari.

13,34 - Dura poco l'effetto positivo della mossa attuata oggi da sei banche centrali per il taglio dei tassi. In Europa gli indici ripiegano nuovamente, con Londra in rosso dopo essere passata in territorio positivo. Anche Parigi è tornata a perdere dopo avere toccato la parità. A Milano, al momento la peggiore del lotto, il Mibtel si riporta in ribasso del 3,1%, l'S&P/Mib del 3%. Tra le blue chip pesanti L'Espresso (-7,8%), Tenaris (-6,6%), Fastweb (-6%), Impregilo (-6%), Telecom (-5,8%). Ben acquistati invece Italcementi (+3,8%), Mediaset (+3,7%) e Banco Popolare (+2,8%).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2008-10-07

Depositi bancari: i Governi Ue garantiscono fino a 50mila euro

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7 ottobre 2008

A Lussemburgo i ministri delle Finanze dell'Unione europea hanno raggiunto un'intesa per alzare da 20 mila a 50 mila euro l'ammontare garantito dallo Stato sui conti correnti bancari in caso di fallimento di un istituto di credito: la discussione è stata articolata si era partiti da 100mila euro per scendere a 50 mila.

I 27 paesi dell'Unione europea si dicono "pronti ad adottare tutte le misure necessarie per assicurare" la stabilità del sistema finanziario e bancario. La ricapitalizzazione pubblica delle banche deve essere realizzata sulla base di principi comuni, la liquidità delsistema finanziario dovrà essere garantita da tutte le autorità, l'intervento pubblico deve essere deciso a livello nazionale e gli Stati Ue devono restare in contatto ogni giorno per garantire il necessario coordinamento.

Il ministro dell'Economia francese Christine Lagarde, durante la conferenza stampa della presidenza dell'Ecofin al termine del vertice, ha dichiarato: "Abbiamo riaffermato la nostra determinazione ad assicurare la solidità e la stabilità del sistema bancario - ha detto - Siamo pronti a adottare tutte le misure necessarie per assicurare questo obiettivo". Dall'Ecofin importante Christine Lagarde ha annunciato anche che verranno cambiate le regole del mark-to-market con efficacia dal terzo trimestre di quest'anno.

Le attuali procedure introdotte con i principi Ias, impongono alle società, banche comprese, di valutare gli asset (disponibili per la vendita; posseduti per finalità di trading) al "fair value", che può essere il prezzo di mercato o, in assenza di una quotazione di mercato, può essere determinato con un algoritmo che ne approssimi il prezzo al probabile valore di realizzo. La Lagarde non è entrata nei dettagli, ma la misura dovrebbe ridurre la volalità nelle valutazioni degli asset e probabilmente aiutare i conti delle banche nel terzo trimestre.

 

Borsa, tonfo finale a New York:

S&P500 -5,74%, Nasdaq -5,8%

di Roberta Miraglia

Un'altra giornata orribile per Wall Street nonostante l'intervento della Fed sui commercial papers, nonostante la promessa di imminenti tagli dei tassi da parte di Ben Bernanke. Dopo un timido avvio in ripresa, i mercati hanno invertito la tendenza e segnato un nuovo record negativo, con l'indice Standard&Poor's 500 al minimo da cinque anni, in calo del 5,74% a quota 996,23. Tonfo anche per il Dow Jones, al secondo giorno consecutivo sotto la soglia psicologica dei 10.000 punti. Ieri sera ha lasciato sul terreno 508 punti – a 9.447,11 - perdendo il 5,11 per cento. Male, infine, il Nasdaq (-5,80%) a 1.754,88). In profondo rosso i bancari: Bank of America ha perso il 26,23% dopo aver annunciato un dimezzamento dei dividendi; Citgroup il 12,98 per cento. Scivolone anche per Ford (-20,87%) mentre ha segnato un aumento dell'8,51% il titolo di Amd, l'azienda californiana di chip che ha annunciato l'accordo da 8 miliardi di dollari cobn un fondo sovrano arabo.

 

Seduta all'insegna della volatilità per le Borse europee che hanno chiuso contrastate all'indomani del lunedì nerissimo dei mercati. Positivi il Cac40 di Parigi, il Ftse100 di Londra e l'Ibex di Amsterdam, che hanno messo a segno rialzi dello 0,55%, dello 0,35% e dell'1,27%. Negative invece Francoforte, con il Dax in calo dell'1,12% e Amsterdam (Aex -1%).

Il Mibtel e l'S&P/Mib, che avevano ripreso slancio dopo l'annuncio da parte della Federal Reserve dell'intervento sui commercial paper, hanno poi segnato in chiusura rispettivamente -0,91% e -0,65% trainati al ribasso da Impregilo (-9,64% a 2,39 euro), Bpm (-12,96% a 4,75 euro) e Telecom (-2,39% a 0,93 euro). Pesanti Unicredit (-4,02% a 2,79 euro) penalizzata dal downgrade di Moody's, e Fiat (-6,79% a 7,35 euro) mentre è balzata Tenaris (+8,68% a 11,5 euro). Tra i titoli positivi nel paniere principale Enel ha guadagnato il 2,48%, Eni l'1,76% e Stm l'1,44%. Positive anche Geox (+0,86%), Fonsai (+0,55%) e Luxottica (+0,53%).

Euribor a tre mesi ai massimi dal 1994. Rate dei mutui sempre più care: i tassi interbancari toccano i nuovi massimi sulla scia della crisi che ha travolto i mercati finanziari. L'Euribor a tre mesi vola al 5,37%, il livello più alto dal1994. L'equivalente a una settimana tocca invece i massimi da sette anni al 4,98% mentre quello a sei mesi registra un nuovo picco, il più consistente negli ultimi 14 anni, al 5,43 per cento.

 

 

La Fed lancia un nuovo piano per agevolare i finanziamenti alle imprese

La Federal Reserve americana ha annunciato di aver creato, con il favore del ministero del Tesoro, un organismo per acquistare sul mercato commercial paper, strumenti finanziari molto utilizzati negli Usa per i finanziamenti a breve. Il tentativo è quello di creare una nuovo rete di protezione per l'alta finanza e sbloccare il mercato del credito a breve. Negli ultimi tempi infatti, spiega la Federal Researve, i fondi monetari si sono dimostrati molto riluttanti a trattare commercial paper, fondamentali per garantire liquidità nelle operazioni a un giorno.

La mossa della banca centrale statunitense cerca di provocare una reazione ad una fase particolarmente difficile relativamente all' accesso al credito da parte delle aziende (che sono solite appunto finanziarsi attraverso commercial paper). L' operazione consisterà nell' erogazione da parte della Fed di prestiti alla società-veicolo al tasso misurato dai Fed Funds. A sua volta questa società acquisterà appunto le cambiali commerciali, ad un tasso che sarà commisurato all'andamento dei tassi "overnight" (cioè sul brevissimo termine) e a tre mesi. La Fed ha precisato inoltre che i titoli oggetto di acquisto dovranno avere un rating pari ad almeno A1/P1/F1.

La mossa della Fed di intervenire sul mercato dei commercial paper per rilanciare il mercato dei finanziamenti alle imprese ha alimentato gli acquisti sulle Borse europee (alle 15.30 Parigi guadagna il 3,06, Francoforte l'1,30%, Londra il 2,63%, mentre a Milano Mibtel e S&p/Mib crescono rispettivamente dell'1,79% e del 2,38%).

Fuld accusa: "Molti sapevano, Lehman ha pagato per tutti"

di Alberto Annicchiarico

Sia la Federal Reserve che la Sec, la Consob americana, sapevano ed erano state sempre tenute al corrente della situazione critica in cui versava Lehman Brothers, crollata sotto l'attacco di voci incontrollate, regole inadeguate e la reazione troppo lenta dei regolatori del mercato. "Anche io, per parte mia, avevo detto di essere convinto che il peggio dell'impatto della crisi fosse alle nostre spalle: con il senno di poi dico adesso che mi sbagliavo, ma aggiungo che con me hanno sbagliato molti altri".

Lunedì 6 settembre, nella prima uscita pubblica dal 10 settembre, cinque giorni prima che la ex quarta banca d'investimenti di Wall Street, formalizzasse la procedura di bancarotta, l'ex ceo di Lehman, Richard Fuld, 62 anni, ha raccontato la sua verità pur sotto il tiro incrociato dei deputati che lo hanno messo in difficoltà rinfacciandogli i guadagni multimilionari.

Il manager ha ammesso i propri errori di valutazione, ma non ha risparmiato un'analisi impietosa dei comportamenti del sistema di regolamentazione dei mercati. "Questa è una crisi che investe l'intera economia globale - ha detto Fuld nella sua testimonianza alla Camera dei Rappresentanti, davanti al Committee on oversight and Government reform (la Commissione sul controllo del Governo), dove anche l'economista italiano Luigi Zingales ha offerto il suo contributo - e nessuno ha capito per tempo la magnitudo di questi problemi, né fino a che punto il deterioramento dei degli asset legati ai mutui avrebbe sparso il contagio".

Nessuno ha capito in tempo utile, attacca Fuld. A cominciare, ad esempio, dal presidente delle Federal reserve, Ben Bernanke. Nel suo intervento l'ex ceo di Lehman ha ricordato le parole pronunciate da Bernanke ad aprile 2006, e poi l'anno dopo in marzo. Sempre rassicuranti sull'evoluzione della crisi dei mutui subprime. Ma anche il segretario al Tesoro, Hank Paulson, a giugno 2007, affermava: la crisi dei mercati dei mutui "non influenzerà negativamente l'economia nel suo complesso".

E non solo. Nella sua memoria Fuld ha sottolineato che la sua banca è finita nel tritatutto delle indiscrezioni di stampa che, a suo dire, hanno mandato all'aria la possibile intesa con Korea Development Bank. I titoli dei giornali hanno fatto precipitare le cose anche sulla gestione delle notizie sui conti trimestrali e hanno generato una fuga degli investitori "ingiustificata". Tutto questo quando, nelle fasi più drammatiche, "i regolatori sapevano tutto delle nostre mosse, di come stavamo agendo, ad esempio, per diminuire la leva e rafforzare i nostri livelli di capitale. Erano al corrente di tutto poprio nel momento in cui accadeva".

Eppure, ha insistito Fuld, non c'è stato alcun bailout, nessun salvagente, alcun salvataggio in extremis per Lehman. "Alcuni cambiamenti, come l'ammorbidimento dei requisiti sui collaterali in ordine all'ottenimento di maggiore liquidità" da parte della Fed, sono arrivati troppo tardi per salvare Lehman. Al punto che alla banca che lui guidava non è stato concesso, alla fine, di trasformarsi in istituto commerciale, come consentito dalla Fed alle rivali di sempre Goldman Sachs (già guidata da Paulson in persona) e Morgan Stanley.

Il protagonista numero uno del rovinoso crollo da 630 miliardi di dollari, che ha accelelerato la crisi delle banche e dei mercati in tutto il mondo - così come la stiamo vivendo in queste ore - ha concluso mettendo sul banco degli imputati le vendite allo scoperto naked ("sono un invito alla manipolazione del mercato") e sostenendo la necessità di "un'unico pacchetto regole trasparenti e uguali per tutti", condizione essenziale per un mercato "corretto e ordinato".

 

Dieci consigli per il risparmio garantito

di Marco lo Conte

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7 ottobre 2008

1

I conti bancari sono garantiti?

Sì: il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) garantisce i conti bancari fino a 103.291,38 euro per depositario. La somma riguarda ciascun cliente e, se si hanno conti su più banche, ciascuna banca. Il limite invece resta a 103mila euro totali se si hanno più conti nella stessa banca. Per i conti contestati, la garanzia vale per ciascun cointestatario: se moglie e marito hanno un conto in comune la garanzia sale a oltre 206mila euro.

2

Queste garanzie valgono anche per i conti online?

Che siano online o in una filiale bancaria, i conti correnti presentano le stesse garanzie: fino a 103.291,38 euro per depositario, nelle stesse forme e modalità valide per i conti correnti "tradizionali".

3

La garanzia dei conti correnti bancari si estende anche a eventuali conti correnti cifrati?

I conti correnti cifrati sono garantiti alla stessa stregua degli altri, purché il titolare dimostri, documenti alla mano, di esserne il legittimo proprietario.

4

E i libretti postali?

I libretti postali sono garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti, una società per azioni controllata per il 70% dallo Stato attraverso il Tesoro e per la restante parte da fondazioni, soprattutto bancarie. Il loro livello di garanzia è dunque del tutto assimilabile a quello offerto dai titoli di Stato italiani.

5

Gli assegni circolari sono sicuri?

Sì, anch'essi sono garantiti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi per gli stessi ammontari indicati per il conto corrente bancario. Ogni istituto che emette gli assegni circolari deve depositare una cauzione presso la Banca centrale proporzionata all'ammontare dei titoli emessi.

6

Posso stare tranquillo per i miei certificati di deposito?

Certo, il Fondo interbancario di tutela dei depositi garantisce anche quelli ma solo se nominativi, non al portatore, per gli stessi controvalori indicati per i conti correnti bancari.

7

Chi garantisce il conto titoli?

Questo strumento è simile a una cassetta di sicurezza: custodisce azioni, bond e altri strumenti di investimento di proprietà del risparmiatore. È quindi separato dal patrimonio della banca: in caso di liquidazione di questa, i titoli verrebbero riconsegnati al risparmiatore.

8

Sono sicuri i titoli di Stato?

È lo Stato che garantisce i Buoni ordinari del Tesoro e gli altri titoli pubblici come CTz, CcT o BTp e si impegna a restituire a chi li sottoscrive, a scadenze prestabilite, la somma investita oltre a un interesse che varia in base alle condizioni del titolo e alle oscillazioni del mercato.

9

Qual è la situazione per i fondi comuni?

I fondi comuni, così come la loro versione quotata – gli Etf –, sono organismi di investimento collettivo del risparmio, prodotti da società di gestione del risparmio (Sgr) spesso controllate da istituti di credito ma autonome. Gli attivi sono custoditi da una banca depositaria. In caso di liquidazione della banca i patrimoni dei fondi comuni e degli Etf non sono interessati dalla liquidazione ma restano di proprietà del risparmiatore e gli vengono restituiti. Ovviamente l'andamento del mercato influenza il valore delle quote, che può salire o scendere.

10

E per i fondi pensione?

Come i fondi comuni, anche i fondi pensione hanno un patrimonio separato da quello delle società che li gestiscono e quindi non sono coinvolti da una liquidazione di queste. Come per i fondi, però, il valore delle quote varia in funzione dei mercati.

 

 

 

 

 

 

 

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